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A testa in giù dentro una bottiglia vuota. Come fosse un modellino ma d'uomo, con le vene al posto delle vele finte, la testa come prua e lui "maestro" in qualcosa, pur non essendo albero.

Lì, contemplava il suo stato nell'ultimo bicchiere capovolto verso il soffitto, afflitto dal senso di galleggiamento nell'acqua che non aveva bevuto e nauseato più dalla sobrietà del giorno trascorso che dalla presente ubriacatura. Con lo sguardo rovistava nella fila di soldati di vetro schierati sulla mensola del bar. Attorno, tutto vuoto e solo quel lungo banco di legno untuoso e lucido, come una cassa da morto. Era rosso, color di un certo brandy che si era scolato in prima battuta, ma le sfumature biondastre erano tali e quali a quelle dei capelli della stronza che lo aveva appena mollato e dell'aceto invecchiato che lei amava in stille sulla sua insalata. Aveva sempre disprezzato la sua mancanza di appetito.

Magra, folle. Interessante come un groviglio di fili elettrici dimenticati in un angolo scuro, dopo una riparazione di fortuna. Però l'intrigo aveva solleticato il suo ego e per un certo periodo si era piccato di essere il migliore della collezione, ma alla fine per lei era stato solo l'ultimo della serie e il penultimo prima del presente. Aveva certo messo in conto il fatto che non dovesse durare e neanche l’avrebbe voluto; ma lei lo aveva battuto sul tempo e l’aveva lasciato in tronco, senza neanche una scusa.
Con un rutto mal trattenuto, buttò giù l'accenno al vomito e il pensiero di lei, che gli andava acidamente di traverso.

Fece per cercare il barista ma si accorse che se n'era andato anche lui, forse a pisciare. Oppure era tornato dentro qualche bottiglia vuota a dormire. Un genio alcolico, uno strano... spirito, che dopo avergli servito abbastanza alcol da farlo cadere steso, era evaporato nel nulla.

Aveva espresso un pessimo desiderio, allora. E neanche lo ricordava, come la strada che aveva preso per arrivare lì.
Dove si trovava? Non ne aveva idea.
Si mise allora a ridere ma la sua voce sembrava avere i toni di un gargarismo e un singhiozzo insieme.

Non si accorse che le sue dita affondavano nel bancone e che piano anche le sue braccia ci sparivano dentro e che tutto attorno si stava dilatando e appannando, come attraverso un vetro. Non si accorse che il senso di nausea diventava più liquido, come il resto.
Presto non rimase che un pozzetta scura e il bancone colante, appiccicoso.
Il barista allora apparve come dal nulla, aprendo la porta sul fondo del locale e si diresse verso le bottiglie. Indifferente passò uno straccio umido sul bancone e sull'ultima goccia di malumore viscido che aveva lacrimato sul pavimento. 
Ora non c'era davvero nessuno, fino alla prossima volta.
E le bottiglie erano sempre piene.

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Buongiorno @Mattia Alari, ho letto la tua presentazione, chiedi a forza di demolirti per capire dove poter migliorare. Credimi, è difficile farlo in questo tuo racconto. Hai una mente generosa, regali al lettore un sacco di immagini. Ho dovuto rileggere una seconda volta il racconto, perché temevo di essermi fatte sfuggire alcuni dettagli, infatti è stato così. Da qui la mia riflessione (puoi considerarla o meno, non sono nessuno per dare giudizi, ma insomma, da lettrice mi sono fatta un'idea). Un' immagine fa da colonna portante, mentre altre gli si cementificano sopra. Ecco, talmente presa a proiettarmi nella testa il film della struttura "madre", che mi sono persa i dettagli delle "navicelle". Il tempo in cui si legge e si pensa in base alle nozioni che ci dai è poco, rispetto ai numerosi condimenti che metti. Mi faccio il film e poi? Cazzarola, mi rendo conto che poteva essere arricchito da altre info che mi sono sfuggite. Ora, per ragionare eh!? O non sono un'attenta lettrice (molto probabile) o la mia fantasia si è surrogata al tuo lavoro: ha costruito da sola le sue scene, senza tener conto delle ricchezze delle tue. Questo per dire che? Boh! Forse non inserendo tanto avresti ottenuto lo stesso risultato, rischiando di non lasciare nel non notato descrizioni che andrebbero viste, perché belle e degne di essere rilevate. 

