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Fania Bernardo

la Stella di Giada - Cap 7

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Camicie merlettate erano abbinate a calzoni corti e strappati, gilet indossati sulla pelle nuda, casacche da marinaio su pantaloni di seta. Alcuni indossavano stivali malconci, altri scarpe. Altri ancora erano a piedi nudi. Sulla testa avevano tricorni di vari colori, cappelli di paglia, semplici berretti o fazzoletti colorati. Alla vita, dalle fusciacche dalle tinte accese, pendevano sciabole e daghe, asce da arrembaggio e numerosi calci di pistola facevano capolino tra le pieghe della stoffa. C’erano occidentali, ma anche uomini dalla pelle scura e mulatti. Le loro barbe erano incolte, le pelli arse dal sole e piene di cicatrici. A qualcuno di loro mancava una mano od un occhio, e lo sguardo divertito con cui osservavano quelli che dovevano soccorrere, non lasciava presagire nulla di buono.

«Siamo colti da un epidemia, aiutateci, fateci parlare con il vostro capitano..» farfugliò Duncshire, troppo stordito dal malanno, per rendersi conto di quello che stava succedendo.

«Epidemia, eh?» la voce calma e profonda, proveniva dalla nave inglese. «E' una vera disgrazia!» sull’asse di legno comparve la figura di un uomo, accompagnata da passi lenti, che facevano scricchiolare il legno. «Ma per fortuna sono giunto a darvi una mano.» l'uomo balzò agilmente giù dall'asse.

Era molto alto e aveva un cappotto rosso sbiadito dal tempo, dalle cui maniche sputava il merletto di una camicia che aveva perso il suo originario candore. Portava calzoni grigi infilati dentro ad alti stivali neri. Dal balteo, pendeva una spada dall’elsa dorata che teneva stretta nella mano inanellata. Alla vita era legata una bandoliera di seta blu, in cui erano infilate cinque pistole. Sul capo portava un grande cappello a tesa larga, con quattro piume nere, che gli lasciava in ombra il viso. Aveva lunghi ricci rossi, attraversati da qualche ciocca grigia, legati in una coda che gli arriva fin quasi alla vita.

Presi dal panico, gli uomini della Indian Quuen sperarono che si trattasse di un' allucinazione provocata dall'epidemia. Il tenente Jeff, più coraggioso, osò guardare verso l'albero maestro dell'altra nave: un drappo nero sventolava al vento. Il teschio che era ricamato sopra, sembrò guardare con scherno il povero tenente. La sciabola e la spada incrociate con uno stella nel mezzo lo rendevano terrificante. Facendosi il segno della croce, Jeff fece scivolare lo sguardo fino a prua per incontrare la faccia gentile, e un po’ ci civettuola, di una bellissima donna intagliata nel legno. I suoi occhi grandi, sembravano vantarsi dell'insolito gioiello che portava al collo e che dava il nome alla nave: una collana il cui ciondolo era una stella fatta di giada.

A un passo dallo svenimento, il tenente Jeff ritornò a guardare l'uomo dal cappotto rosso che in quel momento fece un passo. Le piume del grande cappello nero ondeggiarono. Spostò la tesa, mostrando, così, un volto dai lineamenti induriti da anni di battaglie, da una barba rossa ed incolta, e da una spaventosa cicatrice che partiva dalle tempia destra, percorreva tutto lo zigomo e si interrompeva all’inizio del collo. L’angolo destro delle sue labbra era piegato leggermente all’insù, in un sorrisetto malefico che sembrava prendersi perennemente gioco del mondo.

Gli occhi erano grandi, di un azzurro intenso, come il cielo nelle più limpide giornate di sole, ma freddi e taglienti, come le lame che i pirati avevano preso a puntare al collo degli ostaggi.

Non c’era nessuna traccia di sentimenti umani in quegli occhi. Trasmettevano solo una cosa: la crudeltà.

Il povero conte Duncshire era finito a terra, sopraffatto dai conati, dalla disperazione e dalla paura. «Johnny…Shiver..» balbettò fra le lacrime.

«Che cosa divertente.., hai chiesto aiuto proprio a me, di tua spontanea volontà! Mi hai risparmiato la fatica dell’arrembaggio!» disse il capitano, in tono tranquillo.

Poi, volse il suo sguardo ai passeggeri: una trafila di volti trasfigurati dal dolore e dal panico, con il capo chinato verso la tolda della nave, incapaci di guardare in volto il pirata più feroce di quell’epoca.

«Ottimo lavoro.» si complimentò il capitano, avvicinandosi al suo primo ufficiale.

«E’ stato molto più semplice del previsto..» rispose Cristopher.

