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Luciano91

Copiare involontariamente

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Buonasera :)

È un mio incubo ma, credo, abbastanza diffuso.

Il rischio di scrivere scene, personaggi, ambientazioni ecc. troppo simili a quelle di altri testi già editi, per giunta mai letti. Di autori che non conosciamo. Magari, chissà, tramite inconscio (scherzo).

Convinti al 100% di esser stati originali, ma qualcuno ci aveva già pensato. La quantità di romanzi esistenti è abnorme, la possibilità è concreta.

Se imitassi Il Signore degli Anelli, lo farei di proposito, tutti lo conoscono. Ergo, si tratta di plagio.

Ma se alcuni dettagli somigliassero, involontariamente, a quelli di un testo giapponese?

Tutta la trama è impossibile, su questo non ci piove.

Il dubbio mi venne quando cercai l'ispirazione per un dipinto ad olio. Pensai ad una partita a scacchi tra il bene e il male. Cercai su internet e scoprii che fu realizzata in Germania nel XVIII secolo. L'idea non era completamente originale. Certo, se la elaborassi potrei renderla tale, però... 

 

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Non ho capito, temi di copiare involontariamente qualcuno o qualcosa? A meno che non sia un atto volontario la vedo difficile. Se prendi ispirazione da qualcosa devi aver cura di rimaneggiare tutto ed é?difficile, lo so per esperienza.

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@AnnaL.

Non di copiare alla lettera ovviamente. L'unico timore è quello di scrivere scene troppo simili a qualcun altro (per le tematiche, non per la forma). Come un colpo di scena, credi che sia originale, invece è già visto (e non lo sapevi).

Se mai dovesse capitare non me ne farei un problema serio. Avrei un po' di amaro in bocca, quello sì.

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Be', il rischio di assonanze è più che concreto. Direi certo, anzi. Io stesso sto per iniziare un lavoro che può avere dei meccanismi simili ad un celebre film di parecchi anni fa. Questo dovrebbe fermarmi? Assolutamente no. Io faccio così: se me ne accorgo, tanto meglio: ho tutto il tempo e la volontà di modificare un prodotto già ottimo e cercare di renderlo autonomo. Se non me ne accorgo, inutile pensarci. Cerco solo di essere severo con me stesso quando ne ho ancora la possibilità, chiedendomi: sarà bello quanto o più di "quell'altro"? Magari sarà ugualmente bello ma in maniera diversa? Avrà la sua dignità narrativa e sufficienti differenze a renderlo godibile? Se penso di no, è segno che forse è il caso di abortire il progetto e dedicarmi ad altro. Poi i miei maestri ideali in genere non hanno mai fatto alcun mistero che nemmeno le loro opere migliori potevano dirsi totalmente originali. Proprio in virtù del tuo stesso esempio: chi ci dice che un testo giapponese non abbia già descritto lo stesso intreccio? Per tagliare la testa al toro: se si continuano a scrivere storie d'amore, vuol dire che c'è sempre margine per renderle una diversa dall'altra. I cliché fanno parte della storia, e non solo della storia dell'arte. 

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@butch

Vero, le assonanze sono inevitabili. Non si possono conoscere tutti i romanzi editi del mondo xD 

La trama è sempre originale nel suo piccolo (a meno che l'autore non esageri con gli spunti), qualche piccola somiglianza non lo rende un copiato. Le scene, preoccupano un po'. Faccio un esempio:  Jean Valjean scappa nelle fogne di Parigi, inseguito dall'irreprensibile ispettore Javert  (Victor Hugo) è la scena che amo di più del mio romanzo, la scena centrale. Hakura scappa nelle fogne di Tokyo, inseguito dall'irreprensibile ispettore Takeshi, è la scena cardine di un altro romanzo a me ignoto, dal quale non ho preso spunto, è semplicemente capitato.

 

Io sono certo di aver scritto e di continuare a scrivere scene uniche. Ma un pizzico di timore è lecito.

 

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Se avete intenzione di istituire il premio Pierre Menard, ammetto di aver riscritto l'estraneo di Lovecraft, da qualche parte tra i quattordici e i sedici anni. Non ricordo se, in precedenza, avessi letto l'originale (l'avere la memoria corta è ottimo se si ama rileggere).

Purtroppo, mi è stata negata la soddisfazione di aver scritto una versione migliore.

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Pierre Menard è il modello ideale di ogni scrittore: la possibilità di scrivere ex novo un capolavoro già esistente.

