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gierre13

Ma gli scrittori si aiutano tra loro oppure c'è soltanto competizione?

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Ma è ovvio! Un lavoro di editor coi controcazzi (perdonatemi il termine; il pub si fa sentire) necessita almeno di un compenso, se non in danaro quantomeno in gratitudine e meno pesantezza nell'avere tutto in fretta, e tutti noi abbiamo una nostra vita sociale. Diciamo che è un po' come l'ambiente Facebook, quando ci sono persone che fanno le vittime perché - sempre perdonatemi i modi scurrili dati dall'ora e dalla Guinnes mlmlml - non le caghi. Ma onestamente... supponiamo di avere 2928338 amici di Fb, ognuno che si comporta in modo vittimistico in egual modo... possiamo uccidere il nostro tempo per stare dietro a tutti e magari venire maltrattati? Non avere almeno il compenso della gratitudine? E che siamo, dei facchini? Uguale dunque per un favore che ti faccio e che se diventa a tutti gli effetti un lavoro, a maggior ragione un minimo compenso mi sarebbe dovuto.

 

   In quale italiano io lo abbia appena scritto non lo so. Domani probabilmente rileggendomi piangerò, ohibò 

 

Buona notte! 

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Il 21/12/2018 alle 11:17, massimopud ha detto:

Italo Calvino, autore di certo non meno importante di Eco, dedicò una parte notevole della sua carriera al lavoro editoriale, ed ebbe un ruolo fondamentale nella scoperta e nella valorizzazione di altri scrittori (uno per tutti, Primo Levi).

Calvino era pagato da Einaudi per farlo, era il suo lavoro. Anche ora ci sono scrittori che fanno anche gli editor (Rosella Postorino, ad esempio) ma parliamo sempre di lavoro, non di leggere per solidarietà.

Accettare di leggere un manoscritto altrui per dare un parere o consigli è una cosa impegnativa, sia come tempo, sia come sforzo (se vuoi farlo in modo onesto e non superficiale), sia come possibili rogne (se il parere è negativo, magari l'altro se la prende a male, o cerca di argomentare e coinvolgerti in un dibattito): si può chiedere, ma non si può pretendere. Cioè, non si può poi risentirsi o rinfacciare se la risposta è no. 

Comunque per contribuire al sondaggio, io nel mondo della scrittura ho incontrato per ora più disponibilità che cattiveria. 

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15 minuti fa, franka ha detto:

Calvino era pagato da Einaudi per farlo, era il suo lavoro. Anche ora ci sono scrittori che fanno anche gli editor (Rosella Postorino, ad esempio) ma parliamo sempre di lavoro, non di leggere per solidarietà.

 

Infatti io non parlavo di carità o di elemosina, ma di una scelta consapevole, e le parole migliori per motivare questa scelta sono quelle dello stesso Calvino, riportate nella cronologia che precede ogni sua opera nella collana degli Oscar Mondadori:

"Il massimo della mia vita l'ho dedicato ai libri degli altri, non ai miei. E ne sono contento, perché l'editoria è una cosa importante nell'Italia in cui viviamo e l'aver lavorato in un ambiente editoriale che è stato di modello per il resto dell'editoria italiana non è cosa da poco".

È un'intervista rilasciata nel 1979, un secolo fa, quando c'erano ancora fessacchiotti come Calvino che credevano nella figura dell'intellettuale impegnato e in altre balle del genere, ma ora siamo più evoluti, più maturi.

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25 minuti fa, massimopud ha detto:

 

Infatti io non parlavo di carità o di elemosina, ma di una scelta consapevole, e le parole migliori per motivare questa scelta sono quelle dello stesso Calvino, riportate nella cronologia che precede ogni sua opera nella collana degli Oscar Mondadori:

"Il massimo della mia vita l'ho dedicato ai libri degli altri, non ai miei. E ne sono contento, perché l'editoria è una cosa importante nell'Italia in cui viviamo e l'aver lavorato in un ambiente editoriale che è stato di modello per il resto dell'editoria italiana non è cosa da poco".

È un'intervista rilasciata nel 1979, un secolo fa, quando c'erano ancora fessacchiotti come Calvino che credevano nella figura dell'intellettuale impegnato e in altre balle del genere, ma ora siamo più evoluti, più maturi.

 

Calvino era chiaramente un radical chic buonista che votava PD. 

 

 

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Nel mio piccolo (o Dal mio piccolo) posso solamente dire di aver, per ora, incontrato solo persone disponibili come @H3c70r che mi ha editato due capitoli interi senza alcuna retribuzione.

<3

@Kyría (che purtroppo non si vede da un pó) con cui si è creata una particolare sintonia di editing reciproco. (ove nel possibile delle nostre capacitá)

Scusate questa breve intrusione nella discussione, certamente più interessante delle mie considerazioni. 