I passeggeri guardarono sgomenti il mercante, non capendo perché fosse così in confidenza con Johnny Shiver. O forse, non volevano rendersene conto.

«D’altronde Cris, tu riusciresti ad ingannare anche il padre eterno in persona..» continuò Shiver.

«Forse con lui avrei qualche problema.» rispose Blade, sorridendo e togliendosi cappello e parrucca e mostrando i suoi capelli biondi.

Gli ostaggi rimasero a bocca aperta. Fissarono il mercante con aria incredula.

Il bonario nipote di Taylor Ferd, a cui tutti si erano affezionati, dalla voce gentile e dagli occhi dolci, in realtà era un uomo che in quanto a spietatezza e a crudeltà , non aveva nulla da invidiare al suo capitano.

Harrison Duncshire ancora a terra, dopo quell’ultima tremenda rivelazione, si era abbandonato ad un pianto disperato.

Johnny Shiver fece qualche passo nella sua direzione e si fermò solo quando la punta dei suoi stivali fu a pochi millimetri dalla faccia del conte.

«Dovresti rallegrati, caro Harrison. Non sei malato gravemente ma solo un po’ drogato. In un paio di giorni, torneresti come nuovo. A dir la verità, sarei anche tentato di rimandarti a Fort Law per farti raccontare a quel babbeo di Jacobson come sono andate le cose. Mi chiedo se avresti il coraggio di dirgli che sei stato tu a chiedermi aiuto. Io penso di no, scommetto, invece, che inventeresti una delle solite storie avventurose che tanto piacciono alla gente, vero?» disse Shiver, in tono tranquillo.

«Non mi uccidi? Mi lasci in vita?» balbettò il conte.

Johnny Shiver prese a sorridere. Un sorriso maligno. Gli occhi che scintillavano di perfido piacere nel vedere la sua vittima a terra, rantolante, chiedergli clemenza. «Alzati!» ordinò.

Duncshire tremò e con enorme fatica si mise in piedi per affrontare il pirata. Shiver gli mise una mano sulla spalla, in un gesto quasi amichevole. «Mio caro Harrison, dovresti sapere benissimo chi hai di fronte, mi pare. Quindi è strano che proprio tu venga a chiedere a me, di lasciarti in vita.» Il tono di voce era bonario.

«Io…davvero… farò tutto quello che vuoi…ti prego..» pregò il conte.

«Cris, porta qui quella botte.»

Duncshire sbiancò.

«Aspetta, c’è tempo per farsela addosso.» lo prese in giro Shiver. «Qualcuno recuperi della carta e un po’ di inchiostro al conte.»

Cristopher sistemò la botte fra il conte e il capitano e uno dei pirati portò quanto era stato chiesto da Shiver.

«Ora scrivi tutto quello che dico. »

Duncshire con la mano che tremava di paura, intinse la penna nell’inchiostro.

«Eccelso, ammiraglio David Jacobson, sono molto rammaricato di informarmi che la mia nave ha subito un piccolo contrattempo.

Essendo stato colto da malore e preoccupato molto di più della mia salute che della sicurezza di vostra figlia, ho pensato bene di chiedere aiuto alla nave che ci precedeva, finendo così in bocca a Shiver.

Il suddetto capitano vi informa che sarà costretto a tenere presso le prigioni della sua nave, la vostra cara figlia, fino a quando voi non gli consegnerete lo smeraldo di venere.

Vi chiede inoltre di comunicare al signor Taylor Johnson che suo nipote, Geroge Hatwood, è entrato a far parte della sua ciurma il giorno in cui la Queen Mary e stata arrembata. Gode di ottima salute, ed è felice della sua nuova vita. Il caro signor Hatwood che abbiamo conosciuto noi, invece, era Cristopher Blade, che intanto, coglie l’occasione per ringraziarvi della vostra ospitalità.

Per premiarvi della gentilezza usata con il suo primo ufficiale, Shiver vi manda un dono che spera apprezziate: la mia testa…» Shiver interruppe il dettato, vendendo che Harrison Duncshire aveva lasciato cadere la penna. «Guarda che non abbiamo ancora finito. » gli disse.

«Ti prego… non puoi… per favore … non uccidermi…» balbettò il conte fra le lacrime.

Shiver scoppiò a ridere:« Dovresti vedere che faccia buffa hai! Davvero divertente.» ritornò serio. «Ora prendi quella penna e continua a scrivere, o giuro che ti faccio appendere per le palle all’albero maestro. Ti prometto che ti ammazzerò in fretta, se tu finisci quella lettera da bravo bambino.»