E comunque è stato bello rileggerlo di nuovo.

Per me è un ottimo racconto. Sei tu che volevi che trovassimo il pelo nell'uovo. ;)

Ciao :)

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Anch'io come @Lauram ho dovuto rileggere il tuo racconto che a una prima lettura mi era sembrato una specie di incubo derivato da un'ubriacatura, forse, ho pensato, la tua. Ma mi sono accorto, rileggendolo che non è così: la storia traspira dolore puro che si vuole annegare nell'alcool, ma inutilmente perché, nonostante l'offuscamento mentale, rimane la consapevolezza di  essere stato un semplice pezzo di una diabolica collezione raccolta da una vera stragista di uomini. Lo stile scarno e asciutto, quasi da noir, mi è piaciuto, e la storia è la fotografia di uno stato d'animo, di un annichilimento nel dolore dove l'individuo scompare lasciando una traccia di umori di pianto che il barista asciuga come fosse acqua o alcool versato inavvertitamente. 

10 ore fa, Mattia Alari ha detto:

Attorno, tutto vuoto e solo quel lungo banco

Attorno, tutto vuoto e solo, quel lungo banco

10 ore fa, Mattia Alari ha detto:

ma alla fine per lei era stato solo l'ultimo della serie

ma, alla fine, per lei, era stato solo l'ultimo della serie

10 ore fa, Mattia Alari ha detto:

Aveva certo messo in conto

Aveva, certo, messo in conto

10 ore fa, Mattia Alari ha detto:

Indifferente passò uno straccio umido

Indifferente, passò uno straccio umido

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11 ore fa, Mattia Alari ha detto:

Però l'intrigo aveva solleticato il suo ego

Mi viene il dubbio che volessi intendere intrico, ma sembri avere una padronanza nello scrivere per cui il dubbio potrebbe anche risultare oltraggioso :asd:

E, però, se ci pensi bene non è un termine alternativo del tutto campato in aria: lega bene con il fascio di fili elettrici precedente, anche se nella similitudine il fascio è presentato con connotazione inequivocabimente negativa (perché, quindi, dovrebbe solleticare il suo ego?). L'intrigo (in tutte le sue possibili accezioni) con lei non ce lo vedo e lo devo prendere per buono dal narratore (cosa che, però, non mi pare forzata e alla quale posso benissimo adattarmi).

11 ore fa, Mattia Alari ha detto:

uno strano... spirito, che dopo avergli servito abbastanza alcol da farlo cadere steso, era evaporato nel nulla.

Non so perché, ma mi viene da vederci il Diavolo (o un suo agente) in questo barista, un po' servitore di tentazioni, un po' ectoplasmatico (nel senso di impalpabile e apparentemente distaccato dalle pene dei serviti). Che asseconda ma che, anche, determina. Che sembra un comprimario, ma che si rivelerà essere il padrone del gioco...

11 ore fa, Mattia Alari ha detto:

Il barista allora apparve come dal nulla, aprendo la porta sul fondo del locale e si diresse verso le bottiglie. Indifferente passò uno straccio umido sul bancone e sull'ultima goccia di malumore viscido che aveva lacrimato sul pavimento. 
Ora non c'era davvero nessuno, fino alla prossima volta.
E le bottiglie erano sempre piene.

Ecco, nella mia (arbitraria) interpretazione, qui posso ravvisarne la conferma: quel bar è la porta dell'inferno. Le bottiglie che coloro che presto saranno dannati di là (in una dannazione che non è esplicitata nel breve raconto, ma che il lettore può anche figurarsi) hanno svuotato, vengono ogni volta nuovamente riempite con ciò che era rimasto della loro volontà, con l'eco delle loro dannazioni di qua.

Le visioni attraverso il vetro della bottiglia sono quasi premonizioni, annunciano il destino della coscienza. Non ne comunicano l'imminente dramma che fa addirittura impallidire le pene che la vita dell'avventore di turno ha conosciuto (e qui sta l'unico limite del racconto, secondo questa mia interpretazione: il fatto che in queste immagini ci sia un totale distacco: disinteresse, quasi. Ma ci sta: un po' il credibile annebbiamento - e che diavolo sarebbe se non sapesse attrarre a sé con l'inganno, con l'apparente piacere e con un artificiale coraggio; un po' il peso delle pene trascorse, il disamore per tutto, lo schifo di sé, mai esplicitato nella narrazione, ma chiaramente percepibile).

