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Monica Maratta

Narrativa straniera e narrativa italiana.

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Leggendo i vari sondaggi che propongono sui gruppi Facebook di autori e lettori ho notato che la maggioranza preferisce leggere gli autori stranieri. Qual è il motivo secondo voi? Quali sono le carenze dei nostri autori? Forse dipende dal genere che si ama leggere? 

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L'argomento è molto interessante. Diciamo che è sempre esistito il fascino per "l'esotico", tanto da diventare anche un fenomeno culturale. 

Esotismo

Secondo me, gli autori italiani, invece di scimmiottare quelli stranieri, dovrebbero riuscire a valorizzare la nostra cultura, il nostro territorio, riuscendo così a incuriosire i lettori, anche fuori dai confini nazionali.

Comunque, abbiamo avuto anche noi dei premi nobel per la letteratura (un riconoscimento internazionale). 

 

Quota

Giosuè Carducci, 1906

Grazia Deledda, 1926

Luigi Pirandello, 1934

Salvatore Quasimodo, 1959

Eugenio Montale, 1975

Dario Fo, 1997

 

Fonte: Wikipedia

 

Non lo so quale sia il genere letterario più venduto, ma generalmente tendo a dare più importanza alla storia e al l'intento che questa si pone. Come lettrice non vado, quindi, alla ricerca della nazionalità dell'autore, ma della storia più intrigante. Inoltre, il lettore spesso sceglie ciò che le case editrici più grandi propongono e alcuni seguono le "mode letterarie". Gli autori italiani, a volte, ricorrono anche a dei pseudonimi stranieri, per rientrare in un certo circuito letterario, cambiando anche le ambientazioni e i nomi dei personaggi. Ecco, secondo me, bisogna continuare a proporre le nostre storie, ricercando un pubblico ritenuto ideale, senza andare troppo incontro alle tendenze. Ad esempio, reputo il nostro "Pinocchio" superiore a tantissime altre storie, compresi i maghetti di turno, quindi, credo che bisogna riprendere le nostre tradizioni. 

 

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Non credo che la maggioranza dei lettori legga più autori stranieri di quelli italiani. Per quanto mi riguarda, se l'autore straniero scrive letteratura di consumo, io non lo leggerò mai. Posso leggere Musil o Joyce, letteratura di qualità insomma, ma ho in odio tutte quelle CE che pubblicano prevalentemente o soltanto autori stranieri. Sarebbe meglio che chiudessero proprio bottega, perché invadono il mercato del libro con merci di bassa lena, e soffocano per giunta gli esordienti italiani. Perciò, in linea di massima, tra un autore italiano e uno straniero, io preferisco quello italiano. Faccio così con tutte le merci, perfino con il latte al supermercato: se non c'è la bandiera italiana stampata sopra, non lo compro. Alla faccia del mercato comune e dell'UE, che ci fa importare merci straniere di bassa qualità danneggiando i nostri produttori. Se ci pensate bene, è così anche per i libri... Inutile dire che mi sento assai poco "europeo"...

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Il 11/11/2018 alle 10:27, Monica Maratta ha scritto:

ho notato che la maggioranza preferisce leggere gli autori stranieri. Qual è il motivo secondo voi? Quali sono le carenze dei nostri autori? Forse dipende dal genere che si ama leggere? 

l'ho notato anche io, non su Facebook ma in generale nei libri di cui si parla e dei titoli che comprano le persone intorno a me e io stessa. Non mi succede solo con i libri, ma anche con i film e le serie. Me lo sono chiesta spesso che cosa sia che mi spinge verso gli stranieri e mi allontana dagli italiani e non sono mai riuscita a trovare una risposta sinceramente. 

Da quanto frequento il WD leggo molti più autori italiani di quanto non facessi prima, con i film e le serie ancora non ci riesco. C'è anche da dire che io vivo all'estero da quasi vent'anni e non sempre nello stesso Stato, questo forse ha cambiato la mia percezione di certe cose.

