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Roger75

Purismo letterario...si o no?

Post raccomandati

4 ore fa, Roger75 ha detto:

Ho semplicemente notato che molti commenti, e non mi riferisco solo a quello di @Kuno al mio testo, versano par la maggiore sull'aspetto grammaticale o di forma, meno importanza si da al fattore "coinvolgimento", mi interessava banalmente avere un riscontro per capire quanto più i lettori reputino importante l'uno o l'altro pur sembrando i due indivisibili.

Se vuoi riuscire a coinvolgere il lettore, devi farlo immergere nella storia. L'immersione è un processo graduale, parola per parola, frase per frase, e basta una singola distrazione per costringerlo a ricominciare da capo. E sai qual è una delle distrazioni più gravi? La poca cura formale. Gli errori di grammatica e la punteggiatura inesatta, per citarne due, allontanano il lettore e non gli permettono di "vivere" la storia.

Il contenuto è importantissimo, ma se vuoi che il lettore lo apprezzi devi offrirglielo nella forma migliore.

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Ho l'impressione che si continui a credere che io me la sia presa per il fatto che @Kuno mi ha segnalato una montagna di errori.

Non è cosi, io ringrazio @Kuno come ringrazio chiunque abbia suggerimenti da darmi.

Così giusto per rammentarlo a chi continua a battere su questo chiodo. 

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@Black ti ringrazio, credo di averlo capito, ho l'impressione che molti però non abbiano capito il messaggio che volevo far passare.

 

PS Calvin & Hobbes di Bill Watterson insieme a Mafalda di Quino sono i miei fumetti preferiti. 

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1 ora fa, Roger75 ha detto:

Faccio un altro esempio che verrà massacrato come i precedenti, immagina di essere un insegnante di italiano focalizzato prettamente all'insegnamento della lingua, davanti a te hai un alunno con del potenziale, magari con una visione delle cose alternativa, controcorrente, fantasiosa ma sei talmente preso dal bisogno di insegnare il meglio possibile da non riuscire a vedere che varrebbe la pena sedersi li con lui ogni tanto e godere della sua visione.

Mi sorge il sospetto che tu voglia deliberatamente farti massacrare.

2 ore fa, Roger75 ha detto:

un insegnante di italiano focalizzato prettamente all'insegnamento della lingua

e su cosa dovrebbe focalizzarsi l'insegnamento di un professore di lettere, sui logaritmi?  La lingua e la letteratura, se insegna nel triennio superiore

2 ore fa, Roger75 ha detto:

ma sei talmente preso dal bisogno di insegnare il meglio possibile

eh già: mi pagano per quello, e soprattutto ho un programma scolastico da rispettare

2 ore fa, Roger75 ha detto:

 da non riuscire a vedere che varrebbe la pena sedersi li con lui ogni tanto e godere della sua visione

Oh, Luigi, raccontami la tua personale interpretazione della "consecutio temporum"!   "Se io andrei" è meraviglioso: dischiude un'infinità di nuovi mondi...

 

Ok, mi sembra che le posizioni siano chiare e stiamo tutti ribadendo gli stessi concetti, per cui direi che mi sfilo dalla discussione. ;)

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18 ore fa, Jos ha detto:

Ma chiaro è che se uno legge e scrive da una vita può riconoscere, prendendosi qualche rischio, che cosa funziona e che cosa no. Non è il mio caso, ma probabilmente è il vostro (non sono ironico). Non posso suggerirvi niente se non di avere un occhio di riguardo. Tutto qua. 

 

Questa invece è di 3 ore fa @Jos (non riesco a quotarla)

"Ho già letto decine di storie in questo forum: la maggior parte sono piatte, banali e noiose. E perché quelle storie vengono soltanto raramente criticate per quello che sono, ovvero piatte, banali e noiose?"

 

Davvero, mi sembra che chiedere un occhio di riguardo a persone che scrivono per la maggior parte storie "piatte, banali e noiose" non ti faccia molto onore. Spero mi dirai che ho frainteso. Ma ho l'impressione che qui si stia dicendo "io sono originale e voi non lo riconoscete perché siete troppo impegnati a discutere di virgole". Spero di aver frainteso.

