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Bruno Traven

Il copista

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Commento

 

Era tutto cominciato così, quasi per scherzo. Aveva letto su un volantino che cominciava un corso di scrittura creativa in centro a Carpi, un giorno della settimana successiva.

Non ci pensò fino alla sera in cui iniziava, così ci andò più per curiosità ed anche perchè non c’era nulla in tv di interessante. L’insegnante disse che ognuno aveva le potenzialità per diventare scrittore, bastava seguire un metodo. Quello che insegnava lui era copiare, sì copiare, tanti non ci credevano ma era il miglior metodo possibile, così diceva. Serviva a imparare come gli scrittori lavoravano nel concreto, quando costruivano un periodo o una frase. Naturalmente, sosteneva che il suo era solo un metodo per impare i ferri del mestiere, copiare e far passare per proprio il testo di un altro, era plagio.

Quella sera appena tornato a casa Paolo prese un volume dalla sua libreria e lo aprì ad una pagina a caso sulla scrivania. Prese da un cassetto un quaderno a righe e cominciò a copiare il testo della pagina del libro. All’inizio fu noioso ma poi a mano a mano che procedeva nel lavoro, e ammirando nel contempo il ritmo perfetto della frase e la sequenza degli spazi bianchi e degli “a capo”, sentiva che gli piaceva sempre di più. Quella notte non si accorse neppure che erano passate tre ore, chino a ricopiare con la sua penna bic nera circa una decina di pagine del libro. Ad un certo punto dovette smettere ma solo perché cominciò a sentire che le palpebre gli si stavano abbassando per il sonno. Quella notte riposò come non gli succedeva da anni.

Al corso non andò più, ma si mise a copiare tutto il volume di cui aveva ricopiato solo dieci pagine la sera prima. Da quel giorno diventò una routine quotidiana a cui non sapeva rinunciare. La mattina andava al lavoro e appena tornava a casa si metteva subito a copiare. Quell’attività gli fece perdere gli amici e dopo un po’ anche il lavoro. Aveva preso a copiare dalla mattina alla sera, ininterrottamente. Stava chiuso nel suo appartamento senza mai uscire. Finalmente la felicità aveva bussato alla sua porta, si era presentata un giorno, un giorno qualunque, quando lui meno se lo aspettava. E lui non intendeva rinunciarci ora che l’aveva trovata, a nessun costo.

Fu ritrovato privo di vita nel suo appartamento a causa dell’odore che si diffondeva sulle scale del condominio. Fu ritrovato vicino ad una montagna di quaderni riempiti dalla sua scrittura a penna.

C’erano quaderni nella stanza da letto e pure nel bagno. Chi lo ritrovò prese distrattamente in mano uno di quei quaderni, lo aprì e si mise a leggere. Un altro chiese cosa ci fosse scritto.

“Mah, non ci si capisce nulla”, rispose l’altro.

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33 minuti fa, Bruno Traven ha detto:

Era tutto cominciato

Non capisco perché infili il soggetto dentro il verbo. Direi:

Tutto era cominciato così, quasi per scherzo.

 

33 minuti fa, Bruno Traven ha detto:

Era tutto cominciato così, quasi per scherzo. Aveva letto su un volantino che cominciava un corso di scrittura creativa in centro a Carpi, un giorno della settimana successiva.

1) La ripetizione del verbo “cominciare” si nota parecchio e non è molto piacevole, soprattutto nell’incipit.

2) “un giorno della settimana successiva”: non specifichi il giorno e quindi mi limiterei a scrivere: 

 “Aveva letto su un volantino che cominciava un corso di scrittura creativa in centro a Carpi, la settimana successiva.”

3) Tu scrivi “aveva letto che cominciava”, ma qui ci vuole il congiuntivo: che sarebbe cominciato.

 

38 minuti fa, Bruno Traven ha detto:

così ci andò più per curiosità ed anche perchè non c’era nulla in tv di interessante.

1) Non è che sia così importante, ma la d eufonica qui andrebbe tolta (“e anche”)

2) Spesso ordini gli elementi della frase in modo particolare. Qui ad esempio scriverei:

”anche perché in tv non c’era nulla di interessante”.

