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cynthia collu

Berta Isla di Javier Marías

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BERTA ISLA, DI JAVIER MARIAS 
(attenzione, possibilità SPOILER)

Questo (GRAN) libro parla dell’attesa, o meglio del desiderio che l’attesa non finisca mai: la sua fine potrebbe portarci solo delusione; parla del rimpianto dell’attesa quando questa poi finisce; è preferibile, quindi, continuare a vivere nell’incertezza perché diventa l’unica certezza della nostra quotidianità.

Parla anche di matrimonio (Marias ne parla spesso, pur non essendosi sposato mai), o meglio di una coppia, e dell’impossibilità di conoscere la persona che ci vive accanto, quella con cui dividiamo le giornate, mangiamo, andiamo a letto. Riusciremo mai a conoscerla davvero? E’ davvero la persona che pensiamo o è qualcun altro? O è entrambe? O è ancora le mille altre che non potremo mai scoprire?
Parla quindi, Marias, del doppio; Il doppio - come un altro se stesso e come perdita d’identità - è una delle tematiche che lo hanno sempre interessato, sin dal suo capolavoro, “Domani nella battaglia pensa a me”; il doppio in quanto essere e non essere un preciso individuo, in quanto esistere perché le cose accadono e allo stesso tempo non esistere proprio perché accadono: (“Siamo qualcuno e non siamo nessuno. Ci siamo ma non esistiamo, o esistiamo però non ci siamo”). Ed è proprio in questo guazzabuglio di essere qualcuno e non esserlo allo stesso tempo che verrà intrappolato Tomas.

Siamo in Spagna, a Madrid. Berta e Tom si conoscono, s’innamorarono o forse vogliono solo innamorarsi (Berta, un giorno, dice di essere “determinata” ad amarlo). Poi succede qualcosa, un imprevisto nella vita dovuto a un tradimento di Tom (seppure un tradimento al quale nessuno dei due darebbe importanza) e la vita di entrambi cambia. Tom deve andare a Londra, ufficialmente assunto dal Foreign Office. Le sue assenze a causa del lavoro si protraggono per mesi, a volte uno, a volte due, tre. Finché ci sarà l’assenza – forse – definitiva. Tomas sparisce per anni. E inizia per Berta l’attesa, inizia la rabbia di non poter sapere nulla del marito neanche da quelli che di sicuro sono al corrente dei suoi movimenti, i capi del Foreign Office, che le negano ogni informazione per “motivi di sicurezza”. Esplode la rabbia contro Tom, che non si rivela neanche con il più pallido segnale di vita, e che la lascia nel limbo dove lei si aggira né moglie né vedova (lo sdoppiamento tanto caro a Marias), o forse entrambe le cose. E infine ecco che arriva l’accettazione dell’incertezza, che diventa la costante delle sue giornate, una costante che rassicura e conforta, perché non sapere diventa meglio che sapere, che scoprire chissà quali orribili verità.

E’ incredibile come questo scrittore (un mostro, un genio) riesca a scrivere quattrocentosettantotto pagine facendo accadere pochissime cose: la morte di Janet, la carica del poliziotto a cavallo e la conseguente conoscenza di Berta col banderillero, la minaccia dell’accendino zip, il ritorno del banderillero (che pezzo di bravura!) poi di Tom. Pochi eventi per quasi cinquecento pagine. Il resto, sta tutto nella grandezza di Marias: dissertazioni, digressioni, brani filosofici, dialoghi che sono più che altro monologhi interiori, riferimenti storici e culturali. In queste trame interiori ed esteriori i personaggi si smarriscono e si perdono, spesso non riconoscendosi più.
E' la lentezza la cifra stilistica di Marias: lui non accelera mai il ritmo, semmai lo dilata, insistendo, ripetendosi, espandendosi, rimandando all’infinito l’evento; mette a dura prova la pazienza del lettore ed è per questo che divide tanto: o annoia o irrita, di certo sfinisce ma è grazie a questo sfinimento che, chi si lascia andare, finisce per amarlo incondizionatamente.

Marias è anche scrittore straordinariamente colto, nei suoi scritti sono sempre presenti richiami culturali, quasi sempre shakespeariani; in ogni romanzo, come un mantra, si ripetono frasi che si allargano e si espandono, acquistando sempre più peso e significato. Così come in “Domani nella battaglia pensa a me” questa stessa frase che gli dà il titolo, tratta dall’Enrico III di Shakespeare, si allunga sino a diventare completa verso la fine 
“Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa. Che io pesi domani sopra la tua anima, che io sia piombo dentro al tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia. Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori”, 
così in Berta Isla è T.S Eliot a farla da padrone, e i suoi versi, tratti da Little Gidding, verranno ripetuti sino a diventare emblema dei vari accadimenti raggiungendo così la loro compiutezza narrativa e posandosi infine, su di essi, come cenere sulla manica di un vecchio che si può soffiare via.

“Cenere sulla manica di un vecchio
E’ quanto rimane delle rose bruciate.
Polvere sospesa nell’aria
Segna il luogo dove finì una storia.”

Un romanzo non facile, Berta Isla, come tutti i libri di Marias. Richiede impegno, e pazienza, e fiducia. Un romanzo che va contro la tendenza narrativa odierna, dove tutto deve essere veloce, meglio se monotematico, per appagare la fame degli "usa e getta" dipendenti.
Lui, come tutti i grandi scrittori, non ci rende facili le cose. E io questo lo considero un grande omaggio all’intelligenza del lettore. Alla mia intelligenza di lettore.

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Ciao @cynthia collu

Che bello trovare una recensione su un libro di Javier Marías! È uno dei miei autori preferiti. 

Molto bello anche il tuo commento, preciso e profondo. Aggiungo solo che uno dei temi di questo romanzo è il significato del tempo: lo scorrere degli anni e il peso che questi hanno nel formare l'identità di una persona, il mistero del tempo o meglio, per usare un'immagine cara all'autore  (e presente nell'altro testo da te citato "Domani nella battaglia pensa a me"), "la nera schiena del tempo". Ho sempre amato questa metafora, il tempo che a volte ci volta le spalle, perché ci è ignoto.

"Berta Isla" è uno dei libri più belli che ho letto lo scorso anno, anche se consiglierei per chi non conosce l'autore di iniziare la lettura delle sue opere con " Un cuore così bianco", il suo esordio. Trovo che sia il modo migliore per avvicinarsi ad un autore che fa della lentezza una sua cifra stilistica.

Grazie per aver condiviso il tuo pensiero su questo romanzo!

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