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lapidus

Il dilettantismo che nuoce al sistema

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Vi invito, per stemperare un pò la discussione con del sano umorismo, a leggere questo libro. Sono 30 facciate, non temete, ma se anche il 2% dei testi che arriva ad un editore p quantomeno simile a questo, beh, capisco molte cose :hihi:

 

https://www.ilsignordistruggere.com/2018/06/23/timidamente-amore-romanzo-completo/

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Mi aggangio a quanto detto nei precedenti messaggi per condividere la mia opinione e le mie impressioni.
Sono d'accordo nel ritenere che si faccia tanta confusione di ruoli e che spesso ci si illuda e si viene illusi senza tener conto di quello che è, oggi, il mercato editoriale.

Per me lo scrittore deve fare lo scrittore. Si può scrivere per mille motivi. Perchè lo si trova un passatempo divertente; perchè si sente la necessità anche fisica di trasportare nelle parole pensieri, sensazioni, immagini; perchè si vuole diventare famosi; perchè la scrittura è l'unico strumento per esprimersi e farsi conoscere agli altri; perchè... L'importante è che lo scrittore agisca con consapevolezza. Se adoro scrivere un genere che so essere letto solo da 100 persone in Italia devo anche essere consapevole che non verrò riconosciuto da tutti gli altri, e forse neppure da tutti quei 100. Se mi sento un novello Grisham devo anche avere l'umiltà di confrontarmi con gli altri e incassare con dignità se mi dicono che tanto Grisham non sono. Non dico di essere ipercritici con se stessi all'eccesso ma neanche pensare di essere il prossimo premio Nobel per la letteratura: semplicemente, se si crede in qualcosa, bisogna lavorarci su e provarci senza farsi troppe illusioni perchè ci sono tantissime variabili che potrebbero decidere del destino del nostro lavoro.

L'agente deve fare l'agente. Deve essere bravo a scovare talenti, deve farli emergere, deve proporli alle CE, deve seguirli anche dopo l'eventuale pubblicazione del libro. E non certo per bontà d'animo ma perchè se farà bene tutte queste cose, guadagnerà di più. Ovviamente, farà tutte queste cose tenendo conto di ben determinati parametri. Se il libro fa obiettivamente schifo, lo dice. Se ha delle potenzialità ma ha bisogno di un editing profondo, lo dice ugualmente e magari indirizzerà lo scrittore verso editor in grado di lavorare con la sua opera. Se reputa il libro pronto, dovrà valutare se è commercializzabile (e, nel caso non lo fosse, dovrà comunicarlo all'autore), quanto lo è (se si tratta di un libro di nicchia, bisogna dirlo all'autore senza illuderlo), se le CE con cui è in contatto potrebbero accettarlo o meno (se io agente lavoro solo con le big e qualche indipendente particolare e so, in virtù della mia esperienza, che quel volume non potrò mai piazzarlo da nessuna parte, che me ne occupo a fare?), la possibilità che nonostante la bontà del volume e la sua commerciabilità esso venga ugualmente rifiutato per altre mille ragioni (perchè per esempio la CE ha appena pubblicato o sta per pubblicare un libro simile; perchè la CE, per ragioni di incassi, deve fare spazio ai volumi di un paio di presentatori e youtuber, perchè...)

L'editor deve essere editor. Se freelance, lavorerà su trama, personaggi, intrecci, struttura, forma, ecc... per migliorare un testo e renderlo presentabile alle CE. Se impiegato in una CE, dovrà rendere quel testo adatto a quella CE e alla collana nel quale verrà inserito.

La CEdeve fare la CE. Deve valutare se l'opera sia inseribile nel suo catalogo e possa vendere. Deve editare l'opera e farne la correzione di bozze; deve stamparla e promuoverla e non perchè così fa felice l'autore che avrà il suo bel libro intoso fra le mani ma perchè se promuove l'opera, il libro verrà acquistato e lei potrà incassare.

Se il mondo dell'editoria funzionasse in questo modo forse (e lo sottolineo tre volte) le cose potrebbero migliorare: non verrebbero pubblicati libri solo per permettere a presunte CE di sopravvivere e per gasare l'ego di qualche sedicente scrittore; la filiera del libro potrebbe snellirsi e velocizzarsi e magari si riuscirebbe anche a far emergere, accanto a soubrettes, calciatori e medium, anche un numero maggiore di scrittori buoni o eccellenti.

