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Caty

Il più severo giudizio

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Il mio incubo è che non mi piaccia quello che scrivo. L'indifferenza e anche il disprezzo degli altri posso sopportarli.

Questo è l'incubo, il più severo giudizio. Può indurre uno scrittore a smettere di scrivere per sempre e, nel caso abbia messo il senso della propria vita nel farlo, perfino al suicidio.

Chiedo scusa se non è una battuta spiritosa, per taluni potrebbe perfino esserlo.

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Onestamente ti capisco. Ho avuto un periodo in cui per anni non ho scritto nulla, perché ho cominciato a scrivere da molto piccolo e crescendo mi sono reso conto che quello che scrivevo non mi piaceva più. Abbandonare una passione è un bel calcio nello stomaco, specie se è qualcosa che richiede particolare dedizione come la scrittura.

Quello che posso dirti però è che ho imparato che anche se qualcosa che scrivi non ti piace, non è detto che sia tutto da buttare. Magari scrivi un testo che ti fa schifo, ne scrivi un paio di pagine e ti stufa, però rileggendolo trovi quel piccolissimo dettaglio che ti piace e che puoi usare per riscrivere qualcos'altro che ti convinca di più.

Io quando ho ricominciato a scrivere dopo quel periodo ho dovuto fare così. Procedendo passo a passo finché non mi sono ricreato uno stile che ora mi piace.

 

Il senso è: se scrivere è la tua passione, non dovresti mai guardare a qualcosa che hai creato vedendolo "brutto", ma solo un errore che ti porterà a migliorarti. Sembra una stupida frase fatta, ma è molto importante ricordarselo.

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Non mi piace quasi mai ciò che scrivo.

No, non è vero... ma ogni volta so che potrei fare di meglio. Che non va bene. Che devo migliorare ancora.

Vedila come una opportunità per migliorarti ma ricordati che scrivi anche per il tuo piacere di farlo.

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Infatti. Scriviamo perchè ci piace farlo, sono perfettamente d'accordo. Non dimentichiamocelo, non trasformiamo in inferno quello che per noi è una gioia.

Ovviamente è giusto mantenere il senso critico per capire quel che non va, ci mancherebbe! Ma non possiamo stroncare tutto il nostro lavoro, non sarebbe giusto. Partiamo da quel che abbiamo fatto di buono, apprezziamolo e poi vediamo come migliorare il resto.

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Il 13/12/2018 alle 01:29, Aster ha detto:

(...) Non dimentichiamocelo, non trasformiamo in inferno quello che per noi è una gioia.

 

Sante parole. Assodato che per il 99% di noi lo scrivere, prima di tutto è piacere (non lavoro, non competizione, non routine, non ansia), mettiamo l'autocritica al giusto posto, specie se deve portarci a star male. 
De Gregori cantava: 

 

Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore

non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore

un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.

 

...e uno scrittore lo vedi dalle stesse caratteristiche, in fondo. Magari oggi scrivi cose che non ti piacciono...be', domani scriverai qualcosa che invece farà sognare te e gli altri.

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Tantissime volte dimentico che ciò che faccio lo faccio per piacere (scrivere, disegnare, ecc).

Ho il talento di trasformare ogni cosa in un dovere/ansia/ecc.

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Forse mettere il senso della propria vita tutto nello scrivere, non è saggio. 

Bisogna farlo con passione, certo, ma senza investire il 120% di sé stessi in un'attività del genere. 

Allo stesso tempo bisogna imparare a tollerare la frustrazione. Scrivere è difficile e non sempre ciò che scriviamo ci piacerà una volta riletto. Fa parte del gioco. La scrittura non deve essere soltanto uno sfogo nevrotico, altrimenti ci si incastra con tutte le proprie insicurezze. Scrivere consapevolmente dovrebbe essere il primo passo. 

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Il 23/12/2018 alle 18:07, Shiki Ryougi ha detto:

Tantissime volte dimentico che ciò che faccio lo faccio per piacere (scrivere, disegnare, ecc).

Ho il talento di trasformare ogni cosa in un dovere/ansia/ecc.

 

Ma forse il problema è proprio quello: scrivere non è facile, né piacevole né attivita da fare perché piace o si ama. Quindi odiare la scrittura e farsi prendere dall'ansia di dover scrivere è una cosa normalissima. Se lo fai per piacere allora è solo un hobby, se lo vuoi fare da professionista ti devi arrendere al fatto che tante volte il processo creativo passi dall'ansia e dalla frustrazione.

 

Accettato questo, una volta che hai scritto un libro devi capire se il costo per produrlo, di lavoro materiale e di violenza psicologia, vale la pena.

 

Il 12/12/2018 alle 17:22, Shiki Ryougi ha detto:

Non mi piace quasi mai ciò che scrivo.