:D

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Nemmeno io ho parlato di elemosina, ma di solidarietà, riprendendo la domanda che apre questa discussione: "Ecco in definitiva la questione: esiste il concetto di solidarietà in campo letterario?" .

La domanda è a proposito di un aspirante che si vede rifiutare la lettura del manoscritto da uno scrittore famoso suo conoscente: preferisco di no, non è il mio mestiere. Non so perché continuiate, e con incomprensibile sarcasmo, a tirare in ballo Calvino, che al contrario proprio per mestiere e per felice vocazione leggeva i libri degli altri (l'omonimo libro è appunto una selezione di risposte ai manoscritti valutati nei suoi quasi quarant'anni da lettore per Einaudi: manoscritti che mandavano alla casa editrice, non a lui personalmente); in modo simile, con lo steso impegno e passione di chi ama il proprio mestiere, altri lo fanno oggi, ad esempio Giulio Mozzi.

Ci sono poi molti altri scrittori affermati che leggono saltuariamente e in modo disinteressato (nel senso, a titolo personale) i manoscritti di aspiranti che  conoscono e in cui credono, con cui hanno una qualche intesa, una convergenza di genere, di gusti, o mossi da curiosità, o simpatia, quel che sia; magari lo fanno con più o meno frequenza e generosità (più su è stato citato Pinketts che si spendeva molto); ma non mettendosi a disposizione di chiunque per leggere e dare pareri su qualunque cosa gli venga proposta da chiunque. 

 

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Il tema è molto interessante e credo, anche più spesso di quanto appaia. Qui posso solo dire quello che ho sperimento e sperimento nella professione e che trovo abbia molti punti in comune con la scrittura (che non è la mia professione).
Leggere è costoso. Leggere bene lo è ancora di più. Quando chiediamo a qualcuno di giudicare il nostro lavoro gli stiamo chiedendo, in prima battuta, il suo tempo, che è scarso e prezioso per chiunque. Immagino (ma non so) che gli scrittori affermati si vedano arrivare molte richieste di questo genere e che si pongano il problema di stabilire se sia giusto rispondere a questo e non a quello. Per non distribuire ingiustizia, come minimo, al suo posto mi sentirei di rispondere dicendo che non posso scontentare i più per accontentare i meno poiché non sarebbe giusto.
Leggere, oltre a essere costoso, è anche insidioso poiché, volenti o nolenti, giudichiamo con la pancia, non solo con la testa. Ci vuole molta esperienza e un'apposita percorrenza professionale (e, aggiungerei, di vita) per imparare a giudicare nel modo quanto più oggettivo possibile. Non importa quanta accuratezza mettiamo nell'annullare i nostri pregiudizi, la nostra "idea" di scrittura e, infine, il nostro ego, alla fine, come scrittori e come esseri umani, daremo un giudizio imperfetto.

Non manca poi il considerare che una cosa è giudicare la scrittura, un'altra il giudicare il potenziale commerciale di un prodotto. Non necessariamente un bravo scrittore è uno scrittore di successo e non sempre uno scrittore di successo è un bravo scrittore, almeno secondo il mio modo di vedere la scrittura. Per quanto mi riguarda, ad esempio, penso che con grande fatica potrei arrivare a giudicare in modo sensato la scrittura di un autore, ma non riuscirei mai a prevederne il suo impatto.
 

Modificato da gecosulmuro
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Verissimo! Non voglio lontanamente osare di immaginare quante richieste possano arrivare agli scrittori affermati o agli editori! Quando si manda del materiale, spesso prolisso, bisognerebbe non fare di tutta l'erba un fascio in caso di mancata risposta o netto rifiuto. Alcuni, certo, rifiutano a priori credendosi chissà chi, ma è anche vero che alcuni semplicemente decidano di rifiutare perché o a tutti o a nessuno. E onestamente a me va bene qualsiasi genere di risposta, purché onesta; se poi qualcuno si offende anche con l'onestà, non è più colpa del rifiutante ma di chi insiste, pur sapendo che la risposta per tutti è NO. 

