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JohnnyBazookaBic

Goodreads e anobii servono a qualcosa?

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Non so quanto possa servire, nel senso che non ho idea di quanto possano incidere queste piattaforme, ma di certo fare una scheda è meglio che non farla (anche considerato che non costa nulla): se un lettore ha letto il libro e lo vuole condividere o recensire, se non trova la scheda pronta non lo farà. 

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Opinione da lettore.

 

Io leggo spesso le recensioni dei lettori anobiani, ritenendole le più affidabili per consigli ed eventuali acquisti, ma lo faccio solo per i libri che arrivano in libreria. 

 

Quando si tratta di libri di piccole CE, per motivi che si possono vagamente intuire, preferisco non affidarmi affatto alle recensioni dei lettori (né su aNobii, né su Amazon, né su Ibs, né su qualsiasi altra piattaforma) anche se a volta mi capita di leggerne. 

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Ti parlo dell'effetto che le recensioni hanno su di me (ma anche su molti che conosco). Un libro con un certo numero di recensioni mi dà l'idea che sia stato letto da tante persone e quindi in qualche modo "collaudato". Diffido un po' di quelli con 1 sola recensione magari scritta dal fratello dell'autore.

Ti consiglierei di chiedere recensioni ai blogger, perché hanno più autorità (io spesso leggo solo quelle per farmi un'idea di un libro) e forniscono pareri molto più esaurienti del lettore che scrive "il libro è bellissimo".

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Il 4/4/2019 alle 21:22, Tareus ha detto:

Anobii che io sappia è un po' abbandonato.

 

da quando ha cambiato totalmente grafica e funzioni, ha subito un calo vertiginoso, io stesso ho finito per abbandonarlo

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Per gusto personale, da lettrice mi trovo più a mio agio su Anobii che su Goodreads. Ma mi pare che per la parte "marketing" sia meglio Goodreads, anche solo perché più frequentato.

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Il 29/12/2018 alle 21:41, Eudes ha detto:

Opinione da lettore.

 

Io leggo spesso le recensioni dei lettori anobiani, ritenendole le più affidabili per consigli ed eventuali acquisti, ma lo faccio solo per i libri che arrivano in libreria. 

 

Quando si tratta di libri di piccole CE, per motivi che si possono vagamente intuire, preferisco non affidarmi affatto alle recensioni dei lettori (né su aNobii, né su Amazon, né su Ibs, né su qualsiasi altra piattaforma) anche se a volta mi capita di leggerne. 

quali sarebbero i motivi che si possono vagamente intuire?

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Che gli amici dello scrittore commentano facendo presente quanto sia bello il libro. Per gli autori "piccoli" sono affidabili solo le verificate (se cartacee o se l'ebook costa) e i Lit-Blog.

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Il 12/4/2019 alle 12:54, Tareus ha detto:

Che gli amici dello scrittore commentano facendo presente quanto sia bello il libro. Per gli autori "piccoli" sono affidabili solo le verificate (se cartacee o se l'ebook costa) e i Lit-Blog.

Io mi fido relativamente delle recensioni, siano che siano di autori che pubblicano con big sia di self. Il libro a mio parere è una faccenda troppo soggettiva. Preferisco basarmi sull'anteprima che Amazon permette di scaricare gratuitamente (il 10% del libro). Leggo quella e se la storia mi prende compro il libro indipendentemente dal nome

dell'autore e della CE.

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1 ora fa, EvaK ha detto:

Io mi fido relativamente delle recensioni, siano che siano di autori che pubblicano con big sia di self. Il libro a mio parere è una faccenda troppo soggettiva. Preferisco basarmi sull'anteprima che Amazon permette di scaricare gratuitamente (il 10% del libro). Leggo quella e se la storia mi prende compro il libro indipendentemente dal nome

dell'autore e della CE.

 

Bisognerebbe farti una statua per quello che hai appena scritto XD

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Ma davvero secondo voi l'anteprima rappresenta in modo affidabile il libro? 

Per me, no. 

