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Electra81

Solo uno sguardo - 1° Parte

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Bastiano non riusciva a dormire quella notte.

Stava lì, seduto sul davanzale della finestra, a fissare il cielo.

Sopra di lui stava una volta profonda, scura, illuminata a malapena da tante stelle piccole come la cruna di un ago, mentre il Campidano si apriva davanti ai suoi occhi in una distesa di pianura e collina che si inerpicava da una parte, lontano, sui monti di Villacidro e da un’altra si scioglieva sul mare, ai piedi della Sella del Diavolo.

La luna ancora mancava a completare quel quadro armonioso, a infondere i suoi raggi d’argento sulla terra buia. Ma a lui non importava: non aveva bisogno di luce in mezzo alla notte, né che i lunghi raggi della luna gli indicassero come dita puntate il mare in lontananza, la Sella del Diavolo, o i monti.

I suoi occhi in realtà non vedevano nulla di tutto questo.

C’era solo il suo sguardo, il sorriso mezzo coperto dallo scialle nero.

Bastiano chiuse gli occhi e ripensò alla mattina.

La festa per la santa era in pieno svolgimento. Lungo la via rumoreggiavano i bancarellai, che cercavano di vendere formaggi, coltelli e la carapigna, mentre attorno alla chiesa si affollavano i carri, stracolmi di pellegrini accampati lì già da dieci giorni. Dall’altra parte della strada svettava l’insegna del circo e dei suoi straordinari animali.

Bastiano passeggiava tra quei rumori di festa con il morale sotto i tacchi: era appena tornato da casa del padrone a mani vuote. Niente lavoro per lui quel giorno e neppure in quelli successivi. Forse, tra un mese. Ma intanto? Cosa avrebbe fatto?

Non aveva un soldo neppure per comprare una carapigna. Era ottobre ma faceva caldo e la camicia gli si era incollata alla schiena. Cercò un angolo d’ombra sotto il quale ripararsi e lo trovò in una bancarella di torrone. Fece finta di osservare i prodotti, sentendo lo stomaco lamentarsi nella morsa della fame, poi qualcosa lo colpì a una gamba.

Si voltò, imprecando, e le parole gli morirono sulle labbra.

«Mi scusi, mio figlio è sempre distratto!».

Una ragazza gli sorrideva, timidamente, nascosta dallo scialle nero che le incorniciava il viso ovale e pallido, mentre allungava una mano a prendere quella del bambino che gli era appena andato addosso.

«Non… non importa» mormorò Bastiano.

Lei abbassò lo sguardo, continuando a sorridere, e spinse il bambino a proseguire.

«Bona festa» esclamò, prima di sparire tra la folla.

Bastiano restò lì immobile come una statua per parecchi secondi prima che il bancarellaio lo richiamasse alla realtà.

«Oh, guarda che così mi copri il banco, eh! Non ne hai altri posti dove andare?».

Lui si scosse.

«Scusaimmi. – gli rispose – Non è che voi la conoscete, quella signora?».

«Quella, - esclamò la moglie dell’uomo, avvicinandosi a loro – non è di qui. Se ho capito chi è, viene da Sanluri, è la moglie di uno dei figli di Antonio Bandinu».

«E viene senza il marito?» domandò Bastiano.

La donna fece spallucce.

«Sarà con la madre. Il marito deve controllare i suoi terreni, mica può stare dietro a queste cose».

Bastiano non aggiunse altro. Con un cenno del capo, salutò il bancarellaio e si inoltrò tra la folla, sperando di ritrovarla in giro per la festa o nella chiesa. Ma lei era scomparsa, come il fumo delle baracche che lentamente si disperdeva nel cielo terso di inizio autunno.

Bastiano guardava quel cielo nero e si chiedeva dove fosse lei e se la sua immagine fosse rimasta impressa in lei come la sua era stampata a fuoco nella propria anima. Doveva ritrovarla. Doveva rivederla. Sì, è vero, era già sposata. Eppure questo non gli parve neppure per un attimo un buon motivo per rinunciare. Solo vederla un’altra volta, non chiedeva altro. Solo la possibilità per i suoi occhi di posarsi di nuovo su quel viso. Nient’altro.

E il giorno dopo eccolo a Sanluri alla ricerca del suo viso.