 

@Roger75 non riesco a taggare neanche te, ma credimi se trovo un alunno con del potenziale proprio con lui insisto sulla grammatica, la sintassi e compagnia bella.  Cerco di spiegargli quel poco che so sulla complessità e la bellezza della lingua e sulle sue infinite possibilità. Non è che lo farei, è proprio quello che faccio. E insisto anche perché legga molto.

Non mi stancherò mai di ripetere il mio (sicuramente parziale) punto di vista: la scrittura è un'arte. 

Se vieni da me mostrandomi delle fotografie sgranate o fuori fuoco e pretendi che ti dica che non importa perché il soggetto ritratto è originale e quindi continua così, ti ripeterò la stessa cosa. Mille volte. Impara a usare la macchina fotografica se vuoi che gli altri possano giudicare le tue fotografie, la tecnica non è un'optional: è intrinsecamente legata al contenuto.

 

 

 

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4 minuti fa, mercy ha detto:

 

Questa invece è di 3 ore fa @Jos (non riesco a quotarla)

"Ho già letto decine di storie in questo forum: la maggior parte sono piatte, banali e noiose. E perché quelle storie vengono soltanto raramente criticate per quello che sono, ovvero piatte, banali e noiose?"

 

Davvero, mi sembra che chiedere un occhio di riguardo a persone che scrivono per la maggior parte storie "piatte, banali e noiose" non ti faccia molto onore. Spero mi dirai che ho frainteso. Ma ho l'impressione che qui si stia dicendo "io sono originale e voi non lo riconoscete perché siete troppo impegnati a discutere di virgole". Spero di aver frainteso.

 

@Roger75

 

Hai frainteso. E tra l'altro potrei ribaltare lo stesso sospetto verso voi tutti, da un altro punto di vista. Ma se questo è il terreno allora mi astengo subito, cosa che farò comunque.

Ho messo un solo racconto e per il quale tra l'altro ho anche ricevuto commenti incoraggianti e positivi, niente di cui lamentarmi. Ho commentato 3 racconti dando volutazioni - mi pare - positive, anche stimolato dal contesto, in certi casi, immeritato (secondo il mio giudizio, evidentemente). Proseguiró con questo criterio. È lo stesso criterio che mi ha portato a commentare qua. Non il mio racconto, che tra l'altro aveva un finale pessimo e errori evidenti.

 

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Ciò che, personalmente, divide una buona da una cattiva lettura, non è certo l'aderenza pedissequa alle regole grammaticali. Se ho ben capito, la questione sta qui, giusto? Be', sto leggendo proprio ora "Furore" di John Steinbeck (Premio Pulitzer, Premio Nobel e tanti altri premi nella sua mensola sopra il camino), e l'autore, nel far parlare i suoi personaggi (contadini americani degli anni trenta), non ci risparmia nessuna imperfezione nella coniugazione dei verbi, nelle ripetizioni, nei periodi traballanti. Anche nelle descrizioni limita il suo vocabolario all'essenziale. Elimina tutto ciò che potrebbe risultare forbito e fuori luogo. Non per questo però possiamo negare che quel romanzo sia un capolavoro assoluto. 

Non è la perfezione formale a rendere indimenticabile un'opera letteraria. Ogni storia è un prototipo, ha bisogno di un linguaggio che le calzi a pennello. Ci sono giorni in cui vorremmo uscire in smoking, altri in cui basterebbe una canottiera sudicia e un paio di brache sdrucite. Siamo sempre noi, in vesti diverse. 

La padronanza della lingua è anche quella di chi, metabolizzate le regole, riesce a forzarle per ottenere il suo scopo. 

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42 minuti fa, butch ha detto:

La padronanza della lingua è anche quella di chi, metabolizzate le regole, riesce a forzarle per ottenere il suo scopo. 

