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Roger75

Purismo letterario...si o no?

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Volevo aprire un tavolo di confronto sul purismo letterario cosa che qui su WD noto essere tenuto molto in considerazione.

Premetto, scrivere bene e scrivere correttamente è importante su questo non ci piove, però...
Però è giusto secondo me fino ad un certo punto, mi spiego meglio.

Credo che la peculiarità di ognuno di noi sia quella di avere un proprio stile di scrittura, quindi mi chiedo, il fatto di venire sempre valutati più per l'aspetto tecnico che per quello artistico, essere corretti per la virgola fuori posto, i due punti inutilizzati o il numero scritto in numero anzichè in cifre è veramente più importante del contenuto? della morale? della storia in se?
Faccio due esempi che forse rendono meglio il mio pensiero.
Ti invitano a cena, entri in una casa tutta in ordine, impeccabile, asettica, tutto impostato e tutto organizzato, dove solo l'idea di pulirti la bocca con un tovagliolo in raso ti rabbrividisce per paura a sporcarlo, cibo buono per carità ma dovendo sempre stare attenti a non sbagliare una battuta, utilizzare il bicchiere corretto, rispettare ossessivamente i canoni del Bon Ton, poi il giorno dopo di invitano ad un'altra cena, ambiente molto più famigliare, piatto con i fiorellini del mercatone e tovagliolo in carta, pasticcio al ragù con giro di amari in chiusura sulle ultime barzellette sporche e sull'ironia della macchia di pomodoro che ti è rimasta sulla camicia.
Cosa scegliete?
Io non ho dubbi.

Immaginate di fare l'amore, preferireste essere a letto con la più bella donna del mondo per scoprire che poi durante l'atto ti dice "più a destra, più a sinistra, aumenta, rallenta, fermati." e come avete finito corre al bidè a lavarsi la sbrisola per paura delle dermatiti o preferite quel sesso che scoppia anche in centrale termica mentre tirate fuori la biancheria dall'asciugatrice con una donna che via affascina nonostante una smagliatura o qualche capello bianco? quel sesso che non ti basta mai e dopo il quale finisci abbracciato e trovi piacevole anche l'odore che c'è nell'aria?

Io non ho dubbi.
Ecco cosi secondo me dovrebbe essere la scrittura, se quello che scrivo, la storia che ti racconto ti conquista, ti affascina, ti coinvolge allora quanto senso ha fare le pulci su una virgola? su una ripetizione? su un errore che in realtà è un errore per volontà di interpretarlo come tale, se  il testo mi assorbe il resto conta, ma fino ad un certo punto.

Fino ad ora quello che ho notato è la totale dedizione all'estetica e poco al contenuto, sembra quasi sia preferibile un storia fiappa scritta in maniera impeccabile che una storia densa in alcuni tratti un po' sbavata.
A me piace il pasticcio e sentire l'odore del sesso.

Che ne pensate?

 

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7 minuti fa, Roger75 ha detto:

Ti invitano a cena, entri in una casa tutta in ordine, impeccabile, asettica, tutto impostato e tutto organizzato, dove solo l'idea di pulirti la bocca con un tovagliolo in raso ti rabbrividisce per paura a sporcarlo, cibo buono per carità ma dovendo sempre stare attenti a non sbagliare una battuta, utilizzare il bicchiere corretto, rispettare ossessivamente i canoni del Bon Ton, poi il giorno dopo di invitano ad un'altra cena, ambiente molto più famigliare, piatto con i fiorellini del mercatone e tovagliolo in carta, pasticcio al ragù con giro di amari in chiusura sulle ultime barzellette sporche e sull'ironia della macchia di pomodoro che ti è rimasta sulla camicia.
Cosa scegliete?

Anchio non ho dubbi

8 minuti fa, Roger75 ha detto:

Immaginate di fare l'amore, preferireste essere a letto con la più bella donna del mondo per scoprire che poi durante l'atto ti dice "più a destra, più a sinistra, aumenta, rallenta, fermati." e come avete finito corre al bidè a lavarsi la sbrisola per paura delle dermatiti o preferite quel sesso che scoppia anche in centrale termica mentre tirate fuori la biancheria dall'asciugatrice con una donna che via affascina nonostante una smagliatura o qualche capello bianco? quel sesso che non ti basta mai e dopo il quale finisci abbracciato e trovi piacevole anche l'odore che c'è nell'aria?