Dove poteva trovarla? Chiese in giro chi dei figli di Antonio Bandino avesse una moglie giovane e un bambino di circa quattro anni, o così gli era sembrato che ne avesse, ma tutti si mostravano restii a dargli informazioni. Forse pensavano che volesse farle del male: non era certo buona cosa mettersi a cercare donne sposate e con figli. Ma lui non aveva cattive intenzioni: voleva solo rivederla, solo guardarla.

Per tutta la mattina, vagò senza risultato per il paese. Poi si fermò davanti alla chiesa di Nostra Signora delle Grazie ed entrò. Il parroco aveva appena terminato la Messa e si era fermato a parlare con delle donne. Bastiano attese che avessero terminato, poi, prima che lui rientrasse nella sagrestia, lo fermò, chiamandolo a voce alta.

«Figliolo, non si urla nella casa di Dio!» lo rimproverò il sacerdote.

«Perdonatemi, vi prego. – Bastiano abbassò il capo, prendendosi la berretta tra le mani – Ho bisogno del vostro aiuto».

«Cosa posso fare per te? Hai bisogno di cibo?».

Bastiano sospirò.

«Ho bisogno di lavoro. So che uno dei figli di Antonio Bandino ha bisogno di un servo pastore, ma nessun vuole indicarmi la sua casa. La gelosia impedisce loro di essere generosi».

«Quale dei figli di Antonio Bandino, figliolo? – gli chiese il parroco – Ne ha sette».

«Non lo conosco di persona, padre. So però che ha una giovane sposa e un figlio di quattro, cinque anni. Vi prego, aiutatemi».

Il parroco ci pensò su. Non credeva fino in fondo a ciò che gli stava dicendo quell’uomo, ma cosa poteva fare? Lasciarlo lì, senza dargli nessun aiuto? Era contro i suoi principi, contro la sua missione. Infine, la diffidenza cedette il passo alla sua buona fede.

«Voi parlate di Nicola Bandinu. – gli spiegò – La sua casa padronale si trova fuori dal paese, nella strada verso Furtei. Non potete sbagliarvi, la riconoscerete perché il portone di ingresso è tinto di azzurro, per distinguersi dagli altri».

Bastiano sorrise al parroco e, lasciando cadere la berretta a terra, gli strinse le mani, piegandosi quasi in ginocchio.

«Grazie, grazie!».

Il parroco ricambiò il suo sorriso e lo lasciò andare, augurandosi di aver fatto la scelta giusta.

Bastiano bussò a quel portone azzurro col cuore in subbuglio.

Quando un servo gli aprì, allungò il collo cercando di scorgere qualcuno nello spiazzo o affacciato alle finestre, ma l’uomo gli copriva quasi interamente la vista.

«Che volete?» gli chiese con diffidenza.

«Scusatemi, volevo sapere se avete bisogno di lavoratori di buona volontà. – rispose Bastiano, abbassando lo sguardo e mostrandosi umile – Ho bisogno di lavorare, e sono sano e forte. Posso fare tutto».

L’uomo lo osservò con attenzione, poi richiuse il portone.

Si riaffacciò solo dieci minuti più tardi, accompagnato da un altro uomo, ben più massiccio, dalla barba lunga e i capelli neri spettinati.

«Io sono il pastore del padrone. – gli spiegò – Capiti proprio nel giorno fortunato. Il mio servo pastore se ne è andato ieri e adesso me ne serve un altro. Di dove sei?».

«Serrenti» rispose Bastiano.

Il pastore annuì.

«Bene, bene. L’ovile sta proprio vicino ai confini del tuo paese. Adesso ti spiego come arrivarci. Ti voglio lì domani alle quattro di mattina, hai capito?».

Bastiano ascoltava le indicazioni con attenzione e allo stesso tempo cercava con gli occhi di scorgere qualcuno aldilà di quei due, perché lei, ne era certo, doveva essere lì, da qualche parte. Di sicuro era dentro le mura domestiche, intenta a cucire o a tessere al telaio o a preparare il pane o chissà che altro. Lei con quello sguardo e quel sorriso. Lei, lei, lei.

Quando il portone si fu richiuso, Bastiano non se ne andò. Si nascose dietro un cespuglio di fichi d’india e attese che lei uscisse. Passò un’ora, poi un’altra ancora. Infine ecco uscire un carro.

Lei a cassetta, accanto… a lui. Finalmente, il marito.

Un uomo dall’aspetto incolore, dallo sguardo vacuo, il viso scialbo, pallido, coperto appena da una barba sgualcita. Come poteva aver sposato uno così, lei?

