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Ospite Ginia

Il lettore sceglie davvero in base alla notorietà della casa editrice?

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Ospite Ginia

Ho una perplessità. Pur riconoscendo che pubblicare con una grande CE favorisca l'esordiente in quanto la promozione del libro e la sua distribuzione sono più ad ampio raggio che con CE meno grandi, una volta che il libro è sugli scaffali delle librerie il lettore secondo voi discrimina tra una grande CE e una piccola CE? Intendo dire: se su uno scaffale in libreria c'è un libro pubblicato dalla Mondadori accanto a uno pubblicato da "Arcobello Edizioni" (nome di fantasia, o almeno credo) il lettore prenderà quello della Mondadori a prescindere? Secondo me no, per una persona che non si interessa di editoria il fatto che un libro sia pubblicato da una grande CE non è indice di superiorità di un libro, e i lettori si orientano piuttosto secondo i loro gusti in base al titolo o alla quarta di copertina o all'autore dei due libri (se uno gli è già noto e gli piace, prenderà il suo autore indipendentemente dalla CE, cioè anche se è pubblicato da Arcobello). Mi piacerebbe sapere la vostra opinione. Grazie!

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A mio avviso il problema per un libro di una casa editrice che non sia grande è di arrivare su quello scaffale. Se ci arriva sarà la copertina ad attirare o meno la mano dei lettori per farsi sfogliare. La quarta e l'incipit decideranno poi se lascerà la libreria insieme al lettore oppure no.

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3 ore fa, MeStesso70 ha detto:

A mio avviso il problema per un libro di una casa editrice che non sia grande è di arrivare su quello scaffale.

Il problema vero è che spesso non ci arrivano entrambi. Pubblicare con una grande CE non significa affatto essere a scaffale. O perlomeno non per molto tempo.

 

4 ore fa, Ginia ha detto:

Secondo me no, per una persona che non si interessa di editoria il fatto che un libro sia pubblicato da una grande CE non è indice di superiorità di un libro,

Secondo me è l'esatto contrario! Se la persona si interessa e bazzica un po' il mondo editoriale, allora sì, può scegliere una piccola CE, altrimenti per un normale lettore fidarsi di una big è sempre più facile.

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È sempre difficile, per me, rispondere a questo genere domande. Però ho una mezza idea, forse pure sbagliata.

- Un lettore fidelizzato (credo si dica così) è un lettore che segue le pubblicazioni di una o più case editrici. Questo comportamento conduce a leggere determinati libri perchè il lettore è disinteressato o poco propenso a leggere libri pubblicati da altre case editrici. Per lui, il marchio editoriale possiede un forte valore.

- Un lettore di genere potrebbe essere molto interessato a leggere libri pubblicati da qualsiasi casa editrice, purchè affini a un preciso genere narrativo.

- Un lettore aperto legge qualsiasi cosa senza pregiudizi, per così dire.

- Un lettore della domenica si lascia influenzare dalla pubblicità, oppure dalle vetrine delle librerie.

- Un lettore filosofo legge solo libri di autori preferibilmente morti prima del ventunesimo secolo.

- Un lettore formica legge solo libri usati, presi in prestito, remainders.

Insomma, secondo me, ognuno di noi, in qualità di lettore, sceglie in base a diverse considerazioni personali (autore, editore, genere, copertina, incipit, prezzo, ecc.).

:libro:

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Secondo me non si può profilare così il lettore. Il lettore sceglie in maniera anarchica, in base al suo carattere, alla sua cultura, alla sua predisposizione, al suo senso estetico. Nessuno può teorizzare sui suoi gusti. C'è anche la parte totalmente irrazionale dell'acquisto, di quella nessuno può tenere conto. Quindi non si può pensare di entrare nella mente del lettore, non illudetevi di averlo farlo, il gusto del lettore è elusivo. Se trovo un libro usato del mio autore preferito lo compro, chi se ne frega se è usato, basta che abbia una bella copertina e un bravo autore, perché un libro con una brutta copertina non lo compro, neanche se costa tre euro. E chi se ne frega di quello nuovo se ha una brutta copertina? Sono formica? Sono aperta? Ho pregiudizi? Sì, ne ho, ma li chiamo gusti.

E non possiamo dimenticare questo, che è imprescindibile: 

 

9788807090363_0_0_314_75.jpg

 

 

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21 ore fa, Ginia ha detto:

se su uno scaffale in libreria c'è un libro pubblicato dalla Mondadori accanto a uno pubblicato da "Arcobello Edizioni" (nome di fantasia, o almeno credo) il lettore prenderà quello della Mondadori a prescindere?