Esatto, e l'inghippo sta proprio nei termini che hai scritto e che io ho sottolineato. Steinbeck conosceva la sua lingua e le sue sfaccettature; le imperfezioni che riscontri in "Furore" sono dettate da uno scopo ben preciso e inserite in modo misurato e accorto.

Dopo aver ampliato il proprio vocabolario, imparato la differenza fra i vari registri linguistici e compreso le regole grammaticali, fra le altre cose, un autore può modellare il testo a suo piacimento; può limitare la varietà di parole utilizzate e commettere imperfezioni non per ignoranza personale ma perché vuole trasmettere quella dei suoi personaggi. È per questo che Steinbeck ha vinto così tanti premi. :) 

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Il 6/2/2019 alle 21:50, Roger75 ha detto:

il fatto di venire sempre valutati più per l'aspetto tecnico che per quello artistico, essere corretti per la virgola fuori posto, i due punti inutilizzati o il numero scritto in numero anzichè in cifre è veramente più importante del contenuto? della morale? della storia in se?

Per quanto mi riguarda, non è stato così.

Due anni fa inviai il mio primo romanzo a un sacco di agenzie letterarie  un testo che era pieno zeppo di errori, di imperfezioni e sì, anche di virgole fuori posto (insomma tutte quelle cose che al momento dell'invio mi erano colpevolmente sfuggite nonostante le numerosissime revisioni). Quel testo - imperfetto, difettoso ecc. - mi ha poi regalato delle belle occasioni e ne sto cominciando a vedere i risultati adesso. A quel tempo, però, ero talmente mortificata dai miei stessi errori che una delle prime telefonate che ho avuto con quello che è diventato il mio agente è stata incentrata su questo, gli errori grammaticali. La sua risposta è stata che la tendenza di agenti, editor e via dicendo, è quella di chiudere un occhio verso questo genere di cose, che sono assolutamente normali. Quindi mi chiedo: perché noi non dovremo farlo?

Non so se questo mio intervento giunga un po' in ritardo oppure semplicemente non allineato con le ultime risposte. Condivido pienamente quanto detto da @massimopud sul fatto che la scrittura è studio e fatica. Però, appunto, la scrittura è anche sbagli, la scrittura è anche tentativi andati male e altri andati bene. Concediamoci di sbagliare, dopotutto si dice che sia umano!

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Il ‎06‎/‎02‎/‎2019 alle 23:20, massimopud ha detto:

Fermo restando che la forma è sostanza

La quoto in pieno questa, secondo me non si deve prescindere dalla "tecnica", utilizzandola poi in una maniera idonea a quello che  vogliamo dire.

Non credo che il mero rispetto delle regole grammaticali generi una bella descrizione. Credo che la forma che utilizziamo completi già di per se la comunicazione.

Immaginiamo un ambiente, uno stato d'animo, un'azione svolta in modo particolarmente attento. La descrizione di per sé racchiude queste sottili "atmosfere", queste micro emozioni impercettibili diversamente.

Una buona forma completa il lavoro come una pennellata ben data. 

Come quando il pittore lascia traccia del gesto delle sue mani sulla tela.

 

La metafora della trattoria, secondo me non calza. Mi sovviene il film "Come un gatto in Tangenziale" in cui il ricco e acculturato Antonio Albanese incontra una coattissima Paola Cortellesi. Mi colpì la loquacità (passatemi il termine) propria del linguaggio di strada che la Cortellesi utilizza, mi diverte e la adoro!

Va benissimo in un linguaggio appunto di strada, la letteratura, a mio parere ha una propria "verità espressiva", che non può prescindere dall'estetica. Che sia un'estetica barocca, alla Tolstoj, oppure più squadrata alla Kafka, oppure colorata alla Baricco la letteratura, per me è un'arte estetica.

 

La cosa che non ho colto bene è se tu chieda se troppa struttura "blocchi" la spontaneità dello scrittore. E' questo il tuo dubbio? @Roger75

ho letto i tuoi commenti sui commenti ricevuti, però leggendo al metafora della trattoria mi sono un pochino confusa. Comunque andrò a leggere il tuo racconto. Magari capirò di più.

