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End of the Night

Domanda per questo 2019 digitale - Pseudonimo si o no?

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Ciao ragazzi, torno a scrivere per via dell'imminente pubblicazione del mio libro. Sto controllando le bozze e a breve darà il via alla pubblicazione.

Il dubbio che non mi sta facendo dormire ultimamente a proposito della pubblicazione del mio primo libro di poesia riguarda la fatidica domanda: "Pseudonimo si O Pseudonimo no?"

Considerando che pubblicizzerò il mio libro intensamente su internet tramite social quali facebook ed IG e tenendo presente quanto il mondo stia cambiando negli ultimi anni (E' il motivo per cui ho postato nuovamente la domanda, ho letto la discussione già esistente ma credo che i tempi siano cambiati radicalmente negli ultimi anni) mi chiedo se sia sbagliato o meno adottare uno pseudonimo anglofono - nel mio caso-.

Vorrei il vostro parere a riguardo, ho letto molto su internet ma non ho trovato articoli sufficientemente esaustivi per convincermi che uno dei due approcci sia quello giusto, ho scoperto soltanto che ci sono molti pro e contro in entrambe le tipologie.

 

Grazie in anticipo!

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PS: Secondo me gli italiani sono, e sono sempre stati, estremamente esterofili e grazie ai social media e alla popolarità di certi individui/influencer ecc lo stanno diventando sempre di più.

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@End of the Night , ho spostato la tua discussione, perché "Poesia" non era la sezione adatta. Immagino che quella precedente tu l'abbia letta da un'altra parte... ecco, era quella corretta! :D

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1 ora fa, End of the Night ha detto:

"Pseudonimo si O Pseudonimo no?"

 

Da lettore non ho mai amato gli pseudonimi, storco il naso quando li vedo, rischiano di sembrare ridicoli. Magari c'è chi li adora, non lo escludo e non voglio giudicare. 

Da scrittore non lo farei, oggi è semplice risalire all'autore, a meno che egli non sia abile nel mascherarsi e far perdere le tracce. Potrebbe essere "divertente" per un autore affermato, una sfida magari. Ci può stare quello dalla scrittrice J. K. Rowling, ovvero Robert Galbraith, che passa per un autore al suo "debutto".

 

Potresti dare l'impressione di nasconderti o vergognarti utilizzando uno pseudonimo al primo libro. Secondo me avresti più soddisfazioni con il tuo vero nome. :)

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Poi dipende dal nome scelto, se originale o meno. Dico solo una cosa (da lettore): se dovessi imbattermi in libri scritti da “cavaliere oscuro/dark knight” oppure “vampiro succhia sangue” non li comprerei neanche se avessi 2 milioni di euro da spendere entro le 22:00 di oggi (e sono le 21:18). :D

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Io ci metterei nome e cognome, in caso di doppio nome si può magari mettere il punto al secondo nome (Anna L. Etc) nel mio caso, ma niente più. A meno che uno non si chiami adalgisio qualcosa (esiste un nome più terribile?) non ne vedo il motivo. Si può usare qualcosa di esterofilo certo, ma credo si venga tanati alla svelta e se dopo diventasse un boomerang?

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Secondo me solo tu puoi rispondere alla domanda. Perché la vera domanda è: perché prendo in esame l'idea di un nick? Non mi piace il mio vero nome? Non mi suona bene? Non è un nome da poeta? Oppure non voglio si sappia che scrivo? In queste domande -- forse -- si nasconde la risposta che cerchi.

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@End of the Night ero già intervenuta in una discussione simile un anno e mezzo fa circa, e la mia opinione al riguardo resta più o meno la stessa. Frattanto, ho anche pubblicato con pseudonimo (nome d'arte, per la precisione, che le due cose sono trattate in maniera diversa a livello legale).

Quel che posso aggiungere all'intervento che avevo già fatto è che il mio nome lo uso nei romanzi per i personaggi (non tutti, però mi piace avere questa libertà) e non ritengo che sia poi così gradevole una correlazione diretta tra autore-personaggio. In ogni caso la mia "identità anagrafica" è scritta nella biografia autore e la faccia appare comunque, ma almeno il nome non risalta in copertina, ritengo sarebbe davvero eccessivo.

