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Talia

Storie di uomini - Il serpente

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Commento

 

Farid valutò che era circa a metà viaggio. Avevano proiettato già due film e il volo procedeva senza scosse. Di certo il pilota aveva inserito i comandi automatici e, forse, stava flirtando con una delle hostess. La mora sembrava essere molto disponibile. Quando aveva servito il caffè al passeggero seduto accanto, aveva sfiorato Farid col seno. Lui si era ritratto imbarazzato, e lei gli aveva chiesto scusa con gli occhi maliziosi, facendolo arrossire ancora di più.

Guardò fuori dal finestrino, il cielo era limpido e le nuvole stavano ben al di sotto della loro rotta. Cambridge era alle sue spalle. La sua anima aveva fatto tanta fatica a prendere quell'aereo.

L'insonnia lo assillava da giorni. Prima di presentarsi al check-in aveva dovuto visitare due volte la toilette e nel mostrare il biglietto al momento dell'imbarco si era accorto che la mano tremava senza controllo.

Provò a rilassarsi nel seggiolino, bevve un sorso di caffè e guardò lo schermo: stavano dando un film italiano. Si mise subito le cuffie. Il ritmo di quella lingua, quasi cantata, lo fece rilassare e non tentò di scacciare i ricordi...

 

“Farid, andiamo allo Strawberry Festival stasera?” Rimaneva sempre incantato da quel modo di pronunciare le parole inglesi, ma cercava di darsi un contegno.

“Ho da chiudere l'articolo per domani...” rispose senza spostare gli occhi dal monitor.

“Ma sono curiosa: cosa si fa alla festa delle fragole?”

“Niente di che, ci sono gruppi che suonano, vendono mele caramellate e sicuramente Phill sarà lì a rifornire tutta Cambridge, come sempre.”

“Dai...è venerdì!” lo implorò con due grandi occhi nocciola. Quando lo guardava così mettendosi a pochi centimetri dalla sua faccia, quando ne sentiva quell'odore vago di talco e vaniglia, quando i suoi riccioli castani ricadevano a cornice del volto, lui non ce la faceva a negarsi.

 

Il festival si teneva a Jesus Green, dall'altra parte della città. Per abbreviare il percorso decisero di attraversare il parco di Parker's Piece. Era già calato il buio e i lampioni lungo i sentieri di ghiaia erano appannati dalla nebbia. Farid e Amalia facevano allegri pettegolezzi sui colleghi. All'ennesima battuta su James e la marca del suo deodorante, la risata della ragazza fu interrotta bruscamente. Amalia era inciampata crollando sui sassolini del vialetto in ginocchio.

“Cazzo!” esclamò in italiano, incurante del fatto che Farid sapeva il significato di quella imprecazione.

Il ragazzo si chinò su di lei mentre si puliva le ginocchia dal fango e levava alcune piccole pietre conficcate nella pelle. “Va tutto bene?” le chiese cercando di aiutarla a rialzarsi. Le prese le mani e si trovarono in piedi a fissarsi negli occhi, unica cosa che scintillava nella semioscurità del luogo.

Rimasero così per un tempo molto lungo, col respiro bloccato in gola, senza che nessun dei due osasse fare un passo o un gesto.

 

Tra un giro di basso e un pezzo punk urlato nel microfono, Farid continuava a darsi dello stupido. Aveva avuto un'ottima occasione per dichiarsi. In quel momento avrebbe dovuto baciarla. E avrebbe dovuto dirle ciò che pensava.

Due gruppi si diedero il cambio sul palco: un trio di musicisti vestiti di nero attaccò le prime note di Boys don't cry. Amalia cominciò a saltare a ritmo tappando col dito la bottiglia. A Farid piaceva quel pezzo ma continuava a immaginarsi ciò che avrebbe dovuto dire alla sua amica: che erano innamorato; che la pensava ogni sera prima di addormentarsi e che odiava giocare a tennis ma per vedere le sue gambe meravigliose sbucare dal gonnellino lo sopportava.

