Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Alberto E. Long

Casa

Post raccomandati

Commento

 

Casa

 

Ho tanta tanta nostalgia
di quei momenti insieme
io e te mano nella mano
a camminare per vie
di quella nostra
amara città,
per vie sperdute la sera,
per strette vie di pietra
io e te persi insieme
sul fondo del mondo
dell'Universo.

 

Dicevamo di tornare a casa,
ma non c'era bisogno.

 

Avrei potuto dirti:
siediti su di me,
sulle mie gambe incrociate
lungo il ciglio della strada, legati
con le mani al mio collo - i cuori
son già tutt'uno -, posa
la piccola tua testa (affidala)
nel caldo covile del mio petto,
lasciati stringere, aggrappati a me.

 

Tu l'avresti fatto. E avresti

levato lo sguardo

verso l'alto su di me,
con gli occhi lucidi
lampeggianti
                            - secchi colmi
                       d'acqua che trabocca -
di ammirazione,
di gratitudine: così
mi hai insegnato ad amare.

 

Saremmo stati io e te,
piccole creature
in quel piccolo canto
tutto nostro, solo nostro
a resistere, a salire insieme,
l'uno all'altra aggrappati
un passo dopo l'altro
tutti i più duri gradini
di roccia della vita,
su cui spezzati tutti
tutti cadono.

 

Io e te insieme
a Vivere per davvero,
a crescere dritti
con la straordinaria forza
d'un germoglio,
in quel piccolo canto
tutto nostro, solo nostro,
in quel solo sicuro nido
in quella casa
del mio abbraccio:
sospesi
nella vuota tenebra, nel vuoto
nella Notte eterna...

 

 

Spoiler

Ho scritto questo componimento in un periodo di crisi (per fortuna superato) del rapporto tra me e la mia grazia: per questo la nostalgia del primo verso per una situazione anteriore (e posteriore) al momento di crisi. Ma oltre al valore autobiografico, per me importante ma di cui a voi non interesserà un fico secco, questo scritto rappresenta quello che dovrebbe essere veramente, secondo me, l'amore.

 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Claudio Piras Moreno ha detto:

Stupenda poesia. Complimenti. 

Grazie mille, sono davvero contento che ti sia piaciuta, ma ti andrebbe di dirmi qualcosa di più? Cosa ti è piaciuto, quali sono i punti forti secondo te, e cosa invece è debole... Grazie ancora. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Scusa Alberto, non trovavo mai il tempo di commentare... Il mio primo commento è stato così scarno perché andavo di fretta.

Premetto che non son bravo a commentare poesie, non sono neppure un vero esperto, anche se in vita mia di poesie ne ho lette tante, e persino scritte e recitate.

Diciamo che la prima cosa che mi ha colpito di questa poesia è il ritmo. La seconda è la malinconia che pervade tutto il componimento. Poi mi è piaciuto questo completo affidarsi di una persona all'altra. Credo sia un sentimento che fa tenerezza, sopratutto perché non è moderno, oggi si punta all'indipendenza e all'individualità. In questo senso si ribadisce l'aura nostalgica, forse un'incapacità di vivere questo tempo.

Altra cosa che mi ha colpito è la completa comunanza e senso di fiducia dei due protagonisti, per cui lo stringersi reciprocamente in un abbraccio diventa un crearsi un mondo a parte, al sicuro da quello reale (angosciante, come appare con quella strada anonima che non ci è dato sapere se trafficata, fredda o deserta. Il non specificarlo ce la rende ancor più lontana e inquietante ). Il mondo al di là di quell'abbraccio diventa "esterno". Come se lo stringersi l'uno all'altra equivalesse a costruirsi un altro universo, a far diventare "casa" quell'amore.

