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[ea]

Contrasti 2.0

Post raccomandati

Stavo in un ospizio
All'ora di pranzo
E c'era un vecchio
Che non aveva mai parlato, prima
Sulla sedia a rotelle
A dire il vero, ok, non andavo spesso 
Comunque, sua moglie era lì
Sempre, molto più di me
E c'era la minestra, quel giorno,
Con il formaggio fuso, 
Lei gli parlava a voce alta
Ed era un po' buffa
A lui piaceva che gli parlasse così
Le sorrideva
Gli dice
Ti piace la zuppa, eh?
Ricordi quando andavamo a Novara e a Vercelli
A mangiare quella di pesce
Io pensavo che lì hanno il riso,
Al limite,
Bei tempi quelli, diceva,
Bei tempi
E lo ripeteva quasi gridando
Lui: sì, ricordo
Sembrava quasi contento
Allora lei, sai, vado sempre al bar ora,
Ci passo il tempo,
No, non ci sto a casa, sola
Esco, sto fuori

Mio padre, a fianco, dice
Sono andato..
E mi guarda
Sono andato..
Silenzio
Dove sei andato, papà?
Riflette: niente, l'ho persa
E la donna
E ho sempre tante persone attorno
Quante?
Tante
Tu non ci sei più
Non ci sto a casa
Non ci sto a casa

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Ciao @EA_  e grazie per aver condiviso questa poesia con noi.

Purtroppo hai dimenticato di inserire nel topic anche il link ad un commento fatto da te ad un lavoro di un altro autore dell'Officina.

Per ora sono costretto a chiudere la discussione.

 

Per riaprirla, cortesemente effettua il commento e invia il link a me o ad un altro staffer per mezzo di messaggio privato.

A disposizione.

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@EA_ questo tuo lavoro fa riflettere molto sulla condizione degli anziani che passano il resto della loro vita nell'ospizio, aspettando che un parente, un familiare , li vada a trovare . Vivono dei loro ricordi , della loro vita passata che spesso amano raccontare ricordandola insieme alla persona con cui l'hanno condivisa, come nel caso dell'anziano e la moglie. Un altro aspetto che viene sottolineato  è la solitudine la donna pur di non sentirsi sola va al bar dove incontra persone, tante , e le sembra di essere in compagnia. E poi ancora ci parli della memoria dell'anziano, quella può fare brutti scherzi perchè è come se il filo dei pensieri della persona si interrompesse di colpo. La parola che usi per definirlo "silenzio" lo indica in maniera decisa ,ma non è solo silenzio è un silenzio vuoto, dove non c'è niente e tutto diventa molto triste e chi sta davanti all'anziano vede nei suoi occhi amore ,ma senta anche la distanza di quel vuoto. E veniamo al testo tu hai postato questo brano in poesia. Io trovo che come testo è ottimo, ma non mi sento di definirlo poesia. Tutto viene raccontato, addirittura con domande e risposte, ma la poesia è fatta di immagini, flash, sia che i versi siano liberi , sia che l'autore segue la metrica. La poesia è fatta di sensazioni da far scaturire nel lettore.  Invece qui c'è un racconto che mette in luce i problemi della terza età e personalmente mi emoziona perchè mi ci sto avvicinando anch'io a grandi passi, a meno che le regole per scrivere una poesia siano totalmente cambiate e allora sono io nel torto. Ci tengo a ripeterti che il testo è molto bello e scrivo bene. A rileggerti.

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Grazie Esterella. Personalmente mi chiedo da un po' cosa sia la poesia oggi. Esiste ancora la metrica? Carver è forse il poeta che preferisco fra tutti, anche se molti lo conoscono più per i suoi racconti brevi, e lui ha destrutturato tutto.

Quando leggo cose vaghe, con termini desueti ecc... Mi pare un gioco di stile che non ha più a che fare con la poesia. La metrica forse valeva un tempo? La poesia non è un'immagine?

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Ciao @EA_ :) e benvenuta nel WD!