La ragazza sorseggiò la birra che schiumava fuori e la passò a Farid quasi finita. “Facciamo un altro giro” le disse prendendola per mano e trascinandola al banchino di Phill.

Lei si fece trasportare leggera, col braccio abbandonato nella sua presa. Era bella, a Farid scoppiava il cuore nel percepire quel contatto. Avrebbe voluto abbracciarla e confessare che le dodici rose rosse, ricevute per il suo compleanno, le aveva inviate lui.

Altro cambio sul palco e le casse cominciarono a pompare la chitarra di Back in Black. Amalia strillò:”Torniamo a ballare!”

Sentiva il bisogno di farle sapere quanto era importante per lui. Forse era colpa dell'alcol, ma voleva raccontarle che era sempre nei suoi pensieri, dirle che, quando telefonava a casa, non faceva altro che parlare di lei con Kaddour.

Un giorno si era confidato col fratello, gli aveva raccontato come non riusciva a prendere in mano la situazione con Amalia. Kaddour gli aveva risposto che avrebbe dovuto fare come un serpente che si muove nella sabbia.

Da bambino ne aveva visti tanti, il loro corpo affusolato si adattava agli avvallamenti del terreno e consentiva loro spostamenti rapidi in ogni ambiente. Aveva sviluppato stima e fascino per quel genere di rettile, tanto che se l'era tatuato su un gluteo qualche anno prima.

 

Proprio su quel tatuaggio aveva indugiato il dito di Amalia, il mattino dopo quando si erano risvegliati, nudi sul letto.

Entrambi avevano ancora un po' di postumi della sbornia che si erano presi alla festa. “Perchè hai un serpente sulla chiappa?” gli aveva chiesto ridendo solare. Lui non riusciva quasi ad alzarsi dalla posizione prona in cui si era svegliato, girò solo la testa verso di lei e rispose lentamente: “L'ho fatto quando studiavo a Parigi. Alcuni studenti più grandi mi sfidarono dopo che avevo lodato le qualità dei serpenti che vivono nel deserto algerino...”

Quella risposta gli costò un forte capogiro. Non riuscì ad indugiare oltre con lo sguardo sui piccoli seni candidi della ragazza e corse in bagno a liberarsi degli ultimi effetti delle birre.

 

Appena giunto a casa, cercò di tornare con i piedi per terra: scaricò la casella di posta elettronica di lavoro. Una mail col dominio “mit.edu” era sulla prima riga e gli ricordava qualcosa di cui si era dimenticato negli ultimi tempi, offuscato dall'amore.

Entro un mese si sarebbe dovuto presentare a Cambridge, l'altra Cambridge, quella negli Stati Uniti, nei pressi di Boston, dove avrebbe iniziato una nuova ricerca.

Tra poco ci sarebbe stato un intero oceano a separare lui e Amalia. Cinquemila chilometri avrebbero impedito ai loro corpi di riunirsi ancora, dopo che si erano appena trovati.

Non sarebbe più stato distratto da quella voce squillante che riecheggiava per il corridoio dell'ateneo scambiando chiacchiere con tutti.

Non avrebbe più fatto il giudice assaggiatore degli esperimenti culinari in cui Amalia si diletteva la domenica quando lo invitava a pranzo.

Non ci sarebbero più state le passeggiate in bici sul fiume Cam, né le soste al Granta per il tè al bergamotto.

E lui avrebbe smesso di scriverle poesie segrete in francese, o forse ne avrebbe scritte il doppio.

Un attimo di panico lo colse al pensiero di dover dare l'annuncio alla sua amica.

Capì subito che sarebbe stato meglio non dirglielo. Scelse di non farle promesse sul futuro né di darle un ultimo bacio. Fino al momento della partenza si comportò come la vipera cornuta del deserto, che si nasconde sotto la sabbia, e celò la verità alla sua amica.

Riuscì a non farle sapere che sarebbe salito su un aereo che stava attraversando l'oceano, diretto in un altro continente.

