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Al ventesimo piano, in un attico che avrebbe dato le vertigini a chiunque, Matteo Balin aveva montato il suo paradiso.

Sorretto da idee megagalattiche, per mesi si era aggirato nell'appartamento dando indicazioni ad architetti e maestranze; adesso poteva dormirci su godendosi lusso e panorama.

Si è appena  messo a dormire spegnendo il lume comprato alla fiera del design milanese, ma il buio gli cala addosso come una coperta troppo pesante e fuori stagione. Si rigira un paio di volte, poi si alza per bere dell'acqua; nonostante l'impianto di climatizzazione vada a meraviglia, è costretto a strappare due fogli di scottex per asciugarsi il sudore dal collo.

 

Da quella prima notte è già passato del tempo, eppure da allora il sonno di Matteo non ha avuto più pace.

Un rumore sospetto, un'agitazione improvvisa, e si alza peregrinando per le stanze ampie, con il passo incerto e i battiti accelerati.

Si pone in ascolto socchiudendo le palpebre, poi - con un gesto rapido - scosta una tenda o spalanca una porta dove dietro non c'è mai nessuno; a quel punto, tranquillizzato, si attarda davanti al panorama.

Spettacolare!

La parete del salone, una lunga campata in vetro con vista sul mondo, gli rapisce sguardo e pensieri.

Gli è costato un casino quel panorama, da perderne il conto, la veduta però che gratificazione; la città, sotto il cielo nero, è uno scintillio di brillanti, artemisie, lapislazzuli, perfino i semafori sfoggiano  "rubini e smeraldi".

 

I giorni passano in fretta. Solo le notti non passano mai.

Sul divano in pelle nobile con una penisola dalle dimensioni di un letto a due piazze e un televisore da 70'' pollici, potrebbe rilassarsi qualora il lavoro...

Troppo ricco di impegni importanti e inderogabili, il suo, a saltarne uno verrebbe giù tutto.

Il vero relax, alla fine, è rifugiarsi a notte inoltrata in quella casa piantata in cima all'immodestia e godere per cinque minuti di quella vista spaziosa.

 

L'idea di possedere "un panorama" gli era venuta sull'altura dove da bambino andava a fare i pic-nic. Guardando giù aveva scoperto la città distesa ai suoi piedi. Catturarla tutta in uno sguardo gli aveva procurato un moto dell'animo, uno stupore improvviso; stava sulle spalle del padre e - come un Cesare a cavallo - lo aveva pervaso l'orgoglio.

Da allora, il desiderio di stare in cima, più che un proposito, era divenuto una vera ostinazione.

 

Da quando si è trasferito in quella casa, però, certe mattine rimane seduto sul bordo del letto, i gomiti sulle ginocchia, le mani penzoloni. Trascina i piedi fino all'idromassaggio, quest'ultimo - come un analgesico che allevia ma non cura - lo tonifica giusto il tempo di dare il meglio di sé al lavoro.

In giacca e cravatta, Matteo incassa le sue soddisfazioni: di solito i complimenti dei soci oltremare, dopo avere messo a tappeto concorrenti creduti imbattibili, magari lasciati cadere dentro  le botole oscure della finanza. Il mercato e i suoi drammi, si sa.

Non s'era fatto fregare dalla scarsa ambizione del padre, rimasto a fare pic-nic con uova sode e panini al salame.

Sdraiato al sole, come una lucertola, l'uomo trascorreva sui prati tutti i giorni di festa e bel tempo, rimanendo per sempre un signor Rossi qualunque.

Si vedevano poco, padre e figlio, anzi, da tempo non si vedevano più.

Matteo fa uno di quei lavori cui non è facile conciliare diversi stili di vita, e finite le ore di ufficio ci sono quelle delle pubbliche relazioni; feste per incontri mirati, mostre per farsi vedere...

 

Avrebbe dovuto capirlo: in casa non ha nulla da temere. Lo aveva constatato ogni volta, le sue sono solo paure prive di fondamento; eppure, arriva sempre una tensione diversa a buttarlo fuori dal letto.