 

Io, quando spulcio i titoli in libreria, non do tutto questo peso alla prima parte del volume, al limite leggo il primo paragrafo dell'incipit. 

 

Per me un anteprima può dimostrare al massimo se un libro è curato. Non è poco, ma comunque non abbastanza. 

 

Spoiler

Limitandosi alle prime 20-30 pagine dell'anteprima, persino Vox sembrerebbe un libro decente. 

 

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31 minuti fa, Eudes ha detto:

Ma davvero secondo voi l'anteprima rappresenta in modo affidabile il libro? 

Per me, no. 

 

Io, quando spulcio i titoli in libreria, non do tutto questo peso alla prima parte del volume, al limite leggo il primo paragrafo dell'incipit. 

 

Per me un anteprima può dimostrare al massimo se un libro è curato. Non è poco, ma comunque non abbastanza. 

 

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Limitandosi alle prime 20-30 pagine dell'anteprima, persino Vox sembrerebbe un libro decente. 

 

 

Beh allora su che basi compri? Dopotutto fino a quando non lo leggi tutto non lo sai se il libro è buono o no. 

 

Io ho sempre letto il primo capitolo, e se mi piaceva 99/100 il libro lo finivo e mi piaceva anche. Tanto se un autore sa quelche fa, basta anche 1 pagina. Lo vedi subito da come mette in fila parole e paragrafi. Al massimo serve ancge un'occhiata a un paio di linee di dialogo. 

 

Quarta di copertina/recensioni e pubblicità per me valgono meno di zero. 

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A parte l'acquisto istintivo, che l'anteprima non permette, io dò un'occhiata a tutto: in genere pesco prima frammenti di pagine a caso, puoi quarta di copertina - che ignoro completamente se riporta, come purtroppo ormai fa tendenza, solo una citazione, spesso brutta, del libro in questione - quindi copertina, biografia dell'autore (non che mi interessi il suo cv, voglio solo sapere chi è lo stronzo di cui sto comprando il libro, se non lo conosco, e - nel caso abbia scritto anche altro, mi informo anche su quei volumi) quindi, considerando che ormai porto lo smartphone dappertutto, consulto internet. 

 

Prima parto dalle recensioni anobiane, poi do un'occhio anche a quelle di Ibs (ma evito accuratamente quelle dell'indice), quindi faccio una breve ricerca per capire che tipo di blog hanno recensito il libro e se trovo recensioni di blogger o siti che conosco dò un'occhiata più approfondita. 

Facebook e Amazon invece li evito più della peste. 

 

A quel punto potrei essere: o abbastanza interessato, da voler sapere tutto quel che trovo su autore e titolo prima ancora di acquistarlo;

O non ancora convinto, e allora continuo i miei giri. Se mi dimentico del libro, decidendo di acquistare altro, vorrà dire che in fondo quello che ho letto/visto conosciuto sul libro non ha lasciato tracce così forti nella mia testa;

O continuare a pensarci e a quel punto vorrà dire che sì, quel che ho appreso ha lasciato tracce e quindi prima o poi passerò all'acquisto. 

 

Quanto detto sopra, quanto voglio fare acquisti consapevoli. 

Quando sono più istintivi la questione è un po' più veloce: titolo, copertina, brano a caso del libro. In genere a convincermi è, oltre la copertina figa, il brano a caso, se davvero bello. 

 

Se l'acquisto è su Internet, vedo se il libro è disponibile su Google Books, che spesso lascia consultare non solo l'anteprima ma porzioni del testo (un modo per poter ripetere il metodo delle pagine a caso. Voglio poter decidere io da quali pagine lasciarmi convincere, e che non siano quelle che l'autore sa verranno più lette e quindi le cura meglio). Alla copertina su Internet dò meno peso, ma voglio quantomeno non faccia schifo, mentre ne do molto al prezzo: se non è abbondantemente al di sotto della versione economica cartacea, mi sento preso per i fondelli. 

 

Ma, se sul cartaceo li acquisti impulsivi non sono rari, su Internet non ne faccio. 