Anche io non ho dubbi.

10 minuti fa, Roger75 ha detto:

Ecco cosi secondo me dovrebbe essere la scrittura, se quello che scrivo, la storia che ti racconto ti conquista, ti affascina, ti coinvolge allora quanto senso ha fare le pulci su una virgola? su una ripetizione? su un errore che in realtà è un errore per volontà di interpretarlo come tale, se  il testo mi assorbe il resto conta, ma fino ad un certo punto.

Qui invece non solo mi viene da dire che ho molti dubbi.

 

11 minuti fa, Roger75 ha detto:

A me piace il pasticcio e sentire l'odore del sesso.

Di qualsiasi cosa si parli a me piace restare appagata. Chiudere un libro appena finito di leggere e sentirne ancora l'atmosfera forte e chiara, sentire già la mancanza dei personaggi e aver trovato centinaia di termini  perfetti e azzeccati. Io voglio l'effetto dell'arte vera sul mio corpo. L'improvvisazione va bene se recitiamo due stornelli a dispetto, ma ciò non vale nè in letteratura nè a letto.

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Non sono d'accordo con quasi nulla di quanto hai scritto qui, @Roger75. Proverò a esporne le ragioni.

Tu parti da questa tesi:

22 minuti fa, Roger75 ha detto:

purismo letterario cosa che qui su WD noto essere tenuto molto in considerazione.

22 minuti fa, Roger75 ha detto:

Fino ad ora quello che ho notato è la totale dedizione all'estetica e poco al contenuto, sembra quasi sia preferibile un storia fiappa scritta in maniera impeccabile che una storia densa in alcuni tratti un po' sbavata.

Già qui mi trovo in disaccordo. A meno che non abbiamo frequentato due punti diametralmente opposti del WD, qui il confronto c'è a 360 gradi. Concordo con te che c'è quel commento più attento alla forma, ma ci sono anche quello che va a spremere il contenuto e quello che bilancia entrambi gli aspetti. Sta poi al diretto interessato raccogliere ciò che c'è da raccogliere e nella maniera che più gli è congeniale.

Questa – in particolare l'Officina – è una piattaforma che funge da palestra per autori. Non ho mai visto un coach di qualsiasi tipo star lì a dire di fare un po' come cazzo pare, ma al contrario asfissia fino all'inverosimile nelle sessioni di allenamento. Nella scrittura ci sono aspetti che sono i "fondamentali", come nello sport e in qualsiasi altra disciplina che richiede studio e tanta pratica.

22 minuti fa, Roger75 ha detto:

essere corretti per la virgola fuori posto, i due punti inutilizzati o il numero scritto in numero anzichè in cifre

Tutte queste correzioni che tu sminuisci sono volte ad affilare gli strumenti base grazie a cui si veicola il contenuto, che a te giustamente sta a cuore.

 

22 minuti fa, Roger75 ha detto:

quanto senso ha fare le pulci su una virgola? su una ripetizione?

Ha tutto il senso del mondo, nel momento in cui qui mettiamo a disposizione la nostra buona volontà per aiutarci, e non per mortificarci a vicenda.

 

Quindi alla domanda "è meglio un testo scritto male ma denso di contenuto o un testo scritto bene ma povero di contenuto?", io ti rispondo che sono entrambi testi migliorabili, di certo poco appetibili al mondo del professionismo, che qui sul WD verrebbero segnalati come tali. Ciascuno per le sue ragioni.

Il testo che preferisco io? Quello curato nella sua totalità per la miglior resa possibile dato il contesto scelto.

Ecco perché sul WD vedi tenuto in considerazione il "purismo letterario", come lo hai definito tu, che io invece chiamo "semplice correttezza grammaticale, lessicale ed espositiva". :) 

 

Modificato da AdStr
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@Roger75 ciao!

Provo a dire la mia. 

Dovessi scegliere (in quello che leggo) tra pura forma e puro contenuto, temo sceglierei la pura forma. Ho un problema: mi piacciono i versi poetici, le figure retoriche, il suono delle parole, il modo in cui i paragrafi si dispongono sulla pagina - come nella musica.

Per fortuna non devo scegliere, così cerco entrambe le cose

Forma e contenuto, allora, devono andare di pari passo: ogni contenuto ha una forma che lo rappresenta al meglio. Perché a seconda di cosa un testo vuol dire, risulterà infinitamente più efficace secondo come lo dice.

