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Roger75

Il profumo di cedro

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Marco ha sempre adorato cucinare.
Certo non che potesse scegliere molto altro, seduto su una carrozzina il panorama delle attività di un ragazzino di 12 anni era veramente limitato rispetto ai suoi coetanei normodotati.
Guardare la tv, leggere, giocare con la Play, disegnare, si certo tutte attività possibili, ma che piano piano lo annoiavano, in queste cose non riusciva a trovare una sua identità, perchè a 12 anni è quella la cosa che inizi a cercare, una personalità, la voglia di capire chi sei, la curiosità di esplorare, l’ansia di scoprire, il desiderio di capire se i sogni a volte per mezzo della propria volontà possono trasformarsi in realtà, a 12 anni un giorno ti alzi dal letto e dal nulla ti piomba tra capo e collo quella strana cosa per la quale diventi consapevole che non sei più un bambino e ti ritrovi cosi a dover intraprendere un cammino che non sai dove ti porterà ma che sei certo di voler affrontare.
Una delle poche cose che faceva sentire bene Marco era cucinare, fin da piccolo aveva dimostrato interesse verso quest’arte, aveva dimostrato di esserne predisposto ma ciò che realmente contava era che con le mani in pasta e la testa in zona fornelli il dolore psicologico della disabilità svaniva nel nulla e questo era quello che rendeva le persone che gli stavano attorno i suoi primi fans, i veri sostenitori di questa dote e di questa passione.
Certo poi oltre alla cucina c’erano gli amici, c’era la famiglia, c’era anche Angelica, una ragazzina che bazzicava per casa e che che aveva trovato in Marco un vero amico.
Angelica poteva starsene ore in silenzio seduta in disparte a guardare Marco mentre armeggiava con le pentole, era totalmente affascinata dalla semplicità con il quale si destreggiava tra la penisola della cucina, il frigorifero ed il piano cottura per poi impiattare in maniera quasi da vero Chef certi piatti che sembrava impossibile fossero usciti dalle mani di un preadolescente, ed ogni volta che alla fine gli faceva i complimenti lui si faceva completamente rosso.
Marco era bravo. Cucinava piatti deliziosi, la cura maniacale che incanalava nel presentare il piatto era davvero sorprendente. Vederlo cucinare era una gioia per tutti, o quasi. In casa oltre ad Angelica c’era lei, nonna Matilda. Era lei la musa ispiratrice di quel piccolo chef su quattro ruote. Grazie alla nonna Matilda, Marco aveva imparato il segreto della cucina, soprattutto dei dolci, la nonna era per quel piccolo stellato un’infinita fonte d’ispirazione.
Mancava poco a Natale, era arrivato il momento di preparare tutto per il grande giorno per l’arrivo dei parenti lontani, era ormai una tradizione che si ripeteva da prima che il ragazzo avesse quel terribile incidente.
Tutti i parenti arrivavano il 24 Dicembre per intrattenersi al Paese fino a Santo Stefano.
Quest’anno però era speciale, al tavolo ci sarebbero stati tre ospiti in più: Angelica ed i suoi genitori, e non era l’unica novità che attanagliava il sonno di Marco.
Da qualche giorno aveva, con la sola compiacenza della nonna, inviato la sua candidatura ad un concorso di cucina, i casting si sarebbero svolti di lì a poco, doveva concentrarsi sul piatto della presentazione.
Se fosse stato scelto avrebbe voluto stupire i giudici e Marco fortunatamente viveva nella sana convinzione che per lasciare le persone a bocca aperta erano più efficaci le cose semplici e fatte bene piuttosto che scelte complesse e ricercate non solo altamente rischiose ma chiaramente volte ad attirare l’attenzione più che a dimostrare le proprie capacità.
Nella sua testa c’erano quindi due pensieri fissi che lo martellavano continuamente, trovare la ricetta con la quale candidarsi alle selezioni del programma e definire il pranzo di Natale.
Continuava a scrivere bozze di menù, il tavolo era un groviglio di libri di cucina, di riviste, di ricette scarabocchiate su tovaglioli, su confezioni in cartone di qualsiasi genere recuperate dagli alimenti che utilizzava per cucinare insomma una piramide disastrosa di idee culinarie. Era arrivata sera che nemmeno se n’era accorto e ancora non aveva nulla di definito.
Giunse alla conclusione che avrebbe dovuto distrarsi un pochino, riposare la mente certo che una volta schiarite le idee dal nulla sarebbe emersa quella giusta.
Spense la luce e fece svicolare la sua carrozzina fino in salotto. Con il telecomando accese la tivù è scelse la cartella “cartoni anni ’80”, si perché un’ altra cosa per cui Marco impazziva erano i cartoni animati di vecchia generazione.
La scelta ricadde su Shrek, il secondo capitolo per la precisione.
Marco non se ne accorse ma la stanchezza prese il sopravvento è si addormentò, la nonna Matilda che teneva sempre monitorata la situazione lo coprì con una copertina in pile proprio nel momento in cui il cattivo torturava un povero omino di pan di zenzero.
Tra tutte le persone che sostenevano le aspirazioni di quel giovane ragazzo era lei, la nonna a non sottovalutare le possibili delusioni che Marco avrebbe potuto incontrare.
Con l’inquietudine nel cuore, tipica di chi vuole bene, si addormentò accanto al nipote sul divano.
“Nonna! Nonna!!! Ho fatto un sogno!!”
“Ehi… piccolino…”
“Nonna, non sono più piccolino, sono sulla sedia a rotelle, ma non sono più un bambino…”
“Va bene, scusami, ma per me resterai il mio nipotino…”
“Si ok, grazie, comunque. Nonna! Ho pensato ad una cosa…”
“Sentiamo…”
“Io mi presento con un dolce, io porto il pan di zenzero…”
“Sei sicuro? Non mi sembra una ricetta ricca, è un dolce semplice…Tu sei in grado di fare piatti più complessi…”
“Si nonna, lo so, però voglio stupire con la semplicità, del resto non è questa la caratteristica più importante? Me lo dici sempre anche tu…”
“Si, però ci pensiamo domani, sistemiamo la tavola ed andiamo a dormire, domani mattina ne riparliamo…”

