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Talia

Un bambino in soffitta

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Commento

 

 

Il tempo continua a scorrere?
Sfortunatamente sì.
Scorre?
Che dico, precipita.
Il passato aumenta e il futuro diminuisce.
Le possibilità si assottigliano, i rimpianti crescono.

(Haruki Murakami)

 

Cavolo, è qui un'altra volta, pensa stizzita, eppure gli avevo detto di non farsi più vedere in giro.

Si fa il segno della croce in modo che lui la vede bene, non perchè sia credente Carla, ma per essere certa che non si tratti di uno spirito demoniaco.

Il ragazzetto continua a starle di fronte, impassibile, con un sorriso a spicchio di luna e gli occhi stretti: una vera faccia da schiaffi.

«Ti avevo detto che non volevo più vederti.»

«Ma tu non avresti dovuto essere qui. Perchè non sei andata a lavoro oggi?» risponde mettendosi un dito nel naso.

Carla odia quel gesto, lo rimprovera sempre anche i suoi figli. Le fa schifo l'idea che il frutto di quella manovra possa essere appiccicato in ogni dove.

«Non è una cosa che ti riguarda, stronzetto.»

Carla prende in mano un panno e comincia a spolverare, forse se lo ignoro tornerà da dove è venuto. E, in effetti, quando si gira il bambino è sparito.

Si dirige in cucina con l'idea di farsi un caffè per vincere l'atroce mal di testa, quando sente una gran confusione nello sgabuzzino.

Ecco di nuovo quella peste con in mano una coppa. «Questa è tua? É luccicante...» esclama il bimbo ammirandola da vicino con gli occhi tondi e un po' incrociati. La tiene così prossima al volto che si forma un alone di condensa sulla superficie dorata all'altezza della bocca.

«Smettila di alitarci sopra: è un ricordo!» gli dice avventandosi sul trofeo. Dopo un paio di tira-e-molla, la coppa si trova a un centimetro dal suo naso e Carla legge sulla targhetta la data del premio. Aveva quindici anni quando gareggiava e arrivava prima. Proprio in quell'occasione aveva segnato il record nazionale di categoria stile libero, a sua volta migliorato da lei stessa due anni dopo.

« È un ricordo che non vuoi ricordare?» le chiede strafottente.

«Che ne sai, tu, nano? Fatti gli affari tuoi...» lo rimprovera guardandolo dall'alto.

«Quando si vuol ricordare qualcosa si mette in bella mostra, non si chiude in una scatola nel ripostiglio, insieme alla foto del matrimonio. Forse non vuoi ricordare perchè hai smesso di gareggiare...» le risponde saltellando e tirando fuori da dietro la schiena una cornice che ritrae Carla in abito da sposa abbracciata al marito.

Quanto è odioso questo mostriciattolo!

«E cos'altro hai trovato nel rispotiglio, sentiamo.»

Il bambino scappa via, Carla tira un sospiro sperando che se sia tornato ad ammuffire in soffitta insieme ai libri e agli appunti dell'università.

«Questo! Credo che ora ti servirà.» Tornando eccitato e sorridente le mostra un enorme cacciavite.

Sta per rispondere che un oggetto del genere non è adatto nelle mani di un bambino, che potrebbe ferirsi, quando l'inequivocabile rombo di un motore acceso la distrae. É la vicina, che, come tutte le mattine da anni, lascia la sua splendida berlina davanti al vialetto di Carla: con la bauliera sollevata e molta calma, scarica la spesa.

«Avanti, fai ciò che stai pensando.» la incita il bimbo porgendole il cacciavite.

Carla si sente montare di rabbia: dopo varie rimostranze andate inascoltate, in cui aveva fatto presente alla donna che non poteva bloccare il vialetto privato per fare i comodi suoi, aveva spesso pensato che una bella rigata sulla portiera poteva essere una vendetta decisamente catartica.

Ma come fa questo esserino a conoscere i miei pensieri?, si stupisce Carla, cominciando a preoccuparsi. Forse non è uno spirito maligno, ma cerca di stimolare la parte diabolica del suo animo. No, non è decisamente una cosa buona tenere in soffitta un bambino con questi strani poteri, correndo il rischio, come già successo in passato, di trovarlo a giocare con i suoi figli. Non può essere certo un'amicizia raccomandabile una personcina che incita al vandalismo.

«Non stavo giocando coi tuoi bambini quella volta, anche se mi sarebbe piaciuto. Loro non mi hanno visto. Ammiravo soltanto i giocattoli. Ne hanno moltissimi! Comunque abbiamo un lavoro da portare a termine, sbrigati!» le ultime parole giungono all'orecchio di Carla lontane. Il bimbo, già uscito nel giardino, sta agitando il cacciavite nella direzione dell'Audi. Gli corre dietro, intuendo le sue intenzioni, ma non fa in tempo ad arrivare che ha già affondato il colpo sull'impeccabile cofano bianco.

«Ma cosa fai? Sai quanto costa quest'auto, pazzo!» Per evitare altri danni gli sottrare l'attrezzo, nel mentre la vicina sta tornando a prendere altre sporte. Questa comincia a squittire disperata. Carla si guarda intorno frastornata, cercando di incolpare quel teppistello. Ma si rende conto di essere rimasta sola a doversi giustificare con l'arma del delitto in mano, puntata verso la donna.

«Scusami, non so cosa mi è preso...» le dice sconsolata.

