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EmperorOfDisaster

La decadenza ha ossa di latte.

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[Scritta, rimaneggiata per evitare di perdere il legame tra il simbolo e il contenuto, tra la bellezza dei significanti e i significati, alla fine la posto qui: forse c'è un equilibrio maggiore tra forma e contenuto. Forse. La decadenza è un liquido che corrode e torna sempre. Krisis, in greco, significa anche "giudizio". L'effetto muro serve per mettere un argine al caos. A voi]

 

 

La decadenza ha ossa di latte.

 

La decadenza ha ossa di latte,

un impasto di sangue e ombre

tra le fronde del viso. Inumati,

erompono di notte: corrodono

le viscere e le stelle addossate

al cielo. La fatiscenza è dolore.

dislessici scrittori dell'avvenire,

I giorni che pascolano e gli dei,

sono come lei: tornano sempre.

Ha membra di cemento la crisi:

l'Arte la disseziona e lei, fredda,

lascia che l'artista rediga parole

nel nome del suo credo: il Poeta

è colui che, dalla vertigine, vede

l'abisso e, ingravidato di hybris,

esprime un giudizio. Tutta l'Arte

è un soliloquio recitato con verve

in un teatro marciscente e il Poeta

è colui che, empio di boria, brama

d’arginare la (propria) crisi: gloria.

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55 minuti fa, EmperorOfDisaster ha detto:

La decadenza ha ossa di latte,

un impasto di sangue e ombre

tra le fronde del viso.

Questo è criptico, non so se sono riuscita a cogliere bene il senso. Le "ossa di latte" mi fanno pensare ai "denti da latte" e quindi a qualcosa che riporti all'infanzia, all'innocenza e, probabilmente, a qualcosa di naturale e spontaneo. Perché la crisi ha queste ossa? Perché la spontaneità è parte del suo essere, della sua costituzione, quasi, fisica? Questa fisicità che si può toccare con mano, di cui se ne può fare esperienza e che quindi ci è vicina più di quanto immaginiamo. La crisi è dubbio, panico e per questo curiosità, come la curiosità di un bambino. Un "impasto di sangue e ombre" insito nella natura umana che dà quasi un'immagine sporca perché animalesca, vulnerabile.

 

1 ora fa, EmperorOfDisaster ha detto:

La fatiscenza è dolore.

dislessici scrittori dell'avvenire,

 

Sembra quasi che "l'Arte" (con la A maiuscola, come se fosse una persona) sia un ponte che consenta agli artisti di comunicare.

Paradossalmente, è una comunicazione spesso incompresa proprio perché si distacca da tutto ciò che è terreno, nel momento in cui tutte le certezze vengono vanificate. Gli scrittori sono quasi dei profeti, come se sapessero più di chiunque altro. Interessante l'analogia implicita fra le divinità e la Crisi/Arte: entrambi presenti nella storia degli uomini, necessari per il loro vivere.

53 minuti fa, EmperorOfDisaster ha detto:

Ha membra di cemento la crisi:

l'Arte la disseziona e lei, fredda,

lascia che l'artista rediga parole

nel nome del suo credo:

La crisi ci rende dannati, confusi, spaesati, ma crediamo nel potere dell'Arte, un potere immenso e intellegibile, per i pochi eletti che riescono ad afferrarla, a buttarsi. Questa volta ha membra di cemento, trasmettendo un'immagine rigida e impacciata. Meravigliosa la frase "il Poeta è colui che, dalla vertigine, vede l'abisso"!

Nella conclusione si descrive l'attitudine quasi narcisistica (oserei) del poeta che, ormai sapiente ed ebbro della sua esperienza spirituale.

 

L'ho apprezzata, seppur nel suo mistero e inquietudine generale. C'è una certa cura nella scelta degli accostamenti delle parole. Bella, davvero bella!