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Un post appena letto su Facebook, in un gruppo dedicato ai self, ho appena letto questo:

 

Presunta autrice di vari romanzi:

 

"Domanda: nei libri vedo spesso la rientranza sulla sinistra dopo l'accapo. A me non è mai piaciuto e per scelta non l'ho mai messo. Vedere un testo che a sinistra è a zig/zag e non lineare mi ha sempre fatto storcere molto il naso. A me piace che sia tutto incolonnato, sennò sembra disordinato. Eppure, un editor mi ha segnato come errore l'assenza di questa cosa in un mio manoscritto. Vorrei capire bene quale sia l'utilità.

(Foto presa da google)"

 

Una delle risposte:

 

"Bel post! Io non adopero questa cosa. Come molte altre che fanno parte del “galateo” letterario. Perché? Perché semplicemente ho voluto rendere i miei libri unici, diversi. Magari sbagliando, magari peccando di presunzione e magari per ignoranza. Fatto sta, che io, manco le pagine numerate e i punti di sospensione faccio. 
E continuerò così. Una scelta, una sorta di marchio di fabbrica."

 

 

Io lascio perdere tutto. Addio.

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Dall'introduzione ai Promessi Sposi:

 

"L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. [...]

Per locché descriuendo questo Racconto auuenuto ne’ tempi di mia verde staggione, abbenché la più parte delle persone che vi rappresentano le loro parti, sijno sparite dalla Scena del Mondo, con rendersi tributarij delle Parche [...]

Imperciocché, essendo cosa evidente, e da verun negata non essere i nomi se non puri purissimi accidenti..."

 

«Ma, quando io avrò durata l’eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo e l’avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?» Questa riflessione dubitativa, nata nel travaglio del decifrare uno scarabocchio che veniva dopo accidenti, mi fece sospender la copia, e pensar più seriamente a quello che convenisse di fare [...] lo stile [...] com’è dozzinale! com’è sguaiato! com’è scorretto!

Ecco qui: declamazioni ampollose, composte a forza di solecismi pedestri, e da per tutto quella goffaggine ambiziosa...

Meno male, che il buon pensiero m’è venuto sul principio di questo sciagurato lavoro: e me ne lavo le mani.

Nell’atto però di chiudere lo scartafaccio, per riporlo, mi sapeva male che una storia così bella dovesse rimanersi tuttavia sconosciuta; perché, in quanto storia, può essere che al lettore ne paia altrimenti, ma a me era parsa bella, come dico; molto bella. «Perché non si potrebbe», pensai, «prender la serie de’ fatti da questo manoscritto, e rifarne la dicitura?»

Ed ecco l’origine del presente libro, esposta con un’ingenuità pari all’importanza del libro medesimo.

 

*******

 

Finzione, d'accordo, però il finto editor Manzoni dice in sostanza che una bella storia, seppure scritta un po' alla cdc, potrebbe anche meritare di essere scrostata, ripulita e fatta conoscere. In fondo non dovrebbe essere così? Non dovrebbe essere anche questo il compito, lo scopo, l'ambizione, di editor ed editori (ed editorii, ed edito... m'ero incantato, scusate)? 

 

 

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Merita di essere scrostata e ripulita da ridondanze, da considerazioni inopportune, da diramazioni del racconto che sviano l’attenzione del lettore e così via, non da errori di grammatica e sintassi, che impediscono di per sè la corretta formulazione di un pensiero.

Concordo con chi, prima di me, ha scritto “forma è sostanza”.

Ricordate la sibilla cumana? “Andrai tornerai non morirai in guerra”? Ci ha campato millecinquecento anni su una virgola...

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7 ore fa, massimopud ha detto:

Finzione, d'accordo, però il finto editor Manzoni dice in sostanza che una bella storia, seppure scritta un po' alla cdc, potrebbe anche meritare di essere scrostata, ripulita e fatta conoscere. In fondo non dovrebbe essere così? Non dovrebbe essere anche questo il compito, lo scopo, l'ambizione, di editor ed editori (ed editorii, ed edito... m'ero incantato, scusate)? 

