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Kalim Crumben

Vagano i filosofi

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Commento

 

 

Tutta la vita è una domanda
e il peso del mondo
è sorretto da reticenze.
Le menti che sognano cose inutili
guardano il cielo
scovando libertà invisibili.
La vita presa per intera
detiene verità inaccessibili,
ma qualcuno cammina nei libri
o fra i colori di una tela
e tutto il peso dei loro pensieri
mi rende fragile...
Oggi, più di ieri,
vagano i filosofi su corde sottili.

 

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@Kalim Crumben non sempre si riesce a star dietro a tutte le discussioni ed è un peccato. Per un pelo non mi sono persa questa tua poesia, che cammina come in un mostra, il lunedì mattina ed è silenziosa e pensa. Bravo!

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Tutta la vita è una domanda
e il peso del mondo
è sorretto da reticenze.
Le menti che sognano cose inutili
guardano il cielo
scovando libertà invisibili.
La vita presa per intera
detiene verità inaccessibili,
ma qualcuno cammina nei libri
o fra i colori di una tela
e tutto il peso dei loro pensieri
mi rende fragile...
Oggi, più di ieri,
vagano i filosofi su corde sottili.

 

La vita è una domanda che detiene verità inaccessibili: sono il primo e l'ottavo verso che danno una particolare simmetria alla poesia.

Poesia che leggo come un elogio alla Ragione anche se i filosofi hanno strade strette da seguire nel loro filosofare.

 

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Bisognerebbe proporre una poesia così alla mia vecchia prof di filosofia, al liceo. Lei che inseguiva il pensiero dei grandi pensatori del passato, convinta che quella del pensiero razionale fosse un'autostrada per l'evoluzione intellettuale, un'ascesa verso il paracelso del mondo. 

Così fragile invece è quell'autostrada... I piloni sono crepati, l'asfalto è a brandelli. Tutto può crollare da un momento all'altro sopra il vuoto della nostra epoca... 

 

Effimero e provocatorio nel suo essere effimero, è questo tuo poema fortemente cerebrale, caro @Kalim Crumben

Mi sembra che tu abbia voluto affrontare un tema sempre attuale e dolorosamente ineluttabile, ovvero il fine della conoscenza in una società forte di virtuosismi tecnologici, mq povera di coscienza sociale e storica. 

E hai deciso di farlo con uno stile molto elevato, usando termini erudito ed esatti. Ho trovato alcuni di questi discutibilmente troppo esatti. In particolare "detiene", che avrei personalmente opzionato, a vantaggio di un "possiede" o anche "trattiene". Il messaggio è profondo e forte, lo stile è quasi da saggio filosofico. Metafore efficaci e semplici fanno dei tuoi versi quasi un teorema filosofico. 

Apprezzatissimo da parte mia. Se accetti una sfida, del tutto arbitraria eh :asd: , ti inviterei a ripensare il poema in rima. Ovviamente solo come provocazione poetica ;)

 

Complimenti, una poesia interessante. 

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Particolarmente apprezzabile è l'intenzione morale del componimento, finalizzato a invogliare il lettore alla riflessione...

Alcuni passaggi e certe immagini rimangono di difficile interpretazione; ma nel complesso il risultato è soddisfacente e, in particolare, i primi e gli ultimi versi mi paiono perfetti.

Un saluto.

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Caro Kalim, 

cerco di commentare la tua poesia, sperando ti sia di supporto costruttivo la mia visione da lettore. Perdonami se troverai contenuti errati nei modi e nella forma: è il mio primo inserimento e devo ancora capire bene le dinamiche di questo utile forum. 

Venendo a noi...

Non mi è chiaro se ci sia un titolo, nel caso non ci sia, suggerirei di inserirlo, mi spiace quando alle mostre vedo sui cartelloni dei quadri ‘senza titolo’, sostengo non sia possibile, ogni cosa ha un titolo, solo che a volte non viene espresso, e invece per chi ‘riceve’ l’opera, per quanto debba interpretarla secondo la propria esperienza, penso sia di conforto avere un indirizzo, finanche uno non compreso o comprensibile.

Nel caso invece il titolo sia ‘vagano i filosofi’, come in realtà credo sia, suggerirei di provare ad osare di più: non proporre la spiegazione letteraria del testo ma un concetto che renda il senso di soffice leggerezza che poi nel testo ritrovo; incertezza,  contrasto tra realtà e saggezza, propria quest’utlima solo di chi capisce (i filosofi), ma chi coglie il senso del tutto è però allo stesso tempo vittima di incerto equilibro

(<<vagano i filosofi su corde sottili.>>).

