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Des Esseints

Riflessioni sullo stile

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Non so,

 

come si crea uno stile?

 

uno legge, chiude il libro e si ritrova un giudizio.

Più o meno stabile, certo capita che si riveda. Però per essere valido deve attenersi a criteri oggettivi, e condivisi.

(Il fatto, per esempio, di essersi emozionati è molto dolce, ma non può influenzare il giudizio. Altrimenti la letterina di un bambino batte tutti). 

 

Dal giudizio si ricava un gusto.

Lo intendo come un campionare gli aspetti notevoli delle varie letture, mischiarli per poi cercarne il risultato in altri libri.

 

Indiscutibile, si dice, ma è falso.

Non ammettiamo mai un Topolino>Dante.

Anzi, il gusto è sempre in evoluzione.  Questo si può dire.

Più esperto è più riceve e modella in modo efficace la lettura.

Ora, il gusto sì può essere personale.

Personale,  ma non è così facile.

Non riesco a dire di avere un mio gusto, voi sì?

Le mie letture sono quelle di tutti, cosa posso aver estratto di tanto raro? 

E noto che, in generale, il gusto spesso è condiviso. Da una massa, da gruppi di qualunque tipo (sub-culture urbane, movimenti artistici, ecc.),

o da singoli sparsi (esperti di letteratura). Ma se condiviso non è gusto, o no? 

 

Lo stile dipende dal gusto.

 

Lo intendo come il rifiuto di canoni/regole già presenti, e la capacità di modificarli

in modo nuovo e utile ( a creare nuovi canoni).

Lo stile deve (non si scappa) essere personale. 

Deve. No che non scappi. Per quanto aleatorie possano essere le premesse, concordiamo tutti su questo: uno scrittore è tale

quando lo riconosci già da due righe, quando sperimenta, crea, innova, inventa dei propri stilemi.

 

Ma come si fa? Come si crea uno stile?

 

Ultimamente ho l'impressione che il procedere dell'arte sia molto simile al  procedere della scienza.

Una sola via, lineare, per tutti.

 

Smentitemi. Insultatemi la mamma, ma smentitemi.

 

 

 

La vita è una questione di stile ( Miles Davis).

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Ragionamento interessante (y) 

 

Non capisco nulla di stile, però voglio condivide i miei deliri :sherlock:

 

Personalmente non credo che l'attuale produzione narrativa italiana stia muovendo in modo lineare, uguale, ripetitiva, perché ci sono diverse case editrici (alcune sono nate da pochi anni) che pubblicano libri davvero particolari, originali sia nella forma (stile) che nel contenuto (tematiche).

 

La narrativa di genere si muove in schemi un po' rigidi, direi ripetitivi: luoghi, tempi, personaggi, registro linguistico, ecc.

(un thriller non può essere scritto come un sentimentale, per esempio).

La narrativa non di genere si muove liberamente, ed è qui che uno scrittore può permettersi di rompere gli schemi

(mi viene in mente Laborintus di Sanguinetti, oppure Il ragazzo morto e le comete di Parise. Entrambi scrittori morti, così nessuno si offende).

 

Lo stile è sempre personale, ma non credo sia il risultato della lettura di tanti libri, bensì della pratica della scrittura.

 

Il 22/12/2018 alle 01:24, Des Esseints ha detto:

Però per essere valido deve attenersi a criteri oggettivi, e condivisi.

Quali sono i giudizi oggettivi, e condivisi?

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Lo stile viene dal tuo gusto e si forma in base alle tue letture. Credo che vada ricercato, se vuoi anche con l'aiuto di un corso di scrittura. O ispirandoti al tuo autore preferito. Lo stile è dentro di te, devi solo riuscire a farlo uscire. Credo che scrivere frasi perfette grammaticalmente sia una cosa che puoi fare a scuola, ma se poi vuoi scrivere devi tirare fuori la personalità. Perché se no chi ti legge muore di noia, questo è poco ma sicuro. E anche la letteratura di genere ha un suo stile, basta pensare a Camilleri. Senza stile non vai da nessuna parte.