Forse il barista è "solo" un traghettatore, non so... Ma che sia il padrone del gioco, sia colui che tiene il banco, mi sembra abbastanza evidente.

 

Un gran bel racconto, complimenti.

A rileggerti.

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Ciao @Mattia Alari

mi piace il tuo stile. Ho avuto modo di leggere anche Roso, ma al lirismo della prosa lì utilizzata preferisco questo stile. :) 

Provo a fare un commento dettagliato perché voglio pubblicare un brano, quindi cercherò pulci per non rendere vano il mio commento. 

Io non sono una scrittrice e le osservazioni nascono solo da un mio gusto personal e dal riscontro che ho come lettrice, quindi prendimi con le pinze ma soprattuto prendi solo quello che pensi possa servire a te. 

 

 

Io in questo bar non ci voglio andare. Lascia l'indirizzo, che lo evito. xD

A te passo a rileggerti. Crei belle immagini e hai una prosa scorrevole. Il racconto mi sembra molto intenso e reso bene nel suo liquefarsi fino alla fine.

Piaciuto, grazie. :sss:

 

 

A testa in giù dentro una bottiglia vuota. Come fosse un modellino ma d'uomo, con le vene al posto delle vele finte, la testa come prua e lui "maestro" in qualcosa, pur non essendo albero.

– MI piace l'incipit. Leggendolo di nuovo dopo aver letto il brano mi sembra ancora più azzeccato. 

Ti segnalo sono una cosa nell'immagine che io ho visto, quando paragoni le vene alle vele. Taglierei la frase perché nel modellino che presenti l'uomo, ha la testa come prua, quindi la sua posizione è orizzontale, per questo non vedo le vene andare in alto, ma più lungo le assi dello scafo, proprio per la posizione che hai dato all'uomo. Vedi tu. :) 

 

*

Lì, contemplava il suo stato nell'ultimo bicchiere capovolto verso il soffitto, afflitto dal senso di galleggiamento nell'acqua che non aveva bevuto e nauseato più dalla sobrietà del giorno trascorso che dalla presente ubriacatura. Con lo sguardo rovistava nella fila di soldati di vetro schierati sulla mensola del bar. Attorno, tutto vuoto e solo quel lungo banco di legno virgola untuoso e lucido (,) come una cassa da morto. Era rosso, color di un certo brandy che si era scolato in prima battuta, ma le sfumature biondastre erano tali e quali a quelle dei capelli della stronza che lo aveva appena mollato e dell'aceto invecchiato che lei amava in stille sulla sua insalata. Aveva sempre disprezzato la sua mancanza di appetito.

Magra, folle. Interessante come un groviglio di fili elettrici dimenticati in un angolo scuro, dopo una riparazione di fortuna. Però l'intrigo aveva solleticato il suo ego e per un certo periodo si era piccato di essere il migliore della collezione, ma alla fine per lei era stato solo l'ultimo della serie e il penultimo prima del presente. Aveva certo messo in conto il fatto che non dovesse durare e neanche l’avrebbe voluto; ma lei lo aveva battuto sul tempo e l’aveva lasciato in tronco, senza neanche una scusa.

– Frase sottolineato: bella. Toglierei il  iniziale.

– La frase corretta mi stona un po'. ;) A volte 

– quali a quelle... forse potresti snellire con identiche, uguali

– non so, piccato mi fa pensare a punzecchiato, provocato, irritato, ma lui era orgoglioso, no? Ho capito male io? :) 

– forse potresti sostituire presente con "attuale". A una lettera, ho pensato al tempo presente. ;) 

*


Con un rutto mal trattenuto, buttò giù l'accenno al vomito e il pensiero di lei, che gli andava acidamente di traverso. xD (che romantico!)

Fece per cercare il barista ma si accorse che se n'era andato anche lui, forse a pisciare. Oppure era tornato dentro qualche bottiglia vuota a dormire. Un genio alcolico, uno strano... spirito, che dopo avergli servito abbastanza alcol da farlo cadere steso, era evaporato nel nulla.

