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AceOfSpades

Dialoghi e coerenza: incubi atroci

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Non sto scherzando. Ci perdo il sonno a volte.
Come fare a non rendere prolisso e pesante un lungo dialogo? So che la domanda sembra generica e non approfondita, però al momento non so che esempi portare. Provo a spiegarmi:

Di solito, tendo a scrivere dialoghi in maniera non troppo scorrevole, smorzando spesso il ritmo con eventuali descrizioni riguardanti le azioni che i personaggi compiono mentre parlano, pensieri (se il narratore è interno), eventi che accadono in sottofondo... E poi lo rileggo e lo trovo personalmente gravoso ed eccessivo.
Ho provato più volte a far dialogare i miei personaggi in modo più fluente, "botta e risposta", per intenderci, lasciando solo spazio a brevi intersezioni per segnalare eventuali cambiamenti di tono o intromissione di nuovi interlocutori. Però il problema è che facendo così il dialogo mi appare poi povero, spoglio, poco rifinito o addirittura noioso.
Voi cosa mi consigliate? Cosa rende, in linea generale, un dialogo piacevole? Come si imprime quella sensazione di naturalezza e scorrevolezza che tanto invidio da tanti scrittori?
 

Poi, altra cosa:
Coerenza. Pure qua ci perdo ore intere. Ho la mania ossessiva di dover dare una spiegazione a tutto. Persino in un fantasy, DEVO spiegare al lettore il perchè delle cose. (Esempio: esiste la magia? Perchè? Da dove viene? Perchè alcuni la possono praticare ed altri no? Come?)
Credete sia un errore? 
Non fraintendete, trovo molto affascinanti le storie che terminano con più domande che risposte (come la maggior parte dei capolavori di Lovecraft), ma in certe situazioni mi sento obbligato a dare una spiegazione ad alcune cose. Posso accettare di lasciare con la condanna del dubbio un lettore riguardo all'origine di una creatura soprannaturale o di un qualche misterioso evento accaduto nel passato del mio mondo, ma non accetto di non spiegare perchè, quella diavolo di sciabola che ha il mio antagonista brilli di luce propria, ad esempio. 
Spero di essere stato chiaro, anche se qui ho i miei dubbi (Dubbi... sono fermamente convinto che siano il tallone d'Achille della maggior parte degli artisti, se mi passate questo breve attimo di spavalderia)
Ora, so che le risposte alle mie domande sono fortemente influenzate da gusti ed opinioni personali, ci mancherebbe, però voi cosa ne pensate?

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@AceOfSpades Per la coerenza non so che dirti. A me non me ne frega nulla di spigare tutto, e metto in risalto solo qualche cosa qua e là quando capita l'occasione.

 

Per i dialoghi posso capire l'anisa: sono stati la cosa più difficile da cominciare a scrivere, però poi una volta che ci riesci i tuoi libri avranno tutt'altro tono e miglioreranno e non di poco. Prima di tutto vanno bene entrambi, prolissi o a botta e risposta, dipende dalle situazioni oppure si possono fondere tra loro.

 

Come rendere quelli prolissi non noiosi? Devi rendere i tuoi personaggi interessanti abbastanza perché i lettori abbiano interesse a leggere cosa pensano e cosa dicono. Ma è una questione talmente personale, che mi riesce difficile darti un consiglio preciso.

 

La sola cosa che mi sento di dire è che i dialoghi non devono essere al servizio della trama, ma è la trama che deve prestarsi ai dialoghi per dare ai personaggi avvenimenti e temi di cui parlare. Non so bene come spiegarlo: i tuoi personaggi vivono la trama sulla propria pelle, ci sono immersi dentro, e per questo motivo quando parlano lo fanno tenendo conto della loro vita, esperienze e sentimenti. Sono loro che parlano, tu ti devi solo assicurare che lo facciano in maniera diretta, semplice e anche divertente.

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Grazie mille della risposta, ho capito cosa intendi. 
Infatti trovo molto talentuosi gli scrittori che riescono a farti immergere nei propri personaggi, al punto di provare sincero interesse per loro e per cosa hanno da dire

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Il 3/1/2019 alle 14:50, AceOfSpades ha detto:

Come fare a non rendere prolisso e pesante un lungo dialogo?