In ogni caso, è un argomento di cui discuto spesso e che continua a rimanere senza risposta, quindi se qualcuno ne trova una sarei davvero curiosa di leggerla. 

Il 11/11/2018 alle 11:18, TuSìCheVale ha scritto:

Come lettrice non vado, quindi, alla ricerca della nazionalità dell'autore, ma della storia più intrigante.

anche io, ma noto che il più delle volte non scelgo autori italiani

 

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Su alcuni generi esiste IMHO un pregiudizio favorevole ad autori stranieri (o, meglio, anglosassoni): SF, Fantasy, Horror, Thriller/Azione alla Tom Clancy.


Per quel che riguarda la narrativa non di genere, immagino che questo sia (anche) l'effetto di scelte editoriali/distributive che preferiscono scommettere sul sicuro, cioè sul grosso nome o almeno su un titolo che altrove abbia già dato prova di grandi vendite. E se la promozione batte forte su autori stranieri, ecco che il gusto dei consumatori viene orientato in quel senso.
Resta però vero anche il contrario: se il lettore cerca una storia in cui immedesimarsi facilmente, magari un romanzo di formazione o un'epopea familiare, potrebbe preferire le ambientazioni (e quindi gli autori) che più facilmente trova vicine alle proprie corde, al proprio vissuto. Se la Ferrante si chiamasse Ferrantinha e avesse ambientato i suoi romanzi nella periferia di Rio de Janeiro avrebbe avuto qui da noi lo stesso successo? Magrai no.
 

Vien da chiedersi, inoltre, se gli autori italiani non tendano generalmente ad appiattirsi (per temi e stile) su un paradigma narrativo che li/ci rende un po' troppo facilmente interscambiabili.
C'è forse poco coraggio tra gli autori italiani? 
Un autore italiano scriverebbe mai libri "pericolosi" (per politica e pruderie) come quelli di Houellebecq?

Si lancerebbe mai in un divertissement come "L'incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea"? 

Dopo le annate del Pulp e dei Cannibali siamo tornati alle rotonde sicurezze della letteratura da manuale di liceo classico?

 

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Ti dico la mia

 

37 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Su alcuni generi esiste IMHO un pregiudizio favorevole ad autori stranieri (o, meglio, anglosassoni): SF, Fantasy, Horror, Thriller/Azione alla Tom Clancy.

 

Verissimo. Pregiudizi ce ne sono, e molti, sia da parte degli editori che dei lettori. Forse i pregiudizi dei primi sono diretta conseguenza di quelli dei secondi... in ogni caso la regola d'oro dell'editoria italiana sembra essere

 

37 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Vien da chiedersi, inoltre, se gli autori italiani non tendano generalmente ad appiattirsi (per temi e stile) su un paradigma narrativo che li/ci rende un po' troppo facilmente interscambiabili.

 

esattamente questa: scrivi di periferia disagiata, di dolore, di mafia ecc ecc e avrai sicuramente una posizione di vantaggio rispetto a chi scrive di elfi, draghi o navi spaziali.

 

Questo è un dato di fatto. Magari siamo legati a un cliché culturale... io sono di quelli convinti che gli italiani, quando si tratta di "fantastico", non siano inferiori a nessuno.

Però questo cliché ci tiene un po' tutti ostaggio... e quindi succede non tanto che

 

37 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

C'è forse poco coraggio tra gli autori italiani? 

 

quanto che c'è poco coraggio da parte degli editori. E, credo, anche da parte dei (pochi) lettori. 

Non è facile per l'autore osare. Anche perché magari di autori che osano ce ne sono diversi, ma non lo sapremo mai, visto che se osi ma nessuno ti pubblica, qule tuo osare rimarrà nascosto ai più...

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Il 11/11/2018 alle 09:27, Monica Maratta ha scritto:

Qual è il motivo secondo voi?