«Ma come? Alla tua età agisci senza pensare? Mi hai fatto un foro nel cofano, adesso dovrai risarcirmi il danno! E continui a minacciarmi con quell'affare.» esclama terrorrizzata.

«Sono stufa del tuo modo di fare, questo è il mio vialetto e pago regolarmente per il passo carrabile, ti avevo avvisata di non parcheggiare più la macchina qui.» Se ne va senza degnare di altra considerazione la donna che sbraiata verso di lei. Le urla contro che chiamerà i carabinieri mentre agita le braccia al cielo e fa tintinnare un quintale di gioielleria che le agghinda i polsi.

Adesso ho un problema più grosso: devo ricacciare in soffitta quello spiritello. Poi mi occuperò di te, oca. Pensa Carla tirando su le maniche della camicia. É disposta a tutto pur di liberarsi di quel problema in maglia nera, pantaloncino marrone e guance cicciottelle.

Dove è andato ora? Si chiede sentendo un gran trambusto nella camera da letto.

Le si para davanti uno spettacolo irritante: per la stanza volano, portate dal riscontro causato dalla finestra aperta, foto di quando era bambina, lettere d'amore dei suoi primi fidanzatini, poesie scritte su improbabili tovagliette di carta, biglietti di concerti strepitosi, volantini di posti che non aveva mai trovato il tempo di visitare, ticket di viaggi in treno o in nave, fiori e quadrifogli fatti essiccare tra le pagine dei libri, cartoline da tutto il mondo. Insomma, quella iena aveva frugato nella sua scatola dei ricordi, gelosamente custodita in fondo a un armadio.

«Questo è decisamente troppo! Come ti sei permesso di creare una simile confusione nelle mie cose personali?» lo afferra decisa per il bavero e lo trascina verso la scala che conduce in soffitta.

Il bambino comincia a divincolarsi e riesce a liberarsi dalla presa, iniziando una fuga per le stanze dell'appartamento. Carla prende al volo una scopa e comincia un'improbabile e folle caccia. Sembra che stia inseguendo un topo, mentre brandisce la scopa come una spada d'altri tempi. Le si scompigliano i capelli e comincia a diventare paonazza mentre strilla:«Tornatene in soffitta e non farti vedere mai più!». Il bambino ride, a volte isterico a volte divertito. Quel gioco lo esalta e cerca di non farsi ricacciare nel dimenticatoio. Salta sui divani, sguscia sotto i tavoli, fa cadere vasi mandandoli in frantumi, ma sopratutto strilla. Carla ritrova tutta la sua atleticità: dribbla poltrone, scansa mobili con grande agilità, evita tappeti scivolosi e altri tranelli in un inseguimento sfrenato.

Proprio in quel momento due uomini in divisa le suonano il campanello sotto lo sguardo della vicina che scruta la scena dalla finestra del salotto.

 

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@Talia :) carinissima l'idea di quel genietto diabolico che punzecchia la protagonista, riuscendo a scuoterla dal torpore e dal grigiore in cui è sprofondata giorno dopo giorno. 

Azzeccata anche la citazione del pensiero di Haruki Murakami.

 

Ti segnalo solo qualche piccolo refuso:

 

15 minuti fa, Talia ha detto:

Si fa il segno della croce in modo che lui la vede bene, non perché sia credente Carla, ma per essere certa che non si tratti di uno spirito demoniaco.

"in modo che lui la veda bene" 

 

15 minuti fa, Talia ha detto:

Il ragazzetto continua a starle di fronte, impassibile, con un sorriso a spicchio di luna e gli occhi stretti: una vera faccia da schiaffi.

«Ti avevo detto che non volevo più vederti.»

«Ma tu non avresti dovuto essere qui. Perchè

Perché

15 minuti fa, Talia ha detto:

 

 non sei andata a lavoro oggi?» risponde mettendosi un dito nel naso.

Carla odia quel gesto, lo rimprovera sempre anche i suoi figli. Le fa schifo l'idea che il frutto di quella manovra possa essere appiccicato in ogni dove.

«Non è una cosa che ti riguarda, stronzetto.»

Carla prende in mano un panno e comincia a spolverare, forse se lo ignoro tornerà da dove è venuto. E, in effetti, quando si gira il bambino è sparito.

Si dirige in cucina con l'idea di farsi un caffè per vincere l'atroce mal di testa, quando sente una gran confusione nello sgabuzzino.

Ecco di nuovo quella peste con in mano una coppa. «Questa è tua? É luccicante...» esclama il bimbo ammirandola da vicino con gli occhi tondi e un po' incrociati. La tiene così prossima al volto che si forma un alone di condensa sulla superficie dorata all'altezza della bocca.

«Smettila di alitarci sopra: è un ricordo!» gli dice avventandosi sul trofeo. Dopo un paio di tira-e-molla, la coppa si trova a un centimetro dal suo naso e Carla legge sulla targhetta la data del premio. Aveva quindici anni quando gareggiava e arrivava prima. Proprio in quell'occasione

virgola

15 minuti fa, Talia ha detto:

 

aveva segnato il record nazionale di categoria stile libero, a sua volta migliorato da lei stessa due anni dopo.

« È un ricordo che non vuoi ricordare?» le chiede strafottente.

«Che ne sai, tu, nano? Fatti gli affari tuoi...» lo rimprovera guardandolo dall'alto.

«Quando si vuol ricordare qualcosa si mette in bella mostra, non si chiude in una scatola nel ripostiglio, insieme alla foto del matrimonio. Forse non vuoi ricordare perchè hai smesso di gareggiare...» le risponde saltellando e tirando fuori da dietro la schiena una cornice che ritrae Carla in abito da sposa abbracciata al marito.