 

Farid aveva smesso da un pezzo di seguire il film, distratto dai ricordi. Chissà cosa stava pensando Amalia, nel vedere che lui non era seduto alla sua scrivania, come tutte le mattine. Avvicinò il tovagliolo che l'hostess gli aveva fornito insieme al caffè e ci scrisse sopra:

Un jour je meurs et quand je muriras tu trouveras en lettre d’or dans mon coeur “je t aime encore”

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Stavolta passo per primo cara @Talia e, inoltre, finalmente ho un po' di tempo per l'officina. :)

 

Qualche appunto prima di passare oltre, sperando ti sia utile. :)

6 ore fa, Talia ha detto:

Avevano proiettato già due film e il volo procedeva senza scosse. Di certo il pilota aveva inserito i comandi automatici e, forse, stava flirtando con una delle hostess. La mora sembrava essere molto disponibile. Quando aveva servito il caffè al passeggero seduto accanto, aveva (*) sfiorato Farid col seno. Lui si era ritratto imbarazzato, e lei gli aveva chiesto scusa con gli occhi maliziosi, facendolo arrossire ancora di più.

Gli inconvenienti della narrazione al passato (non capita solo qui). Non sono un maniaco delle ripetizioni, ma qui anche a prima lettura si notano. Anche se nel WD molti sono un po' contro il gerundio, io al posto del (*) avrei messo uno "sfiorando" anche solo per togliere un "aveva".

6 ore fa, Talia ha detto:

La sua anima aveva fatto tanta fatica a prendere quell'aereo.

:o

6 ore fa, Talia ha detto:

aveva dovuto visitare due volte la toilette e (virgola) nel mostrare il biglietto al momento dell'imbarco (virgola) si era accorto che la mano tremava senza controllo.

:)

6 ore fa, Talia ha detto:

Rimaneva sempre incantato da quel modo di pronunciare le parole inglesi, ma cercava di darsi un contegno.

Questa un po' mi fa storcere il naso perché secondo me senza un esempio "pratico", per il lettore resta vuota come frase. Come dire, non che sia giusto quanto dico, ma avrei messo in corsivo o tra virgolette (es.) uno "straubarrii" o quello che vuoi far intendere con pronuncia "che incanta" il protagonista. :)

6 ore fa, Talia ha detto:

si trovarono in piedi a fissarsi negli occhi, unica cosa che scintillava nella semioscurità del luogo

:love3:

6 ore fa, Talia ha detto:

Rimasero così per un tempo molto lungo, col respiro bloccato in gola, senza che nessun dei due osasse fare un passo o un gesto.

Non mi suona troncato in questo contesto. ._.

6 ore fa, Talia ha detto:

Aveva avuto un'ottima occasione per dichiarsi.

Dichiararsi.

6 ore fa, Talia ha detto:

che erano innamorato; che la pensava ogni sera

Era. Quella cosa del tennis che sta dopo la parte citata è fantastica comunque. :asd:

6 ore fa, Talia ha detto:

Amalia strillò:(spazio)”Torniamo a ballare!”

6 ore fa, Talia ha detto:

scaricò la casella di posta elettronica di lavoro

Del.

6 ore fa, Talia ha detto:

je t aime encore

Non so un tubo di francese, ma manca l'apostrofo.

 

Da lettore, mi piace come hai descritto le emozioni e il susseguirsi di situazione-passato-ricordo e abbandono finale; un buon intreccio narrato molto bene secondo me con alcune  immagini affascinanti che fanno sognare (ne ho citata solo una prima). Quello che mi è piaciuto particolarmente - forse sono sciocco - è questa parte

6 ore fa, Talia ha detto:

Quando aveva servito il caffè al passeggero seduto accanto, aveva sfiorato Farid col seno. Lui si era ritratto imbarazzato, e lei gli aveva chiesto scusa con gli occhi maliziosi, facendolo arrossire ancora di più.

perché è un po' l'indifferenza e/o la provocazione di un mondo che tenta il protagonista proprio quando lui si ritrova a doversi distaccare da tali sentimenti e tali sensazioni.