Duncshire deglutì, la minaccia ricevuta non era solo un modo per farlo spaventare: Shiver era famoso per i suoi metodi crudeli. Tremando sempre di più, riprese la penna.

«Dove eravamo rimasti? Ah, si… Shiver vi manda un dono che spera apprezziate: la mia testa che lui mi ha staccato di persona. Vi rimanda indietro la Idian Queen e il suo equipaggio, e coglie l’occasione per ringraziarvi per avergli fornito ottimi ricambi per la nave, munizioni, pezzi da otto e belle domestiche da rivendere al mercato.

Per quanto riguarda la questione dello scambio, Shiver vi attende fra quattro settimane a partire da oggi a cento miglia dal porto di Fort Law. Ovviamente la nave con cui dovrete avvicinarvi alla Stella dovrà avere a bordo solo voi e i marinai per manovrarla e non ci dovrà essere l’ombra di un cannone. E tanto meno navi che flottano in lontananza, altrimenti vostra figlia morirà.

Sicuro della vostra collaborazione, Shiver vi manda i suoi più calorosi saluti.

Conte Harrison Duncshire.»

Finito di dettare, Shiver prese la lettera, la piegò e se la mise un momento in tasca. «Molto bene, ora appoggia pure la tua testa sulla botte.» disse a Harrison.

Quello rimase immobile paralizzato dalla paura, allora Cristopher gli diede un pugno nello stomaco, facendolo piegare in avanti e poi gli schiacciò la testa sulla botte. Gli ostaggi iniziarono a mormorare preghiere, le donne a piangere.

«Sappi che è un piacere per me staccarti la testa da quel corpo di maiale grasso!» disse maligno Shiver, prima che la lama si abbassasse veloce sul collo di Harrison Duncshire. Il colpo staccò di netto la testa che rotolò via. Il sangue colò veloce dal corpo inerme del conte, allargandosi in una gigantesca pozza rossa che andò a lambire i piedi degli ostaggi, disperati e impotenti, di fronte ad un simile spettacolo

Shiver raccolse la testa e la diede ad uno degli ufficiali . «Prendi! E vedi di non perdere questa.» gli disse tranquillamente, porgendogli la lettera. «E voi, forza! Spogliate questa nave di ogni cosa utile e trasportate le donne sulla stella.»

Mentre i suoi uomini eseguivano gli ordini impartiti, spogliando gli alberi delle vele, trasportando barili di cibo, di vesti, munizioni e qualunque cosa utile sulla Stella di Giada, Shiver rivolse la sua attenzione all’unica donna che non piangeva, non si agitava e non pregava per aver salva la vita.

Scarlett se ne stava in piedi a testa alta, con le braccia legate e tenuta ferma da uno dei pirati, gli occhi ambrati lanciavano sguardi di fuoco.

Era furibonda, da quando aveva capito che i pirati puntavano a lei e non allo smeraldo. Shiver doveva aver capito che Jacobson non avrebbe mai mandato lo smeraldo a Londra.

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un drappo nero sventolava al vento. Il teschio che era ricamato sopra, sembrò guardare con scherno il povero tenente

Riprendo quello che ho detto prima, ma con più forza: non avevano visto la bandiera prima di farli avvicinare?

padre eterno in persona

Padre maiuscolo

sarà costretto a tenere presso le prigioni della sua nave, la vostra cara figlia

la virgola non ci vuole

venere

Venere maiuscolo

sulla stella.

Se Stella è il nome proprio della nave va maiuscolo.

Non male, anche se alcune parti soffrono un po'. Troppo lunga la descrizione iniziale, anche quella del comandante della nave pirata: in fondo ci immaginiamo come sia, non sono necessari tutti quei dettagli perché comunque sono troppi per memorizzarli tutti. Anche la descrizione del sorriso e dell'atteggiamento si può snellire.

Poi, la lettera: non è male l'idea che la faccia scrivere, ti dà anche una scusa più che plausibile per raccontare delle cose già avvenute. Però è un po' troppo lunga.

Bello il fatto che uccida il conte davvero: qui avrei concesso una riga di preparazione in più.

A questo punto tu dirai: ma quanto rompe questa? Hai ragione, però quando mi vengono in mente un po' di cose le dico tutte...

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icon_cheesygrin.gif Figurati! più cose fate notare è meglio è, anche perché siamo ancora nella parte che ho faticato parecchio a scrivere.

Tanto che nelle varie versioni mi sono persa dei pezzi, tipo la spiegazione della bandiera. Prassi delle navi pirata era quello di battere bandiere della stessa nazionalità o di nazioni alleate, per trarre in inganno le vittime.

