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mercy

[LP1 - fuori concorso] Dresda

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@mercy commento volentieri la tua poesia.

Piaciuta molto sia la musicalità che il senso, commovente e struggente. Un messaggio di perdono, che può arrivare anche in punto di morte. 

Credo che essere figli sia difficile, perché non ci si sente mai compresi e supportati a sufficienza. Ma, da quando sono diventata anche madre (figli si nasce, genitori si diventaO_O) ho capito che essere genitori non è difficile, bensì difficilissimo! 

Per cui trovo la tua poesia bellissima per questo suo messaggio, in fondo, positivo, positivo e triste. Perché se la riconciliazione arriva in punto di morte, non ci sarà poi modo di poter cogliere a pieno i suoi frutti. 

 

Un solo appunto semi tecnico (non posso dire tecnico tout court perché in poesia non ho nessuna competenza). Secondo me hai spezzato troppo i versi, se li fondi a due a due (ho provato a rileggerla così) con qualche pucvoka modifica, viene fuori ancora più musicale... Non so, prova... 

 

Talia 

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Ciao @Talia,

grazie per aver dedicato parole gentili a un'idea buttata giù in venti minuti.

 

Credo che essere genitori sia mille volte più difficile che essere figli. So anche che, i figli che sono stati amati, finiscono per riconoscere l'amore che hanno ricevuto: così imparano a comprendere i genitori e perdonare i loro errori. E da adulti li amano ancora di più.

 

Ma nell'immagine della traccia ho visto un uomo che guardava una città distrutta con le mani in tasca. Quell'uomo se n'è andato - per non tornare.

Se non è sempre possibile perdonare, però, forse ci può essere amore anche senza remissione dei peccati.

Spero che per me sarà così.

 

p.s: cercavo un ritmo secco e spezzato, ma l'idea di accorpare i versi è interessante.

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19 ore fa, mercy ha detto:

Vagavo persa

Tra le macerie

Solo chiedendo 

che tu tornassi.

Nonostante tanta disperazione, si spera ancora nel ritorno di una figura importante, anche se è stata causa dei dolori dell'anima. Questi quattro versi sono l'urlo di preghiera.

 

19 ore fa, mercy ha detto:

Per te l’orrore

Senza speranza:

Sono venuta.

Non lascerò

Ti colga solo

L’ultimo respiro

Al contrario, la speranza comincia a vanificarsi man mano che ci si avvicina alla morte, man mano che ci si avvicina al rimpianto. Ma ecco che, proprio quando ogni speranza sembra ormai perduta per sempre, la figlia torna e lo accompagna.

19 ore fa, mercy ha detto:

Perché esiste

La pietà anche

Senza perdono,

Papà.

Un gesto di pietà che non dimentica il dolore subito e quindi è un gesto che non perdona, ma accompagna semplicemente. Il perdono non è necessario: basta infatti che si provi un briciolo di pietà perché ciò diventi un gesto "umano" che vada cioè oltre iö rapporto figlio/genitore.

Nonostante tutta questa sofferenza e abbandono, si riesce a trovare, in qualche modo, il coraggio di dire "papà".

 

È lineare, ma trovo che sia più saggia do quanto sembri.

A proposito dei versi corti e spezzati, potrei essere molto d'accordo con Talia ma solo per una questione di gusto estetico personale... Razionalmente invece, comprendo il tuo punto di vista: è come se i versi spezzati rispecchino proprio le poche parole che lasciano la morte, la solitudine e il rimpianto. Sono corti come i respiri che cominciano a svanire... 

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3 minuti fa, Kalim Crumben ha detto:

è come se i versi spezzati rispecchino

Rispecchiassero*

Perdonami, si vede che dovrei dormire... :facepalm:

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@mercy  ciao, :)

 

Grazie per aver dato il tuo contributo all'iniziativa. Spero di trovarti nel prossimo appuntamento.

 

Hai giocato sulla similitudine terremoto-bombardamento. le connessioni sono molte, Così si sposta il peso delle responsabilità sull'uomo e sull'eco sociale di una catastrofe.

 

Il 17/3/2019 alle 11:38, mercy ha detto:

Nessuna casa

Non c’era cibo

Nè acqua.