 

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@Renato Bruno non sono uno che deve avere per forza l'ultima parola in una discussione, ma ti mi citi facendomi dire cose che non ho detto e questo non lo trovo corretto e me ne stupisco perché di solito non mi sembri uno che ricorre a questi mezzucci retorici.

10 ore fa, Renato Bruno ha detto:

Io credo dovrebbero esserci delle figure più definite: Ma non ci sono!

Invece ci sono, il fatto che poi qualcuno assuma più ruoli non è necessariamente un male, un autore può anche essere editore, ma non potrà mettere due casacche allo stesso tempo.

10 ore fa, Renato Bruno ha detto:

autore? quello che scrive, Che cosa e per chi?

Che domanda è? Sai benissimo che non esiste una risposta univoca, i due estremi dello spettro sono chi scrive solo per sé stesso e chi scrive pensando al pubblico più vasto possibile.

10 ore fa, Renato Bruno ha detto:

La valutazione dell'editor è sempre soggettiva e può benissimo non corrispondere ai criteri editoriali e commerciali più in voga al momento. L'editor è in primis un sensibile lettore, ma non fa l'editore.

Ma non hai detto che non esistono figure definite? Certo che l'editor non fa l'editore e io non ho affermato il contrario. Io ho detto che l'editor dovrebbe essere colui che aiuta a migliorare un testo. Non è cosi?

10 ore fa, Renato Bruno ha detto:

agente? quello che propone il testo dell'autore all'editore. Solo un passacarte, quindi? Anche l'agente è in primis un lettore soggettivo affascinato da certi linguaggi e vittima di certi pregiudizi. Anche per questo è molto selettivo, ha una reputazione da difendere, giudica passabili pochissimi inediti e soprattutto conta sulla continuità produttiva dello scrittore, sulla scuderia e non solo sul singolo e fortunato exploit. E in genere gli esordienti hanno poco materiale valido da tirar fuori dai famosi cassetti.

Ho mai detto che deve fare solo il passacarte? Ma hai letto quello che ho scritto? Comunque concordo perfettamente con te sul fatto che un agente abbia e debba avere una sua personalità ben precisa. E questo è un altro dei motivi che mi spinge a pensare che dovrei poter proporre il mio testo a n agenti finché non ne trovo uno che sia in sintonia con quello che scrivo. Se ho scritto una schifezza non lo troverò mai, pazienza. 

Ripeto, cerca sul web e troverai centinaia di autori famosi sia fra quelli con vendite enormi (Rowilngs ad esempio) sia fra gli autori di alto livello letterario che sono stati rifiutati decine e decine di volte prima di trovare un editore o un agente ce li rappresentasse. Riprendiamo l'esempio della Rowlings, mi pare sia stata rifiutata 12 volte. Mettiamo che fosse in Italia, vediamo un po' quanto fa 12*500? Fa 6.000 euro. Non so se li avrebbe avuti per proporre il suo testo al tredicesimo che finalmente l'ha accettata. Ma ci sono casi di rifiuti ancora più lunghi. Probabilmente nessuno di questi sarebbe stato pubblicato in Italia. Avrebbero ricevuto una bellissima scheda di valutazione standardizzata con qualche indicazione su come migliorare il testo e l'invito a ripresentarlo (sempre alla stessa agenzia) dopo averlo modificato. Magari è il modo giusto di procedere, non lo so. Infatti vedo in Italia grandissimi autori di altissimo livello, nuovi talenti scoperti a piè sospinto, la nostra letteratura sta dominando il mondo.

L'unico autore attuale davvero famoso all'estero è la Ferrante che a quanto si dice è una persona con ottimi contatti nel mondo editoriale.

10 ore fa, Renato Bruno ha detto:

editore? quello che si occupa di trasformare il manoscritto in opera stampabile. Un semplice programmatore software, quindi? Un porta file alla tipografia? L'editore non "si occupa", bensì confeziona il testo secondo criteri propri e per la sua clientela. L'editore è l'editore, cioè edita, non stampa.

Dai, se vuoi discutere non usare questi mezzucci. Ho scritto che l'editore stampa? No, ho scritto che si occupa di trasformare il manoscritto in opera stampabile. Ho parlato di programmatore? Basta dire cazzate. Occuparsi di un testo significa prendersene cura, in tutti i passaggi necessari per trasformare un manoscritto in opera stampabile che è esattamente ciò che ho scritto.