Marco non chiuse occhio, con non poche difficoltà all’alba scese dal letto ed andò in cucina, del resto i dolci si devono mangiare soprattutto nella prima parte della giornata, quindi, perché non cimentarsi con alcune prove in attesa della sua più severa consigliera?

“Nonna! Cosa ci fai già sveglia? E questo profumo? Cos’hai infornato?”
“Vai a dormire, non farti vedere per almeno un’ora…”
“Ma nonna, io volevo esercitarmi…”
“Marco. Vai a dormire”
Il tono della nonna era autoritario, a Marco non restò che girare le ruote e tornare in camera, si sdraiò ma non riuscì a riaddormentarsi, iniziò ad immaginare l’impiattamento:
“Marco, presentaci la tua ricetta! Pani di zenzero guarniti con crema al limone ed al pistacchio, pistilli di vaniglia per accentuarne il profumo.”
“Beh, la descrizione è degna di uno chef, ora assaggiamone il gus….”

“Marco!!!!!!!!! Vieni!!!”

Il sogno ad occhi aperti venne interrotto da un richiamo dalla cucina.
“Arrivo nonna, arrivo…”
Quando marco raggiunse la stanza preferita restò esterrefatto, pan di zenzero dai mille colori riempiva piatti con sfondo rosso, era Natale e non c’era bisogno di ricordarlo.
La nonna iniziò ad elencare gli ingredienti…
“Il burro dev’essere a temperatura ambiente, perché altrimenti non lega con la farina. Il limone, mi raccomando! Due gocce! Dovrà essere biologico, Marco, mi stai ascoltando? ”
“Si nonna, ti ascolto…”
Vedendo la quantità di dolci presenti in cucina Marco iniziò a pensare che questo era e doveva restare un sogno, non sarebbe mai riuscito ad eguagliare la bontà di quei dolcetti preparati dalla nonna.
“Marco ascoltami, perché dovrai mettere tutto in pratica, passo dopo passo, Marco mi raccomando non sbagliare…”
“Nonna ti sto ascoltando, ma perché hai così a cuore questa cosa?”
“Vedi piccolo… Questo sogno è un po’ anche il mio…”
La nonna era esausta, Marco l’aveva riempita di domande, le aveva chiesto mille perché e le aveva posto mille però, non credeva ci fossero al mondo altri ragazzini che a dodici anni in piena notte potessero avere tanta energia e tanta passione per qualcosa da sprofondare con anima e corpo in una dimensione come quella culinaria.
Furono giorni intensi, Marco provò e riprovò’ quella ricetta decine di volte testando nuove varianti, provando nuovi ingredienti, cercando un qualcosa che caratterizzasse in maniera inequivocabile il suo pan di zenzero, voleva che la sua ricetta fosse qualcosa di assolutamente nuovo ed innovativo, se solo fosse riuscito a trovare quell’aroma che la rendesse unica avrebbe potuto dormire sogni tranquilli perché consapevole di aver lavorato da vero chef professionista.
Un giorno Marco tornando da scuola confessò ad Angelica questo suo cruccio, l’unica cosa che in quel momento contava era trovare la ricetta perfetta e lui non sapeva più dove sbattere la testa, dal canto suo la ragazza altro non poteva fare che rasserenarlo e motivarlo dicendogli di stare tranquillo che prima o poi l’illuminazione sarebbe arrivata.
Quel pomeriggio Angelica andò da Marco, voleva essere certa che non si buttasse giù di morale, voleva in qualche modo incentivarlo, voleva essere quella persona che ha il dovere di essere presente quando un’amico è nel momento del bisogno, lui non lo sapeva ma lei sperava di poter piano piano diventare anche qualcosa di più, sperava di poter essere lei stessa quell’ingrediente segreto di cui Marco era alla disperata ricerca.
Seduti al tavolo, Marco se ne stava imbronciato sulla sua carrozzina con le braccia conserte, Angelica dopo aver provato di tutto per farlo distrarre e magari sorridere stava per gettare la spugna.
“Certo che tua nonna non si risparmia con il riscaldamento” e con fare semplice si sfilò il maglione.
Dopo averlo appoggiato sulla sedia rivolse lo sguardo nuovamente verso Marco il quale la fissava con occhi brillanti ed un sorriso ebete.
“Che c’è? Non hai mai visto una ragazza togliersi un maglione?”
Marco continuava con quell’espressione estasiata senza proferire parola, Angelica si accorse che non guardava il suo viso, ma fissava il suo petto da adolescente ed una vampata di rossore accese il suo viso, abbassò lo sguardo e capì.
Nel centro della sua t-shirt un albero colorato a mo’ di graffito e sotto una scritta, quella fissava Marco, “CedarTree”.