Quanto è odioso questo mostriciattolo!

«E cos'altro hai trovato nel rispotiglio,

ripostiglio

15 minuti fa, Talia ha detto:

 

sentiamo.»

Il bambino scappa via, Carla tira un sospiro sperando che se sia tornato

sperando che se ne sia tornato

15 minuti fa, Talia ha detto:

 

ad ammuffire in soffitta insieme ai libri e agli appunti dell'università.

«Questo! Credo che ora ti servirà.» Tornando eccitato e sorridente le mostra un enorme cacciavite.

Sta per rispondere che un oggetto del genere non è adatto nelle mani di un bambino, che potrebbe ferirsi, quando l'inequivocabile rombo di un motore acceso la distrae. É la vicina, che, come tutte le mattine da anni, lascia la sua splendida berlina davanti al vialetto di Carla: con la bauliera sollevata e molta calma, scarica la spesa.

«Avanti, fai ciò che stai pensando.» la incita il bimbo porgendole il cacciavite.

Carla si sente montare di rabbia: dopo varie rimostranze andate inascoltate, in cui aveva fatto presente alla donna che non poteva bloccare il vialetto privato per fare i comodi suoi, aveva spesso pensato che una bella rigata sulla portiera poteva essere una vendetta decisamente catartica.

Ma come fa questo esserino a conoscere i miei pensieri?, si stupisce Carla, cominciando a preoccuparsi. Forse non è uno spirito maligno, ma cerca di stimolare la parte diabolica del suo animo. No, non è decisamente una cosa buona tenere in soffitta un bambino con questi strani poteri, correndo il rischio, come già successo in passato, di trovarlo a giocare con i suoi figli. Non può essere certo un'amicizia raccomandabile una personcina che incita al vandalismo.

«Non stavo giocando coi tuoi bambini quella volta, anche se mi sarebbe piaciuto. Loro non mi hanno visto. Ammiravo soltanto i giocattoli. Ne hanno moltissimi! Comunque abbiamo un lavoro da portare a termine, sbrigati!» le ultime parole giungono all'orecchio di Carla lontane. Il bimbo, già uscito nel giardino, sta agitando il cacciavite nella direzione dell'Audi. Gli corre dietro, intuendo le sue intenzioni, ma non fa in tempo ad arrivare che ha già affondato il colpo sull'impeccabile cofano bianco.

«Ma cosa fai? Sai quanto costa quest'auto, pazzo!» Per evitare altri danni gli sottrare

sottrae

15 minuti fa, Talia ha detto:

 

l'attrezzo, nel mentre

nel momento in cui 

15 minuti fa, Talia ha detto:

 

la vicina sta tornando a prendere altre sporte. Questa comincia a squittire disperata. Carla si guarda intorno frastornata, cercando di incolpare quel teppistello. Ma si rende conto di essere rimasta sola a doversi giustificare con l'arma del delitto in mano, puntata verso la donna.

«Scusami, non so cosa mi è preso...» le dice sconsolata.

«Ma come? Alla tua età agisci senza pensare? Mi hai fatto un foro nel cofano, adesso dovrai risarcirmi il danno! E continui a minacciarmi con quell'affare.» esclama terrorrizzata.

«Sono stufa del tuo modo di fare, questo è il mio vialetto e pago regolarmente per il passo carrabile, ti avevo avvisata di non parcheggiare più la macchina qui.» Se ne va senza degnare di altra considerazione la donna che sbraiata

sbraita

15 minuti fa, Talia ha detto:

 

verso di lei. Le urla contro che chiamerà i carabinieri

virgola

15 minuti fa, Talia ha detto:

 

mentre agita le braccia al cielo e fa tintinnare un quintale di gioielleria che le agghinda i polsi.

Adesso ho un problema più grosso: devo ricacciare in soffitta quello spiritello. Poi mi occuperò di te, oca. Pensa Carla tirando su le maniche della camicia. É disposta a tutto pur di liberarsi di quel problema in maglia nera, pantaloncino marrone e guance cicciottelle.

Dove è andato ora? Si chiede sentendo un gran trambusto nella camera da letto.

Le si para davanti uno spettacolo irritante: per la stanza volano, portate dal riscontro causato dalla finestra aperta, foto di quando era bambina, lettere d'amore dei suoi primi fidanzatini, poesie scritte su improbabili tovagliette di carta, biglietti di concerti strepitosi, volantini di posti che non aveva mai trovato il tempo di visitare, ticket di viaggi in treno o in nave, fiori e quadrifogli fatti essiccare tra le pagine dei libri, cartoline da tutto il mondo. Insomma, quella iena aveva frugato nella sua scatola dei ricordi, gelosamente custodita in fondo a un armadio.

«Questo è decisamente troppo! Come ti sei permesso di creare una simile confusione nelle mie cose personali?» lo afferra decisa per il bavero e lo trascina verso la scala che conduce in soffitta.

Il bambino comincia a divincolarsi e riesce a liberarsi dalla presa, iniziando una fuga per le stanze dell'appartamento. Carla prende al volo una scopa e comincia un'improbabile e folle caccia. Sembra che stia inseguendo un topo, mentre brandisce la scopa come una spada d'altri tempi. Le si scompigliano i capelli e comincia a diventare paonazza mentre strilla:«Tornatene in soffitta e non farti vedere mai più!». Il bambino ride, a volte isterico a volte divertito. Quel gioco lo esalta e cerca di non farsi ricacciare nel dimenticatoio. Salta sui divani, sguscia sotto i tavoli, fa cadere vasi mandandoli in frantumi, ma sopratutto strilla. Carla ritrova tutta la sua atleticità: dribbla poltrone, scansa mobili con grande agilità, evita tappeti scivolosi e altri tranelli in un inseguimento sfrenato.

