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flambar

"Un anno e mezzo tra gli aborigeni"

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36

 

 

 

“ Un anno e mezzo tra gli aborigeni”

 

 

Nel lontano Giugno del 1971, imbarcai come comandante sul motopesca oceanico”Astrum” di duemila tonnellate di stazza, battente bandiera Tailandese all'epoca ormeggiato nel porto di Makassar (Indonesia)

Appena prese le consegne dal comandante sbarcante, ordinai il posto di manovra.

Una volta in mare aperto, puntai la prua in una zona di pesca molto vasta situata tra l'oceano Pacifico e l'oceano Indiano, più o meno nei gradi venti e trenta di latitudine Sud.

All'arrivo nella predetta zona, ne subimmo di tutti i colori, tanto che l'intero equipaggio mi soprannominò “Capitan Storm”.

In oceano gli Storm possono creare dei marosi alti oltre i venti metri, il vento può anche superare i duecento chilometri orari. Ciò nonostante, non tutti i mali vengono a nuocere. Indi, dopo aver superato questa esperienza nessun'altra perturbazione atmosferica violenta mi ha intimorito.

Durante le mareggiate, il pesce si raduna favorendo la sua cattura. Dopo cinquanta giorni di Oceano burrascoso tutte le celle frigorifere erano stracolme di pesce pregiato. Giacchè, non avevamo altre celle frigorifere libere, segnai la rotta per il porto più vicino.

La società armatrice fu davvero miracolata, dato che versava in cattive condizioni economiche.

Finita la manovra di ormeggio nel porto di Mackay Harbur, in Australia, subito iniziò le operazioni di sbarco del pescato.

Nella tarda mattinata, ebbi la visita del direttore generale della società armatrice del motopesca, era venuto appositamente da Bangkok per controllare che cosa avevamo pescato, felicissimo di quello che aveva riscontrato nelle celle frigorifere, desideroso di premiarmi mi domandò cosa volevo per regalo.

Gli risposi, mi è sufficiente la mia paga.

Mentre andava via felice e sorridente, si mise a cantare “O Sole mio”nella sua strana lingua.

 

 

Durante le operazioni di sbarco, il mio sguardo incontrò quello di una ragazza aborigena addetta allo smistamento del pescato, in men che no si dica, senza neanche accorgerci ci trovammo tutti e due sotto le lenzuola del letto della mia cabina.

Li rimanemmo per tre notti e tre giorni! Molti di voi, esclameranno Oohh!

Senza crederci, ma le cose vi assicuro andarono proprio così.

La ragazza mi ha più volte ripetuto il suo nome, ma io non sono mai riuscito a capirlo e ne pronunciarlo.

Essendo, un abitante di quel luogo quasi primitivo, gli chiesi se sapeva accendere un fuoco senza fiammiferi. Mi rispose di no.

Dopo i giorni d'amore, la riaccompagnai a casa con un taxi.

Mi presentò tutti i suoi parenti e amici, ma anche in questo caso, non riuscii a capire chi erano i suoi genitori.

Le operazioni di sbarco si prolungarono per altri cinque giorni.

Una sera, venne la ragazza aborigena, mi disse che un suo zio, sicuramente era capace di accendere un fuoco senza fiammiferi. risposi...”allora andiamo a trovarlo”... quando mi spiego che lo zio viveva in una tribù distante cinquecento chilometri, in pieno deserto, mi sconfortai.

Ma il desiderio di conoscere quella tecnica prevalse sullo scoraggiamento iniziale, chiesi alla ragazza di accompagnarmi da questo suo zio.

La società della nave, informata della mia decisione di lasciare il comando arrivò anche a minacciarmi di morte.

Oramai quello che avevo deciso era irrevocabile e mi avventurai in quel viaggio odissiaco. Il primo tratto lo facemmo col treno, poi con i cavalli e finire a piedi dato che nessuno ci dava i cavalli, infatti la zona di territorio che dovevamo per forza passare era infestata da grossi rettili di cui molti velenosi. La tribù dove eravamo diretti viveva in luoghi remoti in una forma molto primitiva.