Farina, zucchero di canna, zenzero, limone biologico. Cedro. Cedro. Cedro.
La ricetta è completa! Finalmente!!!
Un sorriso comparve sul viso di Marco.
-Ehi, tutto bene? Com’è che d’incanto ti metti a sorridere!?!?!
-Cedro!!! La risposta è cedro!
-Allora. Puoi farmi capire, puoi parlare come me? Non ti capisco!
-Va beh, non è importante, chiudi gli occhi e stai zitta.
-Senti! Sto zitta solo se ne vale veramente la pena!!
-Ti fidi di me?
-No.
-Non fa niente, ti farò ricredere. Ora non deconcentrarmi, lasciami fare, vedrai…
Mentalmente Marco iniziò a ripetere la ricetta della nonna, Farina 00 ben setacciata, zucchero di canna, zucchero bianco piuttosto granuloso, burro freddo, sale, miele d’acacia ( quello del mercato è ottimale), un uovo del contadino… due gocce di cedro, solo cedro.
Prese carta e penna e scrisse la ricetta:
60 gr di farina 00.
75 gr di zucchero semolato
75 gr di zucchero di canna
150 gr di burro freddo
150 gr di miele
1 uovo
1 pizzico di sale
1/2 cucchiaino di bicarbonato
succo di cedro

La ricetta era quasi completa, ora l’attenzione era diretta verso l’ impiattamento.
L’impasto era pronto, i biscotti erano in forno, stavano cuocendo.

-Certo che…
-Cosa?
-No… Niente, mi è venuta una strana idea…Senti… Intanto che si raffreddano, ti va di andare a fare una passeggiata?!?
-Passeggiata? In che senso?
-Cambiamo aria, usciamo un po’?!? In questo senso…
-Va bene…

-Mi fai un favore? Mi prendi quel pezzo di corteccia?
-Marco, cos’hai in mente?
-No, no … Nulla…
Angelica non riprovò a chiedere spiegazioni, conosceva l’ostinazione di quel giovane ragazzo che nonostante sedesse su quattro ruote non accennava a rassegarsi.

-Marco! I tuoi biscotti sono pronti!
-Nonna… Ho pensato di personalizzarli.

