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Garrula

Una firmetta

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40934-bubble-bee/?do=findComment&comment=730103 

 

"Una firma qui e sarai ufficialmente un'Autrice."
"Come? Cosa? E lei che ci fa qui?"
Un omettino in camicia bianca e bretelle è appollaiato sulla mia scrivania.

“Una firma qui, prego, e potrai finalmente essere un'Autrice." ripete, calmo. Ha la pelle rossiccia e un grugno corto, con piccoli occhi neri e lucidi. La mia sedia cade con un tonfo, tanto in fretta mi sono alzata.
"Ih, quanta foga! Calma, eh? Una firmetta e basta, non ti ho chiesto mica altro! Non vorrai dirmi che non mi riconosci?"
Sono muta.
"Sono io, il tuo vecchio amico, mi hai scritto tante volte che ormai pensavo fossimo in confidenza. Mi sarò sbagliato, che ti devo dire?"

Ancora silenzio, mentre mi sento arrossire. I suoi modi sono pratici, mi mettono in soggezione. Io non sono pratica per niente.

“Comunque, che tu ti ricordi di me oppure no va bene lo stesso, il succo non cambia: il tuo testo mi piace, penso di poterlo piazzare benino, quindi se mi fai 'sta firmetta ti do i poteri e mi metto all'opera."
Più parla e più mi è familiare, nonostante il corpo tozzo e le corna caprine un po' mi ripugnino. La familiarità mi spira attorno, insinuandomisi in gola. É come se pungesse un po', mentre sussurro:
"Ti conosco?"
"Carina, così mi offendi. Certo che mi conosci, sono il migliore, nel mio campo. E poi, come ti ho già detto, mi hai scritto talmente tanto che mi aspettavo una reazione un po' più ... non dico mi dovessi gettare le braccia al collo, ma almeno farmi un sorrisino a offrirmi qualcosina anche sì"
Poi mi ricordo.
"Ti ho scritto. Ti ho scritto io."
"Oh, alla buon'ora, principessa! E ora che ti ricordi, me lo offri un caffé?"
Mi curvo sulla scrivania, verso di lui, e afferro la matita posata poco prima. CAFFÉ, scrivo. Grandinano chicchi per tutta la stanza, generici chicchi con un vago profumo, neanche tostati.
Il Fauno sorride, senza scoprire i denti. Non lo fa mai.
"Ora la firma, così siamo a posto. Avrai definitivo potere di instaurazione, diritto all'onniscienza e facoltà di selezione, sarai un'Autrice. Vera, questa volta."

 

La  protagonista della storia firma il manoscritto e il Fauno raccoglie manciate di chicchi dalla scrivania, lanciandoli in aria come fossero coriandoli. Lei è sparita.


Ora ci sono io, solo io, e ammiro il mio racconto. Lo continuerei volentieri, ma un omettino con la pelle rossiccia, camicia e bretelle è appena comparso al mio fianco e sembra stia aspettando che io finisca per cominciare a parlare.

 

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Ospite Ruthless

Ciao.

Breve testo.

Ho notato una piacevole componente fantastica. Sono guizzi che escono, queste storie. Sia chiaro. Non sono un critico, per cui forse mi crea imbarazzo cercare di commentare. ma cerco di farlo. Il testo l'ho letto tutto, e con curiosità. Prendi queste parole per quello che sono, un complimento. Il tuo testo non mi ha annoiato, volevo sapere dove volevi andare a parare. Di solito mi limito a un mi piace o non mi piace se leggo cose in giro con amici o di amici. sono laconico. Spero apprezzerai il tentativo di dirti qualcosa sebbene io sia un semplice lettore.

Il testo mi è parso godibile, quindi. L'idea, apprezzabile. Voglio dire che sono arrivato sino in fondo senza noia, se può servirti. E questo per me è già qualcosa, quando leggo. Altrimenti mi fermerei all'ottavo rigo e bon.  È in effetti un breve racconto che si chiude in modo circolare, per come la vedo. Per cui lo considero un racconto riuscito, ma.

Mi pare di averci sentito della metaletteratura. O il tentativo di. Il che è piacevole, per i miei gusti. Ma.

Il registro è medio, a mio avviso. Il clima è forse surreale. Il tono sembra a mio parere leggermente ironico, e non ci stona. Di solito non bado alla trama. Per cui non ho una idea malvagia di questo testo. 