 

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Il 6/1/2019 alle 14:52, gecosulmuro ha detto:

Il tema è molto interessante e credo, anche più spesso di quanto appaia. Qui posso solo dire quello che ho sperimento e sperimento nella professione e che trovo abbia molti punti in comune con la scrittura (che non è la mia professione).
Leggere è costoso. Leggere bene lo è ancora di più. Quando chiediamo a qualcuno di giudicare il nostro lavoro gli stiamo chiedendo, in prima battuta, il suo tempo, che è scarso e prezioso per chiunque. Immagino (ma non so) che gli scrittori affermati si vedano arrivare molte richieste di questo genere e che si pongano il problema di stabilire se sia giusto rispondere a questo e non a quello. Per non distribuire ingiustizia, come minimo, al suo posto mi sentirei di rispondere dicendo che non posso scontentare i più per accontentare i meno poiché non sarebbe giusto.
Leggere, oltre a essere costoso, è anche insidioso poiché, volenti o nolenti, giudichiamo con la pancia, non solo con la testa. Ci vuole molta esperienza e un'apposita percorrenza professionale (e, aggiungerei, di vita) per imparare a giudicare nel modo quanto più oggettivo possibile. Non importa quanta accuratezza mettiamo nell'annullare i nostri pregiudizi, la nostra "idea" di scrittura e, infine, il nostro ego, alla fine, come scrittori e come esseri umani, daremo un giudizio imperfetto.

Non manca poi il considerare che una cosa è giudicare la scrittura, un'altra il giudicare il potenziale commerciale di un prodotto. Non necessariamente un bravo scrittore è uno scrittore di successo e non sempre uno scrittore di successo è un bravo scrittore, almeno secondo il mio modo di vedere la scrittura. Per quanto mi riguarda, ad esempio, penso che con grande fatica potrei arrivare a giudicare in modo sensato la scrittura di un autore, ma non riuscirei mai a prevederne il suo impatto.
 

 

Però se ne trovi 1 su 100 che vale e lo aiuti mica è ingiustizia. Al massimo meritocrazia. 

 

E rimango della mia idea che aiutare uno bravo a emergere è anche utile alla propria carriera e immagine. 

 

Quindi non è solo altruismo. Se poi quello vende bene, e te ci fai un commento firmato come prefazione è tutta pubblicità. 

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Il 5/1/2019 alle 11:18, JPK Dike ha detto:

 

Calvino era chiaramente un radical chic buonista che votava PD. 

 

Radical chic di sicuro, e pure di successo! Ma Calvino morì nel settembre del 1985, mentre il PD nacque nel maggio del 2007... 

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14 minuti fa, Fraudolente ha detto:

 

Radical chic di sicuro, e pure di successo! Ma Calvino morì nel settembre del 1985, mentre il PD nacque nel maggio del 2007... 

 

Appunto! XD

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Il ‎08‎/‎01‎/‎2019 alle 11:56, JPK Dike ha detto:

Però se ne trovi 1 su 100 che vale e lo aiuti mica è ingiustizia. Al massimo meritocrazia. 

 

E rimango della mia idea che aiutare uno bravo a emergere è anche utile alla propria carriera e immagine. 

 

Certo che non è ingiustizia. Ci sono persone gelose o invidiose che cercherebbero di affossare uno bravo, così come ci sono persone (non necessariamente scrittori) che invece lo aiuterebbero senza nulla in cambio. Il problema è che quali che siano le tue intenzioni, per capire che l'autore è meritevole lo devi leggere bene e questo ci porta al punto di partenza: dove trovo il tempo per leggerti? Non ho mica la sfera di cristallo, come faccio a sapere prima di leggerti che sei bravo?

 

A volte capisco che un testo non è nelle mie corde dopo aver letto poche righe. Ci sono autori che proprio non riescono a mettersi in testa che la loro scrittura (e la loro visione della scrittura) hanno bisogno di metodo; magari hanno delle idee, ma proprio non riescono a presentarle oppure sanno presentare molto bene ma non hanno idee. Quello che voglio dire è che capire ciò che proprio non va ci costa pochissimo, capire ciò che va o che potrebbe andare ci costa un botto.

Modificato da gecosulmuro
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7 minuti fa, gecosulmuro ha detto:

 

Certo che non è ingiustizia. Ci sono persone gelose o invidiose che cercherebbero di affossare uno bravo, così come ci sono persone (non necessariamente scrittori) che invece lo aiuterebbero senza nulla in cambio. Il problema è che quali che siano le tue intenzioni, per capire che l'autore è meritevole lo devi leggere bene e questo ci porta al punto di partenza: dove trovo il tempo per leggerti? Non ho mica la sfera di cristallo, come faccio a sapere prima di leggerti che sei bravo?

 

A volte capisco che un testo non è nelle mie corde dopo aver letto poche righe. Ci sono autori che proprio non riescono a mettersi in testa che la loro scrittura (e la loro visione della scrittura) hanno bisogno di metodo; magari hanno delle idee, ma proprio non riescono a presentarle oppure sanno presentare molto bene ma non hanno idee. Quello che voglio dire è che capire ciò che proprio non va ci costa pochissimo, capire ciò che va o che potrebbe andare ci costa un botto.

 

Io parto dall'idea che se qualcuno vale la pena lo noti dalla prima pagina, dall'ordine e dalla logica che usa. Da lì tiri giù il resto e ti fai un'idea generale. Poi è chiaro che se un libro non ti piace non ti piace ed è anche inutile sforzarsi di finirlo.

