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S.J.K.

Underdogs

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La scena si svolge in una mensa d'ospedale, i medici stanno parlando dei loro pazienti del reparto di oncologia. Ci sono rimandi ad altri capitoli (come l'ape fatta di palloncini sulla carrozzina del vacchietto) che magari risultano impossibili da cogliere.

Mi interessa sapere che impressione generale risulta da questo brano, un grazie in anticipo a tutti.

La coda della mensa. L’odore. Tutti in fila come se si andasse a mangiare qualcosa di buono. Lo specializzando anziano distribuisce i buoni pasto ai due interni, che non lo guardano nemmeno in faccia mentre sfilano i pezzi di carta dalle sue dita, e continuano a sghignazzare fra loro.

Dare un buono pasto per mangiare nella mensa dell’ospedale non è un atto benevolo. Io li distribuisco come una piccola vendetta. E’ una piccola vendetta.

Con un euro e poco più di buono abbiamo diritto ad un primo, un secondo, contorno, frutta, pane. E’ possibile sostituire il pane coi crackers, oppure il contorno con il formaggio. Se non prendi il secondo puoi avere due frutti, al posto del primo invece non ti danno nulla. Primo più formaggio meno frutta meno secondo ti permette di avere il budino. Budino più secondo e non hai diritto alle posate. Le regole sono talmente complicate che nemmeno il supervisore, riesce a farle rispettare. Riesce invece benissimo a farti posare la mela che non ti spetta, o a proibirmi di prendere la bottiglietta d'acqua quando la dimentico, e succede spesso. Allora mando l'interna a prenderla, so che nessuno resiste ai suoi occhioni dolci.

Secondo tutti noi il supervisore è molto più utile quando aiuta le inservienti a distribuire il puret, anche perché altrimenti applica le regole secondo un unico criterio, il caso e il suo umore.

Ha imparato bene a cosa serve avere un po' di potere.

Oggi ci propongono la pasta di ieri riciclata e fatta al forno. Pasta pasticciata, la chiamano. La carne del lunedì fa bella mostra di sé macinata, trasformata in polpette a un qualche sugo rosso. Abbiamo anche il pesce, filetto di pangasio del Mekong. Un pesce gatto che vive in un fiume di fango. Un fiume che ha come affluenti tutte le fogne del sud-est asiatico, dove può nutrirsi di alghe al mercurio, assorbire arsenico tramite le branchie che gli servono per estrarre il poco ossigeno rimasto fra gli escrementi.

No, decisamente oggi il pesce non mi va.

Almeno i broccoli del contorno sono più onesti, non nascondono insidie. Col loro puzzo mi avvertono di essere disgustosi. Lo specializzando anziano mi dice che domani ci sarà pasta ai broccoli. So che ha ragione, ma la chiamerei pasta agli avanzi di broccoli.

Condividiamo il destino dei nostri pazienti mangiando i loro avanzi. Loro pranzano alle 11 di mattina, noi alle due di pomeriggio, ma almeno ci risparmiamo la cena. Durante il giro visite possiamo pregustare quello che ci attenderà a pranzo, ma quando passiamo di fianco al carrello portavivande vorremmo che li facessero a noi, gli antiemetici.

L'interno parla fitto fitto con l'interna. Magari hanno una storia, ma niente di serio, lui non può garantirle i vantaggi del fidanzato politico, anche se un'infermiera giura di averli trovati nascosti coi camici aperti nel bagno di servizio, una volta.

Dice: «Il paziente della cinquantuno dovrebbe disinfestarsi le ascelle» ed ha ragione, ma è poco delicato. Lei ridacchia. Dopo pranzo gli porteranno una confezione di sapone, e gli diranno che è un disinfettante. E' indispensabile passarselo su tutto il corpo e sciacquarlo via con abbondante acqua prima di poter fare la chemioterapia.

Dice: «La signora Mileni oramai sembra uno scheletro ricoperto di cera grigiastra».

Anche le cosce di pollo al forno mi fanno la stessa impressione.

Metto sul vassoio in finto legno una mozzarella, sigillata nella sua busta e un panino. Uno yogurt e una mela.