Francesco Guccini la spiegava così:

Sulla strada di Kerouac era molto bello letto in italiano con i nomi americani: "Quella sera partimmo John, Dean ed io sulla vecchia Pontiac del ’55 del padre di Dean e facemmo tutta una tirata da Omaha a Tucson"; porco cane! E poi lo traduci in italiano e in italiano dici "Quella sera partimmo sulla vecchia Fiat 1100 del babbo di Giuseppe e facemmo tutta una tirata da Piumazzo a Sant'Anna Pelago". Non è la stessa cosa, gli americani ci fregano con la lingua.

Battute a parte, credo ci sia prima di tutto una semplice considerazione numerica: se anche un lettore non si facesse guidare da alcuna preferenza in fatto di genere letterario, nazionalità, ambientazione... le proposte di autori italiani che trova sui banchi di una libreria sarebbero sempre inferiori a quelle di autori stranieri (inglesi, francesi, americani, spagnoli, nordeuropei...), quindi per un semplice calcolo delle probabilità acquistando dieci libri, sette-otto non sarebbero di autori italiani.

Poi ci sono le passioni specifiche dei lettori (potete chiamarle anche in altro modo, ma quelle sono) e questo lo dico sulla base di ventinove anni di esperienza in libreria: io conoscevo i gusti e le preferenze dei miei clienti abituali e posso dirvi che gran parte di loro avevano gusti molto esclusivi e leggevano sempre gli stessi autori e generi.  C'erano, che so, gli amanti del thriller d'azione: quanti autori italiani potevi consigliare loro? Ben pochi, in confronto alla sola produzione anglosassone.  E alle signore che leggevano solo romanzi rosa dopo che avevi segnalato loro il nuovo della Casati Modignani, non restava molto altro, perché il resto dello scaffale se lo dividevano le varie Steel, Pilcher, Binchy e compagnia.

Se il libraio si azzarda a "violentare" un cliente, proponendogli una lettura lontana dai suoi gusti abituali rischia di perdere il cliente>se un autore affermato per i suoi romanzi pieni di cadaveri squartati a metà si azzarda a pubblicare una storia di fantascienza (sempre che trovi chi gliela pubblica) rischia di perdere una fetta dei suoi lettori>se un editore si azzarda a pubblicare generi lontani mille miglia dal suo catalogo (posto che abbia un catalogo ben delineato) rischia di perdere clienti che si fidano del suo marchio...

Non è che sto dicendo che va bene così, sto solo cercando di fotografare una situazione ;)

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22 ore fa, Kikki ha scritto:

anche io, ma noto che il più delle volte non scelgo autori italiani

 

Al di là delle proprie scelte personali, bisogna dare comunque uno sguardo all'andamento del mercato italiano (editori e lettori ai quali ci rivolgiamo scrivendo nella nostra lingua).

Io nelle classifica dei primi 20 libri più venduti noto ben 17 autori italiani.

Classifica dei libri più Venduti

1)De Lellis

2)Auci

3)Calabresi

4)De Giovanni

5)Sveva Casati Modignani

7)Vedovatti

9)Guccini

10)De Luca

Nelle classifiche estere avremo naturalmente altri nomi... Ripeto, però, questo è il nostro mercato di riferimento.

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44 minuti fa, TuSìCheVale ha scritto:

1)De Lellis

Purtroppo. L'autore italiano in testa alla classifica è, se non vado errato, una tizia nota per altri meriti che si è vantata di non aver mai letto un libro in vita sua. O tempora, o mores!