Non aspettarti che io riassuma cosa fa chi. L'ho letto tutto, fiadati. La protagonista mi pare coerente, in senso scrittorio. Hai delineato qualcosa. anche se non hai dato molte indicazioni di chi è cosa è come è eccetera. Ma chissene.

Potresti migliorarlo non tanto nella storia, quanto nella qualità della scrittura con cui questa storia arriva al a lettore.

 Fantasia e realtà si mischiano, il finale è quasi la chiusura di tutti i cerchi, e hai saputo farlo con delicatezza.

Credo sia un buon esercizio. Potresti migliorare se tu cercasi una voce più tua.  

 

Ti faccio un esempio:

 

« I suoi modi sono pratici»  

 

questa è una frase che spiega, ma che non dà a mio parere carattere alla narrazione. Nonostante siano parole della protagonista, io credo tu possa pensare a un sinonimo per quel «Pratici».

Ti dico questo perché a me è suonato forse troppo facile, come termine, troppo banale, e probabilmente potresti migliorare questo aspetto, in futuro, nella scrittura: la precisione. 

Ciauz    

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Ciao @Ruthless, grazie per il feedback!

La metaletteratura c’era, sono felice tu l’abbia colta. La lingua che viene usata dipende anche da questo, perché ho cercato di usare un registro il più possibile quotidiano, con molte aderenze al reale; quel “pratico” si riferisce al carattere editoriale e insieme più concreto del fauno, diverso dal ruolo quasi inconsistente del primo personaggio, che dovrebbe essere un’autrice ma che ancora non lo è. A volte scelgo volontariamente delle parole all’apparenza più banali o più facili, un po’ perché creino contrasto con l’ambiente surreale in cui sono collocate, un po’ perché il loro valore semantico resta anche senza chiedere l’intervento dei loro fratelli più aulici. 

Sono contenta tu sia arrivato alla fine del testo, grazie ancora per il tempo che hai dedicato al tuo commento! :)

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Ciao Garrula, ho letto il tuo racconto. 

In testi cosi brevi non è facile far capire al lettore quello che accade e quello che si vuole raccontare.

Ogni parola peró è scelta con cura e attenzione creando una immagine chiara e rendendo la narrazione dell’episodio fluida e comprensibile. Ho apprezzato il modo in cui hai dato forma ai personaggi con il solo utilizzo di un rapido scambio di battute. Lo stupore dell’Autrice era quasi palpabile cosiccome la presenza del buffo fauno. 

Il finale è un effetto difficile, più da cinema che da libro, eppure funziona, merito sempre di quell’immagine nitida che proietti nella mente del lettore coinvolgendolo e facendolo sentire all’interno della narrazione poco distante dalla scrivania, alle spalle dell’Autrice.

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@Garrula

 

Ciao!

Il racconto mi è piaciuto: semplice e godibile, scorre via bene. Affronta un tema "classico" in letteratura, ma lo fa in maniera ironica, lieve e scherzosa. In questo si differenzia e, secondo me, rimane piacevole.

Se posso dire, non mi sembra un racconto che intenda aprire chissà quali lunghe speculazioni di ragionamento, dunque non ne faccio ma, attenendomi alla storia, te ne sottolineo solamente la mia personale impressione di godibilità.

Insomma ben scritta!

 

Solo, si potrebbero aggiustare alcune inezie estetiche, davvero fesserie, come:

 

Il 10/1/2019 alle 20:20, Garrula ha detto:

sere un'Autrice." ripete, calmo.

Se c'è punto all'interno delle virgolette, credo che comunque ci vada il maiuscolo, oppure eliminerei il punto dopo "Autrice".

 

Il 10/1/2019 alle 20:20, Garrula ha detto:

Sono muta.
"Sono io,

Nulla di sbagliato qui ma, a mio gusto, per non ripetere quel "sono", userei un sinonimo nella prima frase, tipo "rimango muta" o simili...

 

Il 10/1/2019 alle 20:20, Garrula ha detto:

É come se pungesse un po', mentre sussurro:

Per il verbo essere cambierei l'accento da acuto in grave.

 

Il 10/1/2019 alle 20:20, Garrula ha detto:

una reazione un po' più ...

Eliminerei lo spazio fra la parola "più" e i tre puntini di sospensione.

 

Il 10/1/2019 alle 20:20, Garrula ha detto:

a offrirmi qualcosina anche sì"

Qui, invece, manca il punto a chiusura del dialogo.

