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gidan73

Qual'è la media di copie che vorreste vendere?

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Quante copie volete vendere?
Io ho un sogno: arrivare a toccare quota 50mila poiché, se tocco questa quota, poi sarà solo un continuo salire.
La media nazionale di copie vendute in Italia è di 200 copie.
Qualcuno forse considererà un traguardo soddisfacente questo numero ma, per quanto mi riguarda no.
1000(mille) copie, senza parenti e amici, è già qualcosa ma sempre troppo poco.
La "pubblicità" attraverso i lettori funziona se questi sono in gran numero e, a mio avviso, ne servono almeno 5000 per poter far partire un passaparola che sia veramente efficace e divulgativa.
Se avete notato gli scrittori non dicono quasi mai quante copie hanno venduto. Questo perché il risultato è spesse volte insoddisfacente. (ed infatti in questo topic non vi faccio questa domanda).
Solo chi arriva a 5000 e oltre probabilmente si vanterà di dirlo.
Io ne conosco alcuni che dicono "le vendite vanno bene, sono perfino entrato tra i primi cento nella classifica ibs".
Peccato che la classifica IBS dei libri sia "ingannevole" in quanto:
1- funziona come l'auditel...solo alcune librerie conteggiano le vendite e questo significa che un libro non nella top100 potrebbe star vendendo più di un libro entrato nella top100;
2- se conosci queste librerie, e c'è chi le conosce, puoi poi auto comprarti i tuoi libri per entrare nella top100 e fingere che le vendite stanno andando bene;
3- particolare importante: entrare nella top100 non significa che stai vendendo tanti libri. Non c'è molta differenza tra chi si classifica al 70°esimo posto e chi si classifica al 200°esimo posto...si parla di una differenza di poche decine di copie. Solo chi è tra i primi 10(forse 5) sta vendendo veramente tanto.
Il mio sogno è arrivare almeno a 50mila copie vendute.
Ci riuscirò?
L'obiettivo è riuscirci poiché non mi accontento di meno.
E voi?

 

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@gidan73  Il target dei 50.000 è ammirevole, ma è un traguardo da raggiungere con l'editore. I'indice della probabilità te la segnalerà lui: forse è meglio che lo consulti.

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@gidan73 Ciao. Ci sono già un sacco di discussioni sull'argomento.

Vedrai che qualcuno più bravo di me ti posta i link. 

Da parte mia, giusto porsi obiettivi o sogni ambiziosi. Perché no? Non costa niente:)

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9 ore fa, gidan73 ha detto:

Il mio sogno è arrivare almeno a 50mila copie vendute.
Ci riuscirò?

È probabile.  

Forse basterà migliorare l'ortografia, a iniziare dal titolo del topic (qual è si scrive senza apostrofo ;)).

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La mia voleva essere una specie di "provocazione" che ha ottenuto varie risposte di cui tre corrette e una che si poteva evitare.
 

15 ore fa, delon ha detto:

@gidan73<<  Il target dei 50.000 è ammirevole, ma è un traguardo da raggiungere con l'editore. I'indice della probabilità te la segnalerà lui: forse è meglio che lo consulti.

Questa è una risposta giusta, posata, orientativa, non illusoria. Se hai un editore è giusto consultarsi con lui poiché non tutte le case editrici hanno le potenzialità per arrivare a quel traguardo.

15 ore fa, camparino ha detto:

 

Da parte mia, giusto porsi obiettivi o sogni ambiziosi. Perché no? Non costa niente:)

Questa è una risposta altrettanto giusta e ammirevole. Porsi un obiettivo serve ad auto spronarti. Nessuno vorrebbe un meccanico d'auto che ti dice "non so se ci riesco, posso provarci." No, il meccanico che ama fare quel lavoro deve dire: me ne occupo io, passa domani sera e ti riprendi l'auto.
Stessa cosa vale per tutte le altre professioni: ti rivolgeresti ad un avvocato che si dimostra perplesso nel suo lavoro?

12 ore fa, Mister Frank ha detto:

Tutti vorremmo scrivere un best seller :rebrilla:

Risposta sognante, dalla gif ironica ma giusta. Essere ironici è anche essere ottimisti, allegri, e dunque con la mente aperta per scrivere un bel libro.

10 ore fa, Marcello ha detto:

È probabile.  

Forse basterà migliorare l'ortografia, a iniziare dal titolo del topic (qual è si scrive senza apostrofo ;)).