Estremizzo, ovviamente, ma se leggo un testo scientifico pieno di refusi, con la punteggiatura sbagliata e i termini tecnici usati impropriamente automaticamente dubiterò della sua validità. Gli errori grammaticali e di consecutio, poi, mi irritano tanto da farmi quasi dimenticare cosa sto leggendo.

Certo, può darsi che "il contenuto, la morale, la storia in sé" siano talmente eccezionali da potersene fregare del contenuto. Ma questo è raro, rarissimo - tanto più che in tremila anni di letteratura molto è già stato scritto. Ed è stato scritto bene. 

Per questo sono sempre grata a chi mi fa le pulci, anche se ammetto che sul momento fa male come se mi avessero riempita di botte.

 

Per entrare nella tua metafora, il sesso che scoppia è stupendo - ma è piuttosto raro e non mi baserei su quello per valutare la relazione a lungo termine tra due persone. Il sesso attento, condiviso e fantasioso (basato sulla conoscenza reciproca) è alla portata di tutti - basta impegnarsi un po' e si possono avere grandi soddisfazioni.

 

Come diceva Nabokov, del resto "Il sesso è l'ancella dell'arte".

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Oltre a quanto già esplicato ottimamente da @AdStr, direi di aggiungere:

 

se tu giudichi un testo di una persona a te estranea, in particolare su internet, puoi dargli un sacco - se ne ha bisogno - di consigli tecnici, in cui rientra anche il come veicolare un messaggio, la cura formale e così via. Se noi ci censuriamo nel darci a vicenda pareri di natura tecnica e formale, rimane da discutere l'espressione artistica di un determinato testo. Lì non mi sentirei onestamente a mio agio a portare me stesso in un testo e cancellare quello che di suo aveva messo il suo autore, perché se non ci mettiamo a discutere su quelle che tu chiami "sbavature", rimane l'espressione di una persona e quella puoi sindacare sino a un certo punto, perché fino a un certo punto su quella potrai mai avere ragione.

 

Inoltre, un bel concetto rende cento volte di più se espresso con belle parole che non si intoppano sulla lingua con una virgola fuori posto o simili.

 

Come se io, che adoro il fantasy , leggo in Officina un racconto ambientato a Roma ai giorni nostri e siccome non posso commentare sul lato tecnico chiedo "Eh, ma non ci sono i draghi! Perché non ci sono elfi e nani a tirare le monetine nelle fontana di Trevi? Dov'è l'epica battaglia finale sul raccordo?" 

Prendila a ridere ovviamente questa mia ultima osservazione, però l'idea è quella.

 

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Ok vi ringrazio per i vostri punti di vista, volevo chiarire che la mia non vuole essere una mancanza di rispetto nei confronti di nessuno, volevo solo capire quanto lontano sia il mio modo di vedere le cose rispetto a chi oltre ad avere una visione più razionale ha anche una maturità letteraria superiore alla mia. 

Imparo la lezione e cerco di farne tesoro ammettendo a me stesso che ho veramente tanto su cui lavorare x migliorare. Grazie a tutti. 

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25 minuti fa, Roger75 ha detto:

il fatto di venire sempre valutati più per l'aspetto tecnico che per quello artistico, essere corretti per la virgola fuori posto, i due punti inutilizzati o il numero scritto in numero anzichè in cifre è veramente più importante del contenuto? della morale? della storia in se?

Guarda, per me la correttezza fa parte della propedeutica alla scrittura.

Se uno scrive in maniera sgrammaticata io non riesco proprio a gustarmi quello che intende raccontarmi, qualunque possa essere la qualità del contenuto.  È come se mi servissero un vino squisito in un bicchiere di carta.  Non ce la faccio a berlo.

31 minuti fa, Roger75 ha detto:

pulirti la bocca con un tovagliolo in raso ti rabbrividisce

Ecco, vedi: sono costretto a fermarmi qui.  

Osservare il verbo" rabbrividire" utilizzato come se fosse transitivo è una cosa che... mi fa rabbrividire.  

Da qui in poi potresti avere scritto anche considerazioni di una profondità immensa, ma io non riesco a leggere oltre: mi fa lo stesso effetto del vino di prima.

Perdonami, se puoi.

