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lapidus

Il dilettantismo che nuoce al sistema

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Spesso abbiamo parlato dell'improvvisazione di certi editori e/o addetti ai lavori, mi piacerebbe però avere un vostro parere su un elemento che a mio avviso nuoce in primo luogo proprio agli stessi scrittori, ossia quella sorta di dilettantismo che finisce con lo screditare l'intera categoria degli esordienti/emergenti, costringendo le case editrici ad adottare regole sempre più ferree per la lettura dei manoscritti.
Faccio qualche esempio pratico.
Leggo di aspiranti che mandano lo stesso testo più volte agli stessi editori o agenzie, in quanto a distanza di mesi hanno apportato qualche modifica (magari hanno corretto, limato o aggiustato, ma alla fine il testo sempre quello è).
Poi ci sono quelli che mandano una raccolta di racconti a editori che dichiarano apertamente di non pubblicare racconti.
"Eh, ma i miei racconti sono belli, magari con me fa un'eccezione... e poi tentare non nuoce, tanto è solo una mail".
Quelli che non ce la fanno ad aspettare e inviano un secondo dopo aver scritto la parola “fine”, senza nemmeno rileggere.
O, ancora, quelli che mandano il testo per mail a editori che richiedono espressamente il cartaceo (sempre per il principio che tentar non nuoce e male non fa).
Naturalmente sono solo esempi, però credo siano emblematici di una realtà che alla fine si ripercuote su tutto il sistema e, alle volte, causa chiusura o diffidenza verso gli esordienti.
Alla luce di questo, possiamo biasimare se poi gli editori prediligono ricevere testi filtrati dalle agenzie o da qualche editor di fiducia? Se non leggono la mail o se ci impiegano mesi o anni a rispondere? Se nella pagina di invio manoscritti scrivono decaloghi super restrittivi? Se accettano solo il cartaceo per scoraggiare invii random? 
Che ne pensate? Non sarebbe forse più opportuno (in primis per se stessi, perché non tutti lo sanno ma c’è il rischio di bruciarsi) darsi una regolata e porsi in maniera più professionale?
 

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6 minuti fa, lapidus ha detto:

Che ne pensate? Non sarebbe forse più opportuno (in primis per se stessi, perché non tutti lo sanno ma c’è il rischio di bruciarsi) darsi una regolata e porsi in maniera più professionale?

Con me sfondi una porta aperta.

Quando leggo "ho già spedito a un centinaio di editori e sto aspettando le risposte..." mi assale la depressione. 

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Che chiamare questa gente dilettante è fare un'offesa a chi dilettante lo è, per hobby o per poca esperienza. E non c'è nulla di male a esserlo. 

 

Di contro, sinceramente, se basta così poco per convincere le CE a non fare scouting siamo in ogni modo alla frutta. 

 

Un po' come se la Juventus smettesse di avere scuole calcio a giro per l'Italia solo perché si presentano ragazzi poco bravi accompagnati da genitori che offendono quando il proprio pargolo viene scartato. 

 

Fa parte del gioco. 

 

Ma ultimamente le sorprese negative e vergognose su grandi CE sono fioccare senza fine. Quindi in definitiva la miopia imprenditoriale è nulla al confronto. 

 

 

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22 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Che chiamare questa gente dilettante è fare un'offesa a chi dilettante lo è, per hobby o per poca esperienza. E non c'è nulla di male a esserlo. 

Certo,non c'è nulla di male a essere dilettanti. L'importante è cercare di porsi in maniera professionale, visto che i libri e il mondo dell'editoria sono una cosa seria.

 

23 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Un po' come se la Juventus smettesse di avere scuole calcio a giro per l'Italia solo perché si presentano ragazzi poco bravi accompagnati da genitori che offendono quando il proprio pargolo viene scartato. 

 

Fa parte del gioco. 

Qui non ti seguo, secondo me fai l'esempio sbagliato, il mondo del calcio produce un indotto economico completamente diverso.

32 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Di contro, sinceramente, se basta così poco per convincere le CE a non fare scouting siamo in ogni modo alla frutta. 