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Apri tutte altre argomentazioni, ma restando sempre sul tema dei sondaggi, possiamo dire che, i fenomeni degli show televisivi stranieri, ancora non hanno invaso la classifica dei nostri libri. Nonostante in alcuni casi i programmi siano gli stessi (Grande Fratello, show talent e ecc) si continuano ad avere preferenze nazionalistiche. Abbiamo i nostri conduttori e concorrenti, esempi come il “David Letterman Show” o altri, restano dei casi isolati. Riguardo all’autrice prima in classifica, bisognerebbe fare invece una ricerca più approfondita, dividendo i lettori in fascia d’età, titolo di studio, sesso e ecc… Per indagare su quale fetta del mercato questi fenomeni vanno a incidere, anche se molte volte è la curiosità o il passaparola che smuove alcune letture, pur di poterne parlare soprattutto male (sono pochi quelli che lodano certi argomenti pubblicamente). C’è da dire che i grandi del passato sono un po’ tagliati fuori da queste classifiche, trovare Goethe in cima sarebbe un’utopia, forse, nuove edizioni per collezionisti, con maggiori approfondimenti, introduzioni importanti, potrebbero giovare da questo punto di vista. Ad esempio, la “traduzione” del Decamerone ad opera di Aldo Busi potrebbe essere un tentativo di questo genere, come gli spettacoli di Benigni sulla Divina Commedia, oppure la riproposizione di “1984” di Orwel con l’introduzione di Robert Harris e per finire la riscoperta di alcuni romanzi, come “Player one” del 2011, che non aveva avuto tutto il successo poi raggiunto con l’omonimo film. Grandi opere che diventano maggiormente accessibili, possono e devono spingere i lettori a ricercare maggiormente gli originali, per approfondire le proprie conoscenze, spingendo i “nerd” della letteratura verso nuove frontiere.

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Il problema in Italia è che la letteratura e l'arte in genere di centinaia o decine di anni fa è preferita a quella moderna. L'unico scrittore italiano che veramente ha imposto il suo nome è Saviano. La gente se la interroghi ancora ti cita Renzo e Lucia e il Bernini. All'estero hanno avuto più rivoluzioni culturali e hanno diverse etnie e sono andati avanti.

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@Edmund Duke, la tua opinione è quanto meno discutibile per non scrivere completamente inesatta. 

4 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

Il problema in Italia è che la letteratura e l'arte in genere di centinaia o decine di anni fa è preferita a quella moderna. L'unico scrittore italiano che veramente ha imposto il suo nome è Saviano.

 

Se andiamo indietro di cento o dieci anni nella letteratura italiana non possiamo non notare dei grandi autori...

Avevo già citato dei premi Nobel:

Grazia Deledda, 1926

Luigi Pirandello, 1934

Salvatore Quasimodo, 1959

Eugenio Montale, 1975

 

Poi basta una rapida ricerca per scoprire che oggi non esiste solo Saviano (un caro ricordo va anche a Umberto Eco). 

https://www.mondadoristore.it/scrittori-italiani-contemporanei-libri-migliori/

 

Qui ci sono:

Elena Ferrante (ha messo d'accordo la critica e folle di lettori non solo in Italia ma anche all'estero, con un riscontro trionfale in mezzo mondo), Gianrico Carofiglio (con l'inconfondibile pulizia del suo stile scorrevole e con trame avvincenti), Niccolò Ammaniti (sa scrivere una storia forti e toccanti che fanno battere il cuore pagina dopo pagina) e poi Camilleri, Dacia Maraini e ecc. Non si può dare la colpa dei nostri insuccessi (in quanto italiani) alla gente, perché non è vero. Tantissimi autori nostrani scrivono con notevole successo. L'unico problema che posso intravedere è un fattore numerico, l'Italia è piccola, altri paesi sono molto più popolati da scrittori e lettori, però noi, per ora, ci difendiamo ancora bene. 

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Saviano è l'unico autore vivo che se vai in giro per il mondo occidentale e lo citi la quasi totalità di chi apre un libro sa chi sia. La ferrante, per quanto sicuramente ora mi posterai dei dati di vendita, non è nella sua stessa posizione. Inoltre mi hai citato pochi nomi moderni e nomi per l'appunto vecchi di decenni, come, perdonami, ho scritto io.

 

L'Italia è ferma e di poca sostanza e ci ostiniamo a considerarci il paese più ricco culturalmente.