Il fatto è che quello della Arcobello non c'è. In libreria vanno solo i grandi marchi. E non tutti i titoli dei grandi marchi. In vetrina poi, solo il titolone di punta.

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Ospite Ginia

Grazie a tutti per le vostre riflessioni: mi pare dunque di capire che il motivo principale perché gli autori (anche in questo forum) desiderano pubblicare con una grande CE è perché con le minori non si finisce in libreria, quindi si ha meno visibilità, non tanto per ottenere un "marchio di qualità". Ammetto di non aver mai fatto grande attenzione a quale CE appartenessero i libri che leggevo, e che in libreria sceglievo in base agli autori o ai titoli di cui avevo sentito parlare bene; per i saggi andavo a caso.

 

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Parlando per gusto personale, io leggo praticamente di tutto e mi interessa il libro e non la CE. Solo che il fantastico titolo della "zuzzurelloni editori" non lo trovo in libreria e minimo minimo va ordinato.

Onestamente, come hanno detto, non so nemmeno se pubblicare con qualcuno di grosso sia sinonimo di vetrina o scaffale. Ci sono troppi bei libri che non ci finiscono, ma delle scelte di marketing so poco e niente.

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Il problema, a mio avviso, non è neppure quello di giungere in libreria. Queste ultime sono frequentate in genere da persone avvedute, esperte del settore e che sanno scegliere. Ma il grosso delle vendite avviene nei supermercati della grande distribuzione, dove molto spesso il libro finisce nel carrello di lettori non esperti, che in libreria non ci hanno mai messo piede e che acquistano fra una bistecca e un'insalata, scegliendo fra quei pochi titoli lì presenti. Il piccolo editore (e qualcuno c'è) che riesce a stipulare un accordo con i supermercati della sua zona può vedere lievitare le proprie vendite.

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15 minuti fa, Marco Scaldini ha detto:

Ma il grosso delle vendite avviene nei supermercati della grande distribuzione, dove molto spesso il libro finisce nel carrello di lettori non esperti, che in libreria non ci hanno mai messo piede e che acquistano fra una bistecca e un'insalata, scegliendo fra quei pochi titoli lì presenti.

 

Proprio l'altro giorno mi è capitata tra le mani un'intervista del 2017 a Stefano Mauri (presidente di GeMS, che significa Garzanti, Longanesi, Guanda, Salani, Nord e altri marchi), il quale parlava di crollo delle vendite nei canali della grande distribuzione, soprattutto per la narrativa di genere maschile (si intendono thriller, gialli et similia?). A me fa solo piacere, se significa maggiori probabilità di sopravvivenza per le librerie vere.

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I lettori scelgono prima i libri famosi e poi i libri sconosciuti ma editi da grosse realtà editoriali. Le piccole case editrici vendono alle fiere e alle presentazioni.

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Ospite

In realtà io credo che i motivi per cui tutti vogliono essere pubblicati da una grande casa editrice sono sostanzialmente due: si spera di avere una maggiore diffusione del testo e quindi "farci economicamente qualcosa" (perché se davvero qualcuno è convinto di diventare ricco scrivendo... poveraccio!) e poi si ambisce a vedere socialmente riconosciuto il proprio ruolo come scrittore che, con una CE nota, diventa accettato nella sua popolare evidenza. Una casa editrice medio piccola di prestigio (cioè con pubblicazioni di indubbio valore e stima da addetti ai lavori) possibilmente sarà sconosciuta a chiunque non sia appassionato di lettura ma semplicemente un lettore hobbista o uno che "sa" perché le cose "le sente in giro". Tale disistima per "ignoranza" coinvolge anche nomi "blasonati" ma meno noti alla gente.
Se qualcuno dicesse di essere pubblicato dalla Nave di Teseo (che poi è una media e potente corazzata, non certo una minore) non tutti direbbero "oh, però...! Fantastico, complimenti!" come dichiarando di avere in uscita un libro per Mondadori. E' un dato di fatto: o sei con i grandi(ssimi) o si considera "minore" l'autore e il suo libro.

