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Fania Bernardo

la Stella di Giada - Cap 9

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Cap. 8 viewtopic.php?f=25&t=4859

«Cosa ti preoccupa?» chiese Cristopher, raggiungendo il suo capitano sul cassero. La domanda era riferita al fatto che Shiver stava fumando, cosa rara per lui. Al contrario dei suoi uomini, Shiver fumava la pipa solo quando qualche pensiero lo inquietava più del solito.

«Non mi aspettavo certo una donna di quel genere.» gli occhi di Shiver erano ancora puntati sulla poppa della Indian Queen, ormai lontana. «Cris, dimmi, hai fatto qualche accordo con lei?» chiese, voltandosi verso l’amico.

Il primo ufficiale gli raccontò del giorno alla bottega e del conseguente incontro notturno.

«C’è qualcosa che non torna.» rispose il capitano. «Lei non sapeva che il nostro piano era rapirla, pensava volessimo lo smeraldo. Ma sapeva perfettamente che non era a bordo. Come pensava di ottenere la sua ricompensa, dopo averci mentito?»

Cristopher prese una bottiglia di rum appoggiata lì vicino e ne bevve un sorso. «Hai ragione Johnny, lei sa qualcosa.» il primo ufficiale era l’unico a poter chiamare il capitano per nome. Il loro rapporto di amicizia andava al di là degli incarichi che avevano sul quella nave.

«Già, resta da capire cosa ma soprattutto…»

«Come farcelo dire.» concluse Cristopher.

«Lei vuole la libertà, ma al momento io devo giocarmi tutte le carte possibili e lei è un asso nella manica, non posso lasciarla andare. » i suoi occhi azzurri tornarono a guardare l’oceano.

«Pensi che il babbeo per lo scambio, agirà come hai previsto?» chiese il primo ufficiale, porgendogli la bottiglia di rum.

«Sicuro. Posso prevedere tutte le sue mosse.» e bevve un sorso. «Porta a Scarlett dei vestiti smessi.»

«Perché?»

«Il vestito che ha indosso vale una fortuna.»

«Agli ordini.» rispose Cristopher, alzandosi.

«Ah, di a tutti di non toccarla. Chi sgarra finisce appeso all’albero maestro. Non voglio risse per una donna. Chiaro?»

Cristopher gli fece un segno d’assenso e scese dal ponte.

Scarlett, appoggiata alla parete di legno, osservava nella penombra, il grande alone scuro che si allargava sul pavimento della sua cella. Aveva i bordi rossastri e perciò veniva spontaneo chiedersi quale destino fosse toccato ai precedenti occupanti.

Il lenzuolo ammassato in un angolo, che doveva servirgli da letto, puzzava di marcio e di escrementi umani. Il ritmico cigolio del legno era insopportabile.

Come se non bastasse, le domestiche nella cella accanto alla sua, non avevano smesso un solo minuto di piangere, pregare e tentare, per quanto possibile, di farsi forza a vicenda.

A inquietarle era soprattutto la comparsa, di tanto in tanto, di un ragazzo di circa dodici anni, scalzo, con dei calzoni al ginocchio e una camicia rossa. I capelli castani erano tutti arruffati sotto un cappello floscio molto più grande della sua testa. Era armato di spazzola e secchio e si aggirava per la stiva, sistemando casse, pulendo il pavimento o rincorrendo qualche topo. Non era certo spaventoso come i pirati che stavano in coperta, ma, ogni volta che si avvicinava nei pressi delle celle, si metteva a cantare alle donne un sinistro motivetto: «Il capitano schiaccerà, chiunque lo affronterà, noi canterem e le donne in mare getterem.» e poi spariva senza aggiungere altro.

Il pianto isterico delle donne aumentò di nuovo, quando si udirono dei passi in avvicinamento. Scarlett, pensando si trattasse di nuovo del ragazzo, era pronta a dirgli di piantarla: per colpa sua era costretta a subire l’incessante litania delle donne.