Se devo trovare un lato negativo posso dire che sia un po' standard la situazione in cui si svolge tutto il racconto, cioè una riflessione su quanto si è perso a seguito di una decisione, ma si tratta un po' di un pelo nell'uovo. :)

 

Alla prossima lettura Talia! :ciaociao:

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15 ore fa, Talia ha detto:

 appannati dalla nebbia

 bella definizione 

@bwv582 ha già fatto un'analisi attenta (non avevo notato nemmeno la metà delle cose che ha riportato), e così mi si dovrebbe affinare l'occhio. Purtroppo io vado più a sensazione e la prima cosa che mi chiedo ogni volta è se il mio animo ha percepito e compreso lo stato d'animo del tuo personaggio. La risposta, in questo caso, è sì. Il tuo personaggio in fondo è uomo vigliacco, sebbene amareggiato, è del tutto vigliacco e subdolo come il serpente, appunto. Tutto il resto dei suoi pensieri, il tremore delle mani e via discorrendo suggerirebbero una sensibilità che alla fine non si trova. L'unica cosa che mi stona nella narrazione è quando parli del bacio mancato. Sembra che la storia d'amore debba rimanere impantanata lì, invece il mattino dopo li troviamo a letto insieme. Allora l'antefatto, secondo me, andava raccontato diversamente, più come preludio o conferma delle reciproche emozioni. Il racconto in ogni caso mi è piaciuto molto. Ciao @Talia e alla prossima. 

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Ciao @bwv582 e @Adelaide J. Pellitteri, grazie dei vostri commenti :love:.

 

Sono contenta di ritrovarti a commentare un mio racconto @bwv582, sai che apprezzo molto le tue analisi, che essendo tu un matematico, sono precise e analitiche al massimo. Grazie. Per quanto riguarda la ripetizione degli "aveva", mi ero accorta ma a me non suonavano poi così serrati. Non avevo pensato alla soluzione del gerundio (lo so quello che si dice di gerundio e avverbi, ma sarà che, come te, vengo dal settore scientifico, a me piacciono:eheh:, ora viene giù la curva:D). 

 

11 ore fa, bwv582 ha detto:

devo trovare un lato negativo posso dire che sia un po' standard la situazione in cui si svolge tutto il racconto, cioè una riflessione su quanto si è perso a seguito di una decisione, ma si tratta un po' di un pelo nell'uovo. :)

Hai ragione, in parte ho scelto volutamente un evento abbastanza comune perché il mio obiettivo in questo racconto, come negli altri del ciclo Storie di uomini-animale (ne ho già postato un altro in Officina), è quello di mettere in luce alcune nostre reazioni istintuali che si possono assimilare a un certo istinto animale. In questo caso il serpente tende ad essere un animale con una grande adattabilità agli ambienti, così il mio protagonista. Però forse dovevo mettere un po' più di "pepe" nella storia, hai ragione, ci riflettero. 

 

1 ora fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

vado più a sensazione e la prima cosa che mi chiedo ogni volta è se il mio animo ha percepito e compreso lo stato d'animo del tuo personaggio. La risposta, in questo caso, è

Ti ringrazio per essere entrata nel contesto della storia, ne sono felice @Adelaide J. Pellitteri:rosa:.

 

1 ora fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Sembra che la storia d'amore debba rimanere impantanata lì, invece il mattino dopo li troviamo a letto insieme. Allora l'antefatto, secondo me, andava raccontato diversamente, più come preludio o conferma delle reciproche emozioni. Il racconto in ogni caso mi è piaciuto

A rileggere il testo nell'ottica della tua osservazione forse hai ragione, ho calcato poco la mano sul fatto che tra i due mancava solo il coraggio di uno che facesse il primo passo. Potrebbe bastare mettere qualche cosa che riguarda Amalia, secondo te? In fondo, prima della svolta, lui dice chiaramente si essere innamorato, lei, invece, a parte il fatto che li cerca per andare al festival, non mostra molto altro in termini di sentimenti verso Farid. 

 

Grazie ancora a entrambi! 

 

Talia 

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@Talia

4 minuti fa, Talia ha detto:

Potrebbe bastare mettere qualche cosa che riguarda Amalia, secondo te?

Sì, anche perché di lui deve rimanere l'immagine del codardo, del tipo senza "attributi"

17 ore fa, Talia ha detto:

Amalia strillò:”Torniamo a ballare!”