Si nutrivano di quello che la natura gli offriva, nei primi giorni mi domandavo spesso << cosa si può trovare per nutrizione in una grande distesa desertica?>> Mi sbagliavo di grosso, ovvero; gli aborigeni per nutrirsi uccidevano qualsiasi animale compreso rettili e grossi topi.

Però prima di mangiarli, chiedevano perdono a gli stessi animali finanche alle piante che offrivano i loro rami secchi per accendere il fuoco.

 

 

 

 

 

Voi direte che schifo! Vi posso garantire che non è così, in realtà se teniamo conto che, tutti i rapaci si nutrono di carne di topo, i serpenti, i gatti randagi, i cani e addirittura i pesci questo sta a significare che se fosse un cibo disgustoso non verrebbe mangiato da tanti individui di diversa specie. Camminammo per due giorni e due notti in pieno deserto, senza accorgerci eravamo arrivati a destinazione.

La ragazza, mi presentò allo zio, uno sciamano, spiegando perchè mi aveva portato in quel sperduto villaggio australiano. Alchè! Questi scoppiò in una fragorosa risata e riferendo la mia richiesta a tutti gli altri membri della tribù, provocò altrettanta ilarità.

Gli aborigeni non riuscivano a capire, come mai una persona evoluta proveniente da una civiltà progredita desiderava imparare ad accendere il fuoco in quel modo. Per loro al mio cervello mancava qualcosa. Incominciarono a prendermi in giro, quando mi vedevano, si procuravano un fiammifero e lo accendevano per poi correre via ridendo.

Intanto tra una risata e l'altra notai che la mia accompagnatrice discuteva animatamente in una capanna con delle ragazze del villaggio.

Domandai che stesse accadendo, non ebbi risposta, di colpo mi trovai da solo nella capanna in compagnia di una di loro.

Lei, parlava la sua lingua a me incomprensibile, il suo tono di voce però era chiarissimo perciò senza farla alla lunga ci amammo tutta la notte su un giaciglio di pietra.

Nei giorni che seguirono si verificò la stessa identica cosa, ma con ragazze diverse...tutto il villaggio era accorrente di quello che accadeva, ma nessuno protestava. In verità, a me faceva molto piacere di come andavano le cose. Dopo un po' di tempo mi venne un dubbio...sospettai che la ragazza aborigena accompagnatrice mi vendesse alle sue amiche, difatti ogni sera litigavano nelle vicinanze della capanna dove alloggiavo, poi dal loro tono intuivo che si erano messe d'accordo facendo rimanere sempre quella che gli aspettava di restare a farmi compagnia.

Ebbi anche l'impressione che tutta la tribù fosse in qualche maniera consenziente.

E strano ma non raro il loro comportamento, spesso sentivo dire da vecchi marinai che alcuni popoli della terra, facevano accoppiare le loro giovani fanciulle con maschi di altri popoli giusto per cambiare i loro originali lineamenti somatici preistorici ed affinarli hai tratti occidentali, per ottenere questo avevano scelto me come capo stipite di una razza aborigena più evoluta e più graziosa.

 

Certamente non ho le prove di quello che dico, però sembra strano ed inusuale che con tanti giovani maschi del villaggio nessuno reclamava. Ah!.. un'altra cosa, non so se ho dei figli tra quella gente.

Stando per un anno e mezzo con loro, imparai il rispetto della natura e di tutto ciò che ci circonda, essere generosi, non solo con il prossimo ma con tutto, specialmente con le piante e gli animali.

La più stupefacente era la costruzione rapida di una piccola capanna per ripararsi dalla burrasca e difendersi dai serpenti notturni che normalmente sono molto velenosi.

Con loro ho imparato ad amare il silenzio, saper ascoltare e vedere nella saggia maniera, infatti gli aborigeni non parlano molto e se sono costretti a farlo lo eseguono come un mormorio.