Se sto consultando Ibs vorrà dire che sono già online, mi costa 0 aprire altre pagine alla ricerca di informazioni su libro e autore. 

 

Ps: ovviamente so che nessuno di questi metodi dà assoluta certezza che un libro sia bello. Ma quello non è un problema. 

Modificato da Eudes

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Personalmente trovo che GoodReads sia un valido strumento di marketing, se usato con un certo criterio.

La scheda del libro vale la pena farla e completarla il più possibile, anche solo per migliorare la ricerca sul web.

Le recensioni fanno sempre comodo, sempre per lo stesso discorso di indicizzazione. Il passaparola arriva con molte più recensioni, è vero, e comunque anche tramite altri canali. Però le recensioni sono comunque un passo importantissimo per farsi conoscere, perché bene o male uno può non fidarsi, ma se vede 5 stelline si fa comunque una domanda. Se ne vede 1 si dà già una risposta.

E poi c’è il discorso di iscriversi come autore. Ecco, qui puoi fare la differenza, ma devi essere bravo a curare il tuo profilo, a fare rete, a pubblicare aggiornamenti utili che possano interessare al lettore.

Naturalmente tutto questo discorso vale se l’impegno nel personal branding è quotidiano, costante e orientato a diverse piattaforme (non solo online).

 

Anobii l’ho usato davvero troppo poco, ma in generale credo che abbia una rete meno ampia.

 

*modalità professional OFF*

 

A me piace GoodReads perché sono ossessivo compulsiva e posso fare tantissime belle liste di ciò che sto leggendo, ho letto, voglio leggere e trovo ogni giorno consigli di lettura sull’app mobile :resottosx:

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37 minuti fa, Claire1987 ha detto:

Personalmente trovo che GoodReads sia un valido strumento di marketing, se usato con un certo criterio.

La scheda del libro vale la pena farla e completarla il più possibile, anche solo per migliorare la ricerca sul web.

Le recensioni fanno sempre comodo, sempre per lo stesso discorso di indicizzazione. Il passaparola arriva con molte più recensioni, è vero, e comunque anche tramite altri canali. Però le recensioni sono comunque un passo importantissimo per farsi conoscere, perché bene o male uno può non fidarsi, ma se vede 5 stelline si fa comunque una domanda. Se ne vede 1 si dà già una risposta.

E poi c’è il discorso di iscriversi come autore. Ecco, qui puoi fare la differenza, ma devi essere bravo a curare il tuo profilo, a fare rete, a pubblicare aggiornamenti utili che possano interessare al lettore.

Naturalmente tutto questo discorso vale se l’impegno nel personal branding è quotidiano, costante e orientato a diverse piattaforme (non solo online).

 

Anobii l’ho usato davvero troppo poco, ma in generale credo che abbia una rete meno ampia.

 

*modalità professional OFF*

 

A me piace GoodReads perché sono ossessivo compulsiva e posso fare tantissime belle liste di ciò che sto leggendo, ho letto, voglio leggere e trovo ogni giorno consigli di lettura sull’app mobile :resottosx:

 

Per un lettore assiduo è perfetto.

 

Da autore che ha diversi lavori e parecchi commenti (sia positivi che negativi) ti assicuro che almeno in Italia vale meno di zero. Tenerlo aggiornato è giusto, puntarci per la promozione è uno spreco di soldi e lavoro.

 

Anche a beccare lettori, le code di lettura di chi lo usa sono talmente lunghe, che il want-to-read può metterci anche 3 anni a trasformarsi in read.

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1 ora fa, Ospite ha detto:

 

Per un lettore assiduo è perfetto.

 

Da autore che ha diversi lavori e parecchi commenti (sia positivi che negativi) ti assicuro che almeno in Italia vale meno di zero. Tenerlo aggiornato è giusto, puntarci per la promozione è uno spreco di soldi e lavoro.

 

Anche a beccare lettori, le code di lettura di chi lo usa sono talmente lunghe, che il want-to-read può metterci anche 3 anni a trasformarsi in read.