 

Però ho scoperto che se qualcuno ha una mezza idea di come si dovrebbe scrivere lo noti. Anche se il testo è pieno di errori e noioso. Ma la tecnica si può affinare, basta avere qualcuno che ti aiuti a scoprire quelle regole da seguire per rendere il tutto più lisco e scorrevole. Però se nemmeno uno sa che certe regole esistono e vanno seguite allora è chiaro che gli esordienti non possono fare altro che scrivere testi piatti e noiosi.

 

Ecco questo è magari il più grosso problema della nostra editoria: non esiste diffusione del sapere, e passa l'idea che la scrittura non ha regole, quando invece ce ne ha tantissime e non possono essere ignorate. Magari piegate un po', ma la prosa deve stere dentro degli argini ben precisi. E ancora più assurdo, ogni genere letterario ne ha alcune particolari che sono solo sua.

 

 

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Tanto per ribadire quanto sia semplice, facile e "opportuno" collaborare: ho da poco ottenuto l'amicizia di un "collega" su Facebook, e,  subito dopo, ho sfacciatamente "richiesto" aiuto e informazioni per una ricerca. Ecco la risposta: Ciao. Sono a disposizione.

Credo, tuttavia, che l'ambito storico sia particolare e diverso dagli altri...

Modificato da Fraudolente
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Un tempo si scriveva con uno sguardo alla collettività, ci si riuniva e si parlava di come stravolgere la tradizione, ci si interrogava tutti insieme sul senso dell’arte in un mondo che aveva preso altre strade; si è andati avanti così per un secolo. Adesso l’arte non ha più un ruolo nella società (chi sostiene il contrario evidentemente non conosce il dibattito che si è consumato sull’argomento) e gli scrittori non sono scrittori. Tutto qua. Questo declino fa parte dell’inevitabile dissiparsi della stessa natura umana. Pascoli è stato scoperto da d’Annunzio; Sanguineti è stato recensito la prima volta da Pasolini e da Ungaretti; Ungaretti emerse grazie alle prime pubblicazioni su Lacerba, diretta da Soffici e Papini; poi c’erano i vociani, i crepuscolari, gli ermetici, i futuristi, poi le neo avanguardie Etc. Adesso su chi dovremmo fare affidamento, su gente che viene pubblicata non per la qualità della scrittura ma per il numero di follower su Instagram? Certo che c’è arrivismo e egoismo; Ed indovinate, non è colpa di nessuno. 

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5 ore fa, Patrik ha detto:

Un tempo si scriveva con uno sguardo alla collettività, ci si riuniva e si parlava di come stravolgere la tradizione, ci si interrogava tutti insieme sul senso dell’arte in un mondo che aveva preso altre strade; si è andati avanti così per un secolo. Adesso l’arte non ha più un ruolo nella società (chi sostiene il contrario evidentemente non conosce il dibattito che si è consumato sull’argomento) e gli scrittori non sono scrittori. Tutto qua. Questo declino fa parte dell’inevitabile dissiparsi della stessa natura umana. Pascoli è stato scoperto da d’Annunzio; Sanguineti è stato recensito la prima volta da Pasolini e da Ungaretti; Ungaretti emerse grazie alle prime pubblicazioni su Lacerba, diretta da Soffici e Papini; poi c’erano i vociani, i crepuscolari, gli ermetici, i futuristi, poi le neo avanguardie Etc. Adesso su chi dovremmo fare affidamento, su gente che viene pubblicata non per la qualità della scrittura ma per il numero di follower su Instagram? Certo che c’è arrivismo e egoismo; Ed indovinate, non è colpa di nessuno. 

 

Beh oggi a un esordiente serve meno aiuto per scrivere un libro. Direi quasi nessuno. Quindi è quasi inutile la figura del maestro e mentore. 

 

Abbiamo caterve di prove che se un libro è buono le CE non hanno problemi a prenderlo. Quindi in definitiva basta scrivere un buon libro è mandarlo. 

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54 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Beh oggi a un esordiente serve meno aiuto per scrivere un libro. Direi quasi nessuno. Quindi è quasi inutile la figura del maestro e mentore.

Mi trovi in disaccordo.

In ogni campo, oggi come ieri, chi inizia un'attività ha sempre bisogno d'aiuto e avere un buon maestro è una fortuna che non si può sottovalutare.

Non per niente quella del mentore, o del saggio, è una figura archetipica.

Che poi si possa riuscire bene anche senza, d'accordo. Ma avere qualcuno che ti indichi la strada, soprattutto se lo fa spontaneamente, non ha valore. 

 

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12 minuti fa, unacasanellospazio ha detto:

Mi trovi in disaccordo.