Di certo non era felice. No, anche se gli sorrideva mentre lui le indicava qualcosa in lontananza e poi abbassava quegli occhi di brace meravigliosi quando, sempre lui, allungava quella stessa mano ad accarezzarle il viso. Bastiano si sentì riempire di rabbia, di odio, di ribrezzo, e di amore. Doveva salvarla da uno così. Lei non lo meritava.

«Lo sai cosa mi serve per fare quello che chiedi» gli disse la vecchia.

Bastiano annuì.

«Ne sei sicuro? Voglio essere pagata per questo. Cosa puoi darmi?» continuò lei.

«Cosa volete?».

«Tre galline e due cesti di uova, per questo. Poi, se vuoi continuare dovrai portare altro».

Bastiano stritolò la berretta che stringeva tra le mani.

«Ma io voglio continuare, ve l’ho detto! Voglio arrivare fino alla fine».

«Allora il prezzo sale» concluse lapidaria la donna.

Bastiano abbassò la testa.

«Per ora posso darvi le galline e le uova. Poi cercherò di procurare altro».

L’anziana tornò a cucire.

«Bene. E adesso vattene. Torna solo quando avrai ciò che ti ho chiesto».

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Ospite Saranghae
Stava lì, seduto sul davanzale della finestra, a fissare il cielo.

Sopra di lui stava una volta profonda, scura, illuminata a malapena da tante stelle piccole come la cruna di un ago, mentre il Campidano si apriva davanti ai suoi occhi in una distesa di pianura e collina che si inerpicava da una parte, lontano, sui monti di Villacidro e da un’altra si scioglieva sul mare, ai piedi della Sella del Diavolo.

1. Ripetizione di "stava"

2. Non capisco come una distesa di pianura e collina possa "sciogliersi" sul mare. Capisco cosa intendi, ma non mi suona ugualmente. Direi che "s'interrompe".

3. Periodo lungo che spezzerei. Dopo "ago" inserirei un punto fermo. Poi, il secondo periodo lo farei iniziare con "Il Campidano".

La luna ancora mancava a completare quel quadro armonioso, a infondere i suoi raggi d’argento sulla terra buia

Cambierei la sintassi, così mi suona meglio: "Mancava ancora la luna a completare... "

C’era solo il suo sguardo, il sorriso mezzo coperto dallo scialle nero.

Bastiano chiuse gli occhi e ripensò alla mattina.

1. Qui aggiungerei che stai parlando di una donna. La prima volta che l'ho letto mi son chiesta: "Ma di chi sta parlando? Lui indossa uno scialle nero?"

Qualcosa del tipo: "C'era solo lo sguardo di quella donna e il suo sorriso, mezzo coperto dallo scialle nero. Bastiano chiuse gli occhi e ripensò a quella mattina, al loro primo incontro."

Una ragazza gli sorrideva, timidamente, nascosta dallo scialle nero che le incorniciava il viso ovale e pallido, mentre allungava una mano a prendere quella del bambino che gli era appena andato addosso.

«Non… non importa» mormorò Bastiano.

Lei abbassò lo sguardo, continuando a sorridere, e spinse il bambino a proseguire.

«Bona festa» esclamò, prima di sparire tra la folla.

Bastiano restò lì immobile come una statua per parecchi secondi prima che il bancarellaio lo richiamasse alla realtà.

«Oh, guarda che così mi copri il banco, eh! Non ne hai altri posti dove andare?».

Lui si scosse.

«Scusaimmi. – gli rispose – Non è che voi la conoscete, quella signora?».

«Quella, - esclamò la moglie dell’uomo, avvicinandosi a loro – non è di qui. Se ho capito chi è, viene da Sanluri, è la moglie di uno dei figli di Antonio Bandinu».

«E viene senza il marito?» domandò Bastiano.

La donna fece spallucce.

«Sarà con la madre. Il marito deve controllare i suoi terreni, mica può stare dietro a queste cose».

Bastiano non aggiunse altro. Con un cenno del capo, salutò il bancarellaio e si inoltrò tra la folla, sperando di ritrovarla in giro per la festa o nella chiesa. Ma lei era scomparsa, come il fumo delle baracche che lentamente si disperdeva nel cielo terso di inizio autunno.

Questo è l'incontro che segna Bastiano, lui la vede e se ne innamora subito. Non so, forse avrei enfatizzato di più le sue sensazioni. E' tutto molto veloce: lui la vede, rimane di sasso e poi inizia a indagare.