 

Tant'è che (continuando il gioco della finzione che tu e Manzoni fate insieme) il nome sulla copertina dei Promessi Sposi è "Alessandro Manzoni". Quello che chiami "il finto editor Manzoni" passerà alla storia come autore.

 

Per uscire dalla finzione: sì, una storia può essere bella - ma non ha nessuna possibilità se nessuno si occupa di raccontarla come si deve. 

Dobbiamo distinguere tra ingenuità e incapacità. 

L'ingenuità può essere corretta, sull'incapacità non vale neanche la pena di mettere le mani (a meno che l'editor non abbia tutto il tempo del mondo). Facciamo tutti qualche errore, ma se uno "scrittore" non è neanche capace di concordare verbo e soggetto (se non conosce decentemente la sua lingua madre), difficilmente avrà qualcosa da rivelare al mondo.

Credo che "scrostare e ripulire" sia il lavoro di un buon editor, ma credo anche che (sto per lanciare una bomba) :esplosione: chi parla e scrive in modo approssimato e confuso spesso pensi in modo approssimato e confuso.

 

Pensiero e linguaggio non sono separati: se nella mia testa quello che voglio dire è chiaro, tendenzialmente riuscirò a dirlo in modo convincente (magari ingenuo, ma coerente e credibile) - altrimenti no. Il pensiero (almeno in parte) si modella sul linguaggio. Il linguaggio non è solo "il vestito" del pensiero, insomma.

Ma sui rapporti tra pensiero e linguaggio andrebbe aperta un'altra discussione (cui io e la mia laurea in filosofia siamo molto interessati).

 

Come ho già detto altrove, sentitevi liberi di riempirmi di freccine rosse - ma abbiate la gentilezza di spiegarmi perché me le date. Questo forum dovrebbe essere un luogo di confronto e io non intendo offendere nessuno. Sto solo dicendo quello che penso e forse mi sbaglio: se mi sbaglio spiegatemi dov'è l'errore e ve ne sarò grata. 

 

 

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1 ora fa, mercy ha detto:

Facciamo tutti qualche errore, ma se uno "scrittore" non è neanche capace di concordare verbo e soggetto (se non conosce decentemente la sua lingua madre), difficilmente avrà qualcosa da rivelare al mondo.

Mi permetto di dissentire. Abbiamo proprio qui nel forum un esempio lampante di come ciò sia possibile. L'essere stato per tutta la vita in mezzo al mare non ha permesso a costui di imparare l'italiano nella sua forma corretta, ma lo ha riempito di ricchezze da rivelare al mondo. Scrive spesso in modo approssimato e confuso, ma pensa in modo puntuale, ironico e intelligente.

Tra i refusi, lo scoordinamento sintattico e gli errori di punteggiatura si fa largo una materia viva e degna di essere raccontata. L'uso della lingua in tutte le sue sfumature è un lungo lavoro che si impara con gli anni: chi ne possiede l'arte, può metterla a disposizione (anche come editor, senza scandalizzarsi troppo) di chi ha molto da narrare ma non i mezzi tecnici per farlo. 

Ti do ragione nel caso in cui da parte di chi scrive ci sia la sfrontatezza di liquidare il valore e la serietà della forma.

 

Grazie per le tue considerazioni, un saluto.

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1 ora fa, mercy ha detto:

modo approssimato e confuso spesso pensi in modo approssimato e confuso.

 

Pensiero e linguaggio non sono separati: se nella mia testa quello che voglio dire è chiaro, tendenzialmente riuscirò a dirlo in modo convincente (magari ingenuo, ma coerente e credibile) - altrimenti no. Il pensiero (almeno in parte) si modella sul linguaggio. Il linguaggio non è solo "il vestito" del pensiero, insomma.

Ma sui rapporti tra pensiero e linguaggio andrebbe aperta un'altra discussione (cui io e la mia laurea in filosofia siamo molto interessati).