Lo disturba forse un fantasma?!

Possibile?

Anche adesso ha le smanie, mentre fuori, la notte è tutta una luce di neon, fari e lampioni.

L'ansia lo tiene come sull’orlo di un baratro.

Una leggera spinta e sarebbe caduto giù senza alcuna possibilità di salvezza.

 

Ha già provato a distrarsi con le nuove esigenze del palazzo. Lo spazio condominiale, ad esempio, è curato meglio che a Villa d'Este, ed è per questo che i costi sono lievitati e c'è stato bisogno di accedere a un nuovo prestito accorpandolo al precedente. Tuttavia, l'attico dista dal suolo più di settanta metri e l'odore dei due tigli, a Matteo, arriva appena appena, mentre quello delle aiuole coltivate a fresie, narcisi e altri fiori secondo stagione, delizia solo il portiere.

Ha pensato così al giardino pensile, una piccola modifica al terrazzo e, con vasche impermeabilizzate, avrebbe avuto anche lui il suo brolo privato.

I costi ... certo... Arrotondare il finanziamento? Sì, poteva farlo.

Era abile con numeri e profitti. Il denaro? Fiche da lanciare sul tavolo da gioco.

A volte si smarriva un po' tra i fondi societari e i propri, gli si sdoppiavano gli zeri e doveva rifare i suoi conti, preferibilmente la sera, prima di andare a dormire.

L'occhio sui numeri fino alle ultime ore del giorno: routine.

Gestiva i soldi di una società dalle spalle larghe e si sentiva a suo agio.

Ma a metà nottata, ancora una volta gli pareva di avere percepito qualcuno fiatargli sul collo.

Una creatura invisibile che in concreto lo soffocava: un poco alla volta, un poco di più.

E dire che non aveva nemmeno voluto una donna per sempre, "per evitare il malanno", diceva; e alla sua stessa battuta concedeva un sorriso. Si aggirava guardingo per i corridoi scrutando fuori dalle finestre, alcune esposte a Nord altre a Sud, altre ancora a Est e a Ovest.

L'appartamento era stato concepito per essere al centro del mondo, perlomeno del mondo di Matteo.

 

Quando le piante in terrazza ebbero ognuna il suo posto, una lucertola fece capolino, Matteo ne rimase sorpreso. Fu solo un attimo e nemmeno era certo d'averla vista davvero, ma tanto bastò perché la sua mente volasse tornando a planare sopra quei monti visti e scordati.

Immaginò il padre andare in giro tra i boschi da solo, a raccogliere funghi, mangiando un boccone ai piedi d'un l'albero, magari un castagno. Quasi lo scorse disteso sull'erba con le mani intrecciate dietro la nuca.

Provò a dormire con quell'immagine incastrata tra il viso e il guanciale: tratteneva una fiaba del suo tempo bambino.

 

La notte non è ancora finita e l'incubo torna. All'improvviso gli tira su le palpebre.  

Matteo sente l'aria mancargli, il sudore inzupparlo!

La strana creatura si aggira in casa, è lì, non può sbagliarsi; deve scovarla e liberarsene una volta per tutte.

È furioso e la cerca accendendo le luci, spalancando gli infissi, perfino tra le carte della sua scrivania, rovista ansimando.

Tra numeri, pagine e cartelle di mutuo le sue mani fremono. Le dita stropicciano i fogli.

Ma...

Niente!

Nessuno!

E nulla che lo aiuti a capire.

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23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

dormirci su 

@Adelaide J. PellitteriTi è scappato il corsivo su "su" o c'è un perché?

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Gli è costato un casino quel panorama, da perderne il conto, la veduta però che gratificazione

Scriverei: Gli è costato un casino quel panorama, da perderne il conto. La veduta però... Che gratificazione!

Come l'hai messo tu mi pare un po' difficile da seguire (chi lo legge la prima volta viene fuorviato dalla costruzione e può incespicare sulla frase)

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

, artemisie, lapislazzuli, perfino i semafori sfoggiano  "rubini e smeraldi".