 

Il 10/1/2019 alle 20:20, Garrula ha detto:

un caffé?"
Mi curvo sulla scrivania, verso di lui, e afferro la matita posata poco prima. CAFFÉ,

Ugualmente, credo che "caffè" si scriva con l'accento grave e non acuto.

 

Insomma e appunto, trattasi davvero di inezie.

 

In generale, e si riesci, suggerisco sempre di usare quest'altro tipo di virgolette o sergenti o caporali (o come si chiamino si chiamino) per i dialoghi: « ».

 

Ciao e alla prossima!

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@Garrula

Letto. Molto scorrevole, si legge d'un fiato - e non solo per la brevità, intendiamoci. Esistono autentici mattoni di una sola cartella; ma questo non è il caso.

Singolare il fauno con le bretelle (!); mi è comunque rimasto un po' inquietante, con quel suo insistere per la firma e quel suo installarsi nella vita della protagonista, che chiude in fretta la narrazione perché lui deve parlare... mi sa un po' di patto col diavolo... e rimane in aria l'interrogativo su quale sia il vero interesse del faunetto...

 

@AndC non odiarmi, ma è e caffè sono corretti con l'accento grave. Ho controllato sulla Treccani.

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@Andc perdonami, avevo letto male e avevo capito che avessi suggerito di scrivere é e caffé. Scusa.

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Anch'io sono fra quelli a cui il racconto è piaciuto. È ben scritto, con una lingua scorrevole e corretta. C'è più di uno spunto interessante ma suggerirei di considerare qualche piccola limatura. Ti dettaglio di seguito il mio punto di vista che è, appunto, solo questo: un parere.

 

Il personaggio del fauno.

Scusa la domanda: perché proprio un Fauno? Un essere di questa natura (corna caprine, figura tozza, ecc.) prima che fosse definito fauno, l'avrei piuttosto collocato fra gli spiriti infernali & affini. Un demonio lo vedo bene come un'entità che, in cambio di qualcosa, normalmente un'anima, dona in cambio oro, poteri, fortuna eccetera. Il Fauno non sapevo che avesse queste facoltà. Il che può essere benissimo una mia ignoranza. Inoltre l'accenno al fatto che la protagonista gli abbia già scritto rende ancora un po' debole l'identificazione con un Fauno: chi scrive ai Fauni (porelli!)

 

Appollaiato sulla mia scrivania.

L'entrata in scena è piuttosto forte e, dopo la sedia fatta cadere all'indietro, il fatto che la protagonista rimanga semplicemente muta e magari rimugini su dove possa averlo già visto, rende la scena un po' difficile da figurare. Se si vuole mantenere il doppio piano della descrizione di una scena definita reale e del piano immaginario-onirico, allora forse la reazione dovrebbe essere meno pacata. Viceversa, di fronte a una risposta così pensierosa e, in fondo, impassibile, il tono generale mi sembra che scivoli verso l'onirico, compromettendo invece il senso generale del racconto.

 

Già @Ruthless ha notato questa frase

Il 10/1/2019 alle 20:20, Garrula ha detto:

I suoi modi sono pratici, mi mettono in soggezione. Io non sono pratica per niente.

 

Se lui indica che l'aggettivo può essere migliorato, io piuttosto suggerirei di insistere sul "mostrare" piuttosto che sul "descrivere". Mi spiego: il modo in cui il fauno si rivolge  alla protagonista con i suoi modi diretti e al limite del diventare indiscreti è molto più efficace che raccontare che modi avesse. Capisco che poi si sfrutta l'aggettivo per contrapporlo alla protagonista che pratica non è. Ma da questo non essere pratica non deriva un seguito nel racconto. Quindi: serve? Checov diceva: se descrivo una pistola appesa a una parete, prima della fine del racconto, quella pistola deve aver sparato.

 

Il 10/1/2019 alle 20:20, Garrula ha detto:

"Ora la firma, così siamo a posto. Avrai definitivo potere di instaurazione, diritto all'onniscienza e facoltà di selezione, sarai un'Autrice. Vera, questa volta."