Forse qui, nell'ultimo punto in cui la storia è ancora sospesa. Magari Amalia lo prende per mano e lui sente una stretta diversa, le dita che si intrecciano alle sue e nient'altro. Vedi tu. 

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Il 11/2/2019 alle 15:05, Talia ha detto:

Sentiva il bisogno di farle sapere quanto era importante per lui. Forse era colpa dell'alcol, ma voleva raccontarle che era sempre nei suoi pensieri, dirle che, quando telefonava a casa, non faceva altro che parlare di lei con Kaddour.

Un giorno si era confidato col fratello, gli aveva raccontato come non riusciva a prendere in mano la situazione con Amalia. Kaddour gli aveva risposto che avrebbe dovuto fare come un serpente che si muove nella sabbia.

Da bambino ne aveva visti tanti, il loro corpo affusolato si adattava agli avvallamenti del terreno e consentiva loro spostamenti rapidi in ogni ambiente. Aveva sviluppato stima e fascino per quel genere di rettile, tanto che se l'era tatuato su un gluteo qualche anno prima.

 

Proprio su quel tatuaggio aveva indugiato il dito di Amalia, il mattino dopo quando si erano risvegliati, nudi sul letto.

 

Ciao @Talia, ho apprezzato il tuo racconto. La parte che vedi citata, tuttavia, l'ho adorata. Mi piace come lasci che sia il lettore ad immaginare il nesso effettuale che lega l'intenzione, che è espressa solo ed unicamente come intenzione, alla condizione finale, ovvero i due neo amanti a letto. Complimenti. 

 

Unica nota secondo me (un po') dolente è questa: trovo irrealistico che il protagonista voglia tener nascosta la propria partenza all'amata. Da una parte, infatti, da quello che emerge dal testo la ragazza è una figura ilare e spensierata: non sembra essere toccata dalla passione stravolgente della quale è oggetto. Dall'altra, le promesse e l'ultimo bacio sembrano fuori luogo per una relazione che, sebbene nata e coltivata come amicizia, si è effettivamente consumata in una notte. Il dramma dovrebbe essere esperito in primo luogo da lui, che aveva vissuto a lungo quell'amore, anche se nel mondo della possibilità. Amalia, in questo caso non dovrebbe essere protetta da nulla, se quanto emerge dal testo è tutto.

Avrebbe magari un maggiore impatto (ma questa è assolutamente una mia riflessione, che non ha valore di consiglio) spiegare le ragioni di quel silenzio sottolineando come il protagonista non ha la fora di pronunciare un addio perché, in qualche modo, non vorrebbe trovarsi di fronte alla realtà, che rimane parzialmente celata nel suo silenzio. 

Il 11/2/2019 alle 15:05, Talia ha detto:

Un attimo di panico lo colse al pensiero di dover dare l'annuncio alla sua amica.

Capì subito che sarebbe stato meglio non dirglielo. Scelse di non farle promesse sul futuro né di darle un ultimo bacio. Fino al momento della partenza si comportò come la vipera cornuta del deserto, che si nasconde sotto la sabbia, e celò la verità alla sua amica.

Riuscì a non farle sapere che sarebbe salito su un aereo che stava attraversando l'oceano, diretto in un altro continente.

Ciao!

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Ciao @Arianna Sofia Ferrari, grazie di aver letto e commentato il mio racconto.:rosa:

 

Trovo molto interessante la tua osservazione:

1 ora fa, Arianna Sofia Ferrari ha detto:

trovo irrealistico che il protagonista voglia tener nascosta la propria partenza all'amata. 

Le tue argomentazioni sono valide e, anche se potrei risponderti che, in fondo, ogni essere umano ha delle reazioni a volte inspiegabili per un altro, solo perché siamo mondi ermetici e imperscrutabili, quindi niente è irrealistico, mi sembra che ci sia una certa similitudine tra ciò che mi dici tu e ciò che già mi aveva detto @Adelaide J. Pellitteri. Lei mi diceva che di Amalia si percepisce poco l'attaccamento amoroso verso Farid, tu mi dici che, dato che lei non è coinvolta, quel rapporto è, come dire, un po' a senso unico.