10 ore fa, Renato Bruno ha detto:

distributore? quello che lo fa arrivare alle librerie. Un corriere, quindi? La sua realtà operativa è molto più complessa e in Italia ha un ruolo di immeritato e straordinario Potere. 

Sì certo, un corriere.

 

Essendo tu una persona intelligente sai benissimo quello che ho scritto e quello che intendevo dire, ma hai voluto farne un'interpretazione semplicistica per farmi sembrare un pollo.

Beh in molti casi lo sono, ma di solito quando scrivo qualcosa cerco di essere chiaro e in genere riesco a esserlo.

 

È assolutamente ovvio che tutte le figure sopra citate svolgono dei ruoli molto più complessi di come li ho tratteggiati, ma credo che le mie definizioni di massima siano piuttosto corrette.

 

Io non ho esperienza nel campo editoriale, ma ho letto parecchie cose che lo riguardano, esperienze di autori, blog di editor e di agenti e ho scoperto che la situazione all'estero è totalmente diversa da quella italiana. Forse siamo noi quelli bravi, può essere.

 

Evidentemente tu ritieni che la situazione italiana sia ottimale e non ci sia nulla da cambiare.

Io, al contrario, vedo parecchi difetti, a cominciare da una selva di autori assolutamente impreparati.

Sai quanti ne ho sentiti vantarsi di aver scritto un libro senza averne mai letto nemmeno uno? Parecchi.

Cosa credi che accada quando mandano un manoscritto a un agente per farsi fare la scheda di valutazione a pagamento? Che l'agente incassa la sua tariffa (si fa qualche risata con i colleghi), risponde segnalando punti da migliorare e dicendo di inviare nuovamente il manoscritto dopo la revisione, così il ciclo riprende.

Io ritengo che agenti che richiedessero la sinossi e un paio di capitoli potrebbero valutare molte più proposte e fra queste scovare un maggior numero di manoscritti interessanti. Magri mi sbaglio, ma mi domando sempre come mai nel resto del mondo facciano proprio così.

 

Ora smetto veramente di intervenire in questa discussione per non intasarla.

Le nostre trasmissioni riprenderanno su un altro canale.

 

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Mi permetto giusto un piccolo commento che esula dalla piega che ha preso la discussione (per il semplice fatto che non conosco, se non per sentito dire, prassi e metodi dei grandi editori).
Sulla base della mia piccolissima esperienza: ci è bastato aggiungere un piccolo "filtro", cioè accettare solo proposte di valutazione che includano estratto e sinossi in un documento unico inviate tramite il form sul nostro sito, per notare un notevole incremento della qualità media dei testi.
La necessità di eseguire poche operazioni banali (andare su un sito, leggersi le istruzioni, aprire Word e fare un paio di copia-incolla) ha evidentemente filtrato la quasi totalità dei "manoscritti" indecenti, che in effetti prima non erano pochi. Magari qualcuno di questi autori pigri, di quelli che non mettono nemmeno in ccn gli indirizzi email degli editori in un invio massivo, è pure bravo, ma francamente ne dubito, perché com'è stato giustamente detto un atteggiamento almeno vagamente professionale in partenza è un biglietto da visita secondo me doveroso, per vari motivi.

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1 ora fa, Nativi Digitali Edizioni ha detto:

La necessità di eseguire poche operazioni banali (andare su un sito, leggersi le istruzioni, aprire Word e fare un paio di copia-incolla) ha evidentemente filtrato la quasi totalità dei "manoscritti" indecenti, che in effetti prima non erano pochi.

 

Questo conferma la mia idea (avanzata anche da altri qui sul forum) che uno scrittore che prende sul serio quello che fa, a prescindere che si tratti di qualcuno che lo considera solo un hobby o qualcuno che aspira legittimamente a farne un mestiere, "si presenta bene" in molti modi: sa leggere le istruzioni ed è disposto a seguirle; sa scrivere in maniera formalmente corretta; molto probabilmente (non sempre, ma nella maggioranza dei casi) avrà anche qualche buona idea da trasformare in un plot degno di interesse.

Gli incontinenti autoreferenziali e spesso ignorantissimi, lo sono sia nella forma e nell'impegno che nei contenuti.