Dipende sempre se il gioco vale la candela, forse qualcuno ritiene più utile fare uno scouting diverso e andare a pescare da riviste letterarie o da piattaforme come Wattpad o  Amazon, o magari delegare lo scouting alle agenzie. Possiamo fargliene una colpa?

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@lapidus

 

Ma girano milioni nell'editoria. E si moltiplicano nel momento che trovi un autore da portare all'estero. Lo scouting su wattpad e amazon si limita alla top 20. Non è scouting, è cercare chi vende decine di migliaia da solo e farlo proprio. A costo 0. 

Scouting è andare nelle scuole con corsi di scrittura e concorsi per ragazzi. E farli crescere una volta trovati. Aspettarli. 

 

 

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In realtà non vedo il problema. Sono più d'accordo con JPK Dike: fa parte del gioco.

Parti da un presupposto: una scrematura da qualche parte si deve fare, e non solo per colpa degli errori 'tattici' di cui parli.

Un esempio. Una volta sentii un'editor della Einaudi (mica noccioline) dire che loro ricevono migliaia di manoscritti l'anno (ciò vuol dire diversi manoscritti al giorno). Loro (quindi gli altri chissà, ma è possibile che tra le altre grandi CE sia la stessa cosa) si fanno un punto di leggerli tutti, uno per uno, giusto perché non si sa mai che magari lì in mezzo ci sia davvero un possibile best-seller. Il fatto degli invii sbagliati, fatti a caso, fatti senza raziocinio, non influisce sulla selezione. Quello che influisce sulla selezione, a detta della stessa editor, è che, purtroppo, la qualità media di questi manoscritti è terribilmente bassa. Inviare un manoscritto pulito e senza refusi alla CE giusta con le modalità giuste aiuta, certo, ma ciò non impedirà il suo pronto cestinamento in caso di qualità non sufficiente. E ciò è aggravato dal fatto che, per motivi ovviamente economici, organizzativi e compagnia bella, anche le grandi CE non si permettono di pubblicare più di un esordiente all'anno o poco più: i 'posti disponibili' insomma sono piuttosto limitati.
Se poi vogliamo dire che certi esordienti pubblicati non siano comunque tanto di alta qualità, beh, magari può essere vero. Possiamo allora solo immaginare il livello di zozzeria che sia stato scartato, se quello è stato il meglio che, tra tutti i canali a disposizione, l'editore è riuscito a trovare.

 

E allora che voglio dire? Voglio dire, come sempre, che l'uva non è acerba e che, come diceva il buon Gianni, "saltare ogni giorno" porta letteralmente i suoi frutti. ;)
 

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Io credo che, in generale, la cura con la quale seleziona gli editori destinatari del proprio manoscritto, sia proporzionale a quella che l'aspirante esordiente mette nella scrittura stessa.

Cioè: se uno, per lo più senza rendersene conto, è approssimativo (diciamo così) nella scrittura, lo sarà molto probabilmente anche nelle attività collegate, ivi compresa la selezione degli editori, il confezionamento del proprio "prodotto" secondo le regole richieste da ciascun editore, eccetera.

Potrà sembrare una generalizzazione sciocca, o esagerata, ma io sono convinto che lo scrittore scrupoloso (ancorché amatoriale - termine che in questo caso preferisco a "dilettante" - ), severo con sé stesso, che ama la lingua in cui si esprime e con la quale narra, che non cerca la pubblicazione per la pubblicazione (o per dire «Sono uno Scrittore»), sia poi anche colui che continua a fare le cose per bene (o almeno ci prova onestamente) anche dopo aver messo la parola fine sul proprio manoscritto.

Per me l'unico dilettantismo che nuoce "al sistema" (cioè al mondo degli aspiranti esordienti) è quello che arriva a stampare su preziosa carta le proprie "fatiche" attraverso la mancata selezione (con tutto ciò che ne consegue a livello di qualità dei risultati) dell'editoria a pagamento.

Per il resto fa tutto parte del gioco, sono d'accordo anch'io con @JPK Dike@Alexander91 : in ogni campo ci sono quelli bravi e quelli meno bravi; quelli rigorosi e quelli approssimativi.