Aveva espresso un pessimo desiderio, allora. E neanche lo ricordava, come la strada che aveva preso per arrivare lì.
Dove si trovava? Non ne aveva idea.

– Anticiperei Oppure era tornato a dormire dentro...

Metterei stenderlo :asd:

– Credo tu possa tagliarlo, esprimi lo stesso concetto nella frase precedente: neanche lo ricordava,

*
Si mise allora a ridere ma la sua voce sembrava avere i toni di un gargarismo e un singhiozzo insieme.

Non si accorse che le sue dita affondavano nel bancone e che piano anche le sue braccia ci sparivano dentro e che tutto attorno si stava dilatando e appannando, come attraverso un vetro. Non si accorse che il senso di nausea diventava più liquido, come il resto.
Presto non rimase che un pozzetta scura e il bancone colante, appiccicoso.
Il barista allora apparve come dal nulla, aprendo la porta sul fondo del locale e si diresse verso le bottiglie. Indifferente passò uno straccio umido sul bancone e sull'ultima goccia di malumore viscido che aveva lacrimato sul pavimento. 
Ora non c'era davvero nessuno, fino alla prossima volta.
E le bottiglie erano sempre piene.

 

Se ho capito bene, metterei sul. Ma poi c'è la ripetizione subito sotto. Mmm...

– Secondo me, se appare dal nulla non serve fargli aprire la porta. Ma soprattutto, lo trovo più funzionale al tuo personaggio. Uno spirito, giusto...? Alcolico o no, non ha bisogno di aprire porte! ;) 

 

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@Lauram ciao e grazie di essere passata di qui. Sì, ho scritto che per me non è assolutamente un problema essere anche "preso a mazzate", anzi. Io amo scrivere ma non mi sono mai misurato con il confronto e solo di recente ho maturato l'idea di fare qualcosa con ciò che scrivo (e neanche so se sia il caso). Sto quindi iniziando a proporre piccole cose che espongono i miei grossi difetti ed uno è proprio quello che hai notato. Io sono, almeno in qualche modo, ridondante. O forse "super concentrato". Quando dici che avrei avuto gli stessi risultati con meno "ingredienti" è certamente vero. Sarebbe stato molto meno divertente da scrivere, per me, ma probabilmente il lettore avrebbe preferito qualcosa del genere. E sono poche righe! Immagino che in un testo più lungo la cosa possa effettivamente diventare un problema. Il senso della misura è una conquista.
Ci rifletterò sicuramente. 

Grazie dei complimenti e l'incoraggiamento. Alla prossima, se vuoi.

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@angedolc grazie per avermi lasciato la tua impressione. In effetti non mi sono subito reso conto di aver usato toni "noir", finisco sempre per scrivere qualcosa di surreale, ma devo ammettere che hai ragione. Come devo ringraziarti per le tue osservazioni sulla punteggiatura. In genere le virgole sono brutte bestiacce, per me. Ho un'idea forse troppo personale sul loro uso e se in testi altrui riesco a trovare la punteggiatura più naturale, in ciò che scrivo ho spesso difficoltà a fare pause fisiologiche.
Altra cosa su cui devo sicuramente riflettere.

Grazie ancora

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@queffe la tua lettura è davvero molto interessante per me. La questione "intrigo\intrico" mi ha fatto sorridere. No, in effetti "intrico" non è un termine campato in aria ma molto banalmente mi riferivo al fatto che la tizia in questione, una donna che neanche lui trovava alla fine attraente in nessun senso (e per la cui "perdita" si danna solo per questioni di orgoglio, avendolo scaricato lei per prima) risultava essere qualcosa di diverso, per lui. Un'intrigante opzione perché qualcosa di diverso dal suo "solito", almeno in quanto a gusti femminili. Le sue riflessioni sulla sua sgradevolezza, dal suo punto di vista, certo possono far riflettere parecchio su quanto questa donna potesse essere realmente "intrigante" e forse questo ti ha spinto a pensare che il mio fosse un refuso, magari. Effettivamente no, ma la tua lettura alternativa è... intrigante.
Ti ringrazio per non aver pensato che avessi preso un termine per un altro ma non preoccuparti, un dubbio simile non mi avrebbe certo offeso.