Secondo me sei andata troppo nei dettagli, avrei interrotto la frase dopo "brillanti".

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

potrebbe rilassarsi qualora il lavoro...

metterei una virgola dopo "rilassarsi", altrimenti, come prima, il lettore rischia di incespicarsi...

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

gli era venuta sull'altura dove da bambino andava a fare i pic-nic.

Sembra quasi che, da adulto, sia tornato all'altura e abbia avuto questa idea. Direi "gli era venuta da bambino, sull'altura dove..."

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Non s'era fatto fregare dalla scarsa ambizione del padre, rimasto a fare pic-nic con uova sode e panini al salame.

Sdraiato al sole, come una lucertola, l'uomo trascorreva sui prati tutti i giorni di festa e bel tempo, rimanendo per sempre un signor Rossi qualunque.

Eviterei l'accapo: le frasi sono legate.

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Anche adesso ha le smanie, mentre fuori, la notte è tutta una luce di neon, fari e lampioni.

Aggiungerei una virgola prima di fuori.

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Il denaro? Fiche da lanciare sul tavolo da gioco.

Non per fare il volgare, ma indovina un po' come l'ho letto, quel "fiche", la prima volta? Eh, esatto! Scommetto che ci cascano in tanti...

Magari così? "Come al casinò, fiche da lanciare sul tavolo da gioco."

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

ma tanto bastò perché la sua mente volasse tornando a planare sopra quei monti visti e scordati.

virgola dopo "volasse", altrimenti manca il fiato a mezza frase.

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Quasi lo scorse disteso sull'erba con le mani intrecciate dietro la nuca.

Idem come sopra, secondo me: metterei una virgola dopo "erba".

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Matteo sente l'aria mancargli, il sudore inzupparlo!

Il punto esclamativo l'avrei evitato.

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

, perfino tra le carte della sua scrivania, rovista ansimando.

Avrei scritto "rovista ansimando perfino tra le carte della (sua - se proprio vuoi - non è affatto necessario ma forse vuoi sottolineare la possessione)  scrivania. Così com'è mi sembra un po' poco chiaro, considerato quello che viene prima nella frase.

 

Il finale è davvero bello.

 

Insomma, non so perché, ma oggi era dell'umore di farti le pulci. Questo è più lungo del solito ma si tratta sempre di un racconto iceberg, direi: poca trama, descrizioni, riflessioni, pennellate che dipingono un personaggio. Funziona bene, direi che è più che ben fatto :) Questo tizio che si aggira tutto solo nel suo megaattico in preda alla paranoia, senza neanche l'ombra di una persona nella sua vita, è decisamente inquietante, tanto che ero quasi sicuro che tutto sarebbe finito in un salto nel vuoto. Hai evitato, meglio così! Hai fatto un protagonista "estremamente ricco": probabilmente era quello che volevi, ma ti consiglierei di rifletterci su un attimo: forse una ricchezza leggermente più moderata finirebbe per essere più credibile, portando il lettore a immedesimarsi meglio e, in fondo in fondo, il messaggio passerebbe più facilmente?

 

Alla prossima :)

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Brava @Adelaide J. Pellitteri, bel racconto con trama in sospeso. Le motivazioni sono lì alla portata del protagonista e allo stesso tempo sfuggenti. Questo forse è una pecca perché dovrebbe risultare da qualche parte il rifiuto del protagonista di fare un'autoanalisi, anche perché gli accostamenti tra il passato con il padre e l'ansia della notte sono troppo stretti perché non se ne renda conto (quanti perché ho scritto?). La scarsa ambizione del padre ha un impatto lieve, a mio avviso, senza un evento scatenante. Per il resto c'è qualche refuso e un po' di incertezza nell'uso dei tempi verbali e la "mania" di andare costantemente a capo (spezzettando i paragrafi), ma è comunque un testo scorrevole e piacevole.

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

per mesi si era aggirato

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Si è appena  messo a dormire

Già qui cambi tempo ai verbi.

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

spalanca una porta dove dietro non c'è mai nessuno

Bruttina come frase. Spezzerei in "...spalanca una porta. Dietro però non c'è mai nessuno."