Finalmente viva! Hai reso bene l'idea del ritorno nei panni di una lei grintosa e vitale come prima

15 minuti fa, Talia ha detto:

Proprio in quel momento due uomini in divisa le suonano il campanello sotto lo sguardo della vicina che scruta la scena dalla finestra del salotto.

 

 

 

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@Talia che racconto simpatico. Per i refusi ci ha già  pensato @Poeta Zaza, quindi salto (confesso pure che alcuni non li avevo visti nemmeno). La scena migliore è quando lei riacquista tutta la sua elasticità e grinta per rincorrere li sportello. Non sappiamo chi sia, ma mi piace credere si tratti di un residuo di coscienza giovanile, la stessa che le faceva vincere le medaglie che combatté con la sua età adulta. I ricordi emergono con la loro forza, e tu ne hai fatto un testo godibile. 

 

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Ospite

Un racconto simpatico e anche sottilmente inquietante (dal mio punto di vista) nel modo in cui possono esserlo certe favole (le fiabe sono proprio spaventose..). Questa presenza misteriosa, infantile, invadente e "scorretta", ricorda più quella di certi folletti nordici che quella di demonietti o spiriti maligni e così il suo suggerimento di liberarsi dai freni inibitori ed affermare la propria volontà (anche in modo scorretto o controproducente). Il dato di fatto della sua presenza (senza che siano date spiegazioni al riguardo) dà al racconto una dimensione surreale godibile, nonostante la rappresentazione di quanto di più quotidiano possa esserci: il confronto con il passato, il riferimento alla dimensione casalinga e la lite con la vicina prepotente che starnazza come un'oca.
In effetti la cosa meno probabile del racconto è l'arrivo tempestivo dei carabinieri.
Ma questa... è un'altra storia.
Molto piacevole davvero e neanche banale. Brava.

Alla prossima

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Molto carino @Talia, davvero divertente. L'unica cosa che mi lascia perplessa è il finale, non tanto per la velocità d'intervento dei carabinieri, quanto perché non ci ho visto una fine; dà l'impressione che all'improvviso siano finiti i caratteri e tu non sia riuscita a farci stare il resto del testo.

L'idea del bambino/ ricordo... perché è un ricordo anche lui, no? Insomma, l'idea del bambino che porta a galla quello che Carla ha deciso di mettere da parte per vivere tranquilla, la trovo fantastica e molto cinematografica.

Grazie mille per la lettura, molto piacevole :sss:

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mmm mmm 

Lo confesso: ho un problema con l'invenzione fantastica che si avvale in qualche modo di elementi fantasy tipo spiritelli, hobbit, zombi, fate, folletti, fantasmi e quant'altro. Insomma mi piace il fantastico ma non il fantasy... è una ma tara: di per sè la personificazione del ricordo che spinge all'azione è una bella idea... 

Soltanto, @Talia, secondo me c'è un punto in cui la finzione si rompe e il tutto cessa di funzionare. Mi riferisco alla scena di lei che col punteruolo in mano, rimasta sola, incontra la vicina. Da una parte l'escamotage di far scomparire il bambino mi sembra un po' troppo sbrigativo, dall'altra è la frase della vicina che non me la conta giusta, così come il repentino cambio di tono della protagonista.

2 ore fa, Talia ha detto:

«Ma come? Alla tua età agisci senza pensare? Mi hai fatto un foro nel cofano, adesso dovrai risarcirmi il danno! E continui a minacciarmi con quell'affare.» esclama terrorrizzata.

La frase in grassetto non è da persona terrorizzata, sembra piuttosto qualcuno che fa la morale

2 ore fa, Talia ha detto:

Scusami, non so cosa mi è preso...» le dice sconsolata.

...

«Sono stufa del tuo modo di fare, questo è il mio vialetto e pago regolarmente per il passo carrabile, ti avevo avvisata di non parcheggiare più la macchina qui.»

Qui invece il brusco cambio di tono di cui ti dicevo.

Forse basterebbe riscrivere il passaggio in maniera un po' diversa per eliminare qualche intoppo.

Le frasi scorbutiche con cui la protagonista si rivolge allo spiritello invece mi sembrano ben funzionare.

ALl'inizio c'è qualcosa nella punteggiatura che secondo me non va:

2 ore fa, Talia ha detto:

Si fa il segno della croce in modo che lui la vede bene, non perchè sia credente Carla, ma per essere certa che non si tratti di uno spirito demoniaco.

Scritto così sembra che Carla sia una persona terza. Secondo me "Carla" andrebbe messo in inciso, aggiungendo una virgola anche prima del nome.

 

Piaciuto a metà, per le cose che ti ho segnalato. Simpatico il modo della protagonista di appellare lo spiritello, carina l'idea di un ricordo che si personifica e viene a svegliare. e il finale coi carabinieri alla porta non mi è dispiaciuto.

Dà però l'impressione di un frammento :sss:

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Grazie a tutte/i della lettura e del commento. Vi rispondo a uno a uno sotto. 