Questa invece è l'unica risposta dal sapore burlesco, da maestro con la penna rossa, che sembra più orientata a spezzare il tuo sogno anziché incoraggiarlo.
Anche i vari "mi piace" che accompagnano tale post fanno storcere un po' il naso.
Tra scrittori, e dunque tra persone che sono sulla stessa barca, dovremmo incoraggiarci, sostenerci, non lanciare "stilettate" verso l'altro.
Può essere la trama di un film dove alla fine la persona irrisa diventa famosa con il suo romanzo, finisce al Maurizio Costanzo Show" in una puntata a tema libri e davanti alla telecamera dice: "ehi, tu che mi guardi. Ti ricordi di quel tipo che prendevi in giro per l'apostrofo? Bene, sono qui…"

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Ospite Christopher
22 minuti fa, gidan73 ha detto:

Questa invece è l'unica risposta dal sapore burlesco, da maestro con la penna rossa, che sembra più orientata a spezzare il tuo sogno anziché incoraggiarlo.
Anche i vari "mi piace" che accompagnano tale post fanno storcere un po' il naso.
Tra scrittori, e dunque tra persone che sono sulla stessa barca, dovremmo incoraggiarci, sostenerci, non lanciare "stilettate" verso l'altro.
Può essere la trama di un film dove alla fine la persona irrisa diventa famosa con il suo romanzo, finisce al Maurizio Costanzo Show" in una puntata a tema libri e davanti alla telecamera dice: "ehi, tu che mi guardi. Ti ricordi di quel tipo che prendevi in giro per l'apostrofo? Bene, sono qui…"

 

@gidan73 stai tranquillo, @Marcello è proprio uno di quelli che incoraggia e sostiene di più qui dentro, non te lo ha quindi detto per "spezzare il tuo sogno", semplicemente in un forum di scrittori e aspiranti tali un errore del genere balza all'occhio, per lo più se è nel titolo. E i vari "mi piace" non sono messi per prenderti in giro, ma semplicemente perché appunto lo avevamo notato tutti. Sei iscritto da un anno ma forse frequenti poco il sito, davvero non te la prendere per queste cose e in bocca al lupo anzi per il tuo traguardo (y)

 

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38 minuti fa, gidan73 ha detto:

da maestro con la penna rossa

Mi spiace, il mio compito principale in questo forum è proprio usare la penna rossa.

38 minuti fa, gidan73 ha detto:

è l'unica risposta dal sapore burlesco

Non voleva essere burlesca, in realtà.  

Ci sono autori affermati che cinquantamila copie faticano a venderle in tutta la loro carriera, tu invece ti proponi di venderle "come media", auguri.

Per ottenere certi risultati occorrono un talento eccezionale o una fortuna sfacciata, in genere.  Oppure si può essere Totti (e in questo caso i libri te li scrivono altre persone).

Non ricorrendo alcuna delle ipotesi di cui sopra, per avere qualche speranza di "arrivare" occorrono tanto impegno, abnegazione e spirito di sacrificio.  Leggere, leggere e leggere.  E poi scrivere, scrivere e scrivere, già sapendo che il novanta per cento di ciò che scrivi sarà da buttare.  Impegnarsi a fondo, perché domani sia solo l'ottanta per cento e dopodomani il settantacinque.  La famosa "gavetta", insomma, che vale in questa professione come in tutte le altre.  

Non intendevo deriderti, ma spronarti a lavorare duro se davvero questi sono i tuoi obiettivi.

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55 minuti fa, Christopher ha detto:

 

@gidan73 stai tranquillo, @Marcello è proprio uno di quelli che incoraggia e sostiene di più qui dentro, non te lo ha quindi detto per "spezzare il tuo sogno", semplicemente in un forum di scrittori e aspiranti tali un errore del genere balza all'occhio, per lo più se è nel titolo. E i vari "mi piace" non sono messi per prenderti in giro, ma semplicemente perché appunto lo avevamo notato tutti. Sei iscritto da un anno ma forse frequenti poco il sito, davvero non te la prendere per queste cose e in bocca al lupo anzi per il tuo traguardo (y)

 

Ho al mio attivo solo 21 messaggi :D
Sì, frequento poco e non conosco nessuno.

51 minuti fa, Marcello ha detto:

Mi spiace, il mio compito principale in questo forum è proprio usare la penna rossa.

Non voleva essere burlesca, in realtà.  

Ci sono autori affermati che cinquantamila copie faticano a venderle in tutta la loro carriera, tu invece ti proponi di venderle "come media", auguri.