Bastiano guardava quel cielo nero e si chiedeva dove fosse lei e se la sua immagine fosse rimasta impressa in lei come la sua era stampata a fuoco nella propria anima

Ho trovato questo periodo contorto, non fluido, in più ci sono delle ripetizioni.

1. "dove lei si trovasse"

2. Da "e se la sua immagine" in poi risulta un po' contorto. Riformulerei.

Solo la possibilità per i suoi occhi di posarsi di nuovo su quel viso. Nient’altro.

E il giorno dopo eccolo a Sanluri alla ricerca del suo viso.

1. Ripetizione vicina di viso, potresti sostituire con "volto".

2. Quel "eccolo" non mi piace molto.

Cosa posso fare per te? Hai bisogno di cibo?».

Bastiano sospirò.

«Ho bisogno di lavoro. So che uno dei figli di Antonio Bandino ha bisogno di un servo pastore, ma nessun vuole indicarmi la sua casa. La gelosia impedisce loro di essere generosi».

Ripetizione del verbo "aver bisogno". Lo so che nel parlato siamo più ripetitivi e meno attenti, tuttavia ti suggerirei di sostituire almeno l'ultimo con qualcos'altro. "Sta cercando"?

qualcuno aldilà di quei due

dei due uomini

d’india e attese che lei uscisse. Passò un’ora, poi un’altra ancora. Infine ecco uscire un carro.

ripetizione di uscire.

No, anche se gli sorrideva mentre lui le indicava qualcosa in lontananza e poi abbassava quegli occhi di brace meravigliosi quando, sempre lui, allungava quella stessa mano ad accarezzarle il viso

Anche questo periodo è un po' contorto. Credo dipenda da quel "mentre lui- sempre lui", in particolare il secondo, che risalta.

E' scorrevole (a parte i due periodi che ho menzionato sopra) e si legge con piacere, anche se ho qualche dubbio su questi due punti: l'improvviso innamoramento di Bastiano e il comportamento del parroco. Bastiano vede la donna una volta e due secondi dopo, senza che niente sia stato detto sulle sue sensazioni (a parte il fatto che rimane immobile come una statua) sta già indagando; poi, il giorno dopo si ritrova davanti al portone di casa sua e alla fine va da una fattucchiera per... una pozione d'amore o un malocchio al marito? Mi sembra che il tutto avvenga troppo velocemente, che la situazione precipiti troppo velocemente. L'amore deve operare come un tarlo, ma qui mi sembra che il tarlo " divori la sua mente troppo in fretta". O Bastiano normalissimo non lo è fin dall'inizio e allora qui c'entra poco il colpo di fulmine, perché a me sembra che si passi subito all'ossessione. In ogni caso, avrei gestito meglio il tempo.

Per quanto riguarda il parroco, invece, perché non si fida di Bastiano? O lo descrivi come un tipo losco, pieno di tic, nervoso ecc, in modo da giustificare la brutta impressione che ne ricava il parroco o mi suona strano. Infondo, lui va lì per chiedere un lavoro, almeno questa è la scusa... che sembra abbastanza plausibile. I dubbi mi sorgerebbero se la persona in questione avesse un fare circospetto e un aspetto particolarmente trascurato.

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Santa

Lo metterei maiuscolo

Il parroco ci pensò su. Non credeva fino in fondo a ciò che gli stava dicendo quell’uomo, ma cosa poteva fare? Lasciarlo lì, senza dargli nessun aiuto? Era contro i suoi principi, contro la sua missione. Infine, la diffidenza cedette il passo alla sua buona fede
.

Qui è il parroco che sta pensando, quindi il punto di vista si sposta per un momento su di lui. Io metterei questi pensieri come supposizioni di Bastiano, in modo che il punto di vista non si sposti.

Capiti proprio nel giorno fortunato. Il mio servo pastore se ne è andato ieri e adesso me ne serve un altro

Forse un po’ troppa fortuna.

alle quattro di mattina,

Magari non ho ben capito l’ambientazione, ma hanno gli orologi? Mi sarei aspettata qualcosa come ‘prima dell’alba’.