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Se guardiamo tra i premi Nobel per la letteratura l'Italia è al quinto posto, dopo quelli vinti da Francia (14), Regno Unito (11), Stati Uniti (10) e Svezia (7), alla pari con spagnoli e tedeschi, entrambi a quota sei. 

 

Se guardiamo agli autori italiani più venduti nel mondo troviamo: Collodi, Invernizio, Guareschi, Camilleri, Fallaci, Eco, Faletti, Tamaro, Savino quindi: 2 ancora vivi, 4 morti in tempi recenti. 

 

Se guardiamo ai libri più letti di sempre, restringendo il campo a libri di letteratura e narrativa, quindi escludendo cose come Bibbia, Corano e catalogo Ikea, l'Italia piazza almeno un libro (Pinocchio) al 12° posto, in una classifica dominata da Harry Potter e in cui nelle prime 20 posizioni, 15 libri sono di origine anglosassone. 

 

L'italiano, pur essendo solo ventunesima tra le lingue parlate, si piazza però al quarto posto tra quelle più studiate all'estero, dopo inglese, spagnolo e cinese. 

 

Per una nazione tutto sommato piccola, non mi sembrano numeri così irrilevanti. 

 

Se invece guardo in casa mia, ho contatioi libri nello scaffale del mio appartamento (avrei altri libri in realtà, mi sono limitato a contare i libri di uno scaffale solo). 

Ci sono 172 volumi, di cui 50 di autori italiani. Sono pochi? Mah, se si considerasse la questione come un dualismo italiani/stranieri immagino possano apparire tali, per quanto rappresenterebbero pur sempre il 29% del totale. 

 

Ma io guardo la cosa più come un: nonostante esistano 196 nazioni nel mondo, ben 50 dei 172 volumi collocati nella mia libreria rappresentano autori italiani. E quel 29% non mi sembra così disprezzabile. 

 

 

Modificato da Eudes
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15 minuti fa, Eudes ha scritto:

Ma io guardo la cosa più come un: nonostante esistano 196 nazioni nel mondo, ben 50 dei 172 volumi collocati nella mia libreria rappresentano autori italiani. E quel 29% non mi sembra così disprezzabile. 

(y)

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Sono abbastanza metodico. Leggo per piacere, ma anche assecondando un'intenzione di ricerca. Quest'anno ho letto molti scrittori italiani, più del solito, con una discreta mediazione tra recuperi pop (l'amica geniale) e il mio spazio letterario, che è quello dei romanzi di formazione. Per ora bilancio deludente, non disperante. Insomma, alcuni brutti libri, molti quelli discreti. Il romanzo di @NayaN probabilmente è  il migliore che ho letto (escludo gli amici fraterni, per pruderie). Nel mezzo ho alternato la narrativa straniera: meno delusioni, anche perché ho corso meno rischi seguendo orientamenti probabilmente più precisi. Devo dire che un brutto libro italiano, però, mi procura più fastidio di un brutto libro d'importazione: ma credo sia invidia, la mia.

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Il 2/10/2019 alle 18:13, Gualduccig ha scritto:

Su alcuni generi esiste IMHO un pregiudizio favorevole ad autori stranieri (o, meglio, anglosassoni): SF, Fantasy, Horror, Thriller/Azione alla Tom Clancy.


Per quel che riguarda la narrativa non di genere, immagino che questo sia (anche) l'effetto di scelte editoriali/distributive che preferiscono scommettere sul sicuro, cioè sul grosso nome o almeno su un titolo che altrove abbia già dato prova di grandi vendite. E se la promozione batte forte su autori stranieri, ecco che il gusto dei consumatori viene orientato in quel senso.
Resta però vero anche il contrario: se il lettore cerca una storia in cui immedesimarsi facilmente, magari un romanzo di formazione o un'epopea familiare, potrebbe preferire le ambientazioni (e quindi gli autori) che più facilmente trova vicine alle proprie corde, al proprio vissuto. Se la Ferrante si chiamasse Ferrantinha e avesse ambientato i suoi romanzi nella periferia di Rio de Janeiro avrebbe avuto qui da noi lo stesso successo? Magrai no.
 