 

Diciamo che, nella mia testa, doveva funzionare un po' come dice @Adelaide J. Pellitteri, cioè che l'amore è da ambo le parti. Ma è significativa la tua osservazione, perché, in modo diverso, ma anche tu non lo hai percepito. È pertanto un punto da rivedere, perché non arriva al lettore come io vorrei.

Ti ringrazio, quindi, di essere stata così illuminante. 

 

Talia 

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ciao @Talia MT per me da ora... ;) 

E dopo Il giaguaro, il serpente.

 

Avevo l'enciclopedia "Il Modulo" da bambina. Alla voce "serpente", raccontava di una mangusta che salvava un neonato dal serpente attirato dall'odore di latte. Fu allora che scoprii il senso di "avere una serpe in seno". Ingordi di latte, i rettili sembrano così delicati nella suzione che una donna non si accorge di avere "una serpe in seno". Questo raccontava "il modulo".

Alla destra in basso della pagina, però, c'erano le foto di serpenti, e io non ci riuscivo a mettere il dito per volta pagina. Non mi fanno schifo, di più. Una specie di fobia... oltre anche la fobia.

Separazioni, partenze, amori lasciati indietro... Parliamo sempre di cose tristi... Che lo dica io, poi, che uccido tutti, tu almeno li fai vivere... :eheh:

Il titolo mi ha attratto, attrazione e repellenza camminano insieme.

Ti lascio un paio di impressioni...

Vado...

 

Farid valutò che era circa a metà viaggio. Avevano proiettato già due film e il volo procedeva senza scosse. Di certo il pilota aveva inserito i comandi automatici e, forse, stava flirtando con una delle hostess. La mora sembrava essere molto disponibile. Quando aveva servito il caffè al passeggero seduto accanto, aveva sfiorato Farid col seno. Lui si era ritratto imbarazzato, (e) lei gli aveva chiesto scusa con gli occhi maliziosi, facendolo arrossire ancora di più.

Guardò fuori dal finestrino, il cielo era limpido e le nuvole stavano ben al di sotto della loro rotta. Cambridge era alle sue spalle. La sua anima aveva fatto tanta fatica a prendere quell'aereo.

L'insonnia lo assillava da giorni. Prima di presentarsi al check-in aveva dovuto visitare due volte la toilette e nel mostrare il biglietto al momento dell'imbarco si era accorto che la mano tremava senza controllo.

Provò a rilassarsi nel seggiolino, bevve un sorso di caffè e guardò lo schermo: stavano dando un film italiano. Si mise subito le cuffie. Il ritmo di quella lingua, quasi cantata, lo fece rilassare e non tentò di scacciare i ricordi...

– Il soggetto precedente è singolare. Farid. Per quanto si rifugga dalla forma passiva, io stessa lo faccio, direi: erano stati proiettati. Avevano chi?

– era andato due volte... non mi suona "visitare..."

 

 

 

“Farid, andiamo allo Strawberry Festival stasera?” Rimaneva sempre incantato da quel suo modo di pronunciare le parole inglesi, ma cercava di darsi un contegno.

“Ho da chiudere l'articolo per domani...” rispose (aggiungerei il personaggio. È u ricordo, rispose a chi?) senza spostare gli occhi dal monitor.

“Ma sono curiosa: cosa si fa alla festa delle fragole?”

“Niente di che, ci sono gruppi che suonano, vendono mele caramellate e sicuramente Phill sarà lì a rifornire tutta Cambridge, come sempre.”

“Dai...è venerdì!” lo implorò con due grandi occhi nocciola. Quando lo guardava così mettendosi a pochi centimetri dalla sua faccia, quando ne sentiva quell'odore vago di talco e vaniglia, quando i suoi riccioli castani ricadevano a cornice del volto, lui non ce la faceva a negarsi.