 

Quindi la mia opinione a livello generale è: la motivazione per cui vuoi utilizzare uno pseudonimo o nome d'arte ha delle basi? Sapresti spiegare il motivo per cui hai deciso di non usare il tuo nome, perché è quasi certo che te lo chiederanno alle presentazioni o simili?

 

Per il campo della poesia, poi, in combinazione con pseudonimi o nomi d'arte stranieri, aggiungo: di solito, per un poeta straniero, viene riportato a fronte il testo originale del componimento; l'avere solo l'italiano, quindi, per un libro di poesia di un autore che di primo impatto sembra straniero mi farebbe davvero strano, proprio a causa di questa pratica che ho visto come un uso comune, che differisce dal romanzo (uso comune perché, almeno per le opere straniere che ho acquistato o sfogliato in libreria, ho sempre visto il testo originale a fronte, però potrei sbagliarmi al prendere un campione maggiore di opere, nel caso correggete pure). Ne consegue che, per la poesia, resterei sulla scelta di pseudonimo o nome d'arte che facciano riferimento alla medesima lingua in cui sono scritti i componimenti, oppure sceglierei un nome ambiguo che suoni familiare e che possa mettere in dubbio la nazionalità dello scrittore.

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14 ore fa, Ace ha detto:

Secondo me solo tu puoi rispondere alla domanda. Perché la vera domanda è: perché prendo in esame l'idea di un nick? Non mi piace il mio vero nome? Non mi suona bene? Non è un nome da poeta? Oppure non voglio si sappia che scrivo? In queste domande -- forse -- si nasconde la risposta che cerchi.

 

Diciamo che la risposta è si per le prime 3 domande e no per l'ultima.

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7 ore fa, Miss Ribston ha detto:

@End of the Night ero già intervenuta in una discussione simile un anno e mezzo fa circa, e la mia opinione al riguardo resta più o meno la stessa. Frattanto, ho anche pubblicato con pseudonimo (nome d'arte, per la precisione, che le due cose sono trattate in maniera diversa a livello legale).

Quel che posso aggiungere all'intervento che avevo già fatto è che il mio nome lo uso nei romanzi per i personaggi (non tutti, però mi piace avere questa libertà) e non ritengo che sia poi così gradevole una correlazione diretta tra autore-personaggio. In ogni caso la mia "identità anagrafica" è scritta nella biografia autore e la faccia appare comunque, ma almeno il nome non risalta in copertina, ritengo sarebbe davvero eccessivo.

 

Quindi la mia opinione a livello generale è: la motivazione per cui vuoi utilizzare uno pseudonimo o nome d'arte ha delle basi? Sapresti spiegare il motivo per cui hai deciso di non usare il tuo nome, perché è quasi certo che te lo chiederanno alle presentazioni o simili?

 

Per il campo della poesia, poi, in combinazione con pseudonimi o nomi d'arte stranieri, aggiungo: di solito, per un poeta straniero, viene riportato a fronte il testo originale del componimento; l'avere solo l'italiano, quindi, per un libro di poesia di un autore che di primo impatto sembra straniero mi farebbe davvero strano, proprio a causa di questa pratica che ho visto come un uso comune, che differisce dal romanzo (uso comune perché, almeno per le opere straniere che ho acquistato o sfogliato in libreria, ho sempre visto il testo originale a fronte, però potrei sbagliarmi al prendere un campione maggiore di opere, nel caso correggete pure). Ne consegue che, per la poesia, resterei sulla scelta di pseudonimo o nome d'arte che facciano riferimento alla medesima lingua in cui sono scritti i componimenti, oppure sceglierei un nome ambiguo che suoni familiare e che possa mettere in dubbio la nazionalità dello scrittore.

 

Miss Amina (non so come chiamarti =D) questo era esattamente quello che avevo bisogno di sentirmi dire;

ho letto una marea di libri di poesia di autori stranieri e non molti di autori italiani - specialmente contemporanei - e quello che lei ha scritto scritto l'ho sempre notato: testo originale a fonte.

