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Poeta Zaza

Lo sguardo della Gioconda

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commento d'altrui testo

 

La Gioconda

 

 

687px-Mona_Lisa,_by_Leonardo_da_Vinci,_f

 

 

Mi scruta, sibillina ed enigmatica, e suppongo che così fissasse Leonardo da Vinci e ora me, a distanza di secoli, e la cosa mi colpisce, anche se sono una giovinetta che ignora tanto di arte e di pittura. Sono davanti al quadro, senza vetri di protezione. Il suo viso e il mio sono vicinissimi.

Mi trovo al museo del Louvre, dal momento che sono in viaggio di nozze a Parigi. È probabile che io sia più giovane e sicuramente più ingenua di Monna Lisa, a guardare i suoi occhi, che hanno, nella mia memoria, oscurato tutte le altre tele famose su cui abbia mai posato gli occhi.

Mi allontano verso destra di una decina di metri e mi volto. Il suo sguardo mi segue, con un effetto straniante, perché è identico allo sguardo che mi aveva lanciato di fronte.

Vado dalla parte opposta, col medesimo risultato.

Di certo corro a fare la stessa prova con altre tele, in sale diverse, ma nessun'altra occhiata mi segue.

È  un mistero. Nella mia ignoranza, capisco con un brivido il mistero del grande artista e ne sono affascinata.

Non avevo mai visto un’espressione così vera su un volto ritratto. Forse perché il pittore le ha dato un'anima?

Un’opera d’arte non aveva mai guardato me attraverso i secoli, con lo sguardo "vivo", dipinto da chi ha saputo fissare l’enigma del pensiero di una donna in ogni tempo e in ogni direzione.

 



 

 

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@Poeta Zaza semplice questo racconto, non è un frammento perché poni una domanda: perché vuole essere vista? Perché si sente osservata? Che sia la donna stessa un'opera d'arte da ammirare? Sì, direi io, perché no! Questa la mia piccola riflessione. A presto cara.

 

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Ciao @Poeta Zaza,

mi ha colpito il titolo del tuo racconto, innanzitutto perchè quest'anno ricorre il cinquecentenario della morte di Leonardo e, dalle mie parti, stanno organizzando un sacco di cose (figurati che c'era anche un carro allegorico nei cortei di carnevale dedicato alle sue opere, con sopra una donna travestita da gioconda che incorniciava il suo viso per mimare il quadro). Non so se è un caso o se hai scritto questo pezzo per l'occasione.

In ogni caso ti faccio qualche annotazione, perchè vorrei pubblicare.

 

Prima di tutto un'osservazione sul contenuto: non si tratta, almeno secondo me, di un vero racconto, anche se si può in parte avvicinare. Infatti la protagonista "subisce" un cambiamento durante la narrazione, un'evoluzione delle sue esperienze. Questa evoluzione nasce dalla contemplazione di un quadro "magico" che, per un motivo o per l'altro, è secoli che fa parlare esperti di ogni campo (chi era la donna ritratta? che cosa si cela alle sue spalle? tecnica pittorica? e poi quel gioco dello sguardo, ecc...). Sì, decisamente il quadro porta stupore e meraviglia. Quel sorrisetto dice tutto e il contrario di tutto.

Quello che non mi convince è che non hai calcato troppo la mano su questo aspetto del cambiamento. Ora, in un racconto dove non ci sono eventi esterni, dove l'esperienza è tutta interiore, avrei maggiormente forzato su questo punto. Tu sei anche un'ottima poetessa, direi che non ti mancano figure retoriche, parole profonde e liriche per descrivere gli stati d'animo. Ho come la sensazione che questo sia un po' un riassunto di quello che potresti/avresti voluto scrivere. Cerco di spiegarmi ancora meglio: anche senza essere degli esperti d'arte, la Gioconda comunica emozioni: con i colori del paesaggio, con la postura, con l'inclinazione del capo, ecc...tu ti limiti al, ben famoso, effetto dello sguardo che si muove con l'osservatore. Ma, se il tuo intento era esprimere lo stupore e la meraviglia di fronte a un'opera d'arte tanto misteriosa quanto senza tempo di un genuo assoluto, beh, forse ci dovevi mettere qualche ingrediente in più.

Ovviamente questa è la mia opinione, che si limita proprio a valutare il contenuto stretto del racconto secondo il mio punto di vista, molto "di pancia".

 

Detto questo il testo è scritto con il tuo stile caratteristico. Ho notatao qualcosina che, secondo me, potresti cambiare. Te le sottolineo, spero di esserti d'aiuto.

 

22 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

Mi scruta, sibillina ed enigmatica, e suppongo che così fissasse Leonardo da Vinci e ora me, a distanza di secoli, e la cosa mi colpisce, anche se sono una giovinetta che ignora tanto di arte e di pittura. 

Innanzitutto la frase è molto lunga e contiene due concetti distinti. Io la spezzerei con un punto fermo.

Inoltre gli aggettivi "sibillino" ed "enigmatico" sono abbastanza sinonimi (la Sibilla parlava per enigmi!). Ne sostituirei uno con qualcosa che, pur rimandando sempre a quel concetto, abbia un significato leggermente diverso. Ti potrei proporre: misterio, evanescente, sfuggente, ecc... Invece mi piace molto il paragone che fai: la Monna Lisa guarda la protagonista esattamente come secoli prima guardava il pittore, l'effetto eternante dell'arte! Ti propongo come rigirerei la frase, ovviamente è un suggerimento che ha più che altro los copo di spiegare meglio cosa intendo:

 

Mi scruta, sfuggente ed enigmatica[, e]: suppongo che così fissasse Leonardo da Vinci e ora me, a distanza di secoli[,]. E la cosa mi colpisce, anche se sono una giovinetta che ignora tanto di arte e di pittura. 