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Gli è costato un casino quel panorama, da perderne il conto

"Perderne" deve riferirsi a qualcosa, difficile che sia "casino". Semplificherei in "da perdere il conto".

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

perfino i semafori sfoggiano  "rubini e smeraldi".

Questa mi è piaciuta, ma toglierei le virgolette.

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Matteo fa uno di quei lavori cui non è facile conciliare diversi stili di vita

Lo stile di vita difficilmente è più di uno. Sono le cose che si fanno a non essere conciliabili.

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Fiche da lanciare sul tavolo da gioco

E se cambiassimo in "gettoni"? :asd:

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Gestiva i soldi di una società dalle spalle larghe e si sentiva a suo agio

Non mi suona. Se la società è grossa, anche se solida, il carico di responsabilità è maggiore. Però qui non metto la mano sul fuoco.

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

fiatargli sul collo.

Credo sia corretto in italiano, ma secondo me suona male.

 

Spero di non essere stato troppo pignolo. A rileggerti! (y)

 

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri

Ottimo racconto! Molto scorrevole, efficace e d'impatto: l'ho letto velocemente. Mi è piaciuta la caratterizzazione del personaggio. In poche parole hai delineato un bel quadro della sua personalità. In particolare, ho apprezzato la sua ambizione che ha cominciato ad apparire sin da quando era bambino. 

Il 13/11/2018 alle 15:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

L'idea di possedere "un panorama" gli era venuta sull'altura dove da bambino andava a fare i pic-nic.

Bella immagine. 

Il 13/11/2018 alle 15:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Si aggirava guardingo per i corridoi scrutando fuori dalle finestre, alcune esposte a Nord altre a Sud, altre ancora a Est e a Ovest.

Ottima descrizione. Mi sono dato un'idea di quanto grande possa essere il suo appartamento.

Il finale è buono, tuttavia mi sarei dilungato di più sulla sensazione di paranoia del protagonista. 

 

Non ho notato errori particolari, però credo di aver percepito una leggera confusione in alcune frasi. Ad esempio:

Il 13/11/2018 alle 15:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Gli è costato un casino quel panorama, da perderne il conto, la veduta però che gratificazione; 

Non mi ha convinto molto. Credo possa essere alleggerita. È l'unico punto in cui mi sono fermato a rileggere il testo. 

Il 13/11/2018 alle 15:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

la città, sotto il cielo nero, è uno scintillio di brillanti, artemisie, lapislazzuli, perfino i semafori sfoggiano  "rubini e smeraldi".

Stesso appunto. Toglierei le virgolette tra rubini e smeraldi: è un'immagine molto chiara che, a mio parere, non ha bisogno di essere rimarcata. 

 

Ciao! :)

 

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7 ore fa, gmela ha detto:

@Adelaide J. PellitteriTi è scappato il corsivo su "su" o c'è un perché?

 Non mi è scappato,  l'ho scritto in corsivo visto che si riferiva alla prima notte "lassù" nell'attico, un pizzico di ironia (il mio intento mal riuscito, evidentemente)

 

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Gli è costato un casino quel panorama, da perderne il conto, la veduta però che gratificazione

Scriverei: Gli è costato un casino quel panorama, da perderne il conto. La veduta però... Che gratificazione!

Come l'hai messo tu mi pare un po' difficile da seguire (chi lo legge la prima volta viene fuorviato dalla costruzione e può incespicare sulla frase)

 

Hai ragione, uso speso questo tipo di costruzione (e non mi levo mai il vizio)

 

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

, artemisie, lapislazzuli, perfino i semafori sfoggiano  "rubini e smeraldi".

Secondo me sei andata troppo nei dettagli, avrei interrotto la frase dopo "brillanti".

 

Ho esagerato di proposito, ma sbagliando.

 

7 ore fa, gmela ha detto:
Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

potrebbe rilassarsi qualora il lavoro...

metterei una virgola dopo "rilassarsi", altrimenti, come prima, il lettore rischia di incespicarsi...

lo noto adesso, hai ragione.