In medicina, in giurisprudenza, in ingegneria, nell'insegnamento (solo per fare degli esempi banali) la soglia tra chi merita di esercitare l'attività e chi no è stabilita inizialmente da risultati oggettivi nello studio. Nelle discipline artistiche l'illusione che il puro talento possa essere sufficiente (a volte anche unico requisito necessario) porta a tentare di fare lo scrittore anche chi sarebbe meglio si dedicasse a tutt'altro.

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Un editor dovrebbe avere la capacità di distinguere già dalle primissime righe se un testo merita di vedere la luce o no. Merito che può essere inteso in tanti modi: commerciale, di talento o semplicemente merito di beccare la CE giusta al momento giusto, magari perché quella specifica CE in quello specifico momento ha bisogno di far uscire quello specifico testo. Quindi in un mare magnum di testi scadenti, il capolavoro sommerso dovrebbe venire comunque a galla. Se resta sommerso forse è perché non è un capolavoro, a prescindere dalla sua commerciabilità. 

Ciò premesso, la mia esperienza (piuttosto ampia ahimé, sia per questioni anagrafiche sia professionali) mi porta a dire con ragionevole certezza che la stragrande maggioranza delle grandi CE non prende in considerazione gli invii spontanei, quindi la paura di essere scartati a priori per la saturazione del mercato è una paura infondata. D'altro canto, se parliamo di CE minori, la loro diffusione è talmente bassa da non compromettere l'immagine dello scrittore verso l'esterno, anche se affiancato da testi mediocri. 

 

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3 ore fa, Alexander91 ha detto:

Una volta sentii un'editor della Einaudi (mica noccioline) dire che loro ricevono migliaia di manoscritti l'anno (ciò vuol dire diversi manoscritti al giorno). Loro (quindi gli altri chissà, ma è possibile che tra le altre grandi CE sia la stessa cosa) si fanno un punto di leggerli tutti, uno per uno,

 

Se è così, possiamo sperare.

 

50 minuti fa, NayaN ha detto:

la mia esperienza (piuttosto ampia ahimé, sia per questioni anagrafiche sia professionali) mi porta a dire con ragionevole certezza che la stragrande maggioranza delle grandi CE non prende in considerazione gli invii spontanei,

 

Se è così, no.

 

 

 

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5 ore fa, Alexander91 ha detto:

si fanno un punto di leggerli tutti, uno per uno

Non credo nemmeno se lo giurano.

Forse, e dico forse, le prime tre righe:D 

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37 minuti fa, camparino ha detto:

Non credo nemmeno se lo giurano.

Forse, e dico forse, le prime tre righe:D 

 

Ma sai, se chi legge ha alle spalle dell'esperienza, le prime righe bastano e avanzano. 

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Io trovo esiziale (e quasi fisiologico) il POV. Non voglio assolutamente  generalizzare ma è presumibile, (e partendo dal presupposto di pensare di avere un capolavoro tra le mani) che l'esordiente parta con l'ottica soggettiva di avere un buon manoscritto tra le mani e lo invia. Non sapendo che nell'atto di farlo il suo bel manoscritto ha già cambiato ottica e subentra quella oggettiva e imprenditoriale, con lo "spettro" (non discriminatorio ma fisiologicamente scrematorio) del prodotto editoriale. Poi ci possono essere gli editori bravi o meno, grandi o meno, lungimiranti o meno... ma se ne conoscete qualcuno che è anche fesso segnalatemelo subito che tiro fuori dal cassetto il mio magnificentissimus manoscritto.

Però, volendo fare l'avvocato del diavolo, d'altro canto c'è la fruibilità del tutto del giorno d'oggi. Voglio dire, se sui loro siti le CE mettono lo spazio per l'invio di manoscritti dovrebbero aver messo in conto le conseguenze: è come spalancare le porte all'armageddon.

 

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è come dice @JPK Dike, il paragone col calcio è azzeccato, nell'editoria girano i miliardi dai. Meglio se non parlo a riguardo.

 

Per forza che la qualità è bassa. Di corsi di scrittura realmente buoni ce ne sono un paio in tutta la nazione (forse), la maggior parte servono solo ad arricchire chi li organizza e non insegnano niente.