In ultimo mi piace che tutto questo é scritto con parole semplici  e che arrivano. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Claudio Piras Moreno, grazie davvero per il commento approfondito. Dalle tue parole mi sembra che quasi tutto ciò che volevo dire è passato, solo una cosa è arrivata in maniera diversa da come intendevo: la strada. Non vorrebbe in realtà essere una strada angosciante, inquietante, spaventosa. È una strada e come tutte le strade è dura da percorrere (un po' rappresenta la strada della vita, ecco, ma non solo). Però è anche una strada di pietra, che oltre alla durezza rappresenta la semplicità, l'essenzialità: vale a dire che per essere felici nella vita basta una strada da percorrere (una vita da vivere) e una persona o più d'una con cui condividerla, con cui superare la difficoltà di tale strada, di tale vita. Quindi la strada non ha di per sè una connotazione nè negativa nè positiva: è un'occasione, un'occasione di un percorso felice seppur difficoltoso, ma anche il pericolo di un percorso infelice se non hai con chi dividerlo. L'appunto della città amara in cui si trova questa strada fa parte della situazione concreta da cui si è originata la riflessione: l'autunno scorso mi capitava spesso di tornare a casa verso sera insieme alla mia ragazza dopo l'università e nonostante a me non piaccia la mia città, Milano, ci capitava in quei frangenti di imbatterci in stradine strette lastricate in pietra nel buio davvero suggestive, che mi ispiravano spesso delle riflessioni interessanti. Dunque in una città così grigia, così amara, alcune vie suggestive si trovano, e ancora la connotazione della strada qui descritta si rivela positiva.

Secondo te in che modo potrei rendere più chiara questa intenzione?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Forse basterebbe anche solo aggiungere un aggettivo che connoti positivamente la strada, perché forse quel "amara" riferito alla città mi ha portato fuori strada. Ma forse a portarmi fuori strada è stato anche il periodo non certo fortunato o trasudante ottimismo in cui mi trovo... Comunque, se ci pensi è una buona cosa anche quella, che ognuno interpreti la tua poesia in base al proprio stato d'animo. È un altro punto di forza del componimento, non trovi?, il non detto che lascia spazio alle interpretazioni. 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, Claudio Piras Moreno ha detto:

Forse basterebbe anche solo aggiungere un aggettivo che connoti positivamente la strada, perché forse quel "amara" riferito alla città mi ha portato fuori strada

Grazie, proverò a lavorarci.

2 ore fa, Claudio Piras Moreno ha detto:

Comunque, se ci pensi è una buona cosa anche quella, che ognuno interpreti la tua poesia in base al proprio stato d'animo. È un altro punto di forza del componimento, non trovi?, il non detto che lascia spazio alle interpretazioni. 

Ecco, su questo punto non sono del tutto d'accordo (e qui mi attiro gli sguardi in tralice del 99% degli utenti del WD). Io penso che certo la libera interpretazione di un testo possa essere fruttuosa laddove inneschi nel lettore una riflessione significativa, importante; ma dopo aver in un primo momento interpretato liberamente il testo, possibilmente con buoni frutti, ogni lettore dovrebbe cercare di giungere al significato che l'autore ha voluto esprimere. Perché forse la riflessione che l'autore voleva significare con quelle parole può essere importante anche per il lettore: magari più della riflessione derivata dalla libera interpretazione, magari meno, ma questo non si può sapere finché non si giunge al significato che l'autore aveva in testa. E poi anche perché non si può far significare a un testo di un autore ciò che l'autore non voleva dire: sarebbe irrispettoso nei confronti dell'autore. Non mi offendo se tu in un tuo scritto prendi le mie parole, anche pari pari, con il significato che hanno per te; non mi offendo se le mie parole ti fanno riflettere su argomenti che io non intendevo toccare; mi offendo se tu vieni a dirmi che il mio testo significa qualcosa che invece, te lo dico io che l'ho scritto, non significa.

Non so se da dietro uno schermo il mio tono sembri aggressivo o saccente o offeso o che, ma non sono nessuna di queste cose, davvero. Sto solo cercando di essere il più chiaro e terra terra possibile. Ovviamente io postando qui il mio testo chiedo a voi di commentare e quindi di interpretare, necessariamente di interpretare liberamente, finchè non sono io stesso a chiarire il significato del mio testo qui nei commenti.