Per ottenere certi risultati occorrono un talento eccezionale o una fortuna sfacciata, in genere.  Oppure si può essere Totti (e in questo caso i libri te li scrivono altre persone).

Non ricorrendo alcuna delle ipotesi di cui sopra, per avere qualche speranza di "arrivare" occorrono tanto impegno, abnegazione e spirito di sacrificio.  Leggere, leggere e leggere.  E poi scrivere, scrivere e scrivere, già sapendo che il novanta per cento di ciò che scrivi sarà da buttare.  Impegnarsi a fondo, perché domani sia solo l'ottanta per cento e dopodomani il settantacinque.  La famosa "gavetta", insomma, che vale in questa professione come in tutte le altre.  

Non intendevo deriderti, ma spronarti a lavorare duro se davvero questi sono i tuoi obiettivi.

Nessun problema con te. Anzi mi scuso se ho "puntato" il dito ma dietro di te ci stava la luna :P 
Una cosa che ho notato è che non posso modificare i post e dunque correggere eventuali errori (o forse non ho trovato il tasto giusto).
Dalla mia poca esperienza sono arrivato ad alcune conclusioni:
1- ci stanno più lettori che scrittori (e questo penso sia un dato su cui presumibilmente tutti concordano);
2- tra scrittori c'è rivalità (parlo in generale, quelli del forum non li conosco), ma non parlo di quella rivalità sana che esiste in ogni sana competizione; mi riferisco a quella rivalità miscelata a una punta d'invidia verso l'amico scrittore. Testimonianze pervenutemi a parte posso raccontarvi un piccolo aneddoto: su Facebook ho alcuni amici scrittori a cui metto vari "mi piace" oppure un commento positivo ogni volta che loro ottengono un bel risultato. Un bel giorno tocca a me vincere un contest letterario a Firenze ma da parte di alcuni di questi presunti amici scrittori non ricevo nessun complimento, nessun mi piace. Mi metto a indagare e scopro che questi avevano partecipato pure loro al mio stesso contest senza neppure arrivare in finale. Dopo qualche giorno, non vedendo nessuna loro reazione, li ho tolti dagli amici.
3- l'editoria è un mondo di squali (cit. di altri scrittori) che mira soprattutto al guadagno personale anziché alla qualità dell'opera: in parte è vero ma basta orientarsi e non pretendere di partire con 50mila copie da vendere.
4- self-publishing, bello ma... ancora oggi si preferisce l'editore. Apparentemente con il self dovresti guadagnare di più che con l'editore ma ho visto scrittori che si affermano sul self passare poi alle case editrici e mai il contrario. Se il self fa guadagnare di più allora dovresti rimanere nel self ma così non avviene.
5- buonanotte.

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Non capisco: qual'è il problema?

https://www.lercio.it/laccademia-della-crusca-si-arrende-scrivete-qual-lapostrofo-andatevene-affanculo/

 

Cinquantamila (lo scrivo perché così è più lungo!) copie di media? Eh, difficile almeno quanto mandare una sonda su Marte...

Vado molto fiero che il mio primo libro, una storia di famiglia, sia andato esaurito, dopo ben 250 (questa volta in cifre!) copie stampate:

sto provvedendo a una nuova "edizione". 

 

Piuttosto, @gidan73, ricordati di mandarmi una bella cartolina dal pianeta rosso: magari un bel tramonto sullo sfondo e tu, in primo piano, con l'ultimo dei cinquantamila in mano! James Fenimore Cooper mi perdonerà...

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12 ore fa, Marcello ha detto:

Mi spiace, il mio compito principale in questo forum è proprio usare la penna rossa.

Ai miei tempi la matita rossa indicava un errore lieve, quella blu un errore grave... ma immagino si tratti di consuetudini ormai in disuso. In ogni caso, come ho già ricordato in un'altra discussione, al liceo per un solo errore di ortografia (sottolineo uno solo), ti beccavi l'insufficienza, anche se avevi scritto il tema più intelligente del mondo. Eccessiva severità? Forse, ma anche un'ottima lezione per farti rimanere sempre concentrato e attento anche ai dettagli: doti indispensabili per uno scrittore degno di esser chiamato tale.
Riguardo al primo post dell'autore della discussione, dichiaratamente provocatorio, credo che le provocazioni abbiano un senso solo se portano a discussioni utili e costruttive; ma perché ciò accada, è indispensabile che ci si basi su presupposti seri e concreti, fondati su dati reali e non sparati a caso.
Anch'io sogno. Sogno un mondo dove i sognatori, per realizzare i loro progetti, abbiano sì la testa tra le nuvole, ma i piedi ben piantati per terra.