 

Dovrebbero farsi appunto una "cantera" puntare fin da piccoli su giovani promettenti e seguirli nel percorso di crescita, invece il business plan delle CE è prendere roba che fa tante views su Wattpad, buttarlo sul mercato senza fare editing così si risparmia. O magari roba che fa il botto su Amazon.

 

Tanto l'opera è conosciuta e qualcosa venderà, l'autore è contento che può fregiarsi di avere una CE e la CE è contenta che si fa soldi quasi aggratis.

 

Il management cieco è il male dell'editoria italiana, non gli autori.

 

Poi ci si lamenta che l'editoria è in crisi, ma per forza.

 

Che poi anche il discorso che hanno pubblicato il meno peggio di ciò che hanno ricevuto apre ampie discussioni: io solleverei anche il tema ehm... fortuna, che certi autori hanno nell'uscire con grandi CE con dei libri indecenti.

 

In sintesi: il problema è alla base, nelle scuole non insegnano a scrivere decentemente, i corsi di scrittura sono improntati unicamente al guadagno; ovvio che se uno non si sbatte a studiarsi i manuali in inglese non impara mai e la qualità ristagna.

 

Poi ovvio che magari ci sono autori che fanno cose non proprio intelligenti, ma quello fa parte del gioco, e questo genere di persona c'è in ogni categoria.

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@lapidus Sono fondamentalmente d'accordo con tutto il discorso ma la cosa che mi infastidisce molto in tanti autori esordienti è quello di pensare che una volta trovata la casa editrice il loro lavoro è finito. Non è così, lo scrittore deve collaborare con la casa editrice per la sua promozione. Essere disponibile per le presentazioni, sfruttare i propri canali di conoscenza (che non sono quelli dei parenti e amici) professionali da "affiancare" a quelli della casa editrice per una maggiore e capillare diffusione. La CE ha i suoi canali costruiti intorno alla sua produzione e politica editoriale che però non è detto che siano su misura per tutti gli autori e quindi vanno potenziati con nuove conoscenze e nuove strade...

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Mah, mi sembra un circolo vizioso senza fine.

Le CE che si lamentano dell'ottusità degli aspiranti scrittori (che mandano schifezze, che mandano a caso, che si offendono se rifiutati) e gli scrittori che si lamentano delle CE (che non rispondono, che spariscono dopo la firma del contratto, che non fanno editing, che non fanno distribuzione, che non pagano le royalties). 

In tutto questo quasi tutti noi lettori ci lamentiamo della scarsa qualità dei libri che ci sono in giro.

Chi ha ragione e chi torto?

Probabilmente entrambi o nessuno: c'è solo un po' di esasperazione da entrambe le parti.

Come in tutte le cose, vedere gli errori degli altri è più difficile che vedere i propri. 

Quindi: un po' di criterio negli invii alle CE è sacrosanto, ma (in fin dei conti) si presume che le CE sugli autori ci guadagnino e quindi (almeno le piccole CE) dovrebbero gradire gli inviti spontanei fatti con criterio...E scartare gli impubblicabili troppe remore.

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10 ore fa, lapidus ha detto:

Leggo di aspiranti che mandano lo stesso testo più volte agli stessi editori o agenzie, in quanto a distanza di mesi hanno apportato qualche modifica (magari hanno corretto, limato o aggiustato, ma alla fine il testo sempre quello è).

È un atteggiamento assolutamente controproducente, perché svilisce prima di tutto il proprio lavoro, eppure capita molto, molto spesso.

Sul Forum ho letto molte testimonianze di esordienti che mi hanno lasciato francamente basita, ma, del resto, di modi per svilirsi se ne trovano sempre parecchi, qui o altrove.

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Bah, comunque mi pare che i poveri autori vengano un po' troppo flagellati e che per giunta si autoflagellino.

Insomma, l'autore scrive il libro, che mi pare sia incontestabilmente la cosa più faticosa e più fondamentale di tutta la faccenda.

L'editore deve fare una cernita e vendere i libri, mica facile, d'accordo, ma dei due chi ha il compito più gravoso? A me pare che non ci siano dubbi: chi si spreme il cervello a ideare una storia, a scriverla, a revisionarla fino alla nausea?

