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Esterella

Sotto i portici

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I pensieri di Cate vanno e vengono mentre a passi lenti torna verso casa, col sacchetto della spesa ricolmo di dolci natalizi.

“Cosa importa se non potrò indossare il tubino

mie care amiche perennemente a dieta.

Preferisco mangiare… ogni boccone delizia il palato e ti avvolge dolcemente come un cioccolatino ripieno.

Lottare contro il cibo sfinisce e ogni giorno ti ritrovi una vita amara.

E quanto è difficile affrontarla, capirla.

Preferisco abbuffarmi e riempire tanti spazi vuoti, vuoti di desideri perduti, di energie addormentate dove non trovo l’amore mai dato, né avuto che in qualche oscuro angolo è andato perduto”.

L’aria è pungente, ma lei è ben coperta. Sotto i portici hanno trovato riparo alcuni barboni.

Una vecchia si strofina le mani per il freddo. Cate si avvicina, toglie guanti e sciarpa e li porge alla donna. La vecchia la guarda sorpresa.

«Hai fame?» chiede Cate, offrendo i dolci dal sacchetto.

La donna alza le spalle. «Faccio la dieta» dice, offrendo un sorriso senza denti.

 

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Ciao @Esterella, passo perché ti sei dimenticata di inserire il link al commento, che dovresti incollare prima o dopo il tuo racconto. Per questa volta rimedio io:

Devo anche ricordarti che per postare bisogna fare un commento approfondito. Il tuo è piuttosto scarno. Un po’ troppo. La prossima volta perdici qualche minuto in più, per piacere. Ciao :D 

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Un frammento di vita su cui a protagonista Cate avrà di che meditare, a sera.

Cara @Esterella , ho alcuni appunti da farti:

3 ore fa, Esterella ha detto:

 

“Cosa importa se non potrò indossare il tubino

mie care amiche perennemente a dieta.

Preferisco mangiare… ogni boccone delizia il palato e ti avvolge dolcemente come un cioccolatino ripieno.

Lottare contro il cibo sfinisce e ogni giorno ti ritrovi una vita amara.

E quanto è difficile affrontarla, capirla.

Preferisco abbuffarmi e riempire tanti spazi vuoti, vuoti di desideri perduti, di energie addormentate dove non trovo l’amore mai dato, né avuto che in qualche oscuro angolo è andato perduto”.

 

Non mi dispiace, il mettere tra virgolette i pensieri della protagonista, ma non capisco la scelta dei capoversi brevi, come se fosse una poesia. Ti suggerirei così (e la virgola dopo "tubino"):

"Cosa importa se non potrò indossare il tubino, mie care amiche perennemente a dieta. Preferisco mangiare… ogni boccone delizia il palato e ti avvolge dolcemente come un cioccolatino ripieno.Lottare contro il cibo sfinisce e ogni giorno ti ritrovi una vita amara.E quanto è difficile affrontarla, capirla.Preferisco abbuffarmi e riempire tanti spazi vuoti, vuoti di desideri perduti, di energie addormentate dove non trovo l’amore mai dato, né avuto che in qualche oscuro angolo è andato perduto”.

 

3 ore fa, Esterella ha detto:

L’aria è pungente, ma lei è ben coperta. Sotto i portici hanno trovato riparo alcuni barboni.

Una vecchia si strofina le mani per il freddo. Cate si avvicina, toglie guanti e sciarpa e li porge alla donna. La vecchia la guarda sorpresa.

«Hai fame?» chiede Cate, offrendo i dolci dal sacchetto.

La donna alza le spalle. «Faccio la dieta» dice, offrendo un sorriso senza denti.

 

 

Un frammento di vita su cui a protagonista Cate avrà di che meditare, a sera.

 

Ben trovata, ciao  @Esterella  :sss:

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Ciao, @ Esterella! Ti dico fin da subito che il finale mi ha fatto sorridere. Comunque, ti faccio notare qualche mancanza, ma si tratta di piccolezze insignificanti che potrebbero comunque migliorare la scorrevolezza del racconto.

 

Il 13/1/2019 alle 12:20, Esterella ha detto:

“Cosa importa se non potrò indossare il tubino

mie care amiche perennemente a dieta.

In questa parte, per esempio, dovresti mettere una virgola dopo "tubino" e, visto che si tratta di una domanda, un punto interrogativo dopo "dieta".

 

Il 13/1/2019 alle 12:20, Esterella ha detto:

Preferisco mangiare… ogni boccone delizia il palato e ti avvolge dolcemente come un cioccolatino ripieno.

Lottare contro il cibo sfinisce e ogni giorno ti ritrovi una vita amara.

E quanto è difficile affrontarla, capirla.

Preferisco abbuffarmi e riempire tanti spazi vuoti, vuoti di desideri perduti, di energie addormentate dove non trovo l’amore mai dato, né avuto che in qualche oscuro angolo è andato perduto”.

