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FrFr

Editori e Amazon

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Mi sembra che alcuni piccoli editori free - uno di sicuro - stampano usufruendo del servizio Amazon. Cioè, è una sorta di self publisging, ma lo fa l'editore che così ha la possibilitò, al di là del numero di copie stabilito nel contratto con l'autore, di ordinare via via ad Amazon solo lo stretto numero di copie già vendute. Vedo in questo un chiaro limite di distribusione, ovvero una conferma che la distribuzione si limita a copie effettivamente vendute o direttamente dall'editore o tramite Amazon o specificamente ordinate dal librario a fronte di richiesta (quindi un prevenduto) di un qualche cliente. Inoltre, stampare con Amazon a mio avviso pone un altro limite: il formato del libro. Amazon ha vari formaìti standard che esulano da quelli soliti dell'editoria nostrana. Qualche commento in proposito.? Grazie.

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Per ora ne ho appurato di sicuro uno. Che menzionerò quando avrò un elenco più completo, per non additarlo singolarmente.

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Questa discussione che ho aperto trova lo spunto in un libro che ho da poco pubblicato presso un piccolo editore, competente a mio avviso e che non chiede soldi agli autori. Mi sono accorto, ricevendo le prime copie del libro, che stampa presso Amazon. I motivi possono essere quelli già esposti in questa discussione. Ma è difficile capire se altri editori usufruiscono del servizio stampa di Amazon (analogo al loro self-publishing). Bisogna spulciare nelle librerie tenendo presente che appunto i piccoli editori sono poco presenti, specie se stampano da Amazon giacché il farlo consente loro di stampare copie sicuramente già vendute o ordinate dal lib rai dietro richiesta dei loro clienti. Mi chiedo se sia un "trend" in atto.

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12 ore fa, FrFr ha detto:

Questa discussione che ho aperto trova lo spunto in un libro che ho da poco pubblicato presso un piccolo editore, competente a mio avviso e che non chiede soldi agli autori. Mi sono accorto, ricevendo le prime copie del libro, che stampa presso Amazon. I motivi possono essere quelli già esposti in questa discussione. Ma è difficile capire se altri editori usufruiscono del servizio stampa di Amazon (analogo al loro self-publishing). Bisogna spulciare nelle librerie tenendo presente che appunto i piccoli editori sono poco presenti, specie se stampano da Amazon giacché il farlo consente loro di stampare copie sicuramente già vendute o ordinate dal lib rai dietro richiesta dei loro clienti. Mi chiedo se sia un "trend" in atto.

Non è trend e nemmeno volontà degli editori. Il problema è che vengono pubblicati settimanalmente molti libri e le librerie non sono fisicamente in grado di esporre o anche solo tenere in libreria tutto quello che esce. I primi a farne le spese sono i medi e piccoli editori che difficilmente potranno essere esposti al pubblico. Per questo molti editori lavorano con piccole tirature (alcuni addirittura in print on demand). I canali di vendita principali sono le librerie on line (che possono "esporre" tutto) e le librerie tradizionali che effettuano "servizio prenotazione".

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Ci sono diversi piccoli editori che si appoggiano ai servizi di Print On Demand (non solo di amazon), impossibile nominarli tutti senza dimenticarne qualcuno, inoltre, queste informazioni, penso sia più giusto ricercarle nei topic delle varie CE.

Comunque, non c’è solo un problema di distribuzione. Esistono diversi punti di vista sulla questione e ho trovato proprio un articolo del Writer's Dream in cui se ne parla (non si tratta di pubblicità, ma di una condivisione di informazioni, per poter poi sviluppare una propria opinione).

Piccola editoria vs print on demand

 

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Non è difficile infatti arrivare alla conclusione che tramite l’uso del POD i costi di una casa editrice siano notevolmente abbattuti.