Il tuo contributo è molto utile e secondo me vale la pena fare forse un’altra piccola distinzione.

 

Se la domanda è “serve per vendere davvero?” La risposta è: no. Come dici giustamente tu, in Italia non è la via, a malapena lo sono gli altri social.

Se la domanda è “serve per farmi conoscere e quindi poi per vendere?” La risposta è: ni. Farsi conoscere è il primo modo per vendere, ma concordo con il fatto che i lettori italiani forti sono pochi e spendere tanto (in termini di tempo e soldi) in un social così di nicchia non è detto che ne valga la pena.

Se la domanda è “serve per farmi conoscere?” La risposta per me rimane: sì. Se non ne parli, nessuno sa che c’è. Quindi naturalmente darsi da fare negli ambienti adeguati e coerenti con la propria strategia di branding, secondo me, vale sempre la pena. Ma comunque va fatto con impegno e criterio, quindi la decisione rimane all’autore in base a quanto può veramente investirci.

 

Io ho @Nativi Digitali Edizioni Che mi consiglia sempre ottime letture su GoodReads e lo apprezzo, mi ricordo dell’editore e dei suoi libri. Vale anche per alcuni autori italiani che seguo, quindi per alcuni può essere un investimento sensato. Ovvio che io sono una lettrice che, nei periodi migliori, legge 6 libri al mese, però sono anche il target a cui gli editori e gli autori aspirano, perché sono proprio i lettori costanti che comprano i libri. Rimane quindi un qualcosa da valutare in strategia con l’editore o a livello personale.

 

Io credo che fare network sia valido sempre, benché fatto con una certa qualità. Dopodiché riuscire a misurare quello che realmente ci guadagni a farlo, non è così scontato. Esistono analisti di KPI che possono raccontarti tutto e il contrario di tutto, dipende da quali dati analizzi :flower:

 

Naturalmente, i numeri che GoodReads fa all’estero sono fuori scala rispetto all’Italia, su questo non ci piove. Ma è proprio il settore dell’editoria a non essere paragonabile, secondo me (sotto molti aspetti, anche quello del marketing).

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Sono libraria di Anobii e lo frequento da circa 12 anni, per cui penso di conoscerlo bene. Probabilmente qualche anno fa poteva essere un buon canale di produzione, soprattutto perché i gruppi di discussione erano frequentati e partecipati. La situazione è peggiorata e ad oggi le attività e gli utenti attivi si sono molto ridotte, per cui non credo che Anobii possa favorire di molto le sorti di vendita di un libro.

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Il 13/6/2019 alle 14:49, Claire1987 ha detto:

Il tuo contributo è molto utile e secondo me vale la pena fare forse un’altra piccola distinzione.

 

Se la domanda è “serve per vendere davvero?” La risposta è: no. Come dici giustamente tu, in Italia non è la via, a malapena lo sono gli altri social.

Se la domanda è “serve per farmi conoscere e quindi poi per vendere?” La risposta è: ni. Farsi conoscere è il primo modo per vendere, ma concordo con il fatto che i lettori italiani forti sono pochi e spendere tanto (in termini di tempo e soldi) in un social così di nicchia non è detto che ne valga la pena.

Se la domanda è “serve per farmi conoscere?” La risposta per me rimane: sì. Se non ne parli, nessuno sa che c’è. Quindi naturalmente darsi da fare negli ambienti adeguati e coerenti con la propria strategia di branding, secondo me, vale sempre la pena. Ma comunque va fatto con impegno e criterio, quindi la decisione rimane all’autore in base a quanto può veramente investirci.

 

Io ho @Nativi Digitali Edizioni Che mi consiglia sempre ottime letture su GoodReads e lo apprezzo, mi ricordo dell’editore e dei suoi libri. Vale anche per alcuni autori italiani che seguo, quindi per alcuni può essere un investimento sensato. Ovvio che io sono una lettrice che, nei periodi migliori, legge 6 libri al mese, però sono anche il target a cui gli editori e gli autori aspirano, perché sono proprio i lettori costanti che comprano i libri. Rimane quindi un qualcosa da valutare in strategia con l’editore o a livello personale.

