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Bestseller

 

Era una splendida giornata di fine luglio 2014 e l'ex commissario Mariano Cardo, abbronzatissimo, si avviò lentamente verso la porta d'ingresso della sua villa ricoperta di boughenville di Varigotti.

 

Il giorno precedente avevo lavorato sino a tardi su questa frase, molto importante perché costituiva l’incipit del mio libro d'esordio, il primo romanzo poliziesco di una lunga serie. Dato che non potevo permettermi passi falsi, mi ero svegliato presto e stavo analizzando con il massimo senso critico le mie stesse parole.

Per esempio: avevo descritto come abbronzatissimo Mariano Cardo, il personaggio principale, ma ripensandoci ero quasi certo che il luglio del 2014 fosse stato molto piovoso. E allora, dove diavolo poteva averlo preso, tutto quel sole? Il timore era che qualche lettore pedante andasse a controllare e mi sbugiardasse.

Dato che non avevo voglia di perder tempo in estenuanti ricerche su Google, dopo avere scartato l’utilizzo di una lampada solare, che giudicai troppo frivolo, decisi di restare sulle generali: eliminai ogni riferimento al mese e all'anno e non specificai il colorito del commissario, come pure il fattore climatico. Una giornata normale come tante altre, quindi. Del resto, che importanza potevano avere questi insignificanti particolari a fronte della dirompente forza narrativa ed emozionale che in seguito avrebbe espresso la mia opera?

Dopo questo impegnativo esordio decisi di tirare il fiato, ma la mia mente era strutturata per star sempre in attività e iniziai a pensare a come avrei potuto investire i proventi dei diritti d'autore. Maledizione, al giorno d’oggi c’erano solo rischi a fronte di rendimenti miserabili, ma da qualche parte tutti quei soldi avrei dovuto metterli. L’unica cosa certa era che in Italia si pagavano troppe tasse, per cui sarebbe stato meglio trasferirsi in un paradiso fiscale come avevano fatto a suo tempo Ferrero, De Benedetti, Briatore e molti altri. Ma allora la mossa andava studiata con il commercialista, in anticipo rispetto alla pubblicazione della lunga serie di romanzi e dei relativi adattamenti televisivi e cinematografici. Messo questo punto fermo, tornai al lavoro. Avrei potuto stare tutto il giorno in pace poiché avevo intimato a mia madre di non disturbarmi per nessun motivo.

Invece il cellulare squillò ed era proprio lei, bravissima nel farmi perdere tempo e concentrazione.

«Allora, tesoruccio mio bello, ti aspetto a pranzo? Pensavo di prepararti pizzoccheri e gulash. Il cervello va nutrito.»

«Ti ho già detto che non vengo! Per favore, non richiamarmi.» Ribadii troncando la comunicazione.

Avevo infatti stabilito di dimagrire di una quindicina di chili, in quanto volevo fare la mia bella figura con il pubblico femminile in occasione del ritiro di premi letterari, della firma di copie nelle principali librerie e nel corso delle apparizioni televisive. Ma dove, in televisione? Dopo averci pensato a lungo, decisi che la cosa migliore era quella di andare da Vespa, Costanzo e Fazio.

Tornando alle donne, ci sarebbero stati parecchi problemi con loro, solleticate dalla prospettiva di intraprendere una relazione con un famoso e geniale scrittore. Mia madre, infatti, era assurdamente possessiva e gelosa, mi controllava a vista e mandava in fumo ogni mia iniziativa sentimentale.

Il cellulare suonò ancora. Riusciva sempre a indovinare i miei pensieri.

«Non starai ancora pensando alle solite donnacce? Scegli sempre quelle che non vanno bene per te!»

Il mese prima, disperato, avevo iniziato a frequentare un sito d’incontri online. Al primo appuntamento al buio, si era presentata lei in persona per dimostrarmi che sul web non ci vuole niente a falsificare un’identità.

La mandai al diavolo, spensi il cellulare e, a fatica, ripresi la concentrazione. C'era ancora qualcosa che non mi convinceva nella frase che avevo scritto. Perché mai Mariano Cardo si sarebbe dovuto avviare lentamente verso la porta d'ingresso della villa? Quel lentamente trasmetteva un'idea negativa, come se fosse un vecchio rincoglionito che strascicava i passi e non un abilissimo detective, sia pure in pensione. Forse era meglio scrivere baldanzosamente. Ma allora poteva sembrare presuntuoso e strafottente, mentre non lo era proprio.

Meglio dire solo che rientrava a casa.

