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cynthia collu

Trilobiti di Breece Pancake

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#consiglidilettura 

TRILOBITI, DI BREECE PANCAKE

Mi sono imbattuta per caso in Pancake, di cui non avevo mai sentito parlare. 
Lo sto leggendo, e taccio, com'è doveroso davanti a tanta intensa e malinconica voglia di esistere. 
Penso a tanti scrittori esordienti di cui si dice: è giovane, ha tempo, si farà. 
Mi chiedo che cosa avrebbe scritto lui, se fosse vissuto ancora. 
Mi dico che forse - forse - è morto perché aveva già sondato tutto il sondabile dell'esistenza, e non avrebbe potuto aggiungervi un altro – ancorché minimo - respiro. 

Leggere Trilobiti è un’esperienza, come solo succede quando si legge un gran libro.
Inutile decifrare la fascinazione ammorbante dei suoi paesaggi, sempre assolati, brunastri, aridi e cupi, dove vita e morte si alternano silenziosi, come la morte data alla tartaruga; “Sta scema è mia”, dice il ragazzo. 

 La pozza odora di marcio e il sole è di un colore brunastro: ecco la morte che coglie il padre: “Guardo ancora una volta il punto dove è caduto papi. Era disteso come un’aquila con le ali aperte nell’erba spessa. Mio padre è una nuvola color kaki tra i cespugli di canne.”
Sono immagini che cadono improvvise in mezzo a pensieri e descrizioni del tutto diversi, sono squarci che aprono il mondo interiore di Pancake permettendoci d’intravvedere, per un attimo, la sua sofferenza, la bellezza della sua sofferenza, oserei dire, visto come l’ha saputa trasformare scrivendo. 
In questa terra stanca a cui la gente appartiene anima e corpo, tutto è sempre in lotta senza trovarvi peraltro un senso, uomini bestie natura, nessuno sogna né si pone domande per potersi alla fine confondere e annullare con la terra macerata dal sole.  

Breece passerà attraverso l’esperienza definitiva. Siglerà di sangue vero i suoi racconti. Un colpo di fucile alla testa. Aveva ventisei anni.

 Riposa in pace, ragazzo, ovunque tu sia.  
“Questa non è la fine. In Paradiso sarai il grande artista che Dio attendeva che fosti”

 

FB-IMG-1552811884589.jpg

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5 ore fa, cynthia collu ha detto:

Leggere Trilobiti è un’esperienza, come solo succede quando si legge un gran libro.
Inutile decifrare la fascinazione ammorbante dei suoi paesaggi, sempre assolati, brunastri, aridi e cupi, dove vita e morte si alternano silenziosi,

 

Sono d'accordo. Io l'ho conosciuto poco più di un anno fa. Le sue atmosfere sono qualcosa che mi ha affascinato subito, insieme al suo realismo, all'attenzione ai dettagli, al minimalismo graffiante.

 

Grazie per averlo nominato.

E sì, ventisei anni sono troppo pochi per morire...

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