 

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A proposito di dati certi: nel post iniziale si parla di una media di copie vendute per ogni singolo libro ammontante a 200. In quale paese? Non certo in Italia: togliendo i due zeri siamo più vicini alla realtà, considerando che oltre la metà dei libri pubblicati non vende neppure una copia (questo qualche anno fa, secondo l'autorevole Vittorio Spinazzola e non credo che le cose siano cambiate in meglio).

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Sono d'accordo con @Marco Scaldini. In più, per calcolare, ipoteticamente, questa media a quali valori dovremmo poi fare riferimento? Basandoci unicamente sul totale delle vendite, quindi tenendo in considerazione tutti gli store fisici e digitali, posso ipotizzare che 1000 copie sia un buon punto d'arrivo(sicuramente si è superata la cerchia dei parenti) per avere un po' di visibilità. 

In questo articolo sono forniti dei dati di vendita:

 

Dati di vendita libri

 

Quota

Per un esordiente – mi riferisco a un editore medio-grande – siamo sulle 2-3mila copie (ma si scende anche a 1500). 

 

Inizierei con pormi questo obiettivo e poi, piano piano, provare a vedere se parte il "passa parola". Certamente, la classifica delle vendite non deve diventare una "paranoia", anzi, io punterei sui riconoscimenti letterari, lasciando le vendite ai professionisti del settore. 

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Aggiungo un'altra osservazione su un ulteriore punto che trovo un po' ingenuo fra le affermazioni contenute nel post di apertura. E cioè che una volta raggiunte le cinquantamila copie il futuro dello scrittore sia in discesa. Tutt'altro. Parlo per esperienza, poiché le mie brave cinquantamila copie con il primo libro le ho vendute, entrando nella classifica dei best-seller. Ma la strada è divenuta ancora più ardua, poiché le aspettative dell'editore nei tuoi confronti si alzano a dismisura e se del secondo libro vendi "soltanto" diecimila copie sei già da rottamare.

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Il ‎29‎/‎11‎/‎2018 alle 12:27, Fraudolente ha detto:

 

Cinquantamila (lo scrivo perché così è più lungo!) copie di media? Eh, difficile almeno quanto mandare una sonda su Marte...

Vado molto fiero che il mio primo libro, una storia di famiglia, sia andato esaurito, dopo ben 250 (questa volta in cifre!) copie stampate:

sto provvedendo a una nuova "edizione". 

 

Piuttosto, @gidan73, ricordati di mandarmi una bella cartolina dal pianeta rosso: magari un bel tramonto sullo sfondo e tu, in primo piano, con l'ultimo dei cinquantamila in mano! James Fenimore Cooper mi perdonerà...

Provvederò sicuramente se ci andrò… mi piacerebbe andarci (e non metaforicamente parlando… sogno di rinascere come pilota di una navicella spaziale) :P
Qualche post sotto vedo che esiste un utente che dichiara che su Marte (le cinquantamila copie) ci è arrivato...dunque che il sogno diventi realtà è possibile.

 

Il ‎29‎/‎11‎/‎2018 alle 16:32, Marco Scaldini ha detto:

A proposito di dati certi: nel post iniziale si parla di una media di copie vendute per ogni singolo libro ammontante a 200. In quale paese? Non certo in Italia: togliendo i due zeri siamo più vicini alla realtà, considerando che oltre la metà dei libri pubblicati non vende neppure una copia (questo qualche anno fa, secondo l'autorevole Vittorio Spinazzola e non credo che le cose siano cambiate in meglio).

I dati che io ho fornito sono dichiarazioni di alcune case editrici con cui ho avuto a che fare. Non ricordo se era un dato mondiale o solo italiano ma ricordo che mi disse che comprendevano tutte le vendite, anche quelle nel self publishing.

 

Il ‎29‎/‎11‎/‎2018 alle 19:11, Marco Scaldini ha detto:

Aggiungo un'altra osservazione su un ulteriore punto che trovo un po' ingenuo fra le affermazioni contenute nel post di apertura. E cioè che una volta raggiunte le cinquantamila copie il futuro dello scrittore sia in discesa. Tutt'altro. Parlo per esperienza, poiché le mie brave cinquantamila copie con il primo libro le ho vendute, entrando nella classifica dei best-seller. Ma la strada è divenuta ancora più ardua, poiché le aspettative dell'editore nei tuoi confronti si alzano a dismisura e se del secondo libro vendi "soltanto" diecimila copie sei già da rottamare.