In ogni campo, oggi come ieri, chi inizia un'attività ha sempre bisogno d'aiuto e avere un buon maestro è una fortuna che non si può sottovalutare.

Non per niente quella del mentore, o del saggio, è una figura archetipica.

Che poi si possa riuscire bene anche senza, d'accordo. Ma avere qualcuno che ti indichi la strada, soprattutto se lo fa spontaneamente, non ha valore. 

 

 

Sono due le cose che servono. Comporre libri leggibili, e migliorarsi a ogni nuovo libro. 

Ci puoi aggiungere anche pubblicare almeno 300 pagine l'anno. 

Il mentore può darti delle indicazioni generali, ma alla fine sei te da solo che devi scrivere, non lo fa lui per te. 

È il motivo per cui ero tanto contrario a discutere di vendite in un altro 3D. È solo distrazione, come pensare che un mentore possa risolverti i problemi.  

Vendere serve quasi a nulla. 

 

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Un maestro non serve solo a darti indicazioni generali, altrimenti non è un maestro, e solo uno qualsiasi che ti da dei consigli.

 

Il maestro è il collega più esperto che ti accoglie nel tuo nuovo lavoro e ti passa i valori dell'azienda (ammesso che ne abbia) e ti suggerisce come muoverti, come relazionarti con i superiori, con i colleghi e con i clienti; l'artigiano che ti insegna il lavoro e prova a trasmetterti la passione che lo anima; l'allenatore che non ti insegna solo la tattica, ma ti re-insegna i fondamentali nei quali ti vede carente, e ti spiega che per fare il professionista devi tornare presto la sera e non devi bere e devi stare attento a chi frequenti.

 

Purtroppo ho l'impressione che questa epoca in cui viviamo ci frammenta e ci parcellizza. Ci spinge a chiuderci in casa dandoci l'illusione che con un buon manuale, qualche video su YouTube e moltissima buona volontà sia possibile imparare qualsiasi cosa. In parte è vero: è innegabile che le fonti di informazione a nostra disposizione oggi siano praticamente infinite, ma ancora continuo a pensare che tutto ciò non basti, e la presenza di un essere umano che ci guidi sia essenziale, ma... Questo discorso forse va un po' off-topic.

 

Però, tornando al tema principale, in definitiva io non credo che tra gli scrittori ci sia solo competizione. Penso che forse, proprio questa categoria, sia una di quelle più aperte alla condivisione. E questo forum, come altri che ho frequentato, ne siano la prova.

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4 minuti fa, unacasanellospazio ha detto:

Un maestro non serve solo a darti indicazioni generali, altrimenti non è un maestro, e solo uno qualsiasi che ti da dei consigli.

 

Il maestro è il collega più esperto che ti accoglie nel tuo nuovo lavoro e ti passa i valori dell'azienda (ammesso che ne abbia) e ti suggerisce come muoverti, come relazionarti con i superiori, con i colleghi e con i clienti; l'artigiano che ti insegna il lavoro e prova a trasmetterti la passione che lo anima; l'allenatore che non ti insegna solo la tattica, ma ti re-insegna i fondamentali nei quali ti vede carente, e ti spiega che per fare il professionista devi tornare presto la sera e non devi bere e devi stare attento a chi frequenti.

 

Purtroppo ho l'impressione che questa epoca in cui viviamo ci frammenta e ci parcellizza. Ci spinge a chiuderci in casa dandoci l'illusione che con un buon manuale, qualche video su YouTube e moltissima buona volontà sia possibile imparare qualsiasi cosa. In parte è vero: è innegabile che le fonti di informazione a nostra disposizione oggi siano praticamente infinite, ma ancora continuo a pensare che tutto ciò non basti, e la presenza di un essere umano che ci guidi sia essenziale, ma... Questo discorso forse va un po' off-topic.

 

Però, tornando al tema principale, in definitiva io non credo che tra gli scrittori ci sia solo competizione. Penso che forse, proprio questa categoria, sia una di quelle più aperte alla condivisione. E questo forum, come altri che ho frequentato, ne siano la prova.

 

@Calvinator2 Questa è per te.

 

@unacasanellospazio Capisco cosa vuoi dire, è sì avere uno più esperto di te può aiutarti, ma solo se per prima cosa hai mosso i tuoi passi da solo. Io sono stato solo per quasi due anni dalla prima pubblicazione. Mi sono fatto le mie esperienze, ho sperimentato, vissuto la solitudine che è il deserto del self, ma ho continuato a scrivere e pubblicare. Oggi non sono più solo: ho i miei lettori con cui parlo, che mi incoraggiano e con cui sono diventato amico. E nelle ultime settimane ho fatto amicizia con Calvinator. Mi ha contattato, ci siamo scambiati consigli e impressioni, e ormai ci sentiamo su base giornaliera. Però anche lui prima di contattarmi ha scritto e pubblicato da solo. I primi passi li ha fatti lui.

