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ophelia03

Ad accettare siamo buoni tutti, ma come si fa per motivare un rifiuto?

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Una domanda un po' idiota, specie da parte mia, dato che il problema proprio non mi si pone!
Riflettevo: si invia il manoscritto a una serie di case editrici. Ci risponde affermativamente una di queste e cominciamo a prendere informazioni un po' più dettagliate. Ci accorgiamo che forse non fa al caso nostro: può essere la promozione carente, l'editing non pervenuto o magari abbiamo letto troppe esperienze negative, proprio su questo forum. Insomma, preferiamo dire che no, non firmeremo il contratto.

Come motivare il nostro rifiuto senza sembrare supponenti? 

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@ophelia03 Un rifiuto garbato non è mai supponente. A me è successo anche di recente e siccome non ero convinto di andare avanti ho declinato e ringraziato per l'attenzione, loro mi hanno fatto un in bocca al lupo e pace.  

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Visto che nel mondo editoriale le buone maniere non mi sembrano proprio la regola, non starei a farmi tanti sensi di colpa; chiaramente a quel punto devi però considerare che hai bruciato un ponte in modo definitivo. Starei attento in fase di proposta: manderei alla qualunque solo nel caso in cui proprio penso che non ci siano speranze residue.

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1 ora fa, Skywalker ha detto:

manderei alla qualunque solo nel caso in cui proprio penso che non ci siano speranze residue.

Sì, sì, quello sempre! Però a volte capita che tu selezioni e poi ti rendi conto che qualcosa non ti quadra o che ci sono elementi che non avevi valutato. E per la legge di Murphy (o similari), è proprio quella CE a risponderti! 

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Si tratta di una domanda tutt'altro che idiota, cara @ophelia03 , che perlomeno denota la tua buona educazione, merce ahimè sempre più rara, non solo nel mondo dell'editoria. Se qualcuno ti ha dedicato del tempo, poco o tanto che sia, merita comunque una risposta; basta anche un semplice "ho deciso di accettare un'altra proposta", senza aggiungere altro: difficilmente ti si chiederà di fornire spiegazioni dettagliate.

Dal canto nostro, ci guardiamo bene dall'alimentare illusioni nell'animo di chi è alle sue prime esperienze in questo settore e, al contrario, facciamo il possibile per spiegare quanto sia irto e denso di ostacoli il cammino di un autore, prima e soprattutto dopo la pubblicazione. Non facciamo promesse che non saremo mai in grado di mantenere. Sappiamo benissimo fin dove possiamo arrivare e cosa invece, almeno per ora, ci è precluso: lo diciamo subito a chiare lettere a chi ci invia il suo manoscritto.

Siamo consapevoli però che sul mercato sono presenti altre piccole CE, che, per scelta o per disattenzione, spesso non sono altrettanto trasparenti. Se qualcuno pertanto viene attratto dal "canto delle sirene", dopo che magari l'avevamo messo in guardia, non ce ne facciamo un cruccio e gli auguriamo pure noi, come racconta  @lapidus , "buona fortuna", invece che "in bocca al lupo", perché magari qualche animalista potrebbe offendersi.:)

Anche se siamo nati da poco, abbiamo già avuto modo di ricevere le "scuse", se così possiamo definirle, di qualche Ulisse che, nell'ascoltare il canto delle sirene, si era dimenticato di farsi legare all'albero della nave. A differenza di quanto afferma @Skywalker , tuttavia, per noi in quel caso "il ponte non è bruciato in modo definitivo", anzi... Siamo ben lieti di trovarci di fronte un autore che, dopo un'esperienza non troppo positiva, è pronto per una trattativa più matura.

 

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6 ore fa, ophelia03 ha detto:

Ci risponde affermativamente una di queste e cominciamo a prendere informazioni un po' più dettagliate.

Ecco, la soluzione potrebbe essere qui: informarsi "prima" di spedire il manoscritto.

Perché scoprire soltanto "dopo" che la distribuzione è carente o che l'editore non fa editing, se per noi sono elementi fondamentali di un rapporto di collaborazione?

Scoprendolo prima, ci risparmiamo dubbi amletici poi... 

