@Ivana Librici Ciao! Mi piace parecchio la struttura del racconto: il fatto che sia breve e tratti di solo qualche ora. Mi piace la sensazione che rende di qualcuno che, come il protagonista, guarda il mondo in dormiveglia, ovvero alternando paragrafi più lunghi e dettagliati e che idealmente comprendono poco tempo, ad altri, più brevi ma che comprendono un tempo assai più lungo. Una nota positiva è anche la scelta della narrazione in prima persona, che si sposa bene con la prospettiva soggettiva dalla quale l'uomo guarda il proprio operato senza condannarlo in toto, ma giustificandolo con motivazioni emotive (l'insoddisfazione del matrimonio). La scelta del narratore esterno onnisciente avrebbe forse comportato, ma inevitabilmente, che il lettore immaginasse un tono più giudicante.    Un paio di domande: l'uso di frasi quali "Il biglietto l'avevamo pagato poco" e "La lingua non avevo mai voluto impararla", che presentano un pleonastico doppio complemento oggetto (un errore, secondo la grammatica formale) è una scelta stilistica - come immagino - atta ad intensificare la dimensione prosaica e molto colloquiale dello stile? L'inserimento della descrizione dell'aurora asiatica, tanto diversa da quella Europea, immagine molto suggestiva, sta a sottintendere qualcosa (come un, se pur debole e sepolto, attaccamento resiliente nei confronti della moglie), oppure è un inserimento decorativo, o ancora serve a dilatare la narrazione nella parte conclusiva, sottolineando la sospensione del protagonista?   Un saluto!