Comunque, già che c'era caduto l'occhio, mi accorsi di un problema nel finale della frase dove si parlava di una villa ricoperta di boughenville di Varigotti. Si trattava di una villa che si trovava a Varigotti ed era ricoperta di boughenville, oppure di una villa che non si sapeva dove fosse, ma era ricoperta di boughenville di Varigotti, vale a dire di una particolare varietà di boughenville? Magari neppure esistevano le boughenville di Varigotti, ma il lettore doveva essere in grado di comprendere subito il contesto senza per forza essere un tuttologo, un esperto botanico in questo caso.

Così corressi in porta d'ingresso della sua villa di Varigotti, ricoperta di boughenville.

Ma adesso poteva esserci il sospetto che fosse la località di Varigotti ad essere ricoperta di boughenville, non la villa, per cui cambiai ancora in porta d'ingresso ricoperta di boughenville della sua villa, che si trovava a Varigotti.

A questo punto mi sorse il dubbio che fosse sbagliato il termine boughenville perché il correttore ortografico l'aveva sottolineato in rosso. E infatti, secondo il dizionario online si poteva dire bouganville o anche buganville, ma mai boughenville. Ma quale dei due era il termine più giusto? Quello che iniziava con bou o con bu?

Mentre ci pensavo mi domandai come un ex commissario di Polizia avrebbe potuto permettersi una villa a Varigotti, località notoriamente molto cara. Qualcuno avrebbe potuto pensare che, quand'era in servizio, prendeva mazzette. Meglio parlare di un appartamentino in un condominio, per cui anche le bouganville o buganville diventavano fuori luogo e potevano essere sostituite dall’edera, assai più economica e, probabilmente, addirittura spontanea in Liguria. Avevo risolto un paio di problemi nello stesso tempo: il classico due piccioni con una fava.

A questo punto, però, l’immagine del mio eroe che si avviava verso uno squallido bilocale in un condominio popolare ricoperto di edera polverosa alla periferia di Varigotti mi depresse. Decisi di scrivere solo che tornava a casa, lasciando il luogo indefinito. A quello avrebbe provveduto la fantasia dei lettori, già stimolata a sufficienza dalla sola presenza del detective.

A proposito del commissario, mi venne lo scrupolo di controllare che non esistesse veramente un Mariano Cardo, il quale avrebbe magari potuto farmi causa perché non gli piaceva ritrovarsi in un giallo. Così feci una ricerca in rete e rabbrividii. Non solo c'erano un mucchio di Mariani Cardi, ma il Cardo Mariano era una pianta erbacea che faceva bene al fegato e che era venduta in compresse il tutte le farmacie!

Niente da fare, dovevo trovare un altro nome. Cosa che avrei fatto in seguito, preferibilmente la mattina del giorno successivo quando sarei stato più riposato, perché adesso iniziavo a sentire la stanchezza. Guardai l'orologio e, con stupore, mi accorsi che era giunta sera. Avevo anche una fame boia, così riaccesi il cellulare. Telefonai alla mamma per recuperare pizzoccheri e gulash.

Prima di andarmene, contemplai con orgoglio il risultato dei miei sforzi. La frase, mondata dalle inesattezze che avevo acutamente rilevato, adesso era perfetta.

 

Era un giorno qualunque e XX tornò a casa.

 

Uno stile asciutto, essenziale, assolutamente non ridondante, ma preciso ed efficace, Chiunque, critico o lettore, lo avrebbe apprezzato.

Certo che inventarsi un romanzo non era esattamente un giochetto da ragazzi, ma una cosa parecchio impegnativa, un lavoro che prosciugava di ogni energia. Proprio così, la gente neanche se lo immaginava, ma porca puttana se era difficile scrivere un bestseller! O forse si doveva dire best seller, due parole separate?

Boh, anche questo l'avrei appurato il giorno dopo, a mente fresca.

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Grazie, @Maria Santiago, quando scriviamo davanti a un computer, bene o male, siamo tutti preda delle stesse debolezze.

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Dopo la sindrome della pagina bianca, arriva la sindrome della revisione.

Ottimo spunto metaletterario, quasi Landolfiano (chi ricorda quel magistrale racconto in cui lo scrittore esasperato col blocco creativo, si mette a estrarre a sorte le parole, tirando uno dopo l'altro fuori  a caso i versi dell'infinito di Leopardi?).

Lo stile è pulito e lineare, funzionale ad esprimere il fulcro della questione.

Io voto 10 😀

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Il 20/11/2018 alle 17:53, Giuseppe Grosso Ciponte ha detto:

Io voto 10 😀

Wow, grazie Giuseppe!

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