Il mattino seguente Marco prese gli ingredienti, con cura e devozione e li ripose
in uno zaino, su un’altra borsa con cautela ripose la corteccia d’albero raccolta il giorno prima durante la passeggiata, in infilò il piumino e prese un bel respiro, era il giorno del casting.
Era un giorno strano, era un giorno di prime volte.
Per la prima volta Marco salì su un treno insieme alla nonna e ad Angelica che non ne aveva voluto sapere di rimanere a casa.
I paesaggi scorrevano sul finestrino come in un film, le città si intervallavano alla campagna, destinazione Milano.
La nonna ed Angelica parlavano, lui invece ripassava a memoria passo per passo quello che doveva fare, il tempo per preparare la sua ricetta era poco e lui di certo non voleva commettere alcune errore.
Arrivati in stazione, mentre le sue accompagnatrici ammiravano la struttura architettonica e l’immensità del posto Marco sembrava non essere ne affascinato ne attratto da tutto ciò che lo circondava, in realtà tutti sapevano che era semplicemente teso e concentrato ecco perchè cercarono di assecondarlo raggiungendo subito il luogo dove si sarebbero tenuti i provini.
All’ingresso c’era un sacco di gente, ragazzi della sua età o giù di li, alcuni silenziosi altri in preda a veri e propri attacchi di panico.
Quando fu il suo momento Marco, con l’aiuto della nonna si posizionò ai fornelli, aveva 45 minuti di tempo, sapeva benissimo che la ricetta ne richiedeva almeno 50 quindi non doveva sprecare nemmeno un secondo.
Angelica se ne stava seduta a guardarlo mentre si destreggiava con gli ingredienti come se fossero l’estensione delle sue mani, lei, che nemmeno una pasta in bianco sapeva fare, non aveva mai conosciuto persone cosi tenaci e convinte quando si trattava di raggiungere un obiettivo.
La nonna supervisionava il lavoro continuando a fare cenni di conferma con la testa.
L’impasto era pronto, Marco lo prese e lo mise in frigorifero, tenerlo a riposo per 20 minuti sarebbe stato l’ideale ma il tempo stringeva quindi 10 minuti sarebbero stati più che sufficienti.
Nel frattempo come di sua abitudine, pulì tutta la zona lavoro, preparandosi gli attrezzi necessari per le lavorazioni successive.
Estrasse la pasta dal frigorifero, un sorriso sulle sue labbra, andava bene.
Gli altri concorrenti, i loro amici e familiari lo guardavano in silenzio, probabilmente stupiti da quanta naturalezza ci fosse nel suo muoversi con la carrozzina rendendosi conto di come fosse stato capace a non renderla un ostacolo.
Fatte le formine, distribuite attentamente sulla teglia ed infornato.
Durante il tempo della cottura Marco preparò la glassa per decorarle, poteva farla prima ma sapeva che farla all’ultimo era una garanzia perché sarebbe rimasta bella densa ed una volta decorato il biscotto non avrebbe cristallizzato e rimanendo morbida il giusto.
Passavano i secondi, Marco estrasse gli omini dal forno, erano perfetti, tempo esaurito.
L’assistente del programma lo avvisò che era il suo turno, mise tutto sul carrello di servizio e lo aiutò a dirigersi verso l’ingresso.
La nonna sorridente gli fece un cenno di conferma, Angelica invece si alzò, corse da lui e come un fulmine a ciel sereno lo baciò dolcemente in bocca.
Era una giornata di prime volte.
Marco entrò, dinnanzi a lui 4 giudici apparentemente severi.
“Buongiorno, mi chiamo Marco ed ho 12 anni, da sempre sono appassionato di cucina ed oggi vi ho portato un dolce.”
Mentre Marco sistemava le sua cose sulla cucina gli stellati gli chiesero diverse cose, dalla sua disabilità a cose più semplici, se avesse una fidanzata ad esempio, domanda alla quale rispose con un semplice “da adesso si” anche se loro non capirono bene il senso di quella risposta.
Arrivò il momento di presentare il piatto, si avvicinò ai giudici spingendo il carrello con il suo dolce completato, fiero con la testa ben alta lo presentò “Il sogno di Angelica”.
Del perché le parti spezzate fossero sul piatto ed il resto del corpo ben presentato su una corteccia, tutti lo capirono, non è solo l’apparenza che conta, a volte è un dettaglio.
Il profumo di Cedro
Il primo titolo del libro di ricette scritto da Marco.

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@Roger75 devo chiudere, purtroppo: per postare in Racconti lunghi serve un commento a un altro racconto lungo o due commenti nelle altre sezioni (Racconti, frammenti, poesia...)

Mandami un mp quando hai tutto pronto :D 

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4 ore fa, Roger75 ha detto:

Certo non che potesse

Credo ci voglia una virgola dopo “Certo”.

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

seduto su una carrozzina il panorama delle attività di un ragazzino di 12 anni era veramente limitato rispetto ai suoi coetanei normodotati.

rispetto a quello (il panorama) dei suoi coetanei)

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

Certo non che potesse scegliere molto altro, seduto su una carrozzina il panorama delle attività di un ragazzino di 12 anni era veramente limitato rispetto ai suoi coetanei normodotati.

Non capisco bene l’ordine e la funzione degli elementi della frase. Prima il soggetto è Marco: non che potesse scegliere molto altro. Poi dici: seduto su una carrozzina il panorama era veramente limitato. Quindi il soggetto è il “panorama” che sta seduto su una carrozzina.

Metterei ordine così:

1. Certo, non che potesse scegliere molto altro, seduto su una carrozzina. Il panorama delle sue attività era veramente limitato rispetto a quello...