La tua poesia mi ha colpita proprio perché mi ha ricordato un po' certi fraseggi di Carver (delle sue poesie ovviamente, non dei racconti). MI piace  particolarmemte il confondersi/intrecciarsi del pensiero della figlia con le parole degli amziani che descrive. Lo spaesamento accomuna tutti indistintamente e coinvolge il lettore. Arriva tutta la malinconia che li pervade. Mi ha incuriosito l'uso delle maiuscole ad ogni verso, tipico della poesia inglese. Io ancora non so bene che posizione prendere con l'uso della punteggiatura quando scrivo poesie... ci sto riflettendo.  Grazie per la lettura, alla prossima!

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13 minuti fa, ire70 ha detto:

Ciao @EA_ :) e benvenuta nel WD!

La tua poesia mi ha colpita proprio perché mi ha ricordato un po' certi fraseggi di Carver (delle sue poesie ovviamente, non dei racconti). MI piace  particolarmemte il confondersi/intrecciarsi del pensiero della figlia con le parole degli amziani che descrive. Lo spaesamento accomuna tutti indistintamente e coinvolge il lettore. Arriva tutta la malinconia che li pervade. Mi ha incuriosito l'uso delle maiuscole ad ogni verso, tipico della poesia inglese. Io ancora non so bene che posizione prendere con l'uso della punteggiatura quando scrivo poesie... ci sto riflettendo.  Grazie per la lettura, alla prossima!

Grazie Ire70, amo Carver, i suoi dettagli e i contrasti, ma la realtà della maiuscole è molto misera: spesso scrivo in giro, in pausa pranzo o simili e i programmi di testo che uso propongono la maiuscola. Spesso dimentico anche di riparare all'errore. Forse un po' mi piace, ma è un errore involontario :)

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30 minuti fa, ire70 ha detto:

Ciao @EA_ :) e benvenuta nel WD!

La tua poesia mi ha colpita proprio perché mi ha ricordato un po' certi fraseggi di Carver (delle sue poesie ovviamente, non dei racconti). MI piace  particolarmemte il confondersi/intrecciarsi del pensiero della figlia con le parole degli amziani che descrive. Lo spaesamento accomuna tutti indistintamente e coinvolge il lettore. Arriva tutta la malinconia che li pervade. Mi ha incuriosito l'uso delle maiuscole ad ogni verso, tipico della poesia inglese. Io ancora non so bene che posizione prendere con l'uso della punteggiatura quando scrivo poesie... ci sto riflettendo.  Grazie per la lettura, alla prossima!

Anch'io sono in dubbio sulla punteggiatura. A volte mi pare appesantisca e che debba essere tralasciata. Altre mi sento in difetto. 

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ciao @EA_

molto sentita e parlante la tua composizione.

Forse non si può parlare di poesia, del resto io non ho proprio i titoli per definire cosa sia poesia e cosa no, ma parla e arriva al cuore, soprattutto se letta con passo leggero, delicato.

 

Nel tuo lavoro emerge anche un altro interrogativo, relativo all'uso dei dialoghi, che di solito affossano il testo poetico. Difficile usarli bene, ma mi sembra che ci sei riuscita

 

molto ben riuscita l'ultima parte

 

Il 16/1/2019 alle 10:44, EA_ ha detto:

E ho sempre tante persone attorno
Quante?
Tante
Tu non ci sei più
Non ci sto a casa
Non ci sto a casa

 

a presto :)

 

  • Grazie 1

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3 ore fa, kalufunsui ha detto:

dialoghi

Grazie, ho l'abitudine di usare molto i dialoghi e il monologo interiore, mischiandoli e frullandoli un po', come succede nella nostra testa quando hai parole che risuonano con tonalità diverse, ma assieme

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Ciao @Elisa Audino mi è piaciuta molto questa poesia, l'ho riletta varie volte, anche a distanza di giorni e non mi stanca mai, questo è un buon segno, vuol dire che mi è rimasta nel cuore. Anche mia nonna è stata in un ospizio e nel tuo modo di raccontare mi è sembrato di sentire di nuovo mia madre quando me ne parlava. Per quanto riguarda l'uso della punteggiatura nei discorsi diretti in poesia, non ho la più pallida idea di come si usi, ma per il resto ho gradito molto i punti dove fai cadere le virgole, danno un ritmo particolare alla poesia, la personalizzano, è come se ogni virgola stesse non dove dovrebbe stare, ma dove DEVE stare. L'unica su cui ho perplessità è questa:

Il Wednesday, January 16, 2019 alle 10:44, Elisa Audino ha detto:

parlato, prima

 È un refuso, o è voluta come cosa? 