 

41 minuti fa, Bruno Traven ha detto:

 copiare

Sì, copiare

 

45 minuti fa, Bruno Traven ha detto:

Naturalmente, sosteneva che il suo era solo un metodo per impare i ferri del mestiere, copiare e far passare per proprio il testo di un altro, era plagio.

1) “sosteneva che il suo fosse”, o meglio (riscrivendo la frase):

”Naturalmente, il suo era solo un metodo per imparare...”

2) Ci vorrebbero un punto fermo o i due punti, prima di “copiare e far passare”.

 

48 minuti fa, Bruno Traven ha detto:

copiare e far passare per proprio il testo di un altro, era plagio.

Occhio che qui la virgola separa soggetto e predicato.

 

49 minuti fa, Bruno Traven ha detto:

Quella sera appena tornato a casa Paolo prese

Quella sera, appena tornato a casa, Paolo prese...

 

Mi fermo qui. Ci sarebbero altre cose che vorrei segnalare, ma in soldoni il mio consiglio è: fai più attenzione alla punteggiatura e alle forme verbali. Occhio al congiuntivo, soprattutto.

 

Non sono sicuro di aver capito il finale. Vediamo: l’uomo trova per caso un passatempo che diventa anche la sua unica ragione di vita. Sacrifica tutto il resto: lavoro, amici, compagnia. Gli interessa solo restare a casa a copiare per ore e ore, non ha altro. Alla fine però muore (si ammala perché passa troppo tempo a scrivere?) e chi scopre il suo corpo non ci capisce nulla, non riesce a comprendere la passione, la vita (e in un certo senso neanche la morte) del protagonista. Mi sembra si parli di solitudine e incomunicabilità, ma potrei essere totalmente fuori strada. Ciao! :) 

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Quota

Fu ritrovato privo di vita nel suo appartamento a causa dell’odore che si diffondeva sulle scale del condominio. Fu ritrovato vicino ad una montagna di quaderni riempiti dalla sua scrittura a penna.

C’erano quaderni nella stanza da letto e pure nel bagno. Chi lo ritrovò prese distrattamente in mano uno di quei quaderni, lo aprì e si mise a leggere. Un altro chiese cosa ci fosse scritto.

“Mah, non ci si capisce nulla”, rispose l’altro.

 

Finale un po' amaro, devo dire...

Ma ciò che mi chiedo è la morte: causata da un atteggiamento ossessivo-compulsivo. È arrivato a non mangiare più pur di copiare? Più che di incomunicabilità qui si parla di atteggiamenti devianti e di superficialità (quella mostrata dagli agenti).

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Grazie Kuno e Gemini per il commento. In effetti, avete centrato esattamente quella che era la tematica del mini racconto: la felicità che un uomo raggiunge è propria ed è per definizione incomunicabile al prossimo, quindi tutte le tematiche di solitudine e disperazione in questo caso sono corrette. Ma è proprio della felicità del singolo l'impossibilità di comunicare appunto il proprio stato di gioia, così come all'altro estremo il proprio dolore. Il copista muore di fame perchè appunto non fa altro che copiare dei libri. 

Grazie della correzione Kuno, in  effetti sentivo che c'era qualcosa che non funzionava a livello sintattico e strutturale della frase. Grazie, ne tengo conto nella prossima versione del testo. E sono d'accordo con te Gemini per l'atteggiamento di indifferenza al limite della devianza come dici tu: ma questa purtroppo fa parte della società in cui viviamo. Per fortuna però non di tutta la società. Grazie ancora:)

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Buonasera amico mio @Bruno Traven:D quanto tempo!  Spero che stai bene. Sono pronta per commentare il tuo racconto.

 

23 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Era tutto cominciato così, quasi per scherzo Seguirei il consiglio di  Kuno. Aveva letto su un volantino che cominciava un corso di scrittura creativa in centro a Carpi, Cancellerei questa parte un giorno della settimana successiva.