Oggi patatine fritte in abbinamento a prosciutto di Praga cotto in litri d'olio marroncino. Chiedo le patatine da sole, ma con la mozzarella non me le danno. Dovrei prendere il prosciutto, ma lasciare la mozzarella. In alternativa posso solo rassegnarmi. L'uomo non separi gli abbinamenti che il dio della mensa ha unito.

Per poco più di un euro si può sopportare.

L'interna dice: «Fortuna che è finita questa storia della qualità. Oggi tutti i pazienti a cui ho fatto firmare i consensi erano entusiasti della novità. Il vecchino coi baffi era così felice dopo aver letto il consenso nuovo che mi ha spruzzato tutta col siero che gli trasuda dalle gambe».

Il ragazzo le chiede se è sicura che non fosse fra le gambe che gli usciva. Lei finge un broncio e dice sìssì, sicurissima. Lomguarda da sotto in su e sbatte le ciglia tre volte.

Vai a pranzo con dei medici, e sei sicuro che ti elencheranno tutti i tipi possibili di fluidi corporei. L'odore lo lasceranno alla tua immaginazione. Racconti avvincenti sulla consistenza di un fecaloma, duro come un sasso ma rotto grattandone via un pezzettino alla volta con le unghie durante una dolorosa esplorazione rettale.

O peggio, i ricordi di quelle volte in cui il paziente è occluso sul serio.

Quando ci sediamo lo specializzando anziano dice: «Il sugo della pasta ha il colore della roba che usciva dal sondino della signora Mileni. Ormai è completamente tappata, non c'è più transito».

La ragazza dice abbiamo fatto bene a mettergli il sondino, continuava a vomitare cacca. Dice se sei tappata a livello del tenue ed il cibo e le secrezioni non vanno più giù, da qualche parte bisogna farle uscire, no?

« Potevi collegare subito il sacchetto al sondino, era meglio». Ha la faccia della professoressa che dovrà punire l'allievo birichino. Promette una punizione piacevole, con quegli occhioni languidi. Sbatte ancora le ciglia.

Immagino l'intestino strangolato in più punti dal tumore. Come cappi che lo stringono in vari punti, e ne infiltrano le pareti e lo distruggono. Immagino le secrezioni fisiologiche che non riescono a scendere e si accumulano come acqua di scarico in un lavandino tappato.

«Strano un carcinoma mammario a basso grado che dia carcinosi peritoneale» dice l'interno. Mi ha letto nel pensiero.

Dice: «Strano che sia così aggressivo, è entrata ancora in carne ed ora non ce n'è più, di donna. L'ha mangiata, davvero» e addenta la coscia del pollo. Vorrei dirgli che non è educato usare le mani, ma sembra avere molta fame. Ha una goccia d'olio che gli trema sul mento al ritmo della masticazione. L'interna gliela pulisce con un tovagliolino carico d'affetto.

«Dove stava prima le avevano detto che con il suo carcinoma duttale di grado uno aveva quasi il cento per cento di possibilità di guarire» precisa lo specializzando anziano.

L'interno dice con tono grave finto triste è la vita a non lasciare scampo. Poi guarda l’interna, che dice: «Il momento migliore è quando il sondino è arrivato nello stomaco e la roba marrone ha iniziato a schizzare sul letto».

«No, è stato meglio quando l'ho tappato col pollice e mi ha vomitato cacca sul camice» dice lo specializzando anziano. E pensare che ne avevo messo ieri uno pulito.

Io della scena ricordo soltanto di essere stato quello che ha attaccato il sacchetto al sondino.

Poi mi sono alzato, sono uscito dalla stanza ed ho ricominciato a respirare.

Guardo i due interni e mi viene voglia di salire in reparto e andare a aprire il sacchetto pieno della roba marrone che il sondino tira fuori da dentro quella donna. Aprire il sacchetto e riempirmene le mani come una coppa. Shiaffeggiarmi con quelle mani lorde sarebbe purificarmi, condividere una sofferenza che non posso capire.

Un santo graal di materiale fecaloide.

Apro lo yogurt al caffè. Solo in ospedale possono propinarti uno yogurt al caffè. Ne assaggio una punta e ha il sapore della roba marrone della signora Mileni. Lo metto da parte e inizio a tagliare la mela. I miei colleghi sono ancora al secondo, hanno sfruttato meglio il buono pasto. L'immagine del liquido marrone sul camice ha rallegrato la tavolata.