Credo che il messaggio che emerge dal tuo componimento sia profondo, ma, perlomeno per il mio gusto, si rischia di rovinare l’atmosfera per la foga di spiegare i concetti: lasciami immaginare ciò a cui pensavo leggendoti, magari sbaglierò e mi allontanerò dalle tue idee, ma mi avrai allora aiutato a dare voce a pensieri miei che non sapevo di avere!

In questo senso semplificherei la prima strofa:

<<il peso del mondo>> è un bel concetto, gli darei più rilevanza, evitando di disperderlo nella retorica -già sentita- di <<Tutta la vita è una domanda>>. E se fosse ‘tutta la vita è il peso del mondo’? Io coglierei che la vita è qualcosa di enormemente spettacolare, ma non conoscibile a priori..

e mi confermerebbe questa instabilità il verso successivo <<sorretto da reticenze>>, anche se la parola reticenze non è delle mie preferite, troppo negativa, troppo autoritaria. Io, ma non perché voglia importi il mio pensiero ma solo per dare coerenza alla mia visione, continuerei così:

‘tutta la vita è il peso del mondo,

sorretto da forse incompresi’.

La strofa di dopo inizia ad invitare alla leggerezza; stona, a mio avviso, il <<cose inutili>> che è un po’ incattivito rispetto al bel concetto, lo eliminerei e lascerei scorrere un generale <<le menti che sognano>> senza alcun limitativo.

Nella strofa di dopo aggiungerei un articolo, cioè al posto di 

<<La vita presa per intera
detiene verità inaccessibili>> 

proporrei 

‘La vita presa per intera
detiene le verità inaccessibili’

per dare ancora più evidenza a quelle verità ambite.

Successivamente, sempre per smussare l’alone di negatività eliminerei il <<ma>> iniziale, non vedo il motivo dell’avversativo ed anzi qui accompagnerei il lettore con una confessione diretta:

’chi cammina nei libri
o fra i colori di una tela
mi rende fragile’ 

ed eviterei di tornare sul concetto di <<peso>>.

Finirei così con la tua bella immagine delle corde sottili, contrasto fortissimo tra il fatto che loro (i filosofi) mi destabilizzino, li invidio nelle loro certezze, ma in realtà anche loro, come me, sono in bilico perenne. 

Ricapitolando ti riporto qui di seguito i miei suggerimenti, non avendo, ripeto, alcuna intenzione di non rispettare la tua poesia, spero quindi accoglierai questo mio commento con il tono di condivisione con cui l’ho scritto.

Cordiali saluti.

  

Tutta la vita è il peso del mondo,

sorretto da forse incompresi.

Le menti che sognano
guardano il cielo
scovando le libertà invisibili.

La vita presa per intera
detiene verità inaccessibili,
chi cammina nei libri
o fra i colori di una tela
mi rende fragile.

Oggi, più di ieri,
vagano i filosofi su corde sottili.

 

 

Il 16/2/2019 alle 14:46, Kalim Crumben ha detto:

Commento

 

 

Tutta la vita è una domanda
e il peso del mondo
è sorretto da reticenze.
Le menti che sognano cose inutili
guardano il cielo
scovando libertà invisibili.
La vita presa per intera
detiene verità inaccessibili,
ma qualcuno cammina nei libri
o fra i colori di una tela
e tutto il peso dei loro pensieri
mi rende fragile...
Oggi, più di ieri,
vagano i filosofi su corde sottili.

 

 

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Ciao @Ali_spiegate, ti ringrazio per il tempo che hai dedicato alla mia poesia! 

Il titolo è proprio Vagano i filosofi, anche se l'originario è stato proprio Corde... Ho deciso di cambiarlo quasi all'ultimo momento, perché volevo trasmettere l'idea del "vagare" quasi senza arrivare mai alla meta.

 

2 ore fa, Ali_spiegate ha detto:

Nella strofa di dopo aggiungerei un articolo, cioè al posto di 

<<La vita presa per intera
detiene verità inaccessibili>> 

proporrei 

‘La vita presa per intera
detiene le verità inaccessibili’

per dare ancora più evidenza a quelle verità ambite.