Quello che più mi ha affascinato del loro comportamento è il rito di perdono che chiedevano in tutti casi a gli esseri viventi animali o piante che siano, compresa la madre terra, si così la chiamavano convinti anche che si tratta di un essere vivente. Come potersi avvicinare alla selvaggina durante la caccia, attività di tutti i giorni. Particolarmente affascinato ed incuriosito dei loro insegnamenti facevo un sacco di domande, ma la risposta più sorprendente fu su “Chi siamo noi?”

A questa mia domanda, lo sciamano sorrise dicendomi: << tu sai chi sei tu!..>>

 

m/forums/topic/40287-leggere

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Ciao @flambar, il titolo del tuo racconto mi ha attirato come una calamita e sono corsa a leggerlo! Piaciuto!

 

Se questo fa parte della storia della tua vita, veramente un'esperienza che ti invidio. In realtà, per quanto ne so da qualche lettura, gli aborigeni australiani non sono così ospitali con gli occidentali. Tengono molto alla loro cultura, non vogliono essere "contaminati" né dalle idee né dagli oggetti moderni né dai nostri stili di vita. Molti scelgono deliberatamente di allontanarsi dalle loro comunità e vanno a vivere nelle grandi città costiere, ma, spesso fanno una brutta fine. Infatti sono sprovvisti geneticamente di alcuni enzimi per metabolizzare l'alcool, se cominciano a berne (cosa abbastanza normale se fai vita di città) ne diventano dipendenti all'istante e sviluppano gravi patologie epatiche. Però potrei avere notizie sbagliate o ricordarmi male. 

La vita nell'outback australiano è dura e, per noi, molto difficile resistere in quelle condizioni. 

Per cui hai tutta la mia stima se sei stato così fortunato da essere stato selezionato e accolto da loro e per aver resistito al viaggio e alla vita nel deserto per un anno e mezzo. Chissà quante cose bellissime hai potuto imparare.

Se il racconto è realmente autobiografico, mi piacerebbe tu scrivessi ancora altri aneddoti di questa esperienza. Se, invece,  è inventato, mi è piaciuto molto lo stesso. 

 

Talia 

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Cara @Taliaall'epoca ero un giovanotto di venticinque anni, è vero gli aborigeni non ammettono intrusioni. Avranno le loro ragioni, come ti ho già detto avevo  venticinque anni di età, e sono sempre stato un simpaticone pensa che uscivo ed entravo dalla casbah araba e magari con due ragazze arabe a braccetto senza mai aver avuto dei problemi, tu dimentichi che io sono un navigante e conosco bene come trattare le persone. Hai ragione quando asserisci che gli aborigeni non ammettono intrusioni nella loro cultura o nella loro vita, sono d'accordo  anche perchè  l'unico occidentale ero io, poi  non ero un intruso, anzi ero li perchè volevo imparare da loro qualcosa, e da quando il mondo e mondo, una buona parte degli uomini di qualsiasi specie si lusingano sentendosi utili al prossimo, in oltre, ero accompagnato dalla ragazza aborigena nipote dello sciamano che in seguito mi volle bene come un figlio.

Come ho già detto non ho la prova che io sia stato selezionato, ma a venticinque anni non mi mancavano le donne, non so se mi spiego. Ti auguro un buon fine settimana e tanta fortuna 

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Che bella la tua avventura @flambar,

mi piace come ce l'hai presentata, è per noi, per gli utenti del WD. Quando entri nel racconto dicendo: "lo so che penserete..." Ti riferisci a noi:). Ci stai raccontando la tua vita e noi la leggiamo attenti, incuriositi sognanti e invidiosi forse (i maschietti soprattutto) con gli occhi grandi di chi immagina.

Ci ho visto due film: "la tempesta perfetta", nella parte iniziale, e il "Bounty." Ho immaginato i colori caldi dei posti, il freddo del mare, la tua voce autoritaria nel dare comandi. Mi sono piaciute le tue riflessioni, ti ho visto tra il verde a pensare, in un posto fatto di silenzio e di natura.

