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la.calagna

Romanzo storico: descrizioni accurate sì o no?

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Salve a tutti,

non so se sia questa la sezione giusta o meno e non riesco a trovare topic analoghi, nel caso chiedo venia allo staffūüėÖ. Volevo chiedervi, in un romanzo storico, secondo voi √® meglio descrivere accuratamente vestiario dei personaggi e ambientazioni stile manuale di storia, oppure sarebbe preferibile qualche riferimento non troppo dettagliato?

Premetto che odio le descrizioni, sia leggerle che scriverle, ma mi rendo conto che sono necessarie in quel genere di romanzi, solo che non voglio finire a scrivere il paragrafo sull'arredo di interni del Settecento illuminista, ecco tutto. Voi che ne pensate?

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se i manuali di storia avessero saputo descrivere vestiario e arredamenti, penso che li avrei trovati interessanti.

Invece i miei erano un lungo elenco di date, guerre, trattati di pace, successioni al trono o cariche politiche, invasioni, carestie, insurrezioni popolari, nuove leggi.

 

Detto questo, credo che una documentazione accurata, in un romanzo storico, sia inevitabile. Ma va anche saputa rendere. Il lettore deve "entrare" in quell'epoca. Invece ogni volta che eccedi nel nozionismo lo scaraventi fuori, riportandolo nel presente (come scaraventavano fuori te, quando trovavi descrizioni storiche lunghe che ti annoiavano)

 

Concludo riportando i consigli, non miei, su cosa fare principalmente attenzione quando si scrive un romanzo storico:

 

Abbigliamento.

Per molti secoli il modo di vestire ha denotato l'appartenenza a una determinata classe, tanto che esistevano leggi atti a stabilire quali capi uomini e donne dei vari ceti fossero abituati a portare. L'abbigliamento, inoltre, fornisce preziose indicazioni sulle possibilità di chi lo esibisce (a meno che un personaggio non voglia trarre in inganno chi lo circonda). 

Inoltre, non dimentichiamo che il vestito serve a sedurre, intimidire, impietosire

 

Consigli utili per saperne di pi√Ļ su vestiari d'epoca: leggersi la storia della moda;

procurarsi riviste d'epoca;

Parlare con costumisti teatrali.

 

Arredamento

Contrabbandate il pi√Ļ possibile le descrizioni all'interno dell'azione ma studiate l'intera ambientazione, interni compresi. E sfruttatela per le vostre trame (con armadi a doppio fondo, letto alto sotto il quale si nasconde un aggressore ecc.)

 

Oggetti di uso comune

Preziosi o meno che siano (smalti, monili, bisacche, pagliericci) devono esservi familiari, anche se al lettore basta fornire soltanto i particolari che servono alla trama, senza fare descrizioni minuziose

 

Altri consigli:

a)prestare particolare attenzione alla "tecnologia" dell'epoca;

b) immaginare il passato: per esempio, la nostra percezione della notte è cambiata rispetto al passato, quando non potevano godere dell'illuminazione notturna.

Chiudersi in una stanza oscura illuminati solo da una candela, può aiutare a capire e descrivere la "percezione della notte" dei nostri antenati;

c) per motivi analoghi, ricordiamoci che la percezione del "freddo", in altre epoche, era molto diversa da quella attuale;

d) tener conto di sporcizia e odori;

d) procurarsi un vocabolario dell'epoca: molti termini cambiano sfumature di significato nel tempo. Leggersi un vocabolario d'epoca pu√≤ aiutare a rendere la scrittura pi√Ļ d'atmosfera, evitando di dare ai termini che si utilizzeranno connotazioni di significato che sarebbero anacronistici per l'epoca.

 

 

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Bisogna "ambientare" e non "tediare". Il lettore vuole e deve farsi un'idea dei luoghi e dei personaggi, ma non si può esagerare, altrimenti si rischia di sconfinare nel saggio. Non sei un professore, ma uno scrittore. Si devono citare i "dettagli" funzionali alla trama, ma, mi raccomando, non tutto all'inizio.

Un lettore che apprezzi un buon libro potrebbe annoiarsi a una lezione di storia non "richiesta".

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11 ore fa, Eudes ha detto:

Detto questo, credo che una documentazione accurata, in un romanzo storico, sia inevitabile. Ma va anche saputa rendere. Il lettore deve "entrare" in quell'epoca. Invece ogni volta che eccedi nel nozionismo lo scaraventi fuori, riportandolo nel presente (come scaraventavano fuori te, quando trovavi descrizioni storiche lunghe che ti annoiavano)

 

 

Esatto, proprio questo intendevo, descrivere solo i particolari funzionali alla storia, senza sfociare nel manuale.