Un paziente mi aveva detto che era contento di stare così male. Si sentiva sollevato perché pensava di aver toccato il fondo. Mi ha detto ora posso solo risalire. Migliorare. Non immaginava dove fosse davvero il fondo.

L'interno dice che anche la signora Des sembra peggiorata. «Invece l'omino che è entrato per morire subito ha la pelle dura. Se ne va in giro con quella carrozzella come un treno. E oggi aveva un fiore orribile legato al bracciolo, con sopra una specie di ape. Non li godo, i pagliacci. Però lui almeno non continua a rompere per avere la chemioterapia».

Mentre pronuncia le ultime parole schizza gocce di unto e pezzettini di pelle di pollo dalla bocca. Poi prende l'osso fra i molari e lo spacca.

«Mi sa che l'ha capito che non gliela faremo».

«E ci voleva poco» dice la ragazza. Poi versa metà della bottiglietta d'acqua su un'arancia, asciuga e lustra con un tovagliolo di carta la superficie rugosa. La sbuccia affondando nel frutto con l'unghia del pollice. Hanno la buccia talmente sottile che i pesticidi l'attraversano come niente, dice.

«Il vecchietto è sull'orlo del baratro» continua. « Vorrei sapere perché ce lo dobbiamo sorbire noi e non lo spediamo in palliative. Spazio terapeutico non ce n'è, lui lo sa. O se lo immagina. Potremmo ricoverare qualcuno da trattare, o che sta male».

Le dico che sì, il suo posto sarebbe in palliative. Ma con tutti gli amici di amici che ci prendiamo sotto ordini superiori solo perché i figli non li vogliono a morire a casa, un altro non farà differenza.

Lei apre il suo arancio in due e il succo le cola fra le dita, e poi nelle linee delle mani. La goccia più grande si interrompe, spero non abbia preso la linea della vita, credo che quelle dei soldi e della carriera, per lei, siano già scritte.

Dice « Oggi tutti tentano di portare la morte fuori dalla loro casa, ma quando dici che non c'è nulla da fare e tenti di mandarli dove dovrebbero stare»

«In palliative» dice il ragazzo, e lei lo guarda e con la bocca disegna una grande o, sembra quasi sorpresa dall'interruzione: «si, in palliative...», dice, e si interrompe un secondo e pensa a chissà che, le ultime sillabe di palliative sono un fruscio.

Poi continua «...o nei reparti apposta per i lungodegenti terminali, allora nessuno vuole. Dillo tu ai parenti. Iniziano a dirti ma come, non c'è più niente da fare, e come gli diciamo che non lo curiamo più, e se gli diciamo che lo mandiamo a morire si deprime, non è pronto, si suicida».

L'interno dice che se si suicida ora anticipa di ben poco tempo la natura. Poi sputacchia dei pezzetti di osso nel piatto. «La signora Des sarà un'altra impossibile da trasferire, vero?»

Guardo lo specializzando anziano, i suoi pensieri sembrano fossilizzati e lo sguardo vaga sopra le mie spalle. Io ho le guance gonfie di mela, come un criceto, quindi non dico niente e sono contento che non mi veda.

La ragazza dice: «Lo sai che non ce ne libereremo, vuoi che chiami davvero i giornali?» Ha gli occhi verde acqua e non dice proprio sul serio. «Magari non li chiamerà, ma con la minaccia che ha fatto al primario per avere il ricovero non ha nemmeno bisogno di essere raccomandata per fare quello che vuole». Guarda l'interno e chiede, perché, sta peggiorando?

Lo specializzando anziano sembra risvegliarsi e dice «No, ieri stava bene, aveva finito la chemio e non aveva particolari disturbi», ma lo sguardo non cambia.

Mi va un pezzo di mela di traverso, e tossisco. Mi viene difficile non sputare addosso ai miei colleghi di oggi e futuri un frullato di mela masticato. Deglutisco pian piano fra un colpo di tosse ed un altro. Sento un filo di saliva che scende dall'angolo della bocca. Nessuno mi guarda.

L'interno apre la bocca e intravedo pezzi di cibo, masticati ma non troppo.