Interromperli ogni tanto con qualche evento esterno, non importa se fine a se stesso: una telefonata, un mutamento atmosferico, il passaggio di un personaggio estraneo alla scena...

Se scrivi un "botta e risposta" di cinque pagine dopo un po' il lettore inizierà ad annoiarsi, per quanto siano importanti le cose che i due personaggi si dicono.  Dopo un'interruzione il lettore ripartirà con la mente più fresca e pronto di nuovo a seguirti.

Il 3/1/2019 alle 14:50, AceOfSpades ha detto:

smorzando spesso il ritmo con eventuali descrizioni riguardanti le azioni che i personaggi compiono mentre parlano,

Ecco, questi a volte rendono insopportabili i dialoghi...

Come editor mi capitano spesso scene del genere:

 

– Allora, cosa ne pensi? – domandò lui, con lo sguardo corrucciato.

– Non saprei – rispose Isabella, tormentando con la mano sinistra il polsino della camicetta.

– Eppure dovremo prendere una decisione – insistette Edoardo, avvicinandosi di qualche passo.

– Decidi tu – rispose lei, arrossendo per l'imbarazzo.

E francamente sono di una noia mortale.

Ridurle al minimo, lasciando solo le azioni che introducono qualche modifica nello stato dei personaggi.

Il 3/1/2019 alle 14:50, AceOfSpades ha detto:

Coerenza. Pure qua ci perdo ore intere. Ho la mania ossessiva di dover dare una spiegazione a tutto...  Credete sia un errore? 

Sì, uno dei più comuni.  

E spesso si collega a quanto detto sopra per i dialoghi.

L'autore introduce in scena un personaggio che è arrabbiato (o imbarazzato o annoiato o quel che è) e continua a insistere su quel tasto, dicendo che è offeso perché l'altro gli ha fatto un torto (che magari il lettore già conosce), e poi ci dice che ha gli occhi fuori dalla testa, quindi che spezza una matita con la mano destra, e poi ancora che alza il tono di voce fino a urlare e così via...

Il lettore, che già si aspetta che il tal personaggio sia infuriato per quanto è successo, finisce per pensare "ma credi che sia scemo?  Ho capito che Luigino è incazzato, non me lo devi spiegare dodici volte...".

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@AceOfSpades

Per quanto riguarda le spiegazioni, io mi limiterei solo alle cose che sono veramente importanti per la trama.
E ti faccio un esempio. Mettiamo caso che tu stai ambientando la storia in un mondo fantasy. In realtà tu scegli già di non spiegare alcune cose perché sono uguali a quelle del nostro mondo e assumi che il lettore le dia per scontate (Come mai una mela se si stacca dal ramo cade dall'albero? Non stai lì a spiegare la forza di gravità), però se una cosa è strana per il lettore, ma è normale per i personaggi (in un mondo dove la gravità non esiste, la mela si stacca dal ramo, ma non cade dall'albero) allora la spiegazione rischia di suonare astrusa e ridondante, perché avviene all'interno della narrazione, tra personaggi che sanno come funzionano le cose: sarebbe come spiegare la forza di gravità. Diverso è se stai cercando di spiegare al lettore qualcosa che anche i personaggi ignorano (es. I personaggi rimangono sorpresi dalla mela che non cade dall'albero e anche loro cominciano a staccarsi da terra e non hanno idea di cosa sta succedendo. I lettori e i personaggi sono sullo stesso piano).

Per quanto riguarda i dialoghi, a me piace leggerli ad alta voce per essere sicura che suonino bene. Poi alterno botta e risposta di qualche riga (raramente più lunghi, anche se nel mio ultimo romanzo mi è capitato di scriverne uno di qualche pagina, ma era motivato e poteva avere senso solo così) con dialoghi inframmezzati da descrizioni consistenti. Cerco di evitare i dialoghi come quelli dell'esempio fornito da @Marcello, anche se devo ammette che i miei primissimi approcci alla scrittura dei dialoghi tendevano ad avere quell'aspetto. Comunque, per toglierti qualunque dubbio, prova a dare un'occhiata agli scrittori che ti piacciono, vedi come loro gestiscono i dialoghi, specialmente dialoghi che ti sembrano particolarmente belli e piacevoli da leggere.