Credo sia quasi imprescindibile, e d'altro canto, non sarebbe giustificabile la sua assenza nel mio testo. Era il mio dubbio più grande sulla faccenda e probabilmente nel subconscio sentivo il bisogno di sentirmelo dire da terzi.

Stavo valutando questo punto da giorni e adesso mi è tutto più chiaro. Purtroppo c'è un avvocato molto famoso online con cui condivido il nome e questo era un altro motivo per cui volevo optare per un nome d'arte (giusta correzione da parte sua). Mi trovo quindi costretto a scegliere di utilizzare il mio cognome  e magari il mio nome e secondo nome in stile puntato.

Che ne dice?

Qualcosa tipo L. M. Rossi

Può essere una buona scelta in Italia generalmente? E più specificamente in ambito poetico?

 

Grazie in anticipo!

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@End of the Night di nulla, figurati :)

 

Il 10/1/2019 alle 15:19, End of the Night ha detto:

Stavo valutando questo punto da giorni e adesso mi è tutto più chiaro. Purtroppo c'è un avvocato molto famoso online con cui condivido il nome e questo era un altro motivo per cui volevo optare per un nome d'arte (giusta correzione da parte sua). Mi trovo quindi costretto a scegliere di utilizzare il mio cognome  e magari il mio nome e secondo nome in stile puntato.

Che ne dice?

Qualcosa tipo L. M. Rossi

Può essere una buona scelta in Italia generalmente? E più specificamente in ambito poetico?

Potrebbe funzionare, perché no? Ho un solo esempio di autore italiano, di narrativa per ragazzi, che utilizza il nome puntato in stile inglese (P. D. Baccalario). Non so come renderebbe in poesia, si può tentare, altrimenti non vedo alcun problema nello scegliersi un nome d'arte italiano, se la maggior preoccupazione è data dall'omonimia con l'avvocato. Tuttavia il fattore dell'ominimia potrebbe giocare a tuo favore: potresti attirare inconsapevolmente il pubblico di questo avvocato sul tuo libro ;)

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E' la stessa domanda che mi sono posta anche io.

 

Io sono a favore dello pseudonimo perché il nome è molto importante. Una rosa non sarebbe rosa anche con un nome diverso? Probabilmente no. 

Ci sono una marea di esperienze di autori, attori, e artisti che, col loro nome sono stati rifiutati, respinti e che, successivamente con uno pseudonimo sono stati accettati. Quindi perché al tuo progetto artistico non dare un nome? Non parlo di commerciabilità (o non solo) ma del fatto che esistono, secondo me nomi adatti a un mestiere e non a un altro. 

 

E' come un trucco, un make up, noi donne ci trucchiamo per sentirci più a nostro agio, perché non usarlo? 

Esattamente perché vorresti scegliere uno pseudonimo?

L'inglesismo non mi convince, non mi piace nemmeno il secondo nome puntato perché dopo la Rowling l'ho visto fare a parecchi autori emergenti e senza giudicare chi ha fatto questa scelta, io non lo farei. 

Credo però che se ti senti di farti chiamare con un altro nome secondo me fai bene.

 

Moravia, Petrarca hanno scelto entrambi nomi "d'arte" Steven King anche, e sicuramente la lista è lunga. La stessa Rowling, ha scelto le iniziali puntate perché nel fantasy sembravano più popolari autori si sesso maschile, almeno così ho letto. 

 

Sono curiosa di sapere che nome sceglierai!

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1 ora fa, Fortuna ha detto:

E' la stessa domanda che mi sono posta anche io.

 

Io sono a favore dello pseudonimo perché il nome è molto importante. Una rosa non sarebbe rosa anche con un nome diverso? Probabilmente no. 

Ci sono una marea di esperienze di autori, attori, e artisti che, col loro nome sono stati rifiutati, respinti e che, successivamente con uno pseudonimo sono stati accettati. Quindi perché al tuo progetto artistico non dare un nome? Non parlo di commerciabilità (o non solo) ma del fatto che esistono, secondo me nomi adatti a un mestiere e non a un altro. 