 

Il Wednesday, January 16, 2019 alle 10:44, Elisa Audino ha detto:

A dire il vero, ok, non andavo spesso 

 In questa ammissione, ci ho letto una punta di senso di colpa, mi sbaglio?

 

Un'altra cosa che mi ha incuriosito è  che all'inizio pensavo che il vecchio in carrozzina e tuo padre fossero la stessa persona, invece non è così, vero? È tutto giocato sul contrasto (come dice pure il titolo)/ confronto tra i due anziani e tuo padre? Bello il fatto che tuo padre sentendo i due che parlano di quando andavano a Vercelli inizia a dire "sono andato" e poi perdendo il ricordo "l'ho persA" e proprio in quel momento inizia di nuovo a parlare la donna. È possibile che lui si riferisca a sua moglie, visto che usa il femminile?

La conclusione

 

Il Wednesday, January 16, 2019 alle 10:44, Elisa Audino ha detto:

Tu non ci sei più
Non ci sto a casa
Non ci sto a casa

è un colpo al cuore, struggente. 

  • Grazie 1

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2 ore fa, dirk ha detto:

Ciao @Elisa Audino mi è piaciuta molto questa poesia, l'ho riletta varie volte, anche a distanza di giorni e non mi stanca mai, questo è un buon segno, vuol dire che mi è rimasta nel cuore. Anche mia nonna è stata in un ospizio e nel tuo modo di raccontare mi è sembrato di sentire di nuovo mia madre quando me ne parlava. Per quanto riguarda l'uso della punteggiatura nei discorsi diretti in poesia, non ho la più pallida idea di come si usi, ma per il resto ho gradito molto i punti dove fai cadere le virgole, danno un ritmo particolare alla poesia, la personalizzano, è come se ogni virgola stesse non dove dovrebbe stare, ma dove DEVE stare. L'unica su cui ho perplessità è questa:

 È un refuso, o è voluta come cosa? 

 

 In questa ammissione, ci ho letto una punta di senso di colpa, mi sbaglio?

 

Un'altra cosa che mi ha incuriosito è  che all'inizio pensavo che il vecchio in carrozzina e tuo padre fossero la stessa persona, invece non è così, vero? È tutto giocato sul contrasto (come dice pure il titolo)/ confronto tra i due anziani e tuo padre? Bello il fatto che tuo padre sentendo i due che parlano di quando andavano a Vercelli inizia a dire "sono andato" e poi perdendo il ricordo "l'ho persA" e proprio in quel momento inizia di nuovo a parlare la donna. È possibile che lui si riferisca a sua moglie, visto che usa il femminile?

La conclusione

 

è un colpo al cuore, struggente. 

Grazie @dirk, di cuore. Quando scrivo che non aveva mai parlato, prima, intendo che le altre volte era sempre stato in silenzio, emetteva solo qualche suono e, a dire il vero, credevo non riuscisse a fare di più. Dopo, sì, c'è un ammissione di colpa, nonostante mio padre abbia una forma di demenza da moltissimi anni, è solo da un anno che è in casa di riposo e faccio una fatica immane ad andarlo a trovare, a cavargli fuori qualche parola. Ci sono momenti buoni, che durano poco, e momenti in cui è perso. Ed ha solo 75 anni. Quando si è bloccato, devi immaginare che è confuso, spesso, a volte tocca cose che non esistono, passa il tempo a tagliare minuscoli pezzi di carta. Succede che voglia dire qualcosa e che, poi, quella cosa scappi, non la trova più. Il signore sulla sedia a rotelle siede al suo tavolo a pranzo, ma è come se fossero in universi paralleli. Tutto qui. Grazie ancora!

  • Grazie 2

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