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JohnnyBazookaBic

Stand degli esordienti indipendenti alle fiere?

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La difficoltà la fanno i costi.
Lo spazio espositivo è tutto carico dei partecipanti che ovviamente non possono essere "tanti".

A questo devi aggiungere il costo delle stampe dei tuoi libri e, sarebbe utile, qualche volantino/poster/"roba da lasciare con il link al tuo sito".

 

Tutte queste spese un'azienda le può far passare come pubblicità ed ottenere degli sgravi fiscali, cosa che il privato non può fare.

In linea di massima, credo che sia possibile e stavo proprio pensando di fare qualcosa del genere in futuro. 

 

Ho solo un dubbio che è anche una paura: non sono certo che gli addetti ai lavori siano propensi ad accettare che siano venduti spazi espositivi a chi "fa da sé". Ho il presentimento che questo possa diventare un bel problema e che più di qualche soggetto cercherebbe di mettere in cattiva luce questa iniziativa.

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25 minuti fa, cxrnvs ha detto:

La difficoltà la fanno i costi.
Lo spazio espositivo è tutto carico dei partecipanti che ovviamente non possono essere "tanti".

A questo devi aggiungere il costo delle stampe dei tuoi libri e, sarebbe utile, qualche volantino/poster/"roba da lasciare con il link al tuo sito".

 

Tutte queste spese un'azienda le può far passare come pubblicità ed ottenere degli sgravi fiscali, cosa che il privato non può fare.

In linea di massima, credo che sia possibile e stavo proprio pensando di fare qualcosa del genere in futuro. 

 

Ho solo un dubbio che è anche una paura: non sono certo che gli addetti ai lavori siano propensi ad accettare che siano venduti spazi espositivi a chi "fa da sé". Ho il presentimento che questo possa diventare un bel problema e che più di qualche soggetto cercherebbe di mettere in cattiva luce questa iniziativa.

La strada non è affatto in discesa, concordo, forse si potrebbe tentare. A livello fiscale e tutto il resto non so come funzioni però quello si può leggere. 

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Ciao,

in occasione della Fiera del libro di Torino, un altro utente del forum aveva proposto di pagare in "condivisione" uno stand. Nessuno si era fatto avanti...io sono ancora in contatto con quel l'utente e siamo abbastanza determinati a farlo per l'edizione 2019 (non avevo partecipato quest'anno perché non avevo il libro pubblicato).

se interessati e volgete info, scrivetemi in privato.

 

andrea

  • Confuso 1

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Non appartengo a tale associazione, quindi non voglio pubblicizzarla né sono in grado di dare informazioni dettagliate a riguardo, comunque esiste la S.E.U.: scrittori esordienti uniti, che si prefigge proprio questo scopo... a fronte di un investimento (tessera annuale + quota per l'eventuale partecipazione agli eventi) si può portare il proprio libro a mostre e fiere, presenziando o meno.

Io avevo vagliato la cosa quando ancora non avevo trovato una CE, in caso di pubblicazione in self, poi ho lasciato perdere dopo averla trovata...

spero di essere stato utile...

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non è una cosa rara che più autori si mettano insieme per condividere uno stand a una fiera. va tenuto presente che non è facile recuperare tutti i costi, per cui ha senso per farsi conoscere, meno per fare cassa (anche se conosco qualche autore che riesce a portare a casa qualche utile).

 

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Io non so per quale mese del 2019 avrò il libro pubblicato, ma sarei interessata per il futuro perciò seguo il thread. Intanto cerco informazioni  su questa seu. Buona giornata!

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Ho fatto un giro su assoseu e nel regolamento dice che non si occupa più di fiere, rimanda al Collettivo Scrittori Uniti. Sul sito c'è il regolamento e la politica sui costi

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Youcanprint so che ha fatto delle fiere con i suoi autori self.

Conosco SEU, ho fatto delle fiere con loro, ma adesso l'associazione si è sciolta; ne è nata un'altra a cura di alcuni dei vecchi soci, si chiama Collettivo Scrittori Uniti CSU. E credo che ci siano anche altre iniziative del genere. Insomma, se vuoi fare fiere prendendo uno stand insieme ad altri autori si può fare. 

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@JohnnyBazookaBic

 

Non me ne intendo, e sono personalmente ormai fuori dai giri, ma sembra una bella idea, secondo me... poi leggendo gli altri commenti, effettivamente uno dovrebbe valutare i vari costi, ma mi sembra comunque una bella idea.

 

Ciao!

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Temo già che mi attirerò un sacco di freccette rosse, con l'intervento che sto per fare, ma visto che il colore rosso è abbinato al Natale, vorrà dire che le appenderò all'abete. :)

L'idea di unirsi per partecipare a una fiera in sé non è male. So di autori fantasy che lo fanno abitualmente, con alterni risultati: c'è infatti chi si è detto entusiasta dell'iniziativa;  c'è anche chi però, a conti fatti, l'ha definita solo una perdita di tempo, oltre che di denaro.