Malgrado questo, sembra quasi che gli autori debbano scusarsi perché intasano le CE di porcherie (se fanno schifo cestinatele, no? È il vostro mestiere!) e poi debbono anche farsi in quattro per cercarsi un editor, poi magari un'agenzia, poi la promozione...

Gentili editori, se volete che vi passiamo pure l'aspirapolvere in ufficio, ditelo, non c'è problema....

 

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11 ore fa, Calvinator2 ha detto:

Per forza che la qualità è bassa. Di corsi di scrittura realmente buoni ce ne sono un paio in tutta la nazione (forse), la maggior parte servono solo ad arricchire chi li organizza e non insegnano niente.

 

I corsi di scrittura sicuramente aiutano, ma per farsi le ossa nella scrittura la prima cosa da fare è leggere, non scrivere. E purtroppo molti di quelli che si professano (e si lamentano) esordienti non leggono. Non credo che la scarsa qualità dei testi che girano oggi sia imputabile alla mancanza di scuole adeguate, piuttosto alla convinzione generalizzata che scrivere è una cosa che possono fare tutti, basta mettersi davanti a uno schermo e buttare giù due sciocchezze. Manca la percezione che scrivere a livello professionistico è un mestiere, e come tutti i mestieri richiede applicazione, esperienza e umiltà di imparare da chi ne sa più di noi.

 

11 ore fa, Calvinator2 ha detto:

il business plan delle CE è prendere roba che fa tante views su Wattpad, buttarlo sul mercato senza fare editing così si risparmia. O magari roba che fa il botto su Amazon.

 

Tanto l'opera è conosciuta e qualcosa venderà, l'autore è contento che può fregiarsi di avere una CE e la CE è contenta che si fa soldi quasi aggratis.

 

Il management cieco è il male dell'editoria italiana, non gli autori.

 

Poi ci si lamenta che l'editoria è in crisi, ma per forza.

 

Che poi anche il discorso che hanno pubblicato il meno peggio di ciò che hanno ricevuto apre ampie discussioni: io solleverei anche il tema ehm... fortuna, che certi autori hanno nell'uscire con grandi CE con dei libri indecenti.

 

I libri di cui parli tu sono quelli che servono alle CE per avere la possibilità di pubblicare gli altri millemila testi di autori meno conosciuti ma più validi, in altre parole servono a fare cassa e a portare avanti la baracca. E torno al mio post precedente: è la legge del mercato. Si vende ciò che il pubblico richiede. Comunque io sto per uscire con una CE del gruppo GeMS e il modus operandi non è stato questo, tutt'altro. Nel mio caso c'è stato un vero e proprio scouting, senza intermediazione di agenzie. L'editing sta andando avanti da novembre e finora mi sembra che stiano mettendo tutta la cura possibile nel mio romanzo. A dimostrazione che non è sempre tutto nero e che ogni tanto il merito viene riconosciuto.

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20 ore fa, Alexander91 ha detto:

Parti da un presupposto: una scrematura da qualche parte si deve fare, e non solo per colpa degli errori 'tattici' di cui parli.

Un esempio. Una volta sentii un'editor della Einaudi (mica noccioline) dire che loro ricevono migliaia di manoscritti l'anno (ciò vuol dire diversi manoscritti al giorno). Loro (quindi gli altri chissà, ma è possibile che tra le altre grandi CE sia la stessa cosa) si fanno un punto di leggerli tutti, uno per uno, giusto perché non si sa mai che magari lì in mezzo ci sia davvero un possibile best-seller. Il fatto degli invii sbagliati, fatti a caso, fatti senza raziocinio, non influisce sulla selezione.

Certo, gli editori dicono sempre di leggere tutti i manoscritti ricevuti, poi ognuno è libero se crederci o meno, anche in base alle proprie esperienze e/o informazioni. Chissà però perché ogni scrittore a un certo punto arriva a fare carte false pur di trovare un'agenzia che lo porti con ragionevole certezza a essere finalmente letto da qualche medio/grande.

14 ore fa, JPK Dike ha detto:

Ma sai, se chi legge ha alle spalle dell'esperienza, le prime righe bastano e avanzano. 

Capisco qualche pagina, ma leggere le prime 3 righe equivale a non leggere. E comunque, mettiamo che siano sufficienti 3 righe per decidere se andare avanti o meno, è ovvio che se poi si va avanti il testo va letto almeno in parte.

