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simone volponi

I bootleg del folle

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Titolo: I bootleg del folle
Autore: Simone Volponi
Collana: Infamia project
ISBN: B07KCRKBS6

Data di pubblicazione: Novembre 2018
Prezzo: 2,99 (solo digitale)

Genere: Antologia racconti horror-sci-fi

Pagine: 110

Link all'acquisto: https://www.amazon.it/BOOTLEG-DEL-FOLLE-Simone-Volponi-ebook/dp/B07KCRKBS6/ref=sr_1_3?s=books&ie=UTF8&qid=1543176135&sr=1-3

 

 

Un'antologia dei principali racconti pubblicati in varie raccolte di genere fantastico. Viaggi all'interno dell'immaginario horror e sci-fi, dal sapore pulp e con un'escursione nello steampunk. Una banda criminale romana che si ritrova a lottare per la vita mentre il Vaticano crolla; un monaco folle alle prese con una invasione zombie; liquidi rossi che causano terribili mutazioni e bombe celate nell'utero di un'innocente; il più celebre cowboy italiano calato in piena ambientazione steampunk; un uomo finito prigioniero in casa si nasconde da una bestia mostruosa; qualcuno brama nell'oscurità una pelle nuova...

 

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[Aggiunta Staff]

Il contenuto del frammento sotto spoiler è adatto solo al pubblico adulto.

 

Spoiler

'Hanno lasciato perdere il cibo e se ne sono andati in camera da letto, e li sentivo ridere al di là della porta. Poi è iniziata la sinfonia. Gemiti su gemiti, i gridolini sfacciati di Paola e i grugniti di Luca. Pattumiere umane!

Ho mangiato la loro parte di cibo e ho benedetto il vino, senza lasciare loro nemmeno una goccia. Sono andati avanti parecchio, e devo ammettere che sentire il suono del peccato così vicino mi ha provocato una certa reazione. L’attrezzo si è indurito mio malgrado, trascinato da una smania formicolante al ventre, roba da mandarmi ai pazzi.
Mi sono allora chiuso in bagno e frustato col cilicio con tutto il vigore possibile, e i miei ringhi di dolore e sofferenza si sono mischiati ai loro lamenti di piacere. Quel dannato languore al ventre non mi mollava, l’attrezzo era sempre teso (quando mi frusto è normale che lo sia, ma stavolta non era la flagellazione a provocarlo) e la punta prudeva fino a sconcertarmi. Ho aperto un cassetto sotto il lavandino e l’occhio mi è caduto su una spilla da balia. Non ho ragionato, l’ho presa e l’ho aperta e conficcato l’ago nella punta del pisello. Un dolore lancinante e il languore si è attutito.
Allora mi sono colpito l’arnese più e più volte, con l’ago che lo penetrava e me lo rendeva una salsiccia al sangue.
Dopo aver affondato l’ago per l’ultima volta, l’ho rigirato nella carne e mi sono sentito meglio. Ho messo da parte la spilla per altre occasioni simili, e sono scoppiato a ridere di gusto prendendomi la briga di ripulire il pavimento dalle macchie rosse che ho sgocciolato.
Leggendo questa parte della storia penserete male di me, e forse ne avreste anche ragione, ma considerate le motivazioni: espiare e uccidere la tentazione prima che si impossessi di me! Tutti dovrebbero farlo! Ho pregato prima, durante e dopo, il Signore mi è testimone.

 

(dal racconto "Malachia", presente nella raccolta I BOOTLEG DEL FOLLE)

 

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Estrattone da "Vaticano in fiamme", racconto presente nella raccolta:

 

Il Bello non aveva concesso nessuna mascherina, né altro; dal feretro del Re di Roma sarebbe uscito il profumo della santità, non c'era nulla da temere.

Un click che gli suonò dolce annunciò la rottura dei sigilli.

«Aprite» ordinò.

I due sacerdoti sollevarono con estrema cura il coperchio. Il Bello, gli occhi luminosi e sgranati, si fece avanti affacciandosi sulla bara, seguito da Il Vichingo e Il Troglo. Il Nano non se la sentiva di guardare, mantenendosi a distanza.

«Cristo» mormorò Il Bello, accennando un sorriso. Cosa rara per lui. «Cristo santo…».

Il Vichingo deglutì a fatica. Nessun fetore di morte e putrefazione si alzò nell'aria. Il corpo de Il Crudele, già Re di Roma, era integro.

Sembrava dormisse.

«Ve l'avevo detto. Il Re di Roma è come un santo.»

Il Bello si era messo in ginocchio e stringeva le mani giunte del padre, mani dure, fredde, ma intatte. La morte sembrava essere passata senza lasciare traccia, a parte gli abiti deteriorati.

Gli altri erano in piedi, allibiti. Il Nano aveva trovato il coraggio di guardare, e invece dello scheletro disfatto in salsa di vermi che aveva immaginato, si trovava al cospetto del Re perfettamente conservato.

 

... 

Come muovendosi in un incubo, o in una visione creata da qualche acido, Il Vichingo corse rasente il muro, verso Porta San Pellegrino, fermandosi nel colonnato. Sgranò gli occhi alla vista dei gendarmi che facevano fuoco da dietro le macchine e i portici, alla vista dell'orda vestita di nero che sembrava spuntare ovunque. E dei morti stesi a terra, corpi crivellati che sembravano galleggiare nel sangue. Si guardò intorno e incrociò a pochi passi da lui una guardia Svizzera. La vide crollare a terra, mentre la testa restava sospesa a mezz'aria.

Il Vichingo strizzò gli occhi, guardando il corpo nella divisa blu e gialla con il moncherino in mezzo alle spalle che spruzzava sangue come una fontanella. La testa della guardia pareva danzare in aria, sgocciolando denso rosso là dove era stata recisa, il volto immobile e spento della morte.

 

 

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