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@Roger75 non avevo visto questa discussione e ti ho dato una risposta nel tuo racconto. Fa' conto che te l'abbia data qua. Non per annientare la tua eroica resistenza con le truppe corazzate grammaticali (siamo tutti contro il tuo punto di vista e io riprendo la tua simpatica metafora dei giochi di guerra ;)), ma solo perché non la si può proprio pensare in modo diverso! 

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Se un amico mi portasse in una trattoria giurando che il cibo è abbondante e ottimo, ma servito in piatti sporchi, con mosche che ronzano attorno, macchie sulla tovaglia e sui tovaglioli... sinceramente cambierei locale correndo a gambe levate.

Perché non tenere conto della qualità in entrambe le componenti di un testo? Perché forma e sostanza non possono coesistere sullo stesso piano ed eccellere allo stesso livello?

In passato ci sono stati anche esempi di scrittori un po' naif dai contenuti potenti, ma per poter giungere alla luce della pubblicazione sono passati sotto la penna dei migliori editor. Ottima l'intuizione dei direttori di collana circa la forza comunicativa ed emotiva di quei testi, ma se essi non avessero avuto anche la giusta formulazione sintattica per essere veicolati, sarebbero rimasti solo dei pezzi di carbone fossile e il diamante non sarebbe mai emerso.

Uno scrittore che ha molto da dire ma non sa esprimerlo con correttezza è, a mio parere, uno scrittore incompleto... e forse non lo si può neanche definire scrittore, è un buon pensatore.

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Fermo restando che la forma è sostanza, che ogni consiglio al riguardo è comunque un contributo apprezzabile al miglioramento del testo e che quindi condivido gran parte degli interventi precedenti, una piccola lancia  per @Roger75 vorrei spezzarla: nei commenti capita a volte di leggere soltanto annotazioni formali, con un breve e frettoloso accenno (o neanche quello) sul contenuto.

Sì, è vero che ci sono tremila anni e passa di letteratura alle nostre spalle, ma non è vero che non si possa scrivere niente di nuovo; ad esempio si può scrivere sul mondo di Internet, che esiste da poco più di vent'anni, sulle missioni spaziali, che esistono da poco più di cinquanta, etc.

Se davvero non ci fosse più niente di nuovo da scrivere, tutti i nostri testi sarebbero degli inutili e ridicoli esercizi di stile, un puro assemblaggio ornamentale di parole.

Ecco, se posso fare una critica a una parte dei testi che mi capita di leggere sul forum, qualche volta sembra di leggere dei puri esercizi di stile, senza che ci sia dietro una vera storia con un capo e una coda.

È ovvio che forma e sostanza sono entrambe importanti, però una storia grezza (grezza, non disastrosa) dal punto di vista della forma, ma che abbia dentro un po' di sostanza può essere migliorata e trasformata in un buon racconto, al contrario di un testo stilisticamente ineccepibile con un contenuto banale, che resterà in ogni caso banale.  

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1 ora fa, Roger75 ha detto:

Immaginate di fare l'amore, preferireste essere a letto con la più bella donna del mondo per scoprire che poi durante l'atto ti dice "più a destra, più a sinistra, aumenta, rallenta, fermati." e come avete finito corre al bidè a lavarsi la sbrisola per paura delle dermatiti o preferite quel sesso che scoppia anche in centrale termica mentre tirate fuori la biancheria dall'asciugatrice con una donna che via affascina nonostante una smagliatura o qualche capello bianco? quel sesso che non ti basta mai e dopo il quale finisci abbracciato e trovi piacevole anche l'odore che c'è nell'aria?

 

Entrambi si può? C'è stata grande moria delle vacche...

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È tutta questione di dare il giusto peso agli errori. Un testo può non scorrere come dovrebbe ma trasmettere - almeno potenzialmente - più di quanto farebbe un altro formalmente perfetto. Il giudizio dovrebbe riflettere questa evidenza. Altrimenti cosa succede, succede che non riesco a capire se il cuore del racconto è apprezzato oppure no. Ma soprattutto, gli errori formali sono molto più facili da eradicare del vuoto di una scrittura che non nasce sul terreno di una tensione profonda e viscerale. Chiediamoci se l'editor fa più fatica a suggerire grammatica e sintassi o se fa più fatica a risolvere un problema radicato (la vacuità, la storia, la psicologia). Ecco, appunto. Bisogna incentivare il sangue prima di tutto.