12 ore fa, Riccardo e Tempesta Edit. ha detto:

Non è così, lo scrittore deve collaborare con la casa editrice per la sua promozione

Sono d'accordo con te, ma questo è un altro discorso che andrebbe eventualmente approfondito.

9 ore fa, massimopud ha detto:

Bah, comunque mi pare che i poveri autori vengano un po' troppo flagellati e che per giunta si autoflagellino.

Insomma, l'autore scrive il libro, che mi pare sia incontestabilmente la cosa più faticosa e più fondamentale di tutta la faccenda.

L'editore deve fare una cernita e vendere i libri, mica facile, d'accordo, ma dei due chi ha il compito più gravoso? A me pare che non ci siano dubbi: chi si spreme il cervello a ideare una storia, a scriverla, a revisionarla fino alla nausea?

Malgrado questo, sembra quasi che gli autori debbano scusarsi perché intasano le CE di porcherie (se fanno schifo cestinatele, no? È il vostro mestiere!) e poi debbono anche farsi in quattro per cercarsi un editor, poi magari un'agenzia, poi la promozione...

Gentili editori, se volete che vi passiamo pure l'aspirapolvere in ufficio, ditelo, non c'è problema....

 

All'inizio della discussione io (volutamente) non ne ho fatto un discorso qualitativo, anche perché non spetta a me giudicare. Io ho evidenziato alcuni comportamenti che secondo me sono dannosi (o quantomeno inutili) per gli autori stessi e che alla fine si ripercuotono un po' su tutti, perché creano intasamenti e fanno sì che gli editori poi decidano di non leggere e di avvalersi di canali privilegiati.

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12 minuti fa, lapidus ha detto:

Certo, gli editori dicono sempre di leggere tutti i manoscritti ricevuti, poi ognuno è libero se crederci o meno, anche in base alle proprie esperienze e/o informazioni. Chissà però perché ogni scrittore a un certo punto arriva a fare carte false pur di trovare un'agenzia che lo porti con ragionevole certezza a essere finalmente letto da qualche medio/grande.

Ma neanche tanto agenzie eh. Ti dico: il contesto dell'episodio di cui ti ho accennato è quello, piuttosto ristretto, del corso di scrittura della Scuola Holden di Torino. Quella ventina scarsa di ragazzi e ragazze (oh, non io eh, io ero lì casualmente come ospite una tantum, ovviamente :asd:) che erano lì in quella classe quel giorno non avrebbero avuto certo bisogno di passare attraverso agenzie né tantomeno il canale mainstream dell'invio del manoscritto: già i loro insegnanti (tutti più o meno editor, agenti o scrittori di professione presso CE medio-grandi) alla bisogna avrebbero potuto garantire loro un contatto con gli editori (e non sto a specificare sulla qualità degli eventuali manoscritti, perché lì era davvero roba da dare per scontata). Insomma, a volte si può fare a meno pure delle agenzie, basta una singola persona, un contatto giusto. Poi ci vuole sempre un certo livello, perché difficilmente questo contatto si sporcherà le mani a gratis. Ragionandoci poi, se il contesto era quello, che motivo avrebbe avuto l'editor a mentire su quel punto? Anche se, bisogna precisare, nel dire ciò che ha detto ha accennato alla possibilità che forse qualcun altro non legga proprio tutto tutto. Che dire? Inviate a Einaudi. :asd:

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@lapidus

 

Ok, magari qualche riga è esagerato. Però dipende da chi leggi. 

 

Per i canali preferenziali. Inutile starne a parlare. La Holden su tutti è fatta per chi può permettersi di pagare, e avere alla fine una chance con una grande CE. 

 

Ma in definitiva non è diverso dall'eap. Non troppo. E chi la frequenta non ha più possibilità di chi va con una CE minuscola.

 

Tanto alla fine quel che conta è solo come scrivi e se piaci. Quindi inutile perderci il fegato con gli esordienti che intasano il settore, o le CE che non leggono chi è fuori dal circuito (che poi non è proprio vero). 

 

 

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17 minuti fa, Alexander91 ha detto:

Insomma, a volte si può fare a meno pure delle agenzie, basta una singola persona, un contatto giusto.