 

11 ore fa, Fraudolente ha detto:

 

Bisogna "ambientare" e non "tediare". Il lettore vuole e deve farsi un'idea dei luoghi e dei personaggi, ma non si può esagerare, altrimenti si rischia di sconfinare nel saggio. Non sei un professore, ma uno scrittore. Si devono citare i "dettagli" funzionali alla trama, ma, mi raccomando, non tutto all'inizio.

Un lettore che apprezzi un buon libro potrebbe annoiarsi a una lezione di storia non "richiesta".

La penso esattamente nello stesso modo. Grazie mille dei pareri e dei consigli ad entrambi!

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Essendo che mi piace scrivere fantasy e raccontini lontani del tempo, io in genere mi dedico alle descrizioni così: visto che scrivo spesso dal punto di vista di uno dei personaggi, parto da uno dei sensi che non sia la vista. Magari il tatto, se il personaggio ha la mano poggiata su qualcosa, oppure l'olfatto se c'è un profumo particolare, che rimanda a qualcosa di particolare - per esempio: una fumeria d'oppio dell'ottocento. La vista la lascio sempre per ultima e doso spesso la descrizione, lungo quello che scrivo. Non so se può darti una mano, ma da quando l'ho imparato - da altri, mica l'ho inventato io! - a me ha aiutato un sacco!

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@Max91 mi hai dato un ottimo suggerimento, invece, non ci avevo mai pensato. Potrebbe rappresentare la svolta: non amando le descrizioni, sono solita inserirle qua e là nel testo, partendo sempre dalla vista e dalle sensazioni dei personaggi, oppure nel mentre compiono un azione, ma mai in blocco o partendo dagli altri sensi. Ti ringrazio davvero!

 

 

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35 minuti fa, la.ac.bambini ha detto:

@Max91 mi hai dato un ottimo suggerimento, invece, non ci avevo mai pensato. Potrebbe rappresentare la svolta: non amando le descrizioni, sono solita inserirle qua e là nel testo, partendo sempre dalla vista e dalle sensazioni dei personaggi, oppure nel mentre compiono un azione, ma mai in blocco o partendo dagli altri sensi. Ti ringrazio davvero!

 

 

 

Sono felice di essere d'aiuto! Anche perché ho avuto blocchi simili e continua ad averli ogni tanto... poi penso sia sempre meglio qua e là che in unico blocco.

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17 ore fa, Fraudolente ha detto:

Si devono citare i "dettagli" funzionali alla trama...

Non c'è bisogno di aggiungere altro.

17 ore fa, Fraudolente ha detto:

...ma, mi raccomando, non tutto all'inizio.ÔĽŅ

E direi nemmeno tutti insieme in una sola volta: il rischio spiegone aleggia sempre su di noi:D.

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√ą quella la mia paura: ad esempio, se uno dei personaggi entra in un salotto, non mi va di mettermi a descrivere il salotto, al pi√Ļ qualche dettaglio "funzionale" per il romanzo. Grazie a tutti per le risposte!

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@Eudes I tuoi consigli (o di chiunque te li abbia dati) sono eccellenti; aggiungo solo una precisazione: sono suggerimenti universali, non valgono soltanto per il romanzo storico.

Tutti gli elementi che inseriamo in un romanzo devono avere uno scopo, e questo vale anche per le descrizioni. :)

Il 12/11/2018 alle 21:19, la.ac.bambini ha detto:

ad esempio, se uno dei personaggi entra in un salotto, non mi va di mettermi a descrivere il salotto, al pi√Ļ qualche dettaglio "funzionale" per il romanzo

A te non va di scriverlo e al lettore non va di leggerlo. :D

Nel contempo, assicurati di contestualizzare bene il romanzo: se elimini tutte le descrizioni non funzionali, fai in modo di crearne altre che siano funzionali e necessarie, senza lasciare dei "vuoti descrittivi" (sequenze di scene senza alcuna descrizione che aiuti a contestualizzare) al lettore. :) 

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Il 17/11/2018 alle 18:27, Black ha detto:

A te non va di scriverlo e al lettore non va di leggerlo. :D

 

Esatto! Sto cercando infatti di "storicizzare" la storia attraverso descrizioni funzionali o modo di pensare, riducendo al minimo descrizioni dei luoghi o del paesaggio che sì rendono l'idea del luogo ma non servono a nulla e sono tediosi. E poi ritengo che al lettore un po' di immaginazione vada sempre lasciata :D staremo a vedere che ne esce fuori!