Con sorpresa, invece, si ritrovò davanti Cristopher con sotto braccio dei vestiti appallottolati. Il pirata aprì la cella e gettò accanto a Scarlett una camicia e dei pantaloni. «Ecco i tuoi nuovi vestiti.» disse. «Cambiati e dammi il tuo, fa parte del bottino.»

Scarlett guardò con sufficienza i vestiti a terra, non rispose e non si mosse.

Sul volto di Cristopher si dipinse la perfidia: «E’ un ordine!»

Lei continuò a rimanere immobile.

Cristopher, spazientito, aprì la cella, le afferrò le braccia, la girò verso di sé e la costrinse contro la parete. Scarlett ansimò per il dolore.

«Sai, la ciurma non fa porto da un bel po’ e sarebbe molto contenta di sfogarsi su un bel bocconcino come te!» le bisbigliò all’orecchio. «Ora cambiati, subito!» le ordinò, in tono perentorio, mollando la presa.

Scarlett si massaggiò i polsi arrossati: la stretta era stata forte. Sapendo di non avere scelta, iniziò a slacciarsi il corpetto.

Cris rimase alcuni istanti a guardarla, per vedere se eseguiva i suoi ordini, poi risalì in coperta.

Scarlett ispezionò i suoi nuovi indumenti: erano laceri in più punti e macchiati di sangue. Puzzavano di sudore e di alcol.

Una volta indossati però, anche se erano almeno tre volte la sua taglia, dovette constatare che senza l’ampia gonna e il corpetto che la stringeva si sentiva più leggera. Riflettendo sulla quella nuova libertà di movimenti acquisita, si sedette in un angolo a braccia incrociate.

«Devo ammettere che questi nuovi vestiti vi donano.» disse capitan Shiver, comparendo nella stiva.

«Se credete di avermi fatto un dispetto, vi sbagliate. Sono più comodi.»

«Avete sempre una risposta pronta.»

Scarlett non aveva mutato ne posizione e ne espressione. Continuava a fissare, con sguardo sicuro, gli occhi azzurri di un uomo il cui solo nome era in grado di far arrendere vascelli armati di cento cannoni.

«Ditemi: come pensavate di ottenere la libertà, sapendo che lo smeraldo non era bordo?»

«Avevo un piano. Ma ora non ha più importanza.» rispose lei, in tonofreddo.

«E perché? Potrei sempre accontentarvi.»

«A dir la verità sono stata una sciocca. Ho sbagliato fin dall’inizio. Volevo una via di fuga e sono stata impulsiva. Ora mi sono resa conto di una cosa: io sono un ostaggio troppo prezioso. E voi non avreste mai rinunciato a scambiarmi con qualcosa.»

Shiver sorrise. «Infatti, è la verità. Però, è inutile che me lo nascondiate: voi sapete qualcosa su quello smeraldo.» Il capitano fece una pausa, durante la quale estrasse una pistola e colpì un topo nella cella delle cameriere, cosa che fece svenire una di esse e fece scoppiare a piangere le altre. Scarlett, invece, non distolse nemmeno in quell’occasione lo sguardo dagli occhi del capitano.

«Swenny, ohi? Sei qua sotto?» chiamò Shiver.

Il piccolo ragazzo che Scarlett aveva visto aggirarsi per la stiva, comparì di corsa nei pressi delle celle .«Sono qui, capitano!» rispose prontamente.

«Butta a mare il cadavere di quel topo e cerca di farti dare una mano a catturare il resto. Dall’ultima volta che abbiamo fatto porto ci siamo portati su un’intera colonia!» ordinò stizzito. Poi tornò a rivolgersi alla sua prigioniera. «Che cosa volete in cambio di quelle informazioni?»

«Una cosa che non mi darete mai. La mia libertà non vale tutta la ricchezza di mio padre.»

«Questo dipende da quanto è importante ciò che sapete. » rispose Shiver.

«Sono stata avventata: ma di sicuro ora non venderò la mia anima al diavolo.»