Un pezzo alla volta, mando giù la mela.

Dice: «Ma come, nessuno ha visto i suoi esami?»

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Con un euro e poco più di buono abbiamo diritto a(d) un primo, un secondo, contorno, frutta, pane.

Le regole sono talmente complicate che nemmeno il supervisore(,) riesce a farle rispettare. Riesce invece benissimo a farti posare la mela che non ti spetta (io riferirei anche questo inizio al protagonista, per armonizzare la frase, è evidente tanto che è una cosa che viene applicata anche a tutti gli altri), o a proibirmi di prendere la bottiglietta d'acqua quando la dimentico, e succede spesso.

Secondo tutti noi il supervisore è molto più utile quando aiuta le inservienti a distribuire il puret (il puret? Non è che è il purè?), anche perché altrimenti applica le regole secondo un unico criterio, il caso e il suo umore (se lasci la e i criteri sono due, se metti la o puoi lasciare un unico criterio).

Dice: «Il paziente della cinquantuno dovrebbe disinfestarsi le ascelle» e(d) ha ragione, ma è poco delicato. Lei ridacchia. Dopo pranzo gli porteranno una confezione di sapone, e gli diranno che è un disinfettante.

Lo(m, errore di battitura) guarda da sotto in su e sbatte le ciglia tre volte.

Dice se sei tappata a livello del tenue e(d) il cibo e le secrezioni non vanno più giù, da qualche parte bisogna farle uscire, no?

Poi mi sono alzato, sono uscito dalla stanza e(d) ho ricominciato a respirare.

Guardo i due interni e mi viene voglia di salire in reparto e andare a(d, qui ci vuole) aprire il sacchetto pieno della roba marrone che il sondino tira fuori da dentro quella donna.

Dice(:) « Oggi tutti tentano di portare la morte fuori dalla loro casa, ma quando dici che non c'è nulla da fare e tenti di mandarli dove dovrebbero stare»

«In palliative» dice il ragazzo, e lei lo guarda e con la bocca disegna una grande o, sembra quasi sorpresa dall'interruzione: «si(sì), in palliative...», dice, e si interrompe un secondo e pensa a chissà che, le ultime sillabe di palliative sono un fruscio.

Deglutisco pian piano fra un colpo di tosse e(d) un altro. Sento un filo di saliva che scende dall'angolo della bocca. Nessuno mi guarda.

Allora... All'inizio stavo per smettere di leggere, sono sincera. Poi ho capito che stavo provando esattamente le emozioni che tu, come autore, volevi che provassi e ho rivalutato il racconto, la tua capacità di raccontare una scena di vita in un modo che scopre, che mostra il cinismo e, in alcuni tratti, la meschinità che certe persone assumono davanti al dolore degli altri. Mi sono immedesimata nel tuo protagonista e, tra l'altro, essendo io particolarmente paurosa, mi è venuta l'angoscia a sentire parlare di morte, tumori e malattie in quel modo così naturale, quasi annoiato. Poi, di nuovo, ho pensato che ciascuno sviluppa, nel proprio lavoro, una sorta di insofferenza e, molto spesso, esterna questo sentimento con un modo di parlare che può irritare chi lo ascolta da fuori. Perciò ti faccio i complimenti, davvero. Mi è piaciuta anche la descrizione sulla mensa: ho frequentato per cinque anni la mensa universitaria, e anche da noi era lo stesso strazio che racconti tu :facepalm:

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Bello, mi sei piaciuto mi ricordi chi sai nello stile scarno di avverbi.

Non ci metto altro poiché mi attendo altro.

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ai due interni,

immagino tu voglia indicare personale medico o simile, però è termine tecnico che così rischia di generare confusione

Con un euro e poco più

Ma davvero? Io avevo i buoni della mensa comunale e pagavo 5,20 ed è anche un affare…

Le regole sono talmente complicate che nemmeno il supervisore, riesce a farle rispettare

Lo stavo leggendo davvero volentieri, quella virgola dopo supervisore mi ha fatto letteralmente inciampare.