 

E' come un trucco, un make up, noi donne ci trucchiamo per sentirci più a nostro agio, perché non usarlo? 

Esattamente perché vorresti scegliere uno pseudonimo?

L'inglesismo non mi convince, non mi piace nemmeno il secondo nome puntato perché dopo la Rowling l'ho visto fare a parecchi autori emergenti e senza giudicare chi ha fatto questa scelta, io non lo farei. 

Credo però che se ti senti di farti chiamare con un altro nome secondo me fai bene.

 

Moravia, Petrarca hanno scelto entrambi nomi "d'arte" Steven King anche, e sicuramente la lista è lunga. La stessa Rowling, ha scelto le iniziali puntate perché nel fantasy sembravano più popolari autori si sesso maschile, almeno così ho letto. 

 

Sono curiosa di sapere che nome sceglierai!

 

4 ore fa, Miss Ribston ha detto:

@End of the Night di nulla, figurati :)

 

Potrebbe funzionare, perché no? Ho un solo esempio di autore italiano, di narrativa per ragazzi, che utilizza il nome puntato in stile inglese (P. D. Baccalario). Non so come renderebbe in poesia, si può tentare, altrimenti non vedo alcun problema nello scegliersi un nome d'arte italiano, se la maggior preoccupazione è data dall'omonimia con l'avvocato. Tuttavia il fattore dell'ominimia potrebbe giocare a tuo favore: potresti attirare inconsapevolmente il pubblico di questo avvocato sul tuo libro ;)

 

 

Rispondo ad entrambe insieme chiarendo che dietro alla mia decisione non c'è alcuno motivo simile a quelle elencati in precedenza (anonimato, lasciare ignari oparenti e amici ecc), anzi, ho intenzione di fare pubblicità sui miei account social media quindi usare il mio vero nome sarebbe la cosa migliore. A causa dell'omonimia però ho visto come unica alternativa quella del formato puntato che però non sembra convincere nessuna di voi due care ragazze :(:gokulol:

Non vedo altre alternative, neanche il mio cognome mi convince molto a dire la verità ma non vorrei passare da pretenzioso/borioso nello scegliermi un nome fittizio - anche italiano - perchè principalmente conto di vendere tramite le persone che conosco.

Non so veramente cosa decidere, HELP.

 

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Il 11/1/2019 alle 20:31, End of the Night ha detto:

 

 

 

Rispondo ad entrambe insieme chiarendo che dietro alla mia decisione non c'è alcuno motivo simile a quelle elencati in precedenza (anonimato, lasciare ignari oparenti e amici ecc), anzi, ho intenzione di fare pubblicità sui miei account social media quindi usare il mio vero nome sarebbe la cosa migliore. A causa dell'omonimia però ho visto come unica alternativa quella del formato puntato che però non sembra convincere nessuna di voi due care ragazze :(:gokulol:

Non vedo altre alternative, neanche il mio cognome mi convince molto a dire la verità ma non vorrei passare da pretenzioso/borioso nello scegliermi un nome fittizio - anche italiano - perchè principalmente conto di vendere tramite le persone che conosco.

Non so veramente cosa decidere, HELP.

 

 

Se ci devi pensare allora forse è il caso di restare con il tuo nome. Non è qualcosa che si fa per un motivo preciso, la fai punto e basta. La scusa dell'anonimato non regge. Tantomeno quella dell'omonimia. Non frega nulla a nessuno: fidati. La sola cosa che conta è quel che c'è dentro al libro.

 

Quindi o usi lo pseudonimo, oppure no. Non ci dovresti nemmeno stare a pensare.

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Il 12/1/2019 alle 20:40, Riccardo-Spartaco ha detto:

Se non ci sono motivi seri, secondo me, l'autore deve metterci la faccia...