Vien da chiedersi, inoltre, se gli autori italiani non tendano generalmente ad appiattirsi (per temi e stile) su un paradigma narrativo che li/ci rende un po' troppo facilmente interscambiabili.
C'è forse poco coraggio tra gli autori italiani? 
Un autore italiano scriverebbe mai libri "pericolosi" (per politica e pruderie) come quelli di Houellebecq?

Si lancerebbe mai in un divertissement come "L'incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea"? 

Dopo le annate del Pulp e dei Cannibali siamo tornati alle rotonde sicurezze della letteratura da manuale di liceo classico?

 

Secondo me sono proprio questi i problemi su cui focalizzare l'attenzione. Esiste un sistema dei media che decide cosa deve passare e cosa no, che cosa "va di tendenza", se mi passate l'espressione, e cosa deve essere soffocato. La stessa libertà di scelta tra una merce è un'altra rischia di essere una mera parvenza, se già a monte vengono operate delle scelte. In tal modo, i gusti dei consumatori vengono orientati subdolamente in una direzione piuttosto che in un'altra. Tutta la letteratura straniera di consumo, e anche la musica è i films, sono dei palliativi, prodotti pieni di messaggi subliminali che conservano il sistema economico in cui viviamo uguale a se stesso. La gente viene consolata dai films e letteratura di massa dai suoi fallimenti esistenziali. Le produzioni americane, in questo, la fanno da padrona. Ci sono films e libri la cui trama pare fatta apposta per veicolare messaggi subliminali. Non succede questo, se si sceglie un autore italiano, perlomeno autori che vogliono essere indipendenti, sottrarsi alle logiche di mercato. Non tutti scrivono mettendoci dentro le "americanate", e magari è ancora possibile che certi libri facciano riflettere la gente è la facciano muovere... Per come la vedo io, sarei favorevole a provvedimenti restrittivi delle pubblicazioni straniere. A una CE che pubblica prevalentemente libri di autori stranieri direi:"d'accordo, puoi farlo, ma la metà dei libri che pubblichi deve essere di autori italiani." Imporre delle quote non è una brutta cosa, perché qui si tratta di tutelare non solo il nostro mercato, ma la sanità mentale dei lettori e degli spettatori. Volete dirmi che a nessuno di voi è mai capitato di storcere il naso dinanzi a certe produzioni americane? O di dire, di fronte a un libro:"bella schifezza,piena di effetti speciali e cliché abusati, confezionata solo per far soldi"... Il fatto che poi certi autori italiani si appiattiscono su cliché stranieri mi dà il voltastomaco. Proliferano come funghi cloni di Ruiz Zafon, di autori di fantasy e di altre porcherie del genere. Un po' come certi gruppi musicali italiani, che cercano di clonare gli stranieri. Spero di non essere andato off topic, ma il problema posto in questa discussione ne richiama trasversalmente altri, per forza di cosa. Le preferenze dei consumatori sono, purtroppo, orientate dall'alto, e che la gente prenda consapevolezza di ciò e si opponga, sarebbe importante. Sarebbe anche un passo, oserei direi, verso un Paese più democratico, con un popolo più forte e meno succube del sistema dei media, di scelte prese da altri più in alto di noi.

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Il 9/10/2019 alle 12:44, Lucio Siciliano ha scritto:

Per come la vedo io, sarei favorevole a provvedimenti restrittivi delle pubblicazioni straniere.

In Francia mi pare lo facciano con la musica. Se il provvedimento è per legge, non sono d'accordo. Se invece si tratta di una libera scelta di una CE sono a favore, ma che dico, a stra-favore.