Almeno hai dichiarato che raggiungere le cinquantamila copie, addirittura con il primo libro non è un sogno.
Grazie per questa dichiarazione che serve a spronarmi e, suppongo, a spronare anche tutti quelli che si abbattono al primo colpo.

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Il 28/11/2018 alle 03:55, gidan73 ha detto:

Quante copie volete vendere?
Io ho un sogno: arrivare a toccare quota 50mila poiché, se tocco questa quota, poi sarà solo un continuo salire.
La media nazionale di copie vendute in Italia è di 200 copie.
Qualcuno forse considererà un traguardo soddisfacente questo numero ma, per quanto mi riguarda no.
1000(mille) copie, senza parenti e amici, è già qualcosa ma sempre troppo poco.
La "pubblicità" attraverso i lettori funziona se questi sono in gran numero e, a mio avviso, ne servono almeno 5000 per poter far partire un passaparola che sia veramente efficace e divulgativa.
Se avete notato gli scrittori non dicono quasi mai quante copie hanno venduto. Questo perché il risultato è spesse volte insoddisfacente. (ed infatti in questo topic non vi faccio questa domanda).
Solo chi arriva a 5000 e oltre probabilmente si vanterà di dirlo.
Io ne conosco alcuni che dicono "le vendite vanno bene, sono perfino entrato tra i primi cento nella classifica ibs".
Peccato che la classifica IBS dei libri sia "ingannevole" in quanto:
1- funziona come l'auditel...solo alcune librerie conteggiano le vendite e questo significa che un libro non nella top100 potrebbe star vendendo più di un libro entrato nella top100;
2- se conosci queste librerie, e c'è chi le conosce, puoi poi auto comprarti i tuoi libri per entrare nella top100 e fingere che le vendite stanno andando bene;
3- particolare importante: entrare nella top100 non significa che stai vendendo tanti libri. Non c'è molta differenza tra chi si classifica al 70°esimo posto e chi si classifica al 200°esimo posto...si parla di una differenza di poche decine di copie. Solo chi è tra i primi 10(forse 5) sta vendendo veramente tanto.
Il mio sogno è arrivare almeno a 50mila copie vendute.
Ci riuscirò?
L'obiettivo è riuscirci poiché non mi accontento di meno.
E voi?

 

Be', Keith Richards... e non scrive neppure male :)

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Ho letto da qualche parte che una CE di rilievo e che ha una rete di distribuzione a livello nazionale, stampa sulle 5.000 copie per un esordiente. Difficilmente se vendono tante però. Per la maggior parte dei 60.000 titoli pubblicati all'incirca ogni anno, la stragrande maggioranza vende meno di 200 copie. Diciamo che vendere 50.000 copie significa più o meno, per la legge "uno vale uno" ovvero una copia venduta un euro intascato, mettersi in tasca per l'appunto circa 50.000 euro. Se le vendi al primo colpo, come esordiente, ti consiglio di comprarti un BMW serie 5 o anche una Porsche Cayenne usata (per 50.000 euro la trovi di sicuro). Si tratta di un buon investimento e fa molto figo andare alle presentazioni del tuo secondo libro arrivando in Porsche o con il BMW. Per la Ferrari magari bisogna aspettare il terzo libro, se le cose vanno bene ovviamente.

A parte tutto, il discorso credo sia un altro. Secondo me se ci pone un target così alto, vuol dire che si spera di poter vivere di sola scrittura. Temo che al giorno d'oggi, con il mercato che c'è oggi, sia un obiettivo a dir poco difficile, per non dire impossibile (ma nulla che si può immaginare è mai del tutto impossibile...)

Conta la fortuna, ovvio. Conta il talento, altrettanto ovvio. Conta forse il momento giusto, perché spesso essere al posto giusto nel momento giusto è il segreto di tutto. Banale, ma pur sempre vero. Con 200 copie vendute ci si deve accontentare di andare alle presentazioni in treno e dormire in un bed&breakfast. Ti dirò, se libri che vendono oltre le 50.000 copie sono quelli molto commerciali, scialbi, scritti in serie con l'aiuto delle scuole di scrittura e del pizzo pagato all'agente di turno, meglio il bed&breakfast che la BMW o la Porsche. Per la cronaca, oggi gli scrittori, anche quelli con diverse pubblicazioni alle spalle, secondo me non vivono comunque di sola scrittura. Ma vivono e campano proprio con le scuole di scrittura, con l'intermediazione, con i convegni fatti non per presentare le loro opere, ma appunto le miracolose tecniche di scrittura creativa agli esordienti di turno. Poi i libri, se ne vendono anche circa 500 copie per loro è già un risultato degno di nota. Degno di nota per campare e proliferare sugli allori. Quelli finti però, fatti soltanto di foglie secche.