 

@Poeta Zaza, grazie di avermi segnalato tutti quei refusi, questa volta sono stata distratta:facepalm: ce n'erano tanti! Sono contenta tu abbia trovato il mio racconto gradevole, mi fa piacere. 

 

16 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Non sappiamo chi sia, ma mi piace credere si tratti di un residuo di coscienza giovanile, la stessa che le faceva vincere le medaglie che combatté con la sua età adulta. I 

Grazie @Adelaide J. Pellitteri per aver intuito questo! Nel merito di altri commenti spiegherò meglio, ma tu, più di tutti, hai percepito cosa volevo intendere con la figura del bambino :rosa:. (sai che spesso riesci a cogliere nei miei testi le cose giuste che altri travisano? Mi fai sentire brava con i tuoi commenti :arrossire:in realtà sei tu ad essere molto intuitiva e perspicace, ma facciamo finta che sono io quella bravaxD).

 

16 ore fa, Mattia Alari ha detto:

Un racconto simpatico e anche sottilmente inquietante (dal mio punto di vista) nel modo in cui possono esserlo certe favole (le fiabe sono proprio spaventose..). 

@Mattia Alari per ora sei l'unico che ha notato questa cosa e ti ringrazio perché faceva parte dei mie intenti. Volevo, sì, scrivere qualcosa di divertente ma che portasse con sé un po' di ansia. Tu l'hai colta, grazie! Forse non ho spinto troppo su questo aspetto, ma ad esempio il segno della croce iniziale aveva questo scopo. 

 

16 ore fa, Mattia Alari ha detto:

effetti la cosa meno probabile del racconto è l'arrivo tempestivo dei carabinieri.

xD in realtà la signora benestante minacciata con un cacciavite può essere motivo di in intervento immediato! :lol:

 

16 ore fa, Mattia Alari ha detto:

Molto piacevole davvero e neanche banale. Brava.

Sono lusingata dalle tue parole, grazie! 

 

16 ore fa, Kikki ha detto:

L'idea del bambino/ ricordo... perché è un ricordo anche lui, no? Insomma, l'idea del bambino che porta a galla quello che Carla ha deciso di mettere da parte per vivere tranquilla, la trovo fantastica e molto cinematografica.

Grazie @Kikki alper questo, anche tu hai intuito, in parte, cosa metaforicamente intendevo col bambino. Ti sono grata. Inoltre sono molto felice che tu trovi il mio racconto divertente. Grazie davvero :rosa:

 

Ed ora due cosine per @Edu. Partiamo dal presupposto che, se un lettore travisa le mie intenzioni, vuol dire che il racconto non è ben scritto. Un buon testo deve essere sufficientemente universale da essere compreso da tutti. Pertanto è solo mia la colpa se non ti è arrivato come avrei voluto. 

Il bambino della storia, nella mia testa, niente ha a che fare con un personaggio fantasy. Volevo metaforicamente rappresentare una proiezione della mente di Carla. Non ho voluto dare un'interpretazione precisa, sperando che ognuno ci trovasse un po' la sfumatura che preferiva: il ricordo, il rimpianto, lo spirito giovanile ("come qualcuno ha detto), la voglia di un cambiamento, il desiderio di tornare indietro nel tempo, ecc... Infatti descrivo il bambino con abiti dai colori scuri e neutri. 

 

Detto questo il cambio di tono fa parte del momento di pazza schizofrenia della protagonista che all'inizio, rimanendo quella di sempre, si confessa (sono stata io ma non so cosa mi è preso) poi scatta la molla e reagisce. 

14 ore fa, Edu ha detto:

La frase in grassetto non è da persona terrorizzata, sembra piuttosto qualcuno che fa la morale

Qui hai colto il senso giusto, anche se a te non è piaciuto. Hai mai incontrato delle tipe snob che riescono persino a fingere svenimenti settecenteschi, che vogliono fare le impressionabili perché è chich indignarsi e poi in realtà niente le smuove davvero? Ecco così ho pensato la vicina. 

 

Per la questione della frase iniziale, non puoi capire quante volte ho messo e levato quella virgola che tu suggerisci. Alla fine ho deciso di levarla perché non è un vocativo "Carla" ma un'inversione soggetto-verbo. Ma tu sei molto più ferrato e sicuramente hai ragione tu! 

 

14 ore fa, Edu ha detto:

Simpatico il modo della protagonista di appellare lo spiritello, carina l'idea di un ricordo che si personifica e viene a svegliare. e il finale coi carabinieri alla porta non mi è dispiaciuto.

Queste tue parole mi fanno molto piacere! Grazie di aver letto e commentato:rosa:

 

Talia 

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Che bel racconto! Mi è piaciuto nella sua semplicità. Ho visualizzato bene la protagonista che parla da sola, con una parte di se stessa personificata dal bambino. Lui, poi, è irresistibile con la sua sfrontatezza mista alla voglia di giocare. Mi è piaciuto anche il finale, che rimane aperto ma offre un punto di vista esterno alla donna e strappa un sorriso al lettore.

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2 ore fa, Talia ha detto:

Grazie @Adelaide J. Pellitteri per aver intuito questo! Nel merito di altri commenti spiegherò meglio, ma tu, più di tutti, hai percepito cosa volevo intendere con la figura del bambino :rosa:. (sai che spesso riesci a cogliere nei miei testi le cose giuste che altri travisano? Mi fai sentire brava con i tuoi commenti :arrossire:in realtà sei tu ad essere molto intuitiva e perspicace, ma facciamo finta che sono io quella bravaxD).