Caspita, guardiamo uno scaffale in libreria e osserviamo quanti autori americani ci sono. La parte creativa la lasciamo a loro, i libri con temi fantastici li lasciamo a loro, gli horror loro, i grandi thriller sempre loro etc etc. E noi? Noi abbiamo commissari pincopallini a profusione e storie delle casalinghe di Voghera in crisi esistenziale, il tutto ampliamente pubblicizzato su talk show et similia. Meno blasonati autori americani, meno soloni in vena giallistica, più esordienti pieni di idee nostrani.

Ora massacratemi, ma con affetto.

 

Folletto

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1 ora fa, Folletto ha scritto:

In Francia mi pare lo facciano con la musica. Se il provvedimento è per legge, non sono d'accordo. Se invece si tratta di una libera scelta di una CE sono a favore, ma che dico, a stra-favore.

Caspita, guardiamo uno scaffale in libreria e osserviamo quanti autori americani ci sono. La parte creativa la lasciamo a loro, i libri con temi fantastici li lasciamo a loro, gli horror loro, i grandi thriller sempre loro etc etc. E noi? Noi abbiamo commissari pincopallini a profusione e storie delle casalinghe di Voghera in crisi esistenziale, il tutto ampliamente pubblicizzato su talk show et similia. Meno blasonati autori americani, meno soloni in vena giallistica, più esordienti pieni di idee nostrani.

Ora massacratemi, ma con affetto.

 

Folletto

Ma quale massacrarti, stiamo dalla stessa parte, mi pare. Ma non è che i nostri non scrivano, semplicemente importiamo schifezze dall'estero senza averne bisogno. Come l'olio tunisino, per esempio. E così pure per un sacco di libri indegni di essere chiamati tali...

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Il 4/10/2019 alle 22:00, Edmund Duke ha scritto:

Saviano è l'unico autore vivo che se vai in giro per il mondo occidentale e lo citi la quasi totalità di chi apre un libro sa chi sia. La ferrante, per quanto sicuramente ora mi posterai dei dati di vendita, non è nella sua stessa posizione. 

 

E' vero il contrario. Elena Ferrante è l'autrice italiana in attività più nota all'estero: tiene una rubrica sul Guardian, ha lettori "eccellenti" come Hillary Clinton o i colleghi Johnathan Franzen e Elizabeth Strout, nel 2016 è pure stata inserita nella famosa lista del Time delle cento persone più influenti del mondo ...

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Il 2/10/2019 alle 19:53, Marcello ha scritto:
Il 11/11/2018 alle 09:27, Monica Maratta ha scritto:

Qual è il motivo secondo voi?

Francesco Guccini la spiegava così:

Sulla strada di Kerouac era molto bello letto in italiano con i nomi americani: "Quella sera partimmo John, Dean ed io sulla vecchia Pontiac del ’55 del padre di Dean e facemmo tutta una tirata da Omaha a Tucson"; porco cane! E poi lo traduci in italiano e in italiano dici "Quella sera partimmo sulla vecchia Fiat 1100 del babbo di Giuseppe e facemmo tutta una tirata da Piumazzo a Sant'Anna Pelago". Non è la stessa cosa, gli americani ci fregano con la lingua.

Battute a parte,

 

Non è una battuta. Noi "italianuzzi" esterofili ci sottovalutiamo sempre: la vecchia 1100 TV del babbo di Giuseppi può essere persino più interessante di una Pontiac del '55. Anzi, come lettore detesto gli autori italiani che scimmiottano gli americani.  Pensate alla differenza tra la Coca-Cola in lattina e un bel fiasco di Chianti, o tra l'hamburger di McDonald's e, senza osare una fiorentina, una salciccia del mio macellaio...