D'altra parte non avendo certezze sulla natura del tempo, che probabilmente non esiste, e che comunque potrebbe essere circolare, multiplo, riciclato, in salmì, etc., non si può dire con tanta sicurezza chi abbia scritto prima e chi dopo.

Il copyright è solo una palese convenzione di derivazione biblico-feudale fondata sul privilegio della primogenitura, un anacronismo che andrebbe ormai superato; la riscrittura inconsapevole è meritevole quanto la prima versione e in ogni caso una buona copia è sempre meglio di un pessimo inedito.

Non possiamo del resto trascurare la possibilità della reincarnazione (provate ad andare a Stratford upon Avon, se vi sembra di essere a casa è un buon indizio). 

Se poi consideriamo che in Italia la maggior parte delle persone non legge neanche un libro all'anno, si può sperare che molti non si accorgano delle somiglianze con un testo precedente.

In conclusione, tutto è lecito se in buona fede, scriviamo in pace le infinite variazioni sugli infiniti temi.

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8 ore fa, massimopud ha detto:

 una buona copia è sempre meglio di un pessimo inedito

Parole sante.

Massimo santo subito :D

Modificato da camparino
aggiunta
  • Divertente 2

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Un'idea, specie se molto generica, può ovviamente ricorrere in più opere. Proprio la sua genericità la rende "ripetibile" in qualsiasi processo ideativo.

Ad esempio: l'idea di un romanzo basato sul "viaggio nel tempo" o "su una storia d'amore" o su "un malato terminale che deve decidere come gestire i suoi ultimi giorni" ecc... sono idee così generiche che potrebbero essere utilizzate in opere diversissime e tutte potenzialmente assolutamente originali. Perché l'originalità è nello sviluppo, nella tecnica del racconto, nella gestione del punto di vista, nei personaggi ecc.. 

 

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49 minuti fa, Fabio1143 ha detto:

Un'idea, specie se molto generica, può ovviamente ricorrere in più opere.

 

Ed è giusto che sia così. Nessuno ha l'esclusiva su temi vasti come quelli che hai citato.

 

Mi riferivo a scene e/o colpi di scena, dunque a singoli capitoli, non a romanzi interi.

Immaginiamo che il mio libro sia edito. Un lettore si avvicina e mi dice: «caspita, la scena dell'inseguimento somiglia tanto a quella del romanzo di Tizio, con tanto di ribaltone finale.»

La cosa mi infastidirebbe, soprattutto se non avessi letto il romanzo in questione (di Tizio appunto). Premetto di essere contro qualsiasi forma di copiato volontario, qui si parla di analogie accidentali. Immagino irritanti per qualsiasi scrittore, aspirante e non.

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Il 27/12/2018 alle 21:26, Luciano91 ha detto:

Buonasera :)

È un mio incubo ma, credo, abbastanza diffuso.

Il rischio di scrivere scene, personaggi, ambientazioni ecc. troppo simili a quelle di altri testi già editi, per giunta mai letti. Di autori che non conosciamo. Magari, chissà, tramite inconscio (scherzo).

Convinti al 100% di esser stati originali, ma qualcuno ci aveva già pensato. La quantità di romanzi esistenti è abnorme, la possibilità è concreta.

Se imitassi Il Signore degli Anelli, lo farei di proposito, tutti lo conoscono. Ergo, si tratta di plagio.

Ma se alcuni dettagli somigliassero, involontariamente, a quelli di un testo giapponese?

Tutta la trama è impossibile, su questo non ci piove.

Il dubbio mi venne quando cercai l'ispirazione per un dipinto ad olio. Pensai ad una partita a scacchi tra il bene e il male. Cercai su internet e scoprii che fu realizzata in Germania nel XVIII secolo. L'idea non era completamente originale. Certo, se la elaborassi potrei renderla tale, però... 

 

Indem.

Prendere spunto è una cosa meravigliosa, comunque. Anche se io l'ho usato fin troppo e mi ha lasciato un senso di deja vu.

Ho un'idea e riguarda questo fenomeno.

Prima di iniziare a scrivere, avevo la passione delle macchinine e creavo delle storie con esse. Diventavo poi una sorta di doppiatore per far parlare le mie macchinine. Con il passare del tempo, le avventure diventarono man mano più complesse. Inoltre avevano un potere assai bizzarro. Come se fossero delle armi, sparavano l'energia. Poi è uscito Cars e mi sono venuti un sacco di dubbi a riguardo. La mia domanda è questa: È possibile scrivere una storia in cui esiste già un mondo simile, ma tutto il resto è diverso?   

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