Se io raccolgo l'idea è perché tu l'hai seminata, quindi facciamo 50 e 50, così tutt'e due siamo a posto :rosa::rosa:

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Ciao @Talia

 

io credo che la signora Carla debba solo ringraziare lo spiritello. Sono convinta che tu abbia selezionato ad hoc gli oggetti che riesumano la sua vita passata e ... diversa: la coppa, la foto del matrimonio ecc. ecc.

 

Ma la chicca è quel poltergeist di ricordi. Una scena bellissima.

Non avrei mai ricacciato il bambino in soffitta, io. Mi avrebbe fatto piangere e l'avrei ringraziato per avermi riconsegnato me.

E considero questo sotto testo molto bello. Anche se amaro.

Perché i ricordi delle cose abbandonate, che forse si sarebbero potute continuare a coltivare insieme alle nuove scelte, sono vestiti di rimpianto. 

Grazie per la lettura.

 

Spero Carla l'abbia capita bene... :sonofigo:

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Buongiorno @Talia,

mi unisco a quanti ti hanno gia' fatto i complimenti. L'idea e' molto bella e convincente. Amo soprattutto il fatto che la protagonista non si senta per nulla spaventata da questo bambino che appare e scompare. Questa e' per me la chiave che porta a capire quanto siano intrecciate le loro esistenze. Da genitore poi ti dico che l'immagine del bambino che gioca con i suoi figli e' sicuramente un'immagine forte. Di recente ho letto nei racconti dei fantasmi di Dahl il racconto di un fratello che torna, ormai solo in spirito, per giocare con la sorellina. Certo in quel caso il tono del racconto e' del tutto diverso (per nulla divertente, piuttosto agghiacciante): nella tua storia mi e' piaciuto il fatto che la madre invece trovi il fatto fastidioso, non preoccupante.

 

Spero di poter leggere altre tue piacevoli storie. Buona giornata

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Ciao cara  @Talia:love3:, spero che stai bene. Curioso il tuo titolo. Sconfesso che mi mette un pò di ansia.

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Il tempo continua a scorrere?
Sfortunatamente sì.
Scorre?
Che dico, precipita.
Il passato aumenta e il futuro diminuisce.
Le possibilità si assottigliano, i rimpianti crescono.

(Haruki Murakami)

Interessante come incipit

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Cavolo, è qui un'altra volta, pensa stizzita, eppure gli avevo detto di non farsi più vedere in giro.

stizzita Termine nuovo per me.

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Si fa il segno della croce in modo che lui la vede bene, non perchè sia credente Carla, ma per essere certa che non si tratti di uno spirito demoniaco.

Questa frase mi "stuzzica"

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Il ragazzetto continua a starle di fronte, impassibile, con un sorriso a spicchio di luna e gli occhi stretti: una vera faccia da schiaffi.

Vedo l'immagine ma non mi convince molto: con un sorriso a spicchio di luna

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Carla odia quel gesto, lo rimprovera sempre anche i suoi figli. Le fa schifo l'idea che il frutto di quella manovra possa essere appiccicato in ogni dove.

Poco chiaro: lo rimprovera sempre anche i suoi figli.

Scriverei: lo rimprovera sempre e rimprovera anche anche i suoi figli quando lo fanno.

Volevi dire questo?

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Carla prende in mano un panno e comincia a spolverare, forse se lo ignoro tornerà da dove è venuto. E, in effetti, quando si gira il bambino è sparito.

forse se lo ignoro tornerà da dove è venuto Metterei i trattini, il personaggio sta pensando!

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

La tiene così prossima al volto che si forma un alone di condensa sulla superficie dorata all'altezza della bocca.

Non mi convince: prossima. Suggerirei: vicino

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

«Smettila di alitarci sopra: è un ricordo!» gli dice avventandosi sul trofeo. Dopo un paio di tira-e-molla, la coppa si trova a un centimetro dal suo naso e Carla legge sulla targhetta la data del premio. Aveva quindici anni quando gareggiava e arrivava prima. Proprio in quell'occasione aveva segnato il record nazionale di categoria stile libero, a sua volta migliorato da lei stessa due anni dopo.

Scorrevolissimo.

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Quanto è odioso questo mostriciattolo!

^^già...

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

«E cos'altro hai trovato nel rispotiglio, sentiamo.»

Refuso: risopostiglio

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Il bambino scappa via, Carla tira un sospiro sperando che se sia tornato ad ammuffire in soffitta insieme ai libri e agli appunti dell'università.

Intuisco che sia un fantasma.

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

con la bauliera sollevata e molta calma, scarica la spesa.

Direi: con molta calma,

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

poteva essere una vendetta decisamente catartica.

Catartica Termine nuovo:)

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Ma come fa questo esserino a conoscere i miei pensieri?, si stupisce Carla, cominciando a preoccuparsi. Forse non è uno spirito maligno, ma cerca di stimolare la parte diabolica del suo animo. No, non è decisamente una cosa buona tenere in soffitta un bambino con questi strani poteri, correndo il rischio, come già successo in passato, di trovarlo a giocare con i suoi figli. Non può essere certo un'amicizia raccomandabile una personcina che incita al vandalismo.

Incominci a svelare qualcosa.

Ho un idea.

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

«Ma cosa fai? Sai quanto costa quest'auto, pazzo!» Per evitare altri danni gli sottrare l'attrezzo, nel mentre la vicina sta tornando a prendere altre sporte.

Non mi piace: nel mentre. Preferirei: mentre

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

 esclama terrorrizzata.