 

Questo perché sapeva che era inutile chiedermi consigli a me, se prima non pubblicava. Ovvero se prima non si fosse messo al mio livello. Prendi tutte le cose che dico qua sopra e che sembrano strane e astruse ai più. Perché a differenza di molti ho sul groppone (leggasi schiena) due anni di esperienza nl self. E in più, proprio perché self, posso leggere i report di vendita, normali e KU, e sapere addirittura quanto ci mette una persona a leggere le mie 650 pagine.

 

Posso affermare che non mi sta andando male e comincio ad avere una buona idea di cosa si debba fare e come farlo. Ad esempio, sto scrivendo un nuovo libro autoconclusivo: non so quanto venderà, ma so che chi lo comprerà lo finirà e probabilmente se lo gusterà. Proprio perché ormai so come scrivere per farmi leggere e permettere a un lettore di interessarsi e finire velocemente centinaia di pagine.

 

E ho ancora una miriade di cose da imparare.

 

E Calvinator ha avuto una buona idea a scrivermi e chiedermi consigli e pareri. E glielo dico sempre: le vendite arriveranno, gli sono già arrivate in numero maggiore delle mie al suo livello (parlo solo di livello temporale. Io prima di vendere qualcosa ci ho messo tipo 4 mesi. Lui dopo due ne ha già sul primo e sul secondo libro. Con 3 recensioni. Avercele avute io XD). Ci saranno periodi migliori e peggiori, lui non deve guardare le vendite, ma solo pensare a scrivere e migliorare. Se riuscirà a fare un buon lavoro, il resto arriverà. Di sicuro.

 

Quindi c'è scambio e aiuto reciproco. Però servono le persone giuste.

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Avete travisato, io non parlavo del farcela o mano grazie a qualcuno, ma della tendenza a leggere gli altri autori in virtù di un senso di comune appartenenza; non semplicemente per “essere pubblicati” ma per tentare di smuovere le acque, innovare e imporsi all’editoria. Attualmente la tendenza è quella di andare ognuno per la sua strada. 

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45 minuti fa, JPK Dike ha detto:

 

@Calvinator2 Questa è per te.

 

@unacasanellospazio Capisco cosa vuoi dire, è sì avere uno più esperto di te può aiutarti, ma solo se per prima cosa hai mosso i tuoi passi da solo. Io sono stato solo per quasi due anni dalla prima pubblicazione. Mi sono fatto le mie esperienze, ho sperimentato, vissuto la solitudine che è il deserto del self, ma ho continuato a scrivere e pubblicare. Oggi non sono più solo: ho i miei lettori con cui parlo, che mi incoraggiano e con cui sono diventato amico. E nelle ultime settimane ho fatto amicizia con Calvinator. Mi ha contattato, ci siamo scambiati consigli e impressioni, e ormai ci sentiamo su base giornaliera. Però anche lui prima di contattarmi ha scritto e pubblicato da solo. I primi passi li ha fatti lui.

 

Questo perché sapeva che era inutile chiedermi consigli a me, se prima non pubblicava. Ovvero se prima non si fosse messo al mio livello. Prendi tutte le cose che dico qua sopra e che sembrano strane e astruse ai più. Perché a differenza di molti ho sul groppone (leggasi schiena) due anni di esperienza nl self. E in più, proprio perché self, posso leggere i report di vendita, normali e KU, e sapere addirittura quanto ci mette una persona a leggere le mie 650 pagine.

 

Posso affermare che non mi sta andando male e comincio ad avere una buona idea di cosa si debba fare e come farlo. Ad esempio, sto scrivendo un nuovo libro autoconclusivo: non so quanto venderà, ma so che chi lo comprerà lo finirà e probabilmente se lo gusterà. Proprio perché ormai so come scrivere per farmi leggere e permettere a un lettore di interessarsi e finire velocemente centinaia di pagine.

 

E ho ancora una miriade di cose da imparare.

 

E Calvinator ha avuto una buona idea a scrivermi e chiedermi consigli e pareri. E glielo dico sempre: le vendite arriveranno, gli sono già arrivate in numero maggiore delle mie al suo livello (parlo solo di livello temporale. Io prima di vendere qualcosa ci ho messo tipo 4 mesi. Lui dopo due ne ha già sul primo e sul secondo libro. Con 3 recensioni. Avercele avute io XD). Ci saranno periodi migliori e peggiori, lui non deve guardare le vendite, ma solo pensare a scrivere e migliorare. Se riuscirà a fare un buon lavoro, il resto arriverà. Di sicuro.

 

Quindi c'è scambio e aiuto reciproco. Però servono le persone giuste.