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1 ora fa, Ylunio ha detto:

prova a dare un'occhiata agli scrittori che ti piacciono, vedi come loro gestiscono i dialoghi, specialmente dialoghi che ti sembrano particolarmente belli e piacevoli da leggere

Sì, buona idea :)
Grazie anche a te dei consigli!

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9 ore fa, AceOfSpades ha detto:

Sì, buona idea :)
Grazie anche a te dei consigli!

 

E ricordati sempre che ogni dialogo deve contenere al suo interno un contrasto. Sempre. Almeno uno. 

 

Più contrasti ci sono, più lo puoi allungare senza problemi. 

 

E inoltre assicurati di aggiungere di fianco al tema principale della discussione, almeno altri due. Uno introduttivo e uno conclusivo. 

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Coerenza. Pure qua ci perdo ore intere. Ho la mania ossessiva di dover dare una spiegazione a tutto. Persino in un fantasy, DEVO spiegare al lettore il perchè delle cose. (Esempio: esiste la magia? Perchè? Da dove viene? Perchè alcuni la possono praticare ed altri no? Come?)
Credete sia un errore? 

 

Da questo punto di vista, anch'io mi muovo allo stesso modo: è un mio bisogno, più che un pensiero finalizzato a chi legge. Poi credo che in un mondo immaginario la coerenza acquisti ancora più importanza, è il modo migliore per stabilire delle regole, dei limiti, la distinzione tra possibile e impossibile, per non cadere nel banale.


Non è detto però che serva spiegare tutto, evi avere tu ben chiari tutti i perché, e poi muovere personaggi ed eventi, anche gradualmente, per permettere al lettore di scoprire queste "regole" o al massimo .

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"o al massimo quel che è sufficiente scoprire."

Scusate, stavo scrivendo, ma devo aver inviato il post per sbaglio prima di concludere.

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Il 3/1/2019 alle 14:50, AceOfSpades ha detto:

Voi cosa mi consigliate? Cosa rende, in linea generale, un dialogo piacevole? Come si imprime quella sensazione di naturalezza e scorrevolezza che tanto invidio da tanti scrittori?
 

 

Il silenzio. So che sembra assurdo, ma quello che i personaggi non dicono è importante tanto quanto quello che dicono e in alcuni casi anche di più. Tra l'altro non è necessario riportare un dialogo nella sua interezza, ma bastano le frasi principali, il resto si può tagliare, riassumere, sostituire con qualche azione o altro.

 

Il 3/1/2019 alle 14:50, AceOfSpades ha detto:

Poi, altra cosa:
Coerenza. Pure qua ci perdo ore intere. Ho la mania ossessiva di dover dare una spiegazione a tutto. Persino in un fantasy, DEVO spiegare al lettore il perchè delle cose. (Esempio: esiste la magia? Perchè? Da dove viene? Perchè alcuni la possono praticare ed altri no? Come?)
Credete sia un errore? 

 

Sì, è un errore (e uno dei più irritanti a mio avviso).  L'autore deve saperle queste cose, ma non le deve dire in modo esplicito, a meno che non sia necessario per comprendere che succede, ma se riuscisse a non metterle neanche in quel caso sarebbe ancora meglio.

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@AceOfSpades Guarda. Per gli spiegoni/spieghini, quando pensi siano necessari, falli precedere da "Sapeva che…", "Gli avevano detto che…"... In questo modo non sei tu che spieghi, ma il personaggio.

Il dialogo naturale è fatto di frasi brevi. Anche con qualche "non sense". Comprende ripetizioni "come hai detto?". Può finire con esclamazioni "Ah". Non sempre è del tutto coerente. Così puoi inserire "ma cosa stai dicendo?... Un po' come quando si parla tra amici al bar. O in macchina...

