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cynthia collu

Citazioni sulla scrittura

Post raccomandati

«Perché si scrive è una domanda a cui posso rispondere facilmente, dato che me lo sono chiesta così spesso. Penso che un autore scriva perché ha bisogno di creare un mondo in cui poter vivere. Io non potrei mai vivere in nessuno dei mondi che mi sono stati offerti: il mondo dei miei genitori, il mondo della guerra, il mondo della politica. Dovevo crearne uno tutto mio, come un luogo, una regione, un'atmosfera in cui poter respirare, regnare e ricrearmi quando ero spossata dalla vita. Questa, credo, è la ragione di ogni opera d'arte».

_ Anaïs Nin, - Mistica del sesso _

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Racconta Hilde Domin, una delle poetesse più significative della seconda metà del Novecento, nata a Colonia nel 1909  (cominciò a scrivere nel 1951, in seguito alla morte della madre): “Perché scrivo? Non era qualcosa di previsto. Non doveva accadere. Non si vivono tutte le vite che si potrebbero vivere. È accaduto. Non c’è nulla che si possa rivivere a ritroso. È la mia seconda vita. Tutti sorridono, quando lo sentono, come se si trattasse in una metafora. Quando vedono le mie foto tornano subito seri. Perché io sono due persone. Quella di prima e quella da allora in poi. Non mi ero prefissata nulla, è accaduto, come quando uno viene investito da una macchina. O come l’amore. Non lo si programma, accade. – Ho scritto una poesia, - gli dissi. Forse era mattina. Probabilmente mattina. –Tu non scrivi poesie, -  rispose lui sprezzante. – Fino a ieri, - dissi io cauta. – È come se il gatto cominciasse improvvisamente a parlare, - ribatté lui. (…) Mi liberai tramite la lingua. Se non mi fossi liberata, non avrei più vissuto. Scrivevo poesie.”

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Scrivi, ti prego.  
Due righe sole, almeno, anche se l'animo è sconvolto e i nervi non tengono più. 
Ma ogni giorno.
A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi.
Lo scrivere è  una delle più  ridicole e patetiche nostre illusioni.
Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca.  
Comunque questo è il tuo mestiere, che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte, solo questa è  la porta da cui, se mai , potrai trovare scampo.
Scrivi, scrivi.
Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via,  una riga si potrà salvare . ( forse)

La salvezza. 
Dino Buzzati

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Ospite Andrea.Dee

Il mestiere che svolgo è quello che mi fa portare in tavola la ricotta bio e la pasta. Scrivere è una bella qualità che mi permette di farmi sfruttare da chi ci lavora e dileggiare dagli ignoranti.

Modificato da Andrea.Dee

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23 ore fa, cynthia collu ha detto:

Dino Buzzati

Dino Buzzati col Deserto dei Tartari mi ha fatto finire dallo psicologo. Ora tendo a diffidare di lui. :bandiera:

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21 ore fa, Alexander91 ha detto:

Dino Buzzati col Deserto dei Tartari mi ha fatto finire dallo psicologo. Ora tendo a diffidare di lui.

(y) Tu sì che mi piaci! :D

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@Fortuna @cynthia collu beh, avete presente il Deserto dei Tartari? Tutta quella tirata tipo Godot in cui la vita è tutta un'attesa infruttuosa in cui le cose fighe capitano sempre agli altri? Ecco, diciamo che mi ha fatto riflettere sull'inutilità della mia esistenza più di quanto non facessi già. Mi son dovuto far un attimo ricalibrare il cervello dopo. :asd:

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@Alexander91

Ussignur! Sei troppo giovane (91) per dire queste cose! Il suggerimento di una vecchietta: metti tutto il tuo malessere in scrittura. Vedrai, oltre a essere taumaturgico, può produrre effetti interessanti ( e risparmi i soldi per lo strizzacervelli). :love:

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@Alexander91 Capisco benissimo, a me fece cadere in crisi un discorso sull'esistenzialismo, per cui ti capisco.

 

Ora invece credo che se la vita umana non ha un senso più "elevato", va bene lo stesso… Di una cosa bella, in fin dei conti, una bella opera d'arte non ci si chiede che senso ha. 