Riesce invece benissimo a farti posare la mela che non ti spetta, o a proibirmi di prendere la bottiglietta d'acqua quando la dimentico, e succede spesso

Non ho capito se riesce a no a far rispettare le regole. Inoltre, quel farti/proibirmi mi confonde: ci riesce solo con lui?

Oggi tutti tentano di portare la morte fuori dalla loro casa, ma quando dici che non c'è nulla da fare e tenti di mandarli dove dovrebbero stare»

Mi sa che manca qualcosa… almeno, io non riesco a capire.

Dal punto di vista stilistico, è uno dei brani più belli che ho letto su questo forum. La descrizione della mensa si legge benissimo, i dialoghi dopo scorrono via, a volte le virgolette, a volte il discorso diretto senza punteggiatura: poco importa, si legge sempre senza avere dubbi.

Un'unica cosa: quando si arriva al pesce, stanca un po'. Hai già parlato molto della mensa, e dopo lo farai dopo. Io lo ridurrei appena appena, perché ci si trova a pensare 'ok, ma si va avanti?'. Ma appena però: si va avanti volentieri lo stesso.

Complimenti.

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bravo sjk! davvero un bel pezzo. forse un pò troppo somigliante all'originale (chuck, intendo) ma dimostri di averlo compreso e assimilato perfettamente, tanto che secondo me non sfigura affatto se messo a confronto con una pagina di Soffocare ad esempio.

quello che potrei consigliarti, ma sono solo dei piccoli particolari, è di essere a volte un pò più ALLUSIVO (non c'è bisogno di spiegare tutto, il lettore è spesso arguto..). esempio: "Lo specializzando anziano mi dice che domani ci sarà pasta ai broccoli. So che ha ragione, ma la chiamerei pasta agli avanzi di broccoli." la seconda frase è superflua, si capiva già. alludi di più!

secondo consiglio: a volte potresti forzare un pò di meno. capisco il tuo intento di far "vomitare" il lettore, ma certe volte sembra che insisti un pò troppo su quell'intento. anche lì, forse, dovresti alludere di più, senza sommare particolari a particolari, che alle volte risulta un pò forzato. mi riferisco ad esempio a tutto il pezzo sul sondino e il sacchetto. oppure. "Un pesce gatto che vive in un fiume di fango. Un fiume che ha come affluenti tutte le fogne del sud-est asiatico, dove può nutrirsi di alghe al mercurio, assorbire arsenico tramite le branchie che gli servono per estrarre il poco ossigeno rimasto fra gli escrementi." qui secondo me potevi fermarti all'arsenico. sono solo esempi comunque, per spiegarti cosa intendo in generale..

invece quello che mi è piaciuto in particolare è: la matematica dei buoni pasto (non facile scriverla così bene); e le descrizioni, che in generale sono così vivide che le "vedi" e le "senti" e ne senti quasi il gusto e l'odore. ad esempio:

"Lei apre il suo arancio in due e il succo le cola fra le dita, e poi nelle linee delle mani" (non so perchè ma è la frase che mi ha colpito di più in tutto il racconto..).

quindi ti faccio i miei complimenti perchè sai scrivere molto bene. vorrei leggerne altri pezzi.

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Lomguarda da sotto in su e sbatte le ciglia tre volte.

errore di battitura

E' un pezzo che fra provare le stesse sensazioni del protagonista. Ti faccio i complimenti.

Io personalmente ho trovato un po' ripetitivo il dice... però per il resto si legge benissimo.

Bravo.

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Diamina, ma si vede così tanto che mi piace Chuck?

Devo ringraziarvi tutti, soprattutto per i consigli, che trovo corretti e che cercherò di applicare nelle future revisioni del testo.

Grazie ancora love1.gif

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Diamina, ma si vede così tanto che mi piace Chuck?

Giusto un'anticchia, pensavi di essere il solo? Questo è un paese libero e democratico.

Però ci sai fare, io aspetto altro, sicché fai tu.

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chuck non avrebbe mai scritto per due volte vomitare cacca.

e merda suonerebbe molto meglio anche nel tuo pezzo.