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23 ore fa, SeeEmilyPlay ha detto:

Lo stile viene dal tuo gusto e si forma in base alle tue letture. Credo che vada ricercato, se vuoi anche con l'aiuto di un corso di scrittura. O ispirandoti al tuo autore preferito. Lo stile è dentro di te, devi solo riuscire a farlo uscire. Credo che scrivere frasi perfette grammaticalmente sia una cosa che puoi fare a scuola, ma se poi vuoi scrivere devi tirare fuori la personalità. Perché se no chi ti legge muore di noia, questo è poco ma sicuro. E anche la letteratura di genere ha un suo stile, basta pensare a Camilleri. Senza stile non vai da nessuna parte.

 

Condivido Emily. Aggiungo alle tue giuste considerazioni che gioca molto il proprio vissuto e le letture dei grandi scrittori (tante, e scegliendo tra varie epoche e generi).

E scrivere, indefessamente, e rileggersi. Allora, si arriva ad un proprio stile, personale e unico. Può piacere o no, può "vendere" o no, ma è comunque una tua conquista, quando ti si riconosce.:libro:

  • Grazie 1

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Mi rendo conto di essere stato vago, pardon.

Andiamo sul pratico.

 

Esempio casuale di stile: flusso di coscienza.

 

Innovativo, utile a rappresentare l'ambientazione di inconscio e le relative tematiche, 

costruito con particolari sequenze di parole, con un ritmo mai visto, adatto a rendere il pensiero ecc.

 

Considerazione preliminare: saper leggere è necessario, ma non per forza un testo.

Ora, ci saranno sicuramente autori che hanno anticipato Joyce,

avrà preso ispirazione e ok, non ho dubbi, ma se penso al flusso di coscienza

mi viene in mente solo il faccione di Freud col pollice alzato, la neonata psicanalisi e il resto appresso.

 

Considerazione 2: scrivere e scrivere è necessario, ma qualcosa devo cambiare, qualcosa devo correggere di volta in volta,

altrimenti non miglioro.

Cosa e come?

 

Si legge (una scoperta scientifica in questo caso, ma anche un testo, un'evoluzione sociale, un linguaggio...), si individua  

la lettura o parte di questa come base di uno stile, poi esattamente cosa avviene?

Quale metodo viene applicato per dare l'impatto di quella lettura sui versi?

 

Per quanto irlandese, mi rifiuto di credere che il flusso di coscienza sia il risultato di una sbronza.

Non è caos, è armonia. 

E per l'armonia serve una formula.

Se volessimo sviluppare e innovare il flusso di coscienza, cosa dovremmo fare? Ci proviamo?

 

Nota finale amara: il pubblico del primo '900 non era sicuramente pronto a una prosa del genere.

Oggi è peggio.

Mi sento allora di confermare che lo stile è potenza isolatrice.

E quindi, se inserito in un mercato, controproducente.

O no? 

 

Vi ringrazio per il contributo.

 

 

 

 

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@Des Esseints  Io credo che il flusso di coscienza, mai come in quest'epoca, possa essere riesumato. Purtroppo, come discorso stilistico, attecchisce poco all'attenzione dei lettori, ma credo sarebbe molto interessante per le nicchie. Il cervello dell'uomo del ventunesimo secolo viaggia molto più veloce di quello dell'uomo del ventesimo secolo, specialmente nelle prime decadi. La tecnologia, internet, gli smartphone...solo grazie a questi strumenti le nostre connessioni, anche cerebrali, sono aumentate. Siamo continuamente bombardati di immagini e notizie di ogni tipo, migliaia e migliaia...basta aprire Facebook e Instagram, varie volte al giorno, e si potrebbe scrivere un libro, scaturito dai pensieri relativi. L'uomo di questo secolo è molto più schizoide di quello di un secolo fa; è un uomo che si prepara a esplodere, secondo me. Mentre formuliamo un pensiero, altri mille già lo hanno superato, è bastato tenere gli occhi aperti davanti al computer. Credo nulla possa cercare di armonizzare il caos che definisce la nostra realtà, meglio del flusso di coscienza. Magari non c'è nessuno capace di innovare uno degli stili (innovare Eliot, Joyce, James o la Woolf) o di portarlo all'attenzione dei nostri tempi; ma qualcuno, come me, crede che questa tecnica narrativa abbia fortemente senso di esistere in questa epoca. E questo non è poco.