 

7 ore fa, gmela ha detto:
Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

gli era venuta sull'altura dove da bambino andava a fare i pic-nic.

Sembra quasi che, da adulto, sia tornato all'altura e abbia avuto questa idea. Direi "gli era venuta da bambino, sull'altura dove..."

Suggerimento prezioso, non lo avevo notato. Quando si ha l'immagine in testa non ci si rende conto di fare errori simili. Grazie per avermelo fatto notare.

 

 

7 ore fa, gmela ha detto:
Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Non s'era fatto fregare dalla scarsa ambizione del padre, rimasto a fare pic-nic con uova sode e panini al salame.

Sdraiato al sole, come una lucertola, l'uomo trascorreva sui prati tutti i giorni di festa e bel tempo, rimanendo per sempre un signor Rossi qualunque.

Eviterei l'accapo: le frasi sono legate.

Concordo 

 

7 ore fa, gmela ha detto:
Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Anche adesso ha le smanie, mentre fuori, la notte è tutta una luce di neon, fari e lampioni.

Aggiungerei una virgola prima di fuori.

Anch'io l'avrei messa e a dire il vero l'ho tolta postando, vedevo tre virgole in tre parole e mi sono sembrate troppe, ma c'era, giuro. Anche la frase di prima, l'ho staccata postando. Mi sembrava facesse muro. Alla fine noto che spesso nel tentativo di applicare qualche regola o suggerimento, lo faccio maledettamente male. 

 

7 ore fa, gmela ha detto:
Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Il denaro? Fiche da lanciare sul tavolo da gioco.

Non per fare il volgare, ma indovina un po' come l'ho letto, quel "fiche", la prima volta? Eh, esatto! Scommetto che ci cascano in tanti...

Magari così? "Come al casinò, fiche da lanciare sul tavolo da gioco."

Sai che ci avevo messo la "s" perché il sospetto del fraintendimento c'era. Fiches è alla francese, in italiano va senza esse, e mi sono arresa. :D

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

ma tanto bastò perché la sua mente volasse tornando a planare sopra quei monti visti e scordati.

virgola dopo "volasse", altrimenti manca il fiato a mezza frase.

Con le virgole litigo ogni giorno.

 

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Quasi lo scorse disteso sull'erba con le mani intrecciate dietro la nuca.

Idem come sopra, secondo me: metterei una virgola dopo "erba".

bis

 

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Matteo sente l'aria mancargli, il sudore inzupparlo!

Il punto esclamativo l'avrei evitato.

Perché? è esasperato!

 

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

, perfino tra le carte della sua scrivania, rovista ansimando.

Avrei scritto "rovista ansimando perfino tra le carte della (sua - se proprio vuoi - non è affatto necessario ma forse vuoi sottolineare la possessione)  scrivania. Così com'è mi sembra un po' poco chiaro, considerato quello che viene prima nella frase.

Qui il motivo c'è, è una questione di sillabe, senza il "sua" la frase perdeva il ritmo. Forse tu non lo noterai mai io sì. 

 

Il finale è davvero bello.

 

Grazie, per essere passato, per avermi fatto notare tante cose e per avere apprezzato. Ciao e alla prossima.

N.B. Questo per me non è un Iceberg ma un racconto lunghissimo. :D

 

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@Torba non sei stato affatto pignolo, anzi! Posso solo ringraziarti per l'attenzione, sono d'accordo su tutto tranne che sui tempi verbali del primo paragrafo. Si era aggirato nei mesi precedenti, e adesso si è appena messo a dormire. Sono le azioni che si svolgono in tempi  diversi. Ogni commento, che sia simile o opposto a quello di altri, serve a dissipare i miei dubbi.

Grazie infinite, spero di leggere a breve qualcosa di tuo.

 

@H.Chinaski Grazie infinite anche a te, grazie per avere apprezzato e sottolineato 

6 ore fa, H.Chinaski ha detto:
Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Gli è costato un casino quel panorama, da perderne il conto, la veduta però che gratificazione; 

Non mi ha convinto molto. Credo possa essere alleggerita. È l'unico punto in cui mi sono fermato a rileggere il testo. 

non sei stato il solo ad inceppare nella lettura, quindi è indispensabile rettificare.