La forma non va trascurata ma non è quello il focus. Se sei sbilanciato nel giudizio della forma probabilmente lo sei anche nella scrittura. Come credo, è un'occasione di educarsi anche per chi giudica, da come giudica. Anche chi giudica ha un ruolo attivo di autodisciplina. 

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18 minuti fa, simone volponi ha detto:

Entrambi si può? C'è stata grande moria delle vacche...

Volponi, lei non si smentisce mai! <_<

Spoiler

Però la faccina che ride ce l'ho messa io :D

 

 

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7 minuti fa, Jos ha detto:

È tutta questione di dare il giusto peso agli errori. Un testo può non scorrere come dovrebbe ma trasmettere - almeno potenzialmente - più di quanto farebbe un altro formalmente perfetto.

Sacrosanto, ma temo che ci stiamo spostando dalla correttezza grammaticale allo stile.  E non è uno spostamento di poco conto, per me.

Se tu m'incastri quattro avverbi in -mente nella stessa proposizione, posso storcere il naso e sbuffare, ma riesco a proseguire nella lettura e ad apprezzare un contenuto che vale.  Se invece inizi a confondermi i soggetti, a infilare un complemento indiretto in un posto che non è suo in maniera che non so a chi si riferisca, a stravolgere la sintassi per  cui credo che Tizio abbia fatto una cosa e invece sette righe dopo scopro che è stato Caio... ecco, per me allora non ci siamo più.  Se mi costringi di continuo a rileggere le pagine precedenti con la speranza di capire chi ha fatto cosa, io alzo la bandiera bianca.  Non è più questione di forma grezza a quel punto, bensì di carenza degli strumenti del comunicare.

E se non riesci a comunicare non puoi definirti "scrittore".

Parere mio, s'intende, ed è un'affermazione di carattere generale, che non si riferisce a nessuno in particolare.

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8 minuti fa, Jos ha detto:

gli errori formali sono molto più facili da eradicare del vuoto di una scrittura che non nasce sul terreno di una tensione profonda e viscerale.

 

Il problema è, secondo me, che essere originali quanto a contenuto è molto molto molto difficile. 

Se si prova a scrivere vuol dire che si pensa di avere qualcosa da dire: tutti noi pensiamo di avere qualcosa da dire - ma spesso quello che nella nostra testa è importante o originale, sembra trascurabile agli altri. 

Non mi sembra che l'Officina sia piena di "esercizi di stile", anzi. Ci sono molte buone idee, molte intuizioni, molte riflessioni. 

Le vacuità, le storie zoppicanti, i personaggi poco credibili vengono segnalati (per quanto sia difficile sia scrivere che giudicare in sedicimila caratteri). 

Ma siamo qui perché ci piace scrivere e, porca miseria, sono stanca di veder considerata la scrittura come rifugio di tutti quelli che non sanno suonare, non sanno cantare, non sanno dipingere, non sanno scolpire, non sanno recitare, non sanno usare una telecamera.

Perché scrivere è facile, giusto? Perché nella scrittura non ci sono regole, basta essere creativi - un cavolo!

Ci si allena alla scrittura come alle altre arti.

C'è una differenza infinita tra una prosa corretta, matura, consapevole e un tema da terza media. 

C'è una differenza infinita tra un uso consapevole delle focalizzazioni, dei punti di vista, della consecutio temporum e un tema da terza media.

C'è una differenza infinita tra una "voce" e un tema da terza media.

Pure il tema da terza media dovrebbe essere (quasi) privo di errori grammaticali e sintattici.

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D'accordo Marcello (dal cell non riesco a taggarti) ma penso sarebbe utile accantonare al fine della discussione infinite rassegne (ciascuno ha le sue, per carità) su personali debolezze e eccezioni e casi limite. Se una cosa è illeggibile è illeggibile. C'è poco da fare. 

Qua parliamo di approccio generale. Di autodisciplina critica. A volte è giusto - lo è proprio moralmente - chiudere un occhio. 

 

D'altronde, ha un ruolo pedagogico questa piattaforma si o no? Non ha senso annichilire il talento o la passione con dettagli negoziabili, che richiedono l'attenzione che meritano nel percorso di maturità di uno scrittore. Se ne può parlare più avanti, di certe cose.

Ma capiamoci. Ognuno ha la propria sensibilità, giusto così. Non è che ora che ho scritto questo commento devo per forza trattenermi dal correggere una virgola (letteralmente), senò risulto incoerente. Assolutamente. È solo questione di priorità. 