 

Io credo che fare network sia valido sempre, benché fatto con una certa qualità. Dopodiché riuscire a misurare quello che realmente ci guadagni a farlo, non è così scontato. Esistono analisti di KPI che possono raccontarti tutto e il contrario di tutto, dipende da quali dati analizzi :flower:

 

Naturalmente, i numeri che GoodReads fa all’estero sono fuori scala rispetto all’Italia, su questo non ci piove. Ma è proprio il settore dell’editoria a non essere paragonabile, secondo me (sotto molti aspetti, anche quello del marketing).

Ehi, grazie, ora so che almeno una persona legge i nostri aggiornamenti :D
Comunque sì, secondo me tenere aggiornate le schede dei propri libri su Goodreads vale la pena, ovviamente all'interno di una strategia di visibilità complessiva che tenga conto degli store, dei social/forum, e possibilmente di un sito/blog.
Anobii invece mi sembra sempre più in disuso per vari motivi, noi lo aggiorniamo ma più che altro per "inerzia".

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In realtà una cosa che mi infastidisce di GoodReads è che, a parte i consigli di chi seguo o degli amici, il resto delle segnalazioni mi arrivano in inglese, magari anche di titoli che in Italia ancora non ci sono (per evidenti motivi). Questo mi fa perdere tempo e preferirei che la piattaforma fosse molto più localizzata.

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Il 13/6/2019 alle 14:49, Claire1987 ha detto:

Se la domanda è “serve per farmi conoscere?” La risposta per me rimane: sì. Se non ne parli, nessuno sa che c’è. Quindi naturalmente darsi da fare negli ambienti adeguati e coerenti con la propria strategia di branding, secondo me, vale sempre la pena. Ma comunque va fatto con impegno e criterio, quindi la decisione rimane all’autore in base a quanto può veramente investirci.

Claire, cosa intendi per quanto l'autore può investirci? Chiedo perché come lettrice ho usato tanto anobii, e ora che è abbastanza in disarmo sto passando a goodreads, con cui però ancora non ho ancora molto familiarizzato. Ma se dovessi usarlo come autore, come potrei sfruttare le potenzialità di questo social? Chiedo, a te e a chi è pratico: mettiamo che abbia un romanzo in pubblicazione, quali passi e attività potrei fare su Goodreads per favorirne la diffusione? Oltre a creare la scheda del libro.

Eventualmente se lo staff ritiene posso creare un thread apposito. 

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1 ora fa, franka ha detto:

Claire, cosa intendi per quanto l'autore può investirci? Chiedo perché come lettrice ho usato tanto anobii, e ora che è abbastanza in disarmo sto passando a goodreads, con cui però ancora non ho ancora molto familiarizzato. Ma se dovessi usarlo come autore, come potrei sfruttare le potenzialità di questo social? Chiedo, a te e a chi è pratico: mettiamo che abbia un romanzo in pubblicazione, quali passi e attività potrei fare su Goodreads per favorirne la diffusione? Oltre a creare la scheda del libro.

Eventualmente se lo staff ritiene posso creare un thread apposito. 

 

Niente. Esiste una funzionalità di ads ma almeno in Italia è inutile. La sola cosa che puoi fare è conoscere singolarmente i lettori, magari perché ti contattano su FB, e poi rigirarli su GR. Oppure mettere il link GR direttamente dentro i libri. Qualcuno lo trovi e lo invogli a usare la piattaforma.

Lo puoi fare ma è un processo lento.

Inoltre quando comincerai ad avere buoni ratings e commenti, diciamo oltre i 50, cominceranno ad arrivare tutta una schiera di account falsi a buttarti giù il valore con commenti farlocchi. Anche su libri che magari non sono ancora usciti.

Te lo dico così eviti di arrabbiarti se succede. In definitiva ogni commenti, anche da 1 stella e fatti per odio, sono positivi, fanno numero e significa che dai fastidio al punto di costringere qualcuno a perdere tempo a commentarti. Anche se sono offese è positivo.