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Anche mio padre dice sempre che lui preferisce gli  americani :S

Ma se guardo alle sue letture, posso dire che sono libri americani sì ma di un certo genere (perlopiù nell'area thriller -azione - crime) ma soprattutto dallo stile narrativo molto diciamo convenzionale, dove il lettore si mette comodo e deve fare ben poco sforzo, scrittura molto piana, narrazione al passato remoto, trame avvincenti ricche di colpi di scena, ecc. Cioè di americani mica legge Philip Roth o Sally Rooney. Se trovasse autori italiani nel genere e stile che piace a lui, credo che potrebbero piacergli pure quelli (e credo che per i romanzi storici infatti stia passando agli italiani) solo che forse è più difficile ritrovarsene uno tra le mani, specie se hai il pregiudizio che gli americani siano comunque meglio: è vero, come detto sopra da @Marcello, che molti lettori sono estremamente "conservatori" e non vogliono rischiare, esplorare, uscire dalla loro confort zone (e non li giudico, per carità, capisco perfettamente, a volte lo faccio anch'io). 

 

Un'altra questione è che una CE di solito sceglie di "importare" un romanzo straniero se in patria è andato bene, quindi i libri che arrivano da noi sono già una selezione del meglio di una marea di pubblicazioni nel mondo: se già il libro X è stato comprato dai lettori americani si suppone che abbia le potenzialità per piacere tanto anche da noi; sarà quindi un concorrente a priori più temibile per gli autori italiani. Questo è vero non solo per l'Italia, ovviamente, ma per tutti i paesi piccoli; la differenza la fa la capacità del sistema culturale di ciascun paese nel valorizzare e sostenere i propri autori. Comunque devo dire che anch'io nelle classifiche dei più venduti vedo sempre tanti nomi italiani e mi fa piacere.

 

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2 minuti fa, Fraudolente ha scritto:

Anzi, come lettore detesto gli autori italiani che scimmiottano gli americani.  Pensate alla differenza tra la Coca-Cola in lattina

 

Anch'io. Mi capita di leggere storie ambientate in Italia con personaggi italiani, che però non si chiamano Aldo, Giovanni e Giacomo, ma Al, John e Jack. C'è, per dire, Mary che va da Andrew, e io ogni volta mi chiedo «why⁈ Maria che va da Andrea no?».

Comunque non dire Coca-Cola: devi dire "una nota bevanda americana con le bollicine" ;)

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7 minuti fa, Fraudolente ha scritto:

 

Non è una battuta. Noi "italianuzzi" esterofili ci sottovalutiamo sempre: la vecchia 1100 TV del babbo di Giuseppi può essere persino più interessante di una Pontiac del '55. Anzi, come lettore detesto gli autori italiani che scimmiottano gli americani.  Pensate alla differenza tra la Coca-Cola in lattina e un bel fiasco di Chianti, o tra l'hamburger di McDonald's e, senza osare una fiorentina, una salciccia del mio macellaio...

Infatti credo che un ingrediente fondamentale del successo all'estero di Elena Ferrante sia che lei (senza cadere nella ricerca del pittoresco ecc.) racconta l'Italia e Napoli in un modo che all'estero è affascinante come per noi la California o la New York degli autori americani che amiamo. 

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Io penso che ogni terra ha i suoi stili.

Siamo stati l' America del mondo per molti secoli. Goethe si è perso quaggiù.

Il problema è che non osiamo, alcune ce preferiscono sguazzare in un mercato sonnecchiante ma sicuro. Tutto lì. Pubblichiamo sempre le solite minestre quando nelle retrovie abbiamo ragazzi straordinari pieni di idee.

Elena Ferrante è un ottimo esempio di talento italiano, non mi sorprende che all'estero vada fortissimo. A me piace molto leggerla, è riuscita a rendere originali e intriganti spaccati di vita normali.

Potrei citare il compianto Eco o altri. Sono tutti esempi di scrittori molto creativi e bravissimi.

Ma se pensiamo di sfondare in America con i soliti commissari bolliti, possiamo proprio sognarcelo. A tal proposito suggerisco di leggere molti autori minori che sono ottimi esempi di bravura e originalità. Ci sono ce che hanno voglia di sognare con i loro autori. Non è tutto nero, c'è anche un'Italia creativa che non ha nulla da invidiare agli states, basta batterli sul loro campo: l'osare nelle storie.

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