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Aporema Edizioni

Un editor deve conoscere bene l'Italiano?

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Certo che un autore che non si rende conto di svarioni grammaticali... torniamo alla discussione della scorsa volta, quella sui presunti "puristi". Perché più che metter mano nel motore, siamo al livello di leggere e riconoscere i cartelli stradali. Su tutto il resto, valutare il lavoro di un editor, non conoscendo il manoscritto di partenza, e non conoscendo l'autore, non è facile. Lavorando con i privati in particolare, perché in una casa editrice il testo viene comunque scelto per le sue caratteristiche o almeno potenzialità. Da editor freelance ci si ritrova a volte in dubbio se accettare qualche manoscritto o meno. A volte si deve dire subito di no, perché la scrittura è così acerba che non si potrebbe aiutare, visto che un editor non riscrive. A vote si accetta ma l'autore non riesce davvero a migliorare. Si tampona, si rende il testo più scorrevole, si tolgono di sicuro erroracci vari (ok i refusi e le sviste capitano a tutti), ma se un autore a cui viene consigliato di riscrivere un capitolo, di aggiungere una parte, di approfondire un personaggio non è pronto a migliorare - e purtroppo non è così raro - il manoscritto finale sarà lontano dall'essere un buon lavoro. Ci sono autori che non accettano  le indicazioni, perché a loro (e ai loro amici) piace così. Ho visto gente difendere i propri infodump nei modi più curiosi,  ho percepito gli insulti rivolti alla mia capacità di comprensione  anche attraverso lo schermo del computer e parole educate. Io mi chiedo sempre perché pagare un editor in questo caso, ma non è che posso prendere un treno, piombargli in casa e obbligarli ad ascoltare i miei consigli con la forza se la persuasione della logica e della tecnica non ha funzionato. Pur essendo quasi certa di quel che dico. Ci sono questioni soggettive, ma ce ne sono anche di obiettive, soprattutto a questi livelli. E poi magari proporranno il manoscritto a un editore che dirà: ohibò ma l'editor a cui ti sei rivolto dove l'hai trovato? Sa che cos'è un infodump?
Ci sono anche gli autori, e va detto, che anche se si impegnano oltre un certo livello non vanno, quindi presenteranno testi puliti, anche con la loro struttura ben organizzata, ma magari pieni di cliché o con poca tensione. Perché un editor dà consigli, fa esempi, propone soluzioni, ma ripeto: non può riscrivere. E anche il suggerire ha un limite. 
Ci sono infine anche autori con cui si può fare un buon lavoro, ma di solito si vede già dal manoscritto di partenza. Poi le posizioni non sono immutabili, si migliora sempre se ci si mette in gioco davvero. Questo a difesa degli editor.

Di contro però è vero che si assiste a un prolificare di freelance nel campo, e qualcuno si improvvisa e sovrastima le proprie capacità, ma come in tutti i lavori. Io ho dovuto cambiare il commercialista, per dire. E non è che gli editori siano tutti Giulio Einaudi... Però molti ormai si professano editor, io non metto becco nei percorsi altrui, ho il mio a cui pensare mi sono formata con professionisti validi, e continuerò la mia formazione. Ho fatto anche gavetta e sono giunta alla conclusione che il mio carattere non si sposi per niente con la parte promozionale del lavoro. Infatti ultimamente lavoro di più con gli editori, che con i privati. E va bene anche così, ma, ecco, fatemelo dire a nome degli editor più socialmente incapaci. O che non brillano per capacità di marketing. Non è detto che i più acclamati siano per forza i più bravi XD Chiedete sempre una prova, come già è stato consigliato, magari investite in una valutazione, sia per valutare a vostra volta l'editor, sia per confrontare quel che dice con altri pareri che avete. Studiate anche voi. La materia è la stessa, per editor e per autori. 

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27 minuti fa, nerinacodamozza ha detto:

Ho visto gente difendere i propri infodump nei modi più curiosi,  ho percepito gli insulti rivolti alla mia capacità di comprensione  anche attraverso lo schermo del computer e parole educate. Io mi chiedo sempre perché pagare un editor in questo caso, ma non è che posso prendere un treno, piombargli in casa e obbligarli ad ascoltare i miei consigli con la forza se la persuasione della logica e della tecnica non ha funzionato. Pur essendo quasi certa di quel che dico. Ci sono questioni soggettive, ma ce ne sono anche di obiettive, soprattutto a questi livelli. E poi magari proporranno il manoscritto a un editore che dirà: ohibò ma l'editor a cui ti sei rivolto dove l'hai trovato? Sa che cos'è un infodump?

Sono molto d'accordo su questo punto.

Credo che la questione di fondo posta da @Aporema Edizioni possa essere vista così: io posso pure rivolgermi al miglior editor della terra, poi tanto se non accetto i consigli (o parte dei consigli, magari una parte fondamentale) e mando lo stesso il manoscritto in visione a un editore... beh, questo editore troverà sì scritto che il testo è stato lavorato da un editor, ma di fatto 'sto povero editor ha predicato nel deserto. E magari passa pure per incompetente.

Suppongo che sia un caso abbastanza frequente, quando ci si trova davanti un manoscritto sciatto e al contempo la dichiarazione che sia stato preventivamente sottoposto a editing.

No?

Questo non toglie che ci sia il dilettantismo nel mondo degli editor, ma ecco, lo vedo meno influente come fenomeno. Il caso che ho descritto mi suona più comune.

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Secondo me Aporema ha centrato il problema, mettendo il dito nella piaga. E' un problema che non riguarda soltanto gli autori esordienti pubblicati da piccole CE: oltre che essere un esordiente più o meno sgangherato - perché fa tutto da solo - sono da sempre un lettore accanito e, quando trovo in un libro edito da una prestigiosa CE svarioni lessicali, grammaticali o di sintassi, sono portato ad incazzarmi tremendamente. Per non parlare della parte creativa: un giovane autore svizzero che ha venduto milioni di copie in mezzo mondo fa scalare a ragazzini di otto anni pertiche alte dieci metri, mentre l'insegnante di educazione fisica, cadendo da sette metri, si rompe soltanto le gambe, e non è tutto, perché uno dei ragazzini viene quotidianamente bullizzato, percosso, costretto a mangiare cacca eccetera, senza che nessun genitore, zio, nonno o parente prossimo se ne accorga. Tralasciando i "se stesso" con l'accento sulla e di sé ed altre simili amenità. D'altronde, leggiamo continuamente giornali e sentiamo continuamente giornalisti televisivi fare scempio di grammatica, sintassi e consecutio temporum, al punto tale di esserci abituati e non farci più caso. Penso che, in fin dei conti, a fare acqua sia proprio la professionalità, malamente diffusa in un mondo globalizzato e decadente. E perdonatemi lo sfogo.

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Mi aggancio a quanto dice @cheguevara per sottolineare il fatto che gli editor (e parlo di libri editati dai professionisti delle CE grandi) abbiano seppellito i poveri trapassati (d'altra parte nomen omen): nei romanzi si usa solo il passato remoto; il trapassato prossimo o il trapassato remoto, che sottolineano l'anteriorità rispetto a un tempo passato sono passati anch'essi a miglior vita:fuma:

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