Infatti, le "verità" a cui mi riferisco non sono affatto delle vere e proprie verità: sono delle conclusioni provvisorie, dei ragionamenti, delle ricerche dei cosiddetti "filosofi", i quali altro non sono che i pensatori nel vero senso del termine, cioè non solo coloro che si rinchiudono nelle accademie o che pubblicano libri, ma anche e soprattutto chiunque scelga di dedicarsi ai problemi dell'esistenza umana. Esistenza che, peraltro, appare sbiadita, insicura, proprio oggi che conosciamo molte più "verità scientifiche" (in questo caso le verità vere e proprie, quelle dimostrate dalla scienza), perché paradossalmente sorgono sempre più interrogativi, sempre più verità inaccessibili (quelle che non sono ancora state comprese del tutto perché di natura appunto esistenziale e filosofica). In questo senso, penso che aggiungere l'articolo determinativo confonderebbe l'idea, perché non mi riferisco alla Verità, ma a una verità, una delle tante che alla fine diventa arbitraria perché non si arriva alla conclusione assoluta, per quanto la filosofia vorrebbe trovarla quella verità assoluta. 

 

L'immagine della corda nasce proprio a proposito dell'equilibrio, come dicevi, che però è instabile proprio in virtù di essere equilibrio: un acrobata (che in questo caso è il "filosofo/pensatore") può camminare sulle corde con una certa maestria, ma il rischio di cadere è sempre presente, perché è pur sempre un umano che cerca di resistere alla forza di gravità (quella forza che potrebbe coincidere proprio con l'incertezza di ciò che ancora non si conosce perché probabilmente non si potrà mai conoscere del tutto).

 

2 ore fa, Ali_spiegate ha detto:

stona, a mio avviso, il <<cose inutili>> che è un po’ incattivito rispetto al bel concetto, lo eliminerei e lascerei scorrere un generale <<le menti che sognano>> senza alcun limitativo.

Anche qui, il termine "inutili" non si intende letteralmente: le menti che sognano le cose inutili sono gli artisti e anche tutti coloro che si dedicano al ragionamento filosofico, che oggi vengono ignorate, derise o costrette a scendere a compromessi con la società del commercio che reputa le loro azioni, appunto,"inutili" in quanto non nascono per dare profitto materiale, ma per pura e semplice curiosità e sete di conoscenza; essi guardano il cielo sperando in una libertà che per tutti gli altri è invisibile e sono le stesse persone che, nei versi successivi, camminano nei libri o fra i colori di una tela (scrittori, lettori, pittori...) Diciamo che ho provato a inserire una piccola frecciatina, nascosta dietro quell'(in)utile :rolleyes:

 

2 ore fa, Ali_spiegate ha detto:

Successivamente, sempre per smussare l’alone di negatività eliminerei il <<ma>> iniziale, non vedo il motivo dell’avversativo ed anzi qui accompagnerei il lettore con una confessione diretta:

’chi cammina nei libri
o fra i colori di una tela
mi rende fragile’ 

ed eviterei di tornare sul concetto di <<peso>>.

L'avversativo servirebbe a dire "beh, nonostante il fatto che non si possa raggiungere la Verità assoluta, esiste ancora chi prova a raggiungerla, ognuno a suo modo...". Per lo meno, così è come l'ho immaginata, comunque in effetti ripensandoci potrei riscrivere quella parte in maniera un po' più chiara... Ci tornerò!

Per quanto riguarda il concetto di peso, vorrei proprio che sia presente perché credo tutti questi interrogativi turbano l'animo che diventa sempre più confuso... Tutto il peso dei loro pensieri mi rende fragile proprio per questo motivo: perché mi confonde, mi destabilizza e quindi mi rende vulnerabile.

 

Spero di aver chiarito i tuoi dubbi e ti ringrazio ancora per il tuo contributo!

Per tutti gli altri: ho letto con attenzione anche i vostri consigli e badate che se non rispondo è semplicemente per una questione di tempo o perché ritengo che non giovi rispondere. In questo caso, infatti, penso sia giusto rispondere perché ho notato che sono sorti alcuni dubbi.

Grazie a tutti comunque, mi fa piacere vedere quanto vi abbia messo "in crisi"... D'altronde, la crisi, la confusione e il dubbio sono proprio il fulcro di questa poesia xD

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@Kalim Crumben

 

Kalim i 19 anni sono germogliati bene.  La Magna Grecia si fa sentire.

 se confronto le tue parole con quelle di conoscenti molto più adulti devo dire che avresti da insegnare molto a loro.

sei un piccolo miracolo inatteso .

i due versi finali sono i migliori perchè sono preparati dall'intera poesia.

Hanno saputo partorire un prima capace di scortarli in una degna fine poichè spesso è la fine la custode degli inizi.

 

 

 

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