Refuso: terrorizzata

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Le urla contro che chiamerà i carabinieri mentre agita le braccia al cielo e fa tintinnare un quintale di gioielleria che le agghinda i polsi.

Poco chiaro: Le urla contro che chiamerà i carabinieri

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Le si para davanti uno spettacolo irritante: per la stanza volano, portate dal riscontro causato dalla finestra aperta, foto di quando era bambina, lettere d'amore dei suoi primi fidanzatini, poesie scritte su improbabili tovagliette di carta, biglietti di concerti strepitosi, volantini di posti che non aveva mai trovato il tempo di visitare, ticket di viaggi in treno o in nave, fiori e quadrifogli fatti essiccare tra le pagine dei libri, cartoline da tutto il mondo. Insomma, quella iena aveva frugato nella sua scatola dei ricordi, gelosamente custodita in fondo a un armadio.

Scena che mi dà ansia.

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

Il bambino comincia a divincolarsi e riesce a liberarsi dalla presa, iniziando una fuga per le stanze dell'appartamento. Carla prende al volo una scopa e comincia un'improbabile e folle caccia. Sembra che stia inseguendo un topo, mentre brandisce la scopa come una spada d'altri tempi. Le si scompigliano i capelli e comincia a diventare paonazza mentre strilla

Descrizione molto buona.

 

Il 27/3/2019 alle 14:24, Talia ha detto:

dribbla poltrone, scansa mobili con grande agilità, evita tappeti scivolosi e altri tranelli in un inseguimento sfrenato.

Dribbla poltrone cioè?

 

Conclusione: racconti importante. Direi drammatico. Molto scorrevole e scritto bene con un'eccellente impostazione. Narra il ritratto di una donna con "disturbi psichici". Mi è piaciuto. Certi termini non li conoscevo. Ho sentito molto il tono del bambino smorfioso.  Brava!

:PVisto l'ora, ti auguro un buon appetito

Floriana

 

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Il 2/4/2019 alle 13:20, Rica ha detto:

Ma la chicca è quel poltergeist di ricordi. Una scena bellissima.

Non avrei mai ricacciato il bambino in soffitta, io. Mi avrebbe fatto piangere e l'avrei ringraziato per avermi riconsegnato me.

Grazie @Rica per la lettura, il commento in generale e le parole sopra in particolare. Mi fanno capire che hai "sentito" la storia. E questo mi fa davvero tanto piacere. I tuoi passaggi sono sempre molto graditi, grazie ancora <3

 

Il 3/4/2019 alle 07:27, Luca Ferrarini ha detto:

L'idea e' molto bella e convincente.

Grazie @Luca Ferrarini per l'apprezzamento. Sono contenta che tu abbia gradito la lettura. Alla prossima :)

 

19 ore fa, Floriana ha detto:

Sconfesso che mi mette un pò di ansia.

Cara @Floriana, beh ce la volevo proprio mettere un po' di ansia e, quindi, sono ben felice che tu l'abbia percepita!

 

Per quanto riguarda le parole "stizzita" e "catartica", sinceramente, pensavo fossero di uso comune, ma, forse, sono più tipiche delle mia zone, magari è questo il motivo per cui non le conosci. 

19 ore fa, Floriana ha detto:

Scriverei: lo rimprovera sempre e rimprovera anche anche i suoi figli quando lo fanno.

Volevi dire questo?

Sì :)

 

19 ore fa, Floriana ha detto:

Vedo l'immagine ma non mi convince molto: con un sorriso a spicchio di luna

Hai presente quando la luna è nel primo quarto? Si vede solo uno spicchio, se provi a sorridere senza mostrare i denti la bocca assume un po' quella forma a falce. I bambini a volte sorridono in quel modo quando prendono in giro gli adulti, gli viene una faccia tosta quando assumono quell'espressione... 

 

19 ore fa, Floriana ha detto:

Dribbla poltrone cioè?

 

È forse un'immagine troppo "calcistica". Se uno fa un'inseguimento in un appartamento molti oggetti se li ritrova davanti a ingombrare la corsa. Nel calcio dribblare un avversario significa scansarlo e proseguire la corsa verso la porta avversaria con un gesto molto tipico (di solito si vedono le foto di giocatori che stanno dribblando col corpo tutto inclinato di lato, non so se hai presente). Ecco volevo dire una cosa del genere. 

 

19 ore fa, Floriana ha detto:

Conclusione: racconti importante. Direi drammatico. Molto scorrevole e scritto bene con un'eccellente impostazione. Narra il ritratto di una donna con "disturbi psichici". Mi è piaciuto. Certi termini non li conoscevo. Ho sentito molto il tono del bambino smorfioso.  Brava!

Grazie davvero per i complimenti! :rosa:sono felice tu abbia apprezzato. 

 

Talia 

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Il racconto è molto interessante e originale. Mi piace che all'inizio hai scritto una citazione che riguardi la storia. Tra le prime righe hai scritto: fa il segno della croce in modo che lui la vede, ti correggo: che lui la veda. I dialoghi non mi convincono molto, quando scrivi: Non è una cosa che ti riguarda, stronzetto.» Prima cosa, il punto va dopo le parentesi, secondo: la parola stronzetto è forse un pò troppo per un bambino, magari scrivere: "non è una cosa che ti riguarda, rompiscatole". 

 

E, in effetti, quando si gira il bambino è sparito. la sintassi non è giusta qui: quando si gira, il bambino non c'è più. Ricordati che esponi un racconto agli altri e devi far capire cosa vuoi mostrare. Le persone non posso sapere cosa hai in mente se non lo fai uscire. 