 

1 ora fa, Nativi Digitali Edizioni ha detto:

Sulla base della mia piccolissima esperienza: ci è bastato aggiungere un piccolo "filtro", cioè accettare solo proposte di valutazione che includano estratto e sinossi in un documento unico inviate tramite il form sul nostro sito, per notare un notevole incremento della qualità media dei testi.

 

Sarà un caso (invece non lo è affatto, come voi confermate), ma tutte le agenzie letterarie straniere su cui ho fatto le mie ricerche e di cui ho parlato più sopra forniscono istruzioni molto precise su come inviare i testi che si desidera far prendere in esame. Che abbiano capito anche loro che già così si opera una sana e utile selezione preventiva?

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1 ora fa, Nativi Digitali Edizioni ha detto:

ci è bastato aggiungere un piccolo "filtro", cioè accettare solo proposte di valutazione che includano estratto e sinossi in un documento unico inviate tramite il form sul nostro sito, per notare un notevole incremento della qualità media dei testi.

Io credo che sia la sinossi a cambiare le cose.

Scrivere una sinossi vuol dire ripensare al proprio testo, estrarne un senso e condensarlo in poche frasi.

Credo sia un'operazione assolutamente non banale e credo anche che permetta a chi valuta di capire già molte cose sul testo e sull'autore che l'ha scritto.

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6 ore fa, libero_s ha detto:

Io credo che sia la sinossi a cambiare le cose.

Scrivere una sinossi vuol dire ripensare al proprio testo, estrarne un senso e condensarlo in poche frasi.

Credo sia un'operazione assolutamente non banale e credo anche che permetta a chi valuta di capire già molte cose sul testo e sull'autore che l'ha scritto. 


Non ci avevamo pensato, ma con ogni probabilità hai ragione. Comunque sì, l'importanza della sinossi nella valutazione preliminare di  un testo è tragicamente sottovalutata dagli autori

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Sinossi, questa sconosciuta!

 

Ho sempre difficoltà a scriverne una perchè non è un riassunto nè una presentazione; quindi cos'è? Boh, non riesco a capirlo.

 

Probabilmente sono un po' tardo.:pat: 

 

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Il fatto è che, oggi, tanti si svegliano la mattina e pensano che se un libro l'ha (o chi per lui) l'ha scritto tale Corona o Cassano o personaggio a caso, può farlo anche lui.  C'è dilettantismo perché non si dà importanza alla cosa e, attenzione, non mi riferisco nemmeno alla cifra stilistica perché si può avere la terza media ma essere comunque in grado di metter giù pensieri e dar corpo ad una scrittura, seppur non di livello eccelso a livello stilistico, ma non si da importanza al fatto di pubblicare. Qui si tratta di un discorso culturale e non solo, la grande "liberalizzazione" (uso un termine improprio) del Self Publishing ha generato mostri sotto molti aspetti.

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12 ore fa, JohnnyBazookaBic ha detto:

Qui si tratta di un discorso culturale e non solo, la grande "liberalizzazione" (uso un termine improprio) del Self Publishing ha generato mostri sotto molti aspetti.

 

Guarda che i mostri di cui parli arrivano da molto più lontano, precisamente dal "glorioso" movimento del '68: distruzione della scuola; demonizzazione dei concetti stessi di autorità e di giudizio; ridicolizzazione di chiunque si sia dimostrato esperto e autorevole in un campo qualunque a vantaggio della "spontaneità" dell'ignorante, perché quest'ultimo appartiene al cosiddetto "popolo"; ecc. ecc.

Il self publishing non è che la guarnizione di una torta pronta da tempo, una conseguenza molto più che una causa.

Modificato da L'antipatico
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16 ore fa, JohnnyBazookaBic ha detto:

Il fatto è che, oggi, tanti si svegliano la mattina e pensano che se un libro l'ha (o chi per lui) l'ha scritto tale Corona o Cassano o personaggio a caso, può farlo anche lui.  C'è dilettantismo perché non si dà importanza alla cosa e, attenzione, non mi riferisco nemmeno alla cifra stilistica perché si può avere la terza media ma essere comunque in grado di metter giù pensieri e dar corpo ad una scrittura, seppur non di livello eccelso a livello stilistico, ma non si da importanza al fatto di pubblicare. Qui si tratta di un discorso culturale e non solo, la grande "liberalizzazione" (uso un termine improprio) del Self Publishing ha generato mostri sotto molti aspetti.

 

E cosa ci sarebbe di male a pensare "se l'ha fatto lui, posso farlo anche io"?