 

Personalmente, nonostante suoni evocativo, il potere di instaurazione non mi è chiarissimo che cosa significhi. E temo che lo stesso valga anche per altri lettori, con il risultato di diluire un effetto che, invece, nel finale, dovrebbe essere potenziato al massimo. Un discorso simile vale per "Vera, questa volta." È intuibile che il fauno stia operando una trasformazione della protagonista, ma l'accenno a "questa volta" allude a una volta precedente (di cui il lettore non ha però contezza). Diverso sarebbe stato se la formula (magica) fosse stata qualcosa come: Vera, finalmente!

 

Il 10/1/2019 alle 20:20, Garrula ha detto:

La  protagonista della storia firma il manoscritto e il Fauno raccoglie manciate di chicchi dalla scrivania, lanciandoli in aria come fossero coriandoli. Lei è sparita.


Ora ci sono io, solo io, e ammiro il mio racconto. Lo continuerei volentieri, ma un omettino con la pelle rossiccia, camicia e bretelle è appena comparso al mio fianco e sembra stia aspettando che io finisca per cominciare a parlare.

 

 

Il finale di un racconto così breve deve essere il momento che risolve tutto il racconto e lo giustifica. Molto bella la circolarità della storia. Ma ci sono anche alcuni punti che per me sono oscuri (Oddio: può anche essere che sono solo io un po' duro di comprendonio! Non escludiamolo a priori, che non ce n'è ragione :))

I punti sono questi: Perché la protagonista (diciamo interna) sparisce? Perché il Fauno lancia i chicchi in aria? L'immagine mi piace, ma mi sembra poco giustificata nell'economia di risolvere tutte le tensioni (o acuirle, se preferisci). Tuttavia questa azione mi sembra neutra rispetto alla comparsa imprevista del Fauno che è l'elemento di disequilibrio principale su cui si impernia il racconto.

Ultimo appunto: la definizione di protagonista della storia, se è vero che si tratta pur sempre di metaletteratura, trovo che si potrebbe comunque rendere con altre frasi, più vaghe, più ambigue. Magari "l'altra me stessa", "la persona identica a me ma con una dimensione in meno", ecc.

Spero che i miei appunti suonino per quello che sono: dei pensieri in libertà, da compagno di squadra. Non un giudizio dall'esterno o una critica fine a se stessa. Il racconto mi è piaciuto molto, ha un gran potenziale. Ma come ha detto chi mi ha preceduto, essendo un racconto breve occorre che ogni parola abbia il suo giusto peso, la sua forma, il suo effetto.

 

 

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@Aster & @Garrula... Sì io intendevo appunto dire che vanno scritti con l'accento grave (è) e non acuto (é)! 

Ho usato il condizionale e il verbo "credere" più per non risultare perentorio o scortese, ma vanno scritti con accento grave! :D

 

Comunque, benché scorretti, non li odio, non odio nessuno... diciamo che un caffè corretto (gin, vodka) è sempre più apprezzabile! xD

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Ciao @Magma, cerco di rispondere a sezioni, devo ancora capire come si citino gli altrui commenti 😅

 

Il personaggio del fauno

 

Probabilmente per influenza di Dylan Dog, ho sempre visto il Diavolo come un personaggio dalle molte forme, legato a una burocrazia infernale e per questo con al suo servizio parecchi dipendenti. Per questo non ho scomodato il Diavolo in persona ma un suo possibile sottoposto. Il fauno, come il satiro, è una figura al limite del mondo magico e umano e, anche iconograficamente si prestava bene come "diavoletto".

Riguardo al fatto della protagonista che scrive “al" fauno: in realtà scrive il fauno (complemento oggetto, non di termine). È un'ambiguità voluta, che si spiega nella battuta successiva (<<Ti ho scritto io>>).

 

Appollaiato sulla mia scrivania

 

Il potere di instaurazione viene definito, in narratologia, come una delle tre facoltà dell'autore (sarebbe, per esteso "instaurazione di mondi possibili”). Ho ripreso le parole di una mia professoressa di critica e teoria letteraria, fase influenzata dall'esame imminente 😬

 

Nel finale ho usato "la protagonista”  proprio per fare chiarezza, perché, essendo il racconto una spirale, più che un cerchio, volevo ci fosse una sorta di punto fermo, ma non un nodo eccessivamente stringente. Le reazioni diverse delle due scrittrici (entrambe personaggi) dovevano indicare la crescita del potere e di consapevolezza (di “praticità”) di una rispetto all'altra, mi spiace non aver saputo renderlo evidente. 

Grazie per il tempo che hai dedicato alla lettura e al commento, spero di essere riuscita a risolvere qualche incognita 😊 

 

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