 

Per quella che è stata la mia esperienza, non posso che essere d'accordo con te.

 

Sicuramente il modo migliore per imparare e sbatterci la testa in prima persona, nessun mentore, nessun aiuto. Capire cosa funziona e cosa no, sperimentare, magari perderci pure soldi per la pubblicità, ma continuare ad andare avanti a scrivere e pubblicare.

 

Poi io sono avvantaggiato che ho prodotto roba per 4 anni senza mai pubblicare niente, e mai l'avrei fatto forse se non avessi letto qui su WD i post di JPK, cosa che mi ha spinto a buttarmi nel self seriamente (non ho mandato nulla alle CE eh, li tenevo lì a prendere polvere digitale).

 

Per fortuna ho trovato una editor che mi corregge i romanzi, quindi non li butto fuori a caso, però senza aver letto lui probabilmente non avrei pubblicato e non l'avrei conosciuta.

 

Io, per quanto mi riguarda, ho trovato solo persone cattive in questo mondo. Ma non cattive perché mi demolivano i lavori, no, cattive perché non condividevano nulla, gli scrittori avevano paura che qualcuno gli soffiasse il pubblico e quelli del settore non davano consigli se non pagando profumatamente.

 

Allora io mi metto e studio per conto mio.

 

Nessuno con cui condividere idee, progetti, scambiarsi consigli.

 

Per fortuna invece ho trovato te che, una persona con cui confrontarmi, e anche supportarsi a vicenda.

 

Ma veramente JPK è stato una mosca bianca dopo 4/5 anni in cui frequento "l'ambiente". Comunque se non mi fossi messo in gioco io in prima persona sarei stato ancora fermo al palo.

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4 ore fa, Patrik ha detto:

Avete travisato, io non parlavo del farcela o mano grazie a qualcuno, ma della tendenza a leggere gli altri autori in virtù di un senso di comune appartenenza; non semplicemente per “essere pubblicati” ma per tentare di smuovere le acque, innovare e imporsi all’editoria. Attualmente la tendenza è quella di andare ognuno per la sua strada. 

ma è quello che appunto io cerco sempre di fare, anzi attualmente sto aiutando anche un'altra scrittrice che vuole fare self.

 

Ma persone come me e JPK ce n'è veramente poche, almeno per quelle che ho incontrato io.

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È consigliabile inviare il manoscritto del proprio romanzo, ancora inedito, a uno scrittore di una certa notorietà affinché possa non solo darmi dei suggerimenti su come migliorarlo ma pure ne raccomandi, eventualmente, la pubblicazione presso le sue conoscenze in ambito editoriale? 

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Non capisco perché uno debba avere delle idee così rigide su qualcosa che per definizione è inesauribile.

 

Il post non chiede “cosa è una poesia”, ma “cosa cercate in una poesia”.

 

Se volessimo nessuno ci impedirebbe di provare a definire il motivo fondamentale della poesia; solo che anche Freud ha dovuto deporre le armi in questo senso, e non ci resterebbe che costruire una nuova Torre di Babele. 

 

Dal momento che io la tracotanza umana di chi rivendica per sé il sapere assoluto la aborro, potrei anche decidere di aspettarvi sulla terra ferma. 

 

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Per dare anch'io il mio contributo, devo dire che l'unica solidarietà che ho trovato è stata quella degli aspiranti scrittori del WD.

 

Dalle persone che conosco e che bazzicano il mondo dell'editoria, incluso un famoso scrittore, ho ricevuto solo gelo, iceberg di profonda indifferenza. Non per invidia ma perché probabilmente mi hanno considerato inutile ai loro giri, alle loro performance, ai loro scopi.

 

Certo, mi avrebbe fatto piacere che qualcuno leggesse qualcosa di mio ma a me interessava molto di più frequentare il mondo letterario, fare delle discussioni impegnate, confrontarmi sui temi della scrittura.

 

Non so voi, ma io mi sento profondamente isolata. Purtroppo non ho nessuna inclinazione naturale verso lo small talk o i pettegolezzi e mi costa sempre un'improbabile fatica affrontare la mia scarsa vita di società. Scrivo da sola, mi ritaglio le mezz'ore rinunciando al sonno, all'aperitivo, al cinema o quel che è.

 

Quando ho trovato il WD ero in cerca di qualcosa che assomigliasse ai club di scrittori americani, dove i soci s'incontrano, discutono insieme dei i temi legati al mestiere, magari uno propone la sua trama, gli altri l'aiutano a renderla più forte. Fanno letture collettive di passaggi dei loro scritti che poi commentano insieme.

 

Gail Honeyman, l'autrice del best seller Eleanor Oliphant, alla fine del romanzo ringrazia un sacco di persone tra cui il suo gruppo di scrittori. Ed era un'esordiente.