In effetti sulla questione del modellino\uomo hai pienamente ragione, non avevo mai considerato la sua posizione nello spazio\bottiglia. Mi piaceva il suono delle due parole (vele\vene) e il riferimento a qualcosa che è propria della struttura fisica dell'uomo e della nave, ma ammetto che ciò che mi ha spinto a scegliere di scrivere a quel modo è stata la loro somiglianza. Purtroppo mi incanto (e inciampo) in cose simili, spesso perdendo di vista la loro opportunità oppure una necessaria economia di parole, in un racconto. Sì, penso che taglierò, come mi suggerisci (piuttosto, non ho ancora capito che è possibile modificare i post con le correzioni, ma penso di no).

Condivido anche le tue correzioni, a parte "certo periodo" che terrei. Su "piccato" hai beccato un problema di senso poco chiaro e penso che cambierò il termine. Volevo esprimere qualcosa che mi rendo conto di non aver fatto cogliere. Il tizio si era buttato in una relazione e per quel periodo era stato, tenendo conto che non era molto interessato a lei, persino infastidito dal fatto di essere il migliore della collezione di lei (una cosa che però aveva solleticato il suo ego) e quando lei aveva troncato era stato di colpo riposizionato solo nella categoria "uno della serie" cosa che lo aveva... alquanto infastidito.

E' proprio questo fastidio ad averlo portato... "fuori strada". Ma forse, il dubbio è quello, qualcosa di cominciato male e senza nessuna intenzione di serietà, lo aveva preso troppo. Anche fisicamente.

Ottime anche le altre correzioni ma... il barista, nella mia testa, compare "come dal nulla" ma non dal nulla. E quindi apre la porta. E' una presenza fisica.
Che cosa sia quel posto, chi sia il barista e come finiscano gli avventori arrivati per caso, senza neanche ricordare come o la strada, è un mistero che lascio all'interpretazione. E mi piace molto che ce ne siano di diverse rispetto a quella che avevo pensato. Sicuramente è la "bara" di molti. Per questo Bar A.

Grazie davvero della tua analisi e delle tue ottime correzioni.

A rileggerci, se vorrai.

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@Rica, ho fatto un errore di invio e avevo scritto un messaggio diviso per te e @queffe facendo un pasticcio davvero imperdonabile perché entrambi mi avete lasciato un messaggio utilissimo e sul quale riflettere.

Ringrazio quindi te delle correzioni (davvero preziose) e Queffe delle osservazioni e la lettura sulla mia storia. Scusatemi entrambi, ma ho dei problemi con il telefonino e farei bene a scrivere le bozze dei messaggi in altro modo.
Ma davvero non è possibile correggere i post?

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Ciao @Mattia Alari, mi unisco ai commenti di @Lauram. L'ho riletto due o tre volte il racconto, una certa abbondanza di particolari inizialmente mi ha lasciato un po' disorientata. Ma togliere è la cosa più semplice, credo, e l'atmosfera un po' bukowskiana francamente a me piace molto. 

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@Mattia Alari

 

Ciao! Passo per lasciarti solo una breve impressione. Non ho letto i vari commenti e annesse discussioni, ma ovviamente ho letto il racconto... 

Mi è molto piaciuto, devo dire, più lo stile narrativo che il racconto in sé e su questo volevo farti i miei complimenti.

 

Bellissimo incipit, un ottimo stile, denso e ricco di immagini profonde. Molto bello il tutto e a mio avviso.

 

Il racconto in sé non che non mi sia piaciuto, ma poteva essere secondo me maggiormente sviluppato come storia (così ho avuto un'impressione più "episodica" che completa) proprio perché lo stile c'è tutto.

 

Ciao!

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@AndC ti ringrazio di avermi dato un punto di vista opporto rispetto a quello di altri e dei complimenti sullo stile.
Il difetto che trovi al racconto è proprio dovuto alla sua natura estemporanea. L'ho scritto mentre ero in un pub e facevo una libera associazione tra oggetti e persone, come spesso mi succede quando fantastico su qualcosa, magari partendo da ciò che ho attorno. Si è trattato proprio di uno svago, brevissimo. Quando l'ho finito era molto breve. In genere non riprendo mai le storie, le lascio andare. Ho solo pensato che fosse l'equivalente di un flash, quindi poco approfondito e minimo nella trama.
Prima o poi mi deciderò a condividere qualcosa di più strutturato e quindi ancora più difettoso (per forza di cose!). Intanto, grazie ancora di avermi letto.
 