Mi è piaciuto e mi incuriosisce, ma concordo pienamente con Saranghae sulla velocità. Io ho pensato "ma questo non ha lavoro, non ha da mangiare, vede una donna, per di più sposata e con un figlio, e parte all'attacco?". Va beh che l'amore è amore, però mi sembra davvero troppo. O forse ci vuole un qualcosa in più, una sensazione, una parola, che faccia capire come si può uscire così di testa co un'occhiata (senza tralasciare che lei è sposata, quindi inarrivabile, anche questo conta in un colpo di fulmine).

Saranghae parla di ossessione, e io ho avuto la stessa sensazione: Bastiano mi sembra stia operando un antico mobbing (EDIT: scusate, volevo dire STALKING), cosa comunque che mi ha incuriosito molto.

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Cercò un angolo d’ombra sotto il quale ripararsi e lo trovò in una bancarella di torrone.

Io di errori grammaticali e sintassi, va bè, lo sappiamo, però in questa frase manca una tenda, perché così sembra che Bastaino s'infili sotto la bancarella. C'è un salto quando incontra la vecchia strega alla quale dice che pagherà... quindi si è ripreso economicamente, ma così è un poco veloce.

Un poco concordo su alcuni tratti lunghetti, ma mi piace e credo Bastiano non sia quello che pensano Saranghae e Emma, se poi mi sbagliassi, sarà una nuova sorpresa. aspetto il seguito, lo sai che mi piacciono le tue storie della terra antica e magica.

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Per quel che riguarda la trama il principale difetto è la debolezza del conflitto, e per conflitto intendo l'apparizione della ragazza che tanto fa dentro al cuore di Bastiano. Questo innamoramento sembra spuntare dal nulla, e infatti dal nulla è sostenuto, potresti indicare una precedente storia fallita di Bastiano, oppure potresti descriverlo con carattere fortemente romantico, così com'è non è credibile come colpo di fulmine, deve avere dentro di se la necessità impellente di innamorarsi. Il tempo del racconto è un po' confuso, se all'inizio partendo dalla sera parti con un analessi il lettore tende a pensare che tutto il resto o perlomeno buona parte del racconto sia “quel che è successo prima di quel momento” però se già nel quinto paragrafo passi direttamente al giorno dopo, annulli l'effetto fascinatorio dell'analessi, avresti perlomeno dovuto tornare al presente e poi ripartire per il giorno dopo. Per quanto riguarda il contenuto, la prima parte è ancora poco per giudicare, e la grammatica ha qualche problema con l'uso di termini dialettali (sopra di lui stava una volta profonda).

Il personaggio in queste quattro pagine è solo abbozzato, forse un po' pochino, ma bisogna vedere come prosegue, in relazione allo stile invece ho notato delle similitudini e degli aggettivi poco azzeccati. Se è vero che non bisogna usare similitudini logore ed abusate, è altresì vero che non occorre sceglierne di poco chiare:

Ma lei era scomparsa, come il fumo delle baracche che lentamente si disperdeva nel cielo terso di inizio autunno.

barba sgualcita

e poi abbassava quegli occhi di brace meravigliosi .

Un altro piccolo appunto sullo stile è il cambio di ritmo della narrazione tra le prime cinque righe del testo (cariche di tutta la tensione della pagina bianca) e il resto della narrazione. In sede di revisione dovresti mitigare il tono Manzoniano delle prime righe oppure rendere coerente il resto del testo (comunque è incredibile, nonostante lo sappia, continuo a fare le prime dieci righe altisonanti come se dovesse suonare la fanfara quando comincio a scrivere). E tanto per essere pignolo, il passaggio di scena sulla vecchia strega o cartomante che sia, è troppo brusco, la scena precedente sembra non concludersi e l'inizio scena con il dialogo crea confusione.

In generale questa prima parte del racconto mi è piaciuta, la vicenda entra subito nel vivo e questo oggi è molto apprezzato, visti i tempi televisivi che oramai abbiamo in testa. Se non hai studiato abbastanza il personaggio di Bastiano (dentro di te intendo), come temo visto l'abbozzo scarno del personaggio, avrai un momento di impasse nel mezzo del racconto, ma comunque sono curioso di vedere come andrà a finire, e questa è la cosa più importante.

