Ciao, questo componimento mi ha incuriosita. Dunque. Ho apprezzato la forma delicata, quasi fuggevole e difficile da acciuffare, un po' come il vento, in tal occasione delicato. Al contempo, v'è qualcosa di statico e fisso che contraddistingue la poesia, ovvero l'inerzia fiacca dell'eco, che pare come immobilizzare la scena e darle una guida, un'impressione su tela, direi. Ho una curiosità: come mai proprio mille anni fa? M'incuriosisce la scelta temporale che slancia all'indietro, al passato, che sento comunque ancorato a quello strascico contenuto nell'eco. La seconda strofa mi ha fatto sorridere, in quanto molto spesso tendiamo a deviare quel che arriva in base al nostro pensare, quell' "ente" che diventa "niente" e da ciò il ci credi? Eco delle nostre incertezze. Così ce l'ho colta, spero di non aver detto un sacco di sciocchezze.     Personalmente eviterei il sottolinear "mille anni fa" lo trovo superfluo, ma non so se per te abbia, invece qualche valore, quindi te la butto così.    Nel complesso è stata una piacevole lettura, non mi cattura abbastanza per un ritorno sui versi, perché si slaccia, soggettivamente parlando, da me, ma nell'attimo ho gustato un senso di trasparenza/presenza molto stuzzicante, che ricorderò lieta.  Un saluto, a presto