Ti ringrazio della nota: ci credi che "merda" è stata la parola scelta fino a pochi secondi prima dell'ultima revisione e di postare il pezzo? :facepalm:

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Ospite TheOctopus

si vede l'influenza, ma in senso positivo.

quantomeno hai colto in che modo divertire il lettore con qualcosa di palahniukkano [io dico "pa-la-niuk" perchè tanto "pol-ah-nik" non lo dice nessuno] e come spacchettare le storie evitando aggettivi.

gli aggettivi sono la tua pigrizia dell'essere scrittore.

tu in parte lo eviti.

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Ovviamente molte cose non si possono giudicare (trama, personaggi etc.) per quanto riguarda il "colpo d'occhio" reputo che il tenore della prosa, e la sintassi delle frasi, siano di ottimo buon livello, sebbene una maggiore precisione aiuterebbe il lettore a visualizzare meglio quello che scrivi "polpette a un qualche sugo"; "questa storia della qualità". Anche termini poco specifici o negativi non aiutano il lettore: "poco delicato" "fiore orribile legato al polso" "non li godo, i pagliacci" (odio i pagliacci è un immagine più vivida).

Per esempio: se, poco sopra, invece di scrivere "non aiutano il lettore" avessi scritto "rovinano la fluidità della lettura" avrei reso un'immagine più viva di quello che intendevo dire.

Un difetto, però,che è arrivato quasi a darmi fastidio è stato il continuo e arbitrario cambio di punto di vista, anche se magistralmente camuffato con i vari "dice l'interno" oppure "dice la ragazza". La tecnica, seppur lecita, crea in chi legge una tensione al limite della soglia di credulità (quel piccolo patto che si crea tra scrittor e lettore) e secondo me rovina la lettura sprecando le descrizzioni specifiche che utilizzi con buona maestria. Quel che intendo dire, è che se non è proprio necessario, per te, creare confusione in chi legge (ed è molto difficile avere una necessità del genere nella narrativa non sperimentale) e meglio scegliere un punto di vista meno ballerino (nonostante i trucchi del "dice")

ad esempio:

All'inizio del racconto si parla della coda alla mensa, per le prime due righe non si capisce chi sia colui che parla (mi sento sospeso), poi quell' "io" arriva a squarciare i miei dubbi e mi porta nella testa di un uomo. se invece avessi iniziato così:

I buoni della mensa? io li distribuisco come una piccola vendetta, perchè è questo che significa "una piccola vendetta": la coda della mensa. L'odore.

Tutti in fila come se si andasse a mangiare quelcosa di buono...

sarei subito entrato nella testa di chi racconta senza perdere tempo.

questa altra parte mi ha confuso:

L'interno parla fitto fitto con l'interna. Magari hanno una storia, ma niente di serio, lui non può garantirle i vantaggi del fidanzato politico, anche se un'infermiera giura di averli trovati nascosti coi camici aperti nel bagno di servizio, una volta.

Dice: «Il paziente della cinquantuno dovrebbe disinfestarsi le ascelle» ed ha ragione, ma è poco delicato. Lei ridacchia. Dopo pranzo gli porteranno una confezione di sapone, e gli diranno che è un disinfettante. E' indispensabile passarselo su tutto il corpo e sciacquarlo via con abbondante acqua prima di poter fare la chemioterapia.

Dice: «La signora Mileni oramai sembra uno scheletro ricoperto di cera grigiastra».

Anche le cosce di pollo al forno mi fanno la stessa impressione.

Metto sul vassoio in finto legno una mozzarella, sigillata nella sua busta e un panino. Uno yogurt e una mela.

Anche le cosce di pollo non capisco immediatamente chi lo dice.

In questa poi, non ho subito capito a che ragazza si riferiva, in quanto troppo distante dal l'ultimo punto in cui parlavano i due interni (seconda sottolineatura):

Quando ci sediamo lo specializzando anziano dice: «Il sugo della pasta ha il colore della roba che usciva dal sondino della signora Mileni. Ormai è completamente tappata, non c'è più transito».

La ragazza dice abbiamo fatto bene a mettergli il sondino, continuava a vomitare cacca. Dice se sei tappata a livello del tenue ed il cibo e le secrezioni non vanno più giù, da qualche parte bisogna farle uscire, no?

« Potevi collegare subito il sacchetto al sondino, era meglio». Ha la faccia della professoressa che dovrà punire l'allievo birichino. Promette una punizione piacevole, con quegli occhioni languidi. Sbatte ancora le ciglia.