 

Su questo, Mercy, non so se sono d'accordo del tutto. 

Mi sono ritrovata a non riuscire a spiegare verbalmente un concetto che avevo in mente ma di riuscire a buttarlo sulla carta in modo molto organico e comprensibile. 

Forse è anche una questione di strumenti. Se devo-voglio andare dal punto A al punto B, so che avrò un certo percorso da fare o una serie di percorsi diversi però se non ho un fuori strada magari non sceglierò il percorso sterrato e pieno di buche, se ho un bel rettilineo diritto e asfaltato magari userò una berlina, se voglio ostentare ricchezza userò la mia Ferrari. 

 

Questo per dire che secondo me a volte non si scrive bene perché non si ha consapevolezza del proprio potenziale e dei propri strumenti più che perché non si ha chiaro quello che si vuole dire...

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@Ippolita2018 @Fortuna

 

Vi sono grata per avermi spiegato dove sbaglio: non ho completamente cambiato idea, ma ho adesso un punto di vista più ampio sull'argomento di cui stiamo discutendo. Le mie opinioni quanto quelle di chiunque (chi più chi meno, s'intenda) sono necessariamente parziali e imperfette.

Grazie per il vostro tempo! :flower: 

 

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14 minuti fa, Ippolita2018 ha detto:

Mi permetto di dissentire. Abbiamo proprio qui nel forum un esempio lampante di come ciò sia possibile. L'essere stato per tutta la vita in mezzo al mare non ha permesso a costui di imparare l'italiano nella sua forma corretta, ma lo ha riempito di ricchezze da rivelare al mondo. Scrive spesso in modo approssimato e confuso, ma pensa in modo puntuale, ironico e intelligente.

Tra i refusi, lo scoordinamento sintattico e gli errori di punteggiatura si fa largo una materia viva e degna di essere raccontata.

 

Sono del tutto d'accordo e avevo pensato di fare l'identico esempio, ma non volevo tirare in ballo l'utente in questione per non coinvolgere qualcuno che era estraneo a questa discussione.

Comunque, visto che ora si sta alludendo a lui, non vedo motivi per non citarlo, tanto più che è l'occasione per dirgli che anch'io trovo molto interessanti e divertenti alcuni dei suoi racconti: si tratta di @flambar.

 

1 ora fa, mercy ha detto:

Come ho già detto altrove, sentitevi liberi di riempirmi di freccine rosse

 

Mai messo frecce rosse. Che gli staffer (che possono vedere dal cielo gli arcieri) mi fulminino se sto mentendo!

E poi Freccia Rossa era il suocero di Tex, mi ricorda le allegre letture dell'infanzia.

 

 

 

 

 

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2 minuti fa, massimopud ha detto:

Mai messo frecce rosse. Che gli staffer (che possono vedere dal cielo gli arcieri) mi fulminino se sto mentendo!

E invece ne hai assegnate ben due.

Probabilmente allo Stregone :asd: 

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1 minuto fa, Niko ha detto:

E invece ne hai assegnate ben due.

Probabilmente allo Stregone :asd: 

 

Ma com'è possibile? Io lo Stregone l'ho sempre riempito di cuoricini! 

Però due in quasi quattro anni... va be', comunque ormai è fatta: Niko, fulminami!

 

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7 minuti fa, massimopud ha detto:

Niko, fulminami!

:raggio:

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@mercy 

non è che volessi spiegarti dove sbagliavi, è solo che sono molto familiare all'incubo di dire una cosa e sentire che ad altri arriva qualcos'altro e prima mi accadeva anche con la scrittura… Però mi piace questa discussione, molto stimolante!

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@massimopud ha detto: non volevo tirare in ballo l'utente in questione per non coinvolgere qualcuno che era estraneo a questa discussione.

L'estraneo: sarei io? Se lo sono vi prego di farmelo sapere in qualche maniera, state certi che non mi ucciderò, anzi sarei felicissimo di non disturbare nessuno.