Il Jolly Roger lo alzavano in seguito, e mi sono dimenticata di aggiungere il pezzo in cui la bandiera inglese viene calata e al suo posto issata quella pirata.

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Presi dal panico, gli uomini della Indian Quuen sperarono che si trattasse di un' allucinazione provocata dall'epidemia. Il tenente Jeff, più coraggioso, osò guardare verso l'albero maestro dell'altra nave: un drappo nero sventolava al vento. Il teschio che era ricamato sopra, sembrò guardare con scherno il povero tenente. La sciabola e la spada incrociate con uno stella nel mezzo lo rendevano terrificante. Facendosi il segno della croce, Jeff fece scivolare lo sguardo fino a prua per incontrare la faccia gentile, e un po’ ci civettuola, di una bellissima donna intagliata nel legno. I suoi occhi grandi, sembravano vantarsi dell'insolito gioiello che portava al collo e che dava il nome alla nave: una collana il cui ciondolo era una stella fatta di giada.

A un passo dallo svenimento, il tenente Jeff ritornò a guardare l'uomo dal cappotto rosso che in quel momento fece un passo.

Qui ci sono alcuni errori di battitura, quelli sottolineanti, cambierei cappotto con qualcosa altro, il cappotto è un po' troppo per i Caraibi, so che intendi quei soprabiti lunghi, ma è eccessivo.

Il povero conte Duncshire era finito a terra, sopraffatto dai conati, dalla disperazione e dalla paura. «Johnny…Shiver..» balbettò fra le lacrime.

aggiungerei vomito dopo conati e per la disperazione ad evitare dalla dalla, oppure un semplice e alla seconda.

«Che cosa divertente.., hai chiesto aiuto proprio a me, di tua spontanea volontà! Mi hai risparmiato la fatica dell’arrembaggio!» disse il capitano, in tono tranquillo.

...

Gli ostaggi rimasero a bocca aperta. Fissarono il mercante con aria incredula.

Il bonario nipote di Taylor Ferd, a cui tutti si erano affezionati, dalla voce gentile e dagli occhi dolci, in realtà era un uomo che in quanto a spietatezza e a crudeltà , non aveva nulla da invidiare al suo capitano.

Tra queste due non si capisce chi sia il capitano, se Shiver o Blade. al primo potresti mettere il pirata o un grado maggiore.

Per il resto bello, ma ho un ma. L'incontro in mezzo al mare per lo scambioa scarlett-smeraldo, non sarà rischioso? voglio dire, le navi che potrebbero essere in agguato avvenuto lo scambio... ma può essere che questo , quando e se accadrà sia parte della trama, però sembra un poco ingenua come metodo di scambio proposto da shiver.

Un'altra cosa, forse è meglio che qualcuno gli passi una mannai per decapitare il maiale, è difficile farlo con una spada. va bene è un libro, però...

scrivi bene fania, aspetto il seguito.

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Come vedi io non scherzo ad errori di battitura (come si dice, la fretta è cattiva consigliera)

Per il discorso dello scambio, dovrebbe esserci una risposta nei prossimi capitoli, vedremo se per voi attendibile icon_cheesygrin.gif

Attendo il tuo seguito, perchè poi voglio andare a leggere il pezzo nell'altra sezione icon_razz.gif

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Io aspetto, mi piace leggerti e ci saranno di mezzo altre cose, scarlet è nelle mani dei pirati e .. vedremo.

ci sto lavorando sperando di affaticarti/vi meno per le correzioni, perché non leggi vacuum di seth, è un gran leggere, quello mio è sì oltre ma solo oltre le normali copule da libri che ho sempre odiato, tipo: e fecero l'amore con passione tutta la notte, baci e carezze. al mattino... eh no, lì si fa sesso.

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una spada difficilmente stacca una testa su un piano, non di netto. meglio un'arma corta e pesante.

bella l'idea della lettera, ma mi sono detto: ammazza quanto parla bene 'sto shiver. quindi, mi sono chiesto chi sia (brava, bella cosa) ma mi aspetto risposte adeguate. deve aver fatto almeno la seconda superiore :-))

bello

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Sì, dell'arma me l'ha fatto notare anche Ronin, è stata una mia sbadataggine... segnata nelle cose da correggere.

Se avrai la pazienza di seguirmi, avrei le risposte che cerchi. icon_wink.gif

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benissimo, Fania. ti seguo, mio capitano. il mio doveva essere solo un appunto nel caso non ci fossero state le risposte. quindi, spiegate le vele, si per l'ottavo capitolo...

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Rimasto a Fort Law.

Come mai?

Il padre ha udienza dal Re e non si porta il giglio ed erede?

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