 

Il festival si teneva a Jesus Green, dall'altra parte della città. Per abbreviare il percorso decisero di attraversare il parco di Parker's Piece. Era già calato il buio e i lampioni lungo i sentieri di ghiaia erano appannati dalla nebbia. Farid e Amalia facevano allegri pettegolezzi sui colleghi. All'ennesima battuta su James e la marca del suo deodorante, la risata della ragazza fu interrotta bruscamente. Amalia era inciampata crollando sui sassolini del vialetto in ginocchio.

“Cazzo!” esclamò in italiano, incurante del fatto che Farid sapeva il significato di quella imprecazione.

Il ragazzo ormai è Farid, direi: lui si chinò su di lei mentre lei si puliva le ginocchia dal fango e levava alcune piccole pietre conficcate nella pelle. “Va tutto bene?” le chiese cercando di aiutarla a rialzarsi. Le prese le mani e si trovarono in piedi a fissarsi negli occhi, unica cosa che scintillava nella semioscurità del luogo.

Rimasero così per un tempo molto lungo, col respiro bloccato in gola, senza che nessun dei due osasse fare un passo o un gesto.

– Andrei a capo nei dialoghi. 

 

Tra un giro di basso e un pezzo punk urlato nel microfono, Farid continuava a darsi dello stupido. Aveva avuto un'ottima occasione per dichiarsi. In quel momento a   Avrebbe dovuto baciarla (. E avrebbe dovuto) e dirle ciò che pensava.

Due gruppi si diedero il cambio sul palco: un trio di musicisti vestiti di nero attaccò le prime note di Boys don't cry. Amalia cominciò a saltare a ritmo tappando col dito la bottiglia. A Farid piaceva quel pezzo ma continuava a immaginarsi ciò che avrebbe dovuto dire alla sua amica: che erano innamorato; che la pensava ogni sera prima di addormentarsi e che odiava giocare a tennis virgola ma per vedere le sue gambe meravigliose sbucare dal gonnellino lo sopportava.

La ragazza (anche qui, ormai è Amalia, ce l'hai presentata... ;) ) sorseggiò la birra che schiumava fuori e la passò a Farid quasi finita. “Facciamo un altro giro” le disse prendendola per mano e trascinandola al banchino di Phill.

– refuso, dichiararsi 

– refuso, era 

 

Lei si fece trasportare leggera, col braccio abbandonato nella sua presa. Era bella, a Farid scoppiava il cuore nel percepire quel contatto. Avrebbe voluto abbracciarla e confessare che le dodici rose rosse (,) ricevute per il suo compleanno (,) le aveva inviate lui.

Altro cambio sul palco e le casse cominciarono a pompare la chitarra di Back in Black. Amalia strillò: spazio ”Torniamo a ballare!”

Farid (cambi soggetto)  Sentiva il bisogno di farle sapere quanto era (fosse, credo) importante per lui. Forse era colpa dell'alcol, ma voleva raccontarle che era sempre nei suoi pensieri (,) e dirle che, quando telefonava a casa, non faceva altro che parlare di lei con suo fratello Kaddour.

Un giorno si era confidato con lui col fratello, gli aveva raccontato come non riusciva a prendere in mano la situazione con Amalia. Kaddour gli aveva risposto che avrebbe dovuto fare come un serpente che si muove nella sabbia.

Da bambino ne aveva visti tanti, il loro corpo affusolato si adattava agli avvallamenti del terreno e consentiva loro spostamenti rapidi in ogni ambiente. Aveva sviluppato stima e fascino per quel genere di rettile, tanto che se l'era tatuato su un gluteo qualche anno prima.

– non si capisce chi sia il soggetto, lui o kaddour? ;) 

 

Proprio su quel tatuaggio aveva indugiato il dito di Amalia, il mattino dopo quando si erano risvegliati, nudi sul letto.

Entrambi avevano ancora un po' di postumi della sbornia che si erano presi alla festa. “Perchè hai un serpente sulla chiappa?” gli aveva chiesto Amalia ridendo solare. Lui non riusciva quasi ad alzarsi dalla posizione prona in cui si era svegliato, girò solo la testa verso di lei e rispose lentamente: “L'ho fatto quando studiavo a Parigi. Alcuni studenti più grandi mi sfidarono dopo che avevo lodato le qualità dei serpenti che vivono nel deserto algerino...”