E anche la fatica di trovare formule adeguate per rifiutare: perché è difficile motivare un rifiuto con "scusate, ma ho visto che siete distribuiti da Banda Bassotti & Co., che non è il mio distributore preferito", se quelli lo specificano chiaramente nel sito.

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2 ore fa, Marcello ha detto:

Perché scoprire soltanto "dopo" che la distribuzione è carente o che l'editore non fa editing, se per noi sono elementi fondamentali di un rapporto di collaborazione?

Perché sul sito in genere queste cose non sono scritte! 
Magari lo si scopre perché si leggono pareri di altri che hanno pubblicato con quella casa editrice. 
E perché, in altri casi, si può semplicemente, per inesperienza o altro, sbagliare. Non mi sembra un delitto. Solo che è giusto essere corretti e cortesi con chi ha impiegato del tempo per noi. Tutto qui. 

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5 ore fa, ophelia03 ha detto:

Perché sul sito in genere queste cose non sono scritte! 

Be' la distribuzione c'è sempre: ogni editore desidera fare sapere che è distribuito da Pinco o da Pallino. Quando non c'è di solito equivale a: "non abbiamo un distributore".

5 ore fa, ophelia03 ha detto:

in altri casi, si può semplicemente, per inesperienza o altro, sbagliare. Non mi sembra un delitto.

Certo che non lo è, in quei casi basterà dire "chiedo scusa, non sapevo che...".

Però c'è gente che confessa candidamente di fare un primo invio a un centinaio di editori; quelli non credo stiano lì a spulciare le politiche editoriali di ogni singolo editore.  ;)

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6 ore fa, Marcello ha detto:

distribuzione

La distribuzione sì, notizie sull'editing o sulla promozione, a mia esperienza, generiche o assenti. Solo esperienze concrete di altre persone a volte possono chiarire i dubbi. 
 

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21 ore fa, Skywalker ha detto:

chiaramente a quel punto devi però considerare che hai bruciato un ponte in modo definitivo.

Non credo proprio: ho rifiutato alcune proposte, ma sono comunque rimasto in ottimi rapporti con gli editori. Per il prossimo lavoro, dopo il solito e vano tentativo con Mondadori & company, ho già scelto a quale editore rivolgermi...

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Ma porca paletta! Siamo all'ABC...

Per qualunque rifiuto, anche di un matrimonio, basta dire: "Devo pensarci ancora su…".

E poi sparire per la vita.

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29 minuti fa, camparino ha detto:

 

Per qualunque rifiuto, anche di un matrimonio, basta dire: "Devo pensarci ancora su…".

Uh, provo a parlarne con mia... moglie!

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Non c'è niente di male a non accettare a proposta di un editore e ancor meno a esplicitare educatamente la ragione del rifiuto.  Io, ad esempio, per il mio romanzo che uscirà in  Auturnno, prima di firmare con l'editore che lo pubblicherà, ho rifiutato altre cinq

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1 ora fa, IncipIT ha detto:

Non c'è niente di male a non accettare a proposta di un editore e ancor meno a esplicitare educatamente la ragione del rifiuto. 

Grazie per aver condiviso la tua esperienza e in bocca al lupo per il libro! Ti volevo mettere una freccina verde, ma oggi ne ho già messe troppe e non me ne fa mettere più. Devo frenare la mia compulsione da freccine.

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Il ‎27‎/‎03‎/‎2019 alle 01:36, Marcello ha detto:

Certo che non lo è, in quei casi basterà dire "chiedo scusa, non sapevo che...".

