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swetty

Il falco non è un pezzo degli scacchi - Cap. 10 (2/3)

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In questo e nella parte successiva c'è molto dialogo. Siccome ci sono tre persone che parlano, vorrei tentare un esperimento. Le persone indicate prima delle battute servono solo a orientarsi nel dialogo, non andrebbero lette.

--

Malv: - Posso fare una domanda?

Andrian: - Un'altra?

Khady: - Quante domande ti ha già fatto?

A. - Per verità, una. E chiede sempre permesso.

K. - Un ragazzino diligente.

Khady sorrise verso Malv. Lei e Andrian lo stavano solo prendendo un po' in giro. Lo incoraggiò a parlare.

K. - Allora, questa domanda?

M. - Ecco, quello lì, è il cuoco dell'imperatore, vero?

K. - Sissignore.

M. - L'ho visto una volta in tv. Ma aveva detto che non poteva cucinare se non per l'imperatore.

K. - Difatti è così.

M. - E adesso?

K. - Adesso noi mangeremo quello che è stato preparato per l'imperatore.

M. - E se lui lo scopre?

K. - Se, diciamo, ha la luna storta, la prossima che vado da lui mi farà una paternale. Magari mi fa anche convocare apposta.

M. - Tutto qui?

K. - Tutto qui? Può andare avanti anche venti minuti, che credi. A volte ho rimpianto le buone vecchie punizioni corporali. Comunque, Dastan è troppo bravo perché ci rinunci.

Del banchetto che Dastan preparava per l'imperatore tre volte al giorno, almeno l'ottanta percento andava avanzato. Per Dastan era una sofferenza cucinare per un'unica persona, anche se non era un lavoro che si potesse rifiutare. E poi, andarsene da palazzo significava allontanarsi da Magalì. L'imperatore, dal canto suo, avrebbe chiuso occhi e orecchie. Avere un cuoco in esclusiva era una questione di sicurezza e di prestigio, ma capiva il desiderio di Dastan di cucinare anche per qualcun altro, così spesso lasciava fare.

K. - Diciamo che non è una cosa da sbandierare troppo in giro.

M. - E adesso, non, ecco, non ha ...

K. - ... la luna storta? E che ne so? Non si può mai sapere. Ma se ce l'ha e ha deciso che è colpa tua, puoi anche non aver mangiato dal suo cuoco, puoi aver fatto il tuo dovere e rispettato ogni regola fino all'ultima, una qualche scusa la trova. Comunque, non ti preoccupare. Il club della paternale è molto esclusivo.

M. - Quindi è comunque un rischio essere qui?

K. - Intendi a questa tavola o a Elmà in generale?

M. - Io, no, intendevo ...

Khady si stava di nuovo divertendo alle sue spalle. Andrian cercò di ridare a Malv un po' di fiato.

A. - E dai, su, è appena arrivato! Lasciala perdere, a Khady ogni tanto piace fare un po' di spettacolo.

Khady si girò verso Dastan, che stava arrivando con una zuppiera fumante. Lo guardò riconoscente mentre la metteva nei loro piatti.

K. - Va bene, passiamo a robe serie. Nel pomeriggio passerà Casparov per darci qualche ragguaglio.

M. - Quel Casparov? Quello di ...

A. - Posso darmi malato?

K. - No, non puoi. Malv, ti vedo entusiasta all'idea ...

A Malv si erano illuminati gli occhi. Andrian invece aveva cominciato a guardarlo storto.

M. - Scherzate? Casparov, quello del Manuale di tossicologia universale? di Saruka, il pianeta del veleno? di Serpenti, ragni e altri amici-nemici? di ..

A. - Abbiamo capito. Hai fondato un fan-club?

Khady iniziò a mangiare. Non riusciva a capire cosa fosse quello che aveva nel piatto, né da dove venisse, ma era buono.

K. - Bisognerà che lo legga, quel libro su Saruka.

A. - Non leggerò una riga di Casparov. Capace riesca ad avvelenare anche l'inchiostro.

M. - No, no, Una vita con i serpenti è una bomba! Devi leggerlo.

A. - Ma ti paga almeno?

K. - Andrian, sbagli sai? Una vita con i serpenti non è niente male.

M. - Niente male? E' meraviglioso! Parla anche di te ...

Andrian si girò sorpreso verso Khady.

A. - Hai letto un libro di Casparov?

K. - C'è un intero capitolo su di me.

Malv si portò in avanti. L'entusiasmo per Casparov e i veleni lo stavano sciogliendo.

M. - E' vero quello che c'è scritto? Che puoi convincere un serpente a fare quello che vuoi?

K. - Se hai letto il libro, sai che è più complicato di così e che non funziona con tutti i serpenti, comunque sì, all'ottanta per cento quello che scrive Casparov è vero.