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Electra, sicuramente conosci Grazia Deledda. Si è vero, alcuni passaggi dell'innamoramento e delle decisioni di Bastiano sono troppo veloci, ma il senso del proibito, la consapevolezza dolorosa e ottusa per qualcosa che si sta per fare e che si sa da sempre che non si deve, perchè condannato da Dio e dagli uomini, quelle sensazioni mi sono fin troppo familiari, sia per averle lette in Grazia Deledda, sia perchè... sono insite in alcuni sardi, assieme a una sorta di fatalismo e ineluttabilità del destino da cui ci lasciamo comunque trascinare, senza fare nulla per fermarlo, non so se per fortuna o sfortuna. L'ambientazione non è proprio dei nostri giorni, mi sembra, anche se la figura del servo pastore esiste ancora, l'hai ambientato penso agli inizi del secolo scorso.

Se hai già scritto l'intero romanzo penso che la figura di Bastiano si paleserà meglio in seguito, anche se già appare la sua letale caparbietà. Dico letale perchè in una società dove non era concepibile quello che ha in testa lui, sicuramente non andavano a "C'è posta per te" per aggiustare le cose, davanti a milioni di persone. Le risolvevano ( e talora le risolvono ancora) faccia a faccia.

Inutile dire che pur non condividendo la trasgressione che presumo intenda attuare Bastiano, io ne rimango già affascinato, nonostante tutto. A volte la vita è tremendamente noiosa, dura, solitaria.

Quando uno trasgredisce in una società che non lo permette è da ammirare, nonostante tutto, specie se sa che potrà pagarla cara la sua trasgressione, la sua sete d'amore. Non sarà certamente denunciato. Chi ci crede alla giustizia?

Dice un proverbio nostro: "Giustissja chj falla, giustjssja de balla" ( sa balla de su fosjle).

Ma forse esagero e sono antiquo (pardon: antico) icon_smile.gif

Forse sarà la solita storia di tradimento e corna... ma spero di no, per quanto tragicamente possa finire. Del resto, dove c'è l'amore c'è sempre stato anche il dolore, sempre.

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Trovo che la "scrittura sarda" abbia un suono antico e nel contempo sappia evocare sentimenti forti, condivisibili in ogni tempo. L'apprezzo molto e, tra gli autori recenti, ho letto con piacere Niffoi. Colgo queste caratteristiche anche nel tuo testo, malgrado le difettosità e incongruenze già rimarcate e che ritengo emendabili.

Aggiungo un paio di notazioni veloci. Graziose le stelle piccole come la "cruna di un ago", meno "infondere", riferito ai raggi di luna, di cui c'è un eccesso. Anch'io ritengo un po' precipitoso e mal reso il colpo di fulmine; direi che è proprio il protagonista a risultare poco convincente, ma è appena abbozzato e può rafforzarsi con la "crescita"!

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Vi ringrazio tutti tantissimo, per i consigli e per il tempo speso a leggermi :-)

Molte delle vostre osservazioni le condivido e le applicherò per migliorare il testo.

Le altre vado a spiegarle:

- L'innamoramento: in effetti, forse è troppo veloce, ma io non credo sia impossibile innamorarsi per uno sguardo. Non mi riferisco comunque a un amore per così dire "vero", ma a una sorta di infatuazione, a un restare colpiti che poi, come giustamente ha osservato Saranghae, diventa ossessione, diventa un chiodo fisso, per cui si fanno cose che la "ragione", la morale proibiscono.

Lui sa che non dovrebbe cercarla. Lei è sposata, è inarrivabile.

Ma lei è diventata un'ossessione, non è amore, è un pensiero proibito.

Ed essendo senza lavoro lui pensa che potrebbe trovarlo standole vicina e se la tenta. Poi dai, diciamo che a volte nella vita si può avere anche un po' di cu... ehm fortuna icon_cheesygrin.gif

E, infatti, lui non vuole il bene di lei. Vede la realtà distorta secondo questa ossessione, pensa che lei sia infelice e quindi farà di tutto per "salvarla".

Comunque vi ringrazio ancora dei commenti icon_smile.gif

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Ospite
i bancarellai

Non lo trovo nel dizionario, mentre “carapigna” è un termine locale.

Ok per baracche, me l’hai già detto, ma meglio o in corsivo o il vocabolo sardo.

«Figliolo, non si urla nella casa di Dio!» lo rimproverò il sacerdote.

«Perdonatemi, vi prego. – Bastiano abbassò il capo, prendendosi la berretta tra le mani – Ho bisogno del vostro aiuto».

Cioè Bastiano è stato sino a quel minuto con il beretto in testa in chiesa?

Che cosa è un “servo pastore”?

Doveva salvarla da uno così. Lei non lo meritava.

Scusa? Forse “lui non la meritava”.

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Ospite
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