Chiediamoci che cosa latita il mondo letterario.

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Mercy, se una persona non ha nulla da dire e lo dice pure male, è giusto accompagnarlo gentilmente alla porta. E il modo più gentile per farlo è accentuare i limiti della forma. Ok. Ma è sempre così? Ora, io sono in imbarazzo, perché certe cose può dirle forse solo chi ha qualcosa da dire e non c'è mai modo per sapere di averlo, quel qualcosa da dire (neppure il successo, soprattutto il successo). 

Ma chiaro è che se uno legge e scrive da una vita può riconoscere, prendendosi qualche rischio, che cosa funziona e che cosa no. Non è il mio caso, ma probabilmente è il vostro (non sono ironico). Non posso suggerirvi niente se non di avere un occhio di riguardo. Tutto qua. 

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19 minuti fa, mercy ha detto:

Perché scrivere è facile, giusto? Perché nella scrittura non ci sono regole, basta essere creativi - un cavolo!

Ci si allena alla scrittura come alle altre arti.

<3

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Io dico solo: datemi le trame, datemi i personaggi, datemi una storia raccontata. Da ominide del fantastico, vedo sempre più che sfuggono questi semplici concetti, in nome della poesia sbrodolata in prosa che rende i testi ostici.

Tornare indietro tre e più volte per capire un passaggio, per capire cosa succede realmente al di là delle belle (presunte) frasi e delle digressioni infinite, per capire chi è il "lui" utilizzato, chi è la "lei" (perché spesso capita di non raccapezzarcisi più). Autori che si specchiano in una presunta altezza di vocabolario che in realtà non raccontano.

Viene da sé che se usi due punti di sospensione senza spazio dopo, se non usi la maiuscola dopo un punto, se per andare a capo usi la barra dello spazio, forse è meglio che lasci perdere.

Poi io sono contro il popolo dei manuali, di chi ce l'ha con gli avverbi, anche se questi vanno forse giustificati con una capacità di raccontare immane.

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8 ore fa, simone volponi ha detto:

Tornare indietro tre e più volte per capire un passaggio, per capire cosa succede realmente al di là delle belle (presunte) frasi

Autori che si specchiano in una presunta altezza di vocabolario che in realtà non raccontano.

 

È per questo che "scrittore" è chi è capace di forma e sostanza assieme. Un linguaggio forbito non è sempre sinonimo di pregnanza, spesso può esserlo di inanità.

L'uso delle parole colte per non dire nulla si addice più allo scribacchino che allo scrittore, almeno quanto gli si addice una forma sciatta per esprimere un'idea grandiosa.

Fano eccezione coloro i quali con consapevolezza e contezza destrutturano le norme grammaticali, ma lo fanno con creatività e criterio.

Il Baricco dei primi tempi non usava neanche la punteggiatura, ma lo faceva scientemente e con eleganza, con senso della frase, con armonia.

E non parlo di turpiloquio, ci sono autori che sono riusciti a trasformarlo in poesia.

Dev'esserci dietro uno studio e un'abile padronanza per arrivare a destrutturare qualsasi regola.

Purtroppo, al giorno d'oggi, a me sembra che siano in molti coloro che non vogliono compire lo sforzo di apprendere e che si sentono già pronti al debutto o persino arrivati, trincerandosi dietro al concetto abusato di "stile".

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I "puristi della forma", a mio avviso, sono fuori strada. Tanto quanto i "puristi dei contenuti". 

Non mi dilungherò anche per non annoiare, ma questo discorso cela una inesperienza e ingenuità di base rispetto alla scrittura creativa. 

Forma e contenuti vanno a braccetto e sono le facce della stessa medaglia. Trattarle come compartimenti stagni è ridicolo, dannoso per tutti. 

Un libro scritto male con una bella storia fa schifo senza se e senza ma; uno libro scritto bene con contenuti poveri è equiparabile alle etichette dei bagnoschiuma che leggiamo mentre siamo sul water. Ci intrattiene, nulla di più. 

 

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Sono andata a leggere il racconto di @Roger75, giusto per capire cosa avesse generato questa riflessione.