Sono entrato in questo forum a settantadue anni di età,  ho acquisito vari mestieri e professioni sono capace di eseguire alcune tecniche di chirurgia, non posso definirmi un astronomo ma poco ci manca, sono un maestro d'ascia. sono un maestro d'arte marinara, sono un padrone marittimo di prima classe per il traffico e la pesca oceanica, sono stato per anni comandante d'altura, ho comandato mini sommergibili esplorando fondali fino a duemilacinquecento metri ecc... ecc... sono sempre stato felicissimo ed onorato di aver insegnato a gli altri quel che è di mia conoscenza. Siccome adoro trasmettere a gli altri quel pò che conosco. Entrando in WD ho pensato troverò qualcuno come me, che mi insegnerà a scrivere meglio e non mi ero sbagliato. Difatti adesso molte cose che non sapevo le conosco grazie a @ippolita, @rica, @adelaide j pellittieri, @kuno,@kikki, e a tanti altri.

Tuttavia c'è una cosa che non sopporto, essere di peso. Per cui, è sufficiente che qualcuno di lor signori non gradisca la mia presenza nel forum per far si che io mi tolgo dai piedi

 

Comunque è bene che si sappia: Molti grandi artisti sono diventati sublimi grazie alle loro imperfezioni

 

Buona serata

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@flambar C'è un evidente equivoco: ho detto che eri estraneo a questa discussione, intendendo con ciò che non stavi partecipando a questa specifica discussione.

Sono certo che la tua presenza nel WD sia gradita a tutti e che tu non sia di peso a nessuno, certamente non a me, che ho parlato di te in questi termini elogiativi:

 

4 ore fa, massimopud ha detto:

è l'occasione per dirgli che anch'io trovo molto interessanti e divertenti alcuni dei suoi racconti

 

 

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Ti prego di perdonarmi @massimopud se ti sembra che il mio commento sia rivolto alla tua persona, puoi stare certo non è rivolto a te

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1 ora fa, flambar ha detto:

Ti prego di perdonarmi @massimopud se ti sembra che il mio commento sia rivolto alla tua persona, puoi stare certo non è rivolto a te

 

E allora penso che sia rivolto a me. Se non è rivolto neanche a me, @flambar, al massimo avrò scritto un commento inutile.

Io non ti conosco e non credo di aver mai letto un tuo racconto. Non ho idea di come tu scriva.

Quindi non posso in nessun modo giudicarti. Quindi non posso pensare che tu sia un  estraneo o che tu sia un peso.

Ti assicuro che a malapena conoscevo il tuo nome utente: in questo forum siamo in tanti, non farmene una colpa.

 

Riportavo la mia esperienza (e ho sottolineato in più modi che si tratta di un'opinione personale) secondo cui imparare a parlare e imparare a usare la lingua siano un mezzo importante per imparare a pensare. Nella mia esperienza è così: tanto più gli studenti leggono, arricchiscono il vocabolario e le loro conoscenze linguistiche, tanto meglio pensano. Meglio ancora se imparano qualche lingua straniera.

Ho anche detto: se volete contraddirmi, fatelo pure.

Ippolita mi ha contraddetta e io l'ho ringraziata.

Se quello che ho scritto ti ha offeso, scusami.

Ma qui si parlava di scrivere in generale, e di quanto la forma di uno scritto influisse sul contenuto: anche se avessi letto qualche tuo racconto, non mi sarebbe mai venuto in mente di parlare di un singolo utente, a maggior ragione se non è intervenuto nella discussione. 

Dici che qui hai imparato molto, beh, ho imparato molto anche io. E non mi ritengo migliore di nessuno. 

 

 

2 ore fa, Fortuna ha detto:

Però mi piace questa discussione, molto stimolante!

Piace molto anche a me. L'ho letta e riletta più volte e sono contenta che in molti abbiano partecipato: non sto sul WD per farmi dire che ragione, ma per confrontarmi! :) 

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Ho seguito la discussione da quando è stata aperta e, ammetto, mi è difficile prendere una posizione netta. Perché concordo con chi dice che una storia interessante resta tale (Rogerr 75, Massimopud, Ippolita... ) e concordo con chi non se la sente di continuare una lettura in cui fondamenti basilari della scrittura non vengono rispettati e, a volte, sono lontani sconosciuti. Però...