Ciao:)

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Per i dialoghi, preferisco leggerli e preferisco scriverli un po' botta e risposta un po' prolissi, mai solo l'uno e l'altro, perché si rischia di cadere presto nell'esempio riportato da @Marcello.

Per le spiegazioni, personalmente le tollero solo se necessarie. Della serie: spiegami perché un personaggio si comporta diversamente da come dovrebbe, non perché si comporta in maniera normale. Idem per come funziona il tuo mondo: se devi spiegarmi perché una magia funziona così piuttosto che colà ok, ma non perdere 3 pagine a farmi la sua descrizione se non la ritroverò mai più in tutta la storia oppure quella caratteristica X non sarà mai utile. Abolisci le ovvietà, insomma, non so se mi spiego.

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@AceOfSpades per quello che riguarda la coerenza, secondo me puoi partire dal presupposto che l'importante è che ci sia una logica.

 

Ci sono parti non vitali.

"Bevve dell'acqua, composta da idrogeno e ossigeno in proporzione due a uno…" ha senso solo se vieni da un mondo in cui l'acqua non esiste o se lo scopo, il filo conduttore del tuo lavoro è far riflettere, dare una spiegazione su cose considerate banali. 

Però può dare una buona pennellata alla tua trama. Si può ironizzare sull'ovvio, si può confabulare sull'ovvio. Ci sono dei testi teatrali che con parole e frasi insensate trasmettono ugualmente un messaggio, però il Fantasy è un genere che di per sé ti concede il beneficio del dubbio quando scrivi che un drago di ghiaccio teme di sciogliersi al sorgere del sole se non rientrerà nella sua caverna. Puoi creare però qualche capitolo con tutte le spiegazioni, oppure un'appendice, se proprio ci tieni.

 

 

Per quel che riguarda i dialoghi, trovo anche io che siano una delle parti più fastidiose da trattare durante la narrazione. Quello che mi aiuta è ricordare che non sono solo "parole", che il dialogo mostra intenzione, comunica emozioni, costruisce reazioni. 

Modula la velocità, fermati. Le azioni che accadono durante il dialogo non devono essere il sale sulla bistecca, semmai l'opposto. 

Questa cosa me l'ha spiegata un'insegnante di teatro, dove, nei testi, hai a disposizione più che altro i dialoghi e l'azione la deve mettere l'attore. Se immagini di essere il regista dei tuoi personaggi, figurandoteli come nella realtà, è un bel po' più facile mettere giù dei dialoghi buoni.

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3 ore fa, Fortuna ha detto:

Ci sono dei testi teatrali che con parole e frasi insensate trasmettono ugualmente un messaggio,

Oh sì, e lui ce l'ha spiegato come meglio non si poteva:

Martin Esslin.jpeg

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12 minuti fa, Fortuna ha detto:

@Marcello Grazie per la segnalazione di questo testo.

 

Andrò a leggerlo… 

L'ho studiato tanti anni fa all'università per un esame complementare di Storia del Teatro e ne ho un ricordo eccellente: è tramite lui che ho conosciuto Beckett, Ionesco & C. ;)

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3 ore fa, Marcello ha detto:

L'ho studiato tanti anni fa all'università per un esame complementare di Storia del Teatro e ne ho un ricordo eccellente: è tramite lui che ho conosciuto Beckett, Ionesco & C. ;)

 

Io l'ho messo in scena con la scuola, parlo di Ionesco, mi è piaciuto così tanto! Così comunicativo, così intenso e così bravo a trasmettere che nel dialogo, nella parola non c'è l'essenza dell'azione e che, per dirlo in poche parole, noi parliamo troppo. 

Per questo lo trovo utile nello scrivere i dialoghi.

Fa capire la differenza tra "dire" e "comunicare".

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8 minuti fa, Fortuna ha detto:

Così comunicativo, così intenso e così bravo a trasmettere che nel dialogo, nella parola non c'è l'essenza dell'azione

(y)

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Il 6/1/2019 alle 11:20, JPK Dike ha detto:

E ricordati sempre che ogni dialogo deve contenere al suo interno un contrasto. Sempre. Almeno uno. 