Qui (ma anche nel precedente) non capisco perché torni a capo dopo ogni frase. Non è una poesia, dovresti scrivere tutto d'un fiato (?), ma credo te lo abbia già detto qualcun altro prima di me.

Il 13/1/2019 alle 12:20, Esterella ha detto:

L’aria è pungente, ma lei è ben coperta. Sotto i portici hanno trovato riparo alcuni barboni.

Una vecchia si strofina le mani per il freddo. Cate si avvicina, toglie guanti e sciarpa e li porge alla donna. La vecchia la guarda sorpresa.

"La vecchia" A parte il fatto che hai ripetuto la stessa parola due volte, io la sostituirei con "Anziana". Così sembra tu stia parlando di un oggetto, o con disprezzo nei confronti dell'individuo. 

 

 

Beh, che dire, il finale del racconto "alleggerisce" il tutto, ha quel tocco di simpatia che non ci si aspetta. Grammaticalmente parlando, invece, non ho riscontrato problemi e l'unica "pesantezza" è data appunto da quel continuo andare a capo, magari fatto per far apparire il testo più lungo. Per quanto riguarda i tempi verbali, non sono un grande ammiratore del tempo presente, ma non hai comunque commesso errori a riguardo, quindi va più che bene.

Giudizio finale: testo leggero e scorrevole, non è male! :D 

 

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Ciao Esterella,

 

l'idea di fondo mi piace, ma alcuni passaggi del tuo scritto sminuiscono la forza motrice del messaggio.

 

Io avrei scritto così: 

 

Nella via sotto i portici, Cate si ferma difronte la vetrina di un negozio e nella sua mente turbinano mille pensieri, mentre stringe a sé il sacchetto carico di dolci natalizi.

“Che cosa  importa se non potrò mai indossare quel tubino rosso, mie care amiche perennemente a dieta?

Preferisco il cibo! Ogni boccone è un respiro di vita. Il cibo sazia la mia ansia. E' un piacere facile che non fa male. Placa la mia sete di amore. E' il mio amore. Quello che vorrei ricevere e quello che vorrei dare. Lottare contro il cibo mi sfinisce e ogni giorno mi ritrovo a vivere un' esistenza  più amara. Mi sono arresa al cibo perché solo lui è in grado di consolarmi. Preferisco abbuffarmi e riempire con il cibo le voragini che sento aprirsi dentro di me."

Girando lo sguardo, nota che sotto i portici hanno trovato riparo alcuni barboni.

Una vecchia si strofina le mani per il freddo; Cate le si avvicina, toglie guanti e sciarpa e glieli porge.

La vecchia la guarda con sorpresa.

«Hai fame?» le chiede Cate, offrendole i dolci dal sacchetto.

La donna alza le spalle.

« Non saprei. Sono a dieta» dice, mostrando in cambio un sardonico sorriso sdentato.

Cate allora scoppia in lacrime perché in quel momento sente di essere come lei, una donna senza denti.

O meglio una neonata.

Bisognosa di essere accudita, amata e nutrita.

La donna la abbraccia e finalmente Cate scopre in quell'unione tutto il suo bisogno di arrendersi all'amore.

 

A rileggerti presto.

 

Grazie

 

Chiara

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Ciao @Esterella questo testo mi ha sorpresa. La protagonista analizza se stessa in questo breve tragitto e capisce che il suo attaccamento per il cibo non è che un modo per coprire le delusioni. Se è tutto perduto, sembra dire, che importa se non avrò un tubino? Ho anche apprezzato la mezza poesia che prende forma nei suoi pensieri. Dà un tono ironico, quasi buffo, alla riflessione di Cate che probabilmente sarebbe potuta essere fortemente drammatica se scritta in altri toni. 

Il punto interessante del tuo lavoro è proprio questo; il drammatico che si nasconde dietro l'ironico, l'infantile.

Le parole di Cate: 

Il 13/1/2019 alle 12:20, Esterella ha detto:

Preferisco abbuffarmi e riempire tanti spazi vuoti, vuoti di desideri perduti, di energie addormentate dove non trovo l’amore mai dato, né avuto che in qualche oscuro angolo è andato perduto”.

Sono molto tristi, negative, nascondono la verità del testo. Cate mangia perchè non ha ragioni per aspettarsi altro dalla vita, il gusto del cibo è una consolazione per tutto ciò in cui ha inutilmente sperato.

Sotto questo punto di vista assume maggiore spessore l'ultima parte, quando la barbona si dichiara a diet (anche qui emerge prima di tutto il tono ironico, burlesco). 

Io vi ho letto un rimprovero verso Cate: neppure la barbone ha così tanti rimpianti da dovere ricoprire con il cibo, è ancora ancorata al suo presente e, nonostante la sua situazione, ha ancora quella fiducia nel futuro che Cate ha perso.

 

Ovviamente questa è solo una mia interpretazione.

 

Attenta alle virgole e magari descrivi qualche tratto caratteristico in più. Oltre a questo direi che è stata una lettura abbastanza interessante da farmi fare un po' di congetture, questo basta ahah

 

A presto:)

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