 

 

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18 ore fa, JohnnyBazookaBic ha detto:

Qui si tratta di un discorso culturale e non solo, la grande "liberalizzazione" (uso un termine improprio) del Self Publishing ha generato mostri sotto molti aspetti.

:no:

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1 ora fa, JPK Dike ha detto:

 

E cosa ci sarebbe di male a pensare "se l'ha fatto lui, posso farlo anche io"?

 

 

C'è di male che il punto non dovrebbe essere "faccio questa cosa perché qualcun altro più mediocre di me l'ha fatta", bensì "la faccio perché ho qualcosa da dire". Dunque mi accodo a quanto dice @JohnnyBazookaBic, è questo tipo di dilettantismo che nuove al sistema - tanto per riallacciarsi al titolo della discussione - e sono d'accordo sul fatto che il Self Publishing abbia generato molti mostri. Però, interrogarsi su dove abbia origine questo pressappochismo, se dal '68 o da ben prima, non credo possa portare a molto.

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21 minuti fa, miwalolita ha detto:

e sono d'accordo sul fatto che il Self Publishing abbia generato molti mostri.

Quali sarebbero questi mostri? E in che modo riuscirebbero a influenzare il rapporto tra editori-agenti-lettori? :umh:

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45 minuti fa, miwalolita ha detto:

C'è di male che il punto non dovrebbe essere "faccio questa cosa perché qualcun altro più mediocre di me l'ha fatta", bensì "la faccio perché ho qualcosa da dire". Dunque mi accodo a quanto dice @JohnnyBazookaBic, è questo tipo di dilettantismo che nuove al sistema - tanto per riallacciarsi al titolo della discussione - e sono d'accordo sul fatto che il Self Publishing abbia generato molti mostri. Però, interrogarsi su dove abbia origine questo pressappochismo, se dal '68 o da ben prima, non credo possa portare a molto.

 

Beh, io ho iniziato proprio così. E sono felice di averlo fatto. Se ho qualcosa da dire? Forse: ma prima anche solo di considerare di dirlo, ho dovuto imparare a scrivere. E per farlo i buoni propositi e le belle speranze non servono a nulla. Serve la ciccia: ovvero la consapevolezza di poter imparare ed essere capaci di fare meglio di tanta gente. Proprio da un punto di vista di sostanza.

E' stato il mio motore.

Per te sarà qualcos'altro. Non importa cosa sia, basta che questa forza propulsiva esista.

Quindi direi che non è importante il perché si inizia, il perché ci si prova. Ma solo l'atto pratico del provarci.

Che poi, come diceva un omino piccolo e verde con lo orecchie a punta.

Do. Or do not. There is no try.

Quindi se il self ha portato tanta gente a fare, indipendentemente dal loro risultato, è per me tutto di guadagnato.

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Ritorno anch'io sull'argomento per dire:

 

- Sono d'accordo sul fatto che la deriva culturale viene già da prima del self publishing e dei social, i quali sono la punta di un iceberg che amplificano e possono aver amplificato il problema, ma non l'hanno certo creato... 

Così come, al contempo (ma la disparità dei casi è abissale) sono e possono essere strumenti positivi, non necessariamente negativi...

 

- Io non sono contrario a nessuna forma di onesto dilettantismo... tantomeno sono contrario all'uso non professionale del self o dei social, così come, ad esempio, non sono contrario agli editori a pagamento (o semplici  "stampatori" come in certi casi si potrebbero definire)... né sono contrario al fatto che il best-sellers del momento sia o possa essere quello di un personaggio famoso che "scrittore" non lo è in nulla... insomma non sono contrario a nessuna delle tanto deprecate o deprecabili tendenze che contribuiscono in larga scala (e sempre secondo me) ad abbassare se non addirittura a degradare il sistema narrativo-editoriale italiano e il livello culturale stesso...

 

- Tutto questo perché credo e continuo a credere nel diritto di libertà di espressione di tutti, e diritto di creatività e condivisione al contempo... e tutto ciò lo trovo "bello e giusto" a livello teorico e anche pratico.

Che ad esempio un adolescente possa raggiungere milioni di lettori con il suo "romanzo" (non professionale) è secondo me una opportunità straordinaria che io, a quell'età, avrei ugualmente desiderato poter avere, ma non c'erano i mezzi.

Che addirittura le CE, conti alla mano, decidano di farne prodotti di vendita, altrettanto mi par cosa giusta.

