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cynthia collu

Autobiografia del Rosso

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PALINODIA DI UN AMORE

 

 

 

Si racconta che Stesicoro, poeta greco del 650 a.C., scrisse un poema con versi offensivi nei confronti di Elena di Troia, la quale, per vendicarsi, lo rese cieco. Subito il poeta, con talento machiavellico di cui i nostrani politici si servono tuttora a larghe mani, riscrisse i versi maledetti, negando e ritrattando che Elena fosse mai andata a Troia e fosse, in definitiva, la donnaccia che tutti ritenevano. Subito la vista gli fu ridata. Questa ritrattazione, o Contro Canto, o anche "Dire il contrario di quanto precedentemente affermato" viene definita Palinodia.

Pare che Stesicoro fosse poeta assai stimato dai contemporanei, "Il più omerico dei poeti lirici" come lo definì qualcuno, ma della sua immensa produzione non rimangono che dei frammenti.

Tra questi, dei versi che vanno sotto il nome di Geroneide dove si racconta il mito di Eracle o, in latino, Ercole, che tra le sue Fatiche ci mise anche quella di ammazzare il povero Gerione e di far secco il suo amato cagnolino. Il motivo, forse, fu di procurarsi gli armenti che Gerione curava amorevolmente o forse semplicemente era una fatica da portare a compimento, e tanto valeva farlo.

 

Gerione è rosso. Rosso il suo cagnolino. Rossi i pacifici buoi. Rosso il vento e il mattino. Rossa l'isola che abita, Eriteia (Luogo Rosso). E rosso come il fuoco di un vulcano il suo cuore. Rossi, probabilmente, i suoi sogni. Rossi e alati. Perché Gerione, secondo Stesicoro, è un mostro con ali. Un mostro buono, che nulla chiedeva se non di vivere pacificamente la sua esistenza di mostro rosso e per di più alato. Ma – ahi ahi! – ecco l'inopinabile sconvolgere la sua vita: ecco Eracle che arriva, e nulla sarà più come prima.

 

Così per Stesicoro e così per Anne Carson.

Curva su Gerione come divinità primordiale, Grande Madre Terra assorta e comprensiva, Anne Carson sta al fianco del suo mostriciattolo rosso, gli alita pensieri filosofici di comprensione verso un mondo "altro" e gli tocca il cuore con dita di neve quando lo vede soffrire. Dormi, Gerione, dormi.

Anche per la sua creatura arriva l'amore: Eracle, bello, giovane, sfrontato e seducente. Eracle che inizia Gerione alle passioni sfinenti del sesso e agli abissi del desiderio. Eracle che ama per brevi periodi, o forse non ama, forse solo prende quello che neanche ha bisogno di chiedere. E poi lascia, come tutti gli amanti sazi che vedono all'improvviso brillare, in lontananza, il verde di pascoli nuovi.

 

Palinodia di un amore, perché - è un mio azzardo - in questo gioiello di parole necessarie, lucide e terse come la prima alba del mondo che è il romanzo della Carson, vi leggo tanta negazione/ritrattazione dell'amore: da parte di Eracle, in primo luogo, che potrebbe conoscere l'anima oltre il corpo ma non ne ha la pazienza, lui le cose le vuole semplici e soprattutto non problematiche, "Ma non sei proprio capace di scopare senza pensare?" dice a Gerione che piange, e ancora, prima di rinfilarsi nel letto, "Bene Gerione un altro sabato mattina nel quale io rido e tu piangi"; persino nei sogni non lo conosce – né gli interessa farlo – perché accanto a lui vede del giallo (nella fattispecie, un grande uccello giallo).

Giallo! Giallo! Mi conosce dunque così poco? pensa il povero mostriciattolo rosso (ma così rosso che anche le sue lacrime sono di sangue).

 

Infine lui, Gerione. Ama, viene lasciato, soffre. Forse non capisce, ma accetta la volontà di Eracle. Eppure, ecco che a un tratto un pensiero lo soprende. “Sono troppo nudo.” E subito dopo, “Voglio essere innamorato di qualcuno.” E ancora, “E' tutto sbagliato.”

L'esser sbagliato avanzò come un dito puntato nella stanza ammonendolo e Gerione lo schivò.

 

Che cos'è tutto sbagliato? Gerione se lo chiede e la risposta io la intravedo alla fine, quando - ed ecco qui la palinodia del Rosso – davanti alla domanda di Ancash, il nuovo amante di Eracle, ritratta l'amore verso il vecchio amico.

E’ sbagliato non l’amare, ma il considerarsi niente se non si è amati. Questo comprende Gerione E di colpo è libero. Non ha più bisogno di nessun innamorato.

Perché Ancash gli ha visto le ali. Ancash gli ha chiesto di usarle. Ancash ha visto la sua bellezza. L'ha costretto - finalmente – a vedersi. Non più rosso mostro, ma rosso angelo capace di deflorare i vulcani. E Gerione decide di volare fino al vulcano Icchantikas, per poi riprendersi con la macchina fotografica mentre accede al cuore tellurico che "snocciola tutti i suoi fotoni." E quando è un puntolino nero e vede la terra rimpicciolirsi, e il vulcano spalancare il suo cratere sotto di lui, schiaccia il pulsante record e grida "Questo è per Ancash. Questo è un souvenir della nostra bellezza!"

 

Di fronte a tanta potente chiusura narrativa, umilmente m’inchino, mi defilo e mi taccio.

 

Un ringraziamento particolare ad Anne Carson, per quello che un giorno mi piacerebbe tanto poterle dire e che mai potrò dirle, ma che io e lei sappiamo, e un ringraziamento all'amico che mi ha suggerito questa lettura, che lui riesca a coglierlo nel vasto brusio del mondo anobiano, ma temo che questo non sarà mai, perché arriva sempre il momento in cui è troppo tardi.

 Le prime nevi d’inverno volteggiavano a fiocchi sulle sue ciglia e coprivano i rami intorno a lui e mettevano a tacere ogni traccia del mondo.

 

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