 

Grazie infinite, alla prossima. Leggero presto qualcosa di tuo

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Buongiorno @Adelaide J. Pellitteri, un bel racconto, tante situazioni dettagliate solo nell' essenziale, mi sono piaciute molto.

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

uno scintillio di brillanti, artemisie, lapislazzuli, perfino i semafori sfoggiano  "rubini e smeraldi".

Qui toglierei le virgolette, insomma il lettore lo capisce che il semaforo è rosso e verde, lo hai introdotto già nel mondo delle pietre prezione associate ai colori.

 

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

di solito i complimenti dei soci oltremare,

Bella questa idea, una semplice annotazione per far comprendere ancor di più la sua solitudine.

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

scosta una tenda o spalanca una porta dove dietro non c'è mai nessuno; a quel punto, tranquillizzato, si attarda davanti al panorama.

Spalancare una porta e poi parlare di panorama, da una porta puoi intravedere una stanza, o un ripostiglio.

Il 13/11/2018 alle 16:33, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

come un Cesare a cavallo - lo aveva pervaso l'orgoglio.

Molto reale questa immagine.

Un bel racconto, mi è mancata qualche annotazione in più sul rapporto padre figlio, il perchè Matteo giudichi il padre in modo semplicistico, quasi un monito della sua vita. Sembra dal testo che gli abbia voluto bene, che lo portasse a fare scamapagnate, capisco l'ambizione, ma perchè relazionata con un padre che ha condotto una vita sana e senza pretese? il paragone mi viene se noto nella vita dei miei genitori inerzia, nel tuo racconto non sembra. Mangiare uova e salame ( molto bella come immagine) non è dispregiativo per come hai descritto il padre: un buon padre.

Forse avresti potuto tagliare alcuni dettagli finanziari della vita di Matteo, ( che fosse ricco lo dici da subito) per dar spazio al "fantasma": come solitudine oggettiva, o solo in riferimento al padre?

Ciao :)

 

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Letto.

 

In un attico al ventesimo piano che avrebbe dato le vertigini a chiunque, Matteo Balin aveva montato il suo paradiso.

Sorretto da idee megagalattiche, per mesi aveva dato si era aggirato nell'appartamento dando indicazioni ad architetti e maestranze; adesso poteva dormirci su godersi lusso e panorama.

Si è appena messo a dormire spegnendo il lume comprato alla fiera del design milanese, ma il buio gli cala addosso come una coperta troppo pesante e fuori stagione. Si rigira un paio di volte, poi si alza per bere dell'acqua; nonostante l'impianto di climatizzazione vada a meraviglia, è costretto a strappare due fogli di scottex per asciugarsi il sudore dal collo.

 

1) "Montato": mi da l'idea di una cucina IKEA, forse un termine come "costruito" o "edificato" potrebbe essere più adatto.

2) "Che avrebbe dato le vertigini a chiunque" mi piace, e di fatti non ero certo se consigliarti di tagliarla. Avevo anche pensato a "Al ventesimo piano di un attico che avrebbe dato vertigini a chiunque".

 

 

Da quella prima notte è già passato del tempo, eppure da allora il sonno di Matteo non ha avuto più pace.

Un rumore sospetto, un'agitazione improvvisa, e si alza peregrinando, con passo incerto, per le ampie stanze, con il passo incerto e i battiti accelerati.

Si pone in ascolto socchiudendo le palpebre, poi - con un gesto rapido - scosta una tenda o spalanca una porta: dietro non c'è mai nessuno; a quel punto, tranquillizzato, si attarda davanti al panorama.

Spettacolare!

La parete del salone, una lunga campata in vetro con vista sul mondo, gli rapisce sguardo e pensieri.

Gli è costato un casino quel panorama, da perderne il conto, la veduta però che gratificazione; la città, sotto il cielo nero, è uno scintillio di brillanti, artemisie, lapislazzuli, perfino i semafori sfoggiano  "rubini e smeraldi".