Ciao! Questa non l'ho capita. Potresti spiegare con un esempio, per favore?

  • Divertente 1

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10 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Ciao! Questa non l'ho capita. Potresti spiegare con un esempio, per favore?

 

Il dialogo è scambio di informazioni, ma per renderlo effettivo non può essere solo quello. Deve avere un altro buon motivo per esistere, questo perché un dialogo in un libro (ma anche in un film o fumetto) non si svolge solo tra gli attori, ma il lettore fa anch'egli parte integrande della conversazione.

Quindi se a due personaggi interessa che le informazioni siano scambiate più velocemente e chiaramente possibile (come del resto a noi nella vita di tutti i giorni), al lettore serve qualcosa in più; serve che queste informazioni siano trasmesse in un modo, tempo e luogo interessante.

E il contrasto ( o i contrasti del dialogo) possono essere di modo (litigata), di luogo (magari in un posto pericoloso), e tempo (ti prendi un intero capitolo per dire una cosa sola. Quindi scrivi un capitolo coi fiocchi, solo per esprimere un dialogo super importante).

 

Spoiler

 

«Sono sicuro che a Lexa non dispiacerà,» dico con un mezzo sorriso stampato in faccia. «Cerca solo di risparmiarci il tuo solito ruggito di fine pasto.»

«Kilo!» urla Yuki indignata.

«Doveva essere un segreto che mangi come una maialina affamata?»

Arrossa esattamente come una porcellina e rinuncia al sugo residuo. Invece afferra una nuova scatoletta e riprende a mangiare a piccoli bocconi.

«Sto cercando una parola che possa descriverti più forte di sgradevole,» dice Lexa. «Ma non riesco a trovarla. Sei come un babbuino.»

«E dovevi vedere la sua casa quando abitavamo a Lexington,» ricorda Yuki. «Calzini sporchi e fango dappertutto. Ho passato una settimana solo per mettere un po’ d’ordine nella sala da pranzo.»

«C’era qualcosa che faceva in casa?»

«Mmm, no. Cucinavo, pulivo, rammendavo i vestiti e lo medicavo quando si faceva male.»

«Insomma ti faceva sgobbare mentre lui se la godeva. Tipico di un uomo.»

«Strano,» esclamo cercando di difendermi dall’attacco. «Io ricordo una delinquente che rubava la mia roba, dormiva fino a tardi e saltava sulle sedie quando vedeva un ragno zampettare a giro per casa.»

«Non mi piacciono i ragni,» risponde Yuki a mo’ di scusa. «E la soffitta dove dormivo ne era piena.»

«Allora è per questo che russavi così forte che potevo sentirti da camera mia. Era tutta un’astuta strategia per spaventarli?»

Impugna il cucchiaio e me lo punta contro come fosse un coltello. «Io non russo!»

«Mi spiace contraddirti, patatina,» si intromette Lexa con un sorriso. «Su questo devo dare ragione al caprone. C’ero anche io a letto questo pomeriggio, e sembravi un trattore.»

Colpita e affondata. Abbassa occhi e cucchiaio, triste per essere stata sorpresa da Lexa a fare qualcosa di così poco femminile.

«Scusa,» borbotta.

«Oh, non ti preoccupare,» risponde Lexa allegra. «Ho sopportato di peggio sotto le lenzuola. E almeno tu non hai allungato le mani per palparmi le tette.»

Le parole di Lexa fanno scendere il silenzio sulla tavola. Aleggiano un poì nell’aria, giusto il tempo per farmi capire: sono io! Sta parlando di me! E lo faccio in tempo per chinarmi ed evitare la lattina di stufato che Yuki mi lancia dritto in faccia. Mi sfiora l’orecchio e si infrange alle mie spalle, imbrattando il muro di carne e piselli.

Ora la riconosco. «Ti ha dato di volta il cervello?»

«È vero?» chiede Yuki indignata. «È quello che hai fatto?»

«Anche se fosse,» rispondo, «non lo verrei certo a raccontare a una pazza furiosa.»

