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CaraCara

insicurezza per un POV horror, cerco consigli

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Credo di aver già aperto una discussione simile riguardo l'uso dei punti di vista, vorrei però focalizzarmi sul genere horror

 

Accanto al progetto in firma che continuo a portare avanti (romanzo praticamente finito, devo solo editare e postare), vorrei cominciarne un altro horror per la pubblicazione e qui non riesco proprio a decidere il punto di vista.

 

Sinossina: Post apocalittico tipo apocalisse zombie, storia e stile verso l'hard boiled

 

La terza persona passata mi porta spesso a fare periodi lunghi e descrittivi, anche durante l'azione mi da una tempistica più ponderata quindi avevo pensato di scartarla.

 

Vedo un grosso uso della prima persona passata, che mi piace ma qualcosa del tipo:

"Feci un paio di passi indietro, buttai l'occhio alla finestra: Stavano arrivando"

non da l'idea che il protagonista comunque possa sopravvivere?

 

Mentre con una prima presente

"Mi muovo all'indietro, un paio di passi. Butto l'occhio alla finestra, cazzo, stanno arrivando"

Mi suona più incalzante ma ho paura che la scrittura risulti povera

 

Consigli?

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Qualsiasi cosa tu decida, non fare post apocalisse. Nemmeno sotto tortura. Io l'ho fatto perché non c'era nessuno che mi ha tirato un pugno sul naso per dissuadermi, ma ti assicuro che se potessi tornare indietro prima scriverei altri generi che abbiano un pubblico ben più ampio. 

 

Appuntati la trama e fai altro. 

 

Se proprio lo vuoi fare, la persona da usare dipende da cosa ti senti. La prima al passato è ottima per uno così ma non troppo lungo, al presente devi essere bravo a rimpolpare ogni 100 pagine la storia con roba sempre nuova e far rifiatare il lettore con parecchio slice of life.

 

La terza al passato è la più giusta per il genere. Completa, ampia e perfetta per una narrazione avvolgente che comprenda una trama profonda che abbracci anche la geopolitica. 

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Il 7/2/2019 alle 15:40, CaraCara ha detto:

Vedo un grosso uso della prima persona passata, che mi piace ma qualcosa del tipo:

"Feci un paio di passi indietro, buttai l'occhio alla finestra: Stavano arrivando"

non da l'idea che il protagonista comunque possa sopravvivere?

No. Anche se appartiene al protagonista, la voce narrante è estranea a una sua eventuale morte. Potresti anche terminare con "e fu così che morii", e nessuno avrebbe nulla da ridire. La maggior parte dei lettori, poi, si aspetta che il protagonista sopravviva e ciò che preme di più è sapere quanti sacrifici dovrà fare per continuare a vivere, a cosa dovrà rinunciare.

 

Il 7/2/2019 alle 15:40, CaraCara ha detto:

Mentre con una prima presente

"Mi muovo all'indietro, un paio di passi. Butto l'occhio alla finestra, cazzo, stanno arrivando"

Mi suona più incalzante ma ho paura che la scrittura risulti povera

Il presente dà un'idea di immediatezza, ma non impoverisce la scrittura; devi preoccuparti del vocabolario e dello stile che adotterai, invece.

 

Utilizza la persona e il tempo che più ti è congeniale, quelli con cui ti trovi più a tuo agio. Non hanno alcuna influenza sulla qualità della storia o sulle scelte che dovrai fare. Puoi raccontare qualsiasi storia con qualsiasi persona e tempo; l'impatto sarà diverso, ma non per questo peggiore o migliore.

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Ragazzi scusate se rispondo così tardi, ma lavoro 7 giorni su 7 ed a volte faccio anche 10 ore :P in tutto ciò studio e nei ritagli di tempo mi dedico alla scrittura. Io sono un maestro nello scegliermi i generi di nicchia, il mio lavoro-laboratorio (in firma), è un fantasy napoletano.

Per quanto riguarda il post apocalittico l'idea è semplice. Il background fa da contorno ad una storia di vendetta personale, per farla breve il mondo è stato infettato da una neurotossina che genera un tumore al cervello, le cellule inizialmente si uniscono a creare una sorta di cervello periferico che man mano infetta il resto del corpo mutando l'individuo, in cosa muterà l'individuo dipende dal suo subconscio (e considerando l'attuale stato della razza umana, poco di buono). Alla lunga gli individui tendono ad inglobarsi a vicenda unendosi, col tempo questo morbo, dato che è composto da cellule cerebrali, sviluppa una sua coscienza decidendo volontariamente di inglobare tutta l'umanità. Gli individui infetti sono controllati come da una mente che fa da hub la quale a volte può infettare altri individui che diventano "portatori sani", solo per spiare le comunità umane che resistono.

Questa è l'idea di base, il POV in prima persona lo valutavo per rendere la storia hard boiled, attualmente sto lavorando alla scheda dei personaggi, la cronologia di eventi esterna al romanzo, e la cronologia di eventi interna

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