 

*

 

I giorni passano in fretta. Solo le notti non passano mai.

Potrebbe rilassarsi sul divano in pelle nobile e con una penisola dalle dimensioni di un letto a due piazze e un televisore da 70'' pollici, potrebbe rilassarsi qualora il lavoro...

Troppo ricco di impegni importanti e inderogabili, il suo lavoro, a saltarne uno verrebbe giù tutto.

Il vero relax, alla fine, è rifugiarsi a notte inoltrata in quella casa piantata in cima all'immodestia e godere per cinque minuti di quella vista spaziosa.

 

1) Userei il singolare: "Il giorno scorre in fretta. La notte... ecc"

2) Discorso generale: molte volte potresti continuare sullo stesso rigo invece di andare accapo.

 

L'idea di possedere un panorama gli era venuta sull'altura dove da bambino andava a fare i pic-nic. Guardando giù aveva scoperto la città distesa ai suoi piedi. Catturarla tutta in uno sguardo gli aveva procurato un moto dell'animo, uno stupore improvviso; stava sulle spalle del padre e - come un Cesare a cavallo - lo aveva pervaso l'orgoglio.

Da allora, il desiderio di stare in cima, più che un proposito, era divenuto una vera ostinazione ossessione.

 

1) Se si parla di ventesimi piani e attici e alture, più che "possedere" sarebbe più azzeccato, forse, una cosa tipo "svettare" o "dominare".

 

Da quando si è trasferito in quella casa, però, certe mattine rimane seduto sul bordo del letto, i gomiti sulle ginocchia, le mani penzoloni. Trascina i piedi fino all'idromassaggio, quest'ultimo - come un analgesico che allevia ma non cura - lo tonifica giusto il tempo di dare il meglio di sé al lavoro.

In giacca e cravatta, Matteo incassa le sue soddisfazioni: di solito i complimenti dei soci oltremare, dopo avere messo a tappeto concorrenti creduti imbattibili, magari lasciati cadere dentro  le botole oscure della finanza. Il mercato e i suoi drammi, si sa.

Non s'era fatto fregare dalla scarsa ambizione del padre, rimasto a fare pic-nic con uova sode e panini al salame.

Sdraiato al sole, come una lucertola, l'uomo trascorreva sui prati tutti i giorni di festa e bel tempo, rimanendo per sempre un signor Rossi qualunque.

Si vedevano poco, padre e figlio, anzi, da tempo non si vedevano più.

Matteo fa uno di quei lavori cui non è facile conciliare diversi stili di vita, e finite le ore di ufficio ci sono quelle delle pubbliche relazioni; feste per incontri mirati, mostre per farsi vedere...

 

1) Questa parte potresti provare a metterla dopo la prima, cioè subito dopo "sudore al collo".

 

Avrebbe dovuto capirlo: in casa non ha nulla da temere. Lo aveva constatato ogni volta, le sue sono solo paure prive di fondamento; eppure, arriva sempre una tensione diversa a buttarlo fuori dal letto.

Lo disturba forse un fantasma?!

Possibile?

Anche adesso ha le smanie, mentre fuori, la notte è tutta una luce di neon, fari e lampioni.

L'ansia lo tiene come sull’orlo di un baratro.

Una leggera spinta e sarebbe caduto giù senza alcuna possibilità di salvezza.

 

*

 

Ha già provato a distrarsi con le nuove esigenze del palazzo. Lo spazio condominiale, ad esempio, è curato meglio che a Villa d'Este, ed è per questo che i costi sono lievitati e c'è stato bisogno di accedere a un nuovo prestito accorpandolo al precedente. Tuttavia, l'attico dista dal suolo più di settanta metri e l'odore dei due tigli, a Matteo, arriva appena appena, mentre quello delle aiuole coltivate a fresie, narcisi e altri fiori secondo stagione, delizia solo il portiere.

Ha pensato così al giardino pensile, una piccola modifica al terrazzo e, con vasche impermeabilizzate, avrebbe avuto anche lui il suo brolo privato.