M. - E il restante venti?

K. - Il restante venti gli sfugge o forse non può dirlo. Ma del resto non è il suo lavoro, lui si occupa di veleni, non di serpenti.

M. - Mi piacerebbe vederlo dal vivo una volta.

K. - Va bene, allora chiederemo a Casparov se ci fa avvicinare al suo terrario. Del resto la sua collezione si è arricchita giusto stamattina di qualche rinomato esemplare. Una bella vipera di Saruka e i suoi sette cuccioli.

M. - Wow! Una vipera maculata o una dal collare?

A. - Siamo degli esperti, vedo.

Andrian lasciò andare il cucchiaio nel piatto e si alzò per prendere una caraffa d'acqua. La passione di Malv per i veleni lo stava infastidendo.

K. - Meglio. Una vipera nera. La più rara delle vipere rare.

Malv allargò gli occhi. Khady a questo punto rideva, era divertita sia dall'entusiasmo di Malv, che dalla faccia imbronciata di Andrian.

A. - Come ti è nata questa passione per Casparov? Se lo sapevo, col cavolo che ti chiamavo ...

M. - E' bravo ... è venuto a fare una volta una conferenza al corso di sopravvivenza, è stata l'unica cosa che ho capito.

A. - Hai fatto un corso di sopravvivenza? Non c'è sulla tua scheda.

M. - Tre volte. Non l'ho mai superato. Stavano per cacciarmi. Però a tossicologia ho preso il massimo dei voti.

A. - Non avevo dubbi. Com'è che sei ancora nell'esercito?

M. - Ehm ... sono entrato nel server e ho falsificato i risultati.

A. - Epperò. Il corso non è lo stesso sulla tua scheda.

M. - Lo so. Mi hanno beccato.

A. - Anche tu sei umano? E' per quello che ti sei fatto un anno? Sulla scheda c'era scritto solo insubordinazione.

M. - Sì, il generale parlò chiaro chiaro. «Malv, tu sei negato per l'esercito.» E io: «Lo so.» E lui: «Ma ci sai dannatamente fare coi computer». Io ho pensato «So pure questo», ma non l'ho detto.

K. - Buona idea.

M. - Così, mi hanno proposto un accordo. Invece di cinque anni e congedo con disonore, ne ho fatto solo uno e poi mi hanno mandato al meccanografico. Dove non c'è nessun corso di sopravvivenza da fare. Però ho l'obbligo di rimanere nell'esercito per vent'anni e ancora per altri quattro praticamente non mi pagano. Mi danno il vitto, il buono per l'alloggio perché sto da mia madre, e una specie di mancia che sarebbe troppo chiamare stipendio.

K. - Direi che ti è andata più che bene.

M. - Non mi lamento.

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Ho spostato lo schermo in modo da non vedere le iniziali e si capisce, almeno io l'ho capito, Malv è molto chiaro, Andrian e la sua ironia pure, e Khady è quella decisa, solo a tratti potrebbe venire il dubbio tra andrian e khady e comunque non è rilevante. Dunque, ricevi un grosso ci sai fare da me poiché hai caratterizzato in modo univoco i personaggi, brava.

per il resto ci stai aggiungendo importanti dettagli che in seguito avranno il loro scopo, Malv e le sue conoscenze sulla tossicologia e tecnologia avranno seguito e importanza. bene, scarseggiamo ancora con l'azione, ma almeno si sta preparando il gran finale.

Mo', passiamo a quelle due cosucce che ti sono sfuggite.

Khady iniziò a mangiare. Non riusciva a capire cosa fosse quello che aveva nel piatto, né di dove venisse, ma era buono.

da dove, credo che originariamente fosse scrito in altra maniera oppure mi sbaglio? di dove è un uso dialettale.

Dove non c'è nessun corso di sopravvivenza da fare. Però ho l'obbligo di rimanere nell'esercito per vent'anni e ancora per altri quattro praticamente non mi pagano.

Si comprende ma è da rivedere un po', e se poi non lo pagano di che vive Malv? il praticamente lo cambierei con qualcosa che giustifichi il suo sostentamento, tipo vitto e alloggio, perché troppo vago così.

Dopo passo al 9/3.

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M. - L'ho visto una volta in tv. Ma aveva detto che non poteva cucinare se non per l'imperatore.

Nessun assaggiatore?

Per Dastan era una sofferenza cucinare per un'unica persona

Gli esseri umani sono animali sociali e mangiare da soli è considerato sgradevole, tranne in caso di particolari condizioni psichiche al limite con la patologia. L’imperatore non ammette nessuno alla sua mensa?