Per quel che riguarda il lettore... sì, penso che sia influenzato dalla CE, per il discorso che si diceva prima (gente che compra i libri che vede sugli scaffali) ma anche per una questione di preferenza di genere (e quindi il catalogo di una CE può essere più di gradimento rispetto ad un'altra). La questione può anche avere a che fare con l'affezione che si prova verso un certo tipo di "nome" che potrebbe condizionare le scelte. Infatti, se hai interesse o stima per un catalogo, è possibile che potrai trovare più di un testo che faccia al caso tuo (a me è successo molte volte).

C'è però anche un'altra categoria poco considerata ma che fa le sue scelte in base alla CE ossia gli esteti che amano l'oggetto (forse più del contenuto) e scelgono i testi per come sono presentati all'esterno. Ho conosciuto veri e propri collezionisti di copertine, più che lettori. E non sono rari come si pensa però... non necessariamente scelgono le grandissime. Anzi.

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Con la scrittura si può diventare ricchi o mantenercisi. Ovvio che se vendi le settanta copie ai parenti è un esercizio di stile.

La gente, ben conscia di questo, preferisce acquistare un prodotto su cui si è investito molto e che rimanda un certo tipo di immagine. Le piccole vendono alle fiere perché ci sono gli appassionati che vanno appositamente a comprare i libri minori e gli avventori casuali che non leggono, ma che sono attirati dalla fiera del libro. Altrimenti alle presentazioni o nelle librerie di fiducia.

Il discorso sullo scaffale in libreria non regge, perché con Amazon un libro lo compri in egual modo. E perché per essere a scaffale in ogni Feltrinelli un piccole editore andrebbe in fallimento.

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Mah. Credo che la gente, come me, legge spinta dal successo del libro. 

In fondo è così per la maggior parte delle cose.

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Per me gli editori contano tantissimo. Perchè ne conosco e riconosco catalogo e qualità e so che le loro scelte possono aderire alle mie. Questo vale tanto da lettrice quanto da autrice.

Da lettrice è impossibile vedermi prendere i libri dalla pila vicino alla cassa, libri super propagandati, del resto scanso pure le librerie di catena.

Giuntina, quanti la leggono e amano come me? Ho uno scaffale dedicato a casa e l'editore ormai mi conosce di persona.

Da autrice che non può certo ambire a Giuntina, visto che tratta letteratura israeliana, so che pubblicare con i blasonati significa avere una distribuzione capillare e una sorta di riconoscibilità sociale, ma se non sei un loro autore di punta, rischi comunque di finire nel mucchio.

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Il 17/4/2019 alle 22:17, L'antipatico ha detto:

narrativa di genere maschile (si intendono thriller, gialli et similia?).

 

Definizione piuttosto fantasiosa.

A proposito di gialli e thriller, tempo fa lessi che da dati oggettivi risulta che quei generi sono maggiormente letti da donne.

D'altronde, se c'è una narrativa maschile, deve esserci anche una narrativa femminile. La chick lit? :umh::grat:

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Secondo me la maggioranza dei lettori non ha grande contezza del mondo editoriale e non è snob in questo senso: una volta avuto un contatto positivo con un titolo (vuoi per passaparola, vuoi perché consigliato da una fonte di fiducia, vuoi perché ha già letto con soddisfazione altri titoli di quell'autore, della stessa collana ecc. ) non credo che a priori, faccia tanta differenza tra Mondadori e Arcobello. 

Un libro edito da una piccola CE ha semplicemente molte molte meno probabilità di essere "visto". Non posso scegliere una cosa se non so che esiste.

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13 ore fa, franka ha detto:

Un libro edito da una piccola CE ha semplicemente molte molte meno probabilità di essere "visto". Non posso scegliere una cosa se non so che esiste.

Proprio così.  Il lettore è orientato a comprare libri che trova esposti nelle vetrine delle librerie, magari con tanto di cartonato dell'autore o di fascetta gialla/rossa/arancione, oppure libri di cui si sente parlare o perché sono arrivati in finale a qualche prestigioso premio letterario o perché vengono segnalati/recensiti da trasmissioni televisive, programmi radiofonici, giornali, ecc. Mezzi di comunicazione che il più delle volte sono preclusi agli autori sconosciuti di piccole case editrici, che si devono accontentare di recensioni sui social o su blog letterari che purtroppo non spostano nulla in termini di vendite.

E anche il nome della casa editrice ovviamente conta (e molto). Il lettore tende più a fidarsi dell'operato di una medio/grande rispetto a quella di una micro/piccola (e in alcuni casi non ha tutti i torti, mi vien da dire). 

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