Certamente. Infatti la scuola Holden, come la Bottega di Narrazione o altri corsi di scrittura che ti mettono in contatto con editor affermati, rappresentano proprio uno di quei canali alternativi cui mi riferivo e ai quali le case editrici attingono proprio per i discorsi fatti in precedenza. E alla luce di quanto sopra non gliene si può nemmeno fare una colpa, anche se è un po' triste pensare sempre di dover frequentare certi ambienti (oltretutto piuttosto onerosi) per aumentare le proprie chances.

 

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@lapidus mi è appena venuta un'idea! :asd: Uccidiamo tutti quegli aspiranti scrittori imbranati che intasano inutilmente le cassette delle lettere delle CE. Ci facciamo arrestare e nella quiete della galera scriviamo con comodo il nostro capolavoro che poi invieremo. Senza concorrenza e con una storia personale così tormentata a fare marketing la pubblicazione è assicurata. :super:

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Ma ti dirò @Alexander91 da parte mia tutto questo patema non c'è... Fortunatamente il libro che ho da poco pubblicato sta andando benino e per il prossimo ho già firmato con una ce di un gruppo editoriale medio distribuito da messaggerie. Quindi ti ringrazio dell'idea, ma credo che manterrò intatta la mia fedina :P

La mia in fondo era solo una riflessione del perché convenga a tutti (in primis a se stessi) approcciarsi in modo professionale e attenta agli editori, poi ognuno, se crede, è libero di mandare 2 o 3 volte lo stesso manoscritto allo stesso editore nel giro di pochi mesi :libri: 

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1 ora fa, lapidus ha detto:

All'inizio della discussione io (volutamente) non ne ho fatto un discorso qualitativo, anche perché non spetta a me giudicare. Io ho evidenziato alcuni comportamenti che secondo me sono dannosi (o quantomeno inutili) per gli autori stessi e che alla fine si ripercuotono un po' su tutti, perché creano intasamenti e fanno sì che gli editori poi decidano di non leggere e di avvalersi di canali privilegiati.

 

Ma infatti la mia non era una critica nei tuoi confronti, quello che dici è in gran parte condivisibile.

Però mi capita di vedere con sempre maggiore frequenza un eccessivo accanimento contro il povero, derelitto aspirante scrittore e la cosa un po' buffa è che questo accanimento proviene molto spesso da altri poveri, derelitti aspiranti scrittori.

Insomma, una buona percentuale di p.d.a. scrittori ritiene che il lavoro dei suoi "colleghi" sia spazzatura, però il 100% dei p.d.a. scrittori non viene mai sfiorato dal dubbio che possa esserlo anche il proprio lavoro, la spazzatura è sempre quella degli altri.

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26 minuti fa, massimopud ha detto:

Insomma, una buona percentuale di p.d.a. scrittori ritiene che il lavoro dei suoi "colleghi" sia spazzatura, però il 100% dei p.d.a. scrittori non viene mai sfiorato dal dubbio che possa esserlo anche il proprio lavoro, la spazzatura è sempre quella degli altri.

Come dire... i conti non tornano!

Quoto in pieno!

 

Per il resto e per quanto mi riguarda, ormai fra dilettantismo, menefreghismo, consumismo, "ingnorantismo"... c'è una bella gara: secondo me non è che qualcosa nuoccia più o meno al sistema, è il sistema stesso ormai un po' irrecuperabile... è il sistema stesso che nuoce allo scrittore, alla casa editrice, all'editor, al lettore (e certamente la cosa è vicendevolmente reciproca)... ci accaniamo a perseverarlo tutti, da anni, anche non volenti nelle nostre migliori battaglie ideologiche o culturali... eppure tutto ciò l'abbiamo creato noi - non certo gli extraterrestri - ne facciamo parte e l'alimentiamo, volenti o nolenti, con alzate di spalle o fiere prese di posizione... per quanto mi riguarda, nessuno è "innocente"...

ciao!