2. Certo, non che potesse scegliere molto altro. Il panorama delle attività di un dodicenne seduto su una carozzina è (presente, perché parli di un qualsiasi dodicenne nelle sue condizioni) veramente limitato rispetto...

Occhio: non 12, ma dodici.

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

Guardare la tv, leggere, giocare con la Play, disegnare, si certo tutte attività possibili, ma che piano piano lo annoiavano,

Guardare la tv, leggere, giocare con la play disegnare: sì, certo, tutte attività possibili, ma che...

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

ma che piano piano lo annoiavano, perché in queste cose non riusciva a trovare una sua identità. (punto) perchè A 12 anni è quella la cosa che inizi a cercare, una personalità, la voglia di capire chi sei, la curiosità di esplorare, l’ansia di scoprire, il desiderio (curiosità, ansia, desiderio... direi che ne basta una) di capire (occhio alla ripetizione) se i sogni a volte per mezzo della propria volontà possono trasformarsi in realtà. (Punto) A 12 anni un giorno ti alzi dal letto e dal nulla ti piomba tra capo e collo quella strana cosa per la quale diventi consapevole che (piuttosto macchinosa) non sei più un bambino e ti ritrovi cosi (occhio agli accenti: sì, così) a dover intraprendere un cammino che non sai dove ti porterà, (virgola) ma che sei certo di voler affrontare.

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

aveva dimostrato di esserne predisposto ma ciò che realmente contava era che con le mani in pasta e la testa in zona fornelli il dolore psicologico della disabilità svaniva nel nulla e questo era quello che rendeva le persone che gli stavano attorno i suoi primi fans

Neanche una virgola, qui. È davvero difficile andare avanti. 

 

E così anche dopo. Da qui in poi non ti faccio più segnalazioni di questo genere: diciamo che la punteggiatura è da rivedere.

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

Certo poi oltre alla cucina c’erano gli amici, c’era la famiglia, c’era anche Angelica, una ragazzina che bazzicava per casa e che che aveva trovato in Marco un vero amico.

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

poi impiattare in maniera quasi da vero Chef certi piatti 

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

era arrivato il momento di preparare tutto per il grande giorno per l’arrivo dei parenti lontani,

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

Era lei la musa ispiratrice di quel piccolo chef su quattro ruote. Grazie alla nonna Matilda, Marco aveva imparato il segreto della cucina, soprattutto dei dolci, la nonna era per quel piccolo stellato un’infinita fonte d’ispirazione.

1. Occhio che ripeti più o meno la stessa espressione

2. Stellato come lo chef stellato? Lo chef si dice stellato quando riceve (almeno) una Stella Michelin. O ce l’hai o non ce l’hai. Non userei “stellato” per definire un ragazzino bravo a cucinare, così come non definirei “laureato” un bambino che prende buoni voti a scuola o “capocannoniere della serie A 2018-2019” un bambino bravo a giocare a calcio. Non so se è chiaro cosa voglio dire. Userei termini più comuni, come: fenomeno, genio, bomber, talento.

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

24 Dicembre

Anch’io continuo a fare questo errore, quando mi distraggo, ma i nomi dei mesi non vogliono la maiuscola (in inglese invece sì, per questo ci confondiamo).

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

cartoni anni ’80”, si perché un’ altra cosa per cui Marco impazziva erano i cartoni animati di vecchia generazione.
La scelta ricadde su Shrek, il secondo capitolo per la precisione.

Ma... Shrek l’orco? Perché se parli di lui, il film è del 2001:grat:

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

Nonna! Nonna!!! Ho fatto un sogno!!

Un punto esclamativo, mai più di uno (se non quando si riporta un messaggio su whatsapp o quello che è, ovviamente)

 

4 ore fa, Roger75 ha detto:

Marco, presentaci la tua ricetta! Pani di zenzero guarniti con crema al limone ed al pistacchio, pistilli di vaniglia per accentuarne il profumo.”

No, aspetta, qua parlano due persone. Devi chiudere le virgolette dopo “ricetta!”

 

C’è sicuramente da lavorare sulla forma, in particolare sulla punteggiatura. Ogni segno di interpunzione ha la sua funzione e non si possono usare solo le virgole, se no diventa faticoso andare avanti perché il lettore è costretto a sistemare la punteggiatura al posto tuo. In compenso la storia mi sembra interessante e anche il finale mi è piaciuto. Eviterei solo di fare riferimento alla cena di Natale, visto che poi, in realtà, ti concentri esclusivamente sul casting. 