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5000 per me sarebbe già un fantastico risultato, sarei felice che con 1000 visto che la media per gli esordienti si assesta sulle 200 copie. 

Credo che dipenda molto anche dall’editore, se fai il colpaccio con un editore medio grande che fa pubblicità sarà “più facile”. La pubblciità è la chiave, oltre ovviamente a un buon prodotto, ma puoi aver scritto il libro più bello del mondo che venderà le classiche 200 copie se nessuno sa che esiste! 

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Il 29/11/2018 alle 01:32, gidan73 ha detto:

2- tra scrittori c'è rivalità (parlo in generale, quelli del forum non li conosco), ma non parlo di quella rivalità sana che esiste in ogni sana competizione; mi riferisco a quella rivalità miscelata a una punta d'invidia verso l'amico scrittore. Testimonianze pervenutemi a parte posso raccontarvi un piccolo aneddoto: su Facebook ho alcuni amici scrittori a cui metto vari "mi piace" oppure un commento positivo ogni volta che loro ottengono un bel risultato. Un bel giorno tocca a me vincere un contest letterario a Firenze ma da parte di alcuni di questi presunti amici scrittori non ricevo nessun complimento, nessun mi piace. Mi metto a indagare e scopro che questi avevano partecipato pure loro al mio stesso contest senza neppure arrivare in finale. Dopo qualche giorno, non vedendo nessuna loro reazione, li ho tolti dagli amici.
3- l'editoria è un mondo di squali (cit. di altri scrittori) che mira soprattutto al guadagno personale anziché alla qualità dell'opera: in parte è vero ma basta orientarsi e non pretendere di partire con 50mila copie da vendere.
4- self-publishing, bello ma... ancora oggi si preferisce l'editore. Apparentemente con il self dovresti guadagnare di più che con l'editore ma ho visto scrittori che si affermano sul self passare poi alle case editrici e mai il contrario. Se il self fa guadagnare di più allora dovresti rimanere nel self ma così non avviene.

Personalmente, non ho mai visto tante contraddizioni tutte insieme. Parli di rivalità tra autori e del fatto che ci dovrebbe essere più supporto. Su questo potrei anche darti ragione, nel senso che "screditare" o fingere di non accorgersi dei successi di un'altra persona non significa compensare le proprie mancanze. Però ti renderai conto che sei tu quello che si aspetta e pretende che gli altri scrittori mostrino apprezzamento nei tuoi confronti. Il tuo supporto agli altri autori è dunque fine al supporto che tu ti aspetti che ricambino? Per me non ha senso.

Poi, dici che l'editoria è un mondo di squali (vero) e che un romanzo è considerato alla stregua di un qualsiasi altro prodotto commerciale quando sei tu il primo a valutare l'editoria tradizionale e il self publishing prettamente dal ritorno economico che ne avresti? 

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21 minuti fa, Mister Frank ha detto:

Palesatevi!

Io sono una freccia rossa :)

Mi è sembrata fuori luogo la risposta data a Marcello. Se una persona con esperienza nel settore fa notare errori grammaticali non intende screditare o addirittura "spezzare i sogni" di nessuno. I permalosi meritano 1 tonnellata di frecce rosse a mio avviso xD. Buona serata a tutti.

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2 ore fa, Luciano91 ha detto:

 

Io sono una freccia rossa :)

Mi è sembrata fuori luogo la risposta data a Marcello. Se una persona con esperienza nel settore fa notare errori grammaticali non intende screditare o addirittura "spezzare i sogni" di nessuno. I permalosi meritano 1 tonnellata di frecce rosse a mio avviso xD. Buona serata a tutti.

Mah… se è solo per la risposta data a Marcello ci può stare. In fondo tra amici si ci difende, si fa gruppo.
Solo che io Marcello non lo conosco e mi sono comportato di conseguenza con una risposta, senza insulti, dal tono pacato e scherzoso.
Mi sono pure scusato ma il post ha ricevuto solo una freccia verde. Si vede che non ho convinto nessuno.

 

2 ore fa, Mister Frank ha detto:

13 frecce rosse negative?

Palesatevi!