Non ci pensò fino alla sera in cui iniziava, così ci andò più per curiositàInserirei una virgola ed anche perchè non c’era nulla in tv di interessante. L’insegnante disse che ognuno aveva le potenzialità per diventare scrittore, bastava seguire un metodo. Quello che insegnava lui era copiare, sì copiare, tanti non ci credevano ma era il miglior metodo possibile, così

diceva.

 

23 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Serviva a imparare come gli scrittori lavoravano nel concreto, quando costruivano un periodo o una frase. Naturalmente, sosteneva che il suo era fosse solo un metodo per impare i ferri del mestiere, copiare e far passare per proprio il testo di un altro, era plagio.

Cercherei un sinonimo di copiare

 

23 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Quella sera appena tornato a casa Paolo Inserirei una virgola prese un volume dalla sua libreria e lo aprì ad una pagina a caso sulla scrivania. Prese da un cassetto un quaderno a righe e cominciò a copiare il testo della pagina del libro. All’inizio fu noioso ma poi a mano a mano che procedeva Direi scriveva nel lavoro, e ammirando nel contempo il ritmo perfetto della frase e la sequenza degli spazi bianchi e degli “a capo”, sentiva Direi: avvertiva che questo gli piaceva sempre di più. Quella notte non si accorse neppure che erano passate tre ore, chino a ricopiare con la sua penna bic nera circa una decina di pagine del libro. Ad un certo punto dovette smettere ma solo perché cominciò a sentire che le palpebre gli si stavano abbassando Cancellerei perchè è sottointeso per il sonno. Quella notte riposò come non gli succedeva da anni.

 

 

23 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Al corso non andò più, ma si mise a copiare tutto il volume di cui aveva ricopiato solo dieci pagine la sera prima.Non ripetere copiare\ricopiare Da quel giorno diventò una routine quotidiana a cui non sapeva rinunciare. La mattina andava al lavoro e appena tornava a casa si metteva subito a copiare. Quell’attività gli fece perdere gli amici e dopo un po’ anche il lavoro. Aveva preso a copiare dalla mattina alla sera, ininterrottamente. Stava chiuso nel suo appartamento senza mai uscire. Finalmente la felicità aveva bussato alla sua porta, si era presentata un giorno, un giorno qualunque, quando lui meno se lo aspettava. E lui non intendeva rinunciarci ora che l’aveva trovata, a nessun costo.

Il pezzo è abbastanza scorrevole.

 

23 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Fu ritrovato privo di vita nel suo appartamento Cancellerei a causa dell’odore che si diffondeva sulle scale del condominio. vicino ad una montagna di quaderni riempiti dalla sua scrittura a penna.Niente a capo C’erano quaderni nella stanza da letto e pure nel Preferirei in bagno. Chi lo ritrovò prese distrattamente in mano uno di quei quaderni, lo aprì e si mise a leggere. Un altro chiese cosa ci fosse scritto.

“Mah, non ci si capisce nulla”, rispose l’altro.

 

Concludo dicendo che è un racconto che narra una pazzia, la frenesia di copiare. Il testo è abbastanza scorrevole ma troppo breve. Non soddisfa la curiosità del lettore. Mi ha dato fastidio che hai ripetuto molte volte il termine copiare.

Buona continuazione

Flo

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Buonanotte @Floriana  è vero è passato un sacco di tempo... attendevo che commentassi anche con una certa ansia :( per un attimo ho pensato mi avessi dimenticato :o...sono contento che mi ero sbagliato:)

Grazie del commento che sai tengo molto in considerazione, senza sminuire i precedenti... ma insomma si è creata una storia tra noi due fatta di commenti... almeno per ora... ahha scherzo... A parte gli scherzi si trovo i tuoi commenti giusti in parte in linea con quelli di kuno, e come per lui spiego che questo era un'esercitazione di un corso di scrittura che ho frequentato in cui si doveva rispettare il limite di una cartella editoriale, anzi mi sa che ho pure sforato quel limite... e quindi non ho potuto scrivere altro, ma ho cercato di mettere la freddura finale, ben in evidenza e creare il contrasto con un uomo che aveva trovato la felicità e la società che non riconosce questa cosa...