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45 minuti fa, AndC ha detto:

Per il resto e per quanto mi riguarda, ormai fra dilettantismo, menefreghismo, consumismo, "ingnorantismo"... c'è una bella gara: secondo me non è che qualcosa nuoccia più o meno al sistema, è il sistema stesso ormai un po' irrecuperabile... è il sistema stesso che nuoce allo scrittore, alla casa editrice, all'editor, al lettore (e certamente la cosa è vicendevolmente reciproca)... ci accaniamo a perseverarlo tutti, da anni, anche non volenti nelle nostre migliori battaglie ideologiche o culturali... eppure tutto ciò l'abbiamo creato noi - non certo gli extraterrestri - ne facciamo parte e l'alimentiamo, volenti o nolenti, con alzate di spalle o fiere prese di posizione... per quanto mi riguarda, nessuno è "innocente"...

ciao!

Quoto in toto e sottoscrivo

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17 ore fa, mercy ha detto:

In tutto questo quasi tutti noi lettori ci lamentiamo della scarsa qualità dei libri che ci sono in giro.

 

Io noto però anche un "dilettantismo" di molti lettori. Ad esempio nelle varie Fiere del libro, che potrebbero essere l'occasione per trovare qualche "chicca" di molte case editrici che come sappiamo non sono presenti fisicamente in libreria, tantissime persone vanno a visitare/comprare dalle solite medio/grandi case editrici che puoi trovare anche nella libreria sotto casa (e pagano anche il biglietto d'ingresso).

 

14 ore fa, massimopud ha detto:

Malgrado questo, sembra quasi che gli autori debbano scusarsi perché intasano le CE di porcherie (se fanno schifo cestinatele, no? È il vostro mestiere!) e poi debbono anche farsi in quattro per cercarsi un editor, poi magari un'agenzia, poi la promozione...

 Dovrebbe esserci molta più autocritica invece il mercato è assolutamente intasato...

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Il 27/2/2019 alle 11:04, lapidus ha detto:

mi piacerebbe però avere un vostro parere su un elemento che a mio avviso nuoce in primo luogo proprio agli stessi scrittori, ossia quella sorta di dilettantismo che finisce con lo screditare l'intera categoria degli esordienti/emergenti, costringendo le case editrici ad adottare regole sempre più ferree per la lettura dei manoscritti.

 

Ma io sono d'accordo con le regole ferree <3

Solitamente questi "decaloghi" servono per escludere i dilettanti, anzi, proporrei anche un test di cultura generale con domande sempre diverse (un concorso :asd:. Esistono già delle CE e agenzie letterarie che propongono dei quiz prima dell'invio).

Comunque, penso che non danneggiano nessuno, oltre naturalmente loro stessi, non vale la pena nemmeno preoccuparsene. Si autoescludono. Reputo corretto che per emergere bisogna poi differenziarsi da questi soggetti e la differenza può essere fatta anche prestentando maggiore attenzione a tutte le indicazioni che le CE, benevolmente, inseriscono nei loro siti. Il problema grosso è quando questi dilettanti vengono pubblicati, ma questo è off topic :D

Stai sereno (citazione) (y)

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21 minuti fa, Riccardo e Tempesta Edit. ha detto:

Dovrebbe esserci molta più autocritica invece il mercato è assolutamente intasato...

 

Va bene, può darsi che ci voglia più autocritica, ma il mercato è intasato soltanto per colpa di autori incapaci o non c'è anche una corresponsabilità degli editori?

Chi è che ha il coltello dalla parte del manico, l'autore o l'editore? Chi ha più potere? L'editore, per quanto piccolo possa essere, ha comunque un minimo di struttura, di rapporti, di conoscenze, etc., l'autore esordiente è quasi sempre da solo con se stesso.

Tra l'altro, ormai la gran parte degli invii avviene per e-mail, a lei basta un click con il mouse per cestinare il lavoro di mesi o di anni di un autore che ritiene incapace e levarselo di torno per sempre.

Io comunque non discuto l'opportunità di essere più professionali negli invii, discuto un certo accanimento sarcastico che sento affiorare un po' troppo spesso e mi stupisco anche un po' delle lamentele per l'eccesso di invii: se fossi un editore, sarei lusingato di ricevere molti manoscritti, poi che la massima parte finisca al macero è inevitabile, ma non credo sia una grande novità

Modificato da massimopud
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