Quella risposta gli costò un forte capogiro. Non riuscì ad indugiare oltre con lo sguardo sui piccoli seni candidi della ragazza e corse in bagno a liberarsi degli ultimi effetti delle birre.

– capito, lui :) 

 

Appena giunto a casa (,) cercò di tornare con i piedi per terra: scaricò la casella di controllò la posta elettronica di lavoro. Una mail col dominio “mit.edu” era sulla prima riga e gli ricordava qualcosa di cui si era dimenticato negli ultimi tempi, offuscato dall'amore.  gli comunicava che 

Entro un mese si sarebbe dovuto presentare a Cambridge, l'altra Cambridge, quella negli Stati Uniti, nei pressi di Boston punto, dove Lì avrebbe iniziato una nuova ricerca.

Tra poco ci sarebbe stato un intero oceano a separare lui e Amalia. Cinquemila chilometri avrebbero impedito ai loro corpi di riunirsi ancora, dopo che si erano appena trovati.

– riformulerei la frase della mail... Io la toglierei  :) 

– Invertirei: Si erano appena trovati, e ora cinquemila...

 

 

Non sarebbe più stato distratto da quella voce squillante che riecheggiava per il corridoio dell'ateneo scambiando chiacchiere con tutti.

Non avrebbe più fatto il giudice assaggiatore degli esperimenti culinari in cui Amalia si diletteva la domenica virgola quando lo invitava a pranzo.

Non ci sarebbero più state le passeggiate in bici sul fiume Cam, né le soste al Granta per il tè al bergamotto.

E lui avrebbe smesso di scriverle poesie segrete in francese, o forse ne avrebbe scritte il doppio.

Un attimo di panico lo colse al pensiero di dover dare l'annuncio alla sua amica. (non puoi chiamarla "amica" con le premesse cha hai fatto :) )

Capì subito che sarebbe stato meglio non dirglielo. Scelse di non farle promesse sul futuro né di darle un ultimo bacio. Fino al momento della partenza si comportò come la vipera cornuta del deserto, che si nasconde sotto la sabbia, e celò la verità alla sua amica.

Riuscì a non farle sapere che sarebbe salito su un aereo che stava attraversando avrebbe attraversato l'oceano, diretto in un altro continente.

– queste frasi le rivedrei :) io, comunque, le taglierei... :eheh:

 

 

Farid aveva smesso da un pezzo di seguire il film, distratto dai ricordi. Chissà cosa stava pensando Amalia, nel vedere che lui non era seduto alla sua scrivania, come tutte le mattine. Avvicinò il tovagliolo che l'hostess gli aveva fornito insieme al caffè e ci scrisse sopra:

Un jour je meurs et quand je muriras tu trouveras en lettre d’or dans mon coeur “je t aime encore”

 

– Invertirei: Distratto dai ricordi...

– Un più semplice "prese"? Un più semplice "dato"? ;) 

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Grazie @Rica delle tue osservazioni!

 

Il 16/2/2019 alle 22:32, Rica ha detto:

Non mi fanno schifo, di più. Una specie di fobia... oltre anche la fobia.

Sai che io giro sempre i tacchi quando vedo una cavalletta? :wah: Mi ricordo benissimo come è nato il mio terrore, una cosa stupidissima, un evento da niente, ma chissà cosa è successo dentro di me... Invece non ho problemi con i serpenti, mi piacciono moltissimo e ad ogni rettilario che mi è capitato di visitare me li sono fatti sempre mettere addosso. Non sopporto però vederli mangiare i topolini, ecco quello non ce la faccio.

 

Il 16/2/2019 alle 22:32, Rica ha detto:

Separazioni, partenze, amori lasciati indietro... Parliamo sempre di cose tristi...

Mi è venuto così, non volevo portare tristezza. :D

 

Le tue correzioni sono sempre molto interessanti, ogni volta tagli un sacco di cose e hai sempre ragione!

 

Grazie ancora

 

Talia

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