La cosa che mi piace del racconto è proprio l'originalità e il modo in cui attraverso il bambino sproni la donna a non dimenticare le cose belle del suo passato e ridargli di nuovo vita. È un argomento molto interessante. Ripeto la cosa che mi convince meno sono i dialoghi,magari meno lunghi e più specifici, non dare dello stronzetto ad un ragazzino ti prego, è troppo piccolo per sentire una parola del genere e sentirselo dire. Magari parole più simpatiche da dire. Carla si sta rivolgendo ad un bambino e non ad un adulto. Questo è il mio pensiero. 

 

Le si scompigliano i capelli e comincia a diventare paonazza mentre strilla:, paonazza non l'ho mai sentito dire, intendevi dire pazza? Non so se vada bene scriverlo in maniera dialettale. Le idee ci sono, l'originalità anche e il messaggio pure, elementi essenziali per la storia e non mi vergogno a dire che la citazione che hai scritto prima mi ha fatto riflettere tantissimo e mi ha emozionato. Sono poche le cose che mi colpiscono e quelle parole non fanno altro che far riflettere sul futuro e che il tempo passa con uno schiocco di dita. Mi ha colpito davvero tanto. Sei stata brava a scriverlo all'inizio. Ripeto, rivedi un pò i dialoghi, correggi la grammatica e vedrai che il tuo racconto lascerà il segno. È un racconto per niente scontato 

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Il ‎10‎/‎04‎/‎2019 alle 15:33, Gianlucamericano ha detto:

paonazza non l'ho mai sentito dire

Rossa per l'imbarazzo e/o lo sforzo. È un termine che mi riporta alla storia di Apollo e Marsia, quando, nel prologo, Atena suona il flauto e le dee ridono perché lei non si rende conto di essere "paonazza" in viso.

 

Passo al racconto, @Talia, lo avevo letto non so quanto tempo fa, ma poi mi sono perso nei meandri del viaggio di Kryzstof (che credo di non aver scritto nemmeno bene).

Visto che ogni occasione è buona per me per citare "il mondo piccolo" di Guareschi - mi sa che non si è capito che i racconti del "mondo piccolo" mi sono piaciuti molto :eheh: - mi ricorda quando Peppone, da senatore, torna al proprio paese d'origine e una mattina vede il sé stesso nel passato, felice della propria vita e lontano da troppi problemi. In quel caso si trattava di un incontro "espressivo", faccia a faccia con il Peppone del passato che, senza dire nulla, quasi gli rimproverava la carriera fatta che lo aveva portato lontano da quel suo mondo in cui era felice. Una cosa a cui penso spesso anch'io di me stesso, ma comunque mi fermo qui con la divagazione.

Immagino che il bambino in soffitta sia il ragazzo che è nella protagonista e trovo deliziosa questa parte

Il ‎27‎/‎03‎/‎2019 alle 14:24, Talia ha detto:

«Scusami, non so cosa mi è preso...» le dice sconsolata.

«Ma come? Alla tua età agisci senza pensare? Mi hai fatto un foro nel cofano, adesso dovrai risarcirmi il danno! E continui a minacciarmi con quell'affare.» esclama terrorrizzata.

in cui il bambino sparisce, ma perché è in lei che agisce con una "fanciullezza" di spirito per fare la marachella che ha in mente. Oh, intendiamoci, "marachella" in modo poetico-letterario, dal punto di vista pratico fossi stato nell'altra me la sarei presa molto più di così.

L'unica cosa che mi lascia un po' perplesso è l'effettiva caratterizzazione del bambino in soffitta. Sembra molto piccolo - si mette le dita nel naso, incita a fare dispetti, ... - però parla come un adolescente. Ma non è una cosa che alla fine mi turba troppo e anche il lato "realistico" di tutto il racconto che forse può essere limato (come ti hanno detto altri utenti) per me passa in secondo piano visto tutto il carattere un po' favolistico e introspettivo della storia.

 

Trovo invece interessante la caratterizzazione della protagonista, ma forse perché in qualcosa la sento vicina a quello che sono. Mi sembra un po' incompiuta nei suoi rimpianti; mi ricordo che ho detto una cosa simile dell'insegnante del racconto di @mercy (non ricordo il titolo, ora, mi spiace :(), "piccola tra i grandi e grande tra i piccoli". Ho questa impressione, leggo questo tra le righe nelle varie letture e secondo me esce fuori anche con il dispetto che fa alla vicina che è quasi un voler avere una soddisfazione nella vita e/o una volta tanto fare quello che sente.

 

Nel complesso ho trovato una lettura gradevole e quasi un senso di soddisfazione nei confronti di molte piccole grandi ingiustizie che siamo obbligati a sopportare senza dire una parola. Tipo avere i posti auto contati con quel vicino che ne occupa puntualmente due. :buhu:

 

Ciao e alla prossima lettura. :)

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Grazie @Gianlucamericano per le osservazioni. Ci riflettero sicuramente. 

 

@bwv582

Grazie mille anche a te per il commento. 

Il 18/4/2019 alle 14:33, bwv582 ha detto:

Trovo invece interessante la caratterizzazione della protagonista, ma forse perché in qualcosa la sento vicina a quello che sono. 

Questa frase mi fa piacere. Avevo provato a fare un personaggio in cui tutti potessero ritrovarsi almeno un po'. Con te ho fatto centro. (y)

 

Alla prossima

 

Talia 

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