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@la.ac.bambini Attenzione però a non fare l'errore opposto: se le descrizioni di luoghi o paesaggi servono a contestualizzare la storia, ben vengano! Ciò che conta è che non siano fini a se stessi ma abbiano una funzione utile alla storia: far comprendere la personalità dei personaggi, mostrare gli usi e i costumi del periodo, evidenziare la situazione economica, politica, sociale... senza però annoiare il lettore.

11 ore fa, la.ac.bambini ha detto:

E poi ritengo che al lettore un po' di immaginazione vada sempre lasciata

In realtà sono proprio le descrizioni (e, in generale, ciò che scrivi) a stimolare l'immaginazione del lettore. Egli immagina basandosi su ciò che scrivi; se non gli concedi i dettagli necessari, non potrà mai farlo. Bisogna però soffermarsi sugli elementi unici ed essenziali, che fanno risaltare i personaggi o i luoghi distinguendoli dagli altri. :) 

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Mi sono divertito a descrivere Gianciotto dei Malatesti di Rimini: brutto, zoppo e storto, ma ben vestito per compensare il suo aspetto. Ecco, se vuoi caratterizzare il personaggio, evidenziare pregi e difetti, lo ‚Äúspieghino‚ÄĚ ha un senso, altrimenti il tuo lettore potrebbe mandarti a quel paese.

Altro problema:

sempre nello stesso romanzo, e sempre a proposito del nostro Gianciotto, ho ‚Äúspiegato‚ÄĚ, per coloro che la avrebbero potuta ignorare, la nota vicenda di Paolo e Francesca. Un lettore dotto, uno di quelli che ne sanno parecchie, mi ha sgridato: ¬†

-Perché hai voluto raccontarmi ciò che sapevo già?-

-Ma gli ‚Äúignoranti‚Ä̂Ķ-

-E che gli ignoranti si arrangino, e che vadano a studiare la storia…-

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Il 11/11/2018 alle 23:00, la.ac.bambini ha detto:

in un romanzo storico, secondo voi è meglio

Non ho ben capito che cosa tu intendi (presente) con il termine "storico".

La foto di te a sei anni, nel tuo album di famiglia,  è  per te oggi "storica"? Che cosa in quella/questa foto definisce e connota l'identità dei tuoi sei anni? Tutto ciò che sta intorno alla tua immagine fisica e la stessa fisicità della tua immagine è prezioso per contestualizzare la figura tua e l'ambiente di cui sei stata allora figlia.  O no? Voglio dire che se scrivi "romanzo storico" tu hai già in testa la "storia"... poi da dimenticare in fase di stesura del testo.

 

La storia l'assimili, dopo un lungo lavoro di documentazione e conoscenza. Quando devi proiettare il lettore nel passato la tua credibilit√† narrativa riguarda sempre l'uomo e la donna che di quel passato sono stati gli artefici, attivi o passivi non importa. Nella creazione della tua storia tu metti in gioco la tua creativit√† e la tua fantasia si sprigiona comunque da elementi concreti esistenti o esistiti in una realt√† passata i cui frammenti sono ancora nel tuo DNA umano. Quale sarebbe il tuo concetto di igiene personale se tu oggi non avessi a disposizione l'acqua calda corrente? Elemento marginale? No, perch√© la libert√† o la schiavit√Ļ da certe condizioni di pratica e di vita quotidiana determinano,¬†a volte pesantemente, il nostro modo di pensare e di essere, la nostra libera o condizionata visione del mondo. Oggi come l'altro ieri. Il pensiero interiore di chi si muove a piedi o a cavallo ha un substrato coscio e inconscio differente da chi viaggia in automobile? Mi pongo la domanda.¬†¬†La descrizione degli elementi che hanno composto la realt√† del passato non √® separabile dalla tua odierna e accurata visione dell'uomo e della donna attori protagonisti e artefici di quel passato che tu intendi far rivivere. Ma non commettere l'errore di proiettare la tua realt√† odierna nel passato, per rendere falsamente universale quel passato. Proiettati anima e copro dentro l'uomo e la donna del tuo "storico" narrare e immagina tu, e lascia che il lettore immagini¬†grazie al tuo punto di vista, la storia da cui tutti veniamo.¬†¬†

 

Un saluto.               