 

Ecco, a me manca questo. Il mio romanzo, che spero venga pubblicato il prossimo anno, non avrà nessuna pagina dedicata ai ringraziamenti perché è nato e cresciuto nel più profondo silenzio. L'hanno letto il mio compagno e un paio di amici, ma gli amici ti possono dire solo se si sono annoiati a morte o se l'hanno letto volentieri, generalmente non fanno dei commenti costruttivi proprio perché leggere un libro o valutarlo sono due modi diversi di affrontare un testo. 

 

Quindi per me, la solidarietà tra gli scrittori dovrebbe esprimersi prima di tutto in associazioni dove ci si vede e ci si parla. Dove chi pubblica può mettere ogni tanto un po' della sua esperienza a servizio degli altri, come si usa nel mondo anglosassone, dove la condivisione e il confronto grandi / piccoli, in qualsiasi settore, alla fine porta ad una crescita per tutti. Alla fine, tutto torna.

 

Avere l'amico scrittore che mi legge e magari mi presenta al suo agente significa avere fortuna ma non sostituisce una rete collettiva di scambio, di rapporti umani fatti di ascolto reciproco, di pareri, consigli, suggerimenti. 

 

Il WD ha questo merito enorme di essere un formidabile contenitore di informazioni; personalmente, senza il WD non sarei mai arrivata dove sono adesso. Non conosco la storia come sia nato, ma lo ritengo un passo lungo e generoso verso una mentalità più aperta e costruttiva. 

 

Può darsi che a conoscersi di persona emergerebbero intolleranze, simpatie e antipatie; può darsi che in un'ipotetica associazione gli scrittori più conosciuti alla fine non frequenterebbero club di sfigatelli in cerca di pubblicazione; quella della solidarietà all'interno di un determinato settore è un atteggiamento non proprio radicato nel nostro Paese.

 

Per tornare alla domanda di partenza, se gli scrittori si aiutano tra di loro, mi pare che tra gli aspiranti scrittori di questo forum senz'altro sì. E poi vediamo se nel corso del tempo si andrà avanti su questa strada.

 

 

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Ho frequentato per un po' i poetry slam, dove, devo dire, c'è sicuramente un ambiente abbastanza solidale e gli autori spesso si uniscono al fin di creare una raccolta e magari autopubblicarla e promuoverla tutti insieme, perché l'unione fa la forza. Trovo, però, vi sia un ambiente spesso molto elittario: se non conosci nessuno e arrivi lì, da solo, già tanto che qualcuno ti ascolti mentre leggi la tua poesia. Spesso chi frequenta i poetry slam da anni storce il naso solo alla presenza di novellini (a meno che questi non siano proprio geniali secondo tutti, cosa che, ammettiamolo, capita raramente).

È la mia unica esperienza in merito, anche se un giorno, un giallista in pensione (e poeta dialettale a tempo perso) durante la premiazione di un concorso letterario a cui partecipai anni fa, mi disse così: "tu pensi che questi sono poeti, tutti buoni, animo sensibile, il mondo non li capisce. Invece è un mondo di squali che gli editori in confronto ti sembreranno agnellini".

 

Poco dopo mi disse chi avrebbe vinto quel concorso fra noi finalisti presenti alla premiazione, perché la CE che l'organizzava era stata la sua per anni, dunque, diceva, sapeva benissimo chi avrebbero voluto pubblicare "e non sei tu, che...chi sei"? (mi disse anche questo, a ragione e io non seppi rispondere perché effettivamente chi ero? avevo solo mandato una poesia per caso - che non vorrei corriate il rischio di pensare fosse bella. Non lo era). La previsione si rivelò corretta.

 

Tutto questo racconto di vita e annedoti per dire una cosa piuttosto banali: scrittori, registi, cantanti, qualsiasi mestiere, credo che l'aiuto del gruppo e la soliderietà ci sia nei gruppi formati. Dove non è facile entrare perché entrare in un gruppo già formato non lo è mai e richiede tempo e la pazienza di non essere considerato, non troppo, almeno i primi tempi.

 

Ad esempio io ho scritto qua, sì e no  dieci messaggi (di cui la meta lo scorso anno per poi dimenticarmi di essermi iscritta a questo forum), ora sto spulciando le liste degli editori quindi capito anche in altre conversazioni e rispondo, ma non ho una rete di amicizie in questo forum (non ancora), se domani vi dicessi che ho pubblicato un libro magari mi direste anche brava, complimenti, sono felice per te... ma chi davvero di voi lo comprerebbe? Diverso sarebbe per un utente attivo da un po', al quale siete affezionati, al quale comprereste il libro anche solo in nome dell'affetto e della stima che nutrite nella sua persona (seppur virtuale).

 

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