«State facendo un gioco pericoloso, finirete con il farvi male.» la minacciò Shiver. «Siete troppo giovane per provare la tortura. Tuttavia apprezzo il vostro coraggio: vi concedo due settimane per dirmi ciò che sapete di vostra spontanea volontà. Poi passerò alle maniere forti.»

«E se deciderò di parlare, avrò ciò che voglio?» chiese Scarlett.

«Ve l’ho detto, dipende dal valore di quello che sapete.»

Qualche giorno dopo, Scarlett in coperta, tenuta ferma da Cristopher, osservava la Stella di Giada entrare nel porto di Devil's Bay.

L'isola si trovava ad alcune miglia al largo di Cuba, all'entrata del Windward Passage. Era a forma di zoccolo di cavallo e piccole costruzioni in muratura sorgevano a intervalli regolari sulle scogliere. Dalle feritoie, erano visibili le bocche dei cannoni poste a difesa dell'attracco. Velieri di diverse dimensioni erano ormeggiati alle banchine. Sul porto si affacciavano numerose case dall'aspetto logoro e trasandato, quasi tutte taverne. Nell'entro terra e sulla collina si potevano vedere altre abitazioni, da cui si alzavano pennacchi di fumo bianco. Devil's Bay era stata, un tempo, un avamposto spagnolo, ma col passare degli anni era stata progressivamente abbandonata. Per anni era rimasta disabitata, ma presto i pirati iniziarono ad usarla come rifugio. Poi, l’arrivo di Shiver della sua fama e dei suoi soldi, l’aveva fatta diventare una vera e propria città, con difese impenetrabili.

«Per il culo del diavolo!» urlò un pirata. La Stella era ancora impegnata nelle manovre di attracco e l'uomo indicava, stizzito, un brigantino ormeggiato verso la zona sinistra della baia.

Un suo compagno lo raggiunse e, poco dopo, sputò oltre l'impavesata, bestemmiando. «Ma che cavolo ci fa qui quel bastardo di un francese!»

Scarlett guardò verso la nave, sullo sfondo di un cielo rosso per il tramonto vide sul pennone, garrire una bandiera nera su cui era disegnato un giglio.

Shiver alzò il sopracciglio, rimanendo a braccia incrociate: «Ha la testa dura, qual damerino! Non importa, ora non abbiamo tempo per metterci a litigare con loro, per cui…» fece una pausa voltandosi verso i suoi uomini, «state nelle taverne e non attaccate briga, e non una parola su

Scarlett.

Mattew, Al, Ben, Ruan: voi sarete i primi di guardia. Ted, Max, Soar e Michell, voi i secondi. Cris, ti affido Scarlett. Portala subito alla mia casa.» ordinò Shiver.

«Johnny, continuo a dire che sarebbe più sicuro lasciarla a bordo della nave. Lascia più uomini di guardia.» disse Cristopher, contrariato: se doveva badare alla donna, non avrebbe potuto certo divertirsi.

«No. Troppi uomini a bordo attirerebbero l’attenzione. Per il momento non voglio far sapere di lei. A maggior ragione, sapendo che c’è quello stronzo di Gaville tra i piedi.»

«Andiamo! Credi che i tuoi uomini non sarebbero in grado di zittire eventuali ficcanaso? Mi spieghi perché diavolo me la devo trascinare dietro?» continuò il biondo, mestamente.

Shiver lo guardò di sbieco: «Cris, è un ordine! Fine della discussione. Dirò a Demon di farti portare una buona cena e dell'ottimo rum.» sentenziò il capitano.

«Agli ordini» rispose Cristopher , di malavoglia.

Non aveva scelta: era costretto a portarsi dietro quella strega e rinunciare ai suoi spassi.

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rieccomi fania, mi stai facendo tornare indietro a quando ero un ragazzo, te l'avevo già detto che le mie prime letture erano i libri di Salgari, quindi mi piace.

ti segnalo alcune cose, ma non c'è necessità poiché scorre bene, giusto per farti notare che leggo volentieri.

