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Shikana

Il tempo di una canzone, Richard Powers

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Un libro sul tempo, la sua assenza circolare, la sua illusione e la sua forza, la sua ineluttabilità, pesante quanto la storia secolare di una civiltà. Un libro sul colore, sul nero - la suola della mia scarpa è nera - e sul bianco, sulla razza. Un libro sui legami di sangue, sulla lotta, la rabbia e il dolore, la morte. Un libro sull'amore, un uccello e un pesce, una donna di colore e un uomo ebreo che s'incontrano nel 1940 al Mall, durante un concerto che collide col futuro frantumandolo in suo nome, un nome che è insieme storia scritta e sogno per un domani diverso, un mondo misto, una libertà aperta dal frutto del passato.

Lei canta Dio, lui calcola la sua ampiezza. Insieme suonano la partitura di una fede, un errore, un debito forse, sicuramente una lotta nata con la pelle, col passato, il padre e la madre.

Il tempo di una canzone, s'intitola questo libro, una canzone che s'intreccia con mille altre, dove l'inizio è gia la fine e la fine ancora è lo stesso identico inizio che ha portato JoJo a cantarla. Il tempo è circolare, David Storm non fa altro che ripeterlo ai suoi figli, i suoi JoJo che diventano adulti imparando le canzoni mescolandole fra loro in quel modo che annulla ogni secolo che in principio le ha separate. David e Delia vogliono crescere i propri figli al di là del colore - da bianchi, dirà il nonno - credendo nell'apparizione di quel futuro che, sotto il grande monumento schiavista, li ha legati per sempre uno all'altra. In un America divorata dalle lotte, dalla razza e dal colore del sangue, la figlia più piccola dei due impara, con un prezzo umano salatissimo, che al di là del colore significa proprio nel colore, e che quella libertà che i genitori avevano sempre promesso a lei e ai suoi fratelli - qualsiasi cosa tu voglia essere - era sì una menzogna, ma anche l'unica alla quale tutti avrebbero dovuto appellarsi per stare dentro quel colore e rispondervi da persone in grado di autodeterminarsi.

Nel raccontare la sua storia, mista quanto lo spartito di una canzone moderna come insegna chi ruba accordi improvvisando su pezzi che non gli appartengono, Powers segue il tempo di un respiro, una famiglia. Una metà di Jojo, quella straniera a sé stessa, apre continue fessure da cui sbirciare nel canto del fratello per intravvedervi il suo cuore e le sue paure e schiude nello stesso modo al dolore della sorella, la rabbia e il tradimento di una bambina che cresce fuori dall'unico nido possibile per un uccello e un pesce, fuori da una bugia che è tutto proprio perche ancora non può essere niente.

Il tempo non scorre, non va da nessuna parte: tutto quello che si deve vivere è già stato vissuto, e tutto il passato che sovrasta la vita di un uomo è ancora il suo unico futuro, perché sarà il domani a cambiare il passato e il presente, che non esiste se non come pura e semplice menzogna, come quella di un nido condiviso fra due esseri che non appartengono nemmeno allo stesso mondo. O forse no. Esiste qualcosa che si può chiamare destino, o esistono delle scelte? Sicuramente esiste un calcio d'inizio, e da lì un percorso da fare per tirare in porta, ma i passi da fare, le svolte e i rovesci sono liberi quanto libero è l'uccese o il pescello di esistere nel suo nido. È così, forse, che cessa di esistere ogni tempo mentre si combinano tutti i tempi, quelli di una canzone rap in cui qualcuno riconosce la base di un pezzo classico, piì bianco dell'Europa e insieme più nero della California.

 

Il tempo di una canzone è un libro universo, circolare, eclettico e sbalorditivo perfino nella prosa che ammicca in modo naturale e spontaneo alla poesia, che sbuca dal passato per non farsi perdere in qualche crepa della strada, e centra il presente scalzando l'ordine del tempo, perché il suo posto è nella testa, nelle corde vocali dei sogni di chiunque gli dia una possibilità.

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