In generale poi, direi che non hai ben visualizzato, dentro la tua mente, lo spazio/tempo in cui si svolge la scena. l'anziano che da i biglietti si intromette nella discussione che è iniziata all'ingresso della mensa (anche se non è lui che parla, oppure è un paziente bipolare :P, in quanto dice al narratore che domani ci sarà pasta ai broccoli al rigo 21). La discussione poi prosegue con gli stessi personaggi seduti in qualche tavolo, non spiegando perchè e se siano seduti assieme; e in alcuni tratti si lascia intendere che il narratore stia origliando, mentre in altri sembra che stia parlando con i due interni come se fosse una normale discussione.

Riassumendo i miei pensieri, forse un po' imprecisi, credo che tu debba essere più preciso nell'uso di termini emozionali e nel cambio di punti di vista, e per quel che riguarda lo spazio potresti provare a fare un disegno della mensa con i vari punti in cui si svolge l'azione. Se poi vuoi ispirarti ad Chuck, della sua scrittura mi affascina molto il tono assertivo dei personaggi, cioè quella sottile sensazione che mi fa pensare che non si stupiscano di fronte a nulla tanto sono consumati alla vita. Io credo che utilizzi questo stratagemma per sottolineare il cinismo delle sue ambientazioni.

Poi per le d eufoniche ti confesso che mi piacciono un casino e che vorrei fare un club per riproporle all'editoria.

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Carao Emanuele, ti ringrazio per l'approfondita analisi, sono punti che dovrò sicuramente tenere in considerazione, anche se vorrei sottolineare due cose

L'io narrante nel pezzo in esame non parla mai, ascolta e guarda e basta (potrei non essere assoluto al 100 per cento, ma in tal caso sarebbe un mio errore, perché in effetti non voglio che parli).

Secondo, non mi va di descrivere con precisione tutti i passaggi dei dialoghi, anche se per me è chiaro che il discorso inizia durante la coda e prosegue seduti al tavolo. Vorrei dare l'impressione di qualcuno che ascolta pezzi di dialoghi e osserva pezzi di realtà se riesco a spiegarmi.

Ancora grazie! :-P

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Ospite

Dove si svolge l’azione e quando?

Con un euro e poco più di buono abbiamo diritto ad un primo, un secondo, contorno, frutta, pane.

Italia, certamente, solo da noi vi è l’idea di un primo e secondo, altrove vige il piatto unico, dopo l’introduzione dell’euro.

Questo brano mi ha molto divertito.

Davvero.

Ma per la comicità involontaria.

Regola ferrea: a tavola non si parla di lavoro, se non per lamentarsi di un collega.

Si parla di calcio, politica, cinema o si spettegola.

Leggi cosa scrive Shelil Vesal qui: viewtopic.php?f=25&t=4687 , con vera ironia e conoscenza della realtà.

«Il vecchietto è sull'orlo del baratro» continua. « Vorrei sapere perché ce lo dobbiamo sorbire noi e non lo spediamo in palliative. Spazio terapeutico non ce n'è, lui lo sa. O se lo immagina. Potremmo ricoverare qualcuno da trattare, o che sta male».

Le dico che sì, il suo posto sarebbe in palliative. Ma con tutti gli amici di amici che ci prendiamo sotto ordini superiori solo perché i figli non li vogliono a morire a casa, un altro non farà differenza.

Questa è forse la frase più comica, tristemente: il rimborso alla struttura sanitaria (D.R.G.) per chemioterapia è il 410 che è stato dichiarato ad alto rischio di inapropiatezza e quindi non viene dato dalla regione all’ospedale, che lavora in piena perdita.

Il fatto che “amici di amici” si ricoverino per ordini superiori lascia pensare ad una regione in pieno deficit, Lazio, Campania, Calabria.

Ma la se l’ospedale è in deficit la mensa non esiste.

P.S. nessun medico rompe i fecalomi.

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Caro Bradipi, ho letto con attenzione quello che hai scritto, e tutto sommato sono contento di averti fatto, in qualsiasi maniera, divertire.

Ti ringrazio anche per avermi fatto conoscere e leggere il brano che hai citato. ;-P

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Ospite
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