:pop:  

… e pazienza.
Lo scopo del mio topic era quello di costruire un dialogo su un argomento che penso sia di interesse comune agli scrittori e anche ai lettori.
Dunque ringrazio quelli che stanno fornendo delle preziose risposte all'argomento del topic.

 

12 ore fa, Jeky Imhof ha detto:

5000 per me sarebbe già un fantastico risultato, sarei felice che con 1000 visto che la media per gli esordienti si assesta sulle 200 copie. 

Credo che dipenda molto anche dall’editore, se fai il colpaccio con un editore medio grande che fa pubblicità sarà “più facile”. La pubblciità è la chiave, oltre ovviamente a un buon prodotto, ma puoi aver scritto il libro più bello del mondo che venderà le classiche 200 copie se nessuno sa che esiste! 

Concordo con te.
Molto dipende dall'editore e dalla pubblicità che se ne fa.
Bisogna anche trovare un modo per conservare almeno la metà degli eventuali mille lettori iniziali affinché possano diventare una base per le pubblicazioni successive.
Se invece uno si assesta ai 200 di media allora penso che si sta sbagliando qualcosa...o l'editore sta facendo poco oppure la pubblicità non è fatta bene.

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Ospite Ginia

@gidan73: il tuo target di 50mila è per un testo che hai già scritto? Se hai scritto qualcosa, hai già un contratto con una CE e fai delle proiezioni? Se sei a monte di queste esperienze, credo che i tuoi sogni siano normali. Soprattutto in tempi di crisi come questi, dove spesso e volentieri si perde anche un lavoro che non era scrivere, la disperazione ci induce per vie subconscie e/o traverse a pensare che altri lavori accessibili (ad esempio scrivere, visto che tutti abbiamo imparato a farlo) ci garantirebbero facilmente più soldi e più successo; è mettendosi alla prova che ci si scontra con la realtà, e ci si ridimensiona. Non lo dico per te, visto che forse venderai le tue 50mila copie; lo dico per me stessa, che sono passata da questi sogni megalomani alla realtà, e lo hanno fatto anche altri come me. Quel che spesso capita è che non solo non vendi le 50mila copie che parevano a portata di mano, ma che nemmeno le CE con cui ne avresti pubblicate "solo" mille si interessano al tuo manoscritto.  Forse a questo punto ti sembrerò una sfigata come tanti che non ha saputo dare il meglio di sé (o che non poteva dare di più): è una tappa della superbia da cui sono passata anch'io, e mi ha fatto bene passarci; è possibile che sia una sfigata, ma è anche possibile che altri scrivano meglio di me e non ci sia nulla di male in ciò, né in me, ho semplicemente pensato di fare una cosa che non sapevo fare così bene. Non voglio sminuire i sogni degli altri, ma a volte cadere dal nono piano può fare più male che cadere dal primo, bisogna quindi fare attenzione a non sognare troppo alto, secondo me. Di bello la mente umana ha questo: che quando capisci che le 50mila erano un sogno, ti pare che tutti quelli che sognano di pubblicare siano dei presuntuosi, e non ti identifichi più con il tuo vecchio target di 50mila, cominci a pensare che 5mila sono dignitose, anzi tantissime, e anche più oneste, perché 50mila puzza di marcio, di paraculo. Poi dalle 5mila stesso discorso per mille. Eccetera. E arrivi a 200. Ecco come si arriva a 200, credo, e alla fine sei contento, e ti pare di avere raggiunto il tuo scopo. In bocca al lupo!

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@Ginia Ti ringrazio per la tua testimonianza. Fa riflettere.
I sogni sono una cosa, la realtà un'altra e ne sono consapevole.
Il mio obiettivo rimane sempre il sogno, probabilmente rimarrà un illusione ma ho bisogno di sbatterci contro e per farlo voglio arrivarci con il "ci ho provato, ho tentato in tutti i modi" e non con il "son passati sette mesi, che ho fatto nel frattempo? Niente."
Se parto con l'idea che il sogno è troppo difficile da raggiungere, se non impossibile, succede che poi mi blocco e finisco per non far nulla, arrendendomi in previsione di un possibile risultato negativo. Invece voglio andare avanti, barra a dritta, e attraccare sul porto d'arrivo oppure sbattere sugli scogli avendoci però provato.
In bocca al lupo anche a te e ti auguro che quel sogno che avevi agli inizi possa passarti accanto come un treno da acciuffare al volo.