  • Grazie 1

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@Sleep mi trovo perfettamente d'accordo con te sul flusso di coscienza.

@Des Esseints stai correndo il rischio di incagliarti nelle troppe pippe che ti stai facendo sullo stile. Prendi un autore che ti piace e mischialo col tuo modo di scrivere. Fai un miscuglio che ti piaccia, scegli le dosi giuste, poi soffriggi per un po' e il gioco è fatto. Fidati di te stesso, così eliminerai almeno il 70 per cento delle domande che ti stai facendo e che ti impediscono di procedere, a mio parere.

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Caro Sleep,

spunto interessante.

 

Chi sarà in grado di rendere bene questa nuova dimensione da pensiero cibernetico vincerà una bella fetta di letteratura,

e col flusso, hai ragione, si potrebbe fare.

Non so perché ma ho l'impressione che la cosa sfoci nel comico.

Apri internet con l'intenzione dichiarata di informarti su un evento, ma poi le tette della tipa da Instagram, il gattino simpatico,

demenziale che domina, e finisce che alla serata non ci vai perchè del mondo hai meno fiducia, alla tipa mandi un'approvazione e adotti un cucciolo.

 

Parlando invece dei nuovi personaggi, mi interessa il tuo punto di vista. 

Dici: "la tecnologia, internet, gli smartphone...solo grazie a questi strumenti le nostre connessioni, anche cerebrali, sono aumentate",

e sai che io ho sempre creduto il contrario? Messi davanti a una massa di stimoli maggiore la nostra capacità di interpretare non diminuisce?

Siamo pronti a esplodere, o pronti ad annullarci?

 

Sul flusso di coscienza comunque si può lavorare, snellirlo, adattarlo alla comunicazione compressa da social.

Ma qualche autore lo ha rivisitato o è rimasto intatto nel tempo? Da approfondire.

La nicchia non deve far paura, di un lettore come mia nonna non sapresti cosa fartene.

 

A Emily: credo dipenda dal tipo di risultato che si vuole raggiungere.

"Fai un miscuglio che ti piaccia, scegli le dosi giuste, poi soffriggi per un po' e il gioco è fatto."

E' sicuramente la ricetta di un best seller, ma è anche quella di un piatto che ti cucini quando sei in hangover, hai notato?

Personalmente non mi soddisfano, entrambi, mai, e in generale non credo che un libro sia equiparabile a un panino.

La mia ambizione: scrivere bene/leggere meglio.

Purtroppo so che non sarà il risultato di istinto ed emozione, non lo è mai.

Serve ricerca, preparazione, metodo, logica, pipponi mentali

nella fase di lettura, nella fase creativa.

 

Mi scuso se li ho resi noiosi.

Una volta ho assistito agli stadi preliminari della creazione di un'opera teatrale, ed erano grasse risate per tutti.

Personaggi rispettabili perdevano dignità nella confusione, si interrogavano sì sul perchè e sul come, ma lo facevano sfattonando,  delirando e a volte insultandosi,

procedimento che ha decisamente più stile del mio.

Poi hanno armonizzato la cosa e si sono presi il plauso di mezza Europa, mica scemi.

 

"Fidati di te stesso"/"Sii te stesso" sono frasi che non ho mai capito.  Me stesso chi? Assorbiamo influenze esterne di continuo,

fuori da un pensiero razionale siamo panda.

E il pensiero razionale, mannaggia, è lo stesso per tutti.

 

 

Abbracci

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