Però c'è gente che confessa candidamente di fare un primo invio a un centinaio di editori; quelli non credo stiano lì a spulciare le politiche editoriali di ogni singolo editore.  ;)

D'accordo per chi fa cento invii, perché significa aver inviato quasi a chiunque, più o meno alla rinfusa. D'altro canto, se un esordiente, dopo una rigorosa selezione preventiva, limita a tre o quattro il numero degli invii, vuol dire che, visti i tempi biblici previsti per la risposta - o, più spesso, non risposta -, dovrà attendere più o meno sei mesi prima di fare altri tentativi: di questo passo il suo libro, ammesso che sia buono e pubblicabile, resterà fermo per anni prima di trovare un editore interessato. Quindi, supponiamo che l'esordiente aspirante scrittore faccia un primo giro con una ventina di proposte ad altrettante case editrici. Essendo un esordiente, si presume che faccia, per vivere, un qualche lavoro e che abbia magari una famiglia di cui occuparsi. Avrà selezionato le CE contattate sulla base di quanto dichiarato nei rispettivi siti e di qualche intervento più o meno entusiasta qui sul Forum, perché per ulteriori, preventivi approfondimenti ci vuole tempo, e di tempo a disposizione non ce n'è poi tanto, visto che, oltre al lavoro e alla famiglia, dovrà anche leggere (uno scrittore che non legga è inconcepibile) e scrivere (se no, che aspirante scrittore è?). Poi, finalmente, riceve una sospirata proposta (complimenti invidiosi a chi ne riceve tre, quattro o cinque), e qui comincia l'avventura.

Possibilità:

  1. la CE è a pagamento, circostanza non menzionata nel sito, né affrontata nel Forum;
  2. il contratto, pur non prevedendo esborsi, reca clausole-capestro non accettabili e/o non negoziabili;
  3. il contratto sembra troppo bello per essere vero, ma tralascia aspetti fondamentali, come ad esempio tempi e modalità per le liquidazione delle royalties e (orrore!) contiene dei refusi;
  4. il contratto è ben articolato e le condizioni sono buone ed accettabili.

Il nostro aspirante, a meno che non sia totalmente sprovveduto, cestinerà sicuramente le proposte 1. e 2., mandando una mail di risposta come atto di cortesia immeritata, mentre nei casi 3. e 4. andrà ad approfondire, cercando nel Web ogni notizia disponibile e recandosi presso la locale Camera di Commercio per una visura, da cui emergano le reali dimensioni della CE proponente. Nel caso che emergano fatti o dati che fanno pensare ad una scarsa o inesistente affidabilità, con la morte nel cuore, sarà costretto a rifiutare. E, in quel caso, il timore di bruciarsi una possibile futura via mi pare del tutto immotivato.

Saluti.

  • Confuso 1

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8 minuti fa, cheguevara ha detto:

recandosi presso la locale Camera di Commercio per una visura

A questa cosa non avevo mai pensato! 

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14 minuti fa, cheguevara ha detto:

recandosi presso la locale Camera di Commercio per una visura

Francamente questo mi sembra eccessivo. Mi sembra più utile andare in qualche libreria e chiedere al libraio se hanno titoli di quell'editore sugli scaffali, giusto per capire la reale distribuzione. Oppure guardare le classifiche di vendita su Amazon o sapere a quante fiere dell'editoria partecipa...

 

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5 minuti fa, lapidus ha detto:

Francamente questo mi sembra eccessivo. Mi sembra più utile andare in qualche libreria e chiedere al libraio se hanno titoli di quell'editore sugli scaffali, giusto per capire la reale distribuzione. Oppure guardare le classifiche di vendita su Amazon o sapere a quante fiere dell'editoria partecipa...

 

Una visura CCIAA si può fare on line, mentre andare nelle librerie richiede tempo, e abbiamo ipotizzato che al nostro ipotetico aspirante esordiente di tempo ne rimanga poco. Le classifiche delle vendite complessive su Amazon possono essere ingannevoli, nel caso di una CE fasulla che pubblica trecento e passa libri l'anno, più o meno scadenti, ma con la certezza che ogni autore, tra copie acquistate per sé e quelle vendute ad amici e parenti, realizzerà tra le venti e le cento vendite. La partecipazione a fiere varie  (è una mia opinione, per quello che vale) non è garanzia di serietà, perché lo fanno quasi tutte le piccole CE, serie o non serie che siano. In definitiva, la via percorsa dall'esordiente è sempre in salita e spesso è determinante il fattore C***. Ovviamente, si tratta di una visione personale e, in quanto tale, fallibile. 