A proposito di questo argomento faccio sempre un esempio: Piccolo testamento di Montale ha due versi che recitano così: ma una storia non dura che nella cenere | e persistenza è solo l'estinzione. Wow, versi stupendi. La mia libera interpretazione di queste poche parole hanno dato un contributo assolutamente fondamentale, radicale alla mia percezione della vita e del suo senso. Ma cavolo quanto vorrei sapere cosa intendesse Montale con queste parole (i critici danno interpretazioni anche molto diverse): chi lo sa, magari il significato che lui ha impresso a queste parole avrebbe dato una direzione diversa alla mia percezione della vita. Io ora continuerò a utilizzare la parola "cenere", e magari anche a citare questi versi, in qualche mia futura opera, con il significato disceso dalla mia libera interpretazione, ma è un dato di fatto che il testo di Montale non vuol dire quello che io gli faccio dire, bensì quello che Montale voleva dire e che tuttavia purtroppo non si è preoccupato di spiegare  (che io sappia: altrimenti i critici non sarebbero così indecisi). Scusa per tutta 'sta pappardella ma per me questo risulta sempre un argomento interessante.

 

La sostanza è che ben venga la tua diversa interpretazione delle mie parole ma poi ci tengo anche a darti la mia. Ecco, potevo scrivere solo queste 3 righe invece che la sbrodolata che precede, ma ora che son stato 20 minuti a scrivere non farmi cancellare tutto, suvvia.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Capisco. Questa dell'interpretazione non autentica è una questione spinosa. È normale preferire di non essere fraintesi (anche se talvolta, persino per l'autore, il significato di una propria opera, o parte di essa, col tempo può cambiare), però non si può pretendere che il lettore capisca sempre tutto come lo si è inteso. Certo, una volta che mi hai spiegato il tuo significato di strada, quello che intendevi tu, io l'ho preso per buono, tranquillo. Eppure, è inevitabile che talvolta qualcuno interpreti in modo sbagliato un'opera altrui. E, almeno per me, in questo caso non sembrava un male. Ma se per te lo è, allora fai bene a ovviare a futuri fraintendimenti aggiungendo anche solo un aggettivo qualificante e positivo per strada. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Forse mi sono espresso troppo duramente. Certo che il lettore non può capire tutto ciò che voleva dire l'autore, ci mancherebbe altro (penso che proprio tutto tutto sia impossibile capirlo anche dopo una estesa chiarificazione da parte dell'autore: ognuno di noi ha una struttura mentale differente). E assolutamente non è un male che tu abbia interpretato le mie parole diversamente da come io intendevo, non è nè un male, nè una colpa, nè mi sono offeso per davvero, figurati, sarei stupido. Dico solo che secondo me un lettore dovrebbe avere il desiderio di scoprire cosa davvero volesse dire l'autore: ma per sè, perché come dicevo può davvero fargli del bene, e per desiderio di empatia, di entrare nell'anima di un altro uomo. Oltre che d'accordo, come anche ho detto nel commento precedente, perché non bisogna violentare un testo. Ho voluto scrivere così tanto a proposito di questo argomento perché trovo che dare campo libero alla libera interpretazione, senza invitare alla comprensione del pensiero dell'autore, sia una forma di chiusura mentale, di chiusura mentale nei confronti del pensiero dell'autore, una chiusura nella propria stessa mentalità. Tutto qui, ecco.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, Claudio Piras Moreno ha detto:

capisco bene il tuo punto di vista, che alla fine non è molto diverso dal mio.

Sono d'accordo, hai ragione, era solo una precisazione, solo che io sono logorroico.

Ha fatto piacere anche a me, grazie.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao, @Alberto E. Long.

 

Se tu mi consentissi di intervenire sulla tua poesia, e io potessi agire su di essa senza timore alcuno, ti consiglierei di eliminare tutta la prima strofa, e di collocarne l'incipit al verso Avrei potuto dirti.
(Come vedi, usando la figura retorica della preterizione, ho agito mentre ti chiedevo di poter agire: tu mi scuserai per questo.)