 

- Ciò che ritengo se non "sbagliato", perlomeno più che dannoso è invece l'ormai assenza di differenziazione fra professionismo e dilettantismo, non il successo del dilettantismo in sé.

Perché di questo, in fin dei conti ci lamentiamo: che il dilettantismo abbia più successo del professionismo, che il dilettantismo abbia ormai un maggiore riscontro culturale del professionismo; ma appunto e soprattutto che il dilettantismo sia ormai confuso con il professionismo tanto da averlo sminuito.

 

- Ciò che dunque rivendico (per ideologia personale) è che non si faccia confusione fra i due concetti... quanto al contempo che l'un concetto non oscuri l'altro, ma che gli aghi della bilancia pesino in egual misura.

Si è dunque passati da un idea culturale (in tutti i campi lavorativi, per quanto mi riguarda) dove in passato il professionismo aveva accesso all'ambito lavorativo, il dilettantismo no; al contrario, oggi chi lavora, chi guadagna è più il dilettante che non il professionista. Così chi viene pubblicato.

 

- Dunque vorrei che fossero scissi i due aspetti... ben vengano tutte le opportunità per i dilettanti (anche economiche, etc..), ma che si chiarisca bene l'aspetto dilettantistico della faccenda. Ossia che non si definisse "un grande scrittore, un professionista" chi ha scritto il suo primo romanzo in pochi mesi... che quand'anche il suo libro sia pubblicato e magari comprato-letto da migliaia di persone non ci si riferisca ad esso come un'opera letteraria professionale... 

Questa confusione, crea secondo me il grande malcontento di quest'epoca in generale.

 

- Per scrivere un libro, bisogna conoscere e aver faticato nel mestiere di scrittore... chi non ha raggiunto tali livelli sia considerato al contrario un dilettante, magari ricco, magari famoso, ma non un professionista.

 

- È la stessa differenza che intercorre, per fare un esempio banale, fra un video amatoriale che diviene virale e una pellicola cinematografica di un regista professionale.

Il video sui gattini farà milioni di visualizzazioni, ma culturalmente non può essere considerato come un video professionale.

La pellicola cinematografica, magari avrà cento stimatori, ma dietro c'è il lavoro, lo studio, l'esperienza...

Se noi chiamiamo "maestro, regista, genio" e via dicendo l'autore del video non professionale, abbiamo perso la rotta rispetto a quello che è stato il nostro passato.

Se noi decidiamo poi che la professionalità non paga, perché non suscita alcun interesse, non abbiamo più tempo per seguirla né i mezzi per metterla in pratica, allora non avremo più "professionisti" ma dilettanti a pieno campo che, rimasti gli unici protagonisti, verranno considerati "i nuovi professionisti".

 

Avremo dunque scrittori da "weekend" osannati, avremo insegnanti di musica o di fitness che insegnano dopo due mesi di corso, e in un futuro non troppo lontano potremmo addirittura avere medici laureati in un anno e via dicendo...

 

Questo il mio ragionamento che non vuole essere provocatorio, ma solamente significare: "il dilettantismo che nuoce al sistema" è il dilettantismo considerato al pari del professionismo, è il dilettantismo che oscura il professionismo eliminando ogni metro di paragone...

 

Che ci sia dunque e almeno una chiara presa di posizione almeno sul significato generale dei termini, già questo, secondo me, potrebbe aiutare...

 

Se una CE, ad esempio, pubblica un libro pieno di refusi, con una trama illegibile di un autore/autrice che non ha finito neanche le scuole superiori... lo pubblicasse, ne vendesse pure milioni di copie, ma che non sia chiamato "fenomeno editoriale", "la più grande rivelazione letteraria dell'anno" e via dicendo... sia chiamato "opera sgrammaticata non sottoposta al minimo editing"... se poi il pubblico la vuole comprare, la compri, se ne vuole dibattere, ne dibatta... anche questo fa parte secondo me della libertà, una libertà che viaggia di pari passo al tessuto culturale-sociale che ci gravita intorno e quindi (ma qui il discorso si amplia assai...) starebbe anche ad esempio al sistema d'istruzione scolastico fornire i mezzi necessari per discernere e via dicendo...

 

- Chi si autopubblica, ad esempio, potrebbe tranquillamente scrivere l'avvertenza "questo libro è autopubblicato", "tale libro non è stato sottoposto a un editing professionale" non darlo per scontato, o peggio sperare che darlo per scontato aiuti poi a nascondere determinate falle qualora siano presenti nella sua opera...