Ciao :muu: 

 

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@Kuno tu utilizzi mai quei videogiochi di simulazione di guerra? Ecco, hai presente quando inizia il combattimento ed i due eserciti si scontrano? Chiaramente quello più forte vince lasciando a terra decine e decine di morti, ecco il tuo commento mi ha dato questa impressione.

Attenzione che apprezzo eh?
Sicuramente il mio modo di scrivere va rivisto, la punteggiatura e diversi errori di forma che tu giustamente hai evidenziato e segnalato a mio discapito voglio dire però che il purismo letterario mi incute timore, mi lascia perplesso il fatto che sia facciano sempre le pulci sulla grammatica, sul rispetto maniacale delle regole e si valuti sempre poco il contenuto.

E' solo un punto di vista però mi piacerebbe aprire una discussione su questo argomento.

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@Roger75 grammatica e sintassi sono gli strumenti principali che consentono allo scrittore di offrire contenuti.

L'ascoltatore non vuole che il cantante sia stonato come una campana e l'orchestra vada fuori tempo nell'esecuzione di una bellissima canzone. Definiresti "maniacale" la pretesa? 

Il cuoco che utilizza ingredienti di primissima qualità, ma non li sa abbinare secondo le loro caratteristiche organolettiche, li brucia su fornelli che non sa utilizzare e magari non rispetta le norme igieniche, difficilmente potrà offrire piatti dal sapore decente. 

Questo per dire che l'esigenza di rispetto della grammatica non è mai maniacale. È il minimo sindacale che il lettore pretende (legittimamente) per non uscire deluso da una lettura. 

Lo scrittore serio deve saper padroneggiare la grammatica senza alcuna incertezza, se vuole far apprezzare i propri contenuti. 

Mi spiace, ma non può esserci discussione: non c'è contenuto che stia in piedi se la grammatica zoppica. Ecco perché chi commenta, qui in officina, non farà cosa utile all'autore se non gli farà notare le sue (eventuali) incertezze grammaticali. 

 

 

 

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Queffe capisco quello che dici. La mia non voleva essere una polemica. Apprezzo le segnalazioni, le indicazioni ed i consigli, ci mancherebbe, semplicemente un'impressione che ho avuto è che ci si focalizzi molto più sulla perfezione del testo che sul contenuto. Io, ed è un mio personale punto di vista metto sul primo gradino del podio la qualità della storia poi a seguire il resto. Accetto e comprendo chi mi dice che alcune cose debbano andare pari passo, ho solo detto la mia impressione. 

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Ciao.

Premetto che non avrei saputo scrivere meglio e che l'atmosfera del racconto è molto bella e mi è piaciuta. Quindi, non mi permetto di fare una critica "tecnica" nel merito, ma solo fare qualche considerazione da uomo della strada che legge e può dire "questo mi è piaciuto, questo no ..." provando ad azzardare anche il perché.

Per quanto riguarda l'italiano utilizzato, effettivamente è un po' diciamo "ruspante". Comunque, se nel complesso si riesce sempre a ricostruire il significato delle frasi, bisogna anche dire che il "ritmo" della narrazione risulta un po' ... "ostico". Per intenderci, è molto difficile riuscire a gestire un periodo molto lungo, con un ritmo quasi da "fiatone". In qualche caso, si può anche fare, ma se non c'è una buona ragione e se non si è in qualche modo studiato la "cosa" (ad esempio: penso ad un monologo scritto per essere recitato e quindi  con la possibilità di preparare con l'attore il ritmo della lettura) è meglio evitare.

Nel complesso, si ha un po' l'impressione di leggere un tema di prima superiore; manca quindi quell'illusione, quella magia, quel coinvolgimento che un racconto dovrebbe riuscire ad evocare.

Nel merito della storia, a mio avviso una cosa che manca (e la cui mancanza si sente) è l'assenza di un "contrasto", di una delusione, di una difficoltà da superare. La questione della disabilità, della "fidanzatina", della paura della nonna per la possibile delusione sono accenni, agganci a possibili "scogli" per il protagonista, ma rimangono solo abbozzati.    