Un editore che usufruisce del POD e non offre un contratto chiaro in termini di distribuzione e promozione (ATTENZIONE, non stiamo dicendo che i contratti siano tutti così, ma sicuramente ce ne sono) abbatte notevolmente i propri costi, potendosi permettere anche di vendere quelle cento/centoventi copie per ogni titolo rientrando abbondantemente delle spese e ottenendo un cospicuo guadagno.

Vengono infatti drasticamente eliminati i costi di distribuzione, perché l’editore farà arrivare le copie in libreria solo se e quando la libreria glieli ordinerà e vengono drasticamente ridotti i costi per la promozione, perché basterà avere una vetrina internet per far sì che il testo sia ordinabile e/o prenotabile.

 

Qui un’indagine condotta dall’agenzia letteraria “Sul Romanzo”:

Case editrici a pagamento e print on demand

 

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Riprendiamo brevemente i seguenti dati.

1- Circa 8000 case editrici sembrano non attive. Sembrano.

2- I libri pubblicati ogni anno aumentano, ma la tiratura media diminuisce.

3- I grandi gruppi editoriali schiacciano il mercato assottigliando le fette della torta che si dividono la piccola e media editoria.

 

Secondo voi, tante piccole case editrici apparentemente non attive e altre invece attive che cosa potrebbero fare per rimpinguare le casse?

Bravissimi, avete indovinato: print on demand!

Magari con un nome diverso, ma facenti capo al medesimo amministratore delegato (non sempre, sia chiaro).

Velocità, costi bassi, si fa leva sul narcisismo degli scrittori, nessun magazzino, abbattuti alcuni costi di ufficio, ricavi subito senza ritardi dovuti alla filiera di distribuzione, ecc… un business incredibile. Ecco una delle ragioni per cui il settore ha il vento in poppa.

 

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Iniziamo dagli elementi negativi.

Editing: soltanto alcune società di POD offrono questo servizio e in ogni caso a pagamento. Considerate che la qualità letteraria da parte loro non è un obiettivo, ergo…

Codice ISBN: non averlo è un grave difetto, già se n’è parlato. Non tutte le società di POD lo contemplano e la maggior parte lo fornisce come servizio aggiuntivo a pagamento. Fate attenzione quando spuntate le voci, leggete con cura, a volte si nascondono vere e proprie truffe a danno degli utenti. Spesso dietro a una casa editrice che offre un servizio di POD si nasconde semplicemente una tipografia.

 

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Chi sceglie il POD e avesse l’ambizione di ottenere buone vendite dovrebbe riflettere con attenzione sui passi da compiere.

È evidente che non basta inserire il pdf in un sito di print on demand.

 

Qui le riflessioni di “Scrittori precari”:

Il Print On Demand non è editoria

 

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Noi consideriamo a pagamento tutte le forme di pubblicazione in cui è l’autore a pagare l’editore, e non viceversa, quindi il print on demand, a nostro parere, è assimilabile più all’editoria a pagamento (che non consideriamo degna del titolo di “editoria”) che all’editoria vera e propria. Con molte differenze, nelle modalità e nei costi, sia chiaro, ma le accomuniamo in questo discorso dal punto di vista della spesa per l’autore, che secondo noi non dovrebbe sussistere MAI se si parla di editoria.

 

Qui invece un’intervista all’editore Tombolini:

Print on demand Antonio Tombolini

 

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Almeno il 60% decide di mettere in distribuzione con noi anche la versione cartacea. La ragione è semplice: gli autori indipendenti non hanno zavorra, e trovano ovvio ricorrere al POD. Per gli editori, che vengono comunque da un lungo passato di stampa tradizionale, ci vorrà più tempo. Ma quelli che non lo faranno per convinzione, dovranno farlo per necessità.

 

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Tombolini dice tante cose giuste, ma sentirle dire da chi chiede 40 euro per apportare modifiche al libro elettronico dopo la pubblicazione, come un cambio di copertina, è abbastanza ironico. 

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