 

Prendi il dialogo sopra. Ha zero attinenza con lo sviluppo della trama, e probabilmente nemmeno trasmette informazioni utili per far proseguire la storia o esplicitarla al lettore. E' scritto solo e soltanto per trasmettere informazioni sui personaggi, quello che pensano e vogliono, e le relazioni tra di loro. E per farlo ci sono dentro tre contrasti direi di umore: l'uomo fa arrabbiare la ragazzina, due volte. Poi si intromette la donna, la consola, e sposta la presa in giro sull'uomo. E arriva il terzo contrasto, con la lattina di cibo lanciata.

Questi tre contrasti, qui ironici, tengono impegnato e distratto il lettore, mentre tu fai passare informazioni sulla personalità dei personaggi. E funziona sempre così: nel dialogo più che in ogni altro parte della prosa lo scrittore è come il mago: devi distrarre abbastanza il pubblico affinché non si accorga del trucco, e così sorprenderlo alla fine con la "magia". E lo stesso devono fare i tuoi dialoghi.

Devi distrarre i lettori, divertirli/emozionarli/sorprenderli, così da fargli assorbire le informazioni senza che se ne rendano conto. E così, per la fine del libro, sanno tutto sui personaggi e la storia, e nemmeno si ricordano dove o quando c'è stato lo spiegone.

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@AceOfSpades credo che il dialogo debba contenere sempre una certa tensione o la supposizione di un avanzamento (non importa che, nei fatti, non avvenga). A me piace mischiare discorso diretto e pensato dei personaggi, senza una logica precisa, un po' come quando parli con qualcuno e mentalmente completi la frase o aggiungi dettagli o altro. Non credo che sia necessario spiegare ogni singolo dettaglio di quel che fanno i personaggi nel frattempo, qualcuno sì, ma se ben inseriti chiariscono l'atmosfera. Perché non ci posti un esempio di un dialogo che secondo te non funziona?

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@AceOfSpades ho fatto da sola e ho trovato questo tuo spezzone di dialogo:

 

‹‹Al posto tuo farei attenzione con quello›› la apostrofò indicando l’arco
‹‹Che c’è, non si può più girare armati?›› sbottò lei un po’ troppo bruscamente, perché la guardia le lanciò un’occhiataccia
‹‹Non ho detto questo. Ma le strade sono piene di gente oggi, e le persone armate tendono a mettere a disagio gli altri. Non ci fidiamo degli stranieri, e in città ti terranno d’occhio›› la ammonì senza staccarle gli occhi di dosso.

 

Su tre battute, hai specificato ogni volta chi dice e cosa fa e come lo dice e sempre dopo la battuta. Tra la prima e la seconda battuta, ad esempio sia il lanciare l'occhiataccia sia lo sbottare esprimono lo stesso concetto della prima persona (è scocciata), nella seconda non avrei inserito altro che la domanda. Nella terza avrei compresso anche la frase a un 'no, ma le strade...e potresti far sentire a disagio qualcuno....'. Toglierei anche la ammonì, è chiaro dalla frase, è sufficiente 'e non le stacco gli occhi di dosso' o qualcosa di simile. Spero di essere stata utile.

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Ciao @AceOfSpades

ti racconto la mia esperienza, spero che possa esserti utile

 

Per quanto riguarda l'ossessione delle spiegazioni (soprattutto in un fantasy) ho notato che a me personalmente viene quando ancora non ho fatto mio il mio racconto. Cerco di spiegarmi: più una cosa mi è chiara, più riesco ad esprimerla in poche righe selezionando ciò che va detto e ciò che lasciato. Quando mi ritrovo in confusione, mi sono accorto che il motivo è perchè non sono ancora entrato nel mio mondo, non l'ho fatto mio ed allora penso di dover scrivere tutto.

 

Personalmente considero lo scrivere come l'arte del riscrivere, quindi nella prima bozza ci metto tutto (anche papponi infiniti di spiegazioni), poi alla seconda/terza riscrittura tutto si riduce perchè ciò che ho scritto diventa sempre più mio.

 

Per i dialoghi, a volte vale la stessa cossa.

 

Spero di esserti stato di aiuto

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