All'interno di uno stand, inoltre, per convincere il potenziale lettore a comprare il libro, è necessario scambiare almeno quattro parole (meglio otto) ed è difficile farlo, se il tuo vicino di banco sta facendo la stessa cosa nello stesso momento, magari ad alta voce per sovrastare il frastuono circostante.
C'è infine un ultimo aspetto non da poco, che è quello della qualità delle opere proposte. Potrebbero anche essere di genere diverso... anzi, forse sarebbe addirittura meglio; ma la loro "qualità" dovrebbe essere in qualche modo garantita da un supervisore esterno, anche se la cosa, lo ammetto, non è di facile realizzazione. L'alternativa sarebbe quella che ciascun autore abbia preventivamente letto, giudicandoli validi, i romanzi degli autori con i quali dividerà lo stand. Personalmente non accetterei mai che, di fianco a me, qualcuno proponesse un lavoro insulso, non editato, pieno di congiuntivi sbagliati e di una miriade di incoerenze strutturali e sintattiche.
La mia esperienza, in ogni caso sempre positiva, è quella di fiere alle quali io, autore storico, ho partecipato insieme a @Alorigo, autore fantasy, e a @Melanie autrice romance. Davanti ai clienti scherziamo sempre, prendendo in giro ognuno il genere dell'altro e vantando il proprio come il "migliore"; ma in realtà abbiamo la massima considerazione l'uno dell'altro e, quando si passa ai toni seri, siamo sinceramente convinti, perché l'abbiamo letto e riletto, che il romanzo del collega sia davvero un buon acquisto da consigliare.

Quando le vendite vanno bene, stiliamo futili classifiche su chi abbia venduto di più e su chi abbia venduto di meno, che lasciano il tempo che trovano. Quando vanno male, io e Alorigo ci consoliamo con lo Spritz, Melanie invece con il Crodino, che noi però le correggiamo di nascosto col Martini Bianco.
La sintesi di tutto il discorso, insomma, dovrebbe essere gioco di squadra e stima reciproca, meglio se corretta con un po' di amicizia.

Modificato da Alexmusic
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Mi immagino cinque o più autori nello stesso banchetto, ben concentrati e pronti a scattare come delle molle all'arrivo dei passanti e possibili acquirenti. Potrebbero nascere situazioni imbarazzanti dettate dalla competitività, soprattutto se qualcuno agisce con poca delicatezza nel rispetto degli altri colleghi. Io ho avuto un'esperienza a tal proposito, solo con un autore,  e non mi ha convinto. Inoltre la legge dei numeri è contro: se sei solo vendi 10 romanzi (sparo numeri a caso). Se ci sono altri e agguerriti sempre 10 ne vendi, ma i tuoi forse saranno 2.

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Aggiungo che ci sono fiere che non consento la divisione dello stand da loro regolamento interno: un tavolo, un autore.

Lo so per certo per quanto riguarda una fiera fantasy in zona Milano (non so se si può dire il nome quindi lo evito, ma è quella famosa) perchè ho fatto la domanda specifica e mi è stato spiegato il motivo del rifiuto.

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Il 10/12/2018 alle 10:22, Alexmusic ha detto:

Temo già che mi attirerò un sacco di freccette rosse, con l'intervento che sto per fare, ma visto che il colore rosso è abbinato al Natale, vorrà dire che le appenderò all'abete. :)

L'idea di unirsi per partecipare a una fiera in sé non è male. So di autori fantasy che lo fanno abitualmente, con alterni risultati: c'è infatti chi si è detto entusiasta dell'iniziativa;  c'è anche chi però, a conti fatti, l'ha definita solo una perdita di tempo, oltre che di denaro.

All'interno di uno stand, inoltre, per convincere il potenziale lettore a comprare il libro, è necessario scambiare almeno quattro parole (meglio otto) ed è difficile farlo, se il tuo vicino di banco sta facendo la stessa cosa nello stesso momento, magari ad alta voce per sovrastare il frastuono circostante.
C'è infine un ultimo aspetto non da poco, che è quello della qualità delle opere proposte. Potrebbero anche essere di genere diverso... anzi, forse sarebbe addirittura meglio; ma la loro "qualità" dovrebbe essere in qualche modo garantita da un supervisore esterno, anche se la cosa, lo ammetto, non è di facile realizzazione. L'alternativa sarebbe quella che ciascun autore abbia preventivamente letto, giudicandoli validi, i romanzi degli autori con i quali dividerà lo stand. Personalmente non accetterei mai che, di fianco a me, qualcuno proponesse un lavoro insulso, non editato, pieno di congiuntivi sbagliati e di una miriade di incoerenze strutturali e sintattiche.
La mia esperienza, in ogni caso sempre positiva, è quella di fiere alle quali io, autore storico, ho partecipato insieme a @Alorigo, autore fantasy, e a @Melanie autrice romance. Davanti ai clienti scherziamo sempre, prendendo in giro ognuno il genere dell'altro e vantando il proprio come il "migliore"; ma in realtà abbiamo la massima considerazione l'uno dell'altro e, quando si passa ai toni seri, siamo sinceramente convinti, perché l'abbiamo letto e riletto, che il romanzo del collega sia davvero un buon acquisto da consigliare.

Quando le vendite vanno bene, stiliamo futili classifiche su chi abbia venduto di più e su chi abbia venduto di meno, che lasciano il tempo che trovano. Quando vanno male, io e Alorigo ci consoliamo con lo Spritz, Melanie invece con il Crodino, che noi però le correggiamo di nascosto col Martini Bianco.
La sintesi di tutto il discorso, insomma, dovrebbe essere gioco di squadra e stima reciproca, meglio se corretta con un po' di amicizia.

questo è un punto di vista interessante e, in effetti, credo tu abbia ragione. Il rischio di finire al mercato del pesce è dietro l'angolo e, di certo, nessuno vorrebbe vendere il proprio lavoro insieme a qualcuno che non ha, per vari motivi, in mano un'opera di qualità.

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