 

Il 13/1/2019 alle 00:42, JPK Dike ha detto:

 

Se ci devi pensare allora forse è il caso di restare con il tuo nome. Non è qualcosa che si fa per un motivo preciso, la fai punto e basta. La scusa dell'anonimato non regge. Tantomeno quella dell'omonimia. Non frega nulla a nessuno: fidati. La sola cosa che conta è quel che c'è dentro al libro.

 

Quindi o usi lo pseudonimo, oppure no. Non ci dovresti nemmeno stare a pensare.

 

 

Io sono per metterci la faccia e come ho già scritto in precedenza l'anonimato NON è uno dei motivi che mi spienge verso il nome d'arte/pseudonimo.

 

Sono semplicemente convinto che, oggi più che mai, anche soltanto il nome abbia un grande impatto sul consumatore e non credo che il mio cognome sia particolarmente adeguato per la poesia e/o l'editoria in generale.

 

Prendiamo come esempio Gio Evan, la sua carriera (nata grazie al marketing su instagram e facebook) avrebbe avuto la stessa crescita col suo vero nome "Giovanni Giancaspro"?

http://www.gioevan.it/

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2 minuti fa, End of the Night ha detto:

 

 

 

Io sono per metterci la faccia e come ho già scritto in precedenza l'anonimato NON è uno dei motivi che mi spienge verso il nome d'arte/pseudonimo.

 

Sono semplicemente convinto che, oggi più che mai, anche soltanto il nome abbia un grande impatto sul consumatore e non credo che il mio cognome sia particolarmente adeguato per la poesia e/o l'editoria in generale.

 

Prendiamo come esempio Gio Evan, la sua carriera (nata grazie al marketing su instagram e facebook) avrebbe avuto la stessa crescita col suo vero nome "Giovanni Giancaspro"?

http://www.gioevan.it/

 

Quindi fallo. Questa che provi è la sensazione corretta per farlo. Marketing. 

 

Il marketing, che comprende il tuo brand, è importantissimo. 

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4 ore fa, End of the Night ha detto:

Prendiamo come esempio Gio Evan, la sua carriera (nata grazie al marketing su instagram e facebook) avrebbe avuto la stessa crescita col suo vero nome "Giovanni Giancaspro"?

Se il libro è buono penso proprio di sì...

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Secondo me la scelta di uno pseudonimo cambia relativamente poco l'esito.
Penso a Rupi Kaur, probabilmente il fenomeno poetico più "esplosivo" degli ultimi anni: in quel caso il successo è dipeso dalla reputazione che la giovane scrittrice si era fatta on line, su instagram, per la precisione, se non sbaglio. Il segreto, dice chi se ne intende, è crearsi una community prima di pubblicare e, soprattutto, di autopubblicare. Lei ha venduto milioni di copie con un genere che, nella vulgata, non vende più. Lo ha potuto fare perché decine o centinaia di migliaia di persone già la seguivano e attendevano la pubblicazione di una sua raccolta. Poi indubbiamente c'è stato un effetto eco che ha accresciuto la sua popolarità.
Insomma, a livello di marketing credo che il nome abbia un'importanza relativa. Molto più importante avere una visione strategica a lungo termine.
 

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Il 15/1/2019 alle 20:51, ophelia03 ha detto:

Secondo me la scelta di uno pseudonimo cambia relativamente poco l'esito.
Penso a Rupi Kaur, probabilmente il fenomeno poetico più "esplosivo" degli ultimi anni: in quel caso il successo è dipeso dalla reputazione che la giovane scrittrice si era fatta on line, su instagram, per la precisione, se non sbaglio. Il segreto, dice chi se ne intende, è crearsi una community prima di pubblicare e, soprattutto, di autopubblicare. Lei ha venduto milioni di copie con un genere che, nella vulgata, non vende più. Lo ha potuto fare perché decine o centinaia di migliaia di persone già la seguivano e attendevano la pubblicazione di una sua raccolta. Poi indubbiamente c'è stato un effetto eco che ha accresciuto la sua popolarità.
Insomma, a livello di marketing credo che il nome abbia un'importanza relativa. Molto più importante avere una visione strategica a lungo termine.
 