Andrian lasciò andare il cucchiaio nel piatto e si versò da bere

Cosa beve? Hai parlato dei piatti, con dovizia di particolari, ma non delle bevande.

Se ci sa fare, come hanno beccato Malv?

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poi, andarsene da palazzo significava allontanarsi da Magalì.

Mi sono ricordata che è una sorella di Khady (quale madre non ne ho idea, ma l'accenno nella prima parte del capitolo mi ha aiutata icon_cheesygrin.gif ). Giusto vero?

Il dialogo, si capisce quando parla Malv, ma non tanto per una sua caratterizzazione nel linguaggio, quanto per i contenuti di ciò che dice, mentre fra Khadi e Andrian non sarei stata così sicura senza guardare con la coda dell'occhio le iniziali. Comunque a te piacciono i dialoghi puri (dovresti scrivere un pezzo teatrale) e li gestisci bene, restano vivaci, non sanno di infodump e sono piacevoli di leggere. Ancora non ho capito la strategia di Khady per svelare il mistero della madre ma non mi sto annoiando. Come sempre, brava!

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Ho spostato lo schermo in modo da non vedere le iniziali e si capisce, almeno io l'ho capito, Malv è molto chiaro, Andrian e la sua ironia pure, e Khady è quella decisa, solo a tratti potrebbe venire il dubbio tra andrian e khady e comunque non è rilevante. Dunque, ricevi un grosso ci sai fare da me poiché hai caratterizzato in modo univoco i personaggi, brava.

thanks.gif

Il dialogo, si capisce quando parla Malv, ma non tanto per una sua caratterizzazione nel linguaggio, quanto per i contenuti di ciò che dice, mentre fra Khadi e Andrian non sarei stata così sicura senza guardare con la coda dell'occhio le iniziali.

Non è reato leggerle, sono lì apposta. Le ho messe perché detesto leggere un libro e, quando c'è un dialogo appena un po' lungo, essere obbligata a farmi lo schema per capire chi parla quando. Larsson, per esempio, è uno in grado di mettere sei personaggi in una scena, ma quando supera la decina di battute mi devo prendere una matita e scrivermi chi è che parla e poi rileggere, uno strazio.

Khady iniziò a mangiare. Non riusciva a capire cosa fosse quello che aveva nel piatto, né di dove venisse, ma era buono.

da dove, credo che originariamente fosse scrito in altra maniera oppure mi sbaglio? di dove è un uso dialettale.

Hai ragione. Ultimamente litigo con le preposizioni e non riesco a capire perché.

Dove non c'è nessun corso di sopravvivenza da fare. Però ho l'obbligo di rimanere nell'esercito per vent'anni e ancora per altri quattro praticamente non mi pagano.

Si comprende ma è da rivedere un po', e se poi non lo pagano di che vive Malv? il praticamente lo cambierei con qualcosa che giustifichi il suo sostentamento, tipo vitto e alloggio, perché troppo vago così.

Ok rimpolpo.

M. - L'ho visto una volta in tv. Ma aveva detto che non poteva cucinare se non per l'imperatore.

Nessun assaggiatore?

Che Dastan cucini solo per lui è più una questione di prestigio (credo che tanto tanto più avanti ci sarà una spiegazione, ma devo ancora decidere). Poi è anche un meccanismo di "controllo della filiera", per cui l'importante è che nessun altro cucini per l'imperatore.

Per Dastan era una sofferenza cucinare per un'unica persona

Gli esseri umani sono animali sociali e mangiare da soli è considerato sgradevole, tranne in caso di particolari condizioni psichiche al limite con la patologia. L’imperatore non ammette nessuno alla sua mensa?

Qualche volta sì, ma più spesso no. Comunque ne riparleremo.

Andrian lasciò andare il cucchiaio nel piatto e si versò da bere

Cosa beve? Hai parlato dei piatti, con dovizia di particolari, ma non delle bevande.

Ok, preciso.

Se ci sa fare, come hanno beccato Malv?

Anche lui è umano? Metto un paio di battute in più.

poi, andarsene da palazzo significava allontanarsi da Magalì.

Mi sono ricordata che è una sorella di Khady (quale madre non ne ho idea, ma l'accenno nella prima parte del capitolo mi ha aiutata icon_cheesygrin.gif ). Giusto vero?

L'unica sorella.

Comunque a te piacciono i dialoghi puri (dovresti scrivere un pezzo teatrale) e li gestisci bene, restano vivaci, non sanno di infodump e sono piacevoli di leggere.

Bene, temo sempre che siano troppo noiosi.

I testi teatrali in realtà non sono così facili da scrivere come un dialogo, ci sono cose da tener conto che in un racconto non ci sono (non ultima la durata degli atti).

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