Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Vincenzo Iennaco

Mai piena la gerla

Post raccomandati

Ciao, @Vincenzo Iennaco.

 

Ho interpretato i tuoi versi come sobria constatazione del male di vivere. Apparentemente la poesia è organizzata in modo che da una visione generale si proceda verso il particolare: l'inizio idilliaco ci indica un volo di libellule in un campo fiorito, e subito dopo ci spinge a guardare meglio per scorgere il dolore di uno di quegli insetti e il piccolo fiore chino sul sasso.

Qui mi è sorto un dubbio: le libellule sono lepidotteri? Se no, temo di non aver compreso il legame tra i versi.

Difatti mi sembra che tu abbia usato la stessa tecnica anche per l'immagine successiva: un ambiente domestico con la donna che lavora e piange, e lì nei pressi, dentro la casa, la gerla che non è mai piena.

Hai rispettato un criterio molto armonioso: un paesaggio della natura, e in quella natura il dolore; un'immagine domestica, e anche lì il dolore nell'uomo e le sue cose. Abbiamo pertanto: animali/piante/uomo/oggetto, e tutto questo presenta un aspetto di dolorosa lacerazione.

Riguardo alla madre, non credo ci sia connessione causale tra le sue lacrime e la gerla disadorna: penso invece che quest'ultima, oltre a essere indispensabile nell'economia dei versi in quanto rappresentativa delle "cose", costituisca soltanto un ulteriore motivo della sua pena, la quale non ci è dato conoscere. La gerla quindi, pur essendo intimamente legata al contesto familiare, vive qui di vita propria: la mancanza di abbondanza delle fascine è metafora della precarietà dell'esistenza.

 

Mi hai fatto ricordare con i tuoi versi la seguente poesia di Montale:

 

Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

 

Grazie e un saluto.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Ippolita2018 e grazie per esserti addentrata tra libellule e lepidotteri vari.

Inizio con una parentesi "quarkiana" per rispondere alla tua domanda: no, le libellule appartengono al genere degli Odonati, mentre nei Lepidotteri vengono annoverate le innumerevoli specie di farfalle e falene.

Ma qui le libellule non sono vere e proprie, ma con la loro forma a croce vogliono essere un'allegoria delle lapidi di un cimitero, mentre il volo dei lepidotteri sottintende alla caducità e l'effimero splendore della vita.

E come hai intuito è allegorica anche quella gerla mai piena (anche se così ho trasformato la Grande Mietitrice in una spaccalegna :) ).

Le due figure umane sono invece l'espressione di un comune dolore: quello di un marito e di una madre (che nello spazzare l'uscio, oltre alle comuni faccende umane, implica l'apotropaico gesto, secondo alcune credenze, di tener lontana la sfortuna).

Ma se dovessi condensare il brano in una frase non saprei fare meglio di così:

21 ore fa, Ippolita2018 ha detto:

tutto questo presenta un aspetto di dolorosa lacerazione.

 

Grazie ancora e mi fa piacere che questo componimento abbia veleggiato dentro di te subliminando i versi di un grande Poeta.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Molto bella, mi associo all'analisi esistenzialista di Ippolita2018 e aggiungerei che la semplicita' dei versi richiamano ad un sentimento di assenza, di privazione, che e' universale, senza tempo. Non credo sia un caso che mi ha ricordato l'opera edita qualche anno fa "Sotto la scure silenziosa" che raccoglieva frammenti del De Rerum Natura di Lucrezio. Ottimo lavoro 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buonasera @Vincenzo Iennaco:)

 

Anch'io mi associo agli altri e mi congratulatilo con te. Molto scorrevole questa poesia, delicata e musicale.

 

Il 29/1/2019 alle 21:03, Vincenzo Iennaco ha detto:

Vedi le libellule

là nel campo fiorito?

Poesia che ti coinvolge

 

Il 29/1/2019 alle 21:03, Vincenzo Iennaco ha detto:

Nel volo di lepidotteri Che cosa sono?

piange un marito,

chino il ranuncolo

sulla dura pietra.

Immagino un dramma.

 

Il 29/1/2019 alle 21:03, Vincenzo Iennaco ha detto:

Spazza l'uscio

un'anziana madre,

perle di lacrime

tra le scavate rughe.

Descrizione molto bella. Che cosa indichi con spazza l'uscio?

 

Il 29/1/2019 alle 21:03, Vincenzo Iennaco ha detto:

Mai piena la gerla

di fascine al focolare.

Mi piacerebbe sapere  che significa: Mai piena la gerla?f

 

A rileggerti e buon week-end

-Floriana

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Tanator Tenabaun Grazie per essere passato a leggermi e aver lasciato un commento. Fa sempre piacere quando una poesia sublimi corrispondenze o rimandi ad altre opere, in quanto, per come la vedo io, una poesia dopo essere uscita dalla penna muore e si scinde dalla soggettività autoriale per rinascere e vivere di molteplici singolarità.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Floriana Grazie per lettura e commento.

 

4 ore fa, Floriana ha detto:

Nel volo di lepidotteri Che cosa sono?

Il genere che comprende farfalle, falene e simili.

 

4 ore fa, Floriana ha detto:

Che cosa indichi con spazza l'uscio?

Secondo alcune superstizioni popolari con tale gesto si pensava di scacciare o tener lontana la sfortuna.

 

4 ore fa, Floriana ha detto:

Mi piacerebbe sapere  che significa: Mai piena la gerla?f

Negli ultimi versi faccio riferimento alla Morte: per quanto continui a raccogliere, il suo cesto non è mai pieno del tutto.