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Buonasera @Mattia Alari:D:bandiera:(bandiera bianca..tu sai il perchè)

 

Il 10/2/2019 alle 00:56, Mattia Alari ha detto:

A testa in giù dentro una bottiglia vuota. Come fosse un modellino ma d'uomo, con le vene al posto delle vele finte, la testa come prua e lui "maestro" in qualcosa, pur non essendo albero.

Pezzo poetico ma drammatico. Mi viene in mente un "tentato suicidio". Come incipit è molto originale.

 

Il 10/2/2019 alle 00:56, Mattia Alari ha detto:

 Attorno, tutto vuoto e solo quel lungo banco di legno untuoso e lucido, come una cassa da morto.

Bell'immagine :D

 

Il 10/2/2019 alle 00:56, Mattia Alari ha detto:

Era rosso, color di un certo brandy che si era scolato in prima battuta, ma le sfumature biondastre erano tali e quali a quelle dei capelli della stronza che lo aveva appena mollato e dell'aceto invecchiato che lei amava in stille sulla sua insalata. Aveva sempre disprezzato la sua mancanza di appetito.

Scriverei:

Era rosso, il color del brandy

 

Il 10/2/2019 alle 00:56, Mattia Alari ha detto:

 Un genio alcolico, uno strano... spirito, che dopo avergli servito abbastanza alcol da farlo cadere steso, era evaporato nel nulla.

Mi piace.

 

Il 10/2/2019 alle 00:56, Mattia Alari ha detto:

Non si accorse che le sue dita affondavano nel bancone e che piano anche le sue braccia ci sparivano dentro e che tutto attorno si stava dilatando e appannando, come attraverso un vetro. Non si accorse che il senso di nausea diventava più liquido, come il resto.

Consiglio di dividere la frase.

Tutto attorno si stava dilatando e appannando, come attraverso un vetro.

 

Il 10/2/2019 alle 00:56, Mattia Alari ha detto:

 Indifferente passò uno straccio umido sul bancone e sull'ultima goccia di malumore viscido che aveva lacrimato sul pavimento.  (chi?)

 

Il 10/2/2019 alle 00:56, Mattia Alari ha detto:

E le bottiglie, Aggiungerei da quel giorno (furono?) sempre piene.

 

Conclusione: testo scorrevole, senza refusi e ordinato. Un pò cortino per i miei giusti, sono abituata a leggere racconti più lunghi e ogni volta, da tutti, mi aspetto quello. Una storia di solitudine descritta bene ma (a mio avviso) monotona. Il monotono ci sta ma il lettore cerca qualcosa in più, anche nella drammaticità. Questo racconto breve può essere un straordinario quadro d'inizio di una narrazione che ti accompagna dentro qualcos'altro. Questo è un mio parere personale.

Buona serata

Floriana

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Ciao @Mattia Alari
Sono estimatrice delle cose estemporanee, a maggior ragioni se surreali!
Il carattere estemporaneo di questo testo si sente tutto e, personalmente, lo trovo irresistibile. E' brillante e fresco, nonostante l'atmosfera claustrofobica e mortifera del Bar A.
Trovo che il tuo modo di scrivere abbia una pregnanza particolare ma non ridondante. Il protagonista è immerso in un alcolico malumore, di quelli in cui i pensieri sono appiccicose sanguisughe emotive. Tu, questo, in qualche modo riesci a renderlo proprio tra le righe e non solo dentro
Quando la forma richiama il contenuto, la lettura per me è vera e propria fonte di piacere... e il tuo racconto mi ha persino ricordato l'aspetto e il sapore di un ben preciso liquore.
Insomma... mi è piaciuto.

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Il 11/2/2019 alle 17:18, Mattia Alari ha detto:

@queffe ah... scusami tanto. Strano che non ne facessi una, oggi.

Potresti indicarmi dove ho sbagliato? Rimedio subito.

Semplicemente non si mettono freccine verdi o rosse, cuoricini di ringraziamento e altri feedback di reputazione in Officina, come puoi vedere al punto 6 nella pagina principale di ogni sottosezione.

Non puoi rimediare :aka:

(...nel senso che solo lo staff può rimuovere i punti dati impropriamente e per quelli che hai dato qui ho provveduto io e ora non si vedono più)

 

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