Punto di vista interessante. Grazie infinite. Avevo già valutato l'importanza di creare una community ed è quello che in parte sto già facendo cercando di ampliare il raggio oltre amici e conoscenti. Può la scelta di utilizzare uno pseudonimo, d'altro canto, essere negativa in questo caso? Non utilizzare il proprio cognome può confondere persone che ti conoscono proprio grazie ad esso? Oppure può essere un modo per rinnovarsi e creare nuova attenzione anche tra chi già ti segue?

 

Il 15/1/2019 alle 15:16, JPK Dike ha detto:

 

Quindi fallo. Questa che provi è la sensazione corretta per farlo. Marketing. 

 

Il marketing, che comprende il tuo brand, è importantissimo. 

Certo. Rimane però il problema di come possono reagire parenti ed amici alla scelta di utilizzare uno pseudonimo. Potrebbero giudicare tale scelta pomposa/egocentrica e magari scegliere di non comprare il tuo libro.

 

 

Sto cercando di capire quali siano i vantaggi e gli svantaggi sia per il breve che per il lungo termine. Tutto qua.

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9 ore fa, End of the Night ha detto:

Può la scelta di utilizzare uno pseudonimo, d'altro canto, essere negativa in questo caso? Non utilizzare il proprio cognome può confondere persone che ti conoscono proprio grazie ad esso? Oppure può essere un modo per rinnovarsi e creare nuova attenzione anche tra chi già ti segue?

Non necessariamente. Cioè, la community dovrebbe essere qualcosa che si forma a partire da quello che uno fa, più che da quello che uno è (o da chi è, meglio).
Banksy è Banksy, non importa il suo nome. Elena Ferrante è Elena Ferrante e, anche se si trattava del segreto di Pulcinella, trovai abbastanza violento e sciocco il voler per forza far uscire il nome proprio della scrittrice che si celava dietro lo pseudonimo.
Chiaro che si stia parlando di casi limite per competenze, talenti, strategie di marketing esterne. Però in generale credo che lo pseudonimo non sia limitante. Basta non avere fretta. I risultati, a meno di non avere una macchina promozionale poderosa alle spalle, si vedono nel lungo termine.
Preciso che parlo secondo una mia logica: non ho pseudonimi né community e non sono capace di fare quasi nulla in nessun ambito dello scibile umano! 

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11 ore fa, End of the Night ha detto:

Rimane però il problema di come possono reagire parenti ed amici alla scelta di utilizzare uno pseudonimo. Potrebbero giudicare tale scelta pomposa/egocentrica e magari scegliere di non comprare il tuo libro.

Credo dipenda dalle persone. A me hanno chiesto il perché del nome d’arte, appurato il motivo hanno comperato lo stesso. Non c’è da farsene un problema per chi ti conosce.

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Ospite Andrea.Dee

Lo pseudonimo inglese fa tanto "Ho scrtto una cosa brutta e non so cosa sto facendo". Se la domanda era se usare lo pseudonimo, la risposta è: è il tuo lavoro e se deve fare curriculum deve avere il tuo nome. Poi vedi tu.

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Posizione del tutto personale:

- lo pseudonimo, o nome d'arte, inglese può anche fare "cittadino del mondo", per esempio.

- anch'io condivido nome e cognome con un avvocato piuttosto noto, con l'autore di un libro sul Titanic e con un'intera pagina di omonimi ai tempi delle vecchie "pagine gialle" della provincia di Varese, ma non userei uno pseudonimo solo per questo;

- userei, però, un qualche modo per rendermi "un po' meno meno autore". Ciò non significa non mettere la propria fotografia o negare la propria identità. Diciamo che anziché L.M. Rossi, per citare un post precedente, potrei scrivere Claudio B. Qualunque B sia.

 

Infine, ci inventiamo barzellette indimostrabili per giustificare di tutto, riferendomi, per esempio, a quanto sopra scritto (Prendiamo come esempio Gio Evan, la sua carriera ... avrebbe avuto la stessa crescita col suo vero nome "Giovanni Giancaspro"?)  Secondo me, sì. Anzi: Giancaspro è credibile, Evan, sempre secondo me, ridicolo.

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