No, non è vero... ma ogni volta so che potrei fare di meglio. Che non va bene. Che devo migliorare ancora.

Vedila come una opportunità per migliorarti ma ricordati che scrivi anche per il tuo piacere di farlo.

 

Ma non ti piace cosa scrivi o come lo scrivi? Perché se il cosa scrivi non ti piace allora non capisco perché tu debba scrivere. Se invece è solo una questione di come lo scrivi, l'unica soluzione è continuare a scrivere e megliorarti.

 

Fai conto: il nuovo volume che sto per rilasciare conta 200 pagine e mi è costato tante testate nel muro e 7 mesi di lavoro. E una volta uscito la gente se lo leggerà in 2 ore nette, alcuni nemmeno lasceranno un commento, altri prenderanno subito a chiedermi quello dopo. E non potrò fare altro che passare i prossimi mesi a picchiare la testa nel muro, e farmi prendere dall'ansia di finire il volume nuovo. E non si scappa: sarà una violenza fisica ed emotiva.

 

Quindi se tu mi dici che scrivere ti fa provare brutte emozioni e ti fa star male, io ti rispondo che lo deve fare. E' giusto che lo faccia. Scrivere un libro è una guerra quotidiana tra la fatica di mettersi a scrivere e la voglia di fare altro che porti una gratificazione immediata. Diffida di chi ti dice che scrivere è bello e divertente.

 

Se aspetti che la scrittura risulti facile e piacevole, aspetterai in eterno senza mai finire nulla. Come quelli che aspettano l'ispirazione per superare quello che chiamano il blocco dello scrittore: è spesso e soprattutto mancanza di voglia di scrivere e faticare. Lo so, perché ci sono passato e ci passo tutti i giorni che dovrei scrivere, ma meh: poca voglia.

 

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Se non bisogna amare la scrittura allora perché scrivere?

Perché investire ore, sofferenza, ecc, in qualcosa che non si ama?

Solo per vedere pubblicato il proprio libro da qualche parte? Solo per essere letti?

No, non è come io intendo la scrittura.

 

Non confondente la mia insicurezza con il mio bisogno di scrivere. Sì, sono insicura di un sacco di cose per quanto riguarda le mie capacità, ma scrivere è il modo che ho per esprimere ciò che in altro modo non riuscirei a far uscire. Io non riesco a parlare di me o a esprimere emozioni in una maniera socialmente accettabile. Quindi per lo più resto in silenzio e soffro perché dentro ho un mondo.

Non metto il senso della mia vita nella scrittura ma ci metto me stessa. Non so se è chiara la differenza...

Non è solo un hobby il mio ma nemmeno scrivo per diventare una scrittrice in senso lavorativo. Se è possibile, posso dire di stare in mezzo alle due cose.

Voglio scrivere al meglio delle mie capacità, voglio esprimere ciò che ho da dire al meglio delle mie capacità, ma voglio farlo esclusivamente per me stessa. Se poi qualcuno apprezzerà quanto ho da dire allora meglio così, sarò felice. Ma nel complesso a me basta farlo bene e trasformare le immagini spesso astratte e cariche di sensazioni che creo in qualcosa di più tangibile.

 

Tornando al discorso, intendevo che spesso non amo il come scrivo (non sempre, ma volte mi piace e magari non piace ad altri... quando è giusto il come si scrive? Deve piacere a me o a chi mi legge? Mi interrogo abbastanza su questo dilemma, anche se alla fine scelgo di scrivere per piacere a me stessa ma questo diventa controproducente se si vuole, pubblicare, o sbaglio?)

E penso che sia anche sbagliato sottovalutare chi scrive solo per passione, senza pensare di farla diventare una professione. E' come dividere chi scrive tra categorie A e B. Per me invece esiste solo chi scrive e vuole scrivere sempre meglio e quindi si impegna per migliorare e chi scrive ma vive nel suo piccolo mondo protetto (e in questo non c'è nulla di male) e non desidera davvero migliorare, nemmeno si pone il problema perché tanto basta che scrive. 

Tra chi scrive per migliorare e quindi ci soffre sopra, nonostante ami farlo, possono esserci sia hobbisti che aspiranti scrittori che vogliono diventare professionisti, ma anche le vie di mezzo. Io mi identifico nel mezzo.

 

E MAI ho pensato che la scrittura sia facile e piacevole. Scrivo da molti anni e penso che per me, molto più che per altri, è stato un percorso in salita simile a un calvario (per chi ha letto il mio post di presentazione, potrà capire di cosa parlo) ma non sono qui per giustificarmi, vantarmi o fare altre cose del genere. Soltanto voglio ben precisare che non sottovaluto per niente il tortuoso percorso che uno scrittore vive nel momento in cui decide di impugnare una penna.