Grazie ancora(y)(y)

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Il ‎06‎/‎11‎/‎2018 alle 12:32, Bruno Traven ha detto:

la felicità che un uomo raggiunge è propria ed è per definizione incomunicabile al prossimo

è chiaro e traspare dal finale triste, ma "strano", un po' agrodolce. L'uomo trova una felicità che capisce solamente lui, non è riconosciuta dagli altri (perde anche il lavoro e gli amici), ma è una felicità e una serenità vera (dormiva come mai prima d'ora).

L'idea è interessante e trattata in modo originale, non sto a soffermarmi sui dettagli - viste le attente analisi dei commenti precedenti - ma la cosa che meno mi convince è l'uso dei tempi verbali. Io non sono un drago in questo, anzi, sono il primo che mette un tempo per un altro, ma rivedrei molto l'uso del passato remoto e dell'imperfetto.

Ci sono anche alcune ripetizioni, ma quella che proprio non mi piace a lettura è questa

Il ‎05‎/‎11‎/‎2018 alle 18:09, Bruno Traven ha detto:

Fu ritrovato privo di vita nel suo appartamento a causa dell’odore che si diffondeva sulle scale del condominio. Fu ritrovato vicino ad una montagna di quaderni riempiti dalla sua scrittura a penna.

perché molto vicina e a inizio frase. :)

Comunque resto della mia idea iniziale, @Bruno Traven, l'idea è interessante e lo scorrere degli eventi ne risalta questa trattazione originale secondo me. Per me serve solo una revisione formale.

Ciao e alla prossima lettura.

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Ciao Bruno, l'idea è interessante. Sono stato sempre affascinato dalla perdita di controllo di sè determinata da una compulsione. Ovvero, dalla possibilità di perdersi in una attività giudicata inessenziale dagli altri, che invece è tutto per chi ne è preso ossessivamente. Mi è piaciuto ma credo meriti di essere sviluppato in un testo più corposo.

Ciao e grazie per aver scritto.

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@Bruno TravenSecondo me avresti dovuto soffermarti un po' più a lungo sulla "discesa nell'ossessione" del protagonista: così com'è, il finale arriva a tradimento e spiazza il lettore - fino ad allora, mancavano gli indizi necessari a capire che si trattasse più di un semplice passatempo.

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Forse servirebbe un approfondimento della parte in cui emerge la nevrosi del protagonista (come dice gmela). La prima metà del racconto mi suggerisce tematiche quasi "borgesiane" (il libro copiato) ma poi la virata verso la parte ossessiva e il tragico finale è parecchio brusca (anche se poco scioccante). Probabilmente questa scipitezza è dovuta a un'eccessiva frettolosità con cui viene delineato il protagonista.

La tematica è comunque afferrabile e l'idea, a mio parere, molto valida.

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La correzione delle bozze è stata già fatta.

Lo spunto iniziale è splendido a mio parere: il protagonista va ad un corso di scrittura creativa e invece gli consigliano di copiare e così inciampa involontariamente nella sua droga perché copiare evidentemente lo soddisfa più di creare.

Concordo con chi @gmela ha scritto che il racconto guadagnerebbe molto da uno sviluppo più lento dell'ossessione. Ci vedrei proprio bene una spirale sempre più opprimente che alla fine porta all'asfissia.

@Bruno Traven Il tuo protagonista in ogni caso si merita di appartenere alla rinomata categoria dei Bartleby.

 

P. S.

Io fino a 21 anni mi riscrivevo le frasi, le poesie e le canzoni che mi piacevano di più, poi le stampavo e con lo scotch univo i fogli in una specie di rotolo che mi portavo sempre dietro. Dici che ero a buon punto? 

Ti consiglio un cortometraggio "Asino chi legge", la storia è simile solo che lì la droga è la lettura.

 

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Questo racconto mi sembra spoglio. Potresti approfondire le sensazioni, le emozioni che portano il soggetto a  vivere in questa malata fissazione del copiare. Mi piacerebbe capire anche un leggero perché.

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