 

@Roger75 dici

Ecco cosi secondo me dovrebbe essere la scrittura, se quello che scrivo, la storia che ti racconto ti conquista, ti affascina, ti coinvolge allora quanto senso ha fare le pulci su una virgola? su una ripetizione? su un errore che in realtà è un errore per volontà di interpretarlo come tale, se  il testo mi assorbe il resto conta, ma fino ad un certo punto

@Jos dici

"Ho già letto decine di storie in questo forum: la maggior parte sono piatte, banali e noiose. E perché quelle storie vengono soltanto raramente criticate per quello che sono, ovvero piatte, banali e noiose?"

 

 

Quindi, per non rimanere in un limbo, provo a essere un po' più chiara ed esprimere un pensiero estremamente sintetico:

@Roger75 @Jos le vostre considerazioni sul valore del contenuto di una storia, sulla sua bellezza, sul suo funzionare come trama e messaggio possono dipendere dai gusti, da un orientamento letterario, da una predisposizione verso alcuni temi. 

E questo è confutabile. 

Perché altri possono andare in altre direzioni e trovare non interessante la storia che ha interessato te, e considerare non piatta quella che tu hai considerato tale. Ma la stessa storia che ha interessato me e non te, se valutata da un punto di vista grammaticale e con attenzione all'uso che si fa della lingua, , non può essere "confutabile", poiché la grammatica, la sintassi, l'ortografia sono regole che prescindono dal gusto personale. 

Potrebbe entrare in gioco la "forma": potrei usare forme e costrutti che non piacciono, mi si potrebbe dire di usarne di diversi, di costruire in modo diverso alcuni passaggi, alcune frasi ... ma rientriamo di nuovo nel gusto personale se la forma è corretta.

 

Spero di esserci riuscita ad essere un po' più chiara. :asd:

Salud. :rosa:

 

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Si può avere passione e per vari motivi non esserne all'altenza. Anche se le possibilità cerano. In tutte le attività esistono i rasoterra, i mediocri e gli eminenti. Io sono un rasoterra e ne ho consapevolezza di esserlo, sempre se parliamo di letteratura o lettura ecc...

Comunque, pur  ritenendo la vita una cosa poco seria, spesso mi ha quasi fatto crepare dal ridere, nel venire a conoscenza che gli eminenti in un confronto con i rasoterra sono venuti meno per una questione di fortuna. Questo è il punto la fortuna, senza di essa rimaniamo dei semplicii e comuni eminenti.

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Io credo però che ci sfugga una cosa, in questa discussione, cioè l'occasione in cui si fanno certe critiche. Perché è ben diverso leggere un racconto in generale e commentare un racconto in officina. Nel primo caso, può succedere che uno legga (e pure scriva) anche cose sgrammaticate perché è interessato al contenuto e della forma gliene importi il giusto, cioè quel tanto che basta per capire.

 

Ma in officina è diverso. Lì è obbligatorio attaccarsi a errori grandi e piccoli, perché lo scopo dei commenti è proprio correggere: non si legge per leggere il contenuto (non solo quantomeno), ma per valutare e migliorare il racconto. Quando si mette un racconto in officina non lo si fa per raccontare una storia, ma per chiedere dove può migliorare un testo. Quindi non potete aspettarvi che i commentatori si preoccupino del contenuto (a meno che non ci siano errori anche lì), perché il loro scopo è aiutarvi a trasmettere meglio questo contenuto, non discuterlo nel merito.

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7 ore fa, flambar ha detto:

Ti prego di perdonarmi @massimopud se ti sembra che il mio commento sia rivolto alla tua persona, puoi stare certo non è rivolto a te

 

@flambar Nessun problema, dai, non c'è niente da perdonare, è stato solo un malinteso. Da parte mia ti riconfermo il mio apprezzamento e la mia simpatia.

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