Infine tieni in considerazione due cose: la coda di lettura degli utenti GR è infinita, anche se ti scoprono e ti mettono nei Want To Read, può passare anche 3 anni prima che lo facciano. E magari se lo scordano nel mentre.

E due, i lettori GR sono spesso editor, traduttori, lavoratori del comparto editoriale italiano, e come tali snobbano e spregiano self e piccola editoria. Se gli capiti a tiro, piove merda. Quindi mettiti la mantellina ed elmetto, che è come andare in guerra. Al massimo ti ignorano e non ti riconoscono i meriti. Ad esempio io ho beccato una traduttrice che mi ha contattato su FB, i libri le son piaciuti, con qualche riserva, e se ne è parlato.

Quando le ho chiesto un commentino, riprendendo le cose buone e negative che mi aveva già scritto su Fb, ha risposto con un "non posso che sono una traduttrice, e poi amazon e GR se ne accorgono e vengono fuori problemi" e così ha aggiunto i libri alla sua libreria senza valutarli. In realtà credo il problema fosse che una del settore, per il bene della sua reputazione, non può far sapere che legge, e apprezza, autori self.

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Senza essere disfattista come @Ospite (con amore, s'intende :flower:) più o meno concordo con lui. L'investimento di cui parlo @franka è fatto di tempo, networking e sbattimento costanti, a volte estenuanti e che non sempre daranno i loro frutti. GoodReads non può certamente lavorare da solo, deve interfacciarsi con tutta una serie di altre attività online e offline da parte dell'autore e dell'editore perché, come già detto, questa piattaforma in Italia è deboluccia perché rivolta ai forti lettori e professionisti del settore.

La cosa che ti consiglio è cercare di interagire il più possibile con i lettori e invitare quelli che conosci a far parte della tua rete., ricordandoti di linkare la scheda del tuo libro un po' ovunque.

 

Per i self la cosa si complica.

Temo che GoodReads non abbia il target giusto per il self publishing, ma penso che l'unico social adatto sia Facebook in questo caso. Non lo dico con cattiveria, ma come dato di fatto. Il self è in generale qualcosa che in Italia non ha grande appeal di marketing. Gli addetti ai lavori lo snobbano, i lettori lo ignorano... questo restringe troppo il target e la maggior parte degli sforzi risultano vani.

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4 minuti fa, Claire1987 ha detto:

Senza essere disfattista come @Ospite (con amore, s'intende :flower:) più o meno concordo con lui. L'investimento di cui parlo @franka è fatto di tempo, networking e sbattimento costanti, a volte estenuanti e che non sempre daranno i loro frutti. GoodReads non può certamente lavorare da solo, deve interfacciarsi con tutta una serie di altre attività online e offline da parte dell'autore e dell'editore perché, come già detto, questa piattaforma in Italia è deboluccia perché rivolta ai forti lettori e professionisti del settore.

La cosa che ti consiglio è cercare di interagire il più possibile con i lettori e invitare quelli che conosci a far parte della tua rete., ricordandoti di linkare la scheda del tuo libro un po' ovunque.

 

Per i self la cosa si complica.

Temo che GoodReads non abbia il target giusto per il self publishing, ma penso che l'unico social adatto sia Facebook in questo caso. Non lo dico con cattiveria, ma come dato di fatto. Il self è in generale qualcosa che in Italia non ha grande appeal di marketing. Gli addetti ai lavori lo snobbano, i lettori lo ignorano... questo restringe troppo il target e la maggior parte degli sforzi risultano vani.

 

Nono non sono disfattista :) riporto la mia esperienza. 

 

Non più tardi di ieri sera è successo a un amico su dr questa cosa dei commenti. 

 

Io glielo avevo detto dopo che avevo visto le ottime vendite su amazon e recensioni. "Occhio che prendono di mira anche te, ma quando capita non te la prendere.. "

 

Ed è successo. Una di quelle che tartassa me è finita anche a fare lo stesso con lui XD 

 

E come gli ho detto, non è da arrabbiarsi, ma è una croce al merito. Il male è quando ti ignorano, ma se ti prendono di mira per rabbia/gelosia è buono. 