 

22 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

Mi trovo al museo del Louvre, dal momento che sono in viaggio di nozze a Parigi.

Innanzitutto andrei a capo dopo questa frase, ciò che segue non ha logica così stretta con questa frase. Inoltre non amo moltissimo la locuzione "dal momento che". Forse potresti risolvere invertendo le due frasi:

 

Sono in viaggio di nozze a Parigi e mi trovo al museo del Louvre.

 

22 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

 È probabile che io sia più giovane e sicuramente più ingenua di Monna Lisa, a guardare i suoi occhi, che hanno, nella mia memoria, oscurato tutte le altre tele famose su cui abbia mai posato gli occhi.

Anche in questa frase tu usi una logica che è un po' all'opposto di come avrei scritto la frase io. Cioè la frase di per sè,a parte che essere un po' lunga, è corretta, ma la causa/effetto, il passaggio da una cosa garnde a un dettaglio è esattamente il contrario di come lo avrei strutturato io. Ecco la mia proposta:

 

A guardare i suoi occhi, che hanno, nella mia memoria, oscurato tutte le altre tele famose su cui abbia mai posato gli occhi, mi rendo conto di quanto io sia, probabilmente,È probabile che io sia più giovane e sicuramente più ingenua di Monna Lisa.

 

 

23 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

Di certo corro a fare la stessa prova con altre tele, in sale diverse, ma nessun'altra occhiata mi segue.

Leverei "di certo", è un di più che appesantisce la frase.

 

23 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

È  un mistero. Nella mia ignoranza, capisco con un brivido il mistero del grande artista e ne sono affascinata.

In questa frase ripeti "mistero" a distanza di poche parole. Secondo me la prima breve frase è trascurabile. Anche quel "nella mia ignoranza", leva tanta poesia a ciò che, secondo me, dovrebbe essere un'intuizione arazionale. Il fascino del mistero delle grandi opere d'arte dovrebbe, ed è in effetti, poter essere percepito senza alcuna conoscenza tecnica o teorica. Questa, secondo me, è la forza creativa ed emotiva dell'arte, per cui, in questo contesto leverei il concetto di ignoranza per far arrivare al lettore il senso di un'esperienza interiore di "visceri" e non di "testa".

 

23 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

dipinto da chi ha saputo fissare l’enigma del pensiero di una donna in ogni tempo e in ogni direzione.

Bellissima questa conclusione! il conectto ogni tempo/ogni direzione è molto affascinante.

 

In cocnlusione, direi che il racconto mi ha colpito e mi è piaciuto come idea, contiene molti spunti interessanti, ma lamia sensazione che tu li abbia un po' "troncati". Mi piacerebbe tu avessi voglia di espanderlo usando la tua sensibilità poetica, ecco.

 

Talia

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@Talia Cara Talia, trovo interessanti ed azzeccati i tuoi suggerimenti e rivisitazioni.

Ti ringrazio tanto di esserti soffermata a dirmeli :) 

 

:ciaociao: da Zaza. 

 

P.S.: non sapevo del cinquecentenario di Leonardo da Vinci - sono contentissima di partecipare alla sua celebrazione anch'io, ne mio piccolo!

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@Lauram :)

 

1 ora fa, Lauram ha detto:

@Poeta Zaza semplice questo racconto, non è un frammento perché poni una domanda: perché vuole essere vista? Perché si sente osservata? Che sia la donna stessa un'opera d'arte da ammirare? Sì, direi io, perché no! Questa la mia piccola riflessione. A presto cara.

 

 

Chissà! Avevo vent'anni e tanto mistero sul mio futuro... e Monna Lisa ci vedeva lungo... mah! :asd:

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Il 26/3/2019 alle 14:58, Poeta Zaza ha detto:

Mi scruta, sibillina ed enigmatica, e suppongo che così fissasse Leonardo da Vinci e ora me, a distanza di secoli, e la cosa mi colpisce,

mmm mmm qui c'è qualcosa che non va. Così come è scritto quel "suppongo" regge anche "e ora me". Stai scrivendo che supponi che fiddi anche te, ma ciò è inappropriato, perché che ora fissa te tu lo sai. Dunque o ometterei "e ora me" chiudendo a frase dopo Vinci, oppure ti propongo sempre un punto dopo "Vinci" e di ricominciare con "E ora me".

Il 26/3/2019 alle 14:58, Poeta Zaza ha detto:

Mi scruta, sibillina ed enigmatica, e suppongo che così fissasse Leonardo da Vinci e ora me, a distanza di secoli,

 quel così, in fondo ì, già traccia la similitudine tra lo sguardo rivolto a te e quello rivolto a Leonardo.

Oppure

Il 26/3/2019 alle 14:58, Poeta Zaza ha detto:

 

Mi scruta, sibillina ed enigmatica, e suppongo che così fissasse Leonardo da Vinci. E ora me, a distanza di secoli, e la cosa mi colpisce

Anche se preferisco la prima opzione

 

@Poeta Zaza ti devo dire la verità: il brano non mi ha entusiasmato. Sullo sguardo di Monnalisa o si riesce a dire qualcosa di nuovo, originale, sensazionale o si rischia di andare a sbattere. Scusa la pignoleria sulla prima frase, ma in un brano così breve mi aspetto che ogni frase sia cesellata alla perfezione. Tra l'altro parliamo dell'incipit... Insomma, non la tua migliore prova, devo dire, sai essere più elegante e più originale :sss:

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