Secondo me c'è un problema di fondo. Ovvero, quello che tu chiami "purismo letterario" è semplicemente il "rispetto della lingua". Io ho studiato linguistica, letteratura etc. e sono la prima a sostenere che la lingua la fanno i parlanti e non la grammatica (è un dato di fatto che molti si rifiutano di accettare), ma qui ci si sta dimenticando, arte a parte, e purezza a parte, che lo scopo principale della lingua è quello di fare passare una comunicazione, un messaggio, quella storia, quei contenuti a cui tu sembri tenere tanto. Ecco, il problema della forma carente (chiamiamola così), degli errori di grammatica, della punteggiatura a casaccio, è che ostacola il passaggio di questo messaggio. Se io devo rileggere una frase due o tre volte volte per capire che cosa vuole dirmi l'autore, perché i verbi non sono accordati nel modo giusto, la virgola è messa in un punto che rende ambigua la frase, allora dopo un cinque o dieci minuti abbandono il testo.

Tu metti tutta la questione in un unico calderone, forma e contenuto, come se l'affinarsi dell'uno si svilisse l'altro per mantenere una sorta di equilibrio, quando non è così. La forma serve a veicolare il messaggio, la forma è serva del contenuto, senza la forma non ci può essere contenuto. Poi è ovvio che, con consapevolezza e con tutte le motivazioni del caso, si possono infrangere le regole di grammatica, si può scrivere una frase stridente, si può iniziare una frase con la congiunzione. Ma le regole bisogna conoscerle, e il messaggio deve passare comunque, altrimenti stai più o meno scrivendo solo per te stesso, perché tu sai già cosa vuoi dire.

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1 minuto fa, Niko ha detto:

Un libro scritto male con una bella storia fa schifo senza se e senza ma; uno libro scritto bene con contenuti poveri è equiparabile alle etichette dei bagnoschiuma che leggiamo mentre siamo sul water. Ci intrattiene, nulla di più. 

 

 

Ed è su questo che io (e forse anche qualcun altro) non sono del tutto d'accordo, sul fatto che siano del tutto equiparabili: forse lo sono in atto, ma non in potenza, nel senso che il primo (quello scritto male ma con una bella storia) è emendabile, il secondo è un guscio vuoto e tale resterà. 

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9 minuti fa, massimopud ha detto:

il primo (quello scritto male ma con una bella storia) è emendabile, il secondo è un guscio vuoto e tale resterà. 

 

Purtroppo a me è capitato di leggere, per recensire o presentare, sia l'una che l'altra tipologia e non ho salvato nessuno dei due. Ci si trova con l'imbarazzo di dover parlare bene di qualcosa che non compreresti mai e non consiglieresti a nessuno, a dover conciliare onestà intellettuale con un ruolo che ti è stato appioppato in quel momento.

Non mi è facile emendare un testo in cui ci sono senz'altro belle idee, sprazzi poetici e contenuti su cui potenzialmente riflettere, ma scritti senza accenti, con "parola, spazio, virgola attaccata alla parola successiva" (così ,in pratica), con punteggiatura sconnessa che altera il senso della frase e via dicendo (faccio riferimento a libri che ho davvero letto). Allo stesso modo non sono capace di salvare un testo ben scritto nella forma, stracolmo di un linguaggio in apparenza aulico e ricercato, ma del quale non rimane niente se non un senso di vuoto, irritazione e fastidio.

Idem se si trattasse di un libro grammaticalmente corretto ma zeppo di luoghi comuni, ovvietà e banalità a profusione. Non gli riconoscerei neppure l'utilità dell'intrattenimento, perché anche quella d'intrattenere è a suo modo un'arte.

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In officina è giusto guardare tutto, stiamo per imparare non per mostrarci. Ti faccio un esempio per come la vedo io. A cinque anni prendi il gelato al puffo, a 40 pensi "che schifo". Per la scrittura forse è la stessa cosa, il colore, l'originalità, la fantasia e l'attrattività di un brano che spiazza ti rimane impressa (come il gusto puffo a 5 anni), a 40 anni subentra la razionalità:" Può un alimento essere celeste? No!"

Ci metto sopra un bel po' di verde e lo trasformo in pistacchio, questo per dire che, di fondo rimane l'estro di base, il ricordo di un passato e di tutto quello che di bello è stato, ma sopra poi ci devi mettere la tecnica, solo così puoi far mangiare il cono da tre euro al "celesteverde" a tutti, facendoli godere di una trama al "puffo".