 

E nel gioco ci siamo dentro tutti (come dicevo in un'altra discussione), nessuno è innocente: scrittori, editor, agenzie letterarie, case editrici...

La domanda che ognuno dovrebbe porsi, secondo me è: a quale modello professionale facciamo riferimento nello svolgere la nostra professione?

 

Ciao!

 

 

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Cerco di spiegare meglio quello che intendo. Partiamo subito col dire che io stesso sono un autore autopubblicato, quindi non sono contro la "categoria"; il problema, a mio avviso, del Self è che ha abbassato drasticamente la qualità di quello che viene immesso sul mercato proprio perché non esiste un filtro, certo che ci sono autori meritevoli di essere letti anche se sulla copertina non c'è il logo di un editore. La scarsa attenzione, in parte, deriva da questo e dal fatto che spesso non c'è un percorso di qualità che porti il proprio lavoro ad un buon livello perché la verità è che autopubblicarsi non è una passeggiata e se devi farlo per avere il tuo libro, allora vai direttamente in tipografia e te ne stampi qualche copia per soddisfazione personale.

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9 minuti fa, AndC ha detto:

Se noi chiamiamo "maestro, regista, genio" e via dicendo l'autore del video non professionale, abbiamo perso la rotta rispetto a quello che è stato il nostro passato.

 

Concordo in pieno. È il motivo più frequente per cui mi capita di litigare su FB, vedere cose di bassa qualità definite opere d'arte, gli autori dei geni, delle schifezze capolavori.

 

Non sono d'accordo sulla differenza fra dilettante e professionista. In tutti i campi ci sono dilettanti che si sono dimostrati più preparati di molti professionisti.

La vera differenza è fra chi affronta le cose con una certa serietà e umiltà e fra chi si ritiene automaticamente n genio che non ha bisogno di guardare, imparare, studiare, capire.

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5 minuti fa, libero_s ha detto:

Non sono d'accordo sulla differenza fra dilettante e professionista. In tutti i campi ci sono dilettanti che si sono dimostrati più preparati di molti professionisti.

La vera differenza è fra chi affronta le cose con una certa serietà e umiltà e fra chi si ritiene automaticamente n genio che non ha bisogno di guardare, imparare, studiare, capire.

Ma sì, è esattamente quello che volevo dire io e che ho cercato di esprimere anche nell'altro mio intervento...

 

Secondo me possiamo riscontrare maggiore professionalità nel dilettante e viceversa proprio perché i due termini si sono mischiati, svuotandosi dei loro contenuti... magari un "dilettante" che scrive da cinquant'anni viene considerato e lui stesso si considera un "dilettante" perché non è stato pubblicato da nessuna CE o non ha fatto corsi di scrittura... un professionista che scrive da sei mesi si considera professionista perché è diventato un caso editoriale e fa presentazioni e guadagna soldi... magari un professionista che lavora e scrive da cinquant'anni non conosce nemmeno la consecutio, un esordiente al suo primo libro è molto più umile o preparato nella lingua italiana...

 

La differenza sta nel contenuto e nel valore dei due termini...

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31 minuti fa, AndC ha detto:

"tale libro non è stato sottoposto a un editing professionale"

Condivido molte delle cose che hai detto, ma su questo punto mi permetto una riflessione ulteriore. Proprio in quanto "editore di se stesso", chi decide di autopubblicare dovrebbe sempre contattare un editor professionista per la revisione del romanzo. Io per esempio ho autopubblicato e il mio romanzo, prima di essere impaginato, è stato editato da una persona che di lavoro fa l'editor, non da mio cugino volenteroso. 
Non vorrei che si desse per scontato che l'autore in self debba essere per forza uno sprovveduto che fa le cose a caso. C'è di tutto, in un bacino così ampio, ma ci sono molte persone che curano a lungo l'opera che poi scelgono, per ragioni diverse, di autopubblicare.