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Facevo per ridere in effetti, tanto per stemperare un po' che non si sa mai che @franka si spaventi :indicare:

Però sì, il rischio dei troll è più una certezza che altro, ma non è così grave. Come dici tu, è comunque un metro di misura del fatto che il tuo lavoro stia andando bene! C'è chi a mettere sempre 1 stella si è fatto una reputazione di critico rinomato xD 

 

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Grazie ragazzi, è evidente che conoscete bene quella realtà e non nego  che un po' mi sono spaventata O_-

1 ora fa, Ospite ha detto:

GoodReads non può certamente lavorare da solo, deve interfacciarsi con tutta una serie di altre attività online e offline da parte dell'autore e dell'editore perché, come già detto, questa piattaforma in Italia è deboluccia perché rivolta ai forti lettori e professionisti del settore.

Immagino, ma poiché secondo me l'esordio -tanto per riprendere la metafora bellica di @Ospite- è una guerra dove devi praticamente conquistare un lettore alla volta, quando mai verrà il mio turno non voglio trascurare nessuna possibile fonte di pubblicità, soprattutto dopo la fatica bestiale che costa arrivare alla pubblicazione (con un editore: non intendo autopubblicarmi). Il mio interesse è proprio che queste piattaforme sono frequentate da gente che legge tanto,  e come ha detto prima @Claire1987 questo è un buon target: pochi perché siamo in Italia, ma concentrati. Se ci sono addetti del settore meglio, e pazienza per i troll. 

Cioè io al momento ho semplicemente uno scaffale con qualche libro. Forse potrei iniziare rimpolpando lo scaffale privilegiando libri parenti del mio romanzo (noir letterario), e cercare altri lettori con gusti simili ai miei, che potrebbero in futuro essere anche lettori di ciò che scrivo.

Voi che fate, avete un profilo autore, vi siete iscritti a gruppi, intervenite nelle discussioni, boh? 

Per esempio, @Claire1987 tu dici che segui i consigli di lettura di Nativi Digitali, ma dove trovi i profili degli editori? Come categorie vedo solo readers, reviewers e librarians.

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Secondo me hai proprio l'approccio giusto @franka. Quello che intendo, infatti, è non trascurare nulla perché un buon esordio è fatto anche dalla pubblicità e dalla capacità dell'autore di metterci la faccia.

Quindi sicuramente puoi cominciare ad avere un profilo attivo: organizza gli scaffali e aggiornali costantemente. Scrivi recensioni dei libri che leggi, iscriviti ai gruppi e interagisci con le persone che li frequentano. Condividi il tuo profilo con altri e aggiungili agli amici, controlla le loro attività e metti like o commentale.

Il profilo autore può essere fatto solo se effettivamente collegato a un'opera edita e con scheda presente su GoodReads, quindi temo che dovrai attendere la pubblicazione prima di procedere. Niente ti vieta di sfruttare il blog della piattaforma e scrivere articoli da condividere sugli altri social, ma dipende da quanto tu sia propensa a farlo.

GoodReads non distingue i profili dei professionisti editoriali, ma ha altre categorie: autori, reviwers e librarians, che però si riferiscono all'uso che fanno della piattaforma. Quindi devi cercare i profili degli editori conoscendone il nome e vedendo se hanno un account su GoodReads.

 

Io ho un profilo autore, ma al momento non l'ho sfruttato perché ho pubblicato qualche anno fa in una raccolta di racconti a più mani e devo ammettere che il mio percorso autoriale si è fermato lì (per il momento e per scelta). Però sto mettendo mano al tutto e spero di poter sfruttare questo e altri strumenti nel breve periodo.

  • Grazie 1

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Io su anobii ero iscritta con un nickname. Ma in GR, nella prospettiva di creare più avanti un profilo autore, conviene iscriversi già col nome vero collegato agli altri social, no?

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