È da poco che sono iscritta. Ho capito che la tecnica deve andare di pari passo con la storia, puoi aver scritto le meglio genialate, ma se non le scrivi nel modo corretto rischi di non farle capire per come dovrebbero essere comprese. Io sbaglio spesso, l'officina mi aiuta molto.

Ciao e ben arrivato @Roger75 :)

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12 ore fa, Roger75 ha detto:

Credo che la peculiarità di ognuno di noi sia quella di avere un proprio stile di scrittura,

Ma lo stile di scrittura non c’entra niente con il conoscere la lingua italiana. Scrivere in italiano è la base, se no il lettore non ci capisce o deve farsi venire l’emicrania per capirci, cosa che in pochi (giustamente) sono disposti a sopportare nel mondo reale.

Una cosa è pretendere un testo perfetto, un’altra è pretendere un testo decente. Che poi qui dentro nessuno pretende niente, in realtà: i commentatori dell’Officina segnalano i difetti che trovano nel testo o almeno quelli che considerano importanti. Possono essere difetti di qualunque tipo. Non è questione di più o meno importante: si può raccontare la storia della propria vita, della propria anima, dell’universo intero... con un libro di grammatica aperto sulle gambe. Poi qualche errore si fa sempre, soprattutto se si è un po’ tonti.

Io ad esempio vivo nel sito della Treccani, perché mi vengono sempre duemila dubbi mentre scrivo. Allora correggo tutto e pubblico. Poi magari i commentatori mi fanno notare che ho sbagliato questo e quello. Allora cerco di capire e correggo.

Si può ammettere di aver fatto un errore o mille errori, non capisco cosa ci sia di male.

E si può anche raccontare e imparare allo stesso tempo, non serve essere “multitasking”.

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Però dovresti dividere: grammatica e sintassi, tecnica e contenuto. @Roger75

 

Perché la grammatica e sintassi non è tecnica, è saper scrivere in italiano.

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1 ora fa, Ylunio ha detto:

Ecco, il problema della forma carente (chiamiamola così), degli errori di grammatica, della punteggiatura a casaccio, è che ostacola il passaggio di questo messaggio. Se io devo rileggere una frase due o tre volte volte per capire che cosa vuole dirmi l'autore, perché i verbi non sono accordati nel modo giusto, la virgola è messa in un punto che rende ambigua la frase, allora dopo un cinque o dieci minuti abbandono il testo.

:rosa:Idem

38 minuti fa, Kuno ha detto:

Ma lo stile di scrittura non c’entra niente con il conoscere la lingua italiana. Scrivere in italiano è la base,

(y)

39 minuti fa, Kuno ha detto:

Io ad esempio vivo nel sito della Treccani, perché mi vengono sempre duemila dubbi mentre scrivo

io pure; la pagina dei sinonimi della Treccani e la seconda nella barra dei preferiti, dopo il WD.

15 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Perché la grammatica e sintassi non è tecnica, è saper scrivere in italiano.

:rosa:

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Quasi tutto quanto detto in questa discussione è condivisibile: non c'è dubbio, anzi è un'ovvietà, che il derby Dinamo Forma - Lokomotiv Contenuti sia un pareggio annunciato.

Però la questione posta all'inizio faceva riferimento soprattutto al fatto (vero o presunto) che nei commenti del forum ci sia uno sbilanciamento nell'analisi formale e tecnica del testo rispetto a quella sui contenuti. 

Io trovo che a volte questo sbilanciamento ci sia, con una minuziosa e apprezzabile analisi di grammatica, sintassi e punteggiatura, a cui fa seguito uno sbrigativo giudizio finale sul contenuto e, soprattutto, su quello che il racconto ha trasmesso al lettore.

Io non ho affatto una visione naif della scrittura, anzi sono proprio convinto del contrario: al novanta per cento è studio e fatica; però la prima domanda che mi pongo al termine di una lettura non è se tutte le virgole siano al posto giusto, ma se quella lettura mi ha lasciato qualcosa, se mi ha emozionato, mi ha divertito, mi ha insegnato o fatto riflettere su qualcosa, etc.

Dunque, la domanda la vorrei riproporre: è solo una sensazione di una minoranza di utenti, oppure in alcuni casi è così?

 

P.S. a volte e  in alcuni casi sono sottolineati perché in un intervento precedente avevo scritto:

12 ore fa, massimopud ha detto:

qualche volta sembra di leggere dei puri esercizi di stile

non che l'Officina ne sia piena, mi pare ci corra una bella differenza. 

 

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