Qui mi sembra ci siano troppe negazioni di seguito, come se dicessi "in nessuna casa non c'era cibo ne acqua". Diventa un'affermazione.

 

Il 17/3/2019 alle 11:38, mercy ha detto:

Nel letto bianco

Adesso è tua,

Tua la paura. 

Per te l’orrore

Senza speranza:

Sono venuta.

Non lascerò

Ti colga solo

L’ultimo respiro

Perché esiste

La pietà anche

Senza perdono,

Papà.

Interessante l'uso del possessivo e le indicazioni alla seconda persona. Riordinando la strofa in modo da renderlo un segno regolare su cui costruire delle immagini.

L'ultima parte contiene la riflessione che sintetizza il componimento: un abbraccio che non giudica. Anche se l'eco delle macerie è presente.

Diciamo che il passaggio da una forma prosaica a una poetica è qui ancora embrionale.

Il verso breve esalta la parola, ma questo la investe di maggiori aspettative.

Proverei a isolare dei segni come quel tu e la similitudine bombardamento-terremoto, intrecciandoli non in forma discorsiva, ma tramite delle figure retoriche, o in alternativa, asciugando talmente il testo da ottenere poche parole preziose nelle interruzioni.

Questi punti che ti ho evidenziato mostrano lo scheletro di una poesia e c'è quanto basta per dargli vita, sta a te mettere in parole quello che gli sta intorno e farci pensare questo rapporto nella sua forma analogica, ovvero rivelarne l'intuizione.

Spero di averti dato qualche spunto utile.

E mi raccomando, provaci, è bello veder sbocciare quella scintilla che è nascosta tra le parole. :sss:

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@Kalim Crumben ciao,

grazie per essere passata e per il commento generoso al mio tentativo di poesia :sss:

 

7 ore fa, Anglares ha detto:

Diciamo che il passaggio da una forma prosaica a una poetica è qui ancora embrionale.

Indubbiamente: questa è praticamente prosa in versi. 

Come ho già detto, volevo solo dare il mio contributo a un'iniziativa che trovo meravigliosa. Sono una lettrice devota della poesia, ma trovo che farne sia ancora più difficile che fare prosa - e io sto già combattendo per imparare a fare quella :asd:

Farò comunque tesoro delle tue indicazioni  (che condivido in pieno, compresa quella sulle troppe negazioni) e proverò a riscrivere questa cosa con calma, almeno per darle una forma compiuta. Troppo presto per asciugare e provare a scrivere per intuizioni, più facile tentare una forma classica, magari con versi lunghi, anafore (tu), metafore e forse qualche rara rima sparsa. 

Intanto, grazie mille per il super-commento, @Anglares :) 

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@mercy buonasera

 

la tua poesia è devastazione materiale e devastazione dell'anima.

Un uomo che non torna, una figlia che non lo rivede.

 

Capisco che il singulto grafico, così come tu hai rappresentato il testo, sia molto funzionale al ritmo che una riflessione o un pensiero così può avere, eppure io credo sia troppo spezzato (e io spezzo, eh! Tanto, pure) :) perché copre il metatesto: il languido sguardo della figlia. Ecco, secondo me rimane troppo coperto con questa struttura. In cambio, dandole meno pause, vedo una sorta di maggiore equilibrio tra questi due piani che rappresenti.

 

Ovviamente, è solo un mia impressione di pancia.

Io di poesia, mmm

 

Grazie, alla prossima. :)

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@Mister Frank, credo sia la prima volta che ti incrocio in Officina (sei troppo impegnato a prepararti al Nobel per lasciare commenti? Fai bene! :asd:)

A maggior ragione, grazie. <3 

 

@Rica è sempre un piacere!

Che il verso breve sia un azzardo me lo hanno detto anche Talia e Anglares: io di voi mi fido, quindi.

Solo: lo sguardo della figlia non è languido, è lucido anche se straziato. Con una certa dose di rabbia, direi, perché da questa parte non ci saranno altre occasioni. 

Cavolo, non abbiamo mai abbastanza occasioni...

Riscriverò. 

:sss:

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