Buonanotte 

 

 

 

 

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Cara @Lauramtu hai detto, in molti invidiono la mia vita avventurosa, io invece al contrari invidio la loro di vita.  Che messa al confronto alla mia è stata una vita da principi. tu ami la tempesta, io la odio ed odio più di tutti e tutto il vento e la sua arroganza nell'usare la forza portandosi via ogni cosa compreso i nostri sogni. La mia voce non è autoritaria, direi il contrario e cioè molto quieta e calma, questo è dovuto alla profonda amicizia tra me e la signora  Morte di avermi insegnato ad essere  consapevole che quando mi ordinerà di mettermi sottobraccio a lei non mi darà un doppio comando. Grazie  delle belle parole. Nell'occasiome ti auguro un buon fine settimana e tanta fortuna

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5 ore fa, flambar ha detto:

è dovuto alla profonda amicizia tra me e la signora  Morte di avermi insegnato ad essere  consapevole che quando mi ordinerà di mettermi sottobraccio a lei non mi darà un doppio comando. 

È un bellissimo pensiero.

:) Buon fine settimana anche a te 

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Buongiorno caro @flambar ,

ora capisco il senso di quel "spesso gli iscritti su W.D. mi dicono che sono adatto ad un personaggio per la stesura di un romanzo" che hai scritto nella mio topic di presentazione. Mai frase fu più azzeccata di questa :rotol:

Questo è il primo racconto che leggo scritto da te, ma mi ha rapito fin da subito. La tua vita sicuramente non dev'essere stata noiosa, a dir poco. 

L'esperienza da te narrata è molto affascinante, uno spaccato di vita interessante su una cultura molto lontana dalla nostra. 

Sarebbe ancora più interessante, però, leggere di quel periodo bello lungo a contatto con gli aborigeni. Sono certo che la parte "amorosa" sia stata divertente ed emozionante fino ad un certo punto, poi dev'esserci stato qualcos'altro che ti ha spinto a rimanere così a lungo in quel luogo.

Era per provare qualcosa di nuovo? Era per l'affetto che avevi maturato per gli abitanti di quel villaggio? Eri costretto? O ancora, la parte amorosa era di alto livello :rotol:

Sarebbe bello anche capire se, in quell'anno e mezzo, hai avuto nostalgia del mare, a quanto capisco, il tuo habitat naturale.

Sullo stile, direi che si presta molto bene alla storia. Pochi fronzoli, diretto e snello.

Per quanto riguarda la parte sintattico e grammaticale, non vorrei essere pignolo, ma ci sono un bel po' di errorini (che però non inficiano la lettura). Ti segnalo solo una brutta "e" senza accento :sss: . 

 

Il 19/1/2019 alle 13:32, flambar ha detto:

E strano ma non raro il loro comportamento, spesso [...]

 

E poi qui forse volevi scrivere "al corrente":

 

Il 19/1/2019 alle 13:32, flambar ha detto:

[...] ma con ragazze diverse...tutto il villaggio era accorrente di quello che accadeva, ma nessuno

 

Per il resto non riesco a capire solo queste scelte di punteggiatura:

 

Il 19/1/2019 alle 13:32, flambar ha detto:

Mi sbagliavo di grosso, ovvero; gli aborigeni per nutrirsi uccidevano qualsiasi animale compreso rettili e grossi topi.

 

Alchè! Questi scoppiò in una fragorosa risata e riferendo la mia

 

Sono voluti o si tratta di una svista? 

 

Comunque complimenti per il racconto e, per la proprietà transitiva, complimenti per la tua vita :D. Immagino che debba averne passate di tutti i colori. 