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Ammetto di aver letto prima la discussione sul "purismo letterario" e incuriosita sono venuta a leggere il racconto. E a riprova che l'aspetto linguistico è intrinsecamente legato al contenuto, in questo racconto sono acerbi entrambi. Ti hanno già segnalato molti elementi da correggere o migliorare. In particolare, mettendo in secondo piano la forma, concordo con chi mi ha preceduto: manca un vero contrasto, manca il cosiddetto conflitto. Da cui deriva la mancanza di tensione durante la lettura. I concetti sono pochi e ripetuti (già solo all'inizio dici più volte che ama cucinare), didascalici (sta crescendo, vuole trovare la sua identità, cucinare è l'unico modo con cui dimentica le sue difficoltà e le supera. La disabilità, la passione, l'impegno, sono temi nobilissimi, ma tu spieghi tutto senza costruire un intreccio da cui il lettore possa da solo capire la psicologia dei personaggi. Il narratore onnisciente spiega linearmente cosa succede al personaggio di turno, senza calarsi nei diversi punti di vista in modo consapevole. Si avverte la volontà di dare un messaggio (tanto che viene detto anche questo nel finale), ma non basta. Racconti così didascalici non si usano neanche più nella letteratura per l'infanzia, se non per bambini molto piccoli, ma un lettore adulto ha bisogno di un passaggio in più. Prova a raccontare di nuovo questa storia pensandola a "scene" meno ovvie. Aggiungici un contrasto, a più livelli, e attenzione a non essere troppo banale. Ovviamente un ragazzino che entra nell'adolescenza avrà una serie di "problemi" comuni a tutti gli adolescenti, ma devi dare la tua impronta, trovando una voce per questo racconto, trovando particolari che lo rendano un ragazzino unico, non un generico preadolescente sulla sedia a rotelle. Scrivere non è mai facile come sembra.
Spero di non averti irritato, ho commentato perché ormai avevo letto e se accetti le critiche non potrai che migliorare.
 

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@nerinacodamozza accetto le critiche senza alcun problema. Come ho ribadito fino allo sfinimento i miei dubbi non sono relativi al non saper accettare una recensione negativa ad un mio pezzo ma quanto alla sola focalizzazione, vista in più commenti anche su testi di altri, sull'aspetto tecnico. Ti ringrazio comunque per i tuoi consigli ne farò tesoro. 

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Il racconto nasce da una buona idea, attuale e affronta dei temi non indifferenti, quello che mi è mancato in sostanza è una scelta da parte tua.

Marco che carattere ha? è solare? introverso? ironico? acido?

Anche la nonna, una dolce massaia che ha un nipote disabile è più… più ansiosa, più protettiva, più attenta, più dura perché vuole incitarlo. Naturalmente non tutto insieme, scegline una perché dialoghi, azioni cambiano profondamente.

Angelica, ad esempio, come personaggio, ha una naturalezza, un'allegria che si percepisce persino nelle poche frasi che la descrivono.

 

Il ‎06‎/‎02‎/‎2019 alle 11:53, Roger75 ha detto:

 

Marco ha sempre adorato cucinare.
Certo non che potesse scegliere molto altro, seduto su una carrozzina il panorama delle attività di un ragazzino di 12 anni era veramente limitato rispetto ai suoi coetanei normodotati.

Normodotati secondo me è un termine fuorviante. E non insinua nessun contrasto vissuto dal protagonista. Suona come un "so di essere diverso, pazienza." ma a dodici anni nessuno è così maturo.

 

Il ‎06‎/‎02‎/‎2019 alle 11:53, Roger75 ha detto:

Guardare la tv, leggere, giocare con la Play, disegnare, si certo tutte attività possibili, ma che piano piano lo annoiavano, in queste cose non riusciva a trovare una sua identità, perchè a 12 anni è quella la cosa che inizi a cercare, una personalità, la voglia di capire chi sei, la curiosità di esplorare, l’ansia di scoprire, il desiderio di capire se i sogni a volte per mezzo della propria volontà possono trasformarsi in realtà, a 12 anni un giorno ti alzi dal letto e dal nulla ti piomba tra capo e collo quella strana cosa per la quale diventi consapevole che non sei più un bambino e ti ritrovi cosi a dover intraprendere un cammino che non sai dove ti porterà ma che sei certo di voler affrontare.

Mi piace il fatto che il ragazzo si metta in discussione ma il risultato è un po' piatto, a parte le ripetizioni non mi arrivano la curiosità, l'ansia e il desiderio di capire… Questo punto te lo sottolineavo anche nella discussione sulla purezza. Una buona scrittura fa percepire l'ansia senza scrivere "era in ansia".

Esempio:

 

"Peppino aspettava alla fermata dell'autobus ed era in ansia per l'appuntamento che lo aspettava."

 

oppure 

 

"Peppino aspettava l'autobus sulla panchina con l'impressione che i piedi, sudati, volessero uscirgli dalle scarpe. Le punte delle dita gli dolevano perché aveva rosicchiato troppo le unghie. Alzò la testa di scatto. E se al colloquio se ne fossero accorti?"

 

Non voglio fare la maestrina, volevo solo spiegarmi con più chiarezza.