Ti dico ciò perché alla prima parte scolorita e lamentosa seguono strofe interessanti: soprattutto la seconda (la prima, nella mia ipotetica intromissione), con quel notevole affidala posto tra parentesi tonde.

Il tema, che nelle prime righe appare sentimentale e stereotipato, qui si fortifica attraverso le immagini plastiche degli intrecci di corpi e parole, e lascia spazio a una commozione adulta: ci si stringe forte e ci si guarda negli occhi per fare scudo, uniti, contro il dolore e la morte; con la consapevolezza amara della finitudine e l'illusione che nell'abbraccio (la casa!) germogli una protezione assoluta ed eterna.

Mi è piaciuta la ripetizione - di dannunziana memoria - dei versi

in quel piccolo canto/tutto nostro, solo nostro.
Gli ultimi tre versi, dichiaratamente nichilisti, orientano tutto il componimento.

 

Ti riporto qui sotto la tua bella poesia, monca della testa (perdonami) e con alcuni piccolissimi interventi che a mio avviso la impreziosiscono.

 

Avrei potuto dirti:
siediti su di me,
sulle mie gambe incrociate
lungo il ciglio della strada, légati
con le mani al mio collo - i cuori
son già tutt'uno -, posa
la piccola tua testa (affidala)
nel caldo covile del mio petto,
lasciati stringere, aggrappati a me.

 

Tu l'avresti fatto. E avresti

levato lo sguardo,

verso l'alto su di me, 
con  gli occhi lucidi
lampeggianti
                            - secchi colmi
                       d'acqua che trabocca -
di ammirazione,
di gratitudine: così
mi hai insegnato ad amare.


Saremmo stati io e te
- piccole creature
in quel piccolo canto
tutto nostro, solo nostro - 
a resistere, a salire insieme
- l'uno all'altra aggrappati -
un passo dopo l'altro
tutti i più duri gradini
di roccia della vita,
su cui spezzati tutti
tutti cadono.

 

Io e te insieme
a Vivere per davvero,
a crescere diritti
con la straordinaria forza
d'un germoglio,
in quel piccolo canto
tutto nostro, solo nostro,
in quel solo sicuro nido
in quella casa
del mio abbraccio:
sospesi
nella vuota tenebra, nel vuoto
nella Notte eterna.

 

Le parole cancellate secondo me nulla aggiungono al verso; i trattini aggiunti mi sembra diano più intensità; "diritti" mi appare migliore come suono; eliminerei i puntini di sospensione finali. 

 

Una piccola curiosità: nel contenuto nascosto scrivi di un momento di crisi tra te e la tua "grazia".

In un primo momento ho pensato che tu avessi personificato la tua fede e i versi finali mi erano apparsi di grande potenza e pieni di dolore: tu e la fede, immersi nel vuoto della notte eterna. Un'assurdità concettuale che mi aveva molto colpito.

Poi ho compreso che era un semplice refuso (chissà se freudiano: la fede che bussa alla porta!) per la tua "ragazza". 

 

Ti ringrazio e ti saluto.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao, la tua poesia mi piace molto, in particolare mi hanno colpito questi versi

Il 5/11/2018 alle 22:05, Alberto E. Long ha detto:

legati
con le mani al mio collo

E poi quando dici

Il 5/11/2018 alle 22:05, Alberto E. Long ha detto:

Tu l'avresti fatto.

perché in questo modo è come se l'atmosfera un po' sognante diventasse di colpo tangibile e possibile, anche se solo nel passato.

 

Poi quando sono arrivata a questo punto

Il 5/11/2018 alle 22:05, Alberto E. Long ha detto:

E avresti

levato lo sguardo

verso l'alto su di me,
con gli occhi lucidi
lampeggianti
                            - secchi colmi
                       d'acqua che trabocca -
di ammirazione,
di gratitudine:

la mia testa è partita e ho iniziato a sognare a occhi aperti :D.