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13 minuti fa, ophelia03 ha detto:

Condivido molte delle cose che hai detto, ma su questo punto mi permetto una riflessione ulteriore. Proprio in quanto "editore di se stesso", chi decide di autopubblicare dovrebbe sempre contattare un editor professionista per la revisione del romanzo. Io per esempio ho autopubblicato e il mio romanzo, prima di essere impaginato, è stato editato da una persona che di lavoro fa l'editor, non da mio cugino volenteroso. 
Non vorrei che si desse per scontato che l'autore in self debba essere per forza uno sprovveduto che fa le cose a caso. C'è di tutto, in un bacino così ampio, ma ci sono molte persone che curano a lungo l'opera che poi scelgono, per ragioni diverse, di autopubblicare.

 

Esattamente, condivido appieno la tua doverosa e giusta aggiunta-precisazione... per non dilungarmi troppo, nel mio intervento ho parlato del self mettendo in risalto solo l'aspetto non professionistico o professionale... ciò non toglie che il self possa essere inteso con il massimo della professionalità come hai fatto tu, ad esempio, o come molti altri autori fanno...

 

Non è che il self sia di sua natura dilettantistico e la pubblicazione con una CE professionale, è appunto come ci si approccia a tutta la faccenda che fa la differenza... 

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3 ore fa, Mister Frank ha detto:

Quali sarebbero questi mostri? E in che modo riuscirebbero a influenzare il rapporto tra editori-agenti-lettori? 

Oltre a contribuire, insieme alle tante case editrici che lucrano sulla brama di pubblicare a tutti i costi di troppe persone, Influenzano anche il mercato sfornando centinaia di titoli a prezzi estremamente concorrenziali rispetto a una casa editrice che nel prezzo di copertina deve mettere anche tasse, spese di gestione, personale tipografia e tante altre voci che non sto qui a elencare. E purtroppo attualmente c'è una grossa fetta di mercato che si accontenta e compra di tutto purché a basso prezzo, anzi bassissimo, meglio gratis...

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58 minuti fa, Riccardo e Tempesta Edit. ha detto:

Oltre a contribuire, insieme alle tante case editrici che lucrano sulla brama di pubblicare a tutti i costi di troppe persone, Influenzano anche il mercato sfornando centinaia di titoli a prezzi estremamente concorrenziali rispetto a una casa editrice che nel prezzo di copertina deve mettere anche tasse, spese di gestione, personale tipografia e tante altre voci che non sto qui a elencare. E purtroppo attualmente c'è una grossa fetta di mercato che si accontenta e compra di tutto purché a basso prezzo, anzi bassissimo, meglio gratis...

Preferisco l'attuale sistema concorrenziale al monopolio delle case editrici.

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Che dire, confesso e alzo le mani. Mi arrendo :) 

Scherzosamente, ma non troppo. Per me la scrittura è un divertimento, uno spazio felice, di creatività. Però, è evidente che non posseggo né il talento né l'attitudine per essere considerato uno scrittore. Ho quindi trovato la mia vita naturale nell'auto-pubblicazione, come mezzo per condividere comunque il frutto del mio passatempo. Ne ho venduta qualche copia, ma certamente solo per il prezzo bassissimo. A mia discolpa posso dire che non ho mai mandato nulla a nessuna casa editrice, anche perché mi spiacerebbe far perdere del tempo a chi lavora ... 

Forse, a queste condizioni, aveva più senso tenere il libro nel cassetto ed evitare di espormi a figuracce. 

Beh, è una serata in cui sono un po' demoralizzato.

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17 minuti fa, Fabio1143 ha detto:

Però, è evidente che non posseggo né il talento né l'attitudine per essere considerato uno scrittore

Scusa, evidente a chi? A te stesso, giusto? Non si è mai bravi a giudicare se stessi. Lettori, beta reader ed editor servono a questo :) 

 

17 minuti fa, Fabio1143 ha detto:

Beh, è una serata in cui sono un po' demoralizzato.

Ah, adesso capisco!

 

Vabbè, ci passiamo in tanti (non posso dire tutti perché mica conosco il pensiero di tutti, ma). C'è pure una sezione dedicata per parlare di quanto a volte abbiamo paura della scrittura e del mondo editoriale, qui:

https://www.writersdream.org/forum/forums/forum/93-incubi-dello-scrittore/ 

 

Non ho letto nulla di tuo, mi pare. Ma anche se tu davvero fossi scarsissimo, si può sempre migliorare. Se scrivere ti fa stare bene, continua a farlo - magari cercando di migliorare (manuali, corsi di scrittura, consigli che si trovano qui eccetera).

C'è l'Officina per farsi leggere. 

Sul successo non garantisco, ma sulle piccole soddisfazioni sì. :) 

 

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