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La scrittura è vita, diceva François Truffaut, scrivere significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, prolungando i giochi dell'infanzia.
«La scrittura è la possibilità di essere Dio per “un giorno”: poter creare personaggi, luoghi, storie che forse non vivrai mai. O magari aggiustare quelle che hai vissuto ma con la libertà di cambiare le sorti, in bene o in male. E’ un’arma per veicolare concetti profondi con la leggerezza di un gioco. E’ bisogno quotidiano di fare i conti con se stessi .E’ libertà di pensiero. E’ un antidoto contro i cattivi che spiattellati su un foglio vengono disarmati. Ed è una rivalsa sui troppo buoni, che sono noiosissimi e danno fregature più dei cattivi»

Anna Rita Pinto/Come Dio (almeno per un giorno)

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Il 7/2/2019 alle 15:00, JohnnyBazookaBic ha detto:

Be', tutto sommato credo di essere in sintonia con questo pensiero. Soprattutto per la parte di creare personaggi ed altro.


Ciao, leggo solo adesso. Bello essere in sintonia!

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"Ora, ragazzi, vi dico perché si scrive e perché si legge. La scrittura, ragazzi, è tre cose: religione, medicina e amore. È religione perché è una confessione. Uno scrittore che scrive si confessa e anche quando narra storie di altri non fa che narrare se stesso. È medicina perché serve a curarsi. Anche voi scrivete il vostro diario per guarire da una pena segreta, da una malinconia senza perché. È amore, perché scrivere significa inventare un personaggio che non corrisponde alla realtà ma che è frutto della nostra fantasia e del quale ci innamoriamo.
Si scrive per narrare e si narra per non morire. Lo scrittore è Shahrazade, che più racconta e più si allunga la vita. E si legge perché senza libri si diventa Calibano il mostro, che nella 'Tempesta' di Shakespeare dice di Prospero il mago: "Per liberarsi di lui per prima cosa bisogna togliergli i libri"... Leggiamo allora: per restare dei maghi che hanno il potere di cambiare il mondo. Ho fatto incidere nella biblioteca che ho donato al Comune questa massima latina: "Tecta lege, lecta tege": 'leggi i libri qui custoditi, custodisci i libri dopo averli letti'. I miei libri son il mio harem e mi ci trovo meglio che se fossero delle donne. Io ci ho passato la vita.
Passateci la vita anche voi. Sapete, nei miei fogli per lettere ho fatto disegnare un 'ex libris' dove si vede sul fondo di un mare in tempesta la prua di una nave che affonda e in primo piano una mano che affiora e che tiene un libro. Ecco, quel libro rappresenta la nostra Arca di Noè".
 

(L’ultima lezione tenuta da Gesualdo Bufalino in un istituto superiore di Catania, nel febbraio del 1996, quattro mesi prima di morire in un incidente stradale).

Dipinto di Ivan Konstantinovic Ajvazovskij –

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Lo scrittore occupa una posizione che sta in qualche modo al di sotto dell’artista, più vicina a quella dell’artigiano: un minuzioso fabbricante di oggetti, versato nel suo mestiere, le cui merci sono rilevanti o inutili a seconda della richiesta, ma che continua a costruirle comunque – per qualche assurda esigenza interiore – anche quando dall’altra parte della città apre un enorme stabilimento industriale. Io ho costruito questa sedia. Vi ci volete sedere? Ci volete salire sopra e mettervi a strillare? La volete fare a pezzi e usarla per accendere il fuoco? Un artigiano può sperare in tutte queste cose. Ma deve sempre mettere in conto l’eventualità – più comica che tragica – di essere un eccellente fabbricante di sedie che ha costruito una sedia che eccede la domanda, che è superflua in questo mercato, che nessuno vuole o di cui nessuno ha bisogno.
 

_ Zadie Smith - Perché scrivere _

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@cynthia collu Ho unificato i tuoi topic contenenti le varie citazioni. Invece di aprirne uno nuovo ogni volta (dato che, inevitabilmente, tenderà a morire), utilizza un unico topic per racchiudere tutte le citazioni.