I costi ... certo... Arrotondare il finanziamento? Sì, poteva farlo.

Era abile con numeri e profitti. Il denaro? Fiche da lanciare sul tavolo da gioco.

A volte si smarriva un po' tra i fondi societari e i propri, gli si sdoppiavano gli zeri e doveva rifare i suoi conti, preferibilmente la sera, prima di andare a dormire.

L'occhio sui numeri fino alle ultime ore del giorno: routine.

Gestiva i soldi di una società dalle spalle larghe e si sentiva a suo agio.

Ma a metà nottata, ancora una volta gli pareva di avere percepito qualcuno fiatargli sul collo.

Una creatura invisibile che in concreto lo soffocava: un poco alla volta, un poco di più.

E dire che non aveva nemmeno voluto una donna per sempre, "per evitare il malanno", diceva; e alla sua stessa battuta concedeva un sorriso. Si aggirava guardingo per i corridoi scrutando fuori dalle finestre, alcune esposte a Nord altre a Sud, altre ancora a Est e a Ovest.

L'appartamento era stato concepito per essere al centro del mondo, perlomeno del mondo di Matteo.

 

*

 

Quando le piante in terrazza ebbero ognuna il suo posto, una lucertola fece capolino, Matteo ne rimase sorpreso. Fu solo un attimo e nemmeno era certo d'averla vista davvero, ma tanto bastò perché la sua mente volasse tornando a planare sopra quei monti visti e scordati.

Immaginò il padre andare in giro tra i boschi da solo, a raccogliere funghi, mangiando un boccone ai piedi d'un l'albero, magari un castagno. Quasi lo scorse disteso sull'erba con le mani intrecciate dietro la nuca.

Provò a dormire con quell'immagine incastrata tra il viso e il guanciale: tratteneva una fiaba del suo tempo bambino.

 

1) "Una lucertola apparve tra le piante in terrazza"

 

La notte non è ancora finita e l'incubo torna. All'improvviso gli tira su le palpebre.  

Matteo sente l'aria mancargli, il sudore inzupparlo!

La strana creatura si aggira in casa, è lì, non può sbagliarsi; deve scovarla e liberarsene una volta per tutte.

È furioso e la cerca accendendo le luci, spalancando gli infissi, perfino tra le carte della sua scrivania, rovista ansimando.

Tra numeri, pagine e cartelle di mutuo le sue mani fremono. Le dita stropicciano i fogli.

Ma...

Niente!

Nessuno!

E nulla che lo aiuti a capire.

 

Racconto iceberg. 

Scrivere cose simili è molto rischioso: da un lato c'è una sorta di zona d'ombra, un detto non detto che apre le ipotesi a tante ramificazioni con il rischio, per l'autore, di capire solo lui; dall'altro anche una scrittura troppo limata può apparire asettica.  Questo racconto mi sembra in parte funzionare, ma è troppo diluito (cioè lungo) disperdendosi qua e là, tra descrizioni e tic mentali del protagonista.

La butto lì - puoi sfancularmi - potresti riscriverlo cercando di non superare i tremila caratteri.

 

Alla prossima.

 

 

Modificato da Rewind

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@Lauram grazie per il commento, credo di avere capito grazie al tuo e agli altri le piccole modifiche da apportare. 

 

@Rewind grazie anche a te che mi hai sbarrato un terzo del racconto. Questo per me non è un iceberg, in origine lo era, poco più di mille battute, ma mi sento dire spesso che i mie racconti lasciano con la voglia di saperne di più, che ci vorrebbero più particolari e allora mi sono spremuta le meningi per articolarlo  un po'. È chiaro che ho ancora molto da imparare, l'importante è capire i suggerimenti ricevuti e dal tuo ho compreso che rimarcare l'ossessione (scelta di una porzione specifica) non serve o non basta se poi lascio certe zone in ombra. Grazie siete sempre preziosissimi. Alla fine, nel mio caso, meno dico meglio è. Non riuscirò mai a scrivere un romanzo. Ormai l'ho capito. :rosa:

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