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Un romanzo storico non è un libro di storia.

Deve solo fare sognare.

Pensate a "Angelica" di Anne e Serge Golon. Ha venduto milioni di copie e ci hanno fatto 5 film.

Molti diranno che fa cagare. Ma è un prodotto di alta professionalità (Per vendere milioni di copie di qualsiasi cosa bisogna essere professionisti).

Bhè, il libro si guarda bene dal dire che alla corte di Versaille mancavano i servizi igienici e la gente faceva i suoi bisogni in giardino. E che le acconciature di dame e gentiluomini erano colture di pidocchi.

Insomma, la verosimiglianza non paga mai.

 

 

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3 ore fa, Renato Bruno ha detto:

Ma non commettere l'errore di proiettare la tua realtà odierna nel passato, per rendere falsamente universale quel passato. Proiettati anima e copro dentro l'uomo e la donna del tuo "storico" narrare

 

C‚Äô√® un vecchio hippy che ha occupato un rifugio del casentino, a pi√Ļ di un‚Äôora a piedi dal paese. Quale unica ‚Äúutenza‚ÄĚ ha una fonte dietro casa e, nella vecchia colonica, si scalda grazie a una stufa e a un enorme camino a legna. Tre stanze, una libreria e candele ovunque, anche in pieno giorno si vive nella penombra, e il ritmo della vita, soprattutto nel periodo pi√Ļ freddo dell‚Äôanno, √® scandito dalla luce debole che entra dalle piccole finestre. Piccole perch√©, altrimenti, d‚Äôinverno disperderebbero il calore e, d‚Äôestate, farebbero entrare l‚Äôafa. I muri, solo in parte intonacati, non sono stati imbiancati. Nella stalla, o talvolta sui prati in quota, c‚Äô√® una cavallina e, in un altro ambiente sottoterra, vive e prospera, finch√© la dura, una ventina di conigli. Altro vano accessorio indispensabile √® la legnaia, mentre il bagno √® all‚Äôaria aperta, nei pressi dell‚Äôorto.

Nota per i bibliofili pi√Ļ accaniti: il nostro amico ha gi√† letto per ben quattro volte tutta la sua biblioteca e, se passi a trovarlo, non solo ti invita a pranzo o a cena, ma pu√≤ addirittura ospitarti per il pernotto. Quindi, se vuoi ricambiare, basta che tu ti metta nello zaino un paio di libri‚Ķ

 

Una capatina a casa del vecchio hippy ti apre una finestrella sul passato…

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17 minuti fa, camparino ha detto:

 

Bhè, il libro si guarda bene dal dire che alla corte di Versaille mancavano i servizi igienici e la gente faceva i suoi bisogni in giardino. E che le acconciature di dame e gentiluomini erano colture di pidocchi.

 

 

Non riesco a citare gli altri, ma è proprio questo il mio punto di vista. Ovvio che vada comunque data una contestualizzazione e, soprattutto, una "storicizzazione" ad una trama ambientata nel 1785 nello Stato della Chiesa, spero solo di evitare l'effetto "paragrafo da libro di scuola":huhu:

Comunque con "storico" intendo proprio la tipologia di romanzo, è per questo che ho chiesto altri pareri, perché vorrei trasmettere al lettore come avrei affrontato quel determinato modo di vivere e di pensare attraverso i miei personaggi. Di nuovo grazie a tutti :)

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5 ore fa, Black ha detto:

@la.ac.bambini

In realtà sono proprio le descrizioni (e, in generale, ciò che scrivi) a stimolare l'immaginazione del lettore. Egli immagina basandosi su ciò che scrivi; se non gli concedi i dettagli necessari, non potrà mai farlo. Bisogna però soffermarsi sugli elementi unici ed essenziali, che fanno risaltare i personaggi o i luoghi distinguendoli dagli altri. :) 

√ą proprio vero che ogni lettore √® diverso:D, odiando le descrizioni, odio anche leggerle. Mi rendo conto che, come dici tu, sono tuttavia necessarie per far capire al lettore dove e soprattutto come si muove un personaggio.

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2 ore fa, camparino ha detto:

Insomma, la verosimiglianza non paga mai.

Esatto! Ma se si trattasse di un romanzo sulla vita di Tommaso Campanella il nome "storico" degli strumenti usati per torturarlo avrebbero una loro importanza...e chiamare una tenaglia pinza non sarebbe proprio la stessa cosa.

Ti saluto.

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