Inoltre, dato che non si tratta di vera e propria documentazione, sposto in Agorà. ;)

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Mavis Gallant - Al di là del ponte e altri racconti -
(dedicato a tutti gli amici scrittori)

 

“Samuel Beckett, rispondendo alla banale domanda di un giornale parigino – “perché scrive?” – , disse che era perché non sapeva fare altro: “Bon qu’à ça”. Georges Bernanos diceva che scrivere era come remare su una barca diretta al largo: la costa scompare, è troppo tardi per tornare indietro, e il vogatore diventa come lo schiavo di una galea. Quando Colette aveva settantacinque anni ed era paralizzata dall’artrite disse che finalmente poteva scrivere tutto ciò che voleva senza dover far conto su quanto le avrebbe fruttato. Margherite Yourcenar dichiarò che, se avesse potuto ereditare la proprietà lasciatele da sua madre e persa al gioco da suo padre, forse non avrebbe mai più scritto una riga. Jean-Paul Sartre disse che la scrittura è fine a se stessa..” 
“Non so ancora cosa spinga un individuo sano di mente ad abbandonare la terraferma e passare tutta una vita a descrivere persone che non esistono. Se davvero si tratta di un gioco fanciullesco, un estensione del “facciamo finta che” tipico dei bambini – cosa che viene spesso confermata da chi scrive di scrittura – allora che dire del desiderio urgente che spinge a farlo, a fare quello e nient’altro? E come si può considerarla un occupazione più razionale dell’attraversare le Alpi su una bicicletta da corsa? Forse l’addetto culturale di un’ambasciata canadese che mi disse “Sì, ma lei cosa fa veramente?” stava esprimendo un parere, da adulto. Forse uno scrittore è, in realtà, un bambino sotto mentite spoglie, con la capacità propria dei bambini di vedere gli adulti lucidamente, di descrivere con precisione un’atmosfera, di improvvisare quando cerca di dare un senso al comportamento dei grandi.” 

Così esordisce la scrittrice canadese Mavis Gallant, nella prefazione alla sua bellissima raccolta “Al di là del ponte e altri racconti” (BUR, 2005).
Buona lettura!

.

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L'interstizio. Notte.

Scrivo per difetto, per dislocazione; e siccome scrivo da un interstizio, non faccio che invitare gli altri a cercare i propri e a guardare, attraverso questi, il giardino in cui gli alberi hanno frutti che ovviamente sono pietre preziose."

Julio Cortázar 
Il giro del giorno in 80 mondi

 

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“Non c’è nulla di difficile nella scrittura. Tutto ciò che fai è sederti alla macchina da scrivere e sanguinare”  Ernest Hemingway

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Verissimo, @EryLuna

 

Lectio divina (meditatio)

Walser era cosciente che ogni scrittore deve venire dimenticato appena ha smesso di scrivere, perché quella pagina l'ha già persa, gli è letteralmente volata via dalle mani,  è entrata ormai in un contesto di situazioni e sentimenti diversi,  risponde a domande che altri uomini le rivolgono  e che il suo autore non poteva nemmeno immaginare. 
La vanità e la fama sono ridicole. Seneca diceva che la fama è orribile perché dipende dal giudizio di molti. Ma non è esattamente questo che spingeva Walser a voler essere dimenticato. Più che orribili, per lui la fama e le vanità mondane erano completamente assurde. E lo erano perché la fama,  ad esempio, sembra dare per scontato che sussiste un rapporto di proprietà tra un nome e un testo che conduce già un'esistenza su cui quel pallido nome sicuramente non può influire. 

Da "Bartleby e compagnia " di Enrique Vila -Matas

 

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Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive e legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene. Chi non scrive o non legge mai, o solo su comando – per ragioni pratiche – è sempre fuori casa, anche se ne ha molte. È un povero, e rende la vita più povera.

 

Anna Maria Ortese , da un'intervista del 1977, ora in Corpo Celeste, Adelphi 1997

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(…) Bisognerebbe leggere, credo, soltanto i libri che mordono e pungono. Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Affinché ci renda felici, come scrivi tu? Dio mio, felici saremmo anche se non avessimo libri, e i libri che ci rendono felici potremmo eventualmente scriverli noi. Ma noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio, un libro dev’ essere la scure per il mare gelato dentro di noi. Questo credo.

 

Ervino Pocar, in F.Kafka, Lettere, a cura di F.Masini, A.Mondadori, Mi 1988

 

 

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“Le parole grosse, trite come sono, non si addicono molto a esprimere le cose straordinarie; vi si riesce meglio sublimando quelle piccole, portandole al culmine del loro significato”
_ Thomas Mann - Padrone e cane _

 

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Il principio dell'iceberg.

"I sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Tutto quello che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott'acqua, così il mio iceberg sarà sempre solido. L'importante è quello che non si vede."


Ernest Hemingway, in un'intervista a George Plimpton

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