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1 ora fa, cheguevara ha detto:

Una visura CCIAA si può fare on line, mentre andare nelle librerie richiede tempo, e abbiamo ipotizzato che al nostro ipotetico aspirante esordiente di tempo ne rimanga poco

Sì, ma la visura non ti dà informazioni utili in quel senso. Ci possono essere ottime case editrici con un capitale sociale basso e viceversa editori a pagamento con un capitale sociale più alto. Cosa mi interessa sapere se la mia casa editrice è una sas o una srl? L'importante è che lavori bene.

L'esordiente se vuole pubblicare deve dedicare tempo a capire/stidiare il sistema editoriale, con le sue dinamiche e i suoi meccanismi, e a reperire informazioni utili. Questa è una parte imprescindibile dell'attività.

1 ora fa, cheguevara ha detto:

Le classifiche delle vendite complessive su Amazon possono essere ingannevoli, nel caso di una CE fasulla che pubblica trecento e passa libri l'anno, più o meno scadenti, ma con la certezza che ogni autore, tra copie acquistate per sé e quelle vendute ad amici e parenti, realizzerà tra le venti e le cento vendite.

Di solito un autore se deve comprare tra le 20 e le 100 copie non lo fa certo attraverso Amazon bensì attraverso l'editore che sarà ben contento di non lasciare il 50% allo stesso Amazon e, proprio per questo, magari, applicherà uno sconticino all'autore sul prezzo di copertina. E gli amici e parenti di solito acquistano alla presentazione, poi certo qualcuno lo farà anche su Amazon ma sono poche unità.

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12 ore fa, lapidus ha detto:

Sì, ma la visura non ti dà informazioni utili in quel senso. Ci possono essere ottime case editrici con un capitale sociale basso e viceversa editori a pagamento con un capitale sociale più alto. Cosa mi interessa sapere se la mia casa editrice è una sas o una srl? L'importante è che lavori bene.

L'esordiente se vuole pubblicare deve dedicare tempo a capire/stidiare il sistema editoriale, con le sue dinamiche e i suoi meccanismi, e a reperire informazioni utili. Questa è una parte imprescindibile dell'attività.

Di solito un autore se deve comprare tra le 20 e le 100 copie non lo fa certo attraverso Amazon bensì attraverso l'editore che sarà ben contento di non lasciare il 50% allo stesso Amazon e, proprio per questo, magari, applicherà uno sconticino all'autore sul prezzo di copertina. E gli amici e parenti di solito acquistano alla presentazione, poi certo qualcuno lo farà anche su Amazon ma sono poche unità.

Sono d'accordo solo in parte. Tramite visura si possono acquisire anche i bilanci della CE (sempre se è una società di capitali, perché le Sas, essendo società di persone, non pubblicano il bilancio di esercizio). Dal bilancio si vedono molte cose, per esempio se ha troppi debiti, che classe di fatturato produce, etc...   Parlando di venti o cento copie vendute non mi riferivo a quelle che l'autore acquista per sé direttamente dalla CE, ma proprio a quelle acquistate on line da amici, parenti e conoscenti vari a seguito di promozione da parte dell'autore, sempre a proposito di CE che pubblicano di tutto, a tutto spiano: il numero totale delle vendite risulterà elevato, ma non per questo la CE diventerà affidabile.

In definitiva, il concetto che volevo esprimere, probabilmente in maniera poco chiara, è che la selezione preventiva delle CE a cui inviare le proposte è molto difficoltosa da effettuarsi e che spesso riusciamo ad approfondire soltanto dopo che una CE ci ha inviato un contratto da firmare. E' evidente che non sono riuscito a farmi capire e, comunque, si tratta soltanto della mia opinione personale, per quello che può valere. 

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Se si è arrivati già a un contratto da firmare, cioè il momento in cui l'editore "svela le sue carte", secondo me una risposta onesta e trasparente, a prescindere che sia un "sì", un "sì ma" o un "no perché", sarebbe preferibile.

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Non si firma in alcun caso in contratto "sconveniente" perchè poi si passano dei guai... Si risponde gentilmente e si rifiuta altrettanto gentilmente senza ritenersi in dovere di fare nulla.

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