 

Spero di leggere presto una nuova avventura del Captain Storm :pirata3:

 

Mata ne 

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Sangue d'un pescespada! Complimenti al tuo intuito caro @The_Butcher_of_Blavikenhai visto giusto. Sono rimasto così allungo tra gli aborigeni non di certo per le ragazze esse non assomigliano per niente a Belen Rodrighez. Quello che più mi ha affascinato ed incuriosito è il loro saper vivere in situazioni estreme, il loro sapersi orientare senza bussole o stelle ecc...Quando lo sciamano mi portava a caccia nel deserto, io cercavo di capire come faceva ad inoltrarsi per chilometri e poi a l'improvviso ci trovavamo di fronte il villaggio. Ho cercato, con tutte le mie forze di capire come faceva. Tieni presente che ho lasciato  un buon imbarco, ho rischiato la vita inoltrandomi per cinquecento chilometri in una zona molto pericolosa che oltre tutto non conoscevo, non avevo con me ne armi ne bussole ecc...Tutto questo, solo per imparare ad accendere il fuoco senza i fiammiferi, che poi alla fine ne anche lo so fare.

E' chiaro che, quando mi sono trovato di fronte lo sciamano, volevo saperne di più. Qualcuno sicuramente dirà, ma cosa vuoi saperne di più da un selvaggio aborigeno? A questa domanda rispondo, che non è sufficiente lo spazzio su questa paggina per poter descrivere quanto noi abbiamo bisogno dei loro insegnamenti. Un esempio lo posso fare adesso sulla libertà; Ooh! La libertà rimane sempre una cosa molto relativa sia per noi che per loro, ma ho la sensazione che loro sono più liberi ed anche più felici. Su gli errori di scrittura, non sono molto istruito ho appena la quinta elementare la terza media è stato un regalo giusto per poter acquisire il titolo di capitano, non sono stato mai un uomo di penna, il giornale di bordo lo liquidavo con due frasi "tutto va bene nulla da segnalare" tutto quì. Per prova ti invito a leggere gli altri racconti che ho posato su WD per renderti conto che stò migliorando, grazie a l'insegnamento di WD. Ti ringrazio di avermi commentato, auguro un buon fine settimana e tanta fortuna.

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Che belle parole <3. Hai davvero tanto da raccontare e da insegnare :)

6 minuti fa, flambar ha detto:

La libertà rimane sempre una cosa molto relativa sia per noi che per loro, ma ho la sensazione che loro sono più liberi ed anche più felici. 

 

 Sai, è una cosa che ho sempre pensato anche io. A noi manca troppo quella spensieratezza e quella semplicità, ormai non sappiamo neanche cosa siano le virtù.

 

10 minuti fa, flambar ha detto:

S Su gli errori di scrittura, non sono molto istruito ho appena la quinta elementare la terza media è stato un regalo giusto per poter acquisire il titolo di capitano, non sono stato mai un uomo di penna, il giornale di bordo lo liquidavo con due frasi "tutto va bene nulla da segnalare" tutto quì. 

 

Ma infatti, non avendo un quadro chiaro del tuo background, non ho voluto addentrarmi troppo in questo aspetto, anche perché, come ti dicevo, il tuo racconto non ne risente di questi errori :D 

 

12 minuti fa, flambar ha detto:

Per prova ti invito a leggere gli altri racconti che ho posato su WD per renderti conto che stò migliorando, grazie a l'insegnamento di WD. 

 

Lo farò, assolutamente! E' un piacere leggerti.

 

12 minuti fa, flambar ha detto:

Ti ringrazio di avermi commentato, auguro un buon fine settimana e tanta fortuna.

 

Grazie a te! Ricambio l'augurio per un fantastico weekend e buona fortuna.

 

Mata ne 

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@The_Butcher_of_BlavikenTi prego di perdonare questa mia trascuratezza nel dimenticare che dovevo risponderti. Ho letto molto attentamente il tuo commento esso è dettato da una buona educazione e di una bella dose di sensibilità, elementi oggi al quanto rari, Hai ragione quando dici che ho da raccontare, ma chi mi potrebbe ascoltare più, poi con  l'invenzione dei  telefonini si è finiti nello squallore di non ascoltare chi la vita la trascorsa prima di noi. Sento che pagheranno caro quello di non attingere le esperienze di coloro che sono più anziani. 

Ti saluto augurandoti una buona settimana.

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