 

La mia è ansia da prestazione. Non un'attesa di qualcosa che possa cadermi miracolosamente dal cielo.

Una complessa gestione dell'ansia a cui devo far fronte ogni qualvolta mi devo mettere a fare qualcosa di impegnativo.

Ce l'hanno tutti ma nel mio caso è debilitante. Non mi ferma ma mi rendere terribilmente lenta. E questo è frustrante.

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23 minuti fa, Shiki Ryougi ha detto:

Se non bisogna amare la scrittura allora perché scrivere?

Perché investire ore, sofferenza, ecc, in qualcosa che non si ama?

Solo per vedere pubblicato il proprio libro da qualche parte? Solo per essere letti?

 

 

Perché non si ama l'atto pratico dello scrivere, ma si dovrebbe amare quello che attraverso la scrittura e le innumerevoli ore spese a scrivere riusciamo a creare. Ed è la stessa cosa per ogni attività umana. Io provo soddisfazione alla fine del processo creativo, quando il libro è completo e tutto fila alla perfezione. Amo il prodotto finale, non la fatica compiuta per arrivarci: quindi scrivo e sopporto perché so che alla fine ne varrà la pena.

 

23 minuti fa, Shiki Ryougi ha detto:

 

Non confondente la mia insicurezza con il mio bisogno di scrivere. Sì, sono insicura di un sacco di cose per quanto riguarda le mie capacità, ma scrivere è il modo che ho per esprimere ciò che in altro modo non riuscirei a far uscire. Io non riesco a parlare di me o a esprimere emozioni in una maniera socialmente accettabile. Quindi per lo più resto in silenzio e soffro perché dentro ho un mondo.

Non metto il senso della mia vita nella scrittura ma ci metto me stessa. Non so se è chiara la differenza...

Non è solo un hobby il mio ma nemmeno scrivo per diventare una scrittrice in senso lavorativo. Se è possibile, posso dire di stare in mezzo alle due cose.

Voglio scrivere al meglio delle mie capacità, voglio esprimere ciò che ho da dire al meglio delle mie capacità, ma voglio farlo esclusivamente per me stessa. Se poi qualcuno apprezzerà quanto ho da dire allora meglio così, sarò felice. Ma nel complesso a me basta farlo bene e trasformare le immagini spesso astratte e cariche di sensazioni che creo in qualcosa di più tangibile.

 

Ed è il motivo ulteriore che ti dovrebbe portare a sopportare la fatica di scrivere. Essere letta e così trasmettere quello che hai dentro. E nel farlo decidere di volerlo fare da professionista: e quindi farlo con ragione e cognizione di causa.

 

So bene cosa significhi vivere un passo di lato a quel che la società definisce normale, e so cosa significa non riuscire a connettere con il mondo e le altre persone. Ciò che agli altri riesce cosi facile come respirare, nella fattispecie provare sentimenti ed esprimerli, a me viene così difficile da risultare quasi impossibile, e mi fa sempre sentire come dover camminare con le scarpe infilate al contrario. Non credo esista esperienze più estraniante del non riuscire a replicare ciò che gli altri provano per te. Anche perché prima di tutto bisognerebbe capire cosa io provo per gli altri XD

 

E boh. E' sempre stato un sonoro punto interrogativo.

 

Però non puoi permettere che questa tua caratteristica si frapponga tra te e la fine del libro. Invece dovresti sfruttare questa tua peculiarità per rendere i tuoi scritti particolari e originali.

 

23 minuti fa, Shiki Ryougi ha detto:

La mia è ansia da prestazione. Non un'attesa di qualcosa che possa cadermi miracolosamente dal cielo.

Una complessa gestione dell'ansia a cui devo far fronte ogni qualvolta mi devo mettere a fare qualcosa di impegnativo.

Ce l'hanno tutti ma nel mio caso è debilitante. Non mi ferma ma mi rendere terribilmente lenta. E questo è frustrante.

 

Ma scherzi? A me prende ansia anche quando mi suonano alla porta o devo rispondere alla gente su messanger XD

 

Alla fine della storia mi sembra che tu debba affrontare per buona parte quello che affronto io. E so quanto possa essere difficile essere strapazzati da un cervello che si diverte a farti gli scherzi, però devi riuscire a trovare il modo di ritagliarti momenti di pace e lucidità per capire cosa vuoi fare, cosa sei capace di fare e cosa ti piacerebbe scrivere. E soprattutto trovare il modo di costruirti una tua routine che ti permetta di superare quest'ansia e metterti a scrivere.

 

Per il come scrivere: devi scrivere come piace a te, costruendo la struttura del testo in maniera conforme alla tua psicologia. A come tu processi le informazioni. Fa molto psicologia, ma dopotutto la comunicazione, e come si comunica, è anche per buona parte psicologia.

 

 

 

 

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