Scarlett si massaggiò i polsi arrossati: la stretta era stata forte. Sapendo di non avere scelta, iniziò a slacciarsi il corpetto.

Cris rimase alcuni istanti a guardarla, per vedere se eseguiva i suoi ordini, poi risalì in coperta.

I due punti li usi spesso in questo capitolo, molti ne potresti fare a meno come di qualche virgola. l'azione di Chris non è convincente perché avviene dopo, Scarlett si comincia a spogliare in sua presenza e dunque Chris ha visto che lo sta facendo.

Ah, di a tutti di non toccarla

il di andrebbe accentato: dì

Qualche giorno dopo, Scarlett in coperta, tenuta ferma da Cristopher, osservava la Stella di Giada entrare nel porto di Devil's Bay
.

non mi piace molto la descrizione, forse è colpa delle virgole. la costruirei in altro modo.

Scarlett guardò verso la nave, sullo sfondo di un cielo rosso per il tramonto vide sul pennone, garrire una bandiera nera su cui era disegnato un giglio.

anche questa la scriverei così:

Scarlett guardò verso la nave, sullo sfondo di un cielo rosso per il tramonto, sul pennone vide garrire una bandiera nera su cui era disegnato un giglio.

«Agli ordini» rispose Cristopher , di malavoglia.

Non aveva scelta: era costretto a portarsi dietro quella strega e rinunciare ai suoi spassi.

qui ci ha messo uno spazio di troppo. i due punti dopo per ricordarti dell'uso eccessivo, però sono scelte.

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ciao Ronin! icon_cheesygrin.gif

grazie come sempre per le segnalazioni.Con i due punti e le virgole ogni tanto faccio casino.

Mi fa piacere che la storia ti faccia questo effetto. icon_cheesygrin.gif

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cavolo, pensavo che la nave e la sua ciurma fossero scomparsi all'orizzonte, e invece, finalmente ecco qui 2 capitoli!!! allora affilo l'uncino

il tono amichevole tra i due, capitano e chris può andare, ma un tono di spietatezza non guasta mai (tipo, non voglio che nessuno la tocchi, ma da loro in pasto le altre donne, qualcosa del genere).

shiver appare di colpo nella stiva. se è un effetto furtivo che vuoi dare, allora ok ma devi spiegarlo. altrimenti cambia perchè prima si sentono i passi di chris.

sono onesto, mi convince poco il capitano. intuisco che possa essere uno che appartiene all'alta società britannica, il parlare allude a quello, ma lo vedo poco risoluto. sia un conte, e tanto più un pirata, difficilmente lasciano condurre il discorso a una donna. uno è snobb e presuntuoso, l'altro feroce e sicuro. l'unione dei due dovrebbe darmi un super str... cattivissimo che farbbe tremare persino le statue.

la storia, invece, continua a divertirmi. infatto, tendo la corda e mi butto di slancio sul capitolo seguente!!!

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sono onesto, mi convince poco il capitano. intuisco che possa essere uno che appartiene all'alta società britannica, il parlare allude a quello, ma lo vedo poco risoluto. sia un conte, e tanto più un pirata, difficilmente lasciano condurre il discorso a una donna. uno è snobb e presuntuoso, l'altro feroce e sicuro. l'unione dei due dovrebbe darmi un super str... cattivissimo che farbbe tremare persino le statue.

Hi, hi hai ragione... ma hai fatto il ragionamento che volevo il lettore facesse. icon_cheesygrin.gificon_cheesygrin.gif

Non ti dico di più, voglio vedere se avrai domande simili anche per i prossimi capitoli.

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«Infatti, è la verità. Però, è inutile che me lo nascondiate: voi sapete qualcosa su quello smeraldo.» Il capitano fece una pausa, durante la quale estrasse una pistola e colpì un topo

In “Moby Dick” si dice che tutte le navi, tranne le baleniere sono al buio perché costa troppo illuminarle e tu prima hai detto che non vi sono finestre e poche luci.

Vedere un topo e sparargli, degno della vista a raggi x di Superman.

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