 

 

Il ‎06‎/‎02‎/‎2019 alle 11:53, Roger75 ha detto:

Angelica poteva starsene ore in silenzio seduta in disparte a guardare Marco mentre armeggiava con le pentole, era totalmente affascinata dalla semplicità con il quale si destreggiava tra la penisola della cucina, il frigorifero ed il piano cottura per poi impiattare in maniera quasi da vero Chef certi piatti che sembrava impossibile fossero usciti dalle mani di un preadolescente, ed ogni volta che alla fine gli faceva i complimenti lui si faceva completamente rosso.

Mi piace moltissimo come descrivi questo scorcio. Si capisce bene la visione di Angelica, dall'esterno lei si rende conto che lui è diverso eppure si meraviglia delle sue abilità, si capisce che lei è affascinata… 

 

Il ‎06‎/‎02‎/‎2019 alle 11:53, Roger75 ha detto:

la nonna era per quel piccolo stellato un’infinita fonte d’ispirazione.

Cosa intendi con "stellato"? 

Il ‎06‎/‎02‎/‎2019 alle 11:53, Roger75 ha detto:

Continuava a scrivere bozze di menù, il tavolo era un groviglio di libri di cucina, di riviste, di ricette scarabocchiate su tovaglioli, su confezioni in cartone di qualsiasi genere recuperate dagli alimenti che utilizzava per cucinare insomma una piramide disastrosa di idee culinarie. Era arrivata sera che nemmeno se n’era accorto e ancora non aveva nulla di definito.

Mi piace l'espressione "Piramide disastrosa. 

 

Il ‎06‎/‎02‎/‎2019 alle 11:53, Roger75 ha detto:

Furono giorni intensi, Marco provò e riprovò’ quella ricetta decine di volte testando nuove varianti, provando nuovi ingredienti, cercando un qualcosa che caratterizzasse in maniera inequivocabile il suo pan di zenzero, voleva che la sua ricetta fosse qualcosa di assolutamente nuovo ed innovativo, se solo fosse riuscito a trovare quell’aroma che la rendesse unica avrebbe potuto dormire sogni tranquilli perché consapevole di aver lavorato da vero chef professionista.

 

Il ‎06‎/‎02‎/‎2019 alle 11:53, Roger75 ha detto:

Arrivati in stazione, mentre le sue accompagnatrici ammiravano la struttura architettonica e l’immensità del posto Marco sembrava non essere ne affascinato ne attratto da tutto ciò che lo circondava, in realtà tutti sapevano che era semplicemente teso e concentrato ecco perchè cercarono di assecondarlo raggiungendo subito il luogo dove si sarebbero tenuti i provini.

 

Il ‎06‎/‎02‎/‎2019 alle 11:53, Roger75 ha detto:

La nonna supervisionava il lavoro continuando a fare cenni di conferma con la testa.
L’impasto era pronto, Marco lo prese e lo mise in frigorifero, tenerlo a riposo per 20 minuti sarebbe stato l’ideale ma il tempo stringeva quindi 10 minuti sarebbero stati più che sufficienti.
Nel frattempo come di sua abitudine, pulì tutta la zona lavoro, preparandosi gli attrezzi necessari per le lavorazioni successive.
Estrasse la pasta dal frigorifero, un sorriso sulle sue labbra, andava bene.

Questo è un appunto tecnico. Se 20 minuti sono l'ideale non può essere "sufficiente" tenerlo per soli dieci. 

E l'impasto è più difficoltoso da lavorare, non "va bene". Se poi sei davvero bravo ci riesci comunque, potresti sfruttarlo come occasione per mostrare le sue capacità culinarie...

Il ‎06‎/‎02‎/‎2019 alle 11:53, Roger75 ha detto:

Fatte le formine, distribuite attentamente sulla teglia ed infornato.

L'esame della sua vita e tac tac tac, in quattro e quattr'otto è tutto infornato?

Il ‎06‎/‎02‎/‎2019 alle 11:53, Roger75 ha detto:

Era una giornata di prime volte.

Questa espressione anche mi dà un senso di romanticismo e soddisfazione.

Il ‎07‎/‎02‎/‎2019 alle 21:22, Fabio1143 ha detto:

Nel complesso, si ha un po' l'impressione di leggere un tema di prima superiore; manca quindi quell'illusione, quella magia, quel coinvolgimento che un racconto dovrebbe riuscire ad evocare.

Concludo anche io concordando con quello che dice Fabio, l'idea è buona, ma manca davvero quello che il protagonista ha dentro, i suoi stati d'animo, la sua difficoltà motoria che nei gesti traspaiono. In realtà anche senza descriverli nel dettaglio, se li hai presenti nella mente, quello che scrivi lo conterrà. 

 

 

Credo di capire anche il tema del post sulla purezza che mi ha fatto arrivare a questo racconto e capisco che non è riferito al tuo racconto.

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