 

Ciao e buon week-end anche a te (sperando di non avertelo incupito).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Credo di aver letto questa poesie almeno una decina di volte nell'ultimo mese. Tutte le volte me la rileggevo, me la ristudiavo, ma non mi riusciva di trovare le parole adatte per commentarla. Per la cronaca, non credo di averle nemmeno ora, quelle benedette parole giuste. Ma ci provo lo stesso…


La cosa che mi ha colpito maggiormente è la composizione per immagini: la tua poesia descrive in modo poetico e semplice, una successione di immagine apparentemente scollegate fra di loro. Ogni immagine invece si va a collocare secondo un percorso interpretativo, raccontandoci qualcosa di intimo e struggente. Ogni immagine è un simbolo, o meglio un archetipo di un dolore...

 

Quota

 

Vedi le libellule 
là nel campo fiorito? 

 

 

 

Apertura molto pascoliana, di una descrizione bucolica e lieta. La natura con le sue creature ronzanti è un simbolo di felicità e di trionfo della vita. Eppure questa domanda suona curiosa, quasi provocatoria. Perchè la natura è posta come una domanda, con questo interrogativo sospeso che (si suppone) essere retorico?
  
 

Quota

Nel volo di lepidotteri 
piange un marito, 
chino il ranuncolo 
sulla dura pietra. 

 

Ed ecco spiegato (in parte) il perchè: dietro la natura festosa si nasconde un uomo dolente. Gli insetti ronzanti erano quindi una scusa per indicare qualcos'altro. Qui hai addirittura optato per un 'montaggio analogico' per rappresentare il dolore dell'uomo che piange (presumibilmente chino su una lapide), con quel ranuncolo chinato sulla pietra dura. La bellezza del passaggio da "significato" a "simbolo" sta tutto in quella virgola che separa i due versi. Toccante.
Ricordi molto Pascoli, con la sua descrizione della natura come una parte del sè, come mezzo per esprimere l'intimità spirituale.
  
 

Quota

Spazza l'uscio 
un'anziana madre, 
perle di lacrime 
tra le scavate rughe. 

 

Altra immagine sublime che richiama il mondo contadino e bucolico. Questa volta il dolore però è quello di una madre e ciò che strazia la nostra sensibilità è la descrizione della sua vecchiaia. Non importa quanto sia 'vecchio' e dunque già 'processato' il dolore: esso continua a farsi sentire e a generare "perle di lacrime". Tra l'altro la natura della perla è proprio quella di un meccanismo di protezione dell'ostrica che secerne una sostanza attorno a corpi estranei, per poterli poi espellere. Dunque la perla è sì preziosa, ma anche dolorosa e prodotta da un intimo malessere.

bellissima trasposizione!

 

Quota

Mai piena la gerla 
di fascine al focolare. 

 

Questo è asoslutamente il pezzo più bello, ma anche il più atroce.
Qui hai rimosso completamente ogni tentativo di spiegazione e/o accostamento di significato esplicito: non dici che cosa rappresenti quella gerla e cosa invece quel focolare. Il simbolo dunque appare scabro e brutalmente diretto, senza alcuna possibilità di spiegazione. Le fascine non sono mai abbastanza e la gerla ne raccoglie sempre di più, per poterle quindi bruciare senza sosta: immagine spietata della morte, termine fondamentale della vita. Trovo che sia triste e bellissimo questo simbolo, perchè è in antitesi proprio con l'apertura così gaia e serena, degli insetti e della natura festosa.

 

Molto toccante, per la sua profondità e semplicità espressiva.
Mi hai colpito e l'hai fatto parlando di cose delicate e dolorose, senza però risultare pesante.

 

Forse l'avrai già visto, o forse no. Forse sei interessato, forse non hai più tempo e voglia, ma il buon @Anglares ha ideato questo intrigante contest di poesia: Lampi di poesia

Se te la sentissi di partecipare, ne saremmo lietissimi ;)

A presto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Vincenzo Iennaco mi era sfuggito, questo tuo componimento. La notifica del commento di Nerio me l'ha portato in evidenza.

L'impatto è stato immediato, per me: complimenti per il simbolismo e le allegorie, che ho trovato davvero potenti.

Non ho altro da dire: con il primo verso in seconda persona mi hai ingabbiato e non ho potuto far altro che viverla (che è molto più di "sentirla") e non uso un verbo così contrastante con il tema della morte a caso: nel dolore e nei gei gesti che rappresenti c'è tutto il nostro sopravvivere (nonostante tutto) che leggendo mi si è propagato nell'animo.

Quando una poesia riesce, in maniera cosi semplice e naturale, a risvegliare qualcosa di sopito, nascosto (bene, e volutamente) o, talvolta (anche se non è questo il mio caso), non ancora compreso che abbiamo dentro, per me è senza dubbio una poesia riuscita.

Bravo davvero.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Nerio @queffe Grazie per averla letta e aver lasciato le vostre sensazioni.

 

Nerio, ho preso visione e sono in fremente attesa per il contest di poesia. Mi resta solo da sperare che mi colga la folgore (dell'ispirazione, s'intende).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Vincenzo Iennaco :)

Non ho letto gli altri commenti per non esserne influenzata, credo di non sbagliarmi se penso che tutti abbiano esordito dicendoti che è bella. Lo è. 

La natura è padrona di casa, la selezione naturale dell'uomo è padrona di casa. Sulla dura pietra, immagino una lapide e i pianti di chi resta a continuare a vivere. Il "vedi" è il parlare con lei di natura: c'era e ora è. 

Grazie per la poesia 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 29/1/2019 alle 21:03, Vincenzo Iennaco ha detto:

Mai piena la gerla

di fascine al focolare.

 

Non so, @Vincenzo Iennaco

 

Questa è eternità.

Nei secoli dei secoli... Amen no, da me stonerebbe.

 

Molto bella. Molto bella.

:flower:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×