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Io credo fermamente che nessuno degli scrittori che vendono decine o centinaia di migliaia di copie abbia iniziato a scrivere pensando "scrivo perché voglio vendere un tot di copie". Si scrive per un'urgenza interiore, chiamiamola pure artistica. Soltanto poi, una volta che abbiamo di fronte la nostra opera terminata, di cui siamo più o meno soddisfatti e che comunque sentivamo il bisogno di scrivere, si inizia a pensare a come farla conoscere agli altri. Scrivere avendo in testa solo l'obiettivo di vendere credo non conduca da nessuna parte.

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Ospite Ginia

@Marco Scaldini: io all'inizio credevo ingenuamente che avrei raggiunto come minimo le 10mila copie, che mi parevano anche poche, "un minimo", dato che fanno tanto rumore le grosse cifre, mentre i valori nella media non giungono alle orecchie di chi va specificamentea cercarli e lo scrittore ingenuo non si rende conto che 5mila è già grasso che cola. 50mila poi è una cifra astronomica per un libro. Complimenti a te che l'hai raggiunta, tra l'altro! Sono comunque d'accordo con @gidan73: se puntare in alto lo motiva, perché non puntare in alto? Arrivare al traguardo sarà difficile, ma come altri ci sono riusciti, potrà essere anche lui a farlo, nella vita non si sa mai. Io con la mia risposta di prima a gidan mi riferivo piuttosto a quel che mi pareva scritto tra le righe del suo post iniziale, e cioè che chi ha ottenuto 200 copie totali era partito con un traguardo di 200, e lui si chiedeva perché non puntare più un alto, come se fosse una questione di volontà dell'autore e basta, mentre tanti partono con l'idea di arrivare a tante copie, e finiscono per riuscire a pubblicarne 200, non proprio perché fosse il loro traguardo, bensì perché la realtà non è sempre come i nostri sogni.

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Secondo me per le aspettative di vendita bisogna intanto tenere presente alcuni aspetti.

Il tipo di narrativa che uno scrive: se uno scrive cose molto letterarie, o sofisticate, "per pochi", o invece più pop e commerciali; se scrive un genere in auge come il thriller o di nicchia (in Italia) come la fantascienza. 

L'editore: se uno ha un editore grande e ben distribuito, si può quantomeno sperare in vendite alte. Magari anche con un editore medio, ma che crede molto nel libro, e perciò decide di spingerlo il più possibile. Se uno ha un editore piccino, credo che sia praticamente impossibile vendere molto. Ma smentitemi se vi vengono in mente dei casi contrari!

Poi bisogna vedere se è un genere di romanzo che può andare anche fuori dall'Italia. Vedi "L'amica geniale", che è diventato un caso editoriale grazie alll'attenzione ricevuta all'estero. 

Poi ovviamente c'è l'imponderabile...se qualcuno decide di farne un film o una serie tv suppongo che la "vita" del libro si allunghi e le vendite aumentino un bel po'; o magari è il libro giusto al momento giusto, che so parla di un tema che improvvisamente diventa attualissimo e scottante. 

 

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Secondo me, il primo proposito che dovrebbe porsi chi vuole vendere 50000 copie è raggiungere il livello qualitativo di chi le vende. E le vende non perché divenuto personaggio pubblico, non in grado di ottime strategie di marketing online che lo hanno portato a un pubblico di milioni di followers, non perché la propria opera contenesse argomenti di stretta attualità e l'editore è stato in grado di lanciare il libro al momento giusto per sfruttare l'onda emotiva del pubblico.

 

Dovrebbe mirare a raggiungere il livello degli autori italiani contemporanei che hanno raggiunto, e magari anche oltrepassato, quota 50000, facendo una normalissima carriera da "scrittore di narrativa".

Da una breve ricerca, esempi di autori del genere sono: Niccolò Ammaniti, Sandro Veronesi, Erri De Luca, Michela Murgia.

Sicuramente ce ne saranno altri, ma come esempi penso possano bastare.

Perciò, @gidan73 , la domanda che ti pongo è: le tue capacità narrative reggono il confronto con autori di questo calibro?

Io non ti ho mai letto. Magari la risposta è sì, e a quel punto farsi delle domande su come riuscire a imporsi nel mercato editoriale avrebbe anche senso.

Ma se la risposta è no, il resto è solo aria fritta.

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Leggo un sacco di risposte intelligenti e sensate a un post iniziale, che francamente non lo era altrettanto. Per carità, se lo stiamo facendo allo scopo di confrontare le rispettive idee, va benissimo; ma se la speranza era quella di far rinsavire chi gioisce fiero della propria follia, credo che stiamo perdendo tempo. 

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