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@Kalim Crumben

 

Arrivo tardi come mio solito, ma ti ringrazio tanto per il passaggio. Sai che la tua interpretazione è stupenda? Scrivendo in maniera fortemente ermetico-simbolica, so che il simbolo può diventare fuorviante. In compenso, trovo che le analisi dei lettori siano edificanti, financo necessarie. In realtà, la chiave esegetica è proprio in quei primi tre versi. Ti lascio qui un breve commento che ho redatto al tempo della composizione del testo, se può farti piacere. È scarno e sarebbe da integrare, però va bene così.

 

"Nell’apparente diversità, siamo tutti uguali alla base, perché tutto è liquido. La decadenza è statica, sempre uguale e, quando da lei erompono i liquidi, si corrodono sia le sue viscere sia l’esterno. La fatiscenza, dunque, si esaurisce, ma torna sempre. E la crisi ha membra di cemento, perché non dice nulla su se stessa: l’Arte ha il compito di studiarla e il Poeta è colui che massimamente elabora il messaggio e, pieno di hybris, esprime un giudizio, tentando di arginare la (propria) crisi". 

 

Un saluto e grazie ancora! 

 

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Caro @EmperorOfDisaster

di seguito qualche mio commento che spero potrà esserti utile.

Credo nel tuo testo vi siano molti spunti interessanti, a partire dal titolo, o meglio da una parte di questo: ossa di latte. È una sorta di ossimoro di presentazione che già destabilizza, l’osso così chiaramente duro e rigido è unito al latte, con cui ne condivide soltanto il colore, ma che non n realtà è ciò che serve alle stessa ossa per essere così forti. Si evince quindi una debolezza incelabile, in cui la corazza dell’osso non non può trascendere dalla sua stessa anima. Per la forza di questo messaggio suggerire di abbreviare il titolo e lasciare soltanto ‘ossa di latte’ che poi sia riferito alla decadenza può essere bene scoprirlo da soli nella lettura del testo.

Sul testo in generale, anche credo ci siano spunti non banali, su tutti ‘dislessici scrittori dell’avvenire’, ‘ha membra di cemento la crisi’. Io personalmente non sono amante di schemi rigidi del testo e di versi ben definiti, assecondando un naturale flusso di coscienza meno lezioso; però nel tuo modo di scrivere penso possa essere un peccato essere così tanto accompagnato alla lettura, mi sembra più una quarta di copertina, una parafrasi o un riassunto in cui mi si cerca di spiegare quello che l’autore vuole esprimere. Ti suggerirei di provare a giocare con le tue parole e nascondere alcuni concetti affinché li trovi chi saprà capirti, avrai così una fantastica complicità con il tuo lettore! A presto 

Il 15/2/2019 alle 20:42, EmperorOfDisaster ha detto:

[Scritta, rimaneggiata per evitare di perdere il legame tra il simbolo e il contenuto, tra la bellezza dei significanti e i significati, alla fine la posto qui: forse c'è un equilibrio maggiore tra forma e contenuto. Forse. La decadenza è un liquido che corrode e torna sempre. Krisis, in greco, significa anche "giudizio". L'effetto muro serve per mettere un argine al caos. A voi]

 

 

La decadenza ha ossa di latte.

 

La decadenza ha ossa di latte,

un impasto di sangue e ombre

tra le fronde del viso. Inumati,

erompono di notte: corrodono

le viscere e le stelle addossate

al cielo. La fatiscenza è dolore.

dislessici scrittori dell'avvenire,

I giorni che pascolano e gli dei,

sono come lei: tornano sempre.

Ha membra di cemento la crisi:

l'Arte la disseziona e lei, fredda,

lascia che l'artista rediga parole

nel nome del suo credo: il Poeta

è colui che, dalla vertigine, vede

l'abisso e, ingravidato di hybris,

esprime un giudizio. Tutta l'Arte

è un soliloquio recitato con verve

in un teatro marciscente e il Poeta

è colui che, empio di boria, brama

d’arginare la (propria) crisi: gloria.

 

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Titolo affascinante e testo che regge bene dall'inizio alla fine, con l'uso anche di un vocabolario ricercato, dando luogo ad immagini talvolta spiazzanti ma di sicuro impatto.

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