 

Ci sono però alcune cose che mi stonano un po', anche se non sono un'esperta, per esempio all'inizio toglierei uno dei due "tanta" e alla fine della prima strofa ometterei "dell'Universo" perché tanto il concetto si capisce già nel verso precedente. Avrei omesso anche 

Il 5/11/2018 alle 22:05, Alberto E. Long ha detto:

i cuori
son già tutt'uno -

perché anche qui il concetto si capisce benissimo senza questa precisazione che a mio avviso disturba l'armonia di tutta la strofa che invece è la più bella della poesia. 

 

La prima strofa comunque io la terrei perché secondo me crea l'ambientazione all'intera poesia, ti fa entrare nell'atmosfera giusta con delicatezza e nel mood per poter poi arrivare al core vero, sono invece un po' indecisa sull'ultima strofa perché mi sembra ripetere lo stesso messaggio della strofa che la precede, però non ne sono sicura perché comunque mi piace, magari potresti snellirla un po'.

 

La sensazione generale che mi ha lasciato è più che positiva. Grazie per avermi fatto entrare in questa seppur malinconica bellissima atmosfera:)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 5/11/2018 alle 22:05, Alberto E. Long ha detto:

Commento

 

Casa

 

Ho tanta tanta nostalgia
di quei momenti insieme
io e te mano nella mano
a camminare per vie
di quella nostra
amara città,
per vie sperdute la sera,
per strette vie di pietra
io e te persi insieme
sul fondo del mondo
dell'Universo.

 

Dicevamo di tornare a casa,
ma non c'era bisogno.

 

Avrei potuto dirti:
siediti su di me,
sulle mie gambe incrociate
lungo il ciglio della strada, legati
con le mani al mio collo - i cuori
son già tutt'uno -, posa
la piccola tua testa (affidala)
nel caldo covile del mio petto,
lasciati stringere, aggrappati a me.

 

Tu l'avresti fatto. E avresti

levato lo sguardo

verso l'alto su di me,
con gli occhi lucidi
lampeggianti
                            - secchi colmi
                       d'acqua che trabocca -
di ammirazione,
di gratitudine: così
mi hai insegnato ad amare.

 

Saremmo stati io e te,
piccole creature
in quel piccolo canto
tutto nostro, solo nostro
a resistere, a salire insieme,
l'uno all'altra aggrappati
un passo dopo l'altro
tutti i più duri gradini
di roccia della vita,
su cui spezzati tutti
tutti cadono.

 

Io e te insieme
a Vivere per davvero,
a crescere dritti
con la straordinaria forza
d'un germoglio,
in quel piccolo canto
tutto nostro, solo nostro,
in quel solo sicuro nido
in quella casa
del mio abbraccio:
sospesi
nella vuota tenebra, nel vuoto
nella Notte eterna...

 

 

  Nascondi Contenuto

Ho scritto questo componimento in un periodo di crisi (per fortuna superato) del rapporto tra me e la mia grazia: per questo la nostalgia del primo verso per una situazione anteriore (e posteriore) al momento di crisi. Ma oltre al valore autobiografico, per me importante ma di cui a voi non interesserà un fico secco, questo scritto rappresenta quello che dovrebbe essere veramente, secondo me, l'amore.

 

E ti sbagli, l'amore è un perenne tormento. Dalle tue frasi si intuisci che sei in un momento di profonda crisi. Fai bene a pubblicare lo farei anche io per abbassare la pressione. Grazie della lettura

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 9/11/2018 alle 19:31, Ippolita2018 ha detto:

Se tu mi consentissi di intervenire sulla tua poesia, e io potessi agire su di essa senza timore alcuno

Certamente te lo consento e certamente puoi, @Ippolita2018, altrimenti che l'ho postata a fare la poesia?:)

Dunque, in realtà la tua proposta di troncare la prima strofa mi coglie alla sprovvista, non vorrei farlo, perché come ha notato @dirk è molto importante per definire l'ambientazione: la strada, la città, la notte, il momento sperduto, sospeso sul fondo dell'Universo. E l'unico lamento che mi pare ci sia è il "Ho tanta tanta nostalgia", che però è importante per me, per segnalare il momento di crisi a fini autobiografici: la mia poesia infatti ha l'intento di trattare temi possibilmente universali attraverso episodi personali; e se tieni conto che uno dei miei temi fondamentali è la lotta dell'uomo contro il passare del tempo (tema di certo non originale, ma sempre fondamentale e, io credo, mai banale), puoi comprendere quanto sia importante per me la componente autobiografica. Piuttosto posso provare ad aggiustare la prima strofa, a renderla più snella, se mi aiuti a capire esattamente cosa non funziona.

Per quanto riguarda il refuso di "grazia" per "ragazza" mi dispiace deluderti ma non è stato un lapsus freudiano, ma più banalmente uno svarione del correttore del telefono, da cui ho postato la poesia. E d'altra parte sinceramente trovo molto più potente l'immagine di un uomo e una donna innamorati, creature limitate, finite, imperfette, che tuttavia col loro amore continuano a lottare contro il Nulla, piuttosto che una lotta analoga combattuta però da un uomo e dalla sua fede in qualcosa di superiore e perfetto e onnipotente. Più dura la lotta dei primi, più titanica, non trovi? Vorrei inoltre precisare che per me non è un'illusione quella di una protezione eterna nell'abbraccio, è un dato di fatto. Un dato di fatto poetico, non certo fisico, ma un dato di fatto. Voglio dire che chi vive di una vita profonda e consapevole del Nulla che giungerà, e si oppone (ad esempio e soprattutto con l'amore) a tale Nulla, scomparirà esattamente come tutti gli altri, è vero, ma lascerà un muto cenere di sè, una cenere silente e obliata risultante dalla propria strenua lotta. Non so se mi spiego, mi rendo conto che è un'illusione poetica assai discutibile oltre che astrusa.

Ad ogni modo ti ringrazio infinitamente per il commento approfondito e per i consigli e gli aggiustamenti stilistici che mi hai proposto: a parte quello della mutilazione del componimento, ho già accolto gli altri nella mia versione scritta.

 

@dirk, grazie anche a te del commento e dei consigli, sono contento che la mia poesia ti sia piaciuta. Per quanto riguarda l'ultima strofa, ti dico che no, il suo contenuto non è il medesimo della strofa precedente: la penultima strofa è la lotta di due innamorati contro la dura vita del mondo, contro le difficoltà terrene, l'ultima invece è la molto più dura e più profonda lotta contro il crudele vacuo Nulla che sopraggiunge dopo la morte, lotta che si concretizza nel loro amore, nella loro strenua volontà di non soccombere. Soccomberanno fisicamente ma una sottile Cenere di loro resisterà: i resti della loro consunzione. La distanza tra la penultima e l'ultima strofa è un po' la stessa che si misura tra gli ultimi due versi della prima strofa, ecco. Però proverò lo stesso a snellirla come suggerisci tu. Grazie ancora, ciao!

 

@flambar, certamente l'amore fa soffrire, lo so. Dopo 5 anni e mezzo di storia d'amore (pochi, d'accordo, ma a vent'anni son tanti) ne ho passati di momenti brutti. Ma ti dico anche che se non avessi questa ragazza sarei perso. E non perché non ho nessun altro: ho amici sinceri, e una famiglia che mi vuole un bene dell'anima e a cui voglio un bene dell'anima. Ma la comunanza, la compenetrazione (di anime), l'intimità che c'è tra me e la mia ragazza è una cosa di una potenza unica. Grazie anche a te per il commento.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Alberto E. Long la tua spiegazione mi ha fatto venire in mente l'allegoria del Fregio di Beethoven di Klimt, l'idea di base è diversa, ma la conclusione nell'azione salvifica dell'amore mi sembra simile e tu l'hai